ITALO SVEVO (1861-1928)
VITA E OPERE
Nasce a Trieste, città commerciale e crocevia di culture, da una famiglia borghese la cui madre ha
origini ebraiche.
1873: Il padre avrebbe voluto che lui intraprendesse gli studi commerciali e lo manda a studiare in
Germania. Grazie a questo viaggio, gli è permesso di studiare anche vari scrittori tedeschi.
Tornato in Italia, continua a studiare per la carriera commerciale, nonostante desiderasse
perseguire la carriera di scrittore.
1880: comincia a collaborare con il giornale “L’Indipendente”, condividendo con la borghesia
triestina le tendenze irredentiste e avvicinandosi alle idee socialiste. Nello stesso anno fallisce
l’azienda del padre e Svevo è costretto a fare l’impiegato in banca, lavoro che trova arido e
opprimente e che lo spinge a evadere nella letteratura.
1892: esce la sua prima opera, Una Vita.
1895: muore la madre e al suo capezzale Svevo conosce una cugina, Livia, molto più giovane di
lui, con cui si sposa. Questo migliora notevolmente la sua condizione: da un lato trova terreno
solido su cui appoggiarsi, dall’altro la stabilità economica della famiglia della cugina gli permette
di abbandonare il lavoro in banca per entrare nella ditta dei suoceri, riscattandosi dalla vita
ristretta che aveva condotto no ad allora.
Questo salto di classe lo introduce nel mondo dell’alta borghesia e, divenuto un uomo d’a ari e
dirigente industriale, lascia l’attività letteraria, che de nisce “ridicola e dannosa”. In realtà gli
interessi letterari vennero messi in pausa più che cancellati per sempre. È l’incontro con James
Joyce, da cui Svevo prende lezioni di inglese, a riaccendere in lui il desiderio di scrivere. Altro
evento fondamentale fu l’incontro con la psicanalisi, in consonanza con le sue esigenze
profonde.
1898: pubblica Senilità
1919-1923: l’arrivo della prima guerra mondiale e il conseguente sequestro della fabbrica di
Svevo, gli fu possibile ricominciare a scrivere e, nel 1919, comincia a scrivere la Coscienza di
Zeno. L’opera non suscitò alcuna risonanza, così Svevo decise di mandare il manoscritto a Joyce
che si adoperò per fargli riscuotere successo in Francia. Solo in Italia rimase l’atmosfera
indi erente rispetto alle sue opere, con l’unica eccezione di Montale, che gli dedicò un ampio
saggio sulla rivista “L’esame”.
SCHOPENHAUER-NIETZSCHE-DARWIN
Schopenhauer: eredita il pessimismo radicale che oppone il pensiero a sfondo irrazionalistico al
sistema hegeliano.
Nietzsche: al posto che assumere posizioni estetizzanti e superomistiche dannunziane, Svevo le
critica. Piuttosto, ne trae l’idea che il soggetto come pluralità di stati del divenire.
Darwin: prende l’idea di selezione naturale e lotta per la vita
Da un lato, i personaggi di Svevo sembrano agire secondo delle leggi di natura immobili, non
dipendenti dalla volontà, dall’altro, riconosciamo il radicamento delle azioni nei rapporti sociali,
che conferiscono responsabilità all’agire e permettono di criticare la moderna coscienza
borghese.
MARXISMO
Svevo simpatizzava per il socialismo, che gli permette di avere una chiara percezione dei con itti
di classe, la cui realtà in uenza tutti i fenomeni individuali e sociali. Nonostante questo, non
condivideva l’ideologia politica marxista e preferiva prospettive di tipo utopistico.
PSICANALISI
La psicanalisi funge come strumento narrativo per la creazione dei personaggi. Svevo non la
apprezza come terapia, ma come puro strumento conoscitivo.
INFLUENZE LETTERARIE
Romanzo russo: personaggi inetti, interesse per le pieghe più nascoste della mente
Realisti francesi: rapporto organico contesto-individuo, critica della coscienza piccolo borghese
Romanzo inglese: atteggiamento ironico e umoristico
LINGUA
Similmente a verga, Svevo adotta il proprio dialetto triestino per far parlare i propri personaggi,
solo che senza l’intenzionalità di verga. Riesce comunque a riprodurre il modo di esprimersi dei
personaggi, utilizzando il discorso indiretto libero. Per questo la ricerca stilistica di Svevo risulta
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quindi realistica ed estremamente so sticata, perfettamente aderente al linguaggio borghese
triestino.
UNA VITA
Alfonso Nitti abbandona il paese e la madre per andare a lavorare a Trieste, ma il la oro in banca
gli appare troppo rigido. Evade dalla realtà costruendosi dei sogni da megalomane. L’occasione
per un riscatto gli viene o erta quando viene invitato a casa del padrone della banca, Maller. Qui
conosce Macario, un uomo sicuro di sé in cui trova un modello. Annetta, la glia di Maller, viene
quindi sedotta dal protagonista che, pur avendo la possibilità di sposarla, fugge per
un’inspiegabile paura. Tornato a Trieste dopo la fuga, deciso a rinunciare alla crudele lotta per la
vita che domina la società in cui vive, crede di aver scoperto nell’ascesi la sua vera natura. Al
contrario, quando viene a conoscenza che Annetta è ora danzata con Macario viene preso da
una dolorosa gelosia. Decide quindi di a rontare il signor Maller e si lascia sfuggire commenti che
vengono intesi come ricatti: scrive ad annetta per convincerla a far cessare le persecuzioni nei
suoi confronti e le chiede un appuntamento, a cui però si presenta il fratello contro il quale, poco
dopo, perde a duello.
Si denota una assoluta inettitudine all’interno del protagonista, una debolezza e insicurezza
psicologica che lo rendono incapace alla vita: la sua fragilità ha anche una radice sociale, lui
infatti viene da un luogo diverso rispetto alla dura società borghese triestina, ed è questo che
tramuta la sua impotenza sociale in impotenza psicologica. È solo nei suoi sogni da megalomane
che Alfonso sembra avere una qualche virilità, che trova il suo antagonista nella gura di Maller,
incarnazione del padre. Il rivale, Macario, funge invece alla contrapposizione tra contemplatore
inetto e lottatore adatto alla vita.
IMPOSTAZIONE NARRATIVA:
La narrazione è condotta da una voce fuori campo, che si riferisce ai personaggi in terza persona
e rimane vicino all’impersonalità. Predomina la focalizzazione interna del personaggio. La
coscienza è analizzata come un labirinto tortuoso e pieno di contraddizioni. La voce del narratore
serve a smascherare gli autoinganni e alibi costruiti dall’eroe, tanto da far sembrare il
racconto un processo alle menzogne del protagonista in una narrazione parallela.
MODELLI LETTERARI:
Maupassant, Stendhal: Anche se Alfonso non si adopera per ottenere il successo.
Zola: gusto documentario e immagine precisa dei vari settori di attività. Al centro dell’opera è
posta la coscienza del protagonista.
SENILITÀ
Emilio Brentani, impiegato in una società di assicurazioni, vive con la sorella Amalia che funge da
gura materna e ha un amico, Stefano Balli, un’artista che compensa l’insuccesso in quel campo
con una grande fortuna con le donne, che Emilio vede come una gura paterna. L’insoddisfazione
per la propria vita mediocre spinge Emilio a dedicarsi a una donna del popolo, Angiolina.
Nonostante volesse solo una scopamicizia, nisce con l’innamorarsene. Angiolina si rivela una
bugiarda cinica, piena di amanti, e la scoperta getta il protagonista in uno stato di prostrazione,
privandolo di ogni energia vitale. La ragazza si innamora poi di Stefano Balli, che la prende a
modello per la sua statua, e la gelosia di Emilio si riversa sull’amico. Anche la sorella Amalia è
innamorata di Stefano, ma non ha il coraggio di rivelarlo. Nonostante questo Emilio, accortosene,
allontana l’amico da casa sua. Ciò porta la sorella in uno stato di depressione, che la porta a
morire di poliomielite.
Emilio abbandona il capezzale della sorella per vedere angiolina, che vuole lasciare
de nitivamente, ma al posto che essere calmo e distaccato la insulta e si lascia prendere dalla
rabbia. Dopo la morte della sorella, il protagonista si rinchiude nella sua senilità guardando alla
vicenda come un vecchio guarda la gioventù, fondendo insieme le gure dell’amata e della
sorella.
Nei confronti dell’amico Emilio si appoggia come tutti gli altri protagonisti delle opere di Svevo,
usandolo per chiudersi nel vittimismo mentre Belli rappresenta il tentativo di rovesciare
l’impotenza. Anche qui è importante la dimensione psicologica dei personaggi. Angiolina
rappresenta la pienezza vitale mentre Emilio l’immaturità psicologica di un uomo che ha paura
delle donne e trasforma l’amata in una donna ideale.
LINGUA:
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A di erenza degli altri protagonisti, Emilio ltra costantemente la realtà attraverso schemi letterari,
rivelando la sua dipendenza da una tradizione umanistica. Riesce a vedere Angiolina sia come
donna angelo stilnovista sia come femme fatale dannunziana e decadente.
Per quanto riguarda la sfera politica, anche qui Emilio si rivela inetto: è schiavo del moralismo
perbenista, ha paura della realtà e degrada costantemente i temi culturali del tempo.
STILE:
Questo romanzo è incentrato principalmente sul protagonista, il cui punto di vista è inattendibile. Il
narratore svolge tre funzioni:
- smentisce gli autoinganni del protagonista
- a da sfumature ironiche ai giudizi, implicitamente o in modo oggettivo, lasciando al lettore
l’evidenza dell’inettitudine di Emilio
- fa interventi espliciti
LA COSCIENZA DI ZENO
Il narratore-protagonista è Zeno cosini, un incostante che vive una vita oziosa e scioperata.
Abbandona gli studi per poi riprenderli, per abbandonarli di nuovo e il padre, preoccupato per il
futuro del glio, lascia in gestione per conto del glio l’eredità a Olivi. Pur amando sinceramente il
padre, non fa che deluderlo rivelando impulsi inconsci ostili. Riversa i suoi sensi di colpa nel vizio
del fumo, che ricollega direttamente a suo padre. Sul letto di morte il padre gli tira uno schia o, e
Zeno è costretto a sopportare il peso del dubbio: era intenzionale o un gesto incosciente?
Dopo la morte del padre, Zeno ripone queste angosce nella gura di Giovanni Malfenti,
immagine tipica del borghese che rappresenta l’antagonista nel subconscio di Zeno (ruolo
ricoperto da Maller in Una vita e da Balli in Senilità). Zeno decide di sposare una delle sue glie, e
per esclusione si ritrova a dover scegliere la più brutta, Augusta. Lei si rivela un punto stabile
all’interno della vita inetta di Zeno ma, nonostante questo,decide di intrattenere una relazione
extraconiugale con Carla, non senza provare feroci sensi di colpa.
Il ruolo del rivale è invece ricoperto dal cognato Guido, forte e deciso uomo. Anche nei suoi
confronti prova sentimenti ambivalenti: gli dimostra amicizia, quando invece lo odia.
NARRAZIONE:
Causa la sua nevrosi e il suo essere un bugiardo patologico, Zeno non è un narratore attendibile
né nei confronti del lettore né nei suoi stessi confronti. I suoi autoinganni sono determinati da
processi profondi e inconsapevoli. È l’oggettiva ironia che lascia
trasparire la falsa coscienza di Zeno e permette al lettore di
comprendere la realtà dietro alle sue giusti cazioni.
Nonostante questo, Zeno non è solo oggetto, ma anche soggetto di
critica. Si presenta nell’opera con un forte distacco ironico dal mondo,
che funziona da elemento straniante tra sani e malati. La malattia gli
impedisce di coincidere con la sua parte borghese, sa benissimo di
aver bisogno di normalità e tuttavia non riesce a cambiare e rimane
nella sua posizione.
La salute degli altri sembra essere per Zeno la vera malattia, ma è
solo lo sguardo di Zeno a invertire salute e malattia: la stabilità della
moglie è infatti oggetto di un ritratto per do.
Zeno non è però un eroe totalmente negativo, è sfaccettato,
disponibile al cambiamento in un mondo irrigidito, e aiuta al
chiarimento di questo punto di vista la prospettiva ambigua della
narrazione di Zeno.
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