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HANDEL

Lezione 7 (4/07)

Un altro gigante della musica è Georg Friedrich Händel, anche se è meno famoso di Bach, principalmente
per ragioni esecutive. Rappresenta un po’ il contrario di Bach. È un compositore internazionale, nasce ad
Halle, in Sassonia (per questo viene chiamato anche “caro sassone”), e poi si sposta in Italia. Infatti la sua
prima opera è scritta in Germania, ma è di tipo italiano. A quell’epoca esistevano solo opera italiana e
tragedie lirique francese, non c’era altro. L’opera inglese non esisteva proprio, nascerà nel 1945. All’epoca
per fare l’operista bisognava andare in Italia. Lì Handel approfondisce la tecnica compositiva, conosce grandi
operisti italiani e cantanti. Esplode, poi ritorna in Germania per un po’, e infine se ne va definitivamente in
Inghilterra.

Nasce nel 1685 (stesso anno di Bach e Domenico Scarlatti, ma ognuno prenderà una strada diversa). Nel
1712 lui va in Inghilterra e prende la cittadinanza inglese. Muore a Londra nel 1759, 9 anni dopo Bach.
Handel però è più fortunato anche negli ultimi anni, con la fine del Barocco. Questo perché si occupa di
opera, e qui si sente meno la differenza tra barocco e stile galante. Handel era il più grande operista
dell’epoca, mentre Bach non scrive mai opere.

L’opera lirica precisamente copre il periodo di Bellini, Donizetti e il primo Verdi ed è caratterizzata da una
voce molto calda, piena…, già con le opere di Verdi cambia la tipologia di canto. Invece il belcanto arriva fino
a Rossini, e si differenzia sia per il tipo di emissione particolare sia per la tipologia di cantanti diversa. Al
centro di questa storia c’è la figura del castrato, che aveva un timbro di tipo artificiale. Avevano grande
potenza ma anche grande agilità vocale. Uno dei più famosi era Farinelli. I castrati venerati un po’ come i
grandi cantanti di oggi, e questo spostava il baricentro dall’aspetto compositivo all’aspetto esecutivo. Lo
spettatore non andava tanto per l’opera in sé, ma per ascoltare il castrato che cantava. La figura del castrato
era presente solo nell’opera seria italiana, e quindi anche con Handel. Dal ‘700 non ci furono più castrati,
perché con l’illuminismo si inizia a vedere in modo negativo questa cosa. Uno dei più grandi compositori
illuministi della storia. Mozart è profondamente costruito sulla filosofia illuminista, sua ultima opera in
tedesco (flauto magico) che mette in contrasto il bene assoluto e il male assoluto (regina della notte).
Momento culminante, due arie, una soprattutto, rappresenta il male in tutta la sua essenza, ciò che è contro
la natura. La regina della notte è rappresentata da un castrato. Voce non calda ma più cristallina. Visto che
non abbiamo più castrati possiamo utilizzare dei soprani (leggeri), personaggi maschili interpretati da
femmine. Un altro metodo è utilizzare dei falsettisti maschili, che cantano in falsetto. Il timbro si avvicina ma
il volume era pochissimo.

Riformisti che vogliono fare una riforma, rivoluzionare l’opera. La grandezza di Handel nella grande
originalità melodica, grammaturgica (capacità di far interagire i personaggi, cosa fondamentale). Valorizzare
il coro. Fa qualcosa di più monumentale, lo fa soprattutto in Inghilterra. Là l’opera italiana è amatissima, e
Londra è il luogo dove può fare un sacco di soldi. Handel, Haydn, Mendelssohn sono quelli che vanno in
Inghilterra. Opera italiana erano fatte di recitativo e arie. Il recitativo non se lo cagava nessuno, tutti
aspettavano l’aria per vedere il cantante che si esibiva.

Quando Handel arriva in Inghilterra, alla corte c’era anche un partito anti-italiano, che si opponeva alle
forme artistiche italiane, e voleva favorire qualcosa con identità inglese. Quindi Handel viene ostacolato, e
inizia a scrivere oratori e cantate. L’oratorio più famoso è il Messia. Handel diventa talmente amato che
quando muore gli viene dedicato un funerale di Stato e viene sepolto nella Cattedrale di Canterbury (che è
un po’ come S. Pietro a Roma). In Inghilterra infatti c’era un grande interesse per gli oratori, mentre in
Germania non più di tanto. Inoltre l’Inghilterra non ha mai avuto, solo Purcell e poi Bennett nell’800 (anche
se era comunque musica tedesca). Nell’800 in Inghilterra vede una grande produzione la musica sacra.
Infatti, oggi i migliori cori sono quelli inglesi. Questa continuità viene dai semi gettati da Handel. Il Messia di
Handel viene considerato patrimonio della nazione. Questo oratorio non si dovrebbe definire un oratorio
sacro, ma profano, perché Cristo è visto dal punto di vista storico, come uomo, ed era previsto per essere
eseguito in teatro.

RIFORMA DEL TEATRO


In una tragedia spesso comparivano scene più comiche, personaggi buffi, e questa cosa faceva un po’ un
effetto strano. I librettisti iniziano a riflettere su una tradizione di teatro proveniente dal ‘600 francese
(Racine e Corneille). Questo teatro recitato era una specie di perfezione assoluta, aveva caratteristiche che
richiamavano il teatro greco, come l’unità di luogo e l’unità di azione. A questo si ispira la tragédie francese.
Ci si inizia a chiedere cosa c’entrino nell’ambito di una tragedia queste scene comiche scollegate, quindi si
comincia a pensare a una riforma. Questa riforma inizia con Apostolo Zeno, continuata poi da un altro
librettista e poeta: Metastasio. Egli scrive 20 libretti d’opera, ma che vengono messi in musica oltre 800
volte, da 600/700 compositori diversi. Tutti volevano mettere in musica i suoi libretti. Sapeva far interagire i
personaggi, aveva portato a compimento la questione di eliminare le scene buffe nelle opere serie, e aveva
ridotto il numero di personaggi a 6 o 7 al massimo (da 25).

Prima l’aria era bipartita, con due temi per le due strofe. Metastasio stabilisce che in un’aria le strofe
dovevano avere la stessa struttura. Riduce anche il numero di versi, e da bipartita l’aria diventa tripartita. La
ripresa, fatta dai castrati, era variata, piena di abbellimenti e virtuosismi. Quindi viene adottata l’aria
tripartita. Quando questi fanno sparire le scene comiche, il pubblico comunque vuole dei momenti di
rilassatezza. Si cominciano a sviluppare delle prime opere buffe insieme ad un altro genere: l’intermezzo.
L’intermezzo era uno spettacolo, un’opera breve, inserito tra un atto e l’altro di un’opera seria. La struttura
quindi era: primo atto opera seria, primo atto opera buffa, secondo seria, secondo buffa, terzo seria.
Parallelamente anche a Napoli iniziano a nascere le prime opere buffe che poi confluiscono con l’intermezzo
e portano all’opera buffa come genere a sè. Nasce quindi a Napoli, e nell’opera veniva usato il dialetto. A
quell’epoca anche l’aristocrazia, i nobili, parlavano dialetto, mentre l’italiano era la lingua della poesia e
degli atti ufficiali. Teatro di San Cassiano e teatro di San Moisie. Teatro Veneto. Teatro fiorentino. Inoltre
vengono introdotti nelle opere nuovi temi, diversi dai precedenti barocchi.

Dal punto di vista musicale vengono eliminati i castrati, ma non sparisce il belcanto. Mancano solo tutte
quelle fioriture tipiche dei castrati, e se sono presenti dei gorgheggi è solo per prendere in giro quelli
dell’opera seria. Si sviluppa invece la tecnica del sillabato, cioè cantare in maniera veloce sulla stessa nota.
Assumono molta importanza i tenori e bassi, che nell’opera seria non erano non erano importanti.

Nascono i concertati di fine atto, soprattutto nel primo e nel secondo atto. Nell’opera buffa si gioca sugli
equivoci. Tutti i personaggi si trovano in una situazione di disorientamento e non riescono a capire cosa sta
succedendo. Ognuno canta un testo diverso ma con la stessa melodia, uno dopo l’altro, non come un coro,
ma creando confusione. Sono tutti destabilizzati, non conta quello che si canta ma come si canta. È la
musica quello che conta. A quel punto è l’opera buffa che porta vitalità. Alla fine del 700. Ad esempio con
Mozart, Don Giovanni, misto di comico e serio. Condiziona la forma strumentali, come concerto, sonata…

Prima fase, opera buffa napoletana. Carlo Goldoni. Momento culminante di ulteriore rinnovamento. Una
quarantina di opere buffe, però non le firma o usa uno pseudonimo. Perché l’opera buffa era considerata
una cosa di basso livello. Compositori che collaborano con lui come Galuppi, Piccinni… Oltre alla parte buffa,
anche una vena sentimentale, patetica, questa cosa di mescolare queste due cose piaceva molto. Dibattiti
molto accesi tra buffonisti italiani a favore e francesi contro.

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