Neuro
Neuro
La correlazione tra sede anatomica del danno e funzione deficitaria non è cosìdiretta come
si potrebbe immaginare; innanzitutto, una certa patologia danneggia zone del cervello con
estensione e localizzazione molto variabile, per cui occorre l’osservazione di più casi allo
scopo di ottenere informazioni convergenti.
In alcuni casi si può ipotizzare che la sede della lesione determini un certo disturbo in
maniera indiretta: l’effetto cognitivo osservato potrebbe non essere dovuto alla funzione
specifica della sede lesionata ma a quella di un’area funzionalmente connessa con quella
anatomicamente danneggiata.
Una lesione cerebrale acuta può determinare una sofferenza transitoria delle strutture
cerebrali circostanti la sede della lesione, a causa della formazione di edema: questo
comporta un grave danno cognitivo in quanto vengono coinvolte molte aree del cervello.
Quando l’edema scompare si osserva un evidente recupero di molte funzioni cognitive.
Metodi neurofunzionali: (PET, SPECT, RMF) permettono di indagare sia nei pazienti che nei
soggetti normali quali aree del cervello sono attive durante l’esecuzione di un certo compito.
Grazie a questi metodi si è inteso verificare le ipotesi circa le correlazioni anatomo-funzionali
avanzate sulla base delle osservazioni cliniche nei soggetti cerebrolesi.
Casi negativi → pazienti con lezioni in specifiche aree cerebrali che però non mostrano i
deficit cognitivi che ci si potrebbe attendere.
Con lo studio di gruppi omogenei di pazienti si è potuto confermare, ad esempio:
-Disturbi del linguaggio: lesioni cerebrali situate nell’emisfero di sinistra
-Disturbi dell’esplorazione spaziale: lesioni emisferiche destre
La neuropsicologia cognitiva ha proposto numerosi modelli per interpretare i deficit dei
pazienti e per comprendere come sia articolata l’architettura dei processi cognitivi. La
prospettiva teorica adottata per interpretare gran parte dei deficit si fonda sul presupposto
modularista che le funzioni del cervello siano organizzate in una serie di processi
indipendenti (moduli) che interagiscono tra loro secondo una precisa gerarchia.
La lesione sottrae (rende non più funzionali) alcuni dei moduli del sistema.
L’esame neuropsicologico deve tener conto che è possibile incorrere in errori di valutazione:
• Falsi positivi (considerare patologiche prestazioni normali)
• Falsi negativi (considerare normali prestazioni patologiche)
In un’ottica di misura quantitativa delle abilità cognitive, bisogna ridurre al minimo le cause di
errore ed evitare fonti esterne di variabilità utilizzando prove che siano state standardizzate.
Inquadramento diagnostico
LE SINDROMI FRONTALI
Osservazione clinica
Le lesioni prefrontali alterano in maniera complessa:
• il vissuto emotivo
• la capacità di mantenere relazioni adeguate
• le abilità di programmare le proprie attività in maniera efficiente e razionale.
La sindrome frontale è costituita da un insieme di modifiche nella sfera affettiva e nella
condotta sociale.
SINDROME DISINIBITA: il paziente ha un atteggiamento fatuo e giocoso, atteggiamento
moriatico, con frequenti allusioni a tematiche sessuali; si dimostra impulsivo o
eccessivamente spontaneo, caratterizzato da una facile irritabilità che può sfociare in
manifestazioni aggressive, verbali o fisiche. Si associa anche una facile distraibilità e la
scarsa attitudine a seguire il colloquio con l’esaminatore.
SINDROME APATICA: il paziente ha una scarsa reattività all’ambiente, è inerte, con quadri
di grave apatia, abulia e ipocinesia; il volto tende ad essere inespressivo, amimico, e tutto il
comportamento indica indifferenza.
Entrambe le sindromi sono espressioni di incapacità a controllare le emozioni, le quali
risultano o troppo o troppo poco vissute/manifestate. La grave alterazione può associarsi a
comportamenti socialmente inaccettabili: sociopatia acquisita, la tendenza a non rispettare le
norme sociali ed etiche della comunità e l’incapacità ad acquisire nuove norme o di
comprendere il contesto. In altri casi, i pazienti con danno frontale sviluppano un
atteggiamento puerile e capriccioso o veri e propri comportamenti compulsivi o
ipersessualità; hanno anche la tendenza ad utilizzare in maniera incoercibile gli oggetti,
dando origine ad una sindrome caratterizzata da comportamenti di utilizzazione o di
imitazione (ecoprassia). Di frequente presentano anche l’ecolalia, la ripetizione coatta di
domande, parole o frasi prodotte dall’esaminatore o ascoltate incidentalmente.
DEFICIT DELL’ATTENZIONE: nei pazienti frontali si evidenzia una facile distraibilità, che
rende spesso difficile la somministrazione delle prove neuropsicologiche formali o persino il
rapporto con il paziente stesso:
• deficit di vigilanza
• deficit di attenzione sostenuta
• deficit di attenzione selettiva
• deficit di attenzione divisa
DEFICIT DELLE ABILITA’ MNESICHE: i pazienti con la mancanza di inibizione e di
percezione di sé, tendono spesso a produrre resoconti totalmente inventati, fenomeno noto
come confabulazione fantastica. I pazienti frontali mostrano un peculiare tipo di amnesia:
falliscono soprattutto nelle prove in cui è necessario ordinare cronologicamente gli eventi o
giudicare se certi stimoli sono stati presentati con maggiore o minore frequenza. Hanno,
pertanto, difficoltà a rievocare i ricordi con strategie efficienti ed ordinate, confondendo gli
eventi passati e combinandoli in maniera arbitraria o illogica.
DEFICIT DI FLESSIBILITA’ COGNITIVA: risultano anche incapaci di elaborare nuove
strategie per adattarsi alle specifiche richieste dell’ambiente: appare tutto rigido e ripetitivo.
Questo si traduce in una spiccata tendenza alla perseveranza: ripetuta produzione di una
certa risposta data in precedenza, ma non più adeguata allo stimolo attuale.
DEFICIT DI PIANIFICAZIONE: difficoltà nel programmare le proprie azioni in una sequenza
finalizzata e coerente per raggiungere lo scopo prefisso; il paziente appare imprevidente e
precipitoso.
DEFICIT DELLE ABILITA’ LOGICO-ASTRATTIVE: incapacità di sviluppare ragionamenti per
trovare soluzioni partendo da informazioni concrete.
In conclusione, emerge che i deficit cognitivi indotti da lesione delle aree prefrontali non
coinvolgono singole abilità cognitive percettive, motorie o linguistiche, ma riguardano
piuttosto il modo in cui tali abilità sono sfruttate dal paziente per mantenere un
comportamento appropriato ai diversi contesti personali e sociali.
Prove neuropsicologiche
Lo stile comportamentale caratterizzato da scarsa capacità di sviluppare strategie per lo
svolgimento di compiti inusuali e da scarsa flessibilità cognitiva può emergere in ogni prova
neuropsicologica, ma alcune prove possono mettere in luce i deficit in questione in maniera
diretta. È possibile raggruppare le prove in 4 gruppi:
1) Valutazione delle abilità di ragionamento e astrazione
Comprende quelle in cui è richiesto al soggetto di elaborare diverse interpretazioni astratte o
diverse categorizzazioni di uno stesso materiale concreto, e anche di modificare le loro
interpretazioni (set-shifting): - Wisconsin card sorting test
Si possono inserire in questo gruppo i test che richiedono ai pazienti di utilizzare le proprie
conoscenze in maniera flessibile e inusuale:
• Test dei giudizi aritmetici
• Test delle stime cognitive
• Test dei tempi e dei pesi
• Test dei giudizi verbali astratti
2) Valutazione delle abilità di pianificazione e risoluzione di problemi Include i test
che richiedono ai soggetti di operare secondo determinate regole, pianificando le
mosse in funzione di quelle da eseguire in seguito; esaminano la capacità di
adeguarsi a un contesto inusuale, comprendendone le specifiche richieste e le
capacità di pianificare le proprie azioni. I pazienti commettono tipicamente violazioni
delle regole.
• Test “Torri” di Hanoi
• Porteus maze test (non tarato in Italia)
• Test di Elithorn
3) Valutazione dell’attenzione e della sensibilità all’interferenza Valuta la
distraibilità e la sensibilità dei pazienti frontali agli effetti di interferenza: una volta
impegnati in una certa attività cognitiva, non riescono ad inibire i comportamenti più
semplici ed automatici, nonostante specifiche ed esplicite istruzioni.
• Test delle matrici attenzionali
• Test di Stroop
• Trail making test
• Test di apprendimento motorio inverso
4) Valutazione delle abilità di produzione secondo regole Valuta la capacità di
produrre risposte secondo regole imposte dall’esaminatore. I pazienti frontali sono
meno efficienti nella produzione di parole, gesti o disegni sempre diversi e nella
produzione casuale di numeri.
• Test di fluenza fonemica
• Test di fluenza semantica per categorie.
Di recente, è stata tarata su popolazione italiana una breve batteria di prove per una
valutazione globale delle abilità di controllo motorio e cognitivo. Oltre a utilizzare le prove
che indagano gli aspetti cognitivi correlati con le aree prefrontali, è opportuno eseguire una
valutazione dei disturbi del comportamento con questionari e inchieste rivolti al paziente e ai
suoi familiari.
• Neuropsychiatric inventory
• Frontal Behavioural inventory
Inquadramento diagnostico
La diagnosi di sindrome frontale si fonda:
• sulla valutazione quantitativa delle prestazioni alle diverse prove neuropsicologiche
• sull’analisi qualitativa del tipo di errori
• sull’osservazione del comportamento del paziente nella vita quotidiana e durante le
sedute di valutazione cognitiva
I pazienti con lesioni frontali possono mostrare prestazioni deficitarie virtualmente in tutte le
prove neuropsicologiche che prevedono almeno un certo grado di abilità di programmazione
e controllo. I pazienti frontali mostrano deficit intellettivi soprattutto ai compiti nei quali si
devono compiere scelte operative originali, analizzando nuove informazioni o analizzando
inmodo nuovo informazioni già disponibili. Le funzioni frontali sono abilità complesse ed
evolute che per loro natura sfuggono ad una semplice sistematizzazione.
• funzioni esecutive: le capacità di organizzazione e pianificazione del comportamento
• SINDROME DISESECUTIVA: quadro sintomatologico che deriva dall’alterazione
delle funzioni esecutive.
Aspetti più caratteristici delle funzioni esecutive:
• Capacità di elaborare interpretazioni astratte di stimoli o materiali concreti e di
modificarle
• Capacità di pianificare le azioni, prevedendone i possibili sviluppi
• Capacità di prestare attenzione a stimoli rilevanti e di inibire comportamenti semplici
e automatici
• Capacità di organizzare e ordinare le proprie esperienze e conoscenze secondo
criteri coerenti e nuovi
• Capacità di mantenere risposte emotive e comportamenti adeguati al contesto.
Non sempre tutte queste abilità sono ugualmente compromesse in un certo paziente; la
variabilità nell’espressione clinica può derivare dall’ampiezza della zona lesa, ma anche
dalla presenza di un’asimmetria nella lesione o dal coinvolgimento prevalente delle aree
laterali o di quelle più mediali. Le aree prefrontali infero-mediali sono soprattutto coinvolte
nel controllo della motivazione, dell’emozione e dell’iniziativa, mentre quelle più laterali
controllano la pianificazione di azioni sequenziali e l’elaborazione di strategie, integrandole
in un comportamento mirato. Si parla di circuiti fronto-sottocorticali che sono preposti al
controllo ed alla regolazione del comportamento. Una qualunque patologia del cervello che
danneggi tali circuiti (traumi cranici gravi, ictus ischemici o emorragici, tumori cerebrali,
malattie degenerative) determinerà il quadro neuropsicologico e comportamentale frontale.
È importante riconoscere sintomi e tratti di tipo frontale che possono determinare quadri
clinici e comportamentali complessi e non facilmente definibili; la valutazione
neuropsicologica deve comprendere un’ampia serie di prove e deve tenere conto del
comportamento durante l’osservazione clinica e la vita quotidiana. Una delle teorie
interpretative più utilizzate delle funzioni frontali prevede l’esistenza di due tipi di meccanismi
di controllo sul comportamento:
1. Contention schedulers: meccanismi automatici di risposta a stimoli o situazioni
ambientali e stati dell’organismo
2. Supervisory attention system: sistema cosciente che coordina le operazioni dei
contention schedulers e ne stabilisce le priorità.
Osservazione clinica
L’eminegligenza spaziale o neglet è un disturbo caratterizzato dalla difficoltà del paziente ad
esplorare, prestare attenzione, percepire e agire nello spazio extracorporeo opposto
all’emisfero cerebrale [Link] pazienti hanno difficoltà a elaborare le immagini mentali
dal lato opposto alla lesione cerebrale, deficit chiamato eminegligenza immaginativa.
DANNO ALL’EMISFERO DX = NEGLET PER LA META’ SX DELLO SPAZIO
EXTRACORPOREO
Prove neuropsicologiche
L’uso di prove standardizzate è finalizzato soprattutto a verificare se un determinato
paziente presenta un grado di asimmetria molto maggiore dei soggetti normali.
1) Prove di cancellazione (barrage): Sono accumunate dalla richiesta di barrare con una
matita tutti gli stimoli disposti su un foglio; si differenziano tra loro per il tipo di stimolo, per la
densità degli stimoli presentati o per la presenza di distrattori. Nel somministrare le prove si
deve aver cura di allineare il foglio centralmente rispetto al piano sagittale mediano del
paziente.
• Test di Albert: sono disposti solo gli stimoli da cancellare disposti irregolarmente su
un foglio di carta. 2 omissioni = prestazione patologica
• Cancellazione di H: gli stimoli sono più fitti e sono presentati tra altre lettere che
fungono da distrattori. Omissioni > 5 = prestazione patologica Differenza di almeno 3
tra dx e sx = eminegligenza
• Cancellazione di stelle: bisogna barrare solo le stelle piccole (test non tarato in Italia)
2)Prove di lettura
• 6 frasi di lunghezza crescente, caratterizzate dal fatto che la parte finale costituisce
una frase significativa: si osserva la tendenza dei soggetti ad omettere parti di frasi
• Prova di Caplan (non tarata in Italia): brano disposto su più righe, l’inizio delle quali
non è allineato al margine sinistro; i pazienti commettono errori nella lettura ad alta
voce della parte iniziale delle parole (i pazienti con eminegligenza possono compiere
errori caratteristici anche nella lettura singole parole)
3)Bisezione di linee Si chiede ai soggetti di indicare il punto di mezzo di un singolo
segmento; i pazienti tendono a commette un errore sistematico spostando il punto di mezzo
soggettivo verso destra. La genesi dell’errore nella prova di bisezione può essere di natura
diversa nei vari pazienti:
• Trascurano la parte più a sinistra
• Incapacità nel programmare i movimenti della mano verso sinistra
4)Compiti di disegno Servono per evidenziare la tendenza dei pazienti ad omettere le parti di
sinistra del modello da copiare o a commettere grossolani errori e distorsioni spaziali nella
parte sinistra dei disegni. Le prove di disegno spontaneo forniscono, invece, un mezzo per
valutare la presenza di eminegligenza rappresentazionale. Con entrambi i tipi di prove si può
mettere in evidenza l’allochiria.
5) Compiti immaginativi Chiedere al paziente di fornire una descrizione verbale di un
ambiente o di un luogo osservato da diversi punti di vista. L’eminegligenza può rivelarsi
anche in un compito puramente immaginativo e non solo nelle prove percettive: neglet
immaginativo.
In caso di eminegligenza, anche grazie al trattamento riabilitativo, i pazienti possono
imparare a compensare il deficit quando pongono attenzione al compito, ma quando
eseguono le abituali attività della vita in via semi-automatica possono continuare a
trascurare gli stimoli posti sulla sinistra. Per questo sono state sviluppate delle prove che
valutano il comportamento dei pazienti attraverso la simulazione di attività comuni:
• Behavioral inattention
• test Inquadramento diagnostico.
L’eminegligenza spaziale può manifestarsi coinvolgendo le diverse modalità sensoriali, le
abilità motorie e le capacità immaginative. In altri casi, solo in alcune condizioni specifiche.
Inquadramento diagnostico
Il quadro clinico comportamentale descritto è spesso correlato con lesioni emisferiche dx,
ma si può rilevare anche dopo lesioni sx. È importante sottolineare che si riscontra
emisomatoagnosia soprattutto nelle prime fasi dopo una lesione cerebrale acuta (icuts). È
raro riscontrare eminegligenza personale in forma eclatante dopo molte settimane
dall’evento patologico. Il quadro dell’emisomatoagnosia si può anche manifestare
progressivamente per effetto di una lesione tumorale in sede parietale di dx. Le
manifestazioni cliniche dell’eminegligenza corporea possono subire delle fluttuazioni: in
certe situazioni, il paziente, quando è più attento, riesce a rispondere con accuratezza alle
richieste dell’esaminatore, ma può poi manifestare il suo problema successivamente.
Abbastanza frequentemente si associa all’emianestesia,cioè ad una perdita completa della
sensibilità dell’emisoma controlaterale alla sede lesionale: il paziente non è più in grado di
percepire stimoli tattili. È stata riscontrata una doppia dissociazione tra i due disturbi che
dimostra come essi siano causati da meccanismi diversi. Sono da tenere distanti
dall’emisomatoagnosia i fenomeni allucinatori come la percezione di movimento dell’arto
plegico o la presenza di arti sovrannumerari: generalmente si tratta di fenomeni transitori.
L’eminegligenza spaziale e quella personale possono comparire indipendentemente l’una
dall’altra, sebbene siano sovente associate e commiste nelle loro manifestazioni cliniche.
Solo di recedente alcuni studi sembrano dimostrare che ilneglet personale è specificamente
legato alla lesione di una porzione del lobulo parietale inferiore di dx, o comunque alla
disfunzione di un circuito complesso che assicura la corretta integrazione tra le informazioni
corporee e la rappresentazione mentale del proprio corpo.
Due circuiti separati, sebbene molto vicini, sono responsabili del controllo dello spazio
corporeo ed [Link] quadro di eminegligenza motoria è stato segnalato anche dopo
lesioni sottocorticali al talamo dell’emisfero dx.
AUTOTOPOAGNOSIA ESOMATOTOPOAGNOSIA
Osservazione clinica
Autotopoagnosia: disturbo che riguarda specificamente la capacità di identificare e
localizzare parti del proprio corpo. I pazienti non hanno disturbi della consapevolezza
corporea, hanno chiari i confini dell’estensione del proprio corpo e lo esplorano senza alcuna
difficoltà e senza simmetrie.
Può avvenire che si chieda al paziente di toccarsi una specifica parte del corpo: egli mostra
delle difficoltà insospettate o commette errori eclatanti e ripetuti. Questo disturbo si verifica
sia per le parti dx che per le parti sx del corpo (non c’è una lateralizzazione) e gli errori sono
commessi sia con la mano dx che con quella sx.
Prove neuropsicologiche
La valutazione della localizzazione di parti corporee si può realizzare attraverso prove
formalizzate; una batteria per l’esplorazione dei diversi aspetti della capacità di indicare parti
corporee dee comprendere più compiti: bisogna valutare anche il ruolo delle componenti
semantiche e lessicali verbali e verificare se un difetto di localizzazione corporea è selettivo
o dipende da disturbi cognitivi di altra natura; una batteria di questo tipo prevede sia test
verbali che non verbali.
Il disturbo di localizzazione è più facilmente evidenziato quando il paziente deve indicare le
parti corporee dell’esaminatore e, ancor di più, su un’immagine disegnata: c’è una gradualità
di difficoltà. È utile approfondire la valutazione con un esame dettagliato della localizzazione
delle dita della mano, poiché alcuni soggetti hanno specifiche difficoltà per queste parti
corporee.
Gli errori sono di diverso tipo:
• Errori non correlati: il paziente indica una parte del corpo completamente diversa da
quella richiesta
• Errori di contiguità: il paziente indica una parte del corpo vicina a quella richiesta
• Errori funzionali: il paziente indica una parte del corpo simile per funzione a quella
richiesta
Perché si possa riconoscere un disturbo specifico, i soggetti che falliscono devono saper
fornire informazioni semantiche su queste parti corporee ed essere in grado di riconoscere
le parti corporee in semplici test di denominazione.
Inquadramento diagnostico
AUTOTOPOAGNOSIA: fallimento sistematico ad indicare le parti corporee su sé stessi
SOMATOTOPOAGNOSIA: fallimento sistematico ad indicare le parti corporee sugli altri
Data la prevalente sede lesionale parietale sinistra, tali fenomeni si possono associare sia
ad afasia che ad aprassia ideomotoria e emiparesi destra.
Differentemente dall’emisomatoagnosia, questo disturbo perdura nel tempo e non tende a
scomparire per effetto del recupero spontaneo.
Nell’ambito dei disturbi della localizzazione corporea, esistono deficit che riguardano aspetti
molto specifici:
• DISORIENTAMENTO DESTRA-SINISTRA: difficoltà specifica a individuare la destra
e la sinistra del proprio corpo; il paziente può diventare incapace di orientarsi rispetto
a tali categorie
• AGNOSIA DIGITALE: incapacità di identificare le dita della propria mano. Per
riconoscere la presenza di questo deficit bisogna escludere disturbi di
denominazione; il paziente avrà difficoltà non solo ad indicare su di sé o a muovere
le dita denominate, ma avrà difficoltà anche ad indicarle su una figura schematica.
Questi due deficit possono essere associati nell’ambito di una sindrome più complessa: la
sindrome di Gerstmann, caratterizzata anche dalla presenza di agrafia e acalculia. Tale
sindrome si realizza quando una lesione cerebrale, di qualsivoglia natura, colpisce il giro
angolare di sinistra, un’area alla confluenza tra lobo parietale e loro temporale. Una lesione
del giro angolare di sx determina spesso l’insorgenza di un quadro clinico complesso,
caratterizzato anche da aprassia costruttiva, alessia, anomia e disturbi della memoria
verbale immediata.
Un inquadramento teorico dei disturbi della consapevolezza e della localizzazione corporea
deve partire dalla considerazione che la rappresentazione dello spazio corporeo si organizza
sulla base delle informazioni sensoriali provenienti da tutto il corpo. Lo spazio corporeo non
è soltanto una rappresentazione spaziale, ma anche un sistema che prevede l’interazione
con rappresentazioni verbali e semantiche. La rappresentazione del corpo è quindi un
sistema complesso in cui sono incluse conoscenze spaziali, strutturali e semantiche.
Nella neurologia classica questo insieme di rappresentazioni è definito “schema corporeo”.
Esistono 3 principali tipi di rappresentazione corporea:
1) Semantica
2) Posturale
3) Strutturale
L’emisomatoagnosia può essere considerata un difetto della rappresentazione
dell’estensione corporea (limitata alla parte ipsilaterale). Questa limitazione compromette la
consapevolezza del soggetto, che ignora la parte di sé che non riesce a
rappresentarsi mentalmente.
Inquadramento diagnostico
Tra i principali disturbi dell’esplorazione visiva vi sono:
• l’eminegligenza spaziale: tendenza a trascurare la metà dello spazio controlaterale
alla lesione cerebrale
• la simultaneoagnosia: riduzione concentrica dell’attenzione per cui il soggetto è
capace di fissare un solo particolare della scena che ha davanti
Le prove per l’esplorazione visiva devono precedere l’esame dell’analisi visuo-spaziale.
Tuttavia, i disturbi visuo-spaziali possono essere del tutto indipendenti da difetti di
esplorazione visiva, così come i disturbi sensoriali semplici non sono ritenuti sufficienti a
generare difetti visuo-spaziali di ordine superiore.
I disturbi visuo-spaziali sono legati specificamente a lesioni di una rete neuroanatomica
preposta all’elaborazione delle caratteristiche spaziali degli stimoli visivi: le informazioni
percepite visivamente vengono elaborate dalle aree della corteccia occipitale dorsolaterale e
poi dal lobulo parietale superiore per l’analisi delle loro caratteristiche spaziali.
Il circuito dorsale deputato ad analizzare “dove” è distinto anatomicamente e funzionalmente
dal circuito ventrale deputato all’analisi di “cosa”. Se un paziente con aprassia costruttiva
fallisce alle provevisuo-spaziali, è possibile attribuire il suo deficit alla difettosa valutazione
delle caratteristiche del modello. Si può sostenere che le abilità costruttive sono processi
fondati su più componenti cognitive, alcune delle quali specifiche per il disegno. Sebbene
siano stati proposti alcuni modelli che analizzano in un’ottica cognitiva le abilità coinvolte
nella copia di disegni, è prematuro interpretare i diversi disturbi costruttivi nell’ambito di un
modello esaustivo del disegno.
L’aprassia costruttiva può essere presente in pazienti con diversi quadri clinici, legati alla
lesione di diverse strutture del cervello; tuttavia, i quadri clinici più evidenti di aprassia
costruttiva si manifestano dopo lesioni parietali e frontali, soprattutto nell’emisfero destro che
ha grande importanza per le abilità spaziali.
Principali tappe per la riproduzione di una figura:
1) lo stimolo da copiare deve essere percepito: gravi disturbi visivi, come la cecità
corticale o l’agnosia visiva appercettiva, rendono impossibile apprezzare e riprodurre
le caratteristiche dello stimolo
2) lo stimolo deve essere esplorato nella sua totalità: l’eminegligenza spaziale può
indurre differenti errori nella copia di una figura
• può limitare l’esplorazione dello stimolo dando luogo a omissioni
• può alterare l’elaborazione dello spazio di copia generando distorsioni nel disegno o
trasposizioni spaziali
3) lo stimolo deve essere riconosciuto: nell’agnosia visiva i pazienti fanno ricorso a una
strategia di copia linea-per-linea
4) lo stimolo deve essere analizzato nelle sue caratteristiche spaziali: passo che può
essere compromesso in pazienti con sindrome di Balint, eminegligenza o lesioni
frontali
5) il processo di riproduzione deve essere pianificato: le informazioni raccolte devono
essere integrate in un piano esecutivo. Il piano esecutivo può prevedere la
prevalente attivazione di schemi costruttivi già conosciuti, mettendo in atto una
procedura “lessicale”, oppure sfruttare l’analisi spaziale, attuando una procedura
“pezzo-a-pezzo”.
6) la riproduzione deve essere eseguita
La complessità della rete neurale implicata nella programmazione e nell’esecuzione grafica
spiega la grande difficoltà a delineare un modello teorico coerente,capace di interpretare e
sistematizzare i processi cognitivi del disegno.
Alcuni considerano il fenomeno del closing-in come frutto di un’inefficienza di processi di
controllo che consente il manifestarsi di un comportamento elementare di attrazione verso lo
[Link], Ambron e Della Sala hanno considerato il closing-in come la ricomparsa di
un riflesso primitivo che spinge la mano ad avvicinarsi allo stimolo verso cui è diretta
l’attenzione visiva; la tendenza ad avvicinarsi al modello da copiare potrebbe anche essere
dovuta a un’alterazione del normale equilibrio tra i comportamenti di avvicinamento, mediati
dalle aree parietali, e quelli di allontanamento, controllati alle aree frontali.
In entrambi i casi il fenomeno del closing-in è attribuito ad un deficit di natura attenzionale,
potenzialmente reversibile. Secondo un altro tipo di interpretazione, il closing-in è legato a
disturbi dell’elaborazione e della rappresentazione spaziale, ed è associato a disturbi
costruttivi più evidenti ed è difficilmente reversibile.
DISORIENTAMENTO TOPOGRAFICO
Osservazione clinica
Pazienti che:
• presentano grave difficoltà nell’orientarsi
• si perdono in luoghi prima familiari
• non riescono a muoversi da una stanza all’altra della casa
presentano disorientamento topografico.
Tali disturbi sono frequenti in presenza di deficit generali della memoria o di un generale
decadimento delle funzioni cognitive.
Disturbi nel corretto orientamento in luoghi familiari
possono essere anche riscontrati durante disordini dell’esplorazione visiva (eminegligenza)
o in associazione ad altri disturbi del riconoscimento visivo (agnosie).
Prove neuropsicologiche
La corretta valutazione deve comprendere prove per le abilità cognitive che concorrono alla
realizzazione ed al mantenimento del corretto orientamento topografico. Per lo studio degli
aspetti più specifici dell’orientamento topografico sono state utilizzate prove che richiedono
ai pazienti di seguire un certo percorso sulla base di informazioni fornite loro da una mappa,
oppure di apprendere un percorso attraverso successivi tentativi:
• Prova di lettura di mappe
• Test delle mappe stradali
La capacità di riconoscere luoghi noti deve essere valutata in funzione delle abitudini e delle
conoscenze acquisite dai singoli pazienti, e richiede la costruzione di prove ad hoc per le
quali l’esaminatore potrà raccogliere valori di riferimento tra i familiari del paziente stesso.
Inquadramento diagnostico
Le abilità visuo spaziali consentono all’individuo di operare in rapporto alla realtà esterna ed
anche di seguire percorsi ben noti nella propria casa o all’esterno di essa, di riconoscere
luoghi familiari e di localizzare luoghi noti su una mappa; le abilità visuo spaziali consentono
il corretto orientamento topografico.
Distinzione tra agnosia topografica e amnesia topografica:
• Nell’agnosia topografica i pazienti presentano una caratteristica difficoltà a
riconoscere edifici ed altri luoghi familiari che normalmente servono da riferimento
per l’orientamento e che diventano estranei
• Nell’amnesia topografica i pazienti, pur riconoscendo i luoghi familiari, hanno
difficoltà a ricostruirne mentalmente le relazioni e spaziali e non riescono a ricordare i
percorsi ben noti o a descrivere e visualizzare il percorso da compiere.
Un danno al giro paraippocampale nell’emisfero dx sembra indispensabile perché si verifichi
il disorientamento topografico.
Un modello che identifica le diverse abilità cognitive necessarie per l’orientamento
topografico è il modello diByrne, che include una bussola e una mappa.
Secondo Byrne esistono 2 tipi fondamentali di rappresentazioni topografiche dei percorsi
(mappe):
1) Quelle a rete sfruttano un insieme di punti di riferimento ben conosciuti (nodi), uniti
da semplici tratti di unione (corde); per eseguire una mappa a rete un soggetto deve
poter riconoscere i punti di riferimento e potersi muovere dall’uno all’altro
Osservazione clinica
L’AFASIA consiste in un deficit profondo delle capacità di comprendere, elaborare e
produrre messaggi linguistici. Le diverse competenze linguistiche possono essere
danneggiate da lesioni cerebrali dell’emisfero di sinistra, definito dominante per il linguaggio;
i disturbi linguistici nelle sindromi afasiche non possono essere attribuiti in nessun caso a
deficit sensoriali, uditivi o visivi, né a paralisi o a cattiva coordinazione dei muscoli della
bocca e del volto.
Il metodo dell’osservazione clinica delle afasie si fonda sull’analisi delle diverse prestazioni
linguistiche nelle modalità orale e scritta, entrambe coinvolte nel disturbo. Sotto l’etichetta di
afasia sono compresi quadri clinici molto diversi l’uno dall’altro, caratterizzati da diversi gradi
di gravità e da forti differenze qualitative.
Tutti i pazienti afasici presentano un variabile deficit di comprensione dei messaggi verbali e
nei casi più eclatanti il paziente non è in grado di comprendere neanche singole parole
concrete. Il deficit riguarda la sfera linguistica e non necessariamente implica un’incapacità a
formulare i pensieri o a comprendere i messaggi non verbali. Solo i pazienti più gravi
appaiono quasi chiusi in sé stessi: afasici isolati. Il deficit di comprensione è cruciale per
formulare una diagnosi di afasia e se in un paziente l’esame formale non mette in luce
questo deficit, si può escludere la diagnosi di afasia.
La caratteristica più evidente dell’afasia consiste nell’alterazione del linguaggio spontaneo e
anche in questo caso le difficoltà nel dominio verbale riguardano sia la modalità orale che
quella scritta.
Differenze tra afasia fluente e afasia non fluente
• :Gli afasici fluenti si esprimono con sequenze abbastanza lunghe di parole che non
sempre sono in relazione tra loro e che non rispettano le normali strutture sintattiche:
gergo verbale; non si rendono conto dei propri errori e parlano in maniera fluida, con
la prosodia conservata. Esistono gli afasici fluenti la cui produzione orale è costituita
da frammenti sillabici e neologismi: gergo fonemico
• Gli afasici non fluenti producono parole isolate o frasi e sintagmi molto semplificati,
spesso accompagnati da incertezze ed errori nel realizzare l’articolazione dei suoni;
hanno uno stile espressivo molto schematico con prevalenza di sostantivi e poche
forme verbali all’infinito: produzione telegrafica. Tale stile comunicativo può essere
espressione di agrammatismo, un deficit dell’elaborazione sintattica. In genere
l’eloquio è monotono e contraddistinto da disprosodia; nei casi più gravi il paziente è
in grado di produrre solo qualche frammento sillabico o qualche espressione
stereotipata di nessun contenuto informativo.
La gravità del quadro clinico e l’efficacia comunicativa residua non dipendono dalla fluenza.
Tutti gli afasici possono riuscire a produrre alcune parole o anche brevi frasi correttamente,
quando il contesto attiva la risposta in via automatica, ma la stessa parola/espressione può
essere impossibile da produrre in altre occasioni. Tale dissociazione tra risposte
automatiche e volontarie è uno degli aspetti della generale variabilità delle prestazioni dei
pazienti con lesioni corticali.
Un’analisi più precisa delle difficoltà nella produzione orale si ottiene mediante il compito di
denominazione di oggetti o figure; la maggior parte dei pazienti afasici commette una quota
variabile di errori a causa delle difficoltà a produrre le risposte verbali corrette, anche se non
hanno nessuna difficoltà a riconoscere gli oggetti.
Classificazione degli errori:
• Anomie: nessuna risposta verbale
• Circonlocuzione: esprime il significato dell’oggetto con una perifrasi
• Parafasia semantica: risposta semantica correlata all’oggetto
• Parafasia fonemica: un fonema è sostituito o omesso o aggiunto o trasposto con un
altroParafasia fonetica: la parola prodotta contiene distorsioni nell’articolazione dei
fonemi
• Neologismo: parola senza senso
Gli stessi tipi di errori di riscontrano anche nel compito utilizzato per verificare le capacità
nella produzione verbale, tramite il compito di ripetizione di uno stimolo.
È possibile analizzare i deficit dei pazienti afasici in una prospettiva neurolinguistica che
distingue le diverse competenze linguistiche in base al livello di elaborazione:
• Competenze fonologiche
• Competenze semantico-lessicali
• Competenze sintattico-grammaticali
Per comprendere il quadro clinico di un certo paziente è fondamentale verificare se le
singole competenze sono danneggiate o risparmiate.
DEFICIT FONOLOGICO: gli afasici, soprattutto quelli nonfluenti, tendono a produrre suoni
distorti, con alterazioni dei tempi e delle caratteristiche di pronuncia, soprattutto delle
consonanti. Alcuni degli errori commessi dai pazienti derivano da un’alterata esecuzione dei
movimenti fonoarticolatori (parafasie fonetiche), con produzione anche di suoni non
caratteristici della lingua di chi parla. Disintegrazione fonetica: profonda alterazione dei
programmi di produzione articolatoria. Gli errori di sostituzione, omissione o inserzione di
fonemi all’interno delle parole (parafasie fonemiche) sono più frequenti per le parole più
lunghe. È stata avanzata l’ipotesi che gli errori fonemici derivino da un disturbo nel
convertire la rappresentazione mentale dei suoni in un programma articolatorio e non da
un’alterazione delle rappresentazioni stesse.
Afasici fluenti = parafasie fonemiche
Afasici non fluenti = sia parafasie fonemiche che fonetiche
Molto frequentemente gli afasici presentano un deficit anche nella discriminazione dei
fonemi percepiti uditivamente e nella loro identificazione.
Prove neuropsicologiche
Esistono molte batterie di prove per descrivere e quantificare i deficit del linguaggio in
maniera sistematica.
• Test dei gettoni: strumento per valutare in
maniera approfondita le abilità di comprensione verbale; l’ultima sezione valuto le abilità di
comprensione sintattica. Fornisce una stima molto accurata di deficit anche lievi di
comprensione, indipendentemente dal tipo di disturbo afasico; la prova è estremamente utile
per quantificare le abilità di comprensione verbale senza fornire alcuna facilitazione
contestuale.
• la prima batteria utilizzata per l’esame del linguaggio include tutti i compiti utilizzati
tradizionalmente nello studio dei pazienti afasici:
1. eloquio spontaneo
2. denominazione di figure, oggetti e azioni
3. capacità di produrre serie automatiche del linguaggio
4. ripetizione e lettura ad alta voce di lettere/sillabe/parole/ neologismi/frasi
5. comprensione per via uditiva e visiva di parole singole
6. comprensione per via uditiva e visiva di frasi semplici
7. scrittura spontanea, sotto dettato e in copia
La batteria è di facile applicabilità ed è mirata a valutare le prestazioni di un paziente in cui la
diagnosi di afasia è già evidente su un piano clinico, al fine di raccogliere le informazioni
necessarie per formulare la diagnosi del tipo diafasia e di pianificare l’intervento riabilitativo
• Aachen aphasie test (AAT): strumento clinico con solide caratteristiche
psicometriche, abbinato ad una serie di procedure statistiche che consentono di
stimare in maniera semi-automatizzata se un paziente sia affetto da un disturbo
afasico e da quale tipo di afasia. La batteria include:
1. Raccolta di un ampio campione di linguaggio spontaneo
2. Denominazione di 4 categorie di stimoli
3. Ripetizione di diversi tipi di stimolo di complessità crescente
4. Comprensione uditiva e visiva di parole e di frasi
5. Comprensione di ordini complessi
6. Valutazione del linguaggio scritto
• Batteria per l’analisi dei disturbi afasici (BADA): mira ad approfondire in maniera
sistematica le competenze fonologiche, semantico-lessicali, sintattiche e di memoria
verbale nel singolo paziente. È necessario:
a) Utilizzare prove specifiche per analizzare in dettaglio le singole competenze linguistiche
b) Verificare il possibile effetto di una serie di
variabili sulla prestazione
c) Eseguire la valutazione qualitativa degli errori.
Sono presenti 4 sezioni:
1) Sezione per valutare le competenze fonologiche
2) Sezione semantico-lessicale
3) Sezione che esamina le competenze grammaticali
4) Sezione che valuta la memoria verbale
La BADA è un esame molto più approfondito e impegnativo degli altri e fornisce elementi utili
all’inquadramento dei pazienti nell’ambito dei recenti modelli cognitivi. Tuttavia, risulta
difficilmente applicabile ai pazienti più gravi o a quelli con un basso livello di scolarità.
Inquadramento diagnostico
Il primo dei criteri di classificazione dei disturbi linguistici è rappresentato dalle caratteristiche
dell’eloquio spontaneo che consente la suddivisione in:
• Afasie fluenti associate a danni delle regioni posteriori, temporo-parietali,
dell’emisfero sx
• Afasie non fluenti associate a lesioni anteriori che coinvolgono le aree frontali
dell’emisfero sx
Il secondo criterio classificatorio è rappresentato dalla presenza di un deficit al compito di
ripetizione che permette la suddivisione in:
• 4 sindromi afasiche caratterizzate da un deficit delle abilità di ripetizione (afasia
globale, afasia di Broca, afasia di Wernicke e afasia di conduzione)
• 4 sindromi afasiche in cui la ripetizione è almeno relativamente preservata (afasia TC
mista, afasiaTC motoria, afasia TC sensoriale e afasia anomica)
Caratteristiche delle sindromi afasiche:
“+” = relativo risparmio della prestazione in confronto ad altre prove
“-“ = prestazione deficitaria
(vedi pagina 110 per schema e pp107-110)
Molti quadri clinici non rientrano precisamente in nessuna delle categorie diagnostiche
descritte e vengono definiti “atipici”. Quadri atipici, ma spesso con una relativa
conservazione delle capacità di ripetizione, possono essere osservati durante l’evoluzione
delle demenze Occorre anche precisare che dopo una lesione cerebrale acuta si assiste ad
un parziale e progressivo recupero almeno di alcune abilità linguistiche.
Diagnosi differenziale con disturbi non afasici:
SORDITA’ VERBALE PURA: correlata a lesioni temporali sx o bilaterali, si tratta di un deficit
selettivo del riconoscimento di una categoria di stimoli mentre i pazienti possono continuare
a riconoscere stimoli uditivi non verbali. Va considerata come un disturbo agnosico uditivo,
specifico per una sola categoria di stimoli.
ANATRIA: grave disturbo della produzione orale, macon totale risparmio delle abilità di
comprensione e di elaborazione del linguaggio scritto; l’eloquio spontaneo è lento,
disprosodico, telegrafico e presenta gravi errori articolatori che il paziente cerca di
correggere con tentativi ripetuti. Il deficit è ristretto alla programmazione articolatoria.
Non vi è un deficit vero e proprio delle abilità linguistiche: il paziente non riesce ad eseguire
correttamente i movimenti articolatori che consentono la produzione chiara e fluente dei
suoni linguistici desiderati. È spesso correlata a lesioni specifiche nelle aree frontali inferiori
(area di Broca) ed è presente di regola la dissociazione tra produzione volontaria ed
automatica.
DISARTRIA: deficit costante della produzione verbale orale, caratterizzato da sistematiche
difficoltà nell’articolazione dei fonemi, senza dissociazione tra risposte automatiche e
volontarie e senza deficit di comprensione. È dovuta a una paralisi, una debolezza o
un’incoordinazione dei muscoli della bocca e della faringe. In genere la voce è distorta,
l’eloquio è rallentato e c’è disprosodia, ma non si osservano deficit di comprensione o
disturbi del linguaggio scritto.
L’interpretazione teorica delle sindromi afasiche classiche si fonda ancora sul modello
neuroanatomico del linguaggio di Lichtheim.
Il presupposto fondamentale di questo modello è che il linguaggio si realizza grazie
all’interazione di più aree cerebrali, ognuna responsabile di una specifica elaborazione
linguistica.
Il maggior pregio di questo modello consisteva nella capacità di spiegare i diversi disturbi
afasici e di prevedere altri quadri linguistici. Secondo il modello ogni sindrome afasica
derivava da una lesione selettiva ad uno delle sue componenti.
Secondo la prospettiva neurolinguistica le afasie non individuano gruppi di pazienti con
quadri linguistici del tutto omogenei. L’analisi dettagliata evidenzia che i singoli pazienti
afasici classificati in una certa categoria clinica possono presentare disturbi diversi; per
interpretare e comprendere tali quali disomogenei bisogna fare riferimento a modelli molto
più complessi. Del modello di Lichtheim rimane valida la fondamentale intuizione che il
linguaggio si fonda su una serie di abilità diverse, che possono essere selettivamente
danneggiate in seguito a una lesione cerebrale.
Considerando che non sempre si riscontra una concordanza tra disturbi di comprensione e
di produzione nel singolo paziente, viene favorita l’ipotesi secondo cui le conoscenze
semantiche e lessicali non siano racchiuse in un sistema “monolitico”, ma distribuite in più
componenti che, quando colpite, danno origine alle prestazioni disomogenee osservate nei
pazienti.
Oggi nel modello semantico-lessicale si ammette l’esistenza di almeno 3 componenti
separate:
1) Lessico fonologico d’ingresso (conoscenze relative ai suoni delle parole che il
soggetto conosce)
2) Sistema semantico (concetti e conoscenze
generali circa le parole)
3) Lessico fonologico di uscita (conoscenze circa le sequenze di fonemi che
compongono le parole conosciute)
PAROLA UDITA → LESSICO FONOLOGICO D’INGRESSO → SISTEMA SEMANTICO →
LESSICO FONOLOGICO DI USCITA → ARTICOLAZIONE
Prove neuropsicologiche
Le prove di lettura ad alta voce inserite in qualunque esame del linguaggio sono sufficienti a
diagnosticare la che presenza di una dislessia acquisita.
• L'esame della lettura ad alta voce deve utilizzare un'ampia gamma di stimoli diversi,
allo scopo di studiare sistematicamente sia l'effetto della lunghezza dello stimolo
sulla lettura sia l'effetto delle variabili linguistiche: stato lessicale (parola/non parola),
frequenza d'uso, classe grammaticale (sostantivi/aggettivi/verbi/funtori),
concretezza/astrattezza e regolarità (accentazione piana/sdrucciola). Occorre
somministrare più liste di stimoli al fine di controllare tutte le variabili che possono
influenzare la prestazione; ogni lista contiene un ugual numero di stimoli di categorie
diverse ed è bilanciata solo per alcune variabili, per esempio la lunghezza e la
frequenza d'uso. Ogni lista deve essere costruita in maniera attenta. Due sono le
fonti principali di liste di stimoli: il libro di Sartori sulla lettura e la Batteria per l'analisi
dei disturbi afasici. L'esame, oltre a comprendere prove di lettura ad alta voce, va
completato con una:
• serie di compiti che prevedono la lettura senza produzione ad alta voce della
risposta. In genere, questi compiti prevedono una risposta si/no o una risposta con
indicazione e permettono di verificare l'elaborazione visiva delle lettere, il
riconoscimento e la comprensione delle parole.
Una prima serie di prove consente l'elaborazione visiva delle singole lettere (Sartori);
• in una prova di riconoscimento di grafemi, il paziente deve individuare una lettera
dell'alfabeto tra altri simboli grafici;
• un'altra prova richiede al paziente di decidere se due lettere scritte in caratteri diversi
hanno lo stesso valore fonologico (Bb);
• in un'ultima prova si deve decidere se due non parole scritte in caratteri diversi
hanno lo stesso suono.
Per verificare il corretto riconoscimento delle parole,indipendentemente dalla loro
comprensione e lettura ad alta voce, si può adottare un:
• paradigma di decisione lessicale, in cui si somministra al paziente una lista di parole
e non parole e per ogni stimolo viene chiesto se si tratta di una parola esistente o
meno;
• il test di comprensione di omofoni (Sartori): si chiede al soggetto di indicare quale di
due sintagmi dal suono uguale (omofoni) presentati visivamente (l'ago-lago)
corrisponde ad una definizione data uditivamente (è fatto d'acqua). In questo caso,
dunque, si valuta la capacità di riconoscere visivamente una parola discriminandola
da un'altra dall'identico suono.
Per esaminare le capacità di comprensione della lettura di parole senza richiedere la
produzione orale si possono impiegare diversi compiti:
• Il primo, il più immediato, consiste nel chiedere al paziente di indicare, fa altri
distrattori, la figura che corrisponde a una parola scritta;
• un paradigma diverso consiste nella decisione semantica in cui il soggetto legge una
lista di parole e deve decidere se ognuna di esse corrisponde ad un essere vivente o
somministrando una lista di soli animali e chiedendo al soggetto di decidere se
ognuno di essi ha quattro zampe;
• un terzo compito per valutare la capacità di comprensione della lettura fa ricorso alle
associazioni contestuali: si chiede al soggetto di indicare quale di due parole ha una
relazione semantica con lo stimolo.
Inquadramento diagnostico
Sulla base delle prime classificazioni cliniche, si distinguevano i seguenti quadri clinici:
[CLASSIFICAZIONE NEUROPSICOLOGICA]:
[CLASSIFICAZIONE COGNITIVA]
Dall'analisi delle varie prestazioni si è evidenziato come mentre alcuni pazienti dislessici
commettono la stessa quantità e lo stesso tipo di errori per tutti gli stimoli,
indipendentemente dalla loro natura linguistica, in altri il numero e il tipo di errori dipende dal
tipo di stimolo somministrato. In questo modo è possibile distinguere due tipi di dislessie:
• le dislessie periferiche in cui il deficit cognitivo è specificamente legato ai primi stadi
dell'elaborazione dell'informazione visiva (primo caso)[commettono lo stesso tipo di
errori per tuttigli stimoli]
• le dislessie centrali in cui il deficit interviene nel corso dell'elaborazione linguistica
della sequenza di lettere da leggere, proprio perché le variabili linguistiche
influenzano la prestazione del paziente (secondo caso) [il tipo di errore dipende dallo
stimolo].
Tra le dislessie periferiche sono incluse tre sindromi:
1. Dislessia da negligenza spaziale: alcuni pazienti commettono errori visivi (omissioni
o sostituzioni di lettere) con una caratteristica disposizione spaziale.
2. Dislessia attenzionale: si tratta di un disturbo molto raro in cui i pazienti possono
essere in grado di leggere le lettere o le parole se presentate isolatamente ma non
insieme ad altre.
3. Dislessia lettera per lettera: questa sindrome è caratterizzata da un elevato numero
di errori visivi e da una lettura lenta, faticosa e monotona. Quanto più lungo è lo
stimolo, tanto più tempo il paziente impiega a leggerlo; i pazienti dimostrano un netto
effetto della lunghezza. Vi è un deficit nella comprensione del testo. La dislessia
lettera per lettera, in genere, non si accompagna ad altri deficit dell'elaborazione del
linguaggio e in particolare non si associa a deficit della scrittura. Questa sindrome
corrisponde all'alessia pura legata a lesioni occipitali sinistre.
Le dislessie centrali, che implicano un deficit dell'elaborazione linguistica dello stimolo,
comprendono quattro sindromi:
1. Dislessia superficiale: [DEFICIT RICONOSCIMENTOVISIVO DELLE PAROLE] i
pazienti presentano errori di regolarizzazione: mostrano difficoltà nel leggere le
parole irregolari (le quali quindi vengono lette come regolari). Tali pazienti si
comportano come se fossero incapaci di riconoscere a prima vista le parole e
leggessero ogni stimolo applicando correttamente le regole di traduzione grafema-
fonema; vi è quindi un deficit nel riconoscimento visivo delle parole.
2. Dislessia fonologica: [DEFICIT CONVERSIONE GRAFEMA-FONEMA] i pazienti
presentano errori morfologici e derivazionali, della sostituzione di funtori grammaticali
e alcuni errori visivi;
3. Dislessia profonda: [DEFICIT VIA GLOBALE (SISTEMA SEMANTICO) + DEFICIT
VIA FONOLOGICA (CONVERSIONE GRAFEMA-FONEMA] *il sintomo cardine è la
presenza di errori semantici nella letturadi parole, la cui origine è diversa nei vari
pazienti.
4. Dislessia diretta o iperlessia: [DEFICIT TERZA VIALESSICALE-DIRETTA, NON
SEMANTICA] *parliamo non tanto di un disturbo di lettura ma piuttosto della
comprensione della lettura. Infatti, i pochi pazienti descritti in letteratura, affetti
perlopiù da demenza, riescono a leggere senza errori parole regolari, irregolari e le
non parole. Essi tuttavia non comprendono quello che leggono e falliscono le prove
complementari di comprensione.
Modelli
I DISTURBI DI SCRITTURA
Osservazione clinica
Le agrafie o disgrafie sono deficit di scrittura. Anche qui riscontriamo errori morfologici e
derivazionali, errori semantici, sostituzione di parole-funtore, regolarizzazioni e
lessicalizzazioni. In scrittura, naturalmente non vi sono gli errori visivi, ma èpossibile
distinguere altri tre tipi di errori:
• errori grafemici: sono costituiti dall'omissione, inversione, deselezione o sostituzione
di uno o più grafemi (cane-care, novembre-noverbe, ospedale-opisdale); in alcuni
casi, l'errore grafemico non rispetta le leggi ortografiche della lingua e dà luogo a
risposte illegibili (fratello-frtello, calza-czala). In caso di errori grafemici, le lettere
sono comunque scritte correttamente e sempre leggibili;
• errori di formazione delle lettere: è possibile che alcuni pazienti producano lettere
alterate o simboli grafici non leggibili
• errori allografici: i pazienti confondono tra loro versioni diverse dello stesso grafema
e inseriscono nella stessa risposta lettere maiuscolee minuscole o in corsivo e in
stampatello (maRE, eSTATe).
Prove neuropsicologiche
La presenza di disturbi acquisiti della scrittura viene diagnosticata senza difficoltà con le
prove inserite nei comuni esami del linguaggio. Per specificare il disturbo di scrittura in
termini cognitivi, è necessario estendere l'esame della scrittura esplorando in maniera
sistematica le stesse variabili che sono in grado di influenzare le prestazioni di lettura. Come
in lettura, quindi, bisogna impiegare liste bilanciate per verificare l'accuratezza della scrittura
e il tipo di errori commessi in funzione delle variabili: lunghezza, stato lessicale, frequenza
d'uso, classe grammaticale. È in genere utile:
• verificare, almeno in maniera informale, se il paziente ha specifiche difficoltà nello
scrivere in corsivo o in stampatello.
• verificare se il paziente sappia quali lettere utilizzare per scrivere un certo stimolo.
Il modo più classico per eseguire questo compito è quello di chiedere al soggetto di
denominare ad alta voce le singole lettere di una parola (spelling). Un compito equivalente
può consistere nella composizione delle parole utilizzando lettere mobili, in modo da
escludere la parte motoria del compito di scrittura.
Inquadramento diagnostico
Si possono distinguere:
Modelli
Sulla scorta del modello standard della lettura, anche per la scrittura si è affermato un
modello cognitivo che è in grado di interpretare i diversi quadri descritti. Anche il modello
della scrittura prevede due vie, una "lessicale" e una "fonologica", attraverso le quali è
possibile ottenere la corretta sequenza di grafemi. Tuttavia, è necessaria una specifica
componente, non presente nel modello di lettura: si deve prendere una componente comune
coinvolta in tutti i compiti di scrittura e in tutte le modalità. Questa componente è
probabilmente un sistema di memoria a breve termine(buffer) che mantiene attive e ordinate
le rappresentazioni grafemiche, per tutto il tempo che occorre a scriverle. Un deficit di
questa componente dovrebbe, quindi, dar luogo agli errori di inversione, omissione,
confusione o inserzione di grafemi che si osservano nei pazienti dell'ultimo tipo e che non
rispettano necessariamente le regole ortografiche.
L’analisi dettagliata degli errori commessi dai pazienti con discalculia ha permesso, di
identificare:
• deficit selettivi nell’interpretazione dei segni aritmetici
• deficit selettivi nella conoscenza dei fatti aritmetici
• deficit selettivi nell’applicazione delle procedure di calcolo
Modelli
Mod. cognitivo dell’elaborazione dei numeri e del calcolo di McCloskey, Caramazza e Basili
(1985) prevede due sistemi indipendenti per la comprensione e la produzione dei numeri. I
sistemi di comprensione e produzione dei numeri interagiscono con una componente
“centrale” semantica che contiene le rappresentazioni astratte delle quantità numeriche, che
guidano sia la selezione delle specifiche unità “lessicali” numeriche che la specificazione dei
loro rapporti “sintattici” nella struttura di numeri complessi. Attraverso l’attivazione delle
rappresentazioni semantiche delle quantità
numeriche è possibile effettuare le operazioni di calcolo. Questo modello cognitivo prevede
che l’elaborazione numerica e il calcolo siano basati sul funzionamento di numerosi moduli
indipendenti.
Inquadramento diagnostico
Nella gran parte dei casi, come abbiamo visto, i disturbi aprassici sono associati a disturbi
del linguaggio, a deterioramento delle abilità cognitive o altri deficit cognitivi;
L'aprassia ideativa, che si evidenzia soprattutto nell'utilizzazione degli oggetti, è stata
attribuita, in particolare, a disturbi del riconoscimento visivo o a forme gravi di aprassia
ideomotoria. Oggi si accetta l'esistenza dell'aprassia ideativa come disturbo autonomo della
programmazione dei gesti, ma nella valutazione dei pazienti è bene considerare queste
ipotesi alternative. In particolare, quando un paziente fallisce alle prove di utilizzazione di
oggetti, bisogna assicurarsi che egli abbia effettivamente riconosciuto gli oggetti che non sa
usare chiedendone la denominazione oppure ripetendo la prova di utilizzazione dopo aver
permesso al paziente di toccare gli oggetti, cioè attraverso la modalità tattile di
presentazione del test.
Modelli
Liepmann (1900) nel primo modello interpretativo postulava la possibile dissociazione tra
aprassia ideativa e ideomotoria, per cui oggi si ritiene che l'aprassia ideativa va considerata
come la conseguenza di un deficit specifico della capacità di associare il corretto schema
motorio a ogni oggetto. Si può dunque considerare l'aprassia ideativa come una sorta di
"amnesia per l'uso degli oggetti", associata di frequente a lesioni focali localizzate nel lobo
parietale sinistro, ma talvolta anche in quello frontale sinistro; si ricorda che l'aprassia
ideativa compare anche nel corso della demenza di Alzheimer, in genere in fase
relativamente avanzata.
L'incapacità di eseguire gesti su imitazione (aprassia ideomotoria) è stata da tempo attribuita
auna disconnessione tra i centri che governano l'elaborazione dei programmi motori e quelli
direttamente responsabili dell'esecuzione dei movimenti.
Tale ipotesi è confermata dall'esistenza di una forma di aprassia ideomotoria che consegue
specificamente a lesioni del corpo calloso: quando viene leso questo fascio di fibre, i pazienti
presentano disturbi aprassici unilaterali a carico della sola mano sinistra (aprassia callosale).
Oggi si riconosce che l'emisfero di destra abbia qualche competenza prassica, perché
anche lesioni dello stesso possono dar luogo ad aprassia ideomotoria, sebbene in
percentuale più bassa. Inoltre, va considerato che le lesioni frontali non provocano aprassia
ideomotoria controlaterale con la stessa frequenza delle lesioni parietali.
Va, infine, segnalato che lesioni frontali mediali a carico dell'area supplementare motoria,
associate a lesioni del corpo calloso, possono determinare la comparsa di attività
motoria complessa involontaria alla mano controlaterale: in questi casi rari si osserva un
fenomeno molto singolare, caratterizzato dal fatto che una mano agisce in maniera
assolutamente incontrollabile del paziente, spesso come se fosse animata da una volontà
propria (sindrome della mano anarchica o della mano aliena). Si tratta di una situazione
diversa dall'aprassia dove i gestierano sollecitati dall'esterno; in questo caso il sistema di
controllo frontale non inibisce più i programmi motori automatici, i quali vengono liberati e
prodotti dalla mano aliena.
Nel caso in cui questo fenomeno coinvolge entrambe le mani, si parla della sindrome da
utilizzazione, da dipendenza ambientale, presente soprattutto nel paziente frontale,
caratterizzato non solo dall'utilizzo coatto degli oggetti ma anche dall'imitazione.
I modelli dell’elaborazione dei gesti postulano l’esistenza di due vie di elaborazione:
• lessicale (coinvolta nel riconoscimento, nella comprensione e nella produzione di
gesti conosciuti)
• non lessicale (coinvolti nell’imitazione dei gesti non conosciuti)
La via lessicale implica l’attivazione di lessici di azione di ingresso (che permettono la
comprensione dei gesti osservati) e il lessico di azione di uscita (che permette il richiamo dei
programmi motori già acquisiti per la successiva corretta e ed efficiente esecuzione).
Nel modello di Lisseauer c’è una distinzione tra due tipi di agnosia visiva. Lissauer (1980)
proponeva l'esistenza di:
1. una forma “appercettiva” di agnosia, caratterizzata dall'incapacità di identificare
forme visive complesse e strutturate
2. una forma “associativa”, nella quale i pazienti identificano le forme ma non
riconoscono gli oggetti perché non riescono ad associare le forme percepite con un
oggetto di cui hanno memoria
Alcuni deficit del riconoscimento visivo sono caratterizzati da difficoltà per specifiche
categorie di stimoli: sono stati descritti difetti selettivi per gli oggetti, i volti, le lettere o i colori.
• I quadri di agnosia per le lettere (alessia pura o alessia senza agrafia) sono descritti
nell'ambito dei deficit del linguaggio scritto
• I deficit di riconoscimento dei colori hanno una rilevanza clinica minore e consistono
in una difficoltà nel percepire i colori, che appaiono distinguibili solo come variazioni
di toni grigi o come tonalità non ben definite (acromatopsia), o in una difficoltà a
denominare i colori (anomia per i colori); alcuni pazienti mostrano invece una
difficoltà ad associare correttamente oggetti e colori, ad esempio in prove di disegno
(amnesia per i colori)
• Il deficit selettivo di riconoscimento per i volti noti (prosopagnosia) risponde alle
caratteristiche generali dei deficit di riconoscimento, in quanto il disturbo riguarda la
sola modalità visiva: i pazienti non sono in grado di riconoscere più i volti delle
persone care, a volte perdono anche la sensazione di familiarità per i visi conosciuti,
ma individuano le persone note dalla voce o da qualche accessorio caratteristico (ad
esempio i capelli lunghi).
Anche la prosopagnosia può presentarsi in due forme:
1. i pazienti del primo tipo (“appercettivo”): deficit di elaborazione delle forme dei volti;
sono affetti da un disturbo dell'elaborazione delle forme dei volti riferiscono di avere
l'impressione, ad esempio, che tutti i volti siano allungati o deformati;
2. nel secondo tipo [deficit dell'identificazione], invece, l'elaborazione dell'informazione
visiva circa i volti è conservata, ma i pazienti non riescono ad attribuire l'identità
corretta a ciascun volto percepito(prosopagnosia amnesica).
Prove neuropsicologiche
La valutazione delle abilità percettive elementari deve comprendere:
• l'esame dell'acuità visiva, cioè della capacità degli occhi di formare immagini
dettagliate e precise degli stimoli visivi
• l'esame del campo visivo, cioè della capacità dei lobi occipitali di elaborare in
maniera appropriata le informazioni visive provenienti da almeno alcune porzioni
dell'ambiente circostante.
Una volta accertato, da parte di un oculista, che il paziente ha conservate capacità
percettive elementari si può procedere alla valutazione specifica delle abilità di
discriminazione e identificazione visiva, procedendo per gradi, con prove che valutino i
diversi stadi d'elaborazione visiva; due batterie di test valutano in maniera sistematica le
tappe dell'elaborazione visiva:
• la Visual Object and Space Percepition Battery (VOSP; Warrington, James, 1991);
• la Bimingham Object Recognition Battery (BORB; Riddoch, Humphreys, 1993);
entrambe non sono disponibili in Italia, ma è possibile trovare facilmente altro
materiale disponibile.
Poiché è stato ipotizzato che forme sottili di deficit dell’elaborazione percettiva elementare
siano alla base di un disturbo del riconoscimento, molti autori hanno suggerito di aggiungere
alla valutazione di pertinenza oculistica prove molto semplici di discriminazione visiva,
proprio al fine di escludere la presenza di un difetto funzionale a stadi molto precoci di
elaborazione. A questo scopo vengono utilizzate prove di discriminazione di forme semplici;
in queste prove metà delle coppie di stimoli contiene figure e metà contiene figure diverse e
il soggetto deve emettere per ogni coppia un giudizio di uguale/diverso.
Un test del genere (inserito nella batteria di Spinnler e Tognoni, 1987) richiede di
discriminare due segmenti in base alla lunghezza; la prova di questo tipo più usata, però,
impiega figure geometriche (quadrato o rettangolo) di uguale superficie (test di Efron, 1968,
riportato in molti libri di neuropsicologia);
Inquadramento diagnostico
In presenza di residue abilità visive accertate dalla valutazione oculistica, i pazienti che
falliscono alle prove di discriminazione di forme semplici hanno evidentemente un deficit
grave dell’elaborazione visiva e non possono essere considerati veri e propri agnosici (ma
“pseudo-agnosici”, secondo alcuni autori).
Modelli
Modello interpretativo tradizionale dei disturbi agnosici
LE AGNOSIE UDITIVE
I deficit del riconoscimento nella modalità uditiva sono di difficile osservazione. Per poter
porre diagnosi di agnosia uditiva è sempre indispensabile accertare la presenza di abilità
percettive conservate; a questo scopo bisogna rivolgersi a uno specialista otorino che
effettui gli appropriati esami strumentali. È bene chiarire, però, che le rare lesioni bilaterali
delle aree acustiche nei lobi temporali possono causare sia la perdita della capacità di
discriminazione percettiva uditiva (sordità corticale) sia i disturbi del riconoscimento. Per la
diagnosi specifica del disturbo agnosico uditivo è necessario munirsi di registrazioni di suoni,
rumori e arie musicali da far ascoltare e riconoscere al paziente.
LE AGNOSIE TATTILI
Anche nella modalità tattile sono stati descritti disturbi di riconoscimento (stereoagnosia). In
questo caso il paziente non è in grado di riconoscere gli oggetti al tatto in assenza di disturbi
percettivi elementari. In altri termini, il paziente è in grado di riportare correttamente se viene
punto con uno spillo o sfiorato da una piuma, è in grado di distinguere il tocco di due punte
ravvicinate, ma non è in grado di riferire la forma, e/o dimensioni di un oggetto posto nella
mano, oppure, pur essendo capace di eseguire, queste valutazioni, non è in grado di
riconoscere di che oggetto si tratti. Tuttavia, le agnosie tattili sono di rara osservazione e
hanno pochi risvolti nella vita quotidiana dei pazienti.
Osservazione clinica
La demenza è definibile come un deterioramento cognitivo, un declino, rispetto alle
prestazioni precedenti, globale perché coinvolge tutte le abilità cognitive.
I pazienti affetti da demenza dimenticano nomi di oggetti, appuntamenti rilevanti e fatti
recenti della propria vita, presentando un quadro di amnesia anterograda; questi pazienti
peggiorano progressivamente.
Coloro che si prendono cura del paziente sono chiamati caragivers e spesso non si
accorgono subito dei problemi del paziente e dei suoi fallimenti.
Per la diagnosi di demenza sono importanti:
• un quadro di perdita persistente di memoria e altre abilità cognitive;
• abbandono delle consuete attività quotidiane;
• conservazione di un normale livello di coscienza.
La malattia porta ad una perdita cognitiva globale e cronica, che non può essere confusa
con altri disturbi simili. La demenza è progressiva (perché sostenuta da processi
degenerativi del cervello che coinvolgono sempre più aree cerebrali) e irreversibile (perché
non si può arrestare o migliorare). Nonostante ciò esistono delle eccezioni in cui molti
pazienti presentano una demenza non progressiva, in cui l’area lesionata non comporta il
danneggiamento di un’altra e quindi l’estensione della malattia, e reversibile, legata a
carenze alimentari o fattori metabolici.
Prove neuropsicologiche
Il cardine della diagnosi di demenza consiste nel riconoscere la presenza di un declino
intellettivo clinicamente evidente. La valutazione neuropsicologica può essere condotta
attraverso due approcci:
• strumenti orientativi
• test per le singole abilità cognitive
Gli strumenti orientativi aiutano ad investigare le funzioni cognitive e vengono usati in casi di
sospetta demenza. Il più conosciuto è il MMSE (mini-mental state examination) composto da
11 brevi prove, verbali e non.
Un altro è il MODA (milan overal dementia assestment), che esplora varie abilità cognitive
con l’uso di prove neuropsicologiche.
Le prove devono riguardare l’orientamento spazio-temporale, memoria a breve termine,
apprendimento verbale e spaziale, abilità costruttive, linguaggio, fluenza verbale, attenzione
e soluzione di problemi.
Spinnler e Tognoni (1987): hanno ideato una batteria con un insieme di strumenti
neuropsicologici formalizzati per lo studio di abilità cognitive, che fornisce un indice globale
delle prestazioni. Con uno studio specifico si è dimostrato che i soggetti normali hanno
basse probabilità di ottenere tre o più punteggi patologici se gli vengono somministrate 6
prove, e questo fu usato per individuare i pazienti affetti da demenza.
È opportuno utilizzare scale cliniche per la valutazione della depressione, come la scala
della depressione di Hamilton. Scale anche come ADL (attività della vita quotidiana) e le
IADI (attività strumentali della vita quotidiana)
Inquadramento diagnostico
Il neuropsicologo deve individuare la demenza già nei primi stadi. Per porre la diagnosi di
demenza in fase precoce, bisogna verificare che almeno due funzioni cognitive, tra cui la
memoria, siano scarse. Oltre all’inquadramento diagnostico è importante anche uno
specialista neurologo che suddivide la demenza in casi trattabili (demenza dovuta a malattie
del cervello curabili) e non trattabili (non possono essere curate ma non hanno nemmeno un
andamento progressivo). Il carattere distintivo delle sindromi demenziali è la tendenza al
peggioramento; diverse patologie cerebrali determinano una demenza progressiva: può
essere causata da un processo degenerativo primario, degenerazione delle cellule della
corteccia per una propria alterazione e non secondaria ad un’altra causa.
La forma più comune della demenza degenerativa primaria è la malattia di Alzheimer, che
presenta dei sintomi facilmente riconoscibili e si evolve in diverse fasi:
• nella fase “iniziale” il paziente e i familiari iniziano a notare difficoltà nella memoria di
tutti i giorni (disturbi della memoria autobiografica recente, anomie, perdita del filo del
discorso, difficoltà di calcolo e disegno) ma i sintomi vengono minimizzati;in questa
fase il paziente può essere cosciente dei suoi disturbi
• nella fase intermedia i disturbi cognitivi si accentuano; accrescono i disturbi della
memoria recente, il disorientamento topografico, difficoltà linguistiche e anche i primi
segni di prosopagnosia per i familiari. Iniziano i disturbi del cambiamento: il paziente
può diventare silenzioso, apatico, può essere aggressivo o avere allucinazioni. Si
manifesta il fenomeno della testa ruotata: quando il paziente non sa rispondere e si
gira verso il proprio caregiver. In questa fase si può manifestare la Sindrome di
Capgras o del “sosia”: il paziente crede che il proprio caregiver non sia davvero lui
ma un sosia. Può manifestarsi anche l’amnesia reduplicativa: il paziente crede di
essere contemporaneamente sia lì che in un altro posto
• In fase avanzata i disturbi di memoria diventano gravissimi; si manifestano i vari tipi
di aprassia, agnosia, afasia e anomia. Hanno problemi nella deambulazione
(deambulazione compulsiva), comportamenti di affaccendamento afinalistico (fanno
e disfano il letto senza nessuna finalità), tendono alla fuga e hanno disturbi del
sonno; si presenta la stereotipia, cioè comportamenti motori continui, e la
bulimia/anoressia. Un disturbo legato a questa fase è la sindrome di Kluver-Bucy,
caratterizzata da iperoralità (mangiare qualsiasi cosa sia commestibile o
ipersessualità).
• Dopo dieci anni, si entra nella fase terminale della malattia nella quale il paziente non
riesce ad alimentarsi, a parlare e a camminare, assumendo la posizione fetale fino al
decesso.
Prove neuropsicologiche
Per puntualizzarle difficoltà soggettive sono stati sviluppati questionari di autovalutazione
come il MAC-Q, questionario di autovalutazione della memoria. Il percorso diagnostico per il
DCL deve comprendere una valutazione esaustiva del profilo neuropsicologico, con la
somministrazione di misure delle abilità intellettive generali e di prove per le diverse abilità
cognitive.
Recentemente alcuni autori hanno proposto una batteria di valutazione neuropsicologica che
comprende prove per valutare la memoria, il linguaggio e altre abilità.
Inquadramento diagnostico
I casi clinici più diffusi riguardano la memoria, ma numerosi altri casi descrivono un declino
di una o più abilità cognitive che non riguardano la memoria.
Una classificazione molto utilizzata distingue 4 forme cliniche del DCL:
• Tipo amnesico-singolo dominio: deficit selettivo alle prove di memoria;
• Tipo non amnesico-singolo dominio: disturbi di un singolo dominio cognitivo
differente dalla memoria;
• Tipo amnesico con compromissione di domini multipli: deficit di memoria associato
ad alterazioni di almeno un’altra funzione cognitiva;
• Tipo non amnesico con compromissione di domini multipli: compromissione di più
abilità cognitive ma non della memoria.
Queste distinzioni possono essere riassunte in un semplice algoritmo diagnostico, che aiuta
il neuropsicologo a riconoscere il DCL e il suo sottotipo clinico.
I fattori che sono predisporre un soggetto al DCL sono diversi:
• età avanzata
• basso livello di scolarità ecc…
La progressione del DCL potrebbe essere influenzata dalla gravità del disturbo di memoria,
presenza di sintomi neuropsichiatrici o alcune caratteristiche
neuropatologiche. Alcuni autori negano l’esistenza del disturbo cognitivo lieve, affermando
che i soggetti affetti da DCL sono dementi in fase precoce di malattia.
I disturbi specifici dell’apprendimento
Osservazione clinica
Tali deficit sono dovuti ad una disfunzione del sistema nervoso centrale. Concetti
formalizzati nei sistemi di classificazione internazionale, come il DSM-IV-TR o l’[Link]
criterio principale per la diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento è quello della
discrepanza tra un’abilità cognitiva che è compromessa rispetto all’età cronologica, o alla
classe frequentata dal soggetto, ed il funzionamento intellettivo generale che risulta, invece
risparmiato.
DISTURBI DELLA LETTURA EDELLA SCRITTURAI l disturbo specifico dell’apprendimento
più studiato riguarda il linguaggio scritto. Un notevole numero di bambini mostra DISTURBI
DELLA LETTURA (DISLESSIA) che si manifestano con la tendenza a leggerein modo lento,
faticoso e con un numero variabile di errori.A differenza dall’adulto, un aspetto comune delle
varie dislessie evolutive è il forte rallentamento delle prestazionidi lettura, quindi parametro
assoluto è la velocità. Anche i deficit evolutivi della lettura si manifestano con diverse
tipologie di errori: sostituzioniomissioniaggiunte o inversioni di una o più lettere all’interno
della parola stimolo (errori visivi)alterazioni della parte variabile della parola che indica il
genere, il numero, il tempo dei verbi (errorimorfologici), oppure la funzione grammaticale o il
referente semantico della parola (errori derivazionali)A volte gli errori prodotti dal bambino
possono mantenere una relazione semantica con lo stimolo (errori semantici). Altri due errori
consistono:nella trasformazione di sequenze di lettere prive di significato (non parole) in
parole (lessicalizzazioni)nella regolarizzazione di parole con accentazione irregolare (errori
di regolarizzazione). DI frequente, bambini con disturbi di lettura, presentano anche difficoltà
di scrittura (disgrafia e disortografia). La presenza di maggiori difficoltà nella scrittura di non-
parole, con sostituzione di grafemi, si associa a disturbi di lettura in cui prevalgono deficit di
elaborazione delle non-parole, con la presenza di errori visivi e lessicazioni. Per quanto
riguarda i DISTURBI EVOLUTIVI DELLA SCRITTURA:1. nell’adulto con il termine
DISGRAFIA (O AGRAFIA)
si intende l’insieme dei disturbi della scrittura accumunando i deficit dei meccanismi cognitivi
centrali e quelli periferici di elaborazione della risposta scritta.2. nel bambino, invece, si usa
il termine DISORTOGRAFIA per fare riferimento ad una compromissione dei processi
centrali di elaborazionedella corrispondenza tra forma fonologica e rappresentazione
grafemica della parola, mentre si utilizza il termine di DISGRAFIA per intendere un deficit dei
meccanismi periferici della scrittura. DISTURBI DEL CALCOLOI disturbi dell’elaborazione
numerica e del calcolo (DISCALCULIA EVOLUTIVA) sono la forma principale di disagio
cognitivo mostrato dai bambini a scuola. I sintomi di tale deficit sono:incapacità di
comprendere i concetti di base diparticolari operazionimancanza di comprensione dei termini
o dei segni matematicimancato riconoscimento dei simboli numericidifficoltà ad attuare le
manipolazioni aritmetiche standarddifficoltà nel comprendere quali numeri sono pertinenti al
problema aritmetico che si sta considerandodifficoltà ad allineare correttamente i numeri oad
inserire decimali o simboli durante i calcoliscorretta organizzazione spaziale dei
calcoliincapacità di apprendere in modo soddisfacente le tabelline della moltiplicazioneGran
parte degli errori commessi dai bambini con difficoltàin aritmetica coinvolgono il calcolo
piuttosto che la rappresentazione mentale dei numeri. Un tipo di errore che si incontra molto
frequentemente riguarda il recupero di fatti aritmetici dalla memoria a lungo termine. Un'altra
categoria di errori può dipendere da un difetto di recupero e mantenimento di regole
procedurali. Altri erroripossono essere difficoltà nell’applicazione delle [Link] bambino
può mostrare difficoltà ad organizzare spazialmente l’operazione come nel caso
dell’incolonnamento, del prestito o del riporto. Le alterazioni del sistema di calcolo
responsabili degli errori possono dissociare tra loro ma anche rispetto ai deficit della
rappresentazione dei numeri che tuttavia sonopiuttosto rari.
DISTURBI VISUO – SPAZIALIAlcuni bambini con scarse prestazioni scolastiche possono
mostrare una discrepanza tra il funzionamento delle abilità non verbali, che risulta
compromesso, e quello delle capacità verbali, che appare relativamente risparmiato. Nel
disegno, appare evidente l’incapacità di individuare i corretti rapporti tra le parti di una figura
oppure di coglierne i dettagli. Questi bambini sono facilmente distraibili e mostrano
alterazioni comportamentali, come irrequietezza, iperattività e scarse capacità di interazione
con il gruppo dei [Link] profilo è confermato dalla valutazione clinica durante la quale il
bambino può avere difficoltà a concentrarsi sulle richieste dell’esaminatore, mostrando
agitazione motoria e tendenza ad utilizzare in modo ripetitivo gli oggetti che sono alla sua
portata. Dall’altra, sorprende il linguaggio orale che può essere molto più evoluto rispetto a
quanto previsto dall’età del soggetto. Gli aspetti non verbali della comunicazione risultano
appiattiti; l’eloquio appare monotono e privo di intonazione prosodica e la gestualità è
perlopiù assente. Questo quadro clinico corrisponde alla sindrome non verbale secondo la
quale i soggetti affetti da questo disturbo presentano tre gruppi di deficit:1. deficit della
coordinazione motoria e della percezione tattile2. disturbi della elaborazione visuo-
spaziale3. difficoltà nella risoluzione di problemi, marcatequando il soggetto deve adattarsi a
situazioni nuove e complesseProve neuropsicologicheIl clinico deve utilizzare test
standardizzati per indagare sia il funzionamento cognitivo generale che l’abilità specifica
potenzialmente compromessa. PROVE DI LETTURA E SCRITTURAUno dei principali
strumenti disponibili in Italia per la valutazione delle abilità di lettura di soggetti in età
evolutiva è la batteria MT. Essa consente di misurare velocità e correttezza della lettura
attraverso brani diversi per ogni classe scolastica, dalla prima elementare alla terza media.
Ogni bambino legge due brani scelti in base al suo livello di scolarità. Il primo prevede una
lettura ad alta voce entroun limite di tempo allo scopo di misurare sia la velocità
[secondi per sillaba] che l’accuratezza [numero di errori rispetto al testo letto]. Il secondo
brano, invece, è letto in silenzio e senza vincoli di tempo; il bambino deve rispondere a
domande a scelta multipla che permettano diverificare la sua comprensione del testo. La
valutazione del tipo di disturbo di lettura può essere condotta mediante la batteria per la
dislessia e la disortografia evolutiva che esplora le capacità sia di lettura che di scrittura
attraverso una serie di prove per le diverse componenti cognitive implicate nella decodifica
del linguaggio scritto, ma senza indagare la comprensione di brani di testo. La correttezza
ortografica è indagata, invece in modo specifico da una batteria di Tressoldi e Cornoldi
(2000) che include compiti di dettato di brani e di frasi con parole omofone, prove di scrittura
spontanea e di velocità di scrittura. PROVE DI CALCOLOLe prove “Emme +” sono le più
utilizzate per valutare illivello di prestazione delle abilità di calcolo del bambino che frequenta
la scuola elementare. La batteria prevede vari subtest che esplorano calcolo aritmetico,
logica, geometri, statistica e soluzione di problemi. Tali prove consentono di ottenere una
misura dellivello di abilità raggiunto ma non forniscono informazioni circa i deficit specifici
che sono alla base del disturbo di apprendimento. Possibile utilizzare la batteria di
valutazione delle abilità matematiche di Rossi e Malaguti (1996) che esamina la prestazione
del soggetto in calcolo aritmetico, soluzione di problemi, geometria e logica e la batteria
ABCA di Lucangeli, Tressoldi e Fiore (1998) test delle abilità di calcolo aritmetico costruita
sulla base del modello cognitivo del calcolo elaborato da McCloskey, Caramazza e Basili del
1985. La batteria ABCA consente di formulare una diagnosi più approfondita del disturbo
grazie al riferimento esplicito ad un modello neuropsicologico; essa valutaaccuratezza e
velocità in prove di denominazione ed uso dei simboli aritmetici, ordinamento di numeri,
inserimento di simboli di maggiore, minore ed uguale, confronto (uditivo e visivo) di quantità
e identificazione del valore [Link] PER LE ABILITÀ VISUO-SPAZIALIIl
processo diagnostico per i disturbi evolutivi non verbali deve verificare prima di tutto la
discrepanza tra abilità linguistiche e visuospaziali, attraverso la somministrazione
delle scale di intelligenza di Weschler. L’indagine delle abilità visuo-spaziali può essere
approfondita principalmente attraverso prove visuo-costruttive e prove di memoria a breve
termine visuo-spaziale. Per quanto riguarda i compiti visuo-costruttivi, due strumenti utilizzati
sono la figura di Rey e il test visual-motor integration (VMI). Quest’ultimo prevede la copia di
una serie di disegni geometrici di complessità crescente che coinvolgono abilità percettive,
rappresentazionali e di pianificazione. La valutazione della memoria a breve termine visuo-
spaziale risulta cruciale ai fini della diagnosi di sindrome non verbale. In Italia Cornoldi e
colleghi hanno approfondito lo studio della memoria a breve termine visuo-spaziale sia
mediante test tradizionali sia mediante nuovi strumenti di valutazione. Mammarella et al. Nel
2008 ha creato il BVS-Corsi ossia batteria per la valutazione della memoria visiva e
spaziale. Essa ha test di primo livello per screening iniziale, e test di secondo livello per
ottenere profilo delle abilità visuo-spaziali del bambino. Le prove di primo livello
comprendono lo span di cifre ed il test di Corsi che valutano rispettivamente la memoria a
breve termine verbale e visuospaziale. Qualora sia individuata una dissociazione tra le due
prove, con una prestazione deficitaria al test di Corsi, è possibile approfondire la natura del
disturbo attraverso la somministrazione delle prove di secondo livello. I test di secondo
livello sono divisi in compiti attivi e passivi con elaborazione di materiale visivo e spaziale. In
particolare, la componente attiva-visiva è indagata attraverso il test dei puzzle immaginativi
in cui al soggettoviene presentata una figura scomposta in diverse parti e gli viene chiesto di
ricomporla senza spostare i singoli pezzi ma indicandone l’ordine giusto. La componente
attiva-spaziale è esplorata attraverso due prove: 1. test delle matrici simultanee attive in cui
il soggetto deve ricordare la posizione di celle anneriteall’interno di una matrice, ma
trasponendo mentalmente la posizione delle celle in una riga più in basso rispetto alla
posizione originale. 2. Test dei percorsi su matrici in cui il soggetto deveindicare la posizione
finale di un percorso descritto verbalmente dall’esaminatore all’interno di matrici didiversa
dimensionePer quanto riguarda la componente visiva esistono 3 prove che richiedono al
bambino di memorizzare degli stimoli visivi (1. Figure senza senso; 2. Palloncini; 3.
Pesciolini) presentati sullo schermo di un computer e, dopoun intervallo di tempo, di
decidere se gli elementi che costituivano lo stimolo erano tutti uguali o diversi. La
componente passiva-spaziale viene indagata mediante due gruppi di prove:quelle con
formato simultaneo: richiedono al bambino di memorizzare una configurazione spaziale e
dopo un intervallo di tempo, di decidere se gli stimoli di una seconda configurazione spaziale
sono nella stessa posizione rispetto agli stimoli della prima configurazionequelle con formato
sequenziale: identiche a quelle con formato simultaneo con la differenza che gli stimoli sono
presentati in successione uno alla volta (presentazione sequenziale) piuttosto che tutti
insieme (presentazione simultanea). Inquadramento diagnosticoUna volta stabilito che il
bambino è affetto da un disordineneuropsicologico specifico, sarà possibile procedere ad
un’analisi delle caratteristiche qualitative del disturbo mediante test di approfondimento. DEI
DISTURBI DELLA LETTURA E DELLA SCRITTURAUn’alterazione del funzionamento della
via fonologica si associa ad un quadro evolutivo di dislessia fonologicauna compromissione
della via di lettura lessicale è all’ordine della dislessia superficialeUn deficit dell’elaborazione
semantica in combinazione con un danno fonologico è all’origine della dislessia profondauna
lettura per la via lessicale senza accesso al sistema semantico è responsabile
dell’iperlessia. Tra queste forme di dislessia, quella più rara in età evolutiva è la dislessia
profonda che recentemente è stata descritta soprattutto in bambini affetti da sindrome di
Williams. Quest’ultima è un raro disordine genetico associato ad un’alterazione del
cromosoma 7 e caratterizzato, dal punto di vista cognitivo, da un grave deficit
dell’elaborazione spaziale e da specifiche difficoltà verbali che si manifestano
prevalentemente con errori di natura semantica in prove di lettera, denominazione e
comprensione verbale. DEI DISTURBI DEL CALCOLOIl modello cognitivo del calcolo
costruito da McCloskey, Caramazza e Basili (1985) prevede un’organizzazione modulare
della cognizione numerica. Tale modello è stato
successivamente utilizzato per l’interpretazione dei disturbi del calcolo nel bambino ed ha
consentito di individuare tre principali forme di discalculia evolutiva: la dislessia per cifre, la
discalculia procedurale e la discalculia per i fatti aritmetici. DEI DISTURBI VISUO-
SPAZIALISecondo Rourke (1989) vi sarebbe una relazione causa-effetto tra i tre gruppi di
deficit che caratterizzano la sindrome non verbale a) Percezione tattile e coordinazione
motoria b) Elaborazione visuo-spazialec) Risoluzione di problemiRimane valida, tuttavia,
l’individuazione di uno specifico disordine dell’apprendimento che non coinvolge
primariamente le competenze verbali ma che è ugualmente capace di interferire con gli
apprendimenti scolastici e con l’adattamento del soggetto al suo ambiente. I criteri forniti da
Rourke per l’identificazione della sindrome non verbale non descrivono in modo efficace il
profilo cognitivo dei bambini affetti da questo disturbo. Cornoldi e colleghi hanno identificato
tre criteri principali in base ai quali definire la sindrome non verbale. I criteri sono:a)
Discrepanza tra competenze verbali e non verbali dimostrata da una differenza di almeno15
punti tra il QI di performance e il QI verbalee dal fallimento in compiti visuo-spaziali, e
soprattutto di memoria a breve termine visuo-spaziale. b) Compromissione negli
apprendimenti scolastici che richiedono la elaborazione di materiale non verbale c) Assenza
di ritardo mentale o di altri fattori di esclusione per i disturbi dell’apprendimentoSecondo
Rourke (1995) l’alterazione neurofunzionale all’origine della sindrome non verbale è
rappresentata da una disfunzione delle fibre di sostanza bianca che connettono i due
emisferi o diverse regioni dell’emisfero [Link] sindrome non verbale è stata considerata
come il modello neuropsicologico del disturbo di Asperger, una forma di autismo
caratterizzata da:a) Scarsa capacità di comprensione degli stati mentali ed emotivi altruib)
Problemi di interazione sociale, con difficoltà astabilire relazioni con gli altri e conseguente
isolamento
c) Modalità di comunicazione inappropriate, con intonazione della voce monotona e
pedante, espressioni facciali e gestualità quasi assented) Intenso coinvolgimento in un
numero circoscritto di interessi e) Goffaggine e scarsa coordinazione motoria.