CORREGGIO (1489-1534)
Antonio Allegro, provincia di Reggio Emilia a Correggio: capitale di uno Stato e sede di una
piccola corte con importanza culturale
Vasari lo descrive così: “È un grandissimo pittore, dona morbidezza alle carni, grazia alla
figura e gestisce bene i colori”
Probabilmente era stato allievo di Mantegna a Mantova, apprende amore per classicità ma
addolcisce lo stile grandioso sotto influenza di Leo e Giorgione.
Apprende da loro significato atmosferico e concezione rapporto uomo - natura.
Possibile viaggio a Roma nel 1518, dove ha conosciuto Raffaello.
CAMERA DELLA BADESSA
= camerino dello studio di Giovanna di Piacenza che nel 1519
chiede di affrescare la sua stanza.
Diana sul carro (della della caccia) e mezza luna sul capo, stemma
della famiglia della badessa. Scritta latina “non fendere il fuoco con la
spada”
Volta: pergolato di 16 costoloni, creato ognuno da 2 canne accostate
in ciascuna vela ci sono 2 canne più piccole a decorazione vegetale.
Ci sono delle aperture circolari (azzurro del cielo) nel pergolato, in cui i purini giocano (liberi
di movimento, dinamicità di Michelangelo).
Alla base ci sono figure mitologiche che hanno a che fare con virtù e fortuna.
Influenza della madonna sistina: rappresentazione dell’attimo, colori più scuri e illusione di
avvicinamento —> influenza dalla camera degli sposi di Mantegna.
CUPOLA DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA
Nella chiesa di un monastero. Concepita per 2 punti di vista:
Fedele per vedere bene Cristo che discende, Monaci, Altare: per
vedere San Giovanni, verso di loro. È influenzato da
Michelangelo (volta sistina) Raffaello (stanze vaticane) Mantegna
(camera degli sposi).
Lo spazio è libero e arioso, la tridimensionalità è data dai corpi. Il
soggetto è Pariusa (seconda visione che gli evangelisti hanno di Cristo, descritta da
Giovanni Evangelista).
Cristo arriva e indica giovanni evangelista e gli apostoli sono sulle nubi.
Parma
Disposizione dei personaggi innovativi, non sono inseriti all’interno di un’architettura precisa
e delineata come la cappella sistina, ma vengono inseriti in una maniera molto più libera
nello spazio.
Raccontare la scena attraverso uno scorcio enfatico e teatrale dove e importantissimo anche
lo studio della prospettiva del visitatore o del credente. Abbiamo l’idea che Cristo sia sopra
di noi
CUPOLA DUOMO di PARMA
Dopo quest’opera viene chiamato per affrescare la cupola del
Duomo di Parma, viene commissionata nel 1522 ma inizia a
lavorarci nel 1524 e la finisce nel 1530.
Sulla cupola è rappresentata l’assunzione della Vergine, ovvero
quando la Vergine viene assunta in cielo.
La Vergine è nella parte più laterale della cupola e viene quasi
portata verso il cielo attraverso gli angeli, lei tende le braccia verso suo figlio, quello in centro
infatti è Cristo, che attende sua madre.
C’è un turbinio di soggetti in cui i volti, le braccia ecc sono attaccati e si fa fatica a
riconoscere il soggetto. Non è una cosa tipica del Rinascimento, si dice che Correggio sia
uno dei ponti che colleghi il Rinascimento al Barocco, da l’idea di teatralità alla scena.
Il colore è un colore pastello perchè in questa sede c’è l’intenzione di abbandonare quei
colori più scuri perché si voleva dare un senso di estrema luminosità, anche perchè le
finestre della cupola sono molto piccole quindi non entrava molta luce. I colori scuri avrebbe
complicato la visione.
GIOVE E IO
Con la seconda metà del 500 nasce un filone d’arte erotico, un filone
dedicato agli amori espressi attraverso la carnalità della scena.
I soggetti di questi amori hanno sempre a che fare con il mondo mitologico.
Gli amori di Giove sono una raccolta mitologica in cui si raccontano tutte le
grandi conquiste che Giove fa al di fuori del suo matrimonio. Tra le sue
conquiste c’è quella della figlia del re di Argo, Io. Visto che Giove ha paura
che la moglie lo scopra, si trasforma in nebbia e la conquista.
Io viene rappresentata come una donna estremamente carnale e viva. È di
spalle, nuda, non le vediamo il seno ed è seduta. C’è una caraffa che
rimanda al mondo antico.
C’è un contrasto tra la nebbia grigia e il corpo rosa che tende quasi all’avorio e anche il tipo
di pennellata è diverso tra Giove e Io —> Giove è più fumoso.
Si vede la cellulite, è in carne—> a quei tempi era un simbolo di bellezza e ricchezza, al
giorno d’oggi no.
STORIA DEL RATTO DI GANIMEDE
Giove per non farsi vedere dalla moglie si trasforma in aquila e rapisce
Ganimede. Idea di un amore tra due uomini, uno molto giovane e l’altro
anziano. Per l’ antichità questo era un concetto molto normale.
Paesaggio leonardesco.
Correggio ricicla il cartone dell’angioletto che c’era anche nella cupola.
Pennellata molto più precisa rispetto all’altra opera, descrizione più
precisa del paesaggio.
PARMIGIANINO
Nasce a Parma nel 1503 e muore a Cremona nel 1540
La famiglia di PARMIGIANINO viveva in una condizione abbastanza agiata, era una famiglia
di artisti, quindi nasce in un ambiente ricco di stimoli.
Conosce la pittura del Correggio ma anche il Pordenone.
1523
Una delle prime opere è nella Rocca di Fontanellato,un borgo vicino a Parma dove una
famiglia di Galeazzo Sanvitale chiede al PARMIGIANINO di affrescare degli ambienti del loro
castello. È importante perché sono degli affreschi che assomigliano a quelli che il Correggio
ha fatto per la badessa.
AUTORITRATTO ALLO SPECCHIO CURVO
Nel 1524 fa un autoritratto, si trova a Vienna, ha un diametro di
circa 20 cm, è estremamente innovativo perché racconta un
vezzo (capriccio) dell’artista che si specchia in uno specchio da
barbiere, l’artista vuole raccontarsi attraverso lo specchio.
Quest’opera è olio su tavola, quindi su legno.
È un’opera emblematica perché fu quella che lui stesso portò a
Clemente VII quando nel 1524 arriva a Roma.
Innovativo perché decide di autocelebrarsi come un personaggio complesso, attraverso uno
specchio, quindi non è un solito autoritratto.
Viene rappresentato all’interno di una stanza sgombra con una finestra cassetto nata. Il
pittore è vestito in maniera moderna e ricca, indossa una sorta di pelliccia e al mignolo ha un
anello. Si veste come un giovane uomo benestante. Molto spesso quando vediamo
autoritratti di pittori hanno in mano un pennello, lui invece no.
Ha un’espressione ammiccante, un po’ come la Gioconda.
6 maggio 1527 arrivano i lanzichenecchi a Roma.
CONVERSIONE DI SAN PAOLO
Quando PARMIGIANINO arriva a Roma riesce a vedere dal vivo le
opere di Raffaello. Inizia ad avere committente da parte di famiglie
importanti romane. Viene chiamato dai Frati di Santa Maria della Pace
per dipingere la conversione di San Paolo. È un’opera che lui
conclude nel momento in cui stanno arrivando le truppe a Roma,
Vasari dice che le truppe rimangono affascinate e decidono di non
distruggerla
Caratteristiche
● colori di Tiziano
● sfondo di Leonardo
● i muscoli non vengono accentuati né in San Paolo né nel cavallo
Pittura manierista: seconda metà del 500, gli artisti passano dalla maniera moderna
(Michelangelo) al manierismo. Distorcono quel principi che facevano parte della pittura della
maniera moderna (disegno, bellezza ideale, tridimensionalità dei corpi).
C’è una rappresentazione anti naturalistica del cavallo: testa piccola, collo gonfio e le redini
non sono realistiche sembrano un nastro, è quasi come se tutto fosse leggero e la scena è
inserita in un ambiente ricco di dettagli in alcuni punti, ma che delle bizzarrie es leoni,
dromedari.
Si costruisce un paesaggio in cui viene unito mondo naturale, tipico di Leonardo e pittura
nordica, e anche delle particolarità che pone lui.
Per la costruzione di quest’opera PARMIGIANINO guarda molto la pittura di Tiziano. In alto
ci sono dei raggi che rappresentano la chiamata divina.
LA MADONNA DAL COLLO LUNGO
Viene fatta al seguito del Sacco di Roma. Quando arriva a Parma fa
diverse decorazioni sia per chiese della città sia per alcune case private.
In questi anni dipinge questa madonna col bambino, commissionata dalla
chiesa di santa maria dei severi di Parma. Viene inserita nel luogo
designato dopo la morte di PARMIGIANINO (1542). Doveva essere
all’interno della cappella della famiglia Baiardi. L’opera è in realtà
incompleta e lo si capisce dalla zona d’ombra. C’è una madonna che è
seduta su un trono che non si vede e che tiene in braccio il bambino
Gesù che non è tanto piccolo e che la posizione ricorda la pietà di
Michelangelo.