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RIPPLE DI CORRENTE D’INDUTTORE E

DIMENSIONAMENTO DELL’INDUTTANZA L

Riprendiamo l’analisi delle forme d’onda di un induttore (sia corrente che tensione),
sempre riferite all’esempio di buck che stiamo prendendo in esame. Ovviamente noi
ci concentreremo sul modo continuo per due principali ragioni :
a) Perché è il modo maggiormente utilizzato per i convertitori dc-dc
b) Con l’utilizzo del mosfet al posto del diodo (Synchronous Rectfier), è sempre
assicurato il continuous mode (quello discontinuo non si realizza.. PERCHE’?
).
Gli andamenti di tensione e corrente riferiti al nostro esempio sono mostrati di
seguito:

Vogliamo ora valutare il legame che esiste tra il valore dell’induttanza L e il valore
del ripple picco picco Δi L _ pp di corrente d’induttore. Basta ricordare l’equazione
caratteristica d’induttore corrente-tensione :

diL INTEGRATA Δi
vL = L ⎯⎯⎯⎯ ⎯→ ΔvL = L L
dt Δt

Osserviamo la precedente figura e valutiamo la prima fase del ciclo di switching; in


tal caso ai capi dell’induttore si presenterà la tensione (Vg-Vo), quindi:
Δi L _ pp
(V g − Vo ) = L
DTS

Da cui si ricava il ripple picco picco cercato in funzione di L :

(Vg − Vo )
ΔiL _ pp = D
fS L

N.B. : Si è utilizzato il parametro fs piuttosto che Ts, in quanto è quello che si ha a


disposizione nella nostra analisi.
Questo ripple picco picco ΔiL _ pp può essere espresso come due volte la
sovraelongazione rispetto al valor medio tratteggiato in figura, quindi :

(Vg − Vo ) Ripple di corrente picco


(1) ΔiL _ pp = 2 ΔiL = D picco d’induttore
fS L

da cui si ricava facilmente ΔiL :

(V g − Vo )
(2) Δi L = D
2 fS L

Chiaramente se si ha a disposizione un vincolo sul max valore che può assumere il


ripple picco picco ΔiL _ pp , dalla (1) si può allora gia valutare il minimo valore di L. In
realtà, mentre per la tensione di uscita si hanno dei vincoli ben precisi (visti a suo
tempo), sulla corrente d’induttore non saranno fornite specifiche in termini di ripple;
basti pensare che questo valore può andare dal 20% al 150% !.
Per questa ragione, uno dei problemi che ci si pone in fase di progetto, è quello di
scegliere un ripple di corrente di induttore adeguato all’applicazione ed agli obiettivi
che si pongono: rendimento, costi dei componenti etc… .
Dalla (1) ricavo che il valore di L richiesto dovrà essere:

(Vg − Vo )
L≥ D Valore
f S ΔiL _ pp dell’induttanza

da cui si osserva che :


PIU’ GRANDE E’ IL VALORE DEL RIPPLE PICCO PICCO DI CORRENTE E
PIU’ PICCOLA SARA’ L’INDUTTANZA DA UTILIZZARE
Chiaramente un induttanza più piccola comporta vantaggi da un punto di vista
economico, d’ingombro etc… ; del resto
A PARITA’ DEL VALORE MEDIO, UN VALORE DI RIPPLE DI CORRENTE
MAGGIORE PORTA A VALORI DI PICCO DI CORRENTE PIU’ GRANDI !

Es.:
supponiamo IL = 10 A e consideriamo due casi :

Δi L _ pp
= 20% ⇒ i pk = 11A
IL

IL= 10 A

Δi L _ pp
= 200% ⇒ i pk = 20 A
IL

Nel primo caso avrò un valore di picco di 11 A


poiché Δi L = 10% I L ; mentre nel secondo caso avrò un valore di picco di 20 A in
quanto Δi L = 100% I L .

E’ allora evidente che se da un lato un valore maggiore del ripple mi consente di


scegliere valori più piccoli d’induttanza, dall’altro mi porta a valori di picco maggiori
per la corrente e quindi sorge la necessità di : scegliere induttori con elevate correnti
di saturazione, Mosfet in grado di sostenere valori di picco di corrente maggiori,
condensatori che devono sostenere un ripple maggiore in uscita.
Un’altra cosa fondamentale da osservare è l’aumento dei valori efficaci delle correnti
al crescere del ripple di corrente d’induttore, infatti :
AL CRESCERE DI Δi L _ pp CRESCERANNO I rms _ Cout , I rms _ L E I rms _ Mosfet _ HS CON
CONSEGUENTE AUMENTO DI POTENZA DISSIPATA.
Per mostrare ciò valutiamo questi tre valori efficaci di corrente:
Valore efficace di corrente nel condensatore di uscita( I rms _ Cout )
Consideriamo l’andamento della corrente che va nel condensatore di uscita (sarebbe
la componente di ripple di iL):
quindi avremo che :

DTS DTS
Δi L2 _ pp D 'TS
Δi L2 _ pp
∫i ∫ ∫
1 1 1
I rms _ Cout = 2
Cout dt = t dt +2
t 2 dt =
TS 0 TS 0 D 2TS2 TS 0
2
D' T S
2

1 Δi L _ pp D 3TS3 1 Δi L _ pp D '3 TS3 Δi L2 _ pp Δi L _ pp


2 2

+ = ( D + 1 − D) =
TS D 2TS2 3 TS D ' 2 TS2 3 3 3

in definitiva, il valore efficace di corrente nel condensatore di uscita sarà pari a :

Δi L _ pp Valore efficace di
I rms _ Cout = corrente nel
condensatore di uscita
3
Valore efficace di corrente nell’induttore ( I rms _ L )
Sapendo che vale:

X eff = X dc2 + X ac2

allora sarà:
I rms _ L = I L2 + I L2 _ ac _ rms

dove I L _ ac _ rms è praticamente la I rms _ Cout valutata prima; quindi portando fuori dalla
radice la componente media IL ( che poi non è altro che Io), si ottiene :

Valore efficace di
1 ⎛ Δi L _ pp ⎞
2
corrente
I rms _ L = I L 1+ ⎜ ⎟ nell’induttore
3⎝ IL ⎠

Valore efficace di corrente nel Mosfet ( I rms _ Mosfet _ HS )


Consideriamo l’andamento di corrente nel Mosfet High-Side :

Valutiamo allora il valore efficace di corrente. Basta partire dalla definizione di


valore efficace e scrivendo l’espressione temporale della corrente nell’intervallo DTs,
con semplici calcoli si perviene a ( per i calcoli vedere pag. 150 quadernone) :

1 ⎛ΔiL _ pp ⎞
2 Valore efficace di
Irms_ Mosfet_ HS = IL D 1+ ⎜ ⎟ corrente nel
12⎝ IL ⎠ Mosfet-HS
Quindi, riprendendo il nostro discorso, come si può notare dai valori efficaci di
corrente appena determinati si può vedere come all’aumentare del ripple picco picco
di corrente aumenteranno anche i valori efficaci, e quindi a parità di resistenze
parassite avremo una maggiore dissipazione di potenza!
QUINDI LA SCELTA DEL RIPPLE DI CORRENTE NELL’INDUTTORE NON
SARA’ MAI UNA SCELTA STANDARD, DIPENDERA’ INVECE DALLA
PARTICOLARE APPLICAZIONE CHE SI VUOLE CONSIDERARE!!!.

Come gia detto, una soluzione Synchronous Rectfier, mi consente di assicurare


sempre un modo di funzionamento continuo (Continuous Mode); se si adotta invece
una comune soluzione occorre allora garantire il continuous mode e ciò va fatto
assicurandosi che il ripple picco picco non sia superiore al doppio del valore medio,
ossia al massimo può essere del 200% . Infatti, ponendoci nella situazione di
Boundary (confine tra continuous e discontinuous mode), avremo il seguente
andamento per la corrente di induttore :

Il valore medio coincide


proprio con l’area del
triangolo sul periodo Ts :
1 Δi L _ pp
IL = TS
2 TS

Δi L _ pp = 2 I L

quindi si può concludere che si verifica un discontinuous mode quando:

ΔiL _ pp > 2 I L ⇒ Vado in discontinuous

ovviamente questo problema si pone solo se non si sta adottando una soluzione
Synchronous Rectfier; in tal caso avremo degli andamenti come quelli mostrati nella
figura che segue : come si può notare, ci sarà un intervallo temporale per cui la
corrente sarà nulla
Quindi, al fine di non avere un funzionamento discontinuo (nel caso in cui non si
adotta una soluzione Synchronous Rectfier), occorre garantire che :

ΔiL _ pp (Vg _ max − Vo ) Per garantire il


= Δ iL = D ≤ I o _ min CCM
2 2 fS L

Ovviamente il problema va posto nel caso peggiore, ossia a corrente minima e a


tensione massima in ingresso (occorre infatti massimizzare la quantità contenente
Vg). Da questa relazione possiamo ricavare un’ulteriore condizione per l’induttanza L
al fine di garantire il CCM (nel caso in cui non si stia adottando una soluzione
Synchronous Rectfier) :

(Vg _ max − Vo )
L≥D
2 f S I o _ min

Si osservi a questo punto che sia per questa relazione di L che per l’altra scritta in
precedenza, occorre scegliere il giusto valore del duty. Chiaramente c’è differenza se
si utilizza un valore del dudy ideale o reale.
Per quest’ultima relazione, ossia il vincolo del CCM, occorre massimizzare la
quantità che compare a destra del segno di disuguaglianza. In particolare si considera
il funzionamento ad I o _ min e si massimizza il prodotto D(V g − Vo ) .
Nel caso di assenza di perdite (caso ideale), il duty è espresso semplicemente dalla
relazione :

Vo
D=
Vg
e di conseguenza il prodotto D(V g − Vo ) sarà pari a :

Vo Vo2
D(V g − Vo ) = (V − Vo ) = Vo −
Vg g Vg
da cui è facile verificare che è massimo per Vg=Vg_max.
In presenza di perdite (caso reale-di nostro interesse), il valore del duty sarà più
grande e dipenderà anche dalla corrente di carico. In particolare, la relazione reale del
duty approssimata vista a pag.79 è la seguente :
Vo + ro I o + Vd
D≅
Vg − r1I o + Vd
dove ricordiamo che :

r0 = rd + rL e r1 = rg + rs − rd

A questo punto è possibile notare che al crescere di Vg il duty decresce mentre la


quantità (Vg-Vo) cresce. Per sapere come si comporta effettivamente il prodotto
D (V g − Vo ) al crescere di Vg, andiamo a diagrammarlo in funzione di Vg :
In questa figura sono mostrati in particolare tre andamenti : senza perdite, con perdite
a carico minimo e con perdite a carico massimo. In tutti i tre casi si osserva che tale
prodotto cresce al crescere di Vg ed è max a Vg_max=5 V. Si osservino inoltre le
notevoli distanze, in corrispondenza di Vg_max=5 V, tra il caso ideale e quello reale :
per tal motivo è necessario portare in conto le perdite.
Quindi il prodotto sarà massimo per Vg=Vg_max e di conseguenza il minimo valore
dell’induttanza che occorre utilizzare per garantire il CCM sarà espresso da:

DVg _ max , I o _ min (V g _ max − Vo ) Vincolo su L per


LCCM ≥ garantire il CCM
2 f S I o _ min

Ora, riferendoci ai dati dell’esempio che si sta analizzando riguardo al buck :

si ottengono i seguenti risultati riassunti in tabella :

Si nota come a Vg_min=3,3 V ottengo un duty ideale che mi porta a dire che
LCCM_Ideale_min =6,8 uH; in realtà il duty che terrà conto delle perdite sarà
ovviamente più grande e pari a Dreale=0,64 ; questo mi porta a dire che il vero valore
minimo dell’induttanza dovrà essere 8,0 uH e non 6,8 uH. Nel caso di Vg=Vg_max
ricavo che il valore vero dell’induttanza da utilizzareè 12,0 uH. Quindi il caso
peggiore è quest’ultimo come volevasi dimostrare. Si osservi che, nel caso di
Vg_max, la differenza tra i due valori d’induttanza (reale ed ideale) è di ben il 20%!.

Lo stesso ragionamento va fatto per il calcolo dell’induttanza minima richiesta per


garantire il valore minimo del ripple Δi L _ pp desiderato. L’unica differenza è che
mentre la condizione CCM impone di valutare il valore di L a carico min (ossia
considerando Io_min), la condizione di ripple va imposta a carico massimo: infatti se
imponiamo che il ripple deve essere di un X% del valor medio, è evidente che la
condizione peggiore si ha nel caso di max valor medio IL, ossia a carico massimo
(cioè per Io=Io_max).
In tal caso il valor minimo di L richiesto sarà:

DVg _ max , I o _ max (V g _ max − Vo ) Vincolo su L per


LΔiL _ pp ≥ garantire il ripple
f S Δi L _ pp desiderato
Chiaramente siamo interessati ad utilizzare il duty relativo al caso reale, che sarà
fornito in tal caso dalla seguente relazione:

Vo + ro I o _ max + Vd
DVg _ max , I o _ max ≅
V g _ max − r1 I o _ max + Vd

dove ricordiamo che :

r0 = rd + rL e r1 = rg + rs − rd

Riferendoci sempre al nostro esempio, i dati numerici sono praticamente gli stessi di
prima solo che Io_max = 2 A e si suppone inoltre di avere un ripple picco picco di
corrente di 0,6° (ossia il 30% della corrente media):

si ottengono allora i seguenti risultati riassunti in tabella :

Se si riferisce al caso reale occorre allora utilizzare un’induttanza di 8,3 uH che è più
grande di quella del caso ideale di circa il 30% .

Così come è stato diagrammato l’andamento del prodotto D(V g − Vo ) in funzione di Vg


(al fine di mostrare la sua crescita con la Vg), possiamo anche considerare
l’andamento dell’induttanza minima (sempre in funzione della Vg), sia in riferimento
alla situazione di modo continuo e sia in riferimento alla condizione di ripple:
‰ Vincoli a confronto

Il problema che ora si pone è sapere chi prevale tra i due vincoli appena citati
(vincolo di CCM e vincolo di ripple). Tale problema è inesistente se si adotta una
soluzione Synchronous Rectfier, in quanto è sempre assicurato il CCM.
Se si adotta invece una normale soluzione di progetto, allora tra i due vincoli :

DV g _ max , I o _ max (V g _ max − V o ) Vincolo di


L Δ i L _ pp ≥ ripple
f S Δ i L _ pp

dove il ripple picco picco viene espresso in questo modo:

Δi L _ pp = 2 Δi L _ max = 2α i I o _ max con α i < 1

DVg _ max ,Io _ min (Vg _ max − Vo ) Vincolo di CCM


LCCM ≥
2 f S I o _ min

si ricava che il minimo valore dell’induttanza L è dato dal più grande dei due valori
determinati dai due vincoli :

Minimo valore
L ≥ max(LΔiL _ pp , , LCCM ) dell’induttanza

Vogliamo ora vedere quando prevale il vincolo di modo continuo rispetto al vincolo
sul ripple della corrente a carico massimo, ossia quando si verifica che:

LCCM > LΔiL _ pp

Ciò si verifica quando:

DVg _ max , I o _ min (V g _ max − Vo ) DVg _ max , I o _ max (V g _ max − Vo )


>
2 f S I o _ min 2 f S α i I o _ max

e quindi:
I o _ min DVg _ max ,Io _ min
LCCM > LΔiL _ pp QUANDO α i I o _ max
<
DVg _ max ,Io _ max

Dove α I è il coefficiente che mi consente di sapere quanto vale il ripple massimo


consentito rispetto al valore medio e in genere, a seconda dell’applicazione varia da:

α i = 0,1 ÷ 1,5

e la scelta spetta a noi ovviamente! .


**Se si definisce poi l’efficienza di conversione η nel caso peggiore, ossia
η@Vg_max,Io_max, avremo che:

Vo I o _ max Vo I o _ max Vo
η= = =
V g _ max I g _ max V g _ max DVg _ max , I o _ max I o _ max V g _ max DVg _ max , I o _ max

da cui ricavo che:

1 Vo
DVg _ max ,Io _ max =
η Vg _ max

che sostituita nella precedente relazione in riquadro in rosso, mi porta a dire che,
Vo
ponendo DV g _ max , I o _ min
= (caso ideale) :
V g _ max

Io _ min
LCCM > LΔiL _ pp < αiη
QUANDO Io _ max
(Quest’ultima cosa il prof l’ha saltata)**

‰ Scelta dell’induttore

Una volta valutato il valore dell’induttanza, occorre poi saper opportunamente


scegliere il componente reale da utilizzare per la nostra applicazione. Ovviamente
l’induttore da utilizzare può essere o fornito da opportuni cataloghi oppure costruito a
parte dal progettista stesso.
In particolare la Coilcraft rappresenta una delle più grosse produttrici di induttori per
applicazioni switching, e fornisce:
ƒ Il valore di L
ƒ Resistenza max in dc dell’avvolgimento
ƒ La max corrente efficace che l’induttore può sostenere (non sempre)
ƒ Informazioni sulla corrente di saturazione (non sempre)
Alcune volte viene fornito il valore di saturazione di corrente ma non quello efficace:
allora la domanda che sorge spontanea è sapere cosa interessa realmente di un
induttore per applicazioni switching e come tale induttore è fatto.
CONOSCERE LA REALIZZAZIONE E COSTITUZIONE DI UN INDUTTORE
SWITCHING AIUTA PROPRIO A RISOLVERE IL PROBLEMA
DELL’ASSENZA DI EVENTUALI PARAMETRI IMPORTANTI NON FORNITI
DAL COSTRUTTORE.
Ora quello che realmente si vuole sapere è se:
a) E’ più importante conoscere il valore efficace max della corrente d’induttore
b) E’ più importante conoscere il valore max della corrente di saturazione
c) E’ fondamentale conoscere entrambi
d) Non è indispensabile conoscere i due valori

Quindi nella scelta dell’induttore la prima domanda che dobbiamo porci è la


seguente:
PER QUESTA APPLICAZIONE QUANTI SONO LE INFORMAZIONI CHE
DEVO REALMENTE CONOSCERE PER IL COMPONENTE?

Non sempre però si riesce a trovare l’induttore giusto da utilizzare per il progetto del
convertitore: ciò ovviamente non accade nelle comuni applicazioni switching, bensì è
un problema che riguarda maggiormente applicazioni industriali. Quando ci si trova
in questa situazione occorre allora progettare l’induttore da utilizzare.
Gli elementi che dobbiamo prendere in considerazione per progettare un induttore
saranno allora i seguenti:
1) CCM INDUCTOR (applicazione)
2) PERDITE NEL FERRO
3) PERDITE NEL RAME
4) DIMENSIONI
5) PESO
6) SEZIONE DEI CONDUTTORI
7) NUMERO DI GIRI
8) LUNGHEZZA DEL GAP

TUTTO QUESTO E’ LEGATO


ALLA FORMA D’ONDA DI CORRENTE
CHE L’INDUTTORE DEVE SOSTENERE

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