Marte
Marte
Pur presentando temperature medie superficiali Un'immagine a colori del pianeta Marte
piuttosto basse (tra −120 e −14 °C)[4] e scattata dalla sonda Rosetta nel 2007
un'atmosfera molto rarefatta, è il pianeta più
Stella madre Sole
simile alla Terra tra quelli del sistema solare. Le
sue dimensioni sono intermedie tra quelle del Classificazione Pianeta roccioso
nostro pianeta e quelle della Luna, e Parametri orbitali
l'inclinazione del suo asse di rotazione e la
(all'epoca J2000)
durata del giorno sono molto simili a quelle
terrestri. La sua superficie presenta formazioni Semiasse 227 936 637 km
vulcaniche, valli, calotte polari e deserti sabbiosi, maggiore 1,52366231 au[1]
e formazioni geologiche che vi suggeriscono la Perielio 206 644 545[1] km
presenza di un'idrosfera in un lontano passato. 1,381 au
La superficie del pianeta appare fortemente
craterizzata, a causa della quasi totale assenza di Afelio 249 228 730[1] km
agenti erosivi (principalmente, l'attività 1,666 au
geologica, atmosferica e idrosferica) e dalla Circonf. orbitale 1 429 000 000 km
totale assenza di attività tettonica delle placche 9,552 au
capace di formare e poi modellare le strutture
Periodo orbitale 686,9600 giorni
tettoniche.[5][6] La bassissima densità
(1,880794 anni)
dell'atmosfera non è poi in grado di consumare
buona parte delle meteore, che pertanto Periodo 779,96 giorni
raggiungono il suolo con maggior frequenza che sinodico (2,1354 anni)
non sulla Terra. Tra le formazioni geologiche più Velocità orbitale 21,972 km/s (min)
notevoli di Marte si segnalano: l'Olympus Mons,
o monte Olimpo, il vulcano più grande del 24,077 km/s (media)
sistema solare (alto 27 km); le Valles Marineris, 26,499 km/s (max)
un lungo canyon notevolmente più esteso di
quelli terrestri; e un enorme cratere sull'emisfero Inclinazione
1,85061°[1]
boreale, ampio circa il 40% dell'intera superficie sull'eclittica
marziana.[7][8] Inclinazione
rispetto
All'osservazione diretta, Marte presenta 5,65°
all'equat. del
variazioni di colore, imputate storicamente alla Sole
presenza di vegetazione stagionale, che si
modificano al variare dei periodi dell'anno; ma Eccentricità 0,09341233[1]
successive osservazioni spettroscopiche Longitudine del
dell'atmosfera hanno da tempo fatto nodo 49,57854°[1]
abbandonare l'ipotesi che vi potessero essere ascendente
mari, canali e fiumi oppure un'atmosfera
Argom. del
sufficientemente densa. La smentita finale arrivò 286,46230°[1]
perielio
dalla missione Mariner 4, che nel 1965 mostrò
un pianeta desertico e arido, animato da Satelliti 2
tempeste di sabbia periodiche e particolarmente Anelli 0
violente. Le missioni più recenti hanno
Dati fisici
evidenziato la presenza di acqua ghiacciata.[9]
Diametro equat. 6 804,9 km[1][2]
Intorno al pianeta orbitano due satelliti naturali,
Diametro polare 6 754,8 km[1]
Fobos e Deimos, di piccole dimensioni e dalla
forma irregolare. Schiacciamento 0,00589[1]
Superficie 1,448 × 1014 m²[2]
Con l'osservazione al telescopio sono visibili alcuni dettagli caratteristici della superficie,
che permisero agli astronomi dal sedicesimo al ventesimo secolo di speculare sull'esistenza
di una civiltà organizzata sul pianeta. Basta un piccolo obiettivo da 70–80 mm per risolvere
macchie chiare e scure sulla superficie e le calotte polari;[13] già con un 100 millimetri si può
riconoscere il Syrtis Major Planum. L'aiuto di filtri colorati permette inoltre di delineare
meglio i bordi tra regioni di diversa natura geologica.[14] Con un obiettivo da 250 mm e
condizioni di visibilità ottimali sono visibili i caratteri principali della superficie, i rilievi e i
canali.[15] La visione di questi dettagli può essere parzialmente oscurata da tempeste di
sabbia su Marte che possono estendersi fino a coprire tutto il pianeta.[16]
Fu solo sul finire del XIX secolo che attente osservazioni e il miglioramento della tecnologia
permisero di ottenere una visione sufficientemente nitida da distinguere le caratteristiche
del suolo marziano. Il 5 settembre 1877 si verificò un'opposizione perielica e in quell'anno
l'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, in quel momento a Milano, utilizzò un telescopio
di 22 cm per disegnare la prima mappa dettagliata di Marte la cui nomenclatura è ancora
quella ufficiale. Ne risultarono strutture che l'astronomo definì "canali" (successivamente fu
dimostrato che si trattava di illusioni ottiche) in quanto la superficie del pianeta presentava
diverse lunghe linee alle quali egli attribuì nomi di celebri fiumi terrestri.[25][26]
L'errata traduzione in inglese del termine "canali" usato nei lavori di Schiaparelli (venne
usato il termine canal, ovvero "canale artificiale", piuttosto che il generico channel) portò il
mondo scientifico a credere che su Marte vi fossero canali irrigui artificiali,[27] mentre
effettivamente lo scienziato aveva solo parlato di grandi solchi sulla superficie. Influenzato
da queste traduzioni l'astronomo statunitense Percival Lowell fondò un osservatorio,
l'osservatorio Lowell, dotato di un telescopio di 300 e 450 mm che venne usato nella
particolarmente favorevole opposizione del 1894 e nelle successive. Pubblicò diversi libri su
Marte e le sue teorie sull'esistenza di vita sul pianeta, basate anche sull'origine artificiale dei
canali, ebbero una notevole influenza sull'opinione pubblica.[28] Tra gli astronomi che
osservarono gli ormai caratteristici canali marziani si ricordano inoltre Henri Joseph
Perrotin e Louis Thollon di Nizza.[29] Nacque in quel periodo l'immagine di un mondo
vecchio (contrapposto a una Terra di mezza età e a
Venere primitiva), dove la siccità aveva costretto la
matura civiltà marziana a immense opere di
canalizzazione: un topos che avrà notevole successo
in fantascienza.
Le aspettative del grande pubblico vennero disattese quando, nel 1965, la sonda Mariner 4
raggiunse per la prima volta il pianeta non rilevando segni di costruzioni.[32] Il primo
atterraggio di sonde automatiche avvenne undici anni dopo con le missioni Viking I e II;
vennero effettivamente rilevate tracce di vita ma non vennero poi rilevati composti organici
al carbonio in superficie, e quindi i test sulla vita vennero scartati come errati (dalla
successiva scoperta della presenza di composti organici si sono poi aperte discussioni e
dubbi). Dal finire dello scorso secolo Marte è stato nuovamente meta di numerose sonde,
statunitensi ed europee, che hanno portato a un significativo miglioramento delle
conoscenze sul pianeta; grazie alla missione Mars Global Surveyor, terminata verso la fine
del 2006, si sono ottenute infatti mappe molto dettagliate dell'intera superficie di Marte.
Nel 2005 l'amministrazione statunitense ha infine commissionato alla NASA gli studi per
una possibile missione umana fino a Marte.
Esplorazione di Marte
Lo stesso argomento in dettaglio: Esplorazione di Marte.
Numerose sono state le missioni verso Marte intraprese da Unione Sovietica, Stati Uniti,
Europa, Giappone e Cina per studiarne la geologia, l'atmosfera e la superficie.
Circa metà delle missioni tuttavia sono risultate degli insuccessi costituiti da perdite e da
vari inconvenienti tecnici.[33] Anche per questo motivo il pianeta conserva il suo fascino, il
suo mistero e, più in generale, un'ulteriore motivazione per proseguire le ricerche. Le
probabilità di trovare tracce di vita su questo pianeta, così come esso ci appare, sono
estremamente ridotte; tuttavia, se fosse confermata la presenza di acqua in tempi remoti,
aumenterebbero le probabilità di trovare tracce di vita passata.
Le missioni spaziali sono vincolate a finestre di lancio di 2-3 mesi ogni 780 giorni,
corrispondente al periodo sinodico.[34]
Missioni passate
Il primo successo si ebbe nel 1964 con il passaggio in
prossimità di Marte del Mariner 4 della NASA.[33] La
prima osservazione ravvicinata di Marte fu molto
controversa: sebbene da un lato l'entusiasmo del
successo avrebbe dovuto spingere economicamente e
politicamente verso altre missioni, dall'altro i risultati
completamente diversi dalle aspettative di un pianeta
prolifico, con vita e vegetazione, portarono a una
riduzione significativa delle risorse allocate
all'esplorazione del pianeta, annullando e rinviando
alcune missioni già pianificate.[35] Il primo atterraggio
invece avvenne nel 1971 grazie ai sovietici Mars 2 e 3
Vista del suolo di Marte da Viking 1
che però persero i contatti con la Terra pochi minuti (11 febbraio 1978)
dopo.[33] In seguito fu lanciato dalla NASA il
programma Viking del 1975, consistente in due satelliti
orbitanti con un modulo di atterraggio che raggiunsero il suolo nel 1976.[33] Il Viking 1
rimase operativo per sei anni mentre il Viking 2 per tre.[33] Grazie alla loro attività si ebbero
le prime foto a colori della superficie marziana e mappature di qualità tale da essere ancora
usate. Riguardo ai test biologici i risultati furono sorprendenti ma reputati ambigui e
inconcludenti.
Nel 1988 i moduli sovietici del Programma Phobos (Phobos 1 e Phobos 2) furono inviati per
lo studio di Marte e delle sue due lune; il segnale di Phobos 1 fu perduto mentre era in
viaggio e Phobos 2 riuscì a inviare foto del pianeta e di Fobos ma si guastò prima di liberare
due sonde sulla luna.[33]
Dopo il fallimento nel 1992 del Mars Observer,[33] la
NASA inviò nel 1996 il Mars Global Surveyor;[33] la
missione di mappatura fu un completo successo e si
concluse nel 2001. I contatti si interruppero nel
novembre del 2006 dopo dieci anni nell'orbita
marziana. Un mese dopo il lancio del Surveyor, la
NASA lanciò il Mars Pathfinder con a bordo il robot
da esplorazione Sojourner, che atterrò nell'Ares
Vallis;[33] anche questa missione fu un successo e
Francobollo del Lander Mars 3 (Unione divenne famosa per le immagini che inviò sulla
Sovietica, 1972) Terra.
Il 12 agosto 2005 fu la volta del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, che arrivò a
destinazione il 10 marzo 2006 per una missione di due anni. Tra gli obiettivi vi era la
mappatura del terreno marziano e delle condizioni atmosferiche per trovare un luogo di
atterraggio adatto alle successive missioni. Il Mars Reconnaissance Orbiter scattò le prime
immagini di valanghe presso il polo nord del pianeta il 3 marzo 2008.[40]
Il Phoenix Mars Lander, lanciato il 4 agosto 2007, raggiunse il polo nord marziano il 25
maggio 2008.[33] Il modulo era dotato di un braccio meccanico con un raggio d'azione di 2,5
metri in grado di scavare per 1 metro nel suolo, e disponeva inoltre di una telecamera in
miniatura che il 15 giugno 2008 scoprì una sostanza che il 20 dello stesso mese si rivelò
essere acqua.[41][42] La missione si concluse il 10 novembre con la perdita definitiva di ogni
contatto, al sopraggiungere della stagione invernale marziana.
Non ebbe esito positivo invece la missione Fobos-Grunt, diretta verso la luna Fobos,
lanciata nel novembre del 2011 e precipitata a terra nel gennaio successivo, dopo che
problemi tecnici occorsi subito dopo l'immissione in orbita terrestre bassa impedirono la
prosecuzione del viaggio verso il suo obiettivo.[33]
Tra il 2007 e il 2011, l'ESA e la Russia condussero una simulazione del viaggio umano verso
Marte e ritorno, nell'ambito del progetto Mars-500.[43]
Missioni in corso
Nel 2003 l'ESA lanciò il Mars Express Orbiter
assieme al modulo di atterraggio Beagle 2, che fu
Autoscatto del rover Curiosity su Marte,
della missione Mars Science Laboratory,
dichiarato perso agli inizi del febbraio 2004.[33] La
2012 squadra del Planetary Fourier Spectrometer,
alloggiato nel satellite, scoprì la presenza di metano
su Marte. Nel giugno 2006 l'ESA inoltre annunciò
[49]
l'avvistamento di aurore sul pianeta. Visti gli importanti risultati scientifici ottenuti, la
missione è stata prolungata prima fino al 2020,[50] e successivamente fino al 2026.[51]
Il 14 marzo 2016 l'ESA ha lanciato il Trace Gas Orbiter (TGO) e il lander Schiaparelli, parte
della missione ExoMars[55]. Il lander Schiaparelli ha tentato, senza successo, di atterrare il
16 ottobre dello stesso anno[56].
L'agenzia spaziale cinese con la missione Tianwen-1 ha inviato una sonda complessa,
comprensiva di orbiter, lander e del rover Zhurong, con in dotazione un radar di profondità
per mappare la crosta marziana fino a una profondità di 400 metri.[60] Lanciata nel 2020 la
sonda è atterrata su Marte nel 2021.[61][62]
Emirates Mars Mission è la prima missione verso Marte degli Emirati Arabi Uniti; la sonda,
denominata Hope, lanciata nel 2020 e arrivata in orbita marziana nel febbraio 2021, ha
l'obiettivo di studiare l'atmosfera marziana e il suo clima.[63]
Missioni future
Nell'ambito di ExoMars, doveva essere inviato sulla superficie di Marte il rover Rosalind
Franklin in grado di perforare il suolo fino a 2 metri di profondità per stabilire l'eventuale
esistenza di vita passata sul pianeta.[64][65] A tale scopo i campioni forniti dalla perforatrice
verrebbero analizzati da Urey, il rilevatore di materia organica e ossidanti finanziato dalla
NASA, in grado di rilevare anche tracce di molecole organiche e stabilire se siano state
originate da forme di vita o meno e, nel caso, quali condizioni ne hanno provocato la
scomparsa.[66] A causa dell'invasione russa dell'Ucraina del 2022 la cooperazione tra ESA e
Roscosmos è terminata e la missione è stata ritardata a tempo indeterminato.[67]
EscaPADE (Escape and Plasma Acceleration and Dynamics Explorers) è una missione
pianificata della NASA che prevede due orbiter per studiare la struttura, la composizione, la
variabilità e la dinamica della magnetosfera di Marte e dei processi di fuga atmosferica.[68]
Gli orbiter EscaPADE dovevano originariamente essere lanciati nel 2022 su un Falcon
Heavy insieme alle missioni Psyche, tuttavia a causa di cambio del vettore utilizzato è stato
annunciato che verrà lanciato su un volo diverso,[69] pianificato per il 2025.[70][71]
Anche aziende private come SpaceX hanno proposto piani per missioni con equipaggio su
Marte, con l'obiettivo finale di stabilirsi sul pianeta. Per questo a partire dagli anni 2020
l'azienda di proprietà di Elon Musk ha iniziato lo sviluppo del veicolo di lancio
completamente riutilizzabile Starship con l'obiettivo di colonizzare Marte. Nel settembre
2024 Musk ha affermato che l'obiettivo è quello di avere una colonia autosufficiente su
Marte tra circa vent'anni.[80]
Formazione
Marte si formò 4,6 miliardi di anni fa, con una storia simile agli altri tre pianeti terrestri e
cioè a seguito della condensazione della nebulosa solare, per lo più dei silicati. A causa della
distanza superiore dal Sole rispetto alla Terra, durante la fase iniziale della formazione
nell'orbita di Marte si trovava una concentrazione maggiore di elementi con basso punto di
ebollizione, come cloro, fosforo e zolfo, probabilmente spinti via dalle orbite interne dal
forte vento solare del giovane Sole.[81]
La storia del pianeta può essere suddivisa in quattro ere geologiche che caratterizzano la sua
formazione ed evoluzione.
Noachiano
Durante la prima era, compresa tra circa 4,1 e 3,7 miliardi di anni fa, il pianeta fu soggetto
all'intenso bombardamento tardivo, di cui fu vittima anche la Terra. Circa il 60% della
superficie ha dei marcatori risalenti a quell'era, in particolare crateri da impatto. Il più
grande di questi si trova nell'emisfero settentrionale e ha un diametro di circa 10 000 km,
quasi metà della circonferenza del pianeta.[82][83]
Esperiano
Lentamente, in poco più di un miliardo e mezzo di anni, Marte passò da una fase calda e
umida caratteristica del Noachiano a quella di pianeta freddo e arido osservabile
attualmente; questa fase di transizione avvenne durante l'Esperiano, un periodo
caratterizzato da un'intensa attività vulcanica e alluvioni catastrofiche che scavarono
immensi canali lungo la superficie.[88] Sono tipiche di questo periodo le grandi pianure
basaltiche e l'Olympus Mons, il vulcano più alto di tutto il sistema solare.[89] Le continue
eruzioni portarono in superficie grosse quantità di anidride solforosa e acido solfidrico,
mutando le grandi distese di acqua liquida in piccoli bacini di acqua ad alta acidità per via
dell'acido solforico che si andò a formare.[90][91] Sebbene la scomparsa dei fiumi e dei laghi
sia generalmente considerata ascrivibile verso la fine di questa era, un recente modello
realizzato da un team di scienziati statunitensi guidati da Edwin Kite sembra aprire la
possibilità che l'esistenza dei corsi d'acqua sulla superficie sia stata possibile sino a meno di
un miliardo di anni fa.[92][93]
Amazzoniano
L'Amazzoniano, da circa 3 miliardi di anni fa a oggi,
è caratterizzato da un periodo povero di
bombardamenti meteoritici e da condizioni
climatiche fredde e aride simili a quelle attuali. Una
formazione tipica di questa era è l'Amazonis
Planitia, una vasta pianura poco caratterizzata da
crateri.[94][95] Grazie all'attività geologica
relativamente stabile e alla diminuzione degli effetti
caotici del sistema solare, lo studio di queste
formazioni relativamente recenti è possibile
applicando molti principi elementari come la legge
della sovrapposizione o il conteggio di crateri in Confronto tra le dimensioni della Francia
un'area determinata per stimare età e sviluppo e l'Olympus Mons
Parametri orbitali
Lo stesso argomento in dettaglio: Parametri orbitali di Marte.
Struttura interna
Lo stesso argomento in dettaglio: Struttura interna di Marte.
Il mantello, più denso di quello terrestre (di circa 2,35 volte), è composto soprattutto da
silicati e, benché sia inattivo, è all'origine di tutte le testimonianze di fenomeni tettonici e
vulcanici sul pianeta. È stato possibile identificare la composizione del mantello fino a una
pressione di 23,5 GPa e il modello di Dreibus e Wänke indica che la sua composizione
include olivina, clinopirosseno, ortopirosseno e granato.[103]
Il nucleo è composto principalmente da ferro e nichel, con una percentuale intorno al 16%
di zolfo[104] e si estende per un raggio di circa 1 800 km.[104] Molto probabilmente il nucleo è
solido,[105] ma allo stato viscoso; di conseguenza Marte non presenta un campo magnetico
apprezzabile, massimo 1 500 nT[106] né attività geologica di rilievo. Questo comporta la
mancanza di protezione del suolo del pianeta dall'attività di particelle cosmiche ad alta
energia;[107] tuttavia la maggiore distanza dal Sole rende meno violente le conseguenze della
sua attività. Anche se Marte non dispone di un campo magnetico intrinseco, lo studio del
paleomagnetismo ha provato che si sia avuta una polarità alternata attorno ai suoi due poli
grazie al ritrovamento di rocce magnetizzate: le rocce formatesi prima della scomparsa della
magnetosfera sono magnetizzate, a differenza di quelle formatesi dopo.[106]
Idrologia
La presenza di acqua allo stato liquido in superficie è
possibile su Marte in quanto per l'equazione di
Clapeyron (con la quale si calcola il rapporto di
sublimazione di una sostanza tra pressione e
temperatura) alla pressione atmosferica marziana
media nominale, l'acqua è liquida all'incirca sotto i
−40 °C (dipendentemente dall'esatta pressione locale)
per un piccolo intervallo, al di sotto del quale ghiaccia
e al di sopra del quale evapora. Alcuni ritengono che la
pressione atmosferica sia comunque eccessivamente
bassa[108][109] (salvo in zone di elevata depressione e per
brevi periodi di tempo). Il ghiaccio d'acqua però è Foto di una microscopica formazione
abbondante: i poli marziani infatti ne sono ricoperti e rocciosa originata da interazione con
lo strato di permafrost si estende fino a latitudini di acqua ripresa da Opportunity (2004)
[110]
circa 60º. La NASA nel marzo del 2007 annunciò
che se si ipotizzasse lo scioglimento totale delle calotte
polari, l'intero pianeta verrebbe sommerso da uno strato d'acqua profondo 11 metri.[111]
Si ritiene che grandi quantità di acqua siano intrappolate sotto la spessa criosfera marziana.
La formazione della Valles Marineris e dei suoi canali di fuoriuscita dimostrano che durante
le fasi iniziali della storia di Marte fosse presente una grande quantità di acqua allo stato
liquido. Una testimonianza la si può ritrovare nella Cerberus Fossae, una frattura della
crosta risalente a 5 milioni di anni fa, dalla quale proviene il mare ghiacciato visibile sulla
Elysium Planitia con al centro la Cerberus Palus.[112][113] Tuttavia è ragionevole ritenere che
la morfologia di questi territori possa essere dovuta alla stagnazione di correnti laviche
anziché all'acqua.[114] La struttura del terreno e sua inerzia termica paragonabile a quella
delle pianure di Gusev, assieme alla presenza di formazioni coniche simili a vulcani,
avvalorano la seconda tesi. In più la stechiometria molare frazionaria dell'acqua in quelle
aree è solamente del 4% circa,[115] fatto attribuibile più a minerali idrati[116] che alla presenza
di ghiaccio superficiale.
Grazie alle fotografie ad alta risoluzione del Mars Global Surveyor, è stata riscontrata la
presenza di complesse reti naturali di drenaggio, apparentemente dotate di affluenti e corsi
principali. Sono inoltre piuttosto frequenti elementi morfologici interpretabili come conoidi
di deiezione e delta fluviali, che implicano un agente allo stato liquido con caratteristiche
reologiche simili a quelle dell'acqua e non presentano differenze significative rispetto agli
analoghi terrestri. La missione del rover Mars Science Laboratory (noto come Curiosity) ha
consentito per la prima volta la ripresa di immagini ravvicinate di sedimenti marziani
interpretabili senza ambiguità come depositi alluvionali e deltizi originati da corsi d'acqua,
con caratteri sedimentologici del tutto assimilabili a quelli terrestri[117].[118]
Il Mars Global Surveyor tuttavia ha anche fotografato alcune centinaia di esempi simili a
canali di trasudamento presso crateri e canyon. Questi burroni (gully) sono maggiormente
presenti su altipiani dell'emisfero australe e tutti hanno un orientamento di 30° rispetto al
polo meridionale.[119] Non sono state riscontrate erosioni o crateri lasciando supporre una
loro formazione piuttosto recente.
Il 28 settembre 2015, la NASA ha annunciato di avere delle prove concrete che sulla
superficie di Marte scorra acqua salata allo stato liquido sotto forma di piccoli ruscelli ma si
tratta comunque di speculazione e non di osservazione diretta.[128] Invece le analisi radar
condotte dal 2012 al 2015 dalla sonda Mars Express hanno permesso di rilevare senza alcun
dubbio una distesa di acqua salata allo stato liquido sotto la calotta polare australe.[129][130]
Superficie
Lo stesso argomento in dettaglio: Superficie di Marte.
L'attività vulcanica è stata molto intensa, come testimonia la presenza di imponenti vulcani.
Il maggiore di essi è l'Olympus Mons, che, con una base di 600 km e un'elevazione pari a
circa 24 km rispetto alle pianure circostanti, è il maggior vulcano del sistema solare[132].
Esso è molto simile ai vulcani a scudo delle isole Hawaii, originatisi dall'emissione per
lunghissimi tempi di lava molto fluida.[133] Uno dei motivi per i quali tali giganteschi edifici
vulcanici sono presenti è che, per l'appunto, la crosta marziana è priva della mobilità delle
placche tettoniche. Questo significa che i punti caldi da cui sale in superficie il magma
battono sempre le stesse zone del pianeta, senza spostamenti nel corso di milioni di anni di
attività. La ridotta forza di gravità ha certamente
agevolato la lava, che su Marte ha un peso di poco
superiore a quello dell'acqua sulla Terra. Questo
rende possibile una più facile risalita dal sottosuolo
e una più ampia e massiccia diffusione sulla
superficie.
Il Thermal Emission Imaging System (THEMIS) montato sul Mars Odyssey ha rilevato sette
possibili ingressi di caverne sui fianchi del vulcano Arsia Mons.[139] Ogni caverna porta il
nome delle persone amate degli scopritori.[140] Le dimensioni di questi ingressi vanno da
100 a 252 m in larghezza e si ritiene che la loro profondità possa essere compresa tra
73 e 96 m. A parte la caverna "Dena", tutte le caverne non lasciano penetrare la luce
rendendo impossibile stabilirne le esatte dimensioni interne.
Nomenclatura
Lo stesso argomento in dettaglio: Nomenclatura di Marte.
Tra le prime mappe in cui furono definiti i nomi della superficie del pianeta si ricordi quella
del 1877 per opera di Giovanni Schiaparelli, il quale determinò e descrisse le principali
conformazioni ricavando i nomi da termini indicanti antichi popoli (Ausonia), dei, luoghi
geografici (Syrtis Major, Benacus Lacus), esseri mitologici (Cerberus, Gorgonium Sinus),
ecc.[142] Sono poi seguite altre mappe come quelle di Lowell (1894), Antoniadi (1909), De
Mottoni (1957).
La gravità su Marte
Marte ha una massa pari ad appena l'11% di quella terrestre, mentre il suo raggio
equatoriale misura 3 392,8 km. Sulla superficie di Marte l'accelerazione di gravità è
mediamente pari a 0,376 volte quella terrestre. A titolo d'esempio, un uomo con una massa
di 70 kg che misurasse il proprio peso su Marte facendo uso di una bilancia tarata
sull'accelerazione di gravità terrestre registrerebbe un valore pari a circa 26,3 kg.[145]
Atmosfera
Lo stesso argomento in dettaglio: Atmosfera di Marte.
Composizione atmosferica[146]
Anidride carbonica (CO2) 95,32%
Azoto (N2) 2,7%
Argon (Ar) 1,6%
Ossigeno (O2) 0,13%
Monossido di carbonio (CO) 0,08%
Acqua (H2O) 0,021%
Monossido di azoto (NOx) 0,01%
Neon (Ne) tracce
Kripton (Kr) tracce
Xeno (Xe) tracce
Ozono (O3) tracce
Metano (CH4) tracce[147]
Il sottile strato atmosferico di Marte è
visibile sull'orizzonte dell'area di La magnetosfera di Marte è assente a livello globale e,
in seguito alle rilevazioni del magnetometro MAG/ER
Argyre Planitia. A sinistra è visibile il
cratere Galle. (Viking 1, 1976). del Mars Global Surveyor e considerando che è stata
constatata l'assenza di magnetismo sopra i crateri
Argyre e Hellas Planitia,[148] si presume sia scomparsa
da circa 4 miliardi di anni; i venti solari colpiscono quindi direttamente la ionosfera. Questo
mantiene l'atmosfera del pianeta piuttosto sottile per via della continua asportazione di
atomi dalla parte più esterna della stessa. A riprova di questo fatto sia il Mars Global
Surveyor sia il Mars Express hanno individuato queste particelle atmosferiche ionizzate
allontanarsi dietro il pianeta.
Clima
Tra tutti i pianeti del sistema solare Marte è quello
con il clima più simile a quello terrestre per via
dell'inclinazione del suo asse di rotazione. Le
stagioni tuttavia durano circa il doppio dato che la
distanza dal Sole lo porta ad avere una rivoluzione
di poco meno di 2 anni. Le temperature variano dai
−140 °C degli inverni polari a 20 °C dell'estate. La
forte escursione termica è dovuta anche al fatto che
Marte ha un'atmosfera sottile (e quindi una bassa
pressione atmosferica) e una bassa capacità di
trattenere il calore del suolo.[155]
Una differenza interessante rispetto al clima Immagine ripresa dal telescopio spaziale
terrestre è dovuta alla sua orbita molto eccentrica. Hubble il 28 ottobre 2005 che mostra una
Infatti Marte è prossimo al periastro quando è vasta tempesta di sabbia in prossimità
estate nell'emisfero meridionale (e l'inverno in dell'equatore del pianeta
quello settentrionale) e vicino all'afastro nella
situazione opposta. La conseguenza è un clima con
una maggiore escursione termica nell'emisfero sud rispetto a quello nord che è
costantemente più freddo. Infatti le temperature estive dell'emisfero meridionale possono
essere fino a 30 °C più elevate di quelle di un'equivalente estate in quello nord.[156]
Rilevanti sono anche le tempeste di sabbia che possono estendersi su una piccola zona così
come sull'intero pianeta. Solitamente si verificano quando Marte si trova prossimo al Sole
ed è stato dimostrato che aumentano la temperatura atmosferica del pianeta, per una sorta
di effetto serra.[157]
In particolare la tempesta di sabbia del 2018 è stata una delle più studiate con due rover sul
suolo marziano a effettuare misurazioni a terra (Opportunity e Curiosity) e cinque sonde
attive in orbita (2001 Mars Odyssey, Mars Express, Mars Reconnaissance Orbiter, Mars
Orbiter Mission e MAVEN).[158]
Entrambe le calotte polari sono composte principalmente da ghiaccio ricoperto da uno
strato di circa un metro di anidride carbonica solida (ghiaccio secco) al polo nord, mentre lo
stesso strato raggiunge gli otto metri in quello sud, la sovrapposizione del ghiaccio secco
sopra a quello d'acqua è dovuto al fatto che il primo condensa a temperature molto più
basse e quindi successivamente a quello d'acqua in epoca di raffreddamento.[159] Entrambi i
poli presentano dei disegni a spirale causati dall'interazione tra il calore solare disomogeneo
e la sublimazione e condensazione del ghiaccio. Le loro dimensioni variano inoltre a
seconda della stagione.[160]
Satelliti naturali
Lo stesso argomento in dettaglio: Satelliti naturali di Marte.
Sui punti lagrangiani dell'orbita di Marte gravitano degli asteroidi troiani. Il primo, 5261
Eureka, fu individuato nel 1990. Seguirono (101429) o 1998 VF31, (121514) o 1999 UJ7 e
2007 NS2. con l'eccezione di UJ7 che si trova nel punto troiano L4, tutti gli asteroidi si
posizionano in L5.[165] Le loro magnitudini apparenti vanno da 16,1 a 17,8[165] mentre il loro
semiasse maggiore è di 1,526 au.[165] Un'osservazione approfondita della sfera di Hill
marziana, con l'eccezione della zona interna all'orbita di Deimos che è resa invisibile dalla
luce riflessa da Marte, può escludere la presenza di altri satelliti che superino una
magnitudine apparente di 23,5 che corrisponde a un raggio di 90 m per un'albedo di
0,07.[166]
Astronomia su Marte
Lo stesso argomento in dettaglio: Astronomia su Marte.
L'8 maggio 2003 alle 13:00 UTC il Mars Global Surveyor fotografò la Terra e la Luna in quel
momento molto vicine all'elongazione angolare massima dal Sole e a una distanza di
0,930 au da Marte. Le magnitudini apparenti ricavate risultarono essere −2,5 e +0,9.[168]
Tali magnitudini tuttavia sono soggette a notevoli variazioni dovute alla distanza e alla
posizione di Terra e Luna. Da Marte inoltre è possibile vedere il transito della Terra davanti
al Sole. Il più recente si è verificato l'11 maggio 1984[169] mentre il prossimo è previsto per il
10 novembre 2084.
Fobos appare da Marte con un diametro angolare
ampio circa un terzo rispetto a quello della Luna vista
dalla Terra mentre Deimos, per le sue dimensioni,
appare come una stella. Un osservatore potrebbe
vedere il transito dei due satelliti davanti al Sole anche
se per Fobos si dovrebbe parlare di un'eclissi parziale
della stella, mentre Deimos risulterebbe come un
punto sul disco solare.
Vita su Marte
Lo stesso argomento in dettaglio: Vita su Marte.
Sin dalla missione dei landers Viking, arrivati su Marte nel 1976, si condussero esperimenti
biologici per la ricerca di tracce attribuibili a forme di vita, che in effetti riportarono risultati
sorprendenti ma vennero ritenuti ambigui e inconclusivi.
Connessioni storiche
Marte prende il suo nome dal dio romano della guerra, Mars. Gli astronomi babilonesi lo
nominavano Nergal, la loro divinità del fuoco,[175] della distruzione e della guerra, molto
probabilmente proprio per la sua colorazione rossastra. Quando i Greci identificarono
Nergal con il loro dio della guerra Ares, lo chiamarono Ἄρεως ἀστἡρ (Areos aster) o "Stella
di Ares". A seguito della successiva identificazione presso gli antichi Romani di Ares con
Mars, la denominazione venne tradotta in stella Martis o semplicemente Mars. I Greci lo
chiamavano anche Πυρόεις (Pyroeis) o "infuocato".
Nella mitologia Indù Marte era conosciuto come Mangala (मंगल).[176] In sanscrito era noto
come Angaraka dal nome del dio celibe della guerra che possedeva i segni dell'Ariete e dello
Scorpione e insegnava le scienze occulte. Per gli Egizi era Ḥr Dšr o "Horus il Rosso". Gli
Ebrei lo chiamavano Ma'adim ( )מאדיםo "colui che arrossisce"; da qui inoltre deriva il nome
di uno dei maggiori canyon di Marte: la Ma'adim Vallis. Gli Arabi lo conoscono come al-
Mirrikh, i Turchi come Merih e in urdu e in persiano è noto come Merikh ()مریخ: sono
evidenti le somiglianze della radice del termine ma l'etimologia della parola è sconosciuta.
Gli antichi Persiani lo chiamavano Bahram ( )بهرامin onore del dio della fede zoroastriana. I
cinesi, giapponesi, coreani e vietnamiti si riferiscono al pianeta come "Stella infuocata" (火
星), nome che deriva dalla mitologia cinese del ciclo dei cinque elementi.
Il simbolo del pianeta, derivante dal simbolo astrologico di Marte, è un cerchio con una
freccia che punta in avanti. Simboleggia lo scudo e la lancia che il dio romano usava in
battaglia. Lo stesso simbolo è usato in biologia per identificare il genere maschile e in
alchimia per simboleggiare l'elemento ferro a causa del colore rossastro del suo ossido che
corrisponde al colore del pianeta. Il suddetto simbolo inoltre occupa la posizione Unicode
U+2642.[177]
"Marziani" intelligenti
La credenza, un tempo universalmente accettata, in
base alla quale Marte fosse popolato da marziani
intelligenti, ha origine alla fine del XIX secolo a
causa delle osservazioni telescopiche di Giovanni
Schiaparelli di strutture reticolari e di ombre estese
sulla superficie marziana, che egli definì "canali" e
"mari" similmente per quanto avverrebbe
riferendosi all'orografia terrestre. Schiaparelli non
volle prendere posizione sulla questione se i canali
fossero naturali o artificiali, ma un'errata
traduzione del termine "canali" in inglese e francese
lasciò suggerire la seconda, più intrigante ipotesi.
Tale terminologia fu proseguita nei libri di Percival
Lowell. Le loro opere infatti descrivevano Marte
ipotizzandolo come un pianeta morente la cui civiltà
Una pubblicità del 1893 con riferimenti
all'idea che Marte fosse abitato
cercava, appunto con detti canali, di impedirne
l'inaridimento.[178] In realtà le conformazioni
orografiche osservate erano dovute ai limiti ottici
dei telescopi usati dalla Terra, inadatti a osservare i precisi e reali dettagli della superficie.
«Fu solo in seguito che mi balenò nella mente l'idea che i disturbi da me captati
potessero essere dovuti a un controllo intelligente. Anche se non potevo decifrarne il
significato, mi fu impossibile pensarli come puramente accidentali. Continua a crescere
in me la sensazione di essere stato il primo a sentire il saluto di un pianeta a un
altro[180].»
La tesi di Tesla venne avvalorata da Lord Kelvin che, mentre era in visita negli Stati Uniti
nel 1902, venne sentito affermare che Tesla aveva captato segnali marziani diretti agli stessi
Stati Uniti.[181] Tuttavia, Kelvin in seguito smentì quella dichiarazione poco prima di lasciare
il paese.
In un articolo del New York Times del 1901, Edward Charles Pickering, direttore
dell'Harvard College Observatory, dichiarò di aver ricevuto un telegramma dall'osservatorio
Lowell in Arizona che confermava i tentativi di Marte di entrare in contatto con la Terra.[182]
Pickering in conseguenza di queste convinzioni propose di installare in Texas un sistema di
specchi con l'intento di comunicare con i marziani.
Negli ultimi decenni, i progressi nell'esplorazione di Marte (culminati con il Mars Global
Surveyor) non hanno rilevato alcun tipo di testimonianza di civiltà presenti o passate.
Nonostante le mappature fotografiche, persistono alcune speculazioni pseudoscientifiche
riguardo ai "canali" di Schiaparelli o al Volto su Marte.[183][184]
Bandiera di Marte
Lo stesso argomento in dettaglio: Bandiera di Marte.
A capo della vasta produzione spicca il romanzo La guerra dei mondi[186] di H. G. Wells,
pubblicato nel 1898, nel quale i marziani abbandonano il loro pianeta morente per invadere
la Terra. Negli Stati Uniti il 30 ottobre 1938 venne trasmesso in diretta un adattamento del
romanzo in forma di una finta radiocronaca, in cui la voce di Orson Welles annunciava alla
popolazione che i marziani erano sbarcati sulla Terra; molte persone, credendo a queste
parole, furono prese dal panico.[187]
L'autore Jonathan Swift aveva fatto menzione delle
lune marziane 150 anni prima della loro effettiva
scoperta da parte di Asaph Hall, dando addirittura
una descrizione piuttosto dettagliata delle loro
orbite, nel romanzo I viaggi di Gulliver.[188]
Dopo l'arrivo delle fotografie dei Mariner e Viking si svelò il vero aspetto del pianeta rosso:
un mondo senza vita e senza i famosi canali e mari. Le storie di fantascienza si
concentrarono così nella futura terraformazione di Marte, come nella Trilogia di Marte di
Kim Stanley Robinson,[191] che descriveva in maniera realistica delle colonie terrestri su
Marte.
Nella serie di romanzi The Expanse scritta da James S. A. Corey, Marte è completamente
colonizzata dagli umani e in piena terraformazione. I coloni vivono all'interno di cupole
protettive e lavorano tutti quanti insieme al grande progetto di trasformare Marte in un
pianeta come la Terra. Innumerevoli sono le citazioni nei romanzi dell'Olympus Mons o
della Valles Marineris.
Note
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Note
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