ROCOCÒ
Nel primo Settecento si sviluppò una decorazione per arredare Giardini detta rocaille, la quale
ebbe una grandissima fortuna, da questo nome deriva il nome del periodo del tardo 700 ossia il
rococò, il nome venne scelto solo al termine di questo periodo mentre si stendeva sull'Europa la
ricomposizione neoclassica. Si può dire che il Rococò sia la "fase finale" o "tardobarocca", ma
con una sua identità ben definita. Mantiene la ricchezza decorativa del Barocco, ma la trasforma in
qualcosa di più raffinato, per abbracciare la leggerezza e la frivolezza della vita aristocratica del
Settecento.
LE FORTUNATE EVENIENZE DELL’ALTALENA
Il dipinto presenta un soggetto laico rappresentato come una scena teatrale di vita quotidiana in un
contesto naturalistico. Viene raffigura una dama di corte su un'altalena, spinta da un anziano
signore, mentre un giovane amante, nascosto tra i cespugli in basso a sinistra, osserva la scena
da una posizione privilegiata, guardando sotto la gonna. La giovane, nel suo movimento, calcia in
aria una scarpetta, e l'azione le permette di sollevare le vesti, esponendo le caviglie e parte delle
gambe al suo amante. Questo mette in evidenza l’erotismo della scena. La scena è dinamica e
questo lo notiamo dalla diagonale che forma l'altalena. l'opera rimanda alla libertà e
spensieratezza, simboleggiata dalla scarpa, dell'aristocrazia del tempo prima della Rivoluzione
francese; tradizionalmente, la scarpetta è anche associata alla seduzione e alla sessualità
femminile. Le fonti di luce che illuminano la scena portano ad un chiaroscuro estremamente
evidente. La luce, delicata, diffusa e quasi eterea, esalta i colori chiari e brillanti tipici del Rococò,
rendendoli vividi e luminosi.
LA COLAZIONE
"Il matrimonio alla moda" di Hogarth è una serie di sei dipinti carichi di ironia e di una pungente
critica morale; raccontano le conseguenze disastrose di un matrimonio combinato esclusivamente
per ragioni economiche e sociali. “La colazione” →Il dipinto ci introduce nella lussuosa, ma
disordinata, dimora di una giovane coppia di sposi aristocratici; sottolineando l'insuccesso del loro
matrimonio di interesse, la scena è la diretta conseguenza di una "notte di bagordi" trascorsa
separatamente dai due sposi. Il marito è evidentemente reduce da un'avventura notturna (il
cappellino femminile e il cane che annusa), e la moglie, con la sua aria soddisfatta ma stanca, ha
trascorso la sua notte in altrettanti piaceri e si gode sola la sua colazione. La stanza è un caos di
lusso e disordine: carte da gioco sparse, spartiti musicali per terra, un violino che pende dalla
sedia. Questi elementi suggeriscono una festa appena conclusa e un'esistenza dedita al
divertimento e al vizio. Il notaio che abbandona la scena sconsolato, con in mano un mazzetto di
bollette non pagate, rappresenta l'inesistenza di valori morali e le spese folli dell'aristocrazia. la
luce serve a mettere in evidenza i numerosi indizi simbolici sparsi nella stanza, permettendo
all'osservatore di "leggere" la narrazione morale.
LA SCALINATA DI TRINITÀ DEI MONTI
La scalinata di Trinità dei Monti, opera dell'architetto Francesco De Sanctis, risolse il dislivello che
univa Piazza di Spagna alla solenne Chiesa di Trinità dei Monti in cima, attraverso una sorta di
piazza verticale a forma di cascata, gli scalini si aprono a ventaglio nella piazza. La Scalinata si
compone di 135 gradini e si articola in una serie di rampe curvilinee, terrazze e pianerottoli,
creando un effetto scenografico di grande impatto. De Sanctis ha saputo creare un'opera che
sembra "muoversi" e "ondeggiare". I gradini si aprono e si chiudono, si allargano in terrazze e si
restringono, offrendo punti di vista sempre diversi man mano che si sale o si scende.
NEOCLASSICISMO
Nella seconda metà del Settecento si sviluppa il neoclassicismo. Nascendo come reazione al Rococò
e al tardo Barocco, esso ha rappresentato un ritorno all'ordine, alla razionalità e alla chiarezza,
ispirandosi direttamente all'arte e all'architettura dell'antica Grecia e di Roma. Le forme antiche
penetrarono nella quotidianità, nell'arredamento delle abitazioni aristocratiche e nella moda. si ha un
ritorno alle figure semplici e allo Stile essenziale dando molta importanza alla proporzione all’armonia
tra le parti. il neoclassicismo ha origine dalla scoperta di Ercolano e Pompei, Il ritrovamento di intere
città, la freschezza della novità di ciò che venne alla luce fu tale da farle entrare nel repertorio
decorativo. il pensiero di Wilkenman, fu alla base della definizione di bellezza di questo periodo:
sosteneva che l'arte greca fosse l'apice della bellezza e della perfezione. "Nobile semplicità e
quieta grandezza": Questa sua celebre frase riassume l'essenza dell'arte greca secondo
Winckelmann. Egli vedeva nelle sculture classiche un'espressione di equilibrio, armonia,
idealizzazione e una serena compostezza, anche nelle scene più drammatiche. Questa "bellezza
ideale" era considerata superiore alla passionalità e al dinamismo del Barocco.L'imitazione e non la
copia: Winckelmann non proponeva una semplice copia dell'antico, ma piuttosto un'imitazione dello
spirito e dei principi che avevano guidato gli artisti greci: la ricerca della perfezione formale,
dell'equilibrio e della bellezza ideale, raggiungibile attraverso l’eliminazione di ogni difetto.
GIURAMENTO DEGLI ORAZI
"Il Giuramento degli Orazi" di Jacques-Louis David è il manifesto del Neoclassicismo in pittura. È
un'opera che incarna gli ideali di virtù, eroismo e sacrificio, riflettendo pienamente i principi
dell'Illuminismo sull’esaltazione dei valori morali. Il soggetto è tratto dal saggio storico di Tito Livio: il
mito narra dello scontro tra Roma e la città di Alba Longa, si decise di risolvere la disputa attraverso
un duello tra i tre fratelli Orazi per Roma e i tre fratelli Curiazi per Alba Longa. Il dipinto non
rappresenta il duello in sé, ma il momento cruciale precedente: il giuramento dei tre fratelli Orazi
davanti al padre. Il duello (e il giuramento che lo precede) esprime il supremo sacrificio dell'individuo
per il bene della patria. I sentimenti sono alla base dell'opera. La composizione de "Il Giuramento
degli Orazi" è un esempio magistrale di razionalità e chiarezza neoclassica, basata su una rigorosa
impostazione geometrica: l'opera è nettamente divisa in tre sezioni, definite dagli archi a tutto sesto
sullo sfondo: a sinistra i tre fratelli Orazi, con i loro corpi scultorei, uniti dal giuramento. La loro postura
è rigida, angolare, esprime determinazione e forza e volgono al padre il saluto romano; al centro, il
padre alza le spade per far giurare i figli. È il fulcro morale e compositivo, infatti le linee di fuga
convergono sulle spade; a destra le donne della famiglia, immerse nel dolore e nel lutto. La
composizione è dominata da forme triangolari, figure indeformabili: i corpi dei fratelli formano un
triangolo, il gruppo delle donne un altro. Questo sottolinea la fermezza della decisione. La
luce teatrale, forma delle ombre lunghe, dunque si troverà a mezza altezza, Sottolinea i colori densi e
saturi dell'Opera, in particolare il bianco, Il rosso e il blu, i colori della bandiera francese, patria
dell'autore dell'opera.
IN MORTE DI MARAT
Il neoclassicismo si occupa di esaltare valori morali e personaggi illustri. Marat fu una figura influente
della Rivoluzione francese, soffriva di una grave malattia della pelle che gli provocava un forte prurito,
costringendolo trascorrere molto tempo in una vasca da bagno medicata, lì lavorava, scriveva i suoi
articoli e riceveva visitatori. Marat fu assassinato da Charlotte Corday, dama del partito avverso, la
quale riteneva Marat responsabile delle violenze e delle esecuzioni di massa durante il periodo del
Terrore. Marat è raffigurato morto nella sua vasca da bagno, ancora immerso nell'acqua medicata,
con il braccio destro penzolante e la penna nella mano. La mano sinistra tiene una lettera. Il pugnale
insanguinato giace a terra accanto alla vasca. Nell'opera non c'è l'assassino perché si vogliono
sottolineare i valori morali di Marat, viene ritratto il momento dopo essere stato ucciso. La
lettera proviene da Charlotte nella quale si dichiara infelice, bisognosa del suo aiuto, David vuole
sottolineare la bontà di Marat, che nonostante la malattia è pronto ad aiutare gli altri. Il foglio sulla
cassa suggerisce che Marat, fino all'ultimo, si preoccupava di fornire assistenza economica ai poveri.
La posa di Marat ricorda quella del Cristo nella Pietà di Michelangelo e lo sfondo, la luce teatrale e il
netto Chiaroscuro sono un evidente riferimento a Caravaggio. Lo scrittorio sembra quasi una lapida
funebre che sottolinea la malvagità e la povertà della stanza.
AMORE E PSICHE
"Amore e Psiche" è una delle sculture più celebri Neoclassicismo, capolavoro di Antonio Canova. Il
gruppo scultoreo trae ispirazione dalla favola di Amore e Psiche narrata da Apuleio nelle sue
"Metamorfosi".
La storia racconta di Psiche, una principessa di straordinaria bellezza che suscita l'invidia di Venere.
Quest'ultima incarica il figlio Amore di farla innamorare di un mostro, ma Amore stesso si innamora di
lei. Dopo una serie di prove e sofferenze imposte da Venere, Amore interviene per salvare Psiche.
Canova sceglie di immortalare un momento cruciale e di altissima tensione emotiva: il risveglio di
Psiche dal sonno di morte in cui era caduta dopo aver aperto il vaso contenente la bellezza infernale
(un'ultima prova impostale da Venere). Amore, appena giunto in volo, la soccorre e la sta per
risvegliare con un bacio.
Canova cattura l'istante subito precedente il bacio. Amore: Giunge in volo e si posa delicatamente, il
ginocchio sinistro a terra. Le sue braccia, con le mani, avvolgono delicatamente il volto e il seno di
Psiche, creando due cerchi che incorniciano i loro volti; Psiche: È distesa, il corpo elegantemente
abbandonato, ma le sue braccia si sollevano con grazia per accogliere l'amato, sfiorando i suoi
capelli. La scultura incarna la bellezza ideale, l'equilibrio, le figure sono idealizzate, perfette nelle loro
forme. Le due figure sono disposte in un'armoniosa composizione a X, le direttrici dell'opera con
l’ovale tra le teste e le braccia: la prima direttrice parte dall'ala destra di Amore segue il braccio di
Psiche, il busto fino alla gamba sinistra; l'ala sinistra prosegue fino alla gamba destra. La scultura è
realizzata in marmo bianco, ottenendo effetti di incredibile morbidezza e lucentezza che fanno
sembrare la carne viva.
IL MONUMENTO FUNEBRE DI MARIA CRISTINA D’AUSTRIA
Il Monumento Funebre di Maria Cristina d'Austria è un’opera di Antonio Canova, considerato un
capolavoro del Neoclassicismo. commissionato dal marito di Maria Cristina, figlia dell'Imperatrice
Maria Teresa d'Austria. Il monumento ha la forma di una piramide monumentale. La piramide è
realizzata in marmo bianco, simbolo della purezza punto alla base della piramide si trova oscura
apertura, che simboleggia l'ingresso nell'Ade punto diverse figure in marmo si avvicinano al portale
portando l'urna con le ceneri della defunta. le figure sono la personificazione della virtù, affiancato da
due fanciulle, seguita dalla personificazione della Carità, che tiene a braccetto un vecchio
appoggiato ad un bastone. a destra sui gradini si trova un leone sdraiato, simbolo della forza, su cui si
posa il genio funebre, ossia un giovane alato in una cosa malinconica. al vertice della piramide si
trova il volto di profilo della defunta circondato da Ouroboros, il serpente che si mangia la coda,
simbolo dell'eternità, e da dei putti. La processione non riguarda solo la morte di una principessa, ma
la comune esperienza umana del trapasso e del lutto.
PAOLINA BORGHESE COME VENERE VINCITRICE
La scultura di Paolina Borghese come Venere Vincitrice è un'opera realizzata da Antonio Canova.
Viene ritratta la sorella di Napoleone, Paolina Bonaparte Borghese, sottocommissione di suo marito.
Canova la ritrae come Venere Vincitrice, alludendo al "Giudizio di Paride", dove Paride scelse Venere
come la più bella tra le dee. Questo soggetto mitologico permetteva di giustificare la nudità della
figura, trasformando un ritratto realistico in un'idealizzazione divina. La scultura è scolpita in marmo
bianco di Carrara, Paolina è raffigurata con il busto sollevato e il capo leggermente reclinato, il
braccio destro piegato dietro la testa e il gomito sinistro appoggiato a un cuscino. La mano sinistra
regge una mela, l'attributo di Venere vincitrice nel Giudizio di Paride, che rafforza l'identificazione con
la dea. Canova eccelle nella resa del corpo femminile, che appare incredibilmente morbido e vivo. Si
nota l'abilità di Canova nella realizzazione realistica del lenzuolo, dei capelli, del materasso che si
affossa e nella gestualità del soggetto, il quale riflette una grande stabilità ed equilibrio. Il passaggio
della bellezza reale alla bellezza ideale lo si nota dall'eliminazione di ogni difetto, dalla proporzione e
dall'armonia dell'opera. Originariamente, la scultura era posta su una base dotata di un meccanismo
di rotazione, che permetteva di ammirarla da ogni punto di vista senza dover girare intorno.
TEATRO DELLA SCALA
Il Teatro alla Scala fu costruito su progetto dell'architetto Giuseppe Piermarini. La facciata è il volto
pubblico del teatro. Il primo registro costituisce la base robusta dell'edificio ed è trattato a bugnato
liscio, presenta un portico con arcate su robusti pilastri, che permetteva alle carrozze di arrivare a
pochi metri dall’ingresso e al coperto. Al piano terra a ridosso della facciata vi sono sette arcate
cieche. Nel secondo registro quattro coppie di semicolonne corinzie incorniciano tre porte
timpanate, che costituiscono l’accesso alla terrazza sovrastante il portico. Ai lati del corpo centrale
troviamo altre due finestre e due porte-finestre, sempre sormontate da timpani triangolari e
delimitate da coppie di lesene. L’ultimo registro presenta sette finestre alternate a coppie di basse
lesene sormontate da un importante trabeazione. La facciata termina con un coronamento a
balaustre, che si trova anche come coronamento del primo registro, e un frontone centrale su cui è
presente un bassorilievo che raffigura il Carro del Sole inseguito dalla Notte. La pianta della sala
centrale mostra la disposizione a ferro di cavallo con la successione di platea, palchi (quattro ordini
sovrapposti) e gallerie (due ordini superiori). Di fronte al palcoscenico è collocato il palco reale
sopra l’entrata principale della platea. Su entrambi i lati del proscenio si affacciano ulteriori quattro
palchi di proscenio, corrispondenti ai primi quattro ordini, racchiusi da quattro grandi colonne. Al
centro della volta si trova l’imponente lampadario che domina la platea. Il palcoscenico
originariamente aveva dimensioni notevoli e si prolungava nella sala oltre il proscenio, nello spazio
oggi occupato dalla buca dell’orchestra. Tra il 2002 e il 2004 sono stati svolti i lavori di
ricostruzione del palco e degli ambienti utilizzati dagli artisti. Progetto Mario Botta: Questo è stato
uno degli interventi più significativi:
Torre Scenica: Una nuova torre scenica è stata aggiunta nella parte posteriore del teatro,
fondamentale per la movimentazione delle scenografie, permettendo cambi scena più
rapidi e complessi.
Corpo Ellittico: Un nuovo edificio a pianta ellittica è stato realizzato per ospitare camerini
per gli artisti e altri servizi.
Spazi Interrati: Sono stati creati sei piani interrati che ospitano la sala prove dell'orchestra,
cameroni orchestrali, depositi e archivi.