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1 Storia

Il documento esplora l'evoluzione dell'economia e della storia economica, evidenziando il legame tra eventi economici e sociali. Analizza le transizioni da società tradizionali a tecnologiche, il concetto di crescita e sviluppo economico, e le differenze tra l'Europa e la Cina in termini di libertà politica e innovazione. Viene discusso il ruolo delle istituzioni, della divisione del lavoro e delle innovazioni nel favorire lo sviluppo economico, con particolare attenzione all'importanza delle città italiane nel commercio medievale.

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Il documento esplora l'evoluzione dell'economia e della storia economica, evidenziando il legame tra eventi economici e sociali. Analizza le transizioni da società tradizionali a tecnologiche, il concetto di crescita e sviluppo economico, e le differenze tra l'Europa e la Cina in termini di libertà politica e innovazione. Viene discusso il ruolo delle istituzioni, della divisione del lavoro e delle innovazioni nel favorire lo sviluppo economico, con particolare attenzione all'importanza delle città italiane nel commercio medievale.

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18/09/2023

Economia: Nata nel XVI secolo, serve per studiare la gestione delle risorse, distribuzione e
consumo delle risorse, sia del singolo individuo sia dell’assetto sociale di uno stato.
Storia Economica: studia insieme di eventi e vicende economiche che hanno segnato l’uomo a
livello individuale, collettivo e aziendale. Vi è uno stretto legame tra storia sociale e storia
economica.
Gli elementi di riferimento della storia economica sono: - periodo di riferimento, - attori (soggetti
economici, e i loro comportamenti), -fatti economici
I fatti economici sono principalmente 3:
- Cosa produrre= individua i bisogni delle persone
- Come produrre= le risorse
- Come distribuire il prodotto= quale sistema economico utilizzare
Questi cambiano nel corso del tempo e della localizzazione geografica, è dunque relativa alla
cultura. La storia economica è dunque una materia dinamica.
Esistono tre tipi di “sviluppo”:
1) Crescita economica (è una formula: numero), aumento dei beni e servizi prodotti in una
determinata società, questa può essere si positiva che negativa, calcolabile attraverso il PIL
e PNL.
2) Sviluppo Economico, il cambiamento economico accompagnato da un cambiamento
strutturale
3) Progresso economico, crescita/sviluppo + componente critica (effetti sulla società)
Legge dei rendimenti decrescenti, legge con cui si muove lo sviluppo di un paese, per far crescere,
si aumenta il lavoro o miglioramento della resa dei fattori, questa legge sostiene che più
aumentano le unità di fattori più però la produzione decresce, è dunque una parabola decrescente.
Come si superano queste limitazioni? Attraverso le innovazioni, sia di modello che di tecnica.
Si studia dalle società tradizionali a quelle tecnologiche.
Società tradizionali:
si basava su un mondo rurale, il bisogno primario è la sopravvivenza è dunque la terra il bene
primario, gli individui non sono specializzati bensì si occupano di molteplici mansioni, il mercato
risulta limitato inquanto il mercato di riferimento è solitamente la famiglia allargata, la limitazione
del mercato è dovuta anche all’assenza di moneta (viene utilizzata solo raramente).
L’immobilizzazione sociale, la distinzione di sesso e le credenze religiose sono alla base della
cultura e della difficoltà di cambiamento. Questo tipo di società è statica.
Società tecnologiche:
vi è maggiore produzione, dunque, si può scambiare (vi è un sovrappiù di produzione), il lavoro si
specializza, e la moneta si sviluppa di pari passo con le innovazioni bancarie come il credito. Lo
sviluppo porta a società più complesse, a mobilità sociale e dunque alla possibilità d’istruzione e
allo sviluppo della scienza.
Le società sono dunque dinamiche e si evolvono.
Si passa da un’economia del dono ad un’economia del mercato (inquanto si sviluppa la moneta).
PP2
L’affermazione della civiltà industriale fu un fenomeno lento che impiegò molti anni, ma in
confronto al passaggio dalle civiltà primitive a quelle stanziali fu molto più rapido. Questo
cambiamento prevede dei passaggi come i cambiamenti nel settore agricolo-rurale, i processi di
urbanizzazione e l’espansione del commercio. Ed è caratterizzato da un affermarsi dell’Europa
occidentale.
Grande divergenza: affermazione progressiva dell’Europa occidentale come area più ricca e
potente del pianeta, questo processo fece superare i limiti tipici dell’economia agrarie
preindustriali. L’accelerazione di sviluppo ad ovest si contrappone ad un rallentamento dell’est.
Questa differenza è dovuta a degli elementi esplicativi come:
- Caratteristiche fisiche
- Demografia
- Istituzioni
Alcune caratteristiche fisiche dell’Europa sono il clima, le risorse, la demografia e le istituzioni.
Tutta l’Eurasia ha caratteristiche simili per quanto riguarda il clima la conformazione geologica e
una grande quantità d’acqua utile per il commercio, questi elementi fisici sono si importanti ma
non vincolanti. Sotto il punto di vista demografico, nella zona mediterranea la popolazione è più
concentrata e più raccolta rispetto all’est soprattutto Cina, questa caratterista è favorevole per la
popolazione in quanto permette di scambiare idee e di tramandare concetti, idee valori in modo
più veloce, aumenta l’interazione tra popoli. L’elevata densità abitativa stimola innovazione, questo
perché essendo le risorse limitate poiché ci sono più persone, le persone devono ingegnarsi per
poter sopravvivere e dunque dovranno utilizzare innovazione per superare le problematiche.
Quello del processo dello sviluppo economico è stato favorito nel 300’ con la peste nera, questo
perché pur avendo uno shock negativo sulla popolazione, in realtà tiene sotto controlla la crescita
della popolazione e si evita la ‘’trappola Malthusiana’’, la peste è mortale e dunque tiene sotto
controllo la quantità di popolazione.
Trappola Malthusiana: è formulata da Thomas Malthus, pubblica un saggio in cui studia la crescita
della popolazione, è una ricerca fatta studiando i dati della popolazione, egli scopre che la crescita
della popolazione è limitata dalla quantità di risorse alimentare disponibili in quella determinata
zona, il tetto malthusiano è dunque il limite massimo di crescita della popolazione in relazione con
le risorse. C’è secondo lui in punto in cui le due linee quella della risorsa e quella della popolazione
si incontrano, egli sostiene che la popolazione cresce più velocemente rispetto alle risorse
alimentari, dunque ci sono due soluzioni/critiche, 1) Thomas studia un sistema chiuso, dunque un
sistema in cui non vi è innovazione e dove è difficile che la quantità di risorse aumenti, mentre in
un sistema dove vi è innovazione il tetto si può spostare e dunque teoricamente sarà più difficile
arrivare a quel tetto; 2) la popolazione, in realtà le crisi demografiche legate al tetto malthusiano
non sono sempre legate alle risorse, in quanto difficilmente ci si arriva, in realtà.
Entrambi questi limiti sono veri, dunque quest’economia della scarsezza esiste, ci si avvicinerà al
tetto malthusiano ma non ci si arriverà mai, questo perché esistono due tipi di freni:
1) freno compulsivo, ovvero quelli non prevedibili che aumentano la mortalità es. peste nera;
2) freni preventivi, fare qualcosa per prevenire la natalità, es. alzare l’età del matrimonio o
come oggi sistema anticoncezionale, questi possono essere anche freni culturali.
Uno non esclude l’altro.
Douglas North, studia i processi di modernizzazione dei paesi, egli si basa sui fatti che hanno
permesso agli stati di svilupparsi, egli sostiene che il progresso economico si ottiene attraverso
adeguati cambiamenti istituzionali, egli considera le istituzioni come delle regole formali e
informali, queste regole devono riguardare la buona gestione della società, e devono controllare il
modo in cui gli individui e i gruppi raggiungono i loro obbiettivi. Il miglioramento nelle istituzioni
rende più efficiente l’economia e sono in grado di portare allo sviluppo economico delle nazioni.
Razionalità economica: La concezione di «razionalità» in economia è quella che assume la forma di
soluzione di un problema di ottimizzazione in base alla ricerca dell’interesse personale. Legata alla
razionalità economica c’è il concetto di razionalità utilitaristica dove gli attori economici usano
mezzi e fini dati per ottenere la massimizzazione dei propri interessi.
Confronto fra aree: confronto tra l’Europa e Cina. Gli elementi comuni sono vari:
- trasmissione scritta del sapere
- economia basata sull’agricoltura e sull’uso di macchinari o strumenti per la produzione
- sviluppo dei commerci
- sviluppo delle infrastrutture
- umo al centro della società
Tra gli elementi diversi:
- libertà politica dell’Europa, il che riguarda sia la giustizia che l’utilizzo di un governo
democratico
- libertà di pensiero europea, che vuol dire libero accesso alla conoscenza
- uomo libero di scegliere e non vincolato dallo stato
- la possibilità di avere relazioni orizzontali
- e la separazione dei poteri in campo religioso economico e
politico.
Adam Smith, sostiene che la divisione del lavoro porta alla crescita
economica nelle società preindustriali, questo è il metodo per aumentare
la produttività del lavoro. Con divisione del lavoro si può intendere anche
la specializzazione di un numero di operazioni che i dipendenti svolgono
in modo ripetuto, le persone si specializzano e dunque diventano più
efficienti. Ci si specializza attraverso la pratica/per esperienza, questo
tipo di apprendimento non è pero trasmissibile, un altro limite della
divisione del lavoro è la domanda del mercato, inquanto se si aumenta la
produzione anche il mercato deve andare di pari passo. Vi è la necessità di scambiare i beni
prodotti, lo scambio è fatto in base al costo opportunità (ovvero il valore di beni o servizi a cui un
individuo rinuncia quando opera una scelta tra diverse alternative). VEDI APPROFONDIMENTO
Dalla caduta dell’Impero Romano l’Europa entra in crisi, ha una ripresa nel 1000, dal 1200 si ha una
rifioritura economica, in particolare nelle città stato italiane, in quanto sviluppò delle tecniche
commerciali, l’Europa era stata sempre importatrice di beni, ma dal 1200, l’Europa diventa
esportatrice in tutto il mondo, in quanto diventa produttrice di prodotti (es. sapone/carta). Alla
base di questo sviluppo ci sono le città italiane con le loro innovazioni. Si sviluppano nelle città in
quanto sono degli agglomerati non legati alla produzione agricola, ma sono legati al commercio, in
queste città i mercanti godono di determinati diritti, si fonda dunque nelle città perché qua
avvengono gli scambi, due fondamenti del sistema mercantile sono;
- Le corporazioni: corporazioni degli artigiani (che hanno un ruolo molto importante in età
medievale che verrà poi meno nel corso del tempo): gruppi che si autoregolano e che
gestiscono attività in sistema di monopolio > si tratta di un’associazione di maestri e
padroni di botteghe che riunisce quelli che fanno un determinato lavoro che si può svolgere
solo se si fa parte della corporazione di riferimento. In età medievale le corporazioni sono
numerosissime, e sono un controllo dell’offerta che hanno come scopo primario la qualità
del prodotto, poi ha scopi sociali (scopi di formazione e di tutela sociale perché spesso
aiutano gli associati — con la rivoluzione industriale saranno necessarie altre forme di
tutela (come i sindacati) delle persone venendo meno il meccanismo corporativo) e religiosi
(aiuto reciproco), spesso infatti le corporazioni hanno le loro chiese, organizzano funzioni
religiose per la città e hanno un ruolo politico. Se da un lato le corporazioni organizzano
l’attività al tempo stesso la ingessano anche, perché se dovesse, ad esempio, arrivare
qualcuno nella città che vuole cambiare il modo di produrre trova un blocco, quindi la
corporazione può diventare un freno nel meccanismo di innovazioni. Dove le corporazioni
saranno superate ci sarà maggiore sviluppo del nuovo modello più libero
- Le camere dei mercanti
Il loro lavoro congiunto porta allo sviluppo economico. L’Italia acquista centralità grazie alla sua
posizione geografica che la rendeva ponete naturale tra l’Europa, il Nord Africa e il Vicino Oriente.
Grande è il ruolo dell’Italia dal punto di vista manifatturiero, commerciale e finanziario. Dentro e
questi poli italiani (veneziani, pisani, genovesi) forti c’è poi il primato veneziano, primato instabile
perché saranno chiamati a fare continue guerre, dunque Venezia diventò la Porta d’Oriente. Essere
al centro del commercio voleva dire essere al centro di attività di trasporto e questo porta anche
ad una grande costruzione di navi, come l’arzanà dei veneziani. Costruzione di navi vuol dire a sua
volta necessità di competenze tecnologiche e necessità di affinare gli strumenti economici.
Il primato veneziano da luogo alla creazione di istituzioni economiche al servizio dei commerci,
necessarie per organizzare queste spedizioni in oriente, con l’obbiettivo principale di ridurre il
rischio. In tal senso nascono:
- Le Commende: ovvero la creazione di società che vedono una serie di persone che si
accordano per mettere ognuna una certa quantità di soldi dando vita ad una società
formalizzata. Tendenzialmente si faceva una società per ogni spedizione che durava qualche
anno. Questo poi porta alla necessità di un ulteriore passaggio perché ci sono coloro che
sono interessati all’attività e vogliono partecipare e quelli che invece vogliono solo investire
dei soldi, questo porta alla nascita delle società con soci che avranno una responsabilità
limitata, soci che rispondo limitatamente al capitale conferito e questo rende più facile il
raccoglimento di capitali perché riduce il rischio. Terzo passaggio vedrà la nomina di
capitali, che vede società con tutti soci con responsabilità limitata.
- L’assicurazione, si sviluppano società che assicurano, che prevedono che se si fa una
società, si perde ma si è pagato in precedenza un assicuratore, verrà in parte rimborsato ciò
che si è perso.
- Varie forme di credito: ai mercanti e al consumo, per cui nascono dei banchi che
appartengono alle città e quindi sono pubblici che raccolgono denaro e lo prestano allo
stato, c’è quindi un’attività di prestito al governo, si fornisce del capitale che viene pretesto
al governo che paga degli interessi.
Si scatena però nell’età medievale la questione sulla legittimità dell’attività di credito, condannata
dai padri della chiesa perché si basa sul tempo che è però di dio. È naturale però che meno
garanzie ha colui che vuole il credito più sale l’interesse; quindi, spesso l’attività di prestito era
collegata all’usura. Anche i credenti però si resero poi conto che il credito è necessario, ed è vero
che se presto denaro mi arricchisco sul tempo, ma se presto denaro e quindi rinuncio ad usare
ricchezze mie e tu con il mio denaro guadagni, è legittimo che anche io abbia la mia parte. Si fa
quindi una distinzione tra il credito al consumo e l’usura e in ambiente francescano si comincerà a
considerare legittima l’attività creditizia. Quindi si creano queste attività che creano la fortuna.
partita doppia: modo di tenere la contabilità volto a regolare entrate e uscite per valutare
l’andamento degli affari
diritto commerciale (ius mercatorum): l’attività economica da luogo a controversie e questo porta
alla necessità di un diritto commerciale utile per stabilire regole, fondare tribunali; si trattava infatti
di un diritto commerciale internazionale creato dalla classe mercantile.
La necessità di dare vita a dei contratti portò in Italia all’affermazione di una nuova professione:
notai: la cui attività è importantissima poiché va a conservare gli atti tra le parti e serve in casi di
controversie, ma anche di passaggi di eredità. Tale figura era già esistita in precedenza ma con
valenza privata; infatti, nell’età medievale i pittori che vanno a dipingere sottoscrivono un atto
notarile in base al quale viene stipulato un contratto da parte della chiesa, monastero.
Le innovazioni istituzionali iniziate nelle città italiane continuarono anche quando esse andarono in
crisi, con dei perfezionamenti. Avremo quindi:
- la borsa: luogo di operazioni commerciali e finanziarie (la prima nasce ad Anversa nel 1531)
- Servizio postale
- Brevetto: tutelava lo sfruttamento commerciale
- Codici di commercio: in cui veniva specificata cos’è la società, i vari tipi di società esistenti
Ne consegue che le città europee che si dotano di queste cose acquistano punti rispetto a chi
rimane fermo e quindi la distanza si ampia perché in queste realtà si accumulano conoscenze, chi
non le ha vede crescere la sua distanza notevolmente.
Il commercio rappresenta la prima fonte di ricchezza, per approvvigionarsi nuovi prodotti, bisogna
aprire nuove rotte commerciali, e dunque sono incentivati alle esplorazioni geografiche. Lo
sviluppo della tecnologia permette di viaggiare tutto il globo. Le esplorazioni geografiche furono
avviate prima da spagnoli poi da portoghesi, olandesi e inglesi. Gli esclusi da questo fenomeno
sono Italia e Cina. Sono esclusi per vari motivi, l’Italia è esclusa dalle esplorazioni geografiche
perché di base era uno stato troppo piccolo per poter espandersi e creare delle colonie ed inoltre
avevano poca capacità di innovazione ingegneristica; d’altra parte, la Cina riteneva che l’impero
fosse autosufficiente e dunque non ci fosse la necessità di espandersi, inoltre il mercato cinese non
aveva il potere di quello europeo ed infine la Cina è uno stato locked in.
Le esplorazioni permettono di importare nuovi prodotti come cacao, caffè e tabacco, inoltre da li a
poco si vedrà il fenomeno del commercio triangolare, ovvero la tratta degli schiavi. Si scoprono
inoltre dei giacimenti di materiali preziosi in sud America.
Le caratteristiche di questo mercato fino al 1000, era dominato dall’offerta, questo perché
venivano commerciati prodotti di alta qualità, era il mercante che sceglieva cosa mettere sul
mercato, il commercio era riservato ad una stretta fetta di persone, poiché servivano le monete
che non tuti i cittadini possedevano. I primi cambiamenti si verificano quando tra 11sec. e il12sec.
vi è un miglioramento dei trasporti e delle vie comunicanti, questo infatti permette di velocizzare il
commercio. Entro il 1400, si delineano le aree commerciali principali in Europa, aveva 2 importanti
aree commerciali, una a nord sul mare baltico, qui si concentravano le Germania del nord, l’olanda,
e aveva come centro di sviluppo le Fiandre, questo perché era il punto di arrivo dei prodotti, sia del
mar Baltico, sia dei prodotti che arrivavano da sud. Il secondo polo è quello dell’Italia meridionale,
questo perché arrivano i commerci da resto del mondo e da qui i prodotti vengono commerciati in
Europa, il dominio italiano.
Nel frattempo, si creano altri centri commerciali in tutta Europa, a nord, l’Inghilterra, e soprattutto
la zona della spagna e del portogallo, le quali sono concentrate sull’acquisire nuove rotte
commerciali, per favorire il commercio a lunga distanza, le rotte commerciali si spostano dunque in
questa zona.
Questo comporta un declino italiano a favore della penisola iberica, l’obbiettivo degli spagnoli è
quello di ricerca e estrazione di risorse, attraverso la sottomissione delle popolazioni locali; i
portoghesi invece inizialmente utilizzano i territori per creare degli avamposti, il loro obbiettivo era
quello di importare in Europa merci già disponibili in Europa ad un prezzo molto inferiore, questo
approccio dei portoghesi fallisce perché le merci europee non erano appetibili per il commercio
internazionale, dunque anche loro iniziano a sfruttare le colonie americane per l’estrazione di
metalli preziosi (oro, argento). Nel corso del Cinquecento, si crea un nuovo asse/linea
commerciale, composto da spagnolo e portogallo che è direttamente collegiato alle fiandre, più le
due rotte una verso l’asia e l’altra verso le Americhe. Il metallo importato è la moneta di scambio
per gli scambi commerciali. Il metallo in spagna paga sia le spese politiche che quelle militari, allo
stesso tempo grazie ai nuovi metalli il portogallo favorisce il commercio orientale e a finanziare il
commercio dell’Europa centrale, questo perché le manifatture del nord-est europeo soddisfava la
domanda iberica.
Piccola divergenza
Grazie a questo nel 1531 Anversa diventa un grosso centro europeo economico, tanto che si prova
a creare la prima borsa europea, progressivo declino della parte sud, specialmente della penisola
iberica (spagna e portogallo = i primi colonizzatori mondiali) ed emersero le potenze del nord
Europa (Olanda e Inghilterra) è detto piccola divergenza. Questo fenomeno è favorito del declino
dell’Italia, dal declino della penisola iberica inquanto la manifattura iberica non è più in grado di
soddisfare la domanda dei manufatti si vedono dunque obbligati a dover importare prodotti
dall’estero, questo anche perché i prodotti interni costano di più di quelli importati, inoltre l’ampia
importazione di materiale prezioso, crea un processo inflattivo il quale ha un effetto negativo sulla
produzione interna, questo processo è ricordato come la rivoluzione dei prezzi. Buona parte dei
materiali preziosi venivano utilizzate per spese politiche e militari e dunque non vengono investiti
nello sviluppo della produzione. In generale se pur ha avuto effetti negativi, la circolazione dei
metalli preziosi ha avuto anche effetti di carattere positivo, infatti l’aumento della circolazione di
metalli preziosi, induce un aumento della domanda aggregata, questo aumenta la produzione e la
liquidità internazionale. Fino alla fine del 700 l’Europa è deficitaria nell’esortazione, le nuove rotte
commerciali permettono l’aumento di conoscenze e nascono alcune delle scienze moderne,
aumenta anche il capitale umano europeo grazie alla tratta degli schiavi.
Emerge dunque l’aerea dei paesi bassi, che si dividono in paesi bassi meridionali dove si trovavano
le fiandre, dunque, quella zona che aveva dominato durante il medioevo con l’Italia, i paesi bassi
del nord sono quelli che si sono sviluppati più velocemente, nel 1500 sono proprio loro che
dominano nel mar Baltico. Si raggiunge la indipendenza politica che porta ala formazione di una
repubblica federale. Allo stesso tempo si sviluppa il nord ma il sud va verso il declino in quanto il
portogallo viene annesso alla spagna e dunque deve sotto stare alle politiche spagnole. Nel declino
dei paesi bassi del sud quelli del nord rubano le rotte delle zone del sud, così facendo espandono
ancora di più l’egemonia sulle rotte internazionali, mettendo in secondo piano i paesi bassi del sud,
la capitale commerciale passa da Anversa ad Amsterdam, diventa dunque un emporio
commerciale e finanziario d’Europa, che sfocia nella creazione della borsa. Non si parla solo di
dominio commerciale ma anche, da altri elementi;

- Uno legato alla settore primario, qui infatti nel corso del si attuano una serie di modifiche
permettono l’aumento della produzione e della produttività, in particolare vengono fatte
varie opere di prosciugamento cosi da avere più terre da coltivare, oltre agli interventi di
estensione, vi è l’introduzione della rotazione continua la quale sostituisce la rotazione
triennale, viene inoltre introdotto il letame come fertilizzante cosi da aumentare la resa del
terreno, man mano inoltre di si sposta verso la specializzazione della coltivazione la quale
viene introdotta perché con l’aumentare dell’commercio si capisce che per certi beni
conviene importarli piuttosto che coltivarli dunque ci si concentra di più sulla
specializzazione, in questo periodo inizia il fenomeno delle enclosures, il quale favorisce
l’imprenditorialità agraria;
- Un altro legato alle capacità manufatturiere, si iniziano a produrre beni che hanno costi
inferiori rispetto a quelli già sul mercato da altri stati, sono infatti beni a minore costo che
possono essere venduti sui mercati internazionali, gli olandesi riescono a mantenere i costi
bassi in quanto, o producono beni di bassa qualità che hanno grande richiesta, oppure creo
nuovi prodotti diversi da quelli già sul mercato.
- Un altro è istituzionale legato al colonialismo, il colonialismo olandese era caratterizzato
dal delegamento del controllo delle colonie a delle compagnie commerciali privilegiate. Le
compagnie principali, sono le compagnie delle indie orientali, questa è la più importante e
nasce da 8 compagnie che si uniscono per il controllo del commercio verso est, il capitale
della società è suddiviso in azioni e vengono controllate dalla borsa di Amsterdam creata
nel 160; indie occidentali.
Verso la fine del 600, il secolo d’oro dell’olanda lascia spazio all’ascesa dell’Inghilterra, la quale fino
al 1400 era un paese sottosviluppato, il loro prodotto principale era la lana, la quale veniva
esportata solo nel paese, il commercio era dunque confinato tra Londra e Anversa, dal
quindicesimo secolo commercia tessili con l’Europa , questo aumento dell’export dell’Inghilterra è
favorito anche dal declino italiano, dal 1500 nascono dei processi di meccanizzazione dei processi
produttivi grazie ai mulini, alla fine del cinquecento è dunque un paese che si sta sviluppando. Il
domino è principalmente marittimo, il quale è dovuto sia alla pirateria la quale intercede con il
commercio degli altri paesi ma anche la nascita come quelle olandesi le compagnie privilegiate.
Questo processo d’espansione è favorito da un sistema detto putting out system: in queste realtà i
mercanti per pagare meno il prodotto invece di andare nelle città dove le corporazioni tengono alti
i prezzi, portano nelle case dei contadini la materia prima, fanno fare una produzione (quindi
contadini sono operai che lavorano a domicilio su commessa) e organizzano poi la vendita di
tessuti di lana leggeri. Creare questo sistema di lavorazione a domicilio nelle campagne dell’Europa
che si affaccia sul mare del nord, è più facile perché c’è un’abitudine di organizzazione familiare
diversa: la tradizione dell’ambiente contadino è che si rimane dentro la famiglia allargata, e questo
è un meccanismo di protezione. Invece per una serie di ragioni anche di carattere culturale in
questi ambienti del mare del nord, i giovani sono abituati a lavorare presso altri, fuori dalla propria
famiglia e quando si sposano danno vita a nuclei autonomi che hanno bisogno di altre entrate
economiche, nascono quindi sistemi di manifattura diffusa che fanno si che il nord Europa abbia
oltre al primato commerciale anche quello manifatturiero, che vengono persi dal sud Europa. Ne
conseguono degli effetti diversi a seconda del soggetto, per i contadini che avevano un reddito
aggiuntivo in denaro questo chiaramente era un motore per l’economia in quanto anche i
contadini avevano più capacità di spesa; per l’imprenditore che poteva organizzare al meglio la
produzione e i fattori produttivi; per il banchiere che fa circolare più flussi finanziari legati agli
scambi commerciali.
Le rivoluzioni industriali furono 3:
- questa inglese
- quella di fine 800
- legata all’epoca moderna e a rivoluzioni di tipo digitale, quando la tecnologia cambia tutti i
paradigmi organizzativi
Il cambiamento inoltre è localizzato geograficamente, infatti avviane in Inghilterra ad eccezione
dell’Irlanda che non si industrializza; inoltre è circoscritto nel tempo.
Rivoluzione industriale: è un processo irreversibile di crescita forte e autosostenuta nella
produzione di beni e nella produttività dei fattori, generata dall’invenzione e applicazione di nuove
macchine, dall’uso di energie nuove, più potenti, più versatili e a buon mercato, nonché
dall’introduzione di cambiamenti rilevanti nel trasporto, nei materiali di base che si utilizzano nella
produzione industriale e nell’organizzazione del lavoro, che si concentra nella fabbrica. Va dal 1740
e dura circa un secolo, coinvolge alcuni settori ma non tutti. Quando si parla di innovazione si parla
soprattutto di fonti energetiche, è un processo diffusivo, nasce infatti in Inghilterra e
successivamente si diffonde in Europa e dopo in tutto il mondo. Non è soltanto una rivoluzione
economica e produttiva, bensì è una rivoluzione sociale, culturale; la rivoluzione darà vita al
capitalismo. L’arrivo del capitalismo, porrà in primo piano il capitale e spostare in secondo piano il
lavoro.
Non esiste una risposta univoca alle domande che riguardano le motivazioni per le quali la
rivoluzione si avvenuta in gran Bretagna. La rivoluzione è dovuta a vari fattori che posso essere
divisi in tre macro-fattori:
- Fattori Ambientali: la gran Bretagna è un’isola, questo permetteva di risparmiare molto per
la difesa in quanto essendo un’isola difficilmente venivano attaccati, ma al tempo stesso
non sono lontani dall’Europa potevano comunicarci e commerciarci, oltre a ciò, anche la
morfologia dell’territorio ha favorito la rivoluzione, infatti la comunicazione è facile, e ci son
fiumi navigabili che alimentano le vie commerciali, è caratterizzato anche da una ricchezza
mineraria e dalla quantità di carbone nel sottosuolo., infine con la piccola divergenza il
centro del commercio si sposta nell’atlantico, e grazie alla posizione della gran Bretagna è
favorita.
- Fattori economici: c’è sicuramente il fatto che l’economia si basa sul commercio, inoltre è
un paese ricco di beni alimentari a basso prezzo, questo surplus che si crea, lo si può
vendere e il capitale guadagnato viene investito nella produzione di nuovi prodotti. Grazie
allo sviluppo del settore primario, la maggior parte della popolazione era salariata e dunque
questo alimentava il mercato interno, infatti le persone spendevano soldi, in quanto ne
avevano di più; putting out system, la creazione di un’industria a domicilio.
- Fattori istituzionali, il primo fattore istituzionale è quello che si chiama mercantilismo
britannico, fino alla metà del cinquecento la politica economica è di tipo mercantilistica:
una politica economica che si basa sul commercio, ma in modo protezionista, l’obbiettivo
finale è infatti quello di accrescere la ricchezza della nazione, si puntava solo ad esportare e
si sfavoriva l’importazione, per favorire questo mercantilismo di attuavano 3 provvedimenti
ovvero i navigation acts, erano delle leggi che obbligavano l’introduzione in gran Bretagna
solo navi con bandiera inglese, ne seguono altri di provvedimenti, corn laws, e i calico acts,
in entrambi casi si poteva importare cotone e grano che proveniva solo dalle colonie inglesi.
Dal punto di vista più del diritto viene istituita la common law, in cui le sentenze fanno legge
(diritto che si costruisce nell’esercizio), questo tipo di organizzazione del diritto riduce la
possibilità dello stato di prevaricare i diritti individuali; vennero istituite inoltre varie leggi
per i più poveri, l’Inghilterra già con Elisabetta impone delle tasse per aiutare i poveri,
questo implica dei trasferimenti di ricchezza anche ai ceti più bassi, con due conseguenti
principali vantaggi: (1) la domanda interna è più ampia (2) clima con minor tasso di
violenza, maggior rispetto delle leggi, infatti dove la massa dei poveri cresce troppo e non ci
sono forme di aiuto vengono compiuti atti di violenza. Inoltre, vengono pensati dei canali
per imparare a lavorare. Inoltre, avviene il fenomeno delle enclosures, dove appezzamenti
di terra diventano privati; dunque, la privatizzazione delle terre favorisce la libera
coltivazione di queste ultime. Anche il sistema sociale è più aperto e meno rigido, e dove
l’individuo è più a rischio ma è anche più libero. Questo grazie all’European Marriage
Pattern , infatti lo sviluppo commerciale fa si che aumenta la popolazione che risiede nelle
città e si afferma un modello familiare diverso da quello mediterraneo — l’unità produttiva
è la famiglia che è una protezione ma anche un vincolo, dopo la peste nera negli ambienti
che si affacciano sul mare del nord la compattezza della famiglia si falda e i giovani spesso
vanno a lavorare presso botteghe, altri agricoltori e quando si sposano tendono a costruire
nuclei separati dal grande clan familiare. Questo comporta che anche nelle campagne c’è
più disponibilità̀ di lavoro salariato. Questo crea un mercato più ampio e favorisce la
crescita.
MANCANO ISTITUZIONI FNANZIARIE
La rivoluzione Industriale è un processo lento che dunque non è caratterizzato da un solo fattore
bensì è un insieme di più fattori, i settori coinvolti sono molteplici da quello tessile a quello
meccanico, metallurgico; i processi di produzione si meccanizzano sempre più e la principale fonte
di energia è il carbone. La principale invenzione è la macchina a vapore, la quale ha molti aspetti
positivi, l’energia prodotta infatti è più potente, più sicura e versatile. Dalla macchina a vapore ne
derivano molti processi di velocizzazione nella produzione e anche l’invenzione di vari trasporti.
Capitale
Il cambiamento della tecnologia e della produzione trascina cambiamenti anche in altri campi,
come quello finanziario. Questo sistema della 1 rivoluzione industriale è un sistema di basse
risorse in entrata sia per le conoscenze che per i capitali. Siamo infatti in una fase in cui non c’è
bisogno di una grande base di conoscenza formale: la prima rivoluzione industriale è l’epoca dei
tecnici o degli artigiani capaci (gli ingegneri arriveranno nella seconda rivoluzione industriale,
quando si svilupperanno tecnologie più complicate ci sarà il bisogno di avere una preparazione
formale). Inoltre, dato che le macchine sono semplici non c’è bisogno di un grande investimento
iniziale, di avere grandi risorse finanziare. Anche dal punto di vista finanziario serve capitale
circolante ≠ dal capitale fisso (fabbrica, un macchinario che anche in maniera visibile sta fisso,
capitale mobile= soldi, massa di lana che trasformo, il capitale mobile è quello che entra una volta
nella produzione; quello fisso è quello che entra più volte nella produzione). Nella prima
rivoluzione industriale il denaro per alimentare il capitale fisso ci deve essere ma non è così
importante, diventa molto importante invece avere denaro per il capitale mobile perché spesso si
hanno molti clienti da rifornire e quindi bisogna acquistare molta materia prima, questo implica la
necessità di credito a breve termine per alimentare il capitale mobile (il credito a breve termine si
ha grazie alla cambiale). Questo tipo di tecnologia chiede al produttore di alimentare il credito a
breve termine.
Industrializzazione
L’industrializzazione è il processo di diffusione del cambiamento e delle trasformazioni che
caratterizzano la rivoluzione industriale. In alcuni paesi questi cambiamenti avvengono in modo
simile a come sono avvenuti in Inghilterra. In altri paesi invece non sono abbastanza forti
economicamente e veloci per stare al passo, e dunque si sono sviluppati dopo. Tutti gli altri paesi si
vogliono ispirare all’Inghilterra per tre motivazioni, 1) spirito di competizione 2) effetto
dimostrativo 3) era già un processo in corso in quei paesi
Modelli processo di imitazione
Sul come i paesi si ispirano all’Inghilterra ci sono due macro-teorie una che segue il pensiero
dell’imitazione della gran Bretagna dunque senza varianti, ed uno che crede nella variazione di
processo da quello inglese dunque con variazioni.
Marx è uno dei sostenitori del modello senza varianti, poiche dice che qualsiasi devianza rallenta il
processo, secondo lui dunque spetta ai governi, attraverso l’azione giuridica, permettere di far
ripercorrere al paese lo stesso cammino della gran Bretagna. Anche Rostov sostiene una teoria
senza varianti. La teoria di Rostov, elabora una teoria a stadi dei cambiamenti, secondo lui per
industrializzarsi bisogna passare per 5 stadi;
- Società di tipo tradizionale, ovvero la società pastorale iniziale
- Transizione, dopo un po' si passa a questa fase, la tendenza che era stagnate viene lasciato,
avvengono dei cambiamenti come la nascita di imprenditorialità, questi riescono ad
accumulare capitale ed innescare il cambiamento
- Decollo, questi imprenditori, aumentano e si fortificano, dall’azione di pochi singoli si passa
ad un movimento di gruppo, e così si alzano i tassi di crescita del paese.
- Take off, questo aumentare dei tassi, permette alla società di decollare, e proprio qui si ha
una fase di discontinuità con la società tradizionale, partendo da alcuni settori guida, anche
gli altri settori si modernizzano
- Maturità, a questo punto tutti i settori si sono modernizzati, e dunque si arriva ad un
momento di stallo in quanto tutti i settori sono già moderni, ci sono meno investimenti
nella modernizzazione ma più investimenti nel consumo.
- Età i consumi di massa, a questo punto tutti i consumi prendono il posto degli investimenti,
l’espansione dei consumi diventa cruciale per mantenere la crescita in quanto non ci sono
più investimenti per modernizzare il settore.
I problemi di questa teoria sono vari, egli infatti presenta cinque stadi ma non spiega come passare
da uno stadio all’altro, un altro problema è che in questa elaborazione non esiste lo stato, non vi è
nessuno che regola le attività del paese, inoltre non considera l’internazionalizzazione
dell’economia, considera dunque un mercato soltanto interno e non in relazione con gli altri stati.
Dunque, l’imitazione senza varianti è difficilmente applicabile.
Tra i modelli d’imitazione con variante c’è quello di Alexander Gerschenkron, un russo scappato dal
comunismo e diventato cittadino austriaco ma in quanto ebreo costretto a scappare negli Stati
Uniti dove elabora una sua riflessione, mettendo in evidenza le differenze dei processi di
imitazione: parla dei vantaggi del ritardatario; quando un paese riesce a decollare, tale decollo può
essere più rapido di quello del leader, questo perché un paese imitatore non deve inventare nulla
e può quindi introdurre la tecnologia più nuova adottando i livelli più avanzati, al contrario del
leader (come l’Inghilterra) che invece è stato costretto a fare tutte le tappe del cambiamento.
Questo implica la possibilità del paese che è decollato in ritardo di affiancarsi al leader o
addirittura di superarlo. Chi arriva dopo però ha bisogno di un aiuto perché mentre accede alla
novità gli altri progrediscono:
- tale aiuto arriva dal governo che crea delle condizioni per far nascere industrie che di per sé non
sarebbero nate (addirittura in Giappone lo Stato fa nascere delle industrie e poi le vende ad
operatori privati)
- dalla banca (nel caso tedesco alcune banche non solo prestano denaro alle imprese tentando il
loro sviluppo ma entrano anche nel capitale - in Germania un certo numero di imprese crescono
perché tra gli azionisti c’è la banca).
Altro studioso Sidney Pollard invita a radicare il cambiamento nei territori e dice che gli industriali
sono coloro che radicano in un certo territorio e sono in grado di dar vita a imprese sfruttando le
condizioni politiche, economiche, sociali, culturali. Infatti, per lui l’avvio del processo di
industrializzazione non avviene nella dimensione nazionale, ma in quella regionale, in determinati
territori creando diversità anche all’interno dei paesi industrializzati (o in nazioni che sono regioni
economiche: la Svizzera, il Belgio (un’area grande, ma non troppo grande, caratterizzata da attività
economiche interconnesse e da un centro propulsivo (quindi da una gerarchia funzionale)). Anche
quando parla dell’Inghilterra parla dello sviluppo solo di alcune zone, alcuni poli, questo spiega il
fatto che anche in Inghilterra ci siano regioni industriali e regioni agricole. Altra teoria: differenziale
della contemporaneità; nelle visoni tradizionali c’è idea che la novità del paese avanzato arriva nel
paese arretrato producendo effetti positivi; Pollard invece dice che dipende da quando arriva il
cambiamento. L’esempio che Pollard fornisce è quello delle ferrovie: nei 5 paesi la ferrovia è
arrivata insieme all’industrializzazione: combinazione virtuosa (invece in Inghilterra prima
l’industria poi la ferrovia); ma in una serie di paesi la ferrovia è arrivata prima
dell’industrializzazione, questo implica che la ferrovia viene costruita tramite prodotti di altri
aiutando l’industrializzazione degli altri, in più la logica di costruzione è una logica politica, militare
rischiando di fare linee ferroviarie che poi non hanno traffico. In alcuni casi quindi la costruzione
delle ferrovie ha avuto un effetto distorsivo ed elementi di novità possono avere effetti non sempre
positivi.
Nei processi di sviluppo ha un ruolo importante anche lo stato, egli infatti può essere minimale,
massimale o ad economia mista. Le tre forme richiedono diversi ruoli di partecipazione da parte
dello stato, nello stato minimale ha l’obbiettivo di regolare il funzionamento della società, lo stato
minimale, è la forma di stato inventata da Smith con l’economia classica, secondo lui lo stato non
deve intervenire nei processi dei singoli, deve dunque soltanto fornire le regole ma non deve
interferire con le attività economiche, questo tipo di stato è quello che resta nell’Europa
occidentale fino agli anni 30. L’economia mista è un’economia che interviene di più, essa infatti
regola e partecipa al funzionamento della comunità, essa infatti produce e fornisce vari beni e
servizi ai cittadini attraverso l’applicazione di istituzioni pubbliche, per raggiungere i suoi obbiettivi
utilizza varie fonti di finanziamento, come per esempio le imposte. Questo tipo di modello è quello
di riferimento in occidente. Lo stato massimale, ha la finalità di organizzare e regolare la vita e il
funzionamento della comunità, nega il mercato e la libera intrapresa, questo modello si rivelerà
comunque un modello fallimentare.
L’arrivo di questi nuovi competitori porta al declino relativo della GB: La GB fino al 1870 ha una
sorta di primato incontrastato arrivando da sola ad avere il 25% della produzione totale mondiale e
una quota compresa tra un quarto e un terzo dell'intero commercio internazionale. Nel 1870,
anche se la produzione industriale inglese non si ferma, in termini relativi perde terreno perché gli
altri paesi crescono di più e gli inglesi perdono gradualmente la posizione di guida, a vantaggio di
altri paesi in via di rapida industrializzazione. Il processo di industrializzazione cambia quindi le
gerarchie del mondo perché l’arrivo dei nuovi paesi muta gli equilibri. Le cause della perdita di
competitività degli inglesi, principalmente di natura economico-sociale-culturale, sono molto
discusse, si parla in generale di svantaggio del pioniere (problema dell’inizio precoce):
- svantaggio di natura strutturale: i modelli adottati di macchine e infrastrutture erano i primi
che raggiunsero presto un elevato grado di obsolescenza economica [costruiscono ferrovie
con raggi di curvatura sulle piccole locomotive, quando queste diventano più grandi la rete
ferroviaria ha dei problemi, quindi poi deve cambiarle]:
- gli inglesi si cullano sul loro successo, mantenendo un alto potenziale fino alla guerra e
sfruttano fino in fondo il loro primato (svantaggio di chi è in testa), rimangono ancorati al
successo avuto, non capendo che man mano i margini si erodono e qualcuno poi alla fine
supera.
Il processo di industrializzazione, che è processo di imitazione che avviene o copiando o grazie al
trasferimento di tecnici inglesi, non fu immediato, ma lento e irregolare e non immediatamente
trasferibile da una realtà all’altra. Quasi tutti i paesi tentano infatti rapidamente di adottare le
macchine e i procedimenti produttivi inglesi (soprattutto nel tessile e nel siderurgico), i risultati,
però, variano molto da caso a caso. Questo anche perché la rivoluzione industriale inglese non è
esclusivamente un fenomeno di innovazione tecnologica, ma è un fenomeno sociale legato a
modelli di vita, abitudini, consuetudini, per cui la capacità di adeguarsi al cambiamento dipende
dal contesto politico, dalla presenza o no di libertà, dalle caratteristiche stesse della società̀, quindi
funziona meglio dove le mentalità, le istituzioni sono simili a quella inglese. Infatti, queste nuove
tecnologie si affermano se trovano mercati adeguati, persone capaci di acquisire il know-how che
arriva dalla GB. In più il cambiamento avviene con un Inghilterra che procede, le industrie inglesi
continuano, anche se con ritmi decrescenti, ad andare avanti; quindi, il paese che si industrializza
deve copiare ma deve anche reggere la concorrenza inglese.
L’industrializzazione vede due fasi principali:
- intorno al 1830 primo cerchio: 5 paesi che rapidamente si sono mossi sulla via
dell’industrializzazione: Belgio, Svizzera, Francia, Germania e USA
- dopo il 1870 un secondo cerchio: Spagna, Italia, paesi scandinavi, Olanda e Danimarca,
territori dell’impero austroungarico, territori della Russia e Giappone
In comune gli stati del primo cerchio, ovvero quelli che hanno fatto un’imitazione più rapida
hanno:
- buon mercato potenziale, questo implica che se cresce l’attività̀ produttiva hanno dove
vendere i loro prodotti
- buone risorse di capitale umano, e persone che hanno voglia di lavorare.
- sistema di valori non troppo dissimile da quello inglese
- vicinanza territoriale
Questa imitazione è veloce, infatti in poco tempo questi pesi triplicano il loro PIL pro capite, inoltre
il loro sviluppo parte dai settori che hanno dominato la rivoluzione inglese. Importante è la
ferrovia, tra gli anni 30/70 in tutti questi paesi c’è un investimento ferroviario che è elemento
importante del cambiamento, con ferrovie che accompagnano il processo di industrializzazione; ci
sono investimenti nel tessile e nella produzione di ferro acciaio e macchinari.
Questi paesi a differenza dell’Inghilterra non devono partire da zero bensì, partono dalle
innovazioni inglesi e le sviluppano.
Belgio
Inizialmente la ridotta dimensione del Belgio è un vantaggio, perché lo rende un piccolo aggregato,
questo è favorevole perché vi è più omogeneità di comportamenti, inoltre ci sono meno costi di
transazioni, ci metto di meno per spostare i beni, inoltre la dimensione ridotta evita che ci siano
scontri e opposizioni interne, dunque giungere allo sviluppo più facile, questo iniziale vantaggio
risulta sovversivamente uno svantaggio, ma il paese riesce a bai passare questo problema
internazionalizzando il commercio, si supera dunque questo vincolo del mercato, che essendo
piccolo il paese risultava limitato. Lo sviluppo è fondato su un forte intervento delle istituzioni, su
una rilevante concentrazione imprenditoriale e sui vantaggi derivanti dalle risorse disponibili (ha
carbone, quindi, ha percorso fondato sulla siderurgia e quindi sulla grande impresa) e dalla
vicinanza con la Gran Bretagna dalla quale copia il modello tessile creando una grande produzione.
Infatti, i settori che cambiano più rapidamente sono il lanificio e la lavorazione del lino. In più grazie
alla grande presenza di carbone importante diventa il settore minerario e quello siderurgico, e una
buona siderurgia permette lo sviluppo della grande meccanica. Un altro punto caratteristico dello
sviluppo belga è la nascita della Ernest Solvay, azienda chimica produttrice di bicarbonato,
diventando una multinazionale. La presenza di imprese grandi fa si che in Belgio le fabbriche,
avendo bisogno di investimento per il rinnovo di impianti, abbiano bisogno di capitale fisso che
arriva:
- o da una classe politica che coincide con la classe economica: c’è osmosi tra economia e
politica, infatti o il sovrano è socio di attività̀ industriali e quindi i capitali arrivano dal fatto
che tra i soci delle aziende ci sono persone (sovrano o alti funzionari dello stato) che sono
in una condizione di ricchezza
- banca mista (Société́ generale = particolare banca di investimento), che nasce in Belgio in
quegli anni: gli inglesi che sono i primi attori della rivoluzione industriale propongono un
certo modello di banca, promulgando la nascita di società̀ per azioni che raccoglievano
capitale e lo prestavano, la modalità̀ di funzionamento era quella di far valere la
corrispondenza tra i tempi della raccolta e i tempi dell’impiego: il denaro viene raccolto con
il deposito (= dare soldi alla banca a breve termine) e quindi il prestito dei soldi deve
avvenire a breve termine, creando una corrispondenza tra raccolta e impiego, perch é́ in
questo modo la banca è sempre liquida. In Belgio nasce invece la banca mista, perch é́ se
sul lato della raccolta fa come le banche inglesi: raccolta breve ma poi farà̀ anche credito a
lungo termine comprando le azioni delle imprese, la banca diventa socia di un’impresa.
Quindi le banche sono miste perché́ sul lato dell’impiego si fanno crediti a breve e a medio
lungo termine, si tratta delle antenate delle moderne holding finanziarie.
Francia
La Francia non fu la prima ad industrializzarsi perché nonostante avesse numerosi prerequisiti
importanti, furono i fattori istituzionali a rivelarsi meno favorevoli rispetto alla GB: aveva livelli di
diffusione della cultura più bassi, la distribuzione del reddito era più polarizzata, l’aristocrazia meno
orientata agli affari e questo soprattutto perché la monarchia era più assoluta rispetto a quella
inglese. L’industrializzazione è duale inteso come convivenza di antico e di moderno, tra fabbriche
avanzate (con sistema ferroviario
efficiente che parte da Parigi e poi si irradia) e attività tradizionali: la Francia è il paese che è in
grado di sperimentare le grandi novità ma mantiene serie di attività di tipo tradizionale perché
hanno alto valore aggiunto, (es. la profumeria, ancora raccolta a mano per fare i profumi, quindi c’è
parte artigianale) perché c’è una domanda differenziata che chiede sia prodotti industriali che
prodotti di alta qualità, di lusso che consento la resistenza dell’agricoltura (e che comportano un
buon tenore di vita), hanno quindi un’economia sempre più dentro i circuiti mercantili sapendo
mantenere però anche prodotti artigianali. Esempi di attività tradizionali che rimangono:
- telaio inventato nel 700 viene mantenuto, resiste perché produce un tessuto di grande
qualità
- resiste molto in Francia l’attività tradizionale della lavorazione della seta che conosce anche
forme di modernizzazione e che rimane legata a pratiche di tipo tradizionale anche per
l’alto costo unitario del prodotto che consente questi processi
- produzione di profumi si organizza da un punto di vista industriale ma all’origine c’è ancora
la raccolta a mano per fare i profumi, quindi c’è parte artigianale, bisogno di manodopera.
Sviluppo industriale (= industria molto diversificata):
- Crescita dell’industria meccanizzata del cotone
- industria siderurgica
- costruzione delle ferrovie con la conseguente epoca dell’elettricità̀ e dell’automobile
La Francia è inoltre caratterizzata da un’urbanizzazione ridotta (tolto Parigi e Lione) questo perch é̀,
mentre in Inghilterra c’è una crescita che è crescita delle città (si formano dei poli industriali che
sono le città dove la popolazione tende ad aumentare e quindi l’incremento demografico è
incremento urbano), in Francia c’è una limitata disponibilità di carbone e da una precoce
transizione demografica. La natalità in Francia diminuisce: cambiamenti culturali legati alla
Rivoluzione francese o forse perché la Rivoluzione francese che è rivoluzione dal basso, popolo che
si ribella, e questo comporta numerosi incameramenti di beni della chiesa, di nobili fuggiti e la
vendita di questi beni anche a contadini (c’è distribuzione fondiaria di proprietà̀ non di grande
dimensione). Quando poi però Napoleone introduce con il Codice civile il principio di eguaglianza
(giusta distribuzione dell’eredità), questo comporta che la proprietà deve essere divisa ugualmente
tra tutti i figli > soluzione è fare pochi figli. Viene sviluppata nuova forma di vendita: grandi
agazzini, grande innovazione perché i negozi fino a questa innovazione erano dei bazar dove
arrivava la merce; il grande magazzino invece comincia ad avere i reparti, consente di accedere a
prodotti di moda, luogo di intrattenimento e luogo dove compare il prezzo fissato che permette
un’organizzazione di vendita molto più efficiente, prima invece si trattava.
Germania
Caratterizzata da un’unificazione economica prima di quella politica, questo perché la presenza
dell’imperatore impedisce la creazione di uno stato nazionale. Nel 1818 la Prussia favorì l’apertura
agli scambi internazionali, abbadando i dazi ponendosi al centro di un processo di aggregazione
degli altri stati in un’unione doganale detta Zollverein. Questa unione aboliva i dazi interni e
adottava moderati dazi esterni dalla Prussia. Il decollo tedesco si colloca a cavallo tra l’epoca delle
ferrovie e la seconda rivoluzione industriale, basata sull’elettricità̀, sulla chimica organica e motore
a scoppio. Il forte investimento di infrastrutture che porta tra gli anni 40 a 70 a creare un grande
sistema ferroviario (75mila km) necessità però di capitali portando allo sviluppo di un sistema
bancario con la nascita della banca mista (modello belga portato in Germania), ovvero banche che
erano sia commerciali che banche d’investimento. Spesso tali banche possedevano qualche
pacchetto azionario di imprese con lo scopo di inserire qualche loro uomo nei consigli di
amministrazione delle imprese, spesso però i rappresentati di ogni banca sedevano in più consigli
di amministrazione e questo portava loro ad avere informazioni su complessi industriali favorendo
cosi forme di protezione del mercato interno e di organizzazione della produzione come i cartelli, in
quanto andavano a stabilizzare il mercato che era così più sotto controllo. Cartelli: accordo o un
contratto tra aziende nominalmente indipendenti nel quale si determinano i prezzi, si limita la
produzione, si suddividono i mercati o si attuano altre pratiche di tipo monopolistiche e restrittive
della concorrenza. Le imprese tedesche erano imprese di grandi dimensioni, collocate nell’
“industria pesante” ovvero l’industria di guerra: infatti la potenza tedesca era stata la potenza
prussiana priva però di un grande esercito che quindi viene reso più efficiente dal punto di vista dei
mezzi tecnici che vengono sviluppati grazie a coloro che inventano e quindi grazie agli scienziati
(serviva un alto grado di preparazione perché́ la base scientifica della tecnologia utilizzata era
molto avanzata). Questo portò con sé una grande cura dell’istruzione tecnica e professionale ai vari
livelli (per formare l’operaio, il tecnico e anche il laureato tecnico) e l’interesse per lo sviluppo della
tecnica era voluto dal governo, dai grandi imperatori. Si svilupperanno in tal senso i politecnici e le
facoltà con indirizzo applicato.
Stati Uniti
Il modello americano di industrializzazione discende direttamente da quello europeo e non
presenta alcuna differenza per quanto riguarda ispirazione ideale e valori di fondo. Presenta
invece, notevoli differenze nel contesto in cui si inserisce e nelle sue modalità di realizzazione.
Distaccarsi dalla Gran Bretagna con la Dichiarazione dei diritti del 1776, e poi con la vittoria delle
guerre di indipendenza, si diede un governo federale nel 1789, regolando così i rapporti fra stati in
modo non conflittuale. Lo sviluppo industriale degli Stati Uniti non iniziò in modo particolarmente
rapido; infatti, l’80/90% della forza lavoro era in agricoltura questo era favorito dall’abbondante
terra disponibile e una remunerazione pro capite elevata. Le prime industrie vennero fondate già in
quell’epoca e continuarono a espandersi nella prima meta dell’Ottocento, i salari erano alti e la
tendenza di meccanizzazione era elevata. Furono però le ferrovie dopo la metà del secolo e la fine
della guerra civile a segnare il vero e proprio decollo del paese, unificandone il mercato. La crescita
continuò a ritmi sostenuti fino alla crisi del 29’, e si caratterizzò per l’affermazione della grande
impresa.
La grande impresa fu una carta vincente per vari motivi:
- il rapporto tra risorse e popolazione era altro, quello divenne territorio degli stati uniti, era
un luogo immenso e scarsamente popolato, da popolazioni indigene che facilmente sono
state eliminate dai colonizzatori europea, il territorio era inoltre immenso e ricco di terra da
coltivare, oro e petrolio.
- Il secondo elemento significativo deriva dalle implicazioni dell’essere una popolazione di
emigranti, l’emigrante infatti è per definizione mobile e considera normale andare a cercare
il lavoro dove c’è piuttosto che restare a far la fame dove è nato, o dove si trova. La nazione
americana è dunque fatta di gente che non si contenta di quello che ha, ma che cerca di
migliorare la sua condizione, hanno dunque una propensione al rischio.
- Venne proclamato uno stato federale, questo si rivelò in seguito strategica per la
realizzazione di un mercato unico di proporzioni inedite, con una moneta unica, il dollaro, e
un’unica politica estesa.
- Il territorio non era solo vuoto di gente e di culture ma naturalmente anche di leggi. Non si
trattava, per introdurre una nuova legge, di lottare contro gli interessi di chi appoggiava
quella già esistente. Le nuove leggi venivano introdotte per consenso in un ambiente
politico democratico.
La grande impresa nacque nelle ferrovie la cui lunghezza assolutamente eccezionale imponeva un
forte coordinamento, che si realizzò attraverso la nascita di una struttura manageriale. Si configurò
dunque un paese in cui il centro sistemico era rappresentato dalle grandi imprese, la centralità
della grande impresa è stata preferita negli Stati Uniti a quella dello stato, in quanto l’impresa è
una espressione più diretta del popolo. L’impresa ha teso ad assumere responsabilità sociali, e per
questo motivo si è managerialità, per garantire stabilità e continuità e continuità, e ha ben presto
voluto una legislazione antitrust, per proteggersi dalle conseguenze perverse dell’eccessivo
gigantismo, si capisce perché le grandi imprese non vedessero di buon occhio l’ascesa dei poteri
forti. Le banche vennero perciò mantenute piccole da una legislazione restrittiva che impediva loro
di diventare sufficientemente grandi da svolgere un ruolo di peso in alternativa alle corporations.
Durante la guerra civile venne emanato un banking act, che impose alle banche nazionali di avere
un’unica sede senza filiali, mentre alle banche interne ad ogni stato era permesso avere poche
filiali, così facendo nessuna banca si sviluppò molto ma si crearono tante piccole banche, le quali
restarono pero piccole e marginali. Venne invece rafforzata la borsa. Si crea protezionismo.
Secondo cerchio
Paesi che arrivano in ritardo al processo di industrializzazione: questo perché si tratta di un
processo di cambiamento complesso con contenuti di natura non solo economico ma anche
sociale; quindi, non basta un trasferimento di tecnologia o l’arrivo della tecnologia per determinare
il processo di industrializzazione ma richiede delle trasformazioni ben più profonde.
Quindi se da un lato ci sono i 5 paesi che da metà 800 hanno già̀ mirato verso economica di tipo
industriale, dall’altro ci sono i ritardatari che arriveranno dopo il 1870. Questo perch é́ in molti
Paesi europei il tentativo di introdurre le macchine e i processi industriali non riesce a mettere in
moto un processo di trasformazione dell'intero sistema economico. Fino al 1870, nonostante
l'avvio di processi di industrializzazione e la costruzione di una rete ferroviaria (più o meno estesa e
più o meno utile) queste economie rimangono fondamentalmente agrarie e sono caratterizzate da
una debole capacità di crescita. Il ritardo, dovuto a due blocchi di paesi (all’interno dei singoli paesi
ci sono poi regioni che si muovono precedentemente rispetto ad altre, c’è quindi anche una
differenziazione territoriale), ha diverse cause:
1. Russia e paesi dell’Europa mediterranea: ritardo dovuto a
- limiti di natura sociale (nel caso della Russia questione della servitù della gleba)
- peso degli interessi locali costituiti all’interno di sistemi tradizionali che dominano e che
spingono a non cambiare perché nel non cambiamento ne hanno dei vantaggi. C’è quindi il
dominio della grande proprietà terriera o dei grandi commercianti interessati al libero
scambio per vendere prodotti agricoli su mercati internazionali, da cui acquisiscono enormi
vantaggi.
- sono paesi poveri con un mercato interno che si satura velocemente per la poca domanda
interna
2. II) Paesi del centro nord Europa (Olanda, Danimarca): ritardo legato
- alla carenza di materie prime industriali, soprattutto energetiche (no ferro e carbone)
- all’idea diffusa che si sia creata a una divisione internazionale del lavoro nella quale alcuni
paesi sono diventati industriali e quindi bisogna restare agricoli per diventare fornitori di
quei paesi industrializzati. Infatti, negli anni 40/50 sino agli anni 60 dell’800 in questi paesi
c’è come idea che si accetta la divisione internazionale del lavoro con una crescita non
concorrente, ma complementare rispetto ai paesi industrializzati, che porta questi paesi a
rimanere agricoli mentre altri si industrializzano, con un’idea della politica di libero scambio
per la vendita dei prodotti agricoli. In quel tempo l’andamento dei prezzi sembra premiare
questa scelta: infatti se i prezzi manufatti diminuiscono a causa della concorrenza, al
contrario i prezzi dei prodotti agricoli, grazie alla domanda dei paesi che si industrializzano,
restano alti. Quindi poi la spinta ad industrializzarsi sarà dovuta anche alla necessità di far
fronte ad una concorrenza che non permette di stare fuori dal gioco. Infatti, negli anni 70
però le ragioni di scambio tra prodotti industriali e prodotti agricoli cambiano e i secondi
scendono perché si muove la concorrenza internazionale. Infatti, in quegli anni le ferrovie e
la navigazione a vapore abbattono i costi dei trasporti oceanici fino al 30% e questo porta
ad una caduta dei prezzi dei prodotti agricoli e i paesi rimasti agricoli capiscono che questa
accettazione della divisione internazionale del lavoro comporta molti rischi dando vita a
importanti spinte a creare un’industria nazionale, segnando un punto di svolta perché i
paesi ritardatari si muovono.
Successi del ritardatario: può usare subito le tecnologie più avanzate, creando un settore
industriale moderno in breve tempo, evitando lunghe fasi di transizione [teoria di Gerschenkron]
ma altro studioso Landes dice che per sfruttare le nuove tecnologie bisogna essere preparati.
Dunque queste nazioni si industrializzano in due modi,
- chi ha scarsa dotazione di materie prime come Olanda e Paesi Scandinavi, si
industrializzano, industrializzando la loro agricoltura (in quanto dispongono di sistemi
agricoli ad elevata produttività̀), diventano paesi agro-industriali ed inventano nuove
tecnologie
- dove mercato è ristretto come nell’est europea, nell’Europa mediterranea: si fa più fatica a
cambiare, clima sociale culturale ha maggiore ritardo, la povertà è più diffusa, mancano le
risorse naturali facilmente gestibili, livello di istruzione basso e spesso manca il capitale in
queste realtà.
Russia
La Russia non si industrializza subito per varie ragioni:
- carattere geografico, è colosso non libero nello sbocco al mare, inoltre è un paese fin
troppo grande con una parte di territorio con condizioni climatiche dure.
- problema di questione sociale, servitù della gleba: l’idea che colui che è contadino è
agganciato alla zolla e deve vivere dove è nato continuando a fare ciò che faceva.
Nel basso medioevo l’Europa si divide in due blocchi
- a ovest la popolazione è numerosa e questo comporta che alcuni di questi contadini
possono allontanarsi dalla terra e andare in città che è il luogo della libertà dove non sono
più servi della gleba; quindi, piano piano la servitù scompare;
- a oriente dell’Elba, dove la popolazione è più rada, i proprietari bloccavano i contadini e
fino alla fine 700 permane la servitù della gleba (il contadino è un servo).
Nonostante alcuni cambiamenti alla vigilia della 1 guerra mondiale; 70% della popolazione rimane
analfabeta, 75% della forza lavoro impiegata in agricoltura. La “grandissima Russia” aveva
comunque una base industriale, ma produceva tanto acciaio come la Francia, mentre rispetto alle
sue dimensioni e alla sua dotazione di materie prime e alla domanda che sarebbe potuta venire dal
suo enorme esercito avrebbe potuto produrre molto di più.
Azione dello stato:
- Infatti il governo, che se da un lato non riesce a risolvere molte contraddizioni, vorrebbe
però che il paese si modernizzi e quindi fa forti investimenti nelle ferrovie (transiberiana,
enorme linea ferroviaria; ma nella cui costruzione prevalse una logica militare in quanto
arriva prima dello sviluppo economico quindi la distanza tra le due rotaie è più larga cosi
che il treno dell’esercito nemico non possa passare, si crea così un sistema ferroviario
nazionale), questo porta ad un decollo dell’industria pesante sostenuta anche con
commesse militari e con dazi doganali.
- Il mercato interno però rimane fragile, e questo comporta uno sviluppo limitato delle
industrie tessili e alimentari, dovuto anche ad un sistema fiscale fondato sul prelievo
indiretto (tasse sui consumi), quindi la gente è povera e c’è una tassazione eccessiva.
- In questa modernizzazione cresce la dipendenza dal capitale straniero: Russia ha debito
pubblico al 50% in mani straniere (soprattutto francese, infatti alla viglia della 1 guerra
mondiale c’era alleanza Russia- Francia).
Nonostante tutto alla vigilia della 1 guerra mondiale il paese aveva mosso molti passi verso
l’industrializzazione, la guerra altera gli equilibri provocando uno scompenso nel sistema e i
bolscevichi daranno vita ad una storia diversa.
Giappone
Il Giappone ebbe forti influenze dalla Cina ed era quindi un paese dalla civiltà sofisticata e
complessa, basata sulla cultura confuciana della lealtà, rettitudine, decoro e da un forte
nazionalismo. Questo nazionalismo implicava un’etica della vita disciplinata e produttiva. A
differenza della Cina inoltre aveva un imperatore che divenne, costituzionale, ovvero conservava
un ruolo simbolico di unità della nazione, ma non esercitava direttamente il potere, che venne
messo in mano al capo dell’aristocrazia militare. La struttura di potere tese così a frazionarsi
localmente, dando luogo ad un sistema multicentrico simile al sistema feudale europeo. Come la
Cina, il Giappone si era chiuso all’influenza occidentale, proibendo ai suoi cittadini di viaggiare
all’estero e limitando il commercio a una nave all’anno. Per questo motivo non aveva potuto tenere
il passo con gli sviluppi industriali europei e americani. A seguito della penetrazione occidentale in
Cina, Matthew Perry, con la minaccia di bombardare la capitale, se la politica estera del Giappone
non fosse cambiata, impose i trattati ineguali, così facendo il Giappone si doveva aprire all’estero e
non poteva applicare dazi superiori al 5%. La restaurazione Meiji, vennero abolite le caste e i
samurai non ricevettero più uno stipendio, vennero dunque spinti ad intraprendere carriere negli
affari, mentre la burocrazia statale veniva modernizzata e il sistema educativo reso più efficiente.
Vennero mandati in Occidente giovani preparati, per studiare le istituzioni occidentali e consigliare
il governo giapponese, il sistema feudale fu abolito e il governo si dotò di un’amministrazione
centralizzata sul modello francese; l’esercito di ispirazione prussiana, la flotta d’ispirazione inglese
e la finanza ed economia d’ispirazione americana e tedesca. Nel 1882, fu creata la banca centrale,
e nel 1889 fu promulgata la costituzione. Con questa nuova base istituzionale, diventava possibile
per il Giappone avviare l’avventura industriale. Inizialmente le imprese erano pubbliche ma questo
fu fallimentare, dunque affidò le industrie a dei privati. Il Giappone essendo uno stato piccolo e
privo di risorse, per produrre e diventare competitivo, necessitava di molte importazioni, che si
dovevano pagare con le esportazioni, le quali erano principalmente te ma soprattutto seta grezza.
Il Giappone per accaparrarsi risorse divenne una potenza coloniale. È proprio in questo periodo
che nascono le zaibatsu ovvero delle costellazioni di imprese che agiscono sinergicamente, sono
imprese familiari e al centro avevano una banca che agiva come polmone economico.
Furono però le occasioni che il Giappone colse durante la crisi del 29 a permettergli di realizzare un
processo di catching up con l’Occidente europeo e gli stati uniti che, interrotto dalla Seconda
guerra mondiale verrà ripreso con successo dagli anni Cinquanta.
Andamento ciclico dell’economia
La teoria classica sostiene che l sistema economico è un sistema stabile, la legge di Say afferma che
l’offerta dei beni crea la propria domanda, questa teoria ha però delle implicazioni, le quali sono:
- Che nel lungo periodo non esiste mai sovraproduzione, infatti tutto ciò che si produce viene
venduto,
- Il sistema economico tende sempre all’equilibrio permanente,
- Il mercato riesce sempre ad auto reggersi, questa teoria viene poi supportata da Adam
Smith il quale svilupperà la teoria della mano invisibile
- Il sistema raggiunge un reddito nazionale di piena occupazione
Questa teoria ha però anche dei limiti:
- Osservazione empirica: già durante la seconda metà dell’Ottocento si verificarono diverse
crisi economiche, che la teoria non riuscì a sostenere
- Diversi economisti come Malthus, Marx e Keynes criticano questa teoria perché non è in
grado di spiegare queste crisi economiche ed eventualmente risolverle.
Joseph Schumpeter è il padre del sistema economico dinamico, egli sostiene che l’imprenditore è
colui che introduce le innovazioni. Egli sostiene che il capitalismo sia un sistema instabile e che
dunque si si sviluppi in cicli, con fasi di sviluppo e di recessione.
- Prima Fase: Questa è la fase iniziale del ciclo economico in cui l'innovazione e
l'imprenditorialità portano a nuove idee, prodotti e processi. Questo conduce a una crescita
economica sostenuta e prosperità. Le imprese stanno sfruttando le nuove opportunità e
stanno aumentando i loro profitti.
- Seconda Fase: vi è l’imitazione da parte dei concorrenti, questo porta ad una diminuzione
dell’innovazione, e questo fa perdere potere monopolistico da parte dell’azienda iniziale,
- Fase Finale: vi è un ritorno alla condizione di equilibrio iniziale, è infatti questa la base per
la ripartenza di un nuovo flusso in futuro.
Taylorismo
Taylor è il fondatore dello scientific management,
i principi operativi di questa teoria sono vari:
- Il processo di produzione industriale viene ridotto a singole unità di operazioni
- Si cronometra il tempo standard di ogni operazione
- Il lavoratore è istruito sul modo migliore per arrivare allo standard ottimale richiesto
- Il lavoratore deve concentrarsi solo sullo sviluppo delle sue capacità manuali
- Il lavoratore accetta questi metodi e acquisisce le relative capacità stimolato da incentivi
nella retribuzione.
Questo sistema ha sia degli aspetti positivi che degli aspetti negativi, tra quelli positivi, sicuramente
l’aumento della produttività e l’eliminazione dei tempi morti, come anche la manodopera non
specializzata, d’altra parte tra gli svantaggi, vi è la dequalificazione degli operai e problemi sociali e
di creazione di relazioni all’interno delle industrie.
Fordismo
Con Ford si ha un’evoluzione del modello di lavoro, Ford applica il taylorismo nella sua fabbrica,
egli segua quest’analisi scientifica per rendere più efficiente il lavoro. L’obbiettivo del taylorismo è
rendere più efficiente il lavoro, questo doveva andare di pari passo con l’innovazione tecnologica,
per far questo si crea per esempio la catena di montaggio, ovvero un rullo che scorrendo rende più
veloce e fa risparmiare i costi, un altro accorgimento è la standardizzazione dei prodotti, questo
permette di risparmiare i costi nella diversificazione, facendo sempre lo stesso prodotto questo
velocizza la produzione e dunque i costi, un ‘altra intuizione permette di ridurre i costi di
produzione cosi da offrire i prodotti a costi inferiore e far aumentare la domanda e questo fa
espandere i mercati. Sempre agendo dalla parte della domanda egli crea domanda aumentando i
salari dei dipenditi i quali così facendo hanno più soldi e possono spendere per comprare per
esempio la stressa macchina, oltre ad aumentare i salari egli riduce le ore di lavoro, questo perché
riducendo gli orari, questo crea tempo libero che possono diventare una domanda di utilizzo per
esempio della stessa automobile, si crea dunque un mercato del tempo libero. Questi sono le
misure compensative.
Toyotismo
A partire dagli anni 50 si capisce che ci dovrà essere un nuovo tipo di organizzazioni del lavoro,
questa teoria nasce negli anni 50 ma si afferma negli anni 70’, l’industri principale è quella
automobilistica come la Toyota, l’idea di base è che si inizia a pensare al tipo di produzione al
contrario, si pensa dunque all’inverso, cade l’idea della catena di montaggio, si pensa che il cliente
sia il committente che dunque fa la domanda, così facendo si produce solo il necessario per
soddisfare la domanda, a differenza del fordismo dove si produceva e successivamente si trova
qualcuno che acquistava i prodotti. Vi è poi un sostanziale cambiamento al processo produttivo, si
punta a creare un gruppo di lavoro, dove vi è cooperazione, questa forma di organizzazione di
lavoro è supportata dalla terza rivoluzione industriale e dallo svilupparsi tecnologie. Non è una
situazione statica, bensì tutto si evolve.
Caratteristiche prima rivoluzione industriale
Avviene in Inghilterra tra il 1760-1850, le fonti energetiche principali sono il carbone, ed il vapore,
che viene sfruttato attraverso la caldaia a vapore e dunque con la locomotiva e la ferrovia. I
processi di produzione sono sempre più meccanizzati, principalmente vi sono innovazioni di
processo, ovvero si producono gli stessi beni ma con dei processi migliorati. Non vi è un’elevata
conoscenza scientifica, e le innovazioni sono realizzate da singoli inventori. La fabbrica inopltre
viene vista come il ricongiungimento in un solo luogo del processo produttivo, il lavoro risulta
specializzato ma non femminile, e vi è un ampio uso di macchinari, la conseguenza della fabbrica è
un fenomeno di urbanizzazione.
Caratteristiche seconda rivoluzione industriale
I principali protagonisti sono la Germania e gli stati uniti, inizia nella seconda metà del Novecento e
termina alla fine del novecento, avviene perché vi è una sostanziale riduzione dei costi di trasporto
e dall’espansione della ferrovia, così come l’ampliamento delle comunicazioni, tra le quali radio e
telegrafo. Le fonti energetiche principali sono, l’elettricità la quale è flessibile, trasmettibile e
divisibile, l’elettricità viene sviluppata con il motore elettrico, l’illuminazione e l’elettrochimica;
oltre all’elettricità vi sono anche i carburanti che portano alo sviluppo del motore a scoppio e i gas
naturali. Tutte queste innovazioni richiedono conoscenza scientifica e dunque vi è un aumento dei
livelli d’istruzione.
Forme d’impresa che si sono sviluppate
1) Impresa individuale, nasce nella prima rivoluzione industriale, l’imprenditore
è individuale, ha la proprietà dell’impresa e ne gestisce l’operatività.
2) Impresa Cooperativa, dove i soci prevalgono sul reddito, e all’interno di
queste gli utili vengono ripartiti tra i soci, ne esistono di vario tipo:
- cooperative di consumo
- Cooperative di credito
- Cooperative di lavoro
- Cooperative di agricolo
- Cooperative di sociale
3) Corporations/grande impresa: è un modello nato negli USA tra il 1860 e il
1914, si sviluppa in modi diversi come i cartelli e le zaibatsu in Giappone.
4) Altre forme: piccole e medie imprese e le imprese sociali che svolgono
un’attività senza scopo di lucro.
Large corporations
Le large corporations sono tipiche della seconda rivoluzione industriale, sono caratterizzate da un
elevato capitale fisso, sono favorite dalla standardizzazione dei prodotti e standardizzazione del
processo produttivo. Le large corporations si affermano in Germania ma diventano un modello
dominante negli stati uniti, l’organizzazione del lavoro risulta scientifica e segue la teoria del
taylorismo e del fordismo. Le grandi corporations spesso cercano di sfruttare le economie di scala,
le economie di diversificazione e le economie di rapidità come parte delle loro strategie aziendali
per ottenere vantaggi competitivi e mantenere una posizione di leadership nel mercato. Ecco come
queste tre tipologie di economie possono essere legate alle large corporations:
1. Economie di scala per le Large Corporations: Le grandi aziende spesso hanno un vantaggio
intrinseco nell'ottenere economie di scala. Aumentando la produzione o l'offerta di servizi
su larga scala, possono ridurre i costi medi unitari. Questo può essere particolarmente
importante per le grandi corporations che operano in settori come la produzione
manifatturiera, la distribuzione o la tecnologia. Le economie di scala possono consentire
loro di mantenere prezzi competitivi, espandersi su nuovi mercati e migliorare la redditività.
2. Economie di diversificazione per le Large Corporations: Le grandi corporations spesso
operano in diversi settori o hanno una vasta gamma di prodotti e servizi. Questa
diversificazione può contribuire a mitigare i rischi legati all'esposizione a un solo mercato o
settore. Inoltre, la condivisione di risorse, competenze e infrastrutture tra le diverse parti
dell'azienda può portare a economie di diversificazione. Ad esempio, un conglomerato può
gestire più efficientemente i suoi servizi di amministrazione, logistica e gestione delle
risorse umane attraverso le divisioni aziendali.
3. Economie di rapidità per le Large Corporations: Le grandi corporations spesso hanno la
capacità di investire in tecnologie avanzate e processi di produzione efficienti. Questo può
consentire loro di rispondere rapidamente alle esigenze del mercato, sviluppare nuovi
prodotti più velocemente e migliorare i tempi di consegna. In settori ad alta competizione,
come l'informatica e l'elettronica di consumo, le economie di rapidità possono
rappresentare un vantaggio cruciale per le large corporations.
Queste corporazioni diventano di grandi dimensioni per vari motivi:
- Integrazione verticale: L'integrazione verticale è una strategia aziendale in cui un'azienda
acquisisce o controlla le attività o le operazioni che si trovano sia "sopra" (fornitori o
produttori) che "sotto" (distributori o rivenditori) della catena di approvvigionamento o
della catena del valore. Questo tipo di integrazione mira a ottenere un maggiore controllo,
efficienza e coordinazione lungo tutta la catena di produzione o distribuzione.
- Integrazione orizzontale: L'integrazione orizzontale è una strategia aziendale in cui
un'azienda si espande acquisendo o controllando altre aziende che operano nello stesso
settore o che sono coinvolte nella stessa fase della catena di valore. Questo tipo di
integrazione è caratterizzato dall'espansione in orizzontale, ovvero l'ampliamento delle
operazioni in un settore o in una fase della produzione o della distribuzione in cui l'azienda
è già attiva.
Con le large corporations avviene una separazione tra proprietà e gestione, esiste infatti un
lavoratore stipendiato, che molto spesso non possiede una parte del capitale aziendale, ma questa
figura ovvero il manager, deve organizzare e gestire l’organizzazione aziendale, senza però essere
coinvolto con la società, e proprio qui nascono le business schools, se prima infatti attraverso le
idee di Taylor e Ford nasce l’organizzazione scientifica del lavoro, con la figura del manager nasce
una figura scientifica della gestione dell’impresa. Il controllo dell’impresa ha una gerarchia ben
precisa, ovvero a capo vi è l’amministratore delegato, e al di sotto vi è uno staff diviso in modo
funzionale, ovvero diviso per funzioni all’interno dell’impresa, sotto questo abbiamo una linea
composta da figure manageriali ma con compiti più operativi. Man mano che la dimensione
diventa più importante anche il capitale richiesto è sempre maggiore, per questo le fonti del
capitale si devono diversificare, per questo le grandi imprese sono solitamente SPA, ovvero dove il
capitale è suddiviso tra gli azionisti, i quali investono attraverso la borsa, oppure attraverso il
prestito bancario. I processi orizzontali e verticali, sviluppano i vari settori produttivi in forme di
oligopolio, ovvero delle forme di mercato dove ci sono poche grandi imprese che gestiscono questa
fetta di mercato e solitamente questi settori oligopolistici, sono caratterizzati da barriere
all’entrata, rispetto alle forme di oligopolio, i grandi stati si sono mossi per contrastarli oppure sono
tollerati, come i cartelli, i quali sono delle degli accordi tra aziende che lavorarono in collaborazione
ma rimangono comunque divise, i trust americani invece, erano delle grandi imprese dove vi era
un imprese dominante che univa a se tutte le imprese minori, e dunque queste perdevano di
individualità.
Transizione demografica
Ciclo demografico moderno e ciclo demografico antico
Ciclo demografico moderno, è un ciclo demografico dove il tasso di natalità e il tasso di mortalità è
basso e vi è una bassa crescita della popolazione, questo è il risultato di un processo di medio
lungo periodo, è inoltre caratterizzato da un’elevata aspettativa di vita, il ciclo demografico
moderno avviene quando i paesi si modernizzano e si sviluppano. La transizione demografica può
essere divisa in due fasi, ovvero una prima dove la natalità è elevata e la mortalità diminuisce e una
seconda fase dove anche la natalità diminuisce, quando entrambi sono bassi si parla di ciclo
demografico moderno. Avviene per prima in Francia ed Inghilterra e poi tutti i paesi che si vanno a
modernizzare. Perché la natalità ha un comportamento diverso rispetto alla mortalità? Dal punto di
vista economico, bisogna ipotizzare che i comportamenti dipendano da certe aspettative, una
possibile spiegazione è che in questo caso inizialmente vi è una differenza tra la mortalità infantile
attesa e quella effettiva, proprio perché prima la mortalità infantile era elevata; dunque, si faranno
tanti figli per prevenire l’indice di mortalità infantile che è ancora alto, se mi aspetto una mortalità
infantile alta allora la fecondità sarà alta per mantenere il livello desiderato.
Perché la fertilità diminuisce all’aumentare del reddito?

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