Nietzsche (1844-1900)
Nietzsche è ancora oggi uno degli autori più pubblicati del mondo, ma nel suo tempo non fu
apprezzato.
Egli impazzì nel 1888 e scrisse ad alcuni suoi amici lettere della follia, perché era cosciente di star
impazzendo. Suscitò un interesse piccante solo nel momento in cui divenne pazzo.
È un personaggio che de nì sé stesso “io sono dinamite”
“Noi facciamo un tentativo con la verità, forse sarà la rovina dell’umanità.”
“Guardo talvolta la mia mano, pensando che ho in mano il destino dell’umanità. Lo spezzo in due
parti: prima di me e dopo di me.”
Nietzsche è il losofo che profetizzò il destino dell’Occidente nei due secoli successivi a lui: il
nichilismo. Non sarebbe stato il futuro del positivismo, ma sapeva che sarebbero emerse guerre
indicibili e successivamente sarebbe nato un pessimismo totale.
La sua visione si risolverà con la teoria dell’oltreuomo, anche tradotto come superuomo. Tutto
questo, nel corso di una vita breve e di cile, tormentata e resa di coltosa da una malattia i cui
primi sintomi avvennero già da bambino.
“Tutto ciò che non mi uccide mi rende più forte.” I suoi pensieri più profondi risalgono alle sue
crisi.
Anche la solitudine è una caratteristica fondamentale della sua vita. Aveva degli amici intellettuali,
ma si staccò da loro a causa delle sue idee loso che “da folle”.
Ferraris fu il primo a pubblicare in Italia un libro di Nietzsche, “la volontà di potenza”. Fu
pubblicata dalla sorella dopo la sua morte, che mise insieme diversi aforismi per farlo sembrare
razzista. Questa è l’opera di Nietzsche che venne più usata dai nazisti, che era considerato come
il losofo che giusti cò le fondamenta del razzismo e dell’antisemitismo.
Vita
Nietzsche nacque in un villaggio della Sassonia tedesca (regno di Prussia) da una famiglia
borghese di forte religiosità luterana. Il padre era un pastore protestante, la madre era glia di
un pastore, quindi Nietzsche ebbe un’educazione severa, molto religiosa e repressiva.
A quattordici anni vince una borsa di studi9 per entrare nel collegio più prestigioso dell’intera
Germania, il collegio di Pforta, dove aveva studiato anche Fichte. Nietzsche qui si appassionò allo
studio del greco. La famiglia premeva però che lui studiasse teologia, dove si iscrisse. Lì continuò
a studiare il greco, e il suo professore Ritschl, vide in lui un grande talento.
Nel 1865 litiga con la madre e si stacca dal nucleo famigliare per andare a studiare lettere
classiche con Ritschl. In questi anni si accentuano i suoi disturbi alla vista, ma quel poco che
scrisse era di grande qualità: viene raccomandato per una cattedra a Basilea.
Aveva scritto un’opera su Teognide di Megara, c(e lo rese degno di insegnare all’Università. Era
contento di lasciare la Germania, perché detestava il nascente Reich e il militarismo. Avrebbe
desiderato essere considerato apolide
Fase giovanile
Anche detta fasce Schopenhaueriana-wagneriana. Vede un libro che lo attrae in quanto oggetto,
quello di Schopenhauer, e decide di leggerlo. Si appassiona dunque a Schopenhauer per la sua
visione antiteologica del mondo, che usa il wille come forza cieca. Gli parve un autore diverso
dagli altri e lo rese il suo losofo di riferimento. Richard Wagner aveva sentito lo stesso e etto, nel
quale Schopenhauer aveva suscitato un’attrattiva legata al sentimento orientale. Wagner era
disgustato dalla modernizzazione. Per ragioni diverse erano entrambi attratti da questo losofo
controcorrente.
Wagner però, ottusamente, associava la degenerazione del mondo moderno all’ebraismo. Era
così ferocemente antisemita da appoggiare le teorie di de Gobinot.
Wagner si trasferì a Tribschen, dove accoglieva tutti gli intellettuali come Nietzsche, che si poneva
come un amante del “vate”.
Wagner sposa Cosima Liszt, la glia del compositore e fervente antisemita.
La nascita della tragedia
È proprio tramite Wagner che comincia a scrivere di loso a e, nel 1872, pubblica “la nascita della
tragedia”. Sono soprattutto i lologi a leggerlo, ma invece di trovare considerazioni scienti che
sulla lingua trovano pensieri molto liberi sul mondo classico.
Per comprendere meglio quest’opera è necessario leggere i suoi altri scritti, in quanto qui non
aveva ancora le idee chiarissime.
Al contrario di quanto insegna il positivismo, per Nietzsche la storia dell’Occidente è una storia di
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decadenza delle energie vitali, so ocate e compresse dalla regolamentazione sfrenata della vita,
radicata nella teologia, nella meta sica e nella morale. Tutto questo parte nel mondo greco:
l’uomo è stato impoverito dei suoi istinti vitali per il troppo uso della ragione. L’uomo moderno è
infelice perché depauperato dei suoi istinti vitali.
In realtà, Nietzsche nell’opera si chiedeva quale fosse l’origine della tragedia e fece due discorsi,
che gli portarono diverse polemiche.
Era necessario contestare la concezione neoclassica dei greci, visti come popolo ingenuo,
semplice e amante della bellezza.
La tragedia nasce per due impulsi contrastanti, che Nietzsche chiama “apollinei” e dionisiaci”.
Apollo mostrava la solarità, la bellezza, l’ordine, la misura e la proporzione: rappresentava la
ragione.
Dioniso, invece, era la divinizzazione dell’ebrezza, tutto ciò che era sregolato, nell’ubriachezza
l’individue era sempre meno mente e sempre più corpo, in cui comincia a danzare e a perdere il
proprio io. Lo spirito dionisiaco e quello apollineo, coesistenti, rendono due persone
completamente diverse nello stesso individuo. La dimensione dionisiaca, molto più piacevole, era
completamente condannata dalla ragione in quanto irrazionale e pericoloso. La caduta delle
norme morali porta l’individuo al di là del bene e del male.
L’in uenza di Schopenhauer è evidente, perché si evidenzia in questa divisione il mondo come
rappresentazione e il mondo come volontà, razionale e illogico.
La vita è essenzialmente questo, una dimensione profonda e vitale del caos, che gli uomini
arginavano per limitarlo.
1. morali e si è capace di tutto, al di là del bene e del male, e si può veri care anche la violenza.
È evidente in uenza di Schopenhauer, perché nella coppia apollineo e dionisiaco si vede
distinzione tra mondo come volontà e come rappresentazione. La civiltà sopprime questa di
dimensione, che è la dimensione più profonda e vitale. È la dimensione del caos, ma l’uomo
ha voluto produrre strutture per arginare questo caos, perché esso può produrre e etti
pericolosi. Tutta la decadenza quindi inizia da un fraintendimento di ciò che è stata la grecità,
che non è stata solo il nobel popolo ingenuo, ma anche che la vita è anche disordine e
ebrezza. Lui poi d’ora che la vita è ingiustizia, e i greci lo avevano accettato, quindi le divinità e
la ananke. La sua convinzione e che nel momento in cui la vota burocratica ci ha dato
garanzie di su resa di prolungare la vota, parallelamente ci hanno chiuso in delle gabbie,
siamo paralizzati e privi di energie vitali. Quali sono le due stesi che si suscitarono reazioni
così critiche?
- Primo motivo: che schiena lui l’origine della tragedia sta nel Dionisiaco e non nave con scopi di
ammaestramento e nasce dal ditirambica. È un canto corale con la musica che è fondamentale
perché è latte dionisiaca, perché si va fuori di senno nella musica, cercando il ritorno alle forze
originali. Da dove ha preso tale idea? Da Schopenhauer, che diceva che la musica e volontà
inconscia. Il dintornammo si è poi arricchito in una rappresentazione vera e propria,quindi c’è il
dramma satiresco, il ditirambo, r la tragedia che è la rappresentazione delle dionisiaco, di
impulsi vitali, ma sublimata nel apollinea, quindi che non si esprime nella violenza e così via, ma
nell’arte apollinea. Qui si veri ca che i greci hanno compreso che la vota e in ribollire di forze
profonde. (Tragedie di Seneca).
- Secondo motivo: greci furono i primi psicanalisti. Quando si pensa alla saga degli atridi,
abbiamo storie oscure e terri canti, con la rigorosa esclusione della violenza dalla scena. La
tesi che però suscitò le ire di Vilamovitz e altri fu la seconda, quella in cui si parla della
decadenza della ne della tragedia.
La tragedia morì suicida, tramite Euripide. Lui era un tragediografo decadente, in nitamente
inferiore a Eschilo e Sofocle. Secondo Nietzsche viene meno il dionisiaco, lo spirito folle è inaridito
da un eccesso di razionalismo. Anziché mettere in scena senza commenti la tragicità della vita e il
connubio inscindibile tra bene e male, bisogna spiegarlo e razionalizzarlo. La dialettica per
Nietzsche è tipica dei deboli, che devono spiegarsi. L’eccesso di razionalismo è una
plebeizzazione della tragedia. Come la grandezza di prometeo che dà la tecnica all’uomo e
mostra empietà verso gli dei, c’è anche il lato oscuro e la punizione terribile di farsi mangiare il
fegato da un avvoltoio. Non c’è grandezza senza so erenza.
Euripide, secondo Nietzsche, ha subito l’in uenza di un uomo che ha rovinato la società, ovvero
Socrate. Per lui Socrate non era un vero greco, perché lui poneva la virtù = ragione, era colui che
aveva cominciato a razionalizzare il mondo.
Il passo fatale, muovendo da Socrate, lo commetterà Platone. Con la sua terribile impermanenza
delle idee.
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Nietzsche si concentra poi, dal 1872 al 1876, sulla decadenza della Germania in cui viveva. La
cultura della nostra epoca è triste, grigia, specialistica, tecnica e che si traduce semplicemente in
una vuota erudizione. L’unica cosa positiva Sarebbe l’avere un “vate” che educhi il popolo, e
Wagner è l’unico vero vate. Nel 1872 tiene un discorso sulle scuole e ritiene che i lologi siano
solo persone che hanno studiato i libri.
In quest’opera scrive e compone le “considerazioni inattuali”, ovvero quattro saggi scritti tra il
1873 e il 1876:
- David Strauss, l’uomo di fede e lo scrittore: lui è quello che aveva inventato la di erenza tra
sinistra e destra hegeliana, ma Nietzsche lo riteneva un pessimo scrittore e un losofo senza un
pensiero valido.
- Sull’utilità e il danno della storia per la vita: Nietzsche scrive una cosa che risulta stranissima
per la Germania storicista. Secondo lui la storia può diventare una malattia. C’è un’eccessiva
tendenza a storicizzare e la Germania ne è a itta. Un eccesso di interesse storico può
paralizzare la vitalità. Un individuo può essere schiacciato dal passato. Lui ritiene che l’uomo
provi invidia per l’animale, che dimentica facilmente. Il non sentire la storia è sintomo di felicità.
Nietzsche crede che un minimo di interesse storico promuova la vita, ma se oltrepassa la
misura danneggia la vita e immobilizza l’essere umano.
- Ci sono tre tipi di storia, e secondo Nietzsche ci sono tre bisogni che inducono a storicizzare:
- Storia monumentale: attiva e con aspirazioni. Sfocia facilmente in mitomania, fatta da
persone che sperano di emulare l’antica grandezza.
- Storia antiquaria: preserva e venera. La storia antiquaria è quella che spera di salvare la vita
della storia a cui si è appartenuti. Questa salva le radici dall’oblio, ma molto presto diventa
una patologia quando si trasforma in cieca furia collezionistica. Si vuole preservare tutto in
quanto passato, come se il valore non si desse nel presente.
- Storia critica: so re e contempla. C’è chi si interessa al passato per modi care il presente
c(e ne è il risultato. Nella misura in cui la storia critica promuove il nuovo, al contempo
promuove la vita. Diventa una patologia quando il continuo criticare porta al cinismo verso il
proprio passato e verso il popolo. Si diventa tanto critici della storia da non credere che nulla
di nuovo accadrà. Se un popolo raggiunge questo livello di cinismo, sicuramente non è un
grande popolo.
Mancanza di valore della storia, che in acchisce la vita. Solo chi non conosce la storia può essere
felice
- Qui non siamo ai livelli di critica dell’Occidente, ma solo della Germania. Tuttavia è ancora
venduta come se vi fosse un antidoto all’esistenza, che si trova in Wagner e Schopenhauer, a
cui dedica le ultime due inattuali.
- L’impatto della musica di Wagner fu sconvolgente: non si era mai sentito un organico così vasto
suonare insieme, in un teatro concepito solo per la sua estetica e con un uire costante delle
musiche, con delle masse sonore sconvolgenti e delle trame stranissime. Wagner è una sorta di
ritorno alla tragedia. Nietzsche collaborò al progetto di un teatro wagneriano a Bayreuth,
tuttavia stava perdendo lo slancio e stava maturando 7n distacco. Nell’estate del 1876
scompare e non si presenta nemmeno al festival, tutti si chiedono come mai. Nietzsche di
recente si è fatto un amico di nome Paul Ree, un ebreo scienziato. In realtà è che Nietzsche
aveva elaborato l’idea secondo la quale il rimedio alla carenza di vita della cultura e della vita
sociale non poteva essere risolto dall’arte.
La critica che vorrà svolgere ne8 confronti della decadenza è la distruzione della teologia, della
meta sica e della morale. Questo evento coincide con un peggioramento grave della staljte di
Nietzsche, tanto che a Basilea gli danno un anno di malattia. In realtà non tornerà mai a insegnare
e vivrà come turista pelle.
Fase illuministica
Tutti i valori e i principi illuminanti in ambito meta sico e morale vengono sottoposti a una fase di
demisti cazione. Comincia la loso a con il martello. A questa svolta corrisponde un
cambiamento stilistico, perché dal trattato passa allo scrivere aforismi. Sono brevi a ermazioni
loso che che non spiegano le ragioni dietro alle convinzioni.
“ il viandante è la sua ombra” = 1879 (secondo volume di umano troppo umano)
“Aurora” =1880
“La Gaia scienza” = 1882
In questi anni Nietzsche era senza ssa dimora, alla ricerca di un posto dove alleviare le proprie
so erenze siche.
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È molto di cile fare un’analisti di queste opere, perché sono aforismi. Ancora adesso sono
e caci, prima erano lo stravolgimento della sua società. Pian piano, a furia di criticare, Nietzsche
perde tutti gli amici che aveva (troppo io).
La compassione è il sentimento fondamentale del cristianesimo: non basta compatire, bisogna
essere amorevoli. Nietzsche invece è contro la compassione, perché crea so erenza. È una
debolezza, non un segno di bontà. A causa della compassione c’è più so erenza nel mondo.
Il sentimento di compassione è egoistico da parte di chi lo suscita. Le nature compassionevoli,
sempre pronte ad aiutare, non sono felici quando tutti sono soddisfatti, perché non hanno nulla da
fare.
L’arte regalata a un ambito extralavorativo la rendono debole e dalla morale debole. Non ha la
forza di costituirsi come quella istanza critica evidenziata nella nascita della tragedia.
Il rimorso è un morso dato a un sasso.
L’altruismo è opprimente.
L’ascetismo che Schopenhauer elogiava è demisti cato. “Certi uomini hanno così gran bisogno di
esercitare il proprio potere che si trovano a tiranneggiare parti della propria natura”.
Chi non apprezza il riso è un calunniatore dell’allegria e un ferito dalla vita.
L’amore è egoistico anch’esso. Le madri provano gelosia per i gli e amano loro stesse più dei
gli. Alcune madri hanno bisogno di gli tristi per aiutarli.
L’amore in generale è un impulso alla proprietà, vuole un potere assoluto sia sulla sua anima che
sul suo corpo. Questo è l’escludere il resto del mondo da un bene prezioso, e questa avidità di
possesso viene esaltata e divinizzata quando è forse la massima espressione di egoismo.
Chimica dei sentimenti
Tutti i principi morali che si presentano come puri in realtà non sono altro che rinconducibili a degli
impulsi di auto conservazione. Per Nietzsche non si tratta di promuovere la rinascita della cultura
greca.
La cosa in sé non esiste, non esiste nulla oltre al velo di maia, Kant e Schopenhauer sbagliano.
Il cristianesimo
Siamo nella seconda fase di demolizione di tutto ciò in cui si crede, e Nietzsche parla del
cristianesimo e della religione, che sta alla base della meta sica e della teologia
In “umano troppo umano” c’è un aforisma sul cristianesimo: “Quando un mattino di domenica
sentiamo suonare le campane, diciamo: ma è possibile? Tutto questo per uno che dice di essere
glio di Dio?”
Secondo Nietzsche quello che il mondo farà sarà un passo tale per cui non si potrà più credere in
Dio, cosa che comporterà un crollo completo della società pronto ad aprire la strada a due
possibilità. L’annuncio della morte di Dio è raccontata in “la gaia scienza”.
Descrive un ateismo super ciale di chi non capisce la catastrofe che avverrà quando nessuno
crederà in Dio. Che cosa saremo se non avremo più la fede su cui fare a damento? Secondo
Nietzsche noi siamo così spiritualmente elevati da non poter più credere, ma se cedesse la fede
diventeremo sempre più nichilisti.
Che cosa signi ca nichilismo? È la svalutazione dei valori supremi. Manca una risposta al:
perché? Che senso ha vivere?
Nichilismo
Le due possibilità dopo il crollo della fede:
1. nichilismo passivo: imputato a Schopenhauer, è il nichilismo della rassegnazione e della
disillusione.
2. nichilismo attivo: consiste nella convinzione che l’annuncio della morte di Dio sia una lieta
novella. Signi ca prendere la morte di Dio come un messaggio liberatorio. Questa fase
loso ca vuole percorrere senza scrupoli né cattiva coscienza. Non dobbiamo noi stessi
diventare dei per apparire almeno degni di essa?
Übermensch
La parola superuomo divenne banalizzata al concetto di superiorità della razza. Quindi Gianni
Vattimo propose l’idea di chiamarla teoria dell’oltreuomo.
Nietzsche partorì l’idea a Rapallo, mentre stava molto male, e la sviluppò nella sua ultima
produzione, ovvero “così parlò Zarathustra”. Sceglie un personaggio dell’oriente per portare una
visione del mondo nuova rispetto a quella portata avanti da tempo in Occidente.
Il libro ha un sottotitolo: “un libro per tutti o per nessuno”. Il messaggio vale per tutti, se sono in
grado di elevarsi e farlo proprio.
I quattro principi del superuomo:
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- fedeltà alla terra: il mondo che non conosce la morte è una favola. Il mondo è cattiveria e
male. Si pecca se ci si frena dalle pulsioni.
- eterno ritorno: In Ecce Homo presenta sé stesso ai posteri, perché sa che gli manca poco
tempo prima di impazzire. La teoria dell’eterno ritorno è dell’agosto del 1881. Crede che il
mondo sia una clessidra, che ritorna sempre in un ciclo continuo. Se tu ami veramente la vita,
sei disposto a vivere all’in nito la stessa vita. Non bisogna so rire in una visione di so erenza
eterna. Nietzsche considerava valida questa teoria secondo la base delle leggi siche
dell’universo. Si potrà dettare questa teoria solo se ci sono momenti di grande intensità di vita.
- potenza: l’essenza della vita per lui è il wille zur macht, la volontà di potenza. Questo libro si
prestava a diversi spunti nazisti. Nell’anticristo lo dice chiaramente cos’è. La potenza non è
godimento, ma il senso di forza e di autocompiacimento che deriva dall’ascendere e diventare
forti, abbattere gli ostacoli. Che cos’è buono? Tutto ciò che leva il senso di potenza. Non si
rende felice un uomo dandogli tutto, ma dandogli la potenza di abbattere le resistenze.
- trasvalutazione di tutti i valori: deboli e i malriusciti devono perire. Il grande problema di un
discorso del genere sta nel fatto che il superuomo si libera dagli scrupoli morali e si pone in
termini di disprezzo e superiorità nei confronti dei deboli. Secondo Nietzsche dobbiamo
rovesciare la nostra morale per passare alla morale del superuomo. La nostra morale è quella
degli schiavi, mentre quella del superuomo deve basarsi sulle comunità aristocratiche.
Buono è potente, ben nato, coraggioso, schietto, franco e impietoso, cattivo è debole, dialettico,
codardo.
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