Freud
Freud
Freud
Sigmund Freud è il padre della psicoanalisi, che rappresenta la terza grande rivoluzione
della storia occidentale, dopo la rivoluzione copernicana e quella darwiniana. Freud
trasforma radicalmente l'immagine dell'io, della coscienza e della personalità in cui l'uomo
si era rispecchiato per secoli e rivela l'esistenza di una zona buia e impenetrabile alla
ragione: l'inconscio.
LA FORMAZIONE DI FREUD
La psicoanalisi nasce in un rapporto di continuità e discontinuità rispetto alla psichiatria
dell'epoca. Nel clima positivistico e materialistico Freud si forma: frequenta a Vienna il
liceo e, poi, la Facoltà di medicina. Il giovane è particolarmente attratto dallo studio delle
scienze naturali e dalla dottrina di Darwin.
Dopo la laurea in medicina il giovane Freud inizia a lavorare in vari laboratori di ricerca,
approdando quindi al reparto di malattie nervose dell'ospedale di Vienna. Qui la curiosità
scientifica lo porta, tra l'altro, a sperimentare un alcaloide allora poco noto, la cocaina, di
cui studia gli effetti psicologici. Scopre con meraviglia le qualità stimolanti e analgesiche
del prodotto e ne rimane entusiasta. Lo sperimenta innanzitutto su se stesso, ma anche
sull'amico Ernst Fleischl, che soffre di una nevrite acuta e che, pertanto, è diventato
morfinomane. Freud è convinto della perfetta innocuità della cocaina e spera di farne un
sostituto della morfina contro il dolore. Ma si sbaglia. Dopo la morte dell’amico- che
sviluppa una dipendenza dalla cocaina -, contro Freud si leva un coro di critiche per non
aver tenuto conto degli effetti collaterali della sostanza.
Questo episodio e l'errore di valutazione compiuto avranno un peso notevolissimo sulla
sua vita.
LO STUDIO DELL’ISTERIA
Il lavoro condotto nel reparto di malattie nervose dell'ospedale di Vienna porta il giovane
Freud a interessarsi ben presto dei casi di isteria. Il termine, derivato dal vocabolo greco
hystéra, "utero". Ai tempi di Freud si pensava che fosse una malattia di tipo organico e che
riguardasse solo le donne. Il massimo esperto in materia era il dottor Jean-Martin Charcot
(1825-1893), che lavorava all'ospedale di Parigi, dove Freud, grazie a una borsa di studio,
si reca. Grazie a Charcot Freud può approfondire il metodo dell'ipnosi, che aveva già
avuto modo di apprendere frequentando il medico Joseph Breuer, il quale curava l'isteria
mediante tale tecnica.
Breuer è un medico con cui Freud stringe un rapporto di profonda amicizia. Attraverso
Breuer Freud apprende i dettagli più stimolanti del caso di Anna O.
Anna O. è una giovane donna affascinante e intelligente, affetta da una strana forma di
isteria con i seguenti gravi sintomi: paralisi motorie, tosse nervosa, turbe dell'udito e della
vista, anoressia, afasia e paura del bere (idrofobia). Breuer aveva scoperto, sottoponendo
la paziente a ipnosi - una pratica che induce nel soggetto uno stato psicofisico simile al
sonno, diminuendo la capacità critica e aumentando la suggestionabilità -, che quando era
bambina aveva visto bere in un bicchiere il cane della sua governante (verso la quale
nutriva sentimenti di odio), provando grande ripugnanza.
L'episodio era stato dimenticato, ma Anna O. aveva sviluppato sintomi di idrofobia grave,
che soltanto attraverso l'ipnosi, e quindi attraverso la rievocazione del fatto, era riuscita a
superare. L'ipnosi, dunque, faceva affiorare circostanze recondite della vita individuale. Si
trattava di un metodo che, proprio perché consentiva una liberazione (una "catarsi") delle
energie psichiche rimaste bloccate, fu definito "catartico". L'utilizzo di tale metodo lo
condurrà poi all'intuizione del concetto dell'inconscio.
LA VIA D’ACCESSO ALL’INCONSCIO
Il metodo catartico apre la strada alla psicoanalisi: esso, infatti, viene utilizzato da Freud
non soltanto per curare i sintomi dell'isteria, come avveniva nella pratica di Breuer, ma
anche per scoprirne la motivazione e il significato.
L'ipotesi iniziale di Freud e Breuer è che le reazioni emotive determinatesi in occasione di
eventi traumatici abbiano trovato un impedimento a manifestarsi, cioè siano rimaste prive
di sfogo. Per "neutralizzare” questi ultimi e far sì che scompaiano, si constata che occorre
riattivare il ricordo del fatto originario e rendere in tal modo possibile la libera
manifestazione degli impulsi a esso legati.
A questo punto si tratta di comprendere il motivo dell'oblio. Vengono formulate a tal
proposito due ipotesi: la prima, preferita da Breuer, è che gli eventi dimenticati dal
paziente siano fatti vissuti in un particolare stato "ipnoide", cioè uno stato al limite della
coscienza; la seconda ipotesi, sostenuta da Freud, è che l’evento sia stato troppo
spiacevole e che, di conseguenza, abbia portato a una reazione di difesa da parte del
paziente portandola a eliminare dalla coscienza.
A partire da queste considerazioni, Freud estende l'ipotesi dell’oblio da difesa ad altre
patologie nervose ed evidenzia l'applicabilità del metodo catartico. Il quadro che viene a
profilarsi consente la spiegazione delle patologie osservate:
Soggetto vive un evento traumatico;
In lui si determina una reazione di difesa per la spiacevolezza della situazione, che
consiste nell'oblio del fatto stesso;
A causa di particolari circostanze, e impedito il deflusso della carica emotiva legata
al fatto originario, cioè viene negata la possibilità della sua normale espressione
attraverso gesti, parole o azioni;
L’energia rimasta inespressa determina la formazione dei sintomi: organici, nei casi
di isteria, psichici, nei casi di nevrosi ossessiva.
LA SCOPERTA DELLA VITA INCONSAPEVOLE DEL SOGGETTO
Ciò che risulta determinante nelle conclusioni che Freud trae è il riconoscimento che
esistono processi psichici non consapevoli: basti pensare alla teoria della rimozione, in
base alla quale vi sono eventi, pulsioni o tendenze che la persona desidera cancellare.
Dopo la pubblicazione degli Studi sull'isteria, Freud si sottopone a una lunga e
impegnativa autoanalisi e per quattro anni esamina se stesso. Egli, in questa fase, si
concentra sul "perché" della nevrosi, chiedendosi "da dove" essa derivi oltre che “come"
guarirla. Poco per volta mette in luce il ruolo essenziale della sessualità nell'insorgenza
della patologia, fatto che suscita il disappunto di Breuer.
L'ipotesi freudiana è dettata dalla constatazione che i fatti dimenticati e rievocati grazie
all'ipnosi risultano essere legati alla sfera erotica. Anzi, in un primo tempo Freud è
addirittura propenso a credere che l'evento traumatico originario sia sempre
un'aggressione sessuale subita o esercitata nell'infanzia, convinzione che lascia presto il
posto alla scoperta della natura immaginaria di molti episodi narrati dai pazienti.
IL SIGNIFICATO DEI SOGNI
Nella sua autoanalisi Freud individua una via privilegiata per accedere al territorio del
contenuti inconsapevoli. Tale via è rappresentata dall'analisi dei sogni.
Per Freud i sogni sono sintomi di qualcosa, ma non riguardano il futuro, bensì il passato.
Secondo il padre della psicoanalisi, il sogno è l'espressione di un desiderio.
IL MECCANISMO DI ELABORAZIONE DEI SOGNI
Freud scopre l'esistenza di due livelli di significato nel sogno: il primo è costituito dalla
scena onirica cosi come è esposta e vissuta, ed è definito «contenuto manifesto»; il
secondo, il lato nascosto, si identifica con l'insieme di tendenze, idee e desideri inconsci
che si esprimono attraverso la scena onirica, ed è definito «contenuto latente».
Mentre il contenuto manifesto trae le sue immagini, il contenuto nascosto può riferirsi a un
tempo molto lontano. Nel sogno esistono, quindi, da un lato elementi che tendono a
tradursi e rivelarsi; dall'altro, un'attività chiamata da Freud di «censura» che limita la loro
possibilità di espressione: il sogno è il risultato di un compromesso tra queste due forze.
Per comprendere meglio la complessità e la problematicità del sogno, dobbiamo ricordare
che esso è per Freud, il sintomo di desideri non realizzati. Lo studioso ritiene che si tratti di
desideri "rimossi", cioè ricordi respinti dalla coscienza perché percepiti dal soggetto come
inaccettabili in quanto immorali, attinenti, in genere, alla sfera della sessualità. Nei sogni i
desideri non vengono espressi direttamente ma in una forma allusiva e simbolica. In altre
parole, per vincere il controllo della coscienza il materiale onirico deve essere sottoposto a
un trattamento deformante che Freud definisce «lavoro onirico».
Nell'elaborazione del sogno viene utilizzata la tecnica della drammatizzazione, che implica
la conversione del pensiero astratto in scene concrete. Inoltre, sono tipici del sogno
procedimenti:
Di condensazione, per cui un elemento viene ad acquistare, oltre al proprio
significato, un significato ulteriore;
Disovradeterminazione, grazie a cui un elemento della scena manifesta si trova a
corrispondere a più elementi del contenuto latente;
Di dispersione, per cui un elemento del contenuto latente può essere ripetuto, nella
scena manifesta, più volte in forme diverse;
Di spostamento, grazie al quale l’attenzione viene trasferita dall'elemento
principale, cioè quello che è più direttamente connesso al desiderio rimosso, ad altri
secondari, per "depistare" la coscienza.
Grazie a tale metodo è possibile non tanto eliminare le difese dell'Io di fronte all'insorgere
delle pulsioni dell'Es, quanto eluderle in modo da avere accesso alle regioni nascoste
dell'inconscio.
La difficoltà principale che emerge nella terapia analitica consiste secondo Freud nel fatto
che quelle stesse forze che hanno determinato la rimozione, sono anche causa di una
profonda "resistenza" esercitata dal paziente. Si tratta di un inconsapevole desiderio di
conservare nell'oblio quelle rappresentazioni potenzialmente pericolose. Obiettivo del
terapeuta deve essere allora quello di forzare tale resistenza, riuscendo a far emergere i
materiali rimossi.
LA TERAPIA PSICOANALITICA
La materia su cui si sviluppa l'analisi è prevalentemente linguistica, si lavora soprattutto
sulle parole e i discorsi del malato; l'analista, tuttavia, e tenuto a considerare anche il
comportamento del paziente, le sue esitazioni, le sue difficolta relazionali, posturali,
mimiche, gestuali.
La prassi psicoanalitica consiste proprio nel lavoro di decostruzione di ogni verità al fine,
però, di allargare i confini della coscienza, di ampliare il suo dominio riconquistando
territori perduti dell'inconscio.
Si tratta di un'attività che richiede tempo, impegno e che, soprattutto, non può prescindere
dalle particolari circostanze create dalla «situazione analitica». Si stabilisce un patto tra il
medico e il paziente: quest'ultimo parlerà con la massima sincerità, il primo ascolterà e
manterrà il massimo riserbo. L'obiettivo è quello di vincere la rimozione e di far emergere
gli elementi inconsapevoli all'origine della patologia.
A questo scopo concorre la positiva interazione che si instaura tra i due soggetti, che
Freud definisce transfert o «traslazione affettiva»: essa è dovuta al fatto che il nevrotico,
sempre carente a livello affettivo, dopo le prime sedute acquista fiducia nel proprio
medico, sviluppando sentimenti di amore nei suoi confronti; un trasporto emotivo che in
qualche modo riproduce e ripropone quello provato, nell'infanzia, per le figure genitoriali.
LA TEORIA DELLA SESSUALITA’
Alla base della teoria freudiana della nevrosi e della descrizione del conflitto psichico vi
sono pulsioni che hanno un carattere prevalentemente erotico. La principale novità
consiste nella convinzione che la sessualità non vada ristretta ai soli rapporti tra adulti ma
che rivesta un significato molto più ampio, coinvolgendo anche la sfera, finora considerata
"innocente", dell'infanzia.
Freud non condivide la tesi della psicologia tradizionale, che identificava l'oggetto della
sessualità con l'individuo di sesso opposto e il suo fine con la riproduzione. Per Freud
l’istinto sessuale è un insieme di pulsioni che presenta caratteri specifici e che tende al
piacere e alla soddisfazione indipendentemente dall'oggetto.
IL CONCETTO DI LIBIDO
In relazione alla pulsione sessuale Freud parla di libido, intendendo con questo termine
un'energia specifica che può subire variazioni nei diversi momenti dello sviluppo, che può
indirizzarsi a oggetti o a finalità molteplici e differenti. Freud ritiene infatti che anche
nell'infanzia siano attive le pulsioni erotiche:
TOTEM E TABU’
Le ultime opere di Freud sono dedicate allo studio della società, dell'antropologia e della
morale.
Freud focalizza in particolare la sua attenzione sull'istituto del totemismo che si ritrova in
popolazioni primitive. In tale forma di organizzazione sociale i componenti di una comunità
sono divisi in tante unità caratterizzate da un totem, cioè nella maggior parte dei casi un
animale sacro. Il legame totemico si tramanda per via materna e rappresenta un vincolo
più forte di quello familiare. La cosa interessante è che coloro che appartengono a un'unità
totemica si comportano nei confronti del totem, cioè dell'animale simbolico assunto come
autorità, in modo caratteristico. Il legame totemico sembra finalizzato a evitare rapporti tra
consanguinei e dunque impedisce legami di tipo incestuoso.
Al totem è legato il concetto di tabù, cioè di tutti quegli aspetti che sono ritenuti sacri e
quindi proibiti. Freud arriva alla conclusione che, se esistono proibizioni cosi rigide e
regole cosi ferree, è perché in esse si esprime la repressione d ipulsioni molto forti. Il
totem e i tabù sarebbero dunque il nucleo originario di quelle norme sociali, morali e
religiose create dagli uomini per proteggersi da impulsi considerati inaccettabili, rendendoli
inoffensivi.
LA CIVILTA’ E IL SUO FINE
Per Freud gli uomini ricercano soprattutto la felicità, intesa sia come assenza di dolore sia
come soddisfacimento dei bisogni. L'agire individuale, infatti, è mosso essenzialmente dal
principio di piacere, cioè dalla tendenza a realizzare immediatamente i propri desideri. È il
principio che domina la vita infantile.
Tale principio, però, si scontra con il principio di realtà, che esige spesso un differimento
dell'appagamento del piacere, la sua subordinazione a determinate azioni o anche la
rinuncia alla soddisfazione di alcune tendenze per soddisfarne altre: esso implica un
esame delta realtà. Il principio di realtà ci limita e ci procura più sofferenze che piacere.
L'uomo non può fare a meno di vivere insieme agli altri e di conseguenza deve porre un
freno alle pulsioni. La civiltà è dunque indispensabile, anche se, inevitabilmente, è fonte di
repressione. Per arginare le pulsioni socialmente negative, la società si affianca alla figura
paterna nell'opera educativa:
LA MORALE COME MALE NECESSARIO
In definitiva, la morale appare a Freud come l'effetto dell'imposizione sociale. A differenza
di Nietzsche, però, Freud ritiene che essa, pur gravando sull'individuo e limitandone la
piena realizzazione, vada accettata, o almeno considerata un «disagio» necessario: infatti,
chi non fosse disposto a sottostare alle norme etiche socialmente determinate perderebbe
l'amore e il rispetto da parte del prossimo, e pertanto anche la serenità.
La psicoanalisi per diversi anni rimane legata al suo fondatore: Sigmund Freud. Poco per
volta, però, altri medici viennesi manifestano il proprio interesse per tale scienza che
andranno a costituire la cosiddetta "Società psicoanalitica". A tale associazione
collaborano, tra gli altri, Alfred Adler e Carl Gustav Jung.
In Germania, la nuova scienza è ufficialmente messa al bando, e un po' da tutto il mondo
si levano voci critiche da parte della medicina ufficiale: si accusa la psicoanalisi di
attribuire un ruolo eccessivo alla sessualità e di diffondere un messaggio negativo,
sottolineando le perversioni e il male dell'uomo, anziché il suo lato positivo. In tutta Europa
si leva un coro di scandalizzata protesta nei confronti di Freud che viene definito un
dissoluto e le sue idee vanno censurate.
ADLER E LA VOLONTA’ DI POTENZA
Adler si distacca da Freud: per lui, infatti, la libido sessuale rappresenta soltanto una parte
di una più generale tendenza all'autoaffermazione, pulsione che egli definisce volontà di
potenza.
Tale istinto è presente già nei bambini, i quali, proprio per la loro debolezza fisica,
avvertono una grave sensazione di inadeguatezza e manifestano un grande bisogno di
aiuto e protezione. E questa la situazione che Adler definisce «sentimento di inferiorità».
Se gli apporti ambientali gli saranno favorevoli, il bambino sarà in grado di superare in
modo graduale e positivo il disagio dell'inferiorità. Se, al contrario, gli stimoli saranno
negativi, o verranno percepiti come tali, è probabile che si verifichi un rafforzamento
dell'ordinario sentimento di inferiorità, tanto da far scivolare fatalmente il soggetto nel
«complesso di inferiorità», che è sempre patologico.
Secondo Adler non è possibile studiare un essere umano in una condizione di isolamento
sociale. Nel soggetto normale tale orientamento finalistico viene perseguito attraverso
strategie «creative», che non entrano in conflitto con le restrizioni imposte dalla famiglia e
dalla società. L'individuo elabora progetti in grado di portarlo al raggiungimento di quello
che ritiene il suo obiettivo prioritario (fama, ricchezza, autonomia, felicità, conoscenza...),
mettendo in atto comportamenti adeguati che tengano conto sia dei propri desideri e
aspirazioni, sia delle richieste della famiglia e della società; queste ultime, infatti,
attraverso l'educazione trasmettono determinati valori (stabilità familiare, posizione
sociale...) che condizionano la selezione delle mete. Al di là del diverso "senso" attribuito
alla propria vita, l'intento è arrivare al successo, cioè al superamento del sentimento di
inferiorità.
Nel soggetto patologico il desiderio di affermazione risulta frustrato, e quindi egli trova
appagamento in costruzioni fantastiche e immaginarie, in cui si rifugia evadendo da una
contingenza che è convinto di non poter affrontare.
La terapia è volta all'interpretazione di queste elaborazioni fantastiche del paziente e al
tentativo di ristrutturare il suo rapporto, alterato, con la realtà. Il terapeuta ha una funzione
attiva tesa a smascherare i falsi obiettivi del malato, e, soprattutto, a fornire mete
esistenziali più idonee e stimolanti.
JUNG
Un'altra differenza sostanziale della dottrina di Jung rispetto a quella freudiana risiede
nella diversa concezione dell'inconscio. Secondo Jung, infatti, oltre a un inconscio
personale esiste un inconscio collettivo. Mentre l'inconscio personale si sviluppa nel corso
dell'esistenza individuale, quello collettivo è ereditario e appartiene a tutti; inoltre, esso non
è costituito da elementi rimossi, ma da archetipi, modi di rappresentazione della realtà
comuni a tutta l'umanità, vere e proprie forme a priori dell'immaginazione.
La Persona è l'archetipo che rappresenta ciò che l'individuo intende mostrare di sé, ciò
che vuole far apparire, in conformità alle regole e alle convenzioni sociali. L'Ombra,
invece, costituisce la parte "sgradevole" e inaccettabile della psiche, in cui confluiscono
tutti quegli aspetti, attitudini, possibilità d'esistenza che il soggetto non vuole riconoscere
come propri perché contrari ai valori codificati dalla razionalità.
L’Animus e l'Anima rappresentano rispettivamente l'immagine maschile presente pala
donna e l'immagine femminile presente nell'uomo. Tali archetipi costituiscono l’opposto
della Persona, il lato privato e interiore.
Il Sé, infine, costituisce la dimensione in cui trovano conciliazione i vari aspetti consci e
inconsci della personalità. Infatti, mentre l'Io è il protagonista della vita cosciente, cioè
delle azioni consapevoli, il Sé è secondo Jung il soggetto della psiche totale, della parte
cosciente come di quella inconscia, delle immagini diurne come di quelle notturne. 7
IL PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE
Obiettivo degli esseri umani e della terapia «analitica» elaborata da Jung deve essere la
realizzazione del Sé, che comporta il superamento del contrasto insito nella psiche
mediante un lungo e faticoso processo di individuazione.
Quest’ultimo consiste nella crescente integrazione e unificazione delle componenti che
formano la personalità e si sviluppa attraverso continue progressioni e regressioni della
libido, nel tentativo di trovare un'adeguata soluzione di compromesso.
L'essere umano, infatti, vive un profondo conflitto tra la razionalità e l'irrazionalità. Tale
opposizione può essere composta secondo Jung soltanto se si accetta l'irruzione
dell'inconscio collettivo, se si abbandona l'atteggiamento possessivo e razionale aprendosi
ai contenuti archetipici.
Possiamo dire che gli archetipi costituiscono modelli di comportamento alternativi rispetto
a quelli, inadeguati, adottati fino a quel momento; essi forniscono, in altre parole,
l'indicazione di nuove modalità di esistenza che consentono il superamento della scissione
interiore, determinando una vera e propria rinascita del soggetto. L'interpretazione
junghiana dei simboli risulta a tal proposito molto diversa da quella di Freud: per
quest'ultimo il simbolo è più che altro il segno di elementi pulsionali rimossi legati al
passato; nella visione di Jung costituisce l'immagine di una nuova possibile realizzazione
psichica, che si offre al soggetto come ipotesi di soluzione del conflitto tra le varie istanze
della sua personalità. L'inconscio si rivela, allora, come il contenitore dell'esperienza e
della saggezza di tutte le epoche che ci hanno preceduto e rappresenta per questo una
guida insostituibile nella conduzione della vita.