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GARIN

CAP 1
1
Ormai vecchio Petrarca consegna le sue confessiones a Luigi MArsili: un teologo, seguace e
ammiratore del petrarca, amico e consulente del Salutati, questa azione è un simbolo del
ritorno delle istanze letterarie a Firenze, dove Rindolfi rovistava nelle biblioteche. Non è
facile valutarne l’influenza, dato che ci sono rimasti alcuni commenti e solo le lettere, e i suoi
scritti sono perduti. Ma la sua cultura era vista con sospetto dalla curia del tempo: gli
negarono il titolo di vescovo, e fu avversato per la sua attività intellettuale. Infatti, fondendo
cultura moderna e antica, era fuori dallo studio: discuteva nella villa del Paradiso di Antonio
degli Alberti, una sorta di mito, grazie al dialogus de Pallante strozza del canonico
Francesco d’Antonio Zeffi, che avrà influenza sulle accademie successive. Notevole è il
sonetto di critica che Angelo Torini gli rivolge per queste discussioni che allargava la cerchia
di conoscenza a donne e bambini. Mentre a Firenze comincia a funzionare lo Studio
generale, si formano gruppi intellettuali indipendenti sulla scia di Petrarca, che aveva
criticato le istituzioni del tempo.
2
Ponte ed erede dell’attività culturale di Boccaccio e Petrarca, e non a caso suoi amici, fu
Coluccio Salutati: nato a Stignano in Val di nievole nel 1331 dovette presto raggiungere il
padre a Bologna dove era in esilio. Qui si forma sotto Pietro da Muglio, e continuerà gli studi
notarili grazie a Giovanni pepoli quando morì il padre nel 1341. è nel 1351 che comincia la
sua attività che lo porteranno in tutta italia come cancelliere, fino a ottenere la carica nella
firenze del 1375, e la ricoprirà fino alla morte nel 1406. L’opera più importante a noi
pervenuta è il suo epistolaro: un prosa attenta e rigorosa nel pensiero stoico stemperato
dalla cristianità, i modelli vanno dai modelli antichi, le familiares di Cicerono a cui contribuirà
a diffonderle, al Petrarca attraverso gli epistolari del medioevo, tra cui spicca quello di
Abelardo. Da queste lettere emerge un elogio della vita antica, del negocium, contemperato
sullo studio dei classici usato come modello di pensiero: Firenze è republicana e si
contrappone così a una Venezia aristocratica e alle attività di Gian Galeazzo Visconti. Le
lettere vanno dal 1360, indirizzata a Pietro da Muglio, al 1406, con la polemica a Giovanni
dominici per la difesa della poesia classica. Tra le lettere più importanti per ricostruirne le
idee e lo statuto ci sono:
●​ quella del 1377 a Gaspare Squaro dei broaspini, che sostituisce il trattato perduto de
vita associabili e operativa. Qua contrappone il sacerrinum ocium Musarum al
perpetuum negocium, secondo un topos che diventerà tipico umanistico, dato che
molti esponenti di questo movimento culturale furono anche esponenti politici della
loro città.
●​ quella del 1398 al collega Pellegrino zambeccari dove afferma il primato della volontà
sull’intelletto e dunque della vita attiva. Giovanni dominici lo potrà accusare di eresia.
●​ quella del 93 all’amico Andrea Giusti da volterra, a cui aveva chiesto il fedone
tradotto dall’Aristippi e che aveva perso 6 figli e 6 nipoti, in cui lo invita anon fuggire
dalla vita attiva, in quanto attività propria del saggio che deve dedicarsi al bene
comune. Vecchi concetti, rivalutati alla luce delle humane litterae. Esistono diverse
cap vie per arrivare a dio, non necessariamente di solitudine..
3
Salutati scrisse una serie di trattati. Alcuni in linea con l’esigenza del tempo:
●​ il de saeculo et religione in 2 libri dedicato a Niccolò da Uzzano, in cui si sviluppano,
secondo una letteratura devota abbastanza comune, in cui si sviluppano due discorsi
simmetrici e contrapposti. Nelle pagine su Firenze si insinua un sentimento di
Decadenza
●​ Il de verecundia del 1390 dedicato a MAestro angelo baruffaldi da Faenza, in cui si
trovano i versi danteschi sulla fortuna tradotti in esametri, anche se l’aegomento è
trattata secondo modalità arcaiche.
●​ Il de fato, fortuna et casu in tre tratrattati fu iniziiata su istanza di Felice Agnolelli. Si
apre con il de ordine causarum, dove, se da un lato la creazione presuppone
un’ordine deterministico, dall’altro si difende la volontà e la grazia contro arti magiche
varie. Nel terzo trattato, avendo a fronte Dante e Cecco D’ascoli, si chiude con una
visione dei conflitti italini.
●​ Il de nobilitate legum et medicinum del 1399 in risposta al magister Bernardo da
Firenze, che sosteneva la superiorità della scienza naturale e della vita pratica. La
risposta si inserisce neli trattati sull’argomento che dimostrano un mutamento di
concezione nel mondo culturale, e toccava il problema del rapporto tra vita attiva e le
humanae litterae, centrale nella concezzione di Salutati. Qui difende le scienze
spirituali, su cui si basano la morale, le leggi, e la vita politica e distingue tra bene e
male.
4
La cultura classica era ancora lungi dall’essere accettata: nel XIII sec. inizia il contrasto tra
Albertino Mussato e fra’ Giovannino da Mantova, e si prosegue con Petrarca, Boccaccio, e
l’invettiva di Francesco da Viano. Aveva ancora un ruolo politico: Carlo malatesta, entrato a
MAntova dopo la battaglia del governolo del 1397, fece abbatere, provocando lo sdegno
degli umanisti, in particolare di Pier paolo vergerio che scrive a Ludovico degli Alidosi il de
eversione astatuae Virgili (sostiene che abbattere roma antica equivale ad abbattere anche
la Roma cristiana) e ancora nelm 1497 ISabella d’Este voleva ricostruirla. Ed in questa
polemica che il salutati entra sia nelle epistole, sia in un trattato in 4 libri arrivatoci incopiuto,
il de laboribus Herculis, iniziato come risposta sulle domande riguardanti l’Herculens furens
fattagli da ser viviano, notaio fiorentino. Ben presto lo allargo, attigendo alle sue
argomentazioni da un testo semisconosciuto: la poetica di aristotele che conosceva nella
versione latina di Ermanno Tedesco del commento di Averroè. Questa rimase sconosciuta,
come la versione di Moerbeke del 1278, ma ne approfitta Salutati con orgoglio, e da qui
deriva l’idea che l’esperienza artistica sia di valore in ogni ambito umano. Contro coloro che
adottavano la critica platonica della poesia, Salutati risponde che Platone si limitava a poeti
rozzi e volgari. MA ciò che ha più importanza, è la polemica con Giovanni Dominici
domenicano, nato a metà nelòl sec. a Firenze, dove, trnato dopo il suo soggiorno a Venezia,
scirsse le sue opere in volgare: parlando a done, esprimeva l’amore di Dio e l’epsperienza
estatica con questo. Il legame con Bertolomea ce lo lega alla brigata del paradiso, a lei
dedica il libro d’Amor di Carità, mentre agli alberti dedica REgola del Governo di Cura
familiare e il trattato delle dieci questioni. L’amore di dio è ciò che attraversa tutte le cose,
ma è velato, in particolare dai libri. Questa condanna della vanità si trova anche nella
Regola, la sua opera più mpta meòXV sec. In particolare è nella lucula che critica i classici,
attirandosi le critiche del salutati.
5
Alla riflessione letteraria va messa a fianco quella politica, e ciò è chiaro nel de tiranno:
inviato al giurista Francesco Zabella nel 1400, rispondeva a tra domande di uno studente di
diritto:
●​ chi è il tiranno? Riprendedo la distinzione di Bartolo da Sassoferrato sostiene che
tiranno è colui che usurpa un potere legittimo o lo esercita in maniera indegna.
●​ è lecito uccidere il tiranno? sì è lecito se c’è una deliberazione popolare, e comunque
non se è leggittimo signore, anche se iniquo
●​ è lecita l’operazione dantesca nei confronti di Bruto e Cassio? Sì è legittimo: cesare
era signore per acclamazione popolare.
Questa riflessione si intreccia con le epistole anti-galeazzo e con l’ivnetiva in Florentinos del
loschi. Questo, originario di firenze e legato ai circoli del salutati, dovette presto andare a
Verona dopo il crollo degli scaligeri. Scrisse a Pavia un commento retorico a undici orazioni
di Cicerone, l’inquisitio e un’Achille, a lunga attribuita al Mussato. PEr raccomandazione del
Mjussato entrò al servizio di Gian Galeazzo Visconti per il quale scrive la invectiva
sostenendo la pax italiana e Visconti novello augusto. Ma nell’invettiva Coluccio esalta la
libertas, novella republicca, di Firenze
6
COluccio salutati morì nel 1406 ma la sua figura ebbe una lunga ombra sugli umanisti,
anche settentrionali, grazie anche alla sua operazione di far venire crisolora in italia. I più
importanti personaggi di tale irragiamento sono:
●​ Uberto decembrio da Vigevano, legato a visconti ma rispettoso del salutati.
●​ Giovani Travesi
●​ Giovanni conversino da ravenna, autore del memorandum reurm liber e maestro di:
○​ Pier paolo Vergerio, storico dei carraresi che dedicò a UBertino di Carrare un
libro di vasta fortuna, il de ingenuis moribus et libralibus adolescentia studiis,
studì diritto. scrisse una commedia (pauulus ad iuvenum mores coregendos).
○​ Francesvci Barbaro, autore del de re uxoria.
CAP 2
1
Il Xv sec. mostra un nuovo interesse nei confronti della cultura greca che passa anche
tramite la lingua. Questo permise un rinnovamento, anche grazie ai fragenti politici del
tempo (sostantinopoli pressata e conquistata dai Turchi), sebbene non si può parlare di reale
frattura: c’erano nell’occidente delle sopravivenze (liutprando, Barlaam, Leonzio pilato,
Moerbeke) e un interesse (molti si fecero tradurre tali opere dal barbaro). Ma il clima
umanistico trapiantò in italia il contrasto scolastica/ellenismo iniziato dda PSello in favore del
platonismo, e tutte le discussioni successiva di opposizioni di Greci a Greci (omeri e tragici/
Platone e Aristotele) parte da qu).
2
Firenze, cosciente che un reale classcismo non poteva prescidere dal greco, si muove in tal
senso. Iacopo Angeli da Scarperia, nel 1395 studiò greco a costantinopoli, appogiandosi a
un’importante casa locale: quella dei crisolora, che fu sembre esponente di spicco della
politica. Roberto de rossi prende contatto a Venezia con i dotti bizantini Demetrio Cidone e
MAnuele Crisola. Questi stabilirono un rapporto col Salutati che infine, con forte impazienza,
riesce a farlo venire a firenze (erede di Roma antica, come risulta dalla lettera di incarico):
qui si formeranno importanti umanisti e permetterà a crisolora di muversi poi nel settentrione
di ITalia.
3
Non sappiamo se la venuta di Crisolora fosse legata alle contigenze politiche: sicuramente
fu oratore per la sua patria e a Firenze ci sarà un’unione effimera delle due chiese. E ciò era
percepito dai contemporanei, come ci dice Leonardo bruni nel commentario, sebbene risalit
anche un reale interesse. Quel che più importa è che Crisolora mutò le tecniche didattiche:
●​ scrive gli erotemata, una rielaborazione di una grammatica elementare.
●​ Impone esercizi di traduzioni di Autori scelti: Plutarco e il Platone della republica.
Sembra inoltre che polemizzo contro la traduzione letterale: ciò risulterebbe, in assenza di
suoi scritti sull’argomento, direttamente da una lettera di Cincio de Rustici e dalle
preoccupazioni di molti suoi allievi. Si può tradire la lettera ma non il senso.​
4
L’insegnamento era dunque basato su Plutarco e Platone, un indirizo politco morale che si
ritrova anche in Giorgio Gemisto Platone che ritiene di dover rintracciare in legislatori e
filosofi greci la ricerca del sommo bene. Questo influenzerà la vita del tempo, che, apreso il
greco, aveva bisogno di libri. Il medioevo latino infatti non ne era in possesso. A firenze
importante fu la biblioteca di Palla strozzi, che inviò agenti a Costantinopoli. PErò fu esiliato
e la portò con sè a Padova, dove la arricchi ulterioremente. Firenze si avvalse dunque, dei
libri:
●​ di Manuele crisolora trascritti dal Bruni e da Roberto de rossi
●​ di Guarino di ritorno da costanopoli, trascritti da Corbinelli. Si avvalse sicuramente
dell’apporto dei libri di Giovanni Aurispa, un mercante che portava libri dai viaggi in
oriente e fu oggetto di assedio da parte dei dotti italiani del tempo.
Crisolora contribuì così, e contribui anche col suo soggiorno in Lombrardia tra il 1400 e il
1403, dove collaborò con uBerto Decembrio nella versione dellla republica di Platone, posta
tra le fonti di Cicerone: c’è un’interesse di ricostruzione storica dei testi. Questo fu uno scritto
guardato da ogni parte politica del tempo. I personaggi in cui più attecchirono gli
insegnamenti crisoloriani furono:
●​ Pier candido decembrio, poligrafo figlio di Uberto e biografo di Filippo Maria visconti
●​ Angelo Decembrio, che scrive la politia letteraria,
●​ Guarino Veronese, allievo a Costannopoli ed fu un intelletuale di rilevo internazionale
●​ a roma Cencio di Paolo de rustici.
5
La storia degli studi greci in Italia può essere affrontate, tenendo conto del contributo
bizantino e che il sapere greco comunque non era immoto, da due direttive:
●​ MAnuele crisolora-> concilio Ferrara-Firenze-> caduta di Costantinpoli
●​ insegnamento linguistico->traduzioni->dispute dottrinali.
Firenze, nei primi decenni del xV sec., vede un affievolirsi degli studi:
●​ importanti umanisti muoiono
●​ il TRaversari e Lo strozzi vanno in esilio.
Ma i concili rafforzano questo e arriva una nuova generazioni di studiosi, mentre quelli già
presenti riprendoo la voce: è il caso di Giorgio Trebisbonda, detto il Trapezunzio, che, nato a
fine XIV sec., insegnò in veneto, urtò con bracciolini, tentò la fortuna con Alfonso d’Aragona
e tornò a Roma a fine della sua vita. Ripianto dal Poliziano, è noto per le traduzioni e la
polemica con Gaza: a favore di una traduzione ad verbum (massimo note esplicative) non
criticava le traduzioni medievali e le riutilizzava, e non era attento all’ornatus, al contrario di
Gaza. Questo sarà un dibattito comune che coinvolgera Giovanni Pico, Vallo, Ermolao
Barbato e anche il Bruni.
6
Una delle figure centrali tra i Greci giunti in italia e Giorgio Gemistio, che scelse lo
pseudonimo di platone: studio e unì l’opera dei padri greci e degli inni, in una religiosità
universale, sostrato di ogni credenza, propri di pochi iniziati e in polemica con aristotele, in
parte perchè, con Averrpè, insegnava la mortalità dell’anima. Queste idee, che si
ritroveranno nei lavori di Pico della Mirandola e MArsilio Ficino, che non a caso lo cita nella
dedica a Lorenzo della sua versione di Plotino, andavano a inserirsi nel dibattito religioso e
politico dei concili firenze e Ferrara ed ebbero, con la loro polemica eco in tutta la cultura del
tempo. Dopo tutto le argomentazioni di Giorgio Scholarios, il suo avversario su fronte
bizantino, si ritrovano nelle lettere Giovanni Dominci. Anche un altro personaggio entrò nella
polemica: Giorgio Gennadio scolario, che adirittura promosse la distruzione del trattato della
leggi, anche se sembra che nei suoi scritti si fosse limitato a una lista comparativa tra i due
autori. In parallelo reagiva anche Tremisbonda,, nelle comparationes, dove lo dipinge a tinte
fosche. sente il bisogno di difendersi per la traduzione delle leggi, sostenendo che solo la
sua teoria delle forme di governo era valido (cosa che gli attirerà le critiche di Bessarione,
che non teneva conto che Tremisbonda faceva di mestiere il traduttore).
7
I grandi avversari di Trebisbonda furono uomini eccelsi: Teodoro Gaza e il cardinal
bessarione. Teodoro Gaza giunse in Italia, a Pavia, nel 1440 e a mantova poi si sposta, dove
rimarrà insieme a Vittorino da Feltre. Nel ‘46 ottiene la cattedra a Ferrare, che manterrà fino
al ‘49. Il suo eco durerà a lungo, come dimostra la prefazione ad aristofane di Aldo, l’attività
di Guarino e Battista, nonostante avesse a lamentarsi dell'ostilità verso gli immigrati. Nel ‘49
giunge a Ferrara ed entra al servizio di Niccolo V: qui traduce il de animalibus ed elabora
nuovi metodi di conoscenza. Consapevole che i testi erano non facile e spesso corrotti,
riteneva che bisognasse diventare commentatori ed ediotri del testo da TRa dure, e
probabilmente questo ebbe vasto influsso. Alla morte di Niccolò V dovette vagare a lungo e
alla fine morì in povertà nel 1475.
Il cardinal Bessarione fu una delle più illustre personalità che giunsero in Italia e affrontò tre
grandi questioni che garantirono la trasmissione del patrimonio greco:
●​ l’unione delle due chiese, di cui manifestazione è l’orazione pronunciata in apertura
del concilio di Ferrara nel 1438 e a cui fa riscontro la sua lettura nel 1439 a Santa
Maria del Fiore.
●​ Unione di filosofia aristotelica e Platonica. Scrive in caluminatorem Platonis tra il ‘57
e il ‘59, probabilmente in collaborazione col Gaza (si trova riscontro nel de Fato di
Gaza). In 6 libri spicca il de natura et arte del V librio, e la critica alla versione delle
leggi del Trapezunzio: sosteneva una tradizione unitaria presente in Platone e
Aristotele, cge ne permetteva la conciliazione. Ma la polemica divenne focasa con
l’intervento di Michele Apostoli e del Calisto. Ma le sue posizioni furono ereditate da
MArsilio Ficino e Giovanni Argiropulo.
●​ Raccolta del patrimonio greco. Raccolse quante più opere possibile, prendendoli da
monasteri italo greci, da Costantinopoli alla sua caduta e comprandoli da Giorgio
Aurispa. Questa biblioteca nel ‘72, dopo la sua morte, la lasciò a Verona.
Quest’operazione in paralleo a quella di Andronico Callisto, Costantino e Giovanni
Lascaris.
L’italia diventava così raccordo tra la cultura occidentale e quella orientale, e importanti
italiani si incaricarono di insegnare greco. A firenze si darà particolare attenzione a problemi
filosofici, oltre che filologici: qui si istaura il modello di argiropulo, maestro dello studio di
Firenze dal 1456 che fu un maestro di filosofia greca che inserì nel peripetismo elementi
platonici. La sua morte nel ‘67 è il punto di svolta: ormai gli italiani avevano acquisito la
cultura greca, come dimostra l’attività di Poliziano e le numerose stampe di opere greche del
tempo.
CAP 3
1
Chiaramente la riscoperta del greco trovò un’ambiente favorevole, così come la riscoperta
dei testi latini: ebbe vasta eco probabilmente per lo sviluppo dei comuni, che cercavano
nell’antichità la loro origine e si sublimavano con questa. Uno dei grandi protagonisti fu
Poggio Braccilini. Questo nasce nel 1380 a Terranova in Valdarno, e, dove un insegnamento
elemntare ad Arezzo, fu avviato al notariato a Firenze, non potendosi formare a Bologna per
problemi economici. Durante questo apprendistato, e soprattutto dopo la conclusione degli
studi notarili nel 1402, formerà una nuova scritttura, nota per la sua eleganza e modellata
sulla carolina. Bracciolini farà parte della restaurazione dell’antico anche dal punto di vista
della scrittura, e fu assunto da motli amici come copista di fiducia. Dopo aver stretto molti
legami, su raccomandazione del Salutati, andrà a Roma al seguito del cardinale Ladonfolfo
MAramoldo. Copiera la cronica eusebiana tradota da Gerolamo pergrecorio IX, il lucullus e il
de legibus ciceroniano per Giovanni XXIII. Seguirà poi il pontefice, con altri illustri, al concilio
di costanza: tra il 1415 e il 1417 si darà all’esplorazione, che gli permetterà di trovare nuove
opere della latinità e di rimetteròe in circolo. Ciò è illustrato in eleganti lettere, che lo porrano
tra i modelli di Enea Silvio Piccolomini. 4 furono le scoperte più importanti:
1.​ del 1415 un codcie di cluny con due orazioni ignote: la pro Roscio Amerino e la Pro
Murena
2.​ Nel 1416 con Cencio de rustici e Bartolomeo d aMontepulciano trova il quintilliano a
San gallo, e lo communica a guarino.
3.​ Nel 1417 fra diversi monasteri scopre Lucrezio, Manillio, Sillio italico e marcellino
4.​ fine 1417 orazioni di cicerone e le silvie di Stazio.
L’antico con poggio diverrà modo di sentire e di giudicare e interpretare il presente, e
contribuirà alla sua diffusione. Di pari passo vanno le lettere del processo e supplizio di
Girolamo da praga e sui bagni di Baden.
2
L’epistola su Girolamo da Praga ne racconta il processo e il rogo, a cui Bracciolini partecipò
Lo rappresenta come un eroe stoico e secondo l’uso romano, ma accanto a questo vediamo
un tema tipico della sua produzione: una critica nei confronti di religiosi, frati e monaci, da
bandire, come dirà nei dialoghi, dalla città ideale. In questo segue una tendenza del tempo:
salutati e Bruni già li attaccavano a favore di una religione più interiorizzata. Tale posizione
la vediamo nella lettera a Francesco Barbaro sull’esaltazione del nome di gesù in quella a
Sarterano. Ma lo vediamo nei suoi dialoghi, che, come in quelli umanistici, giogano sulla
vaghezza di un termine per rovesciare il concetto:
●​ il de avaritia. Protagonisti Loschi, Cicio romano e Bartolomeo da Pulciano, e ognuno
loda l’abitudine che aveva e condannasse il vizio in suo possesso. cincio romano
condanna l’avarizia. Sicuramente partecipe delle discussioni interne dell’Ordine
Francescano: avidi sono monaci e frati che non lavorona per ottenere ciò che hanno
e criticano la ricchezza, che pure e ciò che permette la munificenza.- Si chiude con
una citazione platonica del repubblica, dove condannava i corruttori di cittadini
●​ Il contra hypocritas del ‘47-’48 dove si passano come ipocriti numerosi personaggi
religiosi, tutti morti, ilcluso Traversari e Giovanni Dominicani. è ambientato nella
biblioteca di Carlo Marsuppini, traduttore della batracomiomachia, dove poggio va
atrovare questo personaggio intento a leggere la republicca. A questi si aggiumge
Girolamo aiotti aretino, um conventuale. Ci sono storie salaci, satire e accuse contro
Eugenio IV e Gregorio XII.
3
La lettera dei bagni di baden rappresenta con candore, riferendosi a modelli classici, per
l’appunto tali condivisioni. Ma qui, accanto all’eroismo e alla grendezza classica, si insinua la
decadenza, che è intrinseca a questa.
4
Dopo viaggia in inghilterra e scopre nonio marcello.
Poggio è un umanista: i suoi dialoghi, le sue epistole, le sue invettive fanno parte di una
serie di polemiche e scambi di idee del tempo su tanti argomenti divesi: la nobiltà, la virtù, la
fortuna, la miseria… I generi erano ripresi e rinnovati: la verità dei dialoghi veniva dagli urti e
le invettive spesso finivano in riconciliazione. I suoi avversari furono i maggiori personaggi
del tempo. Il latino era adattato all’interlocutore, ma comunque bisognerebbe fare attenzioni
ad etichette come medievale e classico. Ma tutto questo è pervaso da una farte malinconia:
le avventure, per quanto piacevoli fluiscono e glli uomini sono in mano alla fortuna. Questo si
vede nei 4 libri del de varietate fortuna: il primo vede Loschi e Poggio quando Niccolò V
s’era ritirato perchè malato, e riflettono dalla rovina della grandezza, il IV riporta i viaggi di
Niccolo de Conti che Bracciolini aveva sentito a corte quando questi era venuto a fare
abiura, dove si parlano di molte civiltà esotiche e decadute. Così vanno intepretate le sue
ricerche epigrafiche (così se il tempo se le porterà, rimarra almeno il ricordo), e così anche il
personaggio, dedito alle esplorazioni di civiltà lontane, di Ciriaco d’Amcona. Poggio muore
nel ‘59, qualche mese dopo la moglie.
5
Jacopo, figlio di Poggio, si occupa della revisione e della volgarizzazione delle Storie
fiorentine scritte dal padre: prive di limatura, vanno dal 1350 alla pace tra Napoli e il re
alfonso. In questa prefazione vengono accostate Bruni, Traversari, PEtrarca e Boccaccio
agli antichi, mentre si esalta l’attività di Niccolò V ed alfonso. In questa compaiono i
numerossisimi compagni d’avventura di Poggio, tra cui spiccano, per la loro particolare
vicenda:
●​ Niccolò Niccoli
●​ Carlo MArsuppini, il più giovane
●​ Ambrogio Traversari
●​ Leonardo Bruni
Niccoli veniva da una famiglia di mercanti: alla morte del padre si diede alla sua passione di
antiquariato, e per tutta la vita rimase nella sua carica ufficiale allo Studio, fermo a Firenze,
dove cercava di completare, con l’aiuto di mecenati sempre più la sua biblioteca, per la
quale effettuava personalmente la copia e correggeva il testo, e con la sua corsiva fu data
alle stampe da Aldo. Questa fu il nucleo della biblioteca di San MArco. Della sua opera ci è
rimasto pochissimo, se anche scrisse:
●​ le lettere, tutte scritte in volgare
●​ il commentarium, una guida del ricercatore di codici in germania con un elenco di
codici classici e dei monasteri dove questi si trovavano
●​ Guarino, in una lettera polemica, gli attribuisce un trattato di ortografia, non
pervenutoci. Alcuni dubitano però che sia stato effettivamente scritto.
Accanto agli interessi antiquari, ebbe interesse nella questione relativa ai dittonghi. Ma i suoi
interresi antiqquari lo pongono in una cultura in cui si stava creando un nuovo mercato del
libro per un nuovo publicco, di cui fanno parte personaggi come giovanni Aruspici ma
soprattutto Vespasiano da Bisticci, che, con tariffe precise e libri consigliati da umanisti
fiorentini, permise la diffusione di letteratura classiche. A lui è attribuita un’opera in volgare
dove parla di uomini illustri a lui coevi, e che altro non è se le memorie di loro che lui ha,
volta a fornire materiale per dotti che vorranno scrivere in latino. Con la morte dei principali
mecenati del tempo, Cosimo, Federico da Montefeltro, Nicolò V, Alfonso d’Aragona, crede
che la cultura decadrà e la vuole consegnare. In realtà si passerà all’età della stampa.
6
Leonardo Bruni, di origini aretine, fu uno dei migliori allievi del Salutati, e fu anche scolaro di
Malpaghini e Crisolora. Grazie a Poggio fu impegnato nella curia del 1405 al 1415 e nel
1427 gli succedette a capo della cancelleria fino alla morte, sopraggiunta nel 1444. In lui si
trovano meglio esposti i programmi culturali umanistici e ciò è la motivazione per cui fu molto
letto e apprezzato:
●​ Nei dialogi ad Petrum Histrum, dedicati a Vergerio mette in discussione i rapporti col
passato. In 2 libri, di difficile interpretazione sembra, invitù dell’invettiva contro il
niccoli in nebulonem maledicum, sostiene anche il valore dei moderni. Questa è
anche la posizione di Benedetto Accolti nel dialogus de praestantia virorum sui aevi,
dedicato a Cosimo de MEdici. Nell’isagogicon moralis disciplinae mette a confronti i
sistemi etici classici.
●​ nel de studiis e litteris l’idea del paradigma e dell’ordinamento sulle scienze.
●​ NEgli scritti su firenze il modello di città stato. Il de militia fu alla base dei suoi
interessi storici, su cui sperimento sul Commentarius de bello italicus adversus
gothos, basato su Procopio e il Commentarius rerum graecarum derivato dalle
elleniche di Senofonte. A questo gruppo di scritti sono legati:
○​ LAudatio florentinae urbis, imitazione dell’orazione panatenaica di elio aristide
che lancia il mito di Firenze republicana: nel 1468 Pier Candido Decembrio
sentirà ancora il bisogno di rispondergli.
○​ Historiae che percorrono in 12 libri la storia di Firenze dalla fondazione al
1404. Qua, in un nuovo paradigma, vede la nascita di firenze e della sua
autonomia come conseguenza del crollo di Roma che soffocava il suo
sviluppo, e pone il mito della libertas. Usa fonti documentarie di prima mano,
usa i modelli classici ma il quadro critico è innovativo.
○​ Commentarium rerum tempore gestarum che vanno dal 1378 al 1440
●​ Nelle vite l’immagine del dotto perfetto. Scritte anche in volgare, spicca la vita di
Dante
●​ nelle traduzioni un manuale di formazione umana. Spiccano le traduzioni platonica,
ma soprattutto dell’etica nicomachea, la Politica e gli Economici di Aristotele. Il suo
nome è rimasto legato a questa importante operazioni.
CI ha lasciato anche un epistolario, che insieme a quello di Poggio funse da modello per gli
intellettuali successivi.
7
Francesco Barbaro risolse le discussioni niccolo-Bruni, che rappresentavano due modelli
umanistici differenti. Legato al nccoli fu Ambrogio Traversari, nato a romagna nel 1386.
frate, tanto da essere chiamato il Marsili della nuova età, del convento degli Angeli, esplicitò
la sua opera a Firenze. tra il 143 e il 1434 esplorò sistematicamente le biblioteche
dell’ordine, e registro nell’Hodoeporicon, il maggiore testimone dell’epoca. è noto per la
traduzione dello pseudo-dionigi, e la pessima traduzione di Diogene Laerzio che contribuì a
diffondere il messaggio di epicuro. Altro personaggio è il Filelfo: protagonista di tutte le
polemiche, nasce a Tolentino nel 1398 e, dopo aver studiato filosofia e diritto a Padova, e
dopo che fu avviato allo studio dei classici da Barzizza, viaggio nel ‘21 a costantinopoli dove
rimase per 7 anni e tornò sposato con Teodora Crisolora. Viene nominato maestro di greco
nello studio fiornetino nel 1429, ma la situazione era tesa e il gruppo mediceo gli voleva
sostituire il Marsuppini, traduttore dalla Batochomiachia. Infatti si era legato agli strozzi,
avendo stretto amicizia col traversari e avendogli dedicato 2 orazioni di lysa. Qui prendono
origine le satyre, poi publiccate a Milano nel 1448, dedicate prima ad Alfonso d’ Aragona e
poi a Pio II (il foglio di dedica ha l’attribuzione dei nomi vergato da mano contemporanea). è
largamente presente: si dedica ad aristote e dà lettura pubblica della commedia. Quando gli
si offre la cattedra a Venezia rifiuta, ma dopo 3 anni viene scacciato e sostituito dal
MArsuppini. Continuò a insegnare a casa sua aprendo le letioni con l’oratio in invidos di
Eschine. Ben presto torna all’insegnamento pubblcio, e continua con l’etica nicomachea e
Dante, addestrando i giovani all’oratoria politica. MA nel 1433 si attenta alla sua vita. Il breve
esilio di Cosimo scrive il de felicitate, ma sarà costretto a fuggire a siena al ritorno di Cosimo
che riporterà il Marsuppini in primo piano.
8
Da siena,dove un eco del suo magiero lo vediamo nelle elegantilae di Dati cerca rifugio a
Milano. Tra Milano e PAvia Filelfo eredita il ruolo di Barizziza. Le satyre le chiude in tre linri.
Il passaggio al potere degli Sforza, se inizialmente gli fecero cerca lavoro da Niccolo V, alla
fine si adegua, traduce l’iliade e comincia a comporre la sforziade, mentre tenta di
riavvicinarsi ai medici. Comprende la nuova realtà: la letteratura è merce, e fa un preziario
(anche per essere citati nella sforziade). LA morte di 3 moglie lo porteranno a circondarsi di
prostitute. Presente in ogni polemica, alla ricerca di un mecenate, filelfo è il simbolo del
cortigiano.
CAP 4
1
Ludovico carbone nelle sue lettere, neille sue orazioni, come Angelo Decembrio nella Politia
literaria, ci danno testimonianza dei singoli sviluppi, che variano al variare dei singoli
personaggi e dei loro rapporti con le istituzioni, nonostante la mobilità, nelle varie città. In
particolare la testimonianza di Carbone è valida per quello che fu un intellettuale
internazionale del tempo e che contribuì allo sviluppo di Ferrara: Guarino Veronese. Questi
nasce a Verona nel 1374, e sembra che frequentasse la scuola del vecchio magister artis
gramatica Marzagaia, ammiratore di Valerio massimo e autore del de modernis gentis, di cui
gli umanisti criticavano la lingua (sembra che anche le prime prose di Guarino non fossero
stilisticamente apprezatee) LAsciata Verona, si muove tra padova e Venezia dove incontra
Giovanni di Coversino, Vergerio e Sicco Polentone (coetaneo autore del perduto de ratione
studiorum, della prima commedia umanistica, la Catinia, e lo Scriptorum Illustrim Latinae
Linguae libri XVIII, ispirati al modello di Gerolamo e di Petrarca). Segue a Bisanzio Manuele
crisolora e tra il 1403 e il 1408 si forma in greco, mutando stile, grazie al viaggio pagato da
Paolo Zane. Seguì il crisolora quando tornò: si sentì molto legato a lui e alla sua morte ne
raccolse i contributi in una silloge non pervenuta, la Crisolorina. Tornò come disseminatore
di testi, traduttore capace di insegnare greco e latino. la sua fama raggiunse anche
l’Inghilterra e l’Ungheria. Quindi nel 1413 è chiamato nello studio di Firenze, ma nel ‘14 va a
Venezia e a Bologna dove ritrova Manuele crisolora. Ospite in casa barbaro, insegna greco
a Vittorino da Feltre in un area sotto l’influenza del Filelfo e di Giorgio di Trebismbonda. tra il
‘19 e il ‘29 è a Verona, ma nel ‘29 viene chiamato a educare Leonello, de quale diverrà
anche consigliere e nel ‘36 ottiene l’insegnamento pubblico. Nel ‘42 inaugura un nuovo
scuola. MA alla morte di Leonello entra in crisi con la casata d’Este. Tentato di andarsene
rimarrà e qui mure nel 1460. Autore di numerosi testi scolastici, il suo metodo è conosciuto
grazie al de ordine docendi e discendi del figlio Battista, che ne raccoglie anche le lezioni di
retorica MA è la sua opera di traduttore, soprattutto di testi scientifici e dunque riutilizzabili
che si distingue:
●​ lavora a Plinio. che fu uno dei libri di maggiore diffusione. La licenzio nel ‘33 ma la
revisionò nel ‘69.
●​ Celso
●​ Strabone, la cui traduzione la iniziò per volere di Nicolò V. Ma alla morte di questo la
lasciò con la soa europa per riprenderla pi+ avanti. Nel frattempo il lavoro venne
completato da Gregorio di città del castello.
Tradusse plutarco e diede vita alla questione Cesare e scipione: scrive, elogiando cesare, al
discepolo, nonostante questi lo avesse rappresentato come tiranno. Poggio, scrivendo a
Scipione mAinente, gli risponde sostenendo il primato di scipione, ottenendo una risposta di
Ciriaco d’Ancona. Questi personaggi erano idealizzati nella ricerca di identità comunale:
Scipione rappresentava la repubblica fiorentina, mentre cesare il regno dei Visconti e dei
Gonzaga.
2
Guarino fonda a Ferrara uno studio scientifico che rinnovò una tradizione precedente e
imperniò la filosofia successiva. PArallela fu la vicenda di Vittorino da Feltre: fuori
dall’università e sostanzialmante autonomo rinnova un classicismo religioso e si impone, con
la sua educazione, come il Socrate di una nuova epoca (a parte qualche lettera e un trattato
di ortografia, dipendente da Guarino con tratti corrispondenti all’opera di Folchino de’Borfoni
non ci è pervenuto niente). Nasce a feltre nel 1373 o nel 1378 e si forma a Padova sotto
conversino, dove tentò di diventare discepolo di matematica di Biagio Pelacani di PArma
(rimarrà sempre legato a questo tipo di insegnamente, infatti farà leggere Euclide
nell’originale). A Padova lo vediamo come magister artium e sembra che ascoltò il Barzizza,
e seguira, al suo ritorno Guarino Verose. Apprenderà il greco anche da Temisbonda. Nel ‘21
accetta la successione del Barzizzza a Padova, e si dimette per insegnare a Vnezia, ma nel
‘23 viene chiamato all’accademia mantovana, la giocosa.: qui insegnerà con un forte influsso
fino alla morte nel 1446 e creerà una tradizione di studi dove l’umanesimo non diventa
modello sterile, ma uno strumento di indagine e di ricerca religiosa, che si concludera solo
con il carmelita Battista Spagnoli. La sua figura la ricostruiamo grazie agli allievi,che gli
dedicano dialoghi, inni, prefazioni:
●​ Sassolo da Prato
●​ Francesco da Castiglione
●​ Gregorio correr autore delle progne e di un poemetto ispirato al maestero, Quomodo
educari debeant pueri
●​ Ognibene da Logino, che influenzò il Platina, uno dei biografi di Vittorino (la sua vita
divenne un topos umanistico)
●​ Giovanni d’Andrea Bussi, tradusse opere filosofiche per cusano e fu editore di
classici latini. LA sua prefazione a Livio contiene un elogio di Vitorino
●​ Pietro Balbi da Pisa che si occupò di astronomia
●​ Niccolò PErotti da Fano, autore di una biografia di Bessarione, per le traduzioni di
polibio, mariziale e Orazio, di Epitteto dei rudimenta gramaticae, il de metris, la
cornucapio, noto per i suoi scontri con Trapezunzio e Calderini
3
In parallelo alle attività dei dotti si creano dei circoli di dotti, o presso una corte, o presso a
una scuola, o presso un convento, o presso un dignitario religio o presso un libraio: queste
sono dette accademie, istituzioni che hanno vasto impatto sul tempo, che rielaborano la
nuova cultura, ma la cui posizione varia a variare dei rapporti con le istituzioni (si pensi alla
vicenda del filelfo, o il contunatore del conturbernium di Niccolò della Lulana, Rinuccini). In
alcuni casi si configurò come quasi scuola, in altri casi come quasi università, proponendo
letture alternative (Ad esempio Platone). Qui gli umanisti si esercitarono in orazioni,
polmeiche, invettive dialoghi che pervasero e influenzarono tutta la societa (il giurista Catone
Sacco e l’aristotelico Nicoletto Vernia) e che si ripropose in moduli spesso simili tra loro.
Guarino e Vittorino inseriscono questo mondo nella scienza e nella religione, e la loro linea è
ripercorsa dal trattato de leberorum educatione et claris moribus di MAffeo Vegi da Lodi.
4
La storia dell’umanesimo di Roma si intreccia con le vicende religiose e papali del tempo:
MArtino V favorì la nuova cultura, cosìcome Eugenio IV, in particolare mentre la curia
risiedeva nel Chiostro di Santa MAria Novella, dove Biondo ambienta il suo primo scritto
letterario, di vasta risonanza, il de verbis romanae locutionis. Simbolo di questa nuova
temperie è il ‘37, quando il pontefice, emozionato per la lettura delle lettere del bruni alla
versione della Politica a lui dedicata, smise di mangiare e si diede alla riflessione. Lapo da
Castilionchio il giovane, traduttore, nel de commodis curiae aspirò a rendere Roma una
nuova Atene, e di ciò se ne fece carico Martino V, allievo di Strozzi e Albizi. Tra il 1447 e il
1455 riunì biblioteche e promosse missioni di recupero. Nonostante la politica complesa: la
congiura del fiorentino Stefano Porcari e la caduta di costantinopoli, col naufragio dei
propositi unitari. MA con Pio II già c’è un raffreddamento. Raffreddamento che si vede bene
con le vicende dell’accademia romana e Paolo II. L’accademia romana era fatta di dotti
riuniti attorno Pomponio leto, nato 1428 e ricordato per la venerazione dell’antichità e per la
critica al valla. Del circolo fecero parte importanti personaggi del tempo, come sabeli, ma
anche:
●​ Filippo Buonnaccorsi, detto Callimaco Esperiente. Legato alle esperienze fiorentine
deidca poesie, anche con concessioni al fato. Nel ‘68 fuggì in Polonia
●​ Bartolomeo Sacchi da Cremona, detto Platino, autore di numerosi dialoghi (de falso
et vero bono, contra amore, de vera nobilitate de optimo cive e de honesta voluptate,
un trattato di cucina dove critica la curia del tempo), Ma il suo nome rimane legato a
una storia dei papi da Cristo a Paolo II. Presso questi lavorò e fu incarcerato per la
sua ostilità, dato che rifiutava di finanziare la cultura classica.
Tra il 1467 e il 1468 questo circolo viene accusato: Pomponio Leto, accusato di sodomia,
viene portatato via da Venezia e molti fuggono. Le accuse furono 2:
●​ congiura contro il papa
●​ materialismo ateo ed epicureo, secondo un modello tipico.
Gli intrecci sono complicati: sicuramente Callimaco e Platina erano impegnati, ma Pomponio
venerava l’antichita. L’ombra e l’azione di Stefano porcari, date anche le letture platoniche e
liviane erano presenti, così come, nell’esplorazione delle catacombe e per le opinioni nei
confronti del turco, sembra che criticassero le religioni storiche, per una religione superiore
che le avesse generate tutte. MA di più non si può dire, e PAolo II stesso fece cadere le
accuse più importante permettendo al Leto di continuare la sua attività e di essere rispettato
dai papi successivi. La situazione e confusa per i vari processi e tentativi di salvarsi (Leto
non nega alcune critche nella defensio, ma comunque tenta di incolpare il Callimaco), e le
accademie non sono mai state istituzioni unitarie.
5
La prosa di Giacomo Curlo genove è la fonte più completa dell’opera di Alfonos X:
mecenate, creò, attigendo soprattutto da forze settentrionali, dei circoli umanistici, che si
appoggiarono molto a Firenze, e rimase affascinato da questa cultura di cui si fece
promotore: gli inventari precedenti alla conquista di Napoli rappresentano interessi molto più
ristretti. Ovviamente, il che attrasse le critiche del bruni, si trattava di letteratura di corte:
Porcelio scrive il poema esametrico Triumphus Alphonsi devicata Neapoli e deidca i primi 9
libri dei commentari dell’impresa del Piccinino contro gli sforza, il fazio scrive la storia della
conquista aragonese, Pier Candido Decembrio gli dedica appiano, il biondo pronuncia ad
alphonsum aragonensem de expeditione in turchos mentre filelfo gli dedica un elegia. Ma
rimane il fatto che fece convergere qua forti interessi, e in paricolare, antoni Beccadeli,
nativo di palermo ma formatosi a Siena e Bologna, autora di versi goliardici riuniti sotto il
titolo di Hermafroditos e che lo portò come professore a Pavia, epoca degli studi plautini,
rimasti incompleti e delle epistole galliche. MA nel ‘34 viene chiamato a Napoli dove diventa
un letterato di corte, e sotto l’erede di Alfonso, Ferrante, riesce a formare uno studio che
sarà strutturato e reso celebre dal Pontano. Testimonianza ci rimane nel dies geniales di
Alessandro e Alessandri. Pontano rimase come eltterato anche presso i conquistatori degli
Aragonesi, e l’accademia diverrà uno dei principali centri di cultura anche dei secoli
successivi.
CAP 5
1
Nonostante le violenti polemiche, l’età umanistica vede alcuni filoni contigui:
●​ la produzione letteraria latina, dove il latino era una lingua artificiale elaborata nel
tempo e fabbricato attraverso l’esperienza e gli studi-
●​ i generi dominanti
●​ le teorie accolte, più o meno omogenneee.
Proprio quest’incontro e studio di una civiltà altra portò a enormi produzione teoriche volte a
interpretarle e studiarle, che, paradossalmente, contribuirono ad allontanare e a isolare
questi studi. Abbiamo numerossisimi nomi, come quello del canonico fiorentino Andrea di
Domenico Ficchi, scrittore de de potestatibus Romanis, da alcuni ritenuto un classico scritto
da Lucio Fenestalla, e il de romanorum magistratibus. Ma, a fianco a Valla, gli eruditi più
impressionanti furono:
●​ Giovanni tortelli, nato a casentino, e viaggiatore di Italia alla ricerca di codici. Preso il
cardinale Giuliano Cesarini scrive i commentaria de ratione disserendi et aris
dialecticae praecepta perduti e di una traduzione degli analiti II. La sua fama lo portò
al servizio di Niccolò V a roma, per i quali scrive i Commentaria grammatica de
ortographia dictionum a Graecis tractarum, un lessico e dizionario enciclopedico di
civilta greca. Con valla, proprio perchè percepiva il latino come lingua artificiale,
ammette la possibilità di creare neologismi alla bisogna.
●​ Perotti, traduttore dei Rudimenta grammatices e autore della cornucopia, che, come
commento a MArziale, in realtà investe tutta la classicità, come dichiara, sotto al
nome del nipote pirro, nella lettera dedicatoria a Federico di Montefeltro. Importante
testimoene di tradizione indiretta, questo è un manifesto della vis polemica che
vediamo anche nell’invettiva contro trapezunzio e negli scritti contro Calderini, che
creò una polemica che durò anche oltre la morte dei protagonisti, e in cu entrò
Giorgio merula. A lui è anche attribuito delle epistole romane e perugine oggi
perdut.e
2
Queest’attegiamento non poteva non portare al tentativo di reinterprtare in maniera organica
i dati risultanti dalle ricerche erudite in ricerche storiche di ampio respiro che facessero da
sfondo agli sviluppi e alle vicende del mondo contemporaneo. In questo panorama devono
essere inserite le vicende del Biondo: nato a Forlì nel 1392 fu in contatto con il Guarino e lo
scopritore del de Caesaribus di aurelio vittore. Esilito da For fu segretario a Vicenza di
Francesco barbaro nel ‘25 e lo segui fino a quando non diventa segretario apostolico nel ‘34
e abbandonerà l’attività politica per riprenderla nel ‘49 dopo essere caduto in disgrazia di
Niccolò V e cominciare a pregrinare fino al ‘53. Muore nel ‘63, dopo un’attività dove la
ricerca storica si conciliò sempre con l’azione del presente. Ciò è testimoniato da una serie
di orazione:
●​ il de expeditione in turchos ad Alfonso d’Aragone, ripresa nei primi del ‘52 e ribadita
al doge genovese.
●​ il de gestis venetorum del ‘54 al governo di venezia.
Caratteristica comune di questi scritti è che l’invito all’azione è accompagnato da un’analisti
storico-geografica. Analisi volte a comprendere il presente, e che ritroviamo in tutte le sue
indagini storiche che, come dichiara nella lettera ad Alfonso del ‘43 di dedica dei primi 8 libri
della prima decade della Historiarum ab inclinatione Romanurum decades, si occupano
dell’età di mezzo, in quanto interessanta alla decadenza e al rinnovamento di una civiltà, che
era quella presente. LE sue opere storiche sono:
●​ historiarum ab inclinatione romanorum decades in 4 decadi, la prima in incompleta.
Lavoro di una vita ha una composizione inversa: prima la III decade che parla del
periodo immediatamente precedente, e poi una ricostruzione storica fino ad Onorio.
●​ Roma istaurata in 3 libri, una descrizione topografica di Roma basata sulle fonti più
svariate e cosciente delle trasformazioni successive.
●​ l’italia illustrata, incompleta ma resa publica nel ‘53 dopo un tentativo di plagio e che
è una guida di viaggio, date le notizie geografiche e storico-artistiche e biografiche
qui continuate. Nel ‘63 avvia le additiones correctionesque. Contiene anche notizie
geografica.
●​ roma triumphans in 10 libri Un trattato di roma antica con colelgamenti al XV sec.
●​ Borsus, sive de militia et iurisprudentia., riguardo vicende venete.
Il biondo si era reso conto dell’insufficenza delle sue forse: chiedeva ad Alfonso un accesso
più semplice alle fonti. Ed entrò in polemica col bruni: la crisi romana si data all’età
tardoantica con le invasioni barbare. PEr quanto le fonti siano scarse e incomplete, notevole
è l’operazione.
5
Piccolomini annota nei commentari la morte di Biondo: lo apprezza, per quanto chieda una
revisione stilistica e delle informazioni delle sue opere storiche, mettendosi in parallelo con
lui per gli stessi usi. Tale personaggio nasce nel 1405 a Casignano e avrà numerosi maestri,
tra cui il filelfo e diventerà amico di importanti umanisti del tempo, come Poggio, Bruni,
Aurispa e soprattutto il panormita, della cui opera fa i commentari: invitato a corregerli nel
‘56 durante un soggiorno a NApoli, li trovò perfetti (Alfonso, il Socrate, aveva trovato il suo
Senofonte= e quindi offriva in margine alcuni ricordi e aneddoti. Ma dal panormita presen
anche una certa sensualità che troviamo negli esercizi scolastici giovanili (cinthia e
Nymphilexis) ma troviamo anche, in forma di ricordo che non rinnegherò mai nonostante le
nuove cariche ecclesiastica, nelle opere più mature insieme a importanti squarci
paesaggistici (spicca Siena dove è sempre primavera). Il primo suo grande momento
appartiane al servizio con Felice V e la difesa di posizioni conciliaristi: nel ‘40 scrive il de
gestis basillensis concilii, accompangato dal libellus dialogorum de generalis concili
authoritate, e dove la storia e la sua attività erano sentiti vivamente. Questo testo va
confrontato con quello del ‘50: de rebus basillee vel stante vel dissoluto concilio dove si
aveva una ritrattazione delle opinioni dovuta alla diversa maturità e alla mutata situazione
politica: lo scisma era stato riunito sotto Niccolò V. Anche la lode della storia si fa più
convenzionale. è in questo scritto dove placa le polemiche a favore di un seguire storico dei
dissidi religiosi, per comprenderli e combatterli. Ciò si trova suggellato nella retractatio del
1460: afferma un cambiamento, ma si distacca senza rinnegare le esperienze precedente.
4
Nel ‘43 entra nella corte di Federigo III e per lui viaggia molto, viaggi che vedremo registrati
in opere in un certo senso, per i loro interessi storici geografici e politici, analoghe a quelle
del biondo:
●​ historia rerum ubique gestarum descriptio
●​ tra il 1457 e il 1461 scrive la sua cosmografia: de ritu, situ, moribus et contione
Germanorum, affiancato al de Europa e al De asia, dove si vede l’attenzione del
curioso unita all’analisi dello studioso basa sui classici.
MA proprio questo gli farà sentire lo sfacelo: anche le città crollano, ed è in questo orizzonte
che vediamo la restaurazione ddi Roma imperiale, l’epistola a Cusano per la caduta di
Costantinopoli, l’epistola a MAometto II, le opere sulle crociate, la risposta a Cincio romano.
Bisogna lottare per difendersi, ma coscienti che tutto decade: da qui il gusto che troviamo in
molti umanisti per le rovine unite al suo attivismo. Qui comprendiamo 3 sue opere:
●​ la Chrysis composta nel 1444, una commedia che riprende le oscenità plautine, ma
con l’esperienza amara di una Venere randagia e di evasione dal mondo. Il mondo,
ritratto su modelli classici, è un mondo allo sfacelo.
●​ Historia de eurialo et Lucretia, un romanzo epistolare che si conclude in tragedia,
scritta su invito di MAriano Sozzino: Lucrezia, sposa di Menelao, si innamora di
Sigismondo, tradendo il marito, e si suicidia per il dolore del distacco. Tutto è
intessuto di ricordi, perchè basato su un’esperienza comune, ma la tristezza è
percepibile.
●​ il de miseriis curilaum, scrotta dopo la sconfitta di Varna, in cui si rappresenta
l’esperienza quotidiana come degradante, così come il servizio.
5
Questo sacerdote, poi papa Pio II dal 1558 scrive, legati alla sua opera politica, incentra su
tutto il contesto europeo, e caratterizzato da una forte voglia di combattere nononstante la
coscienza, determinata da un classicismo che non scadde in erudizione grazie alla sua
lontananza dagli ambienti italiani:
●​ il de linerorum educatione per Ladislao Postumo, re di Boemia
●​ historia de ratisponensi dieta
●​ historia friderici III imperatoris
●​ historia bohemica
●​ i commentari, con la critica delle istituzioni
●​ l’epistolario, in cui spiccano quelle suelle crociate e quella a MAometto II dove, senza
molte speranze, auspica la conversione del sovrano per creare una nuova era
costantipolitana.
Pio II fu un umanista che integrò tale visione con quella cristiana e si spense nel ‘64 ad
ancona mentre attendeva le navi veneziane per la crociata.
6
Un’opera del Piccolomini curiosa è il tractatus, un dialogo con ombre di dotti del tempo, in
cui si discute anche della donazione di costantino. A Valla e a mAffeo Vegio sono affidati le
lodi della cultura. Valla nasce nel 1405 a Roma, dove muore nel 1457. Ricorda come suoi
maestri l’Aurispo e Rinuccio da Castiglion Fiorentino, conosciuti forse durante il
trasferimento della curia a Firenze, ma di più non si può dire: dopo tutto riconosceva la
propria educazione come romana. Ed è qui, avendo avuto contatti con intellettuali
presstigiosi, che scrive il de Comparatione Ciceronis Quintilianique, dove si pronuncia a
favore di Quintilliano, pur non escludendo cicerone. L’opera, mandata al MArsuppini tramite
il Palermitano, conoscituo nella sua vita dissoluta a roma nel ‘28, e susciterà un dibattito. Ma
questo scritto e perduto. Quindi Becadelli andò a Pavia: uno studio concentrato sulla scienza
ma che era caratterizzato da un forte dibattito, nonostante il centro culturale fosse la corte
Viscontea (un centro però di un conte che vedeva questa come ornamento). A pavia, dopo
la versione del bruni della nicomachea, nasce un dibattitto sul bene assolutto, a cui presero
parte Francesco Pizolpasso e il Decembrio. Qui vi è anche una critica contro l’ipocrisia della
chiesa, ben rappresentata da Ugolino Pisano.
7
Questa società fu caratterizzata anche da forte voluptas: le principali invettive contro
Beccadelli erano dovute a ciò, e abbiamo una rappresentazione stanca di questa:
●​ nelle lettere di Antonio Cremona, che ci rappresenta un dibattito cqaratterizzato da
invidie senza esclusione di colpi.
●​ Antonio da Rho, autore del de Lactantii erratis, tre dialoghi dedicati a Eugenio IV.
Ed è qui che Valla, vistosi rifutare il posto del padre alla curia romana dopo la morte di lui,
venne asssunto allo studio del visconti ed è nel 1431 che pubblica un dialogo, il de
voluptate. Il palermitano lo voleva leggere: la discussione si svolgeva a Roma tra gli
intellettuaali più importanti del tempo. Ma lo scontro col Beccadelli lo portò a una nuova
redazione, ambientato a Pavia con la partecipazione dei pripali esponenti del tempo
(Veronese, Vegio, trasformato in epureo e Catone Sacco come stoico) ipubblicata nel 1433
col nome del de vero bono. Continuerà a rielaborarlo. Riprendendo il dibattito del tempo,
dove la morale cristiana si scontrava con la quaestiones de felicitate aristotelica avveroistica,
l’epicureismo e lo stoicismo, egli forma un epicureismo cristiano: la voluptas è fondamento di
tutta la vita, in quanto male e dolore sono turbamenti innaturali della natura. Ma di questa fa
parte la voluptas celeste, ricollegandosi così alla morale cristiana e rifiutando un modello di
vita ascetico, attacco che, forse spinto da intenti polemici, lo portarono a essere
rappresentato come libertino. Ma in questo attacco contro l’ascetismo che i contemporanei
riconobbero il Valla.
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I pochi anni a pavia furono molto fecondi: comincia a comporre le elegantiae, che rivedrà più
volte, e che ariveranno ad Antonio da rho che le userà nel de imitatione eloquentia,
provocando le Adnotationes in errores Antonii Raudensis stese in puglia. La familiarità col
Sacco lo porterà però a criticare il Bartolo, e con lui i giuristi pavesi, nel De insignis et armis,
indirizzato a Pier Candido Decembrio. Questo si attirò le simpatie di Guarino, ma provocò
sdegno in facoltà e nel ‘33 fu assalito: si è salvato solo grazie al beccadelli. Sarà quindi
costretto ad abbandonare PAvia: gli succedono Beccadelli e un suo allievo, il Antonio da
Asti, autore di un carmen autobiografico, il de vita et fortuna varietate. Quindi si rifugiò a
Milano, con cui discusse alcuni intellettuali, tra cui ciriaco d’ancona, da cui ottenne alcuni
codici biblici che furono a fondamento delle collationes, ovvero il confronto del testo greco e
latino del Nuovo testamento. Ben presto però dovette spostarsi a Genova, a Firenze, e infine
approdò sotto Alfonso d’Aragona a napoli. Qui dovette seguirlo in politica: come si lamenta
nel proemio al V libro delle elegantiae e in una replica a Poggio. Ma ebbe comunque il
tempo di dedicarsi alle elegantiae e, anticipando i temi riformatori, si scontrerà, in linea con
la politica di alfonso, con la chiesa:
●​ il de libero arbitrio dedicato al vescovo di Lèrida, dove attacca Boezio e la
concezione del libero arbitrio. Si tratta di un dialogo tra Valla e Glarea. La posizione
del valla è semplice: si può disquisire di argomenti specifici, della sapienza umana,
ma non di religione, in quanto la volontà divina è imperscrutabile.
●​ La dialectica in 3 libri, composta nel ‘39 e di cui si conoscono 3 redazioni. Qui attacca
il pensiero aristotelico come avulso dalla realtà a favore di un sapere più radicato
nella realtà, e da cui deriva uno studio dei discorsi contemporanei e l’uso del
discorso comune.
●​ il de profesione religiosorum che si riallaccia con una traduzione al de libero arbitrio
dove critica gli ordini dei frati paragonandoli alle airesis ebraiche. Decretando la
mancanza dei significati dei voti, il loro elogio risulta ironico. Qui c’è anche una difesa
della sua opera, infatti forse è contemporanea a una lettera al Serra, lforse il
cistercense Bernardo, in cui enumera le sue opere e difende il suo operato e il suo
compito: quello di attaccare per cercare di arrivare alla verità e di insegnare.
●​ Il de falso credita ed ementita costantini donatione dove, nel contrasto tra Alfonso e
papato, dimostra, tramite criteri filologici, la falsità della donazione di Costantino. Da
ciò conclude una rigida separazione del potere temporale e spirituale, ma non è
questo l’elemnto fondamentale: questo è l’apogeo della filologia e dei nuovi studi di
cui si dimostra la validità. Pur consapevole del peso, lo porta avanti perchè è giusto
rischiare la vita per la linerta, libertà che rivendica in tutti i suoi scritti.
●​ declamatio, dove ribadisce la separazione tra potere temporale e spirituale
9
Ancora potrà stendere opere per il suo re, ma la sua libertà di espressione, quando questi si
riconciliò col papato, permise ai suoi avversari di attaccarlo:
●​ Giovannni Garsia
●​ Antonio Bitonto, del quale aveva contestato che il credo fosse stato composto un
versetto per ciascun apostolo. Questi si scaglio pubblcamente contro di lui, che cercò
una discussione publica, impedita poi da Alfonso. Ma valla scrive allora l’epistola ad
collegium iurisconsultorum neapolitarum per correggere il testo di graziano che
permise questa interpretazione del Credo. Convocato dal vicario dell’aricvesco, Valla
fu in realtà accolto dall’inquisizione che attaccò tutta la sua opera. Da ciò discende la
defensio quaestionum in filosophia e l’apologia pro se et contra calunniatore ad
Eugenium IV Pontificem Maximum, dove difende epicuro. Riuscirà a salvarsi con una
ritrattazione grazie all’intervento di Alfonso.
●​ Bartolomeo Fazio, approdato grazie al panormita alla corte di Alfonso a cui aveva
dedicato in polemica con il Valla il de vitae felicitatae, in cui il panormita diventa
difensore della vita ascetica, Guarino colloca in cielo il fine e la felicità dell’uomo e
Lamola sostiene la vita attiva. Sulla stessa via è il de excellentia et praestantia
hominis. si fece dare prima della publicazione l’historiarum ferdinandi regis aragonae
libri tres, composta tra il 1345 e il 1346 e la pubblicò criticandone gli errori. Si trattava
di una stesura affrettata di un’opera cortigiana, da inserire nella sua attività di corte
(Traduttore della ciropedia, di Esopo, dell’iliade ed emendazzione di Livio). A questo
attacco risponde con i 4 libri della recriminationes, dove si esprime di nuovo a favore
dei neologismi e dell’utilizzo del latino come lingua viva concludendo con
l’emendazione del libro.
Con la salita al soglio pontificio di Eugenio Iv la situazione si aggrevia, e grazie all’aiuto di
Cusano e Bessarione torna a Roma, come insegnante di retorica insieme al trapezunzio,
diche lo lascerà poi solo in tale lavoro, per difendere l’amato Quintilliano, e pone mano alle
collationes, applicando il metodo filolgico al testamento. Sarà fatto stampare da Erasmo.
Nel ‘52 finisce la traduzione di Tucidide, sancendo la superiorità della lingua latina e la
necessità di tradurre opere da tutto il mondo, perchè solo questa è vera estensione di
dominio. Ed è a roma che pubblica i 6 libri delle Elegantiae, iniziati per esortazioni del Bruni
e dell’Aurispa e dedicato al tortelli. Tratta dello stile del latino e nota come varia nel tempo
ricostrunedo quello classico sulla scorta di esempi di autori. In quanto tale influenzò i campi
di studio più disparati. La materia è così distribuita:
1.​ il nome il verbo e il participio
2.​ le singole proprietà e il complesso delle parti del discorso
3.​ le parole speciali
4.​ il vero significato di parole simili
5.​ i verbi
6.​ gli errori e le correzioni degli scrittori.
10
Valla ben presto ristampa le eleganzie con de reciprocatisone sui et suus, ma la sua opera
attire forti polemiche, soprattutto di Poggio, punto sul vivo. Valla risponde con tre antidoti e 2
dailoghi dove, tra le altre cose, risponde alle accuse di eresie ed esamina la forma degli
scritti di Bracciolini, che si rivolge al Perrotti facendo scoppiare una nuova polemica a cui
partecipa anche Niccolò volpi, e di cui cadrà vittima l’amico Tortelli. La polemica fu così
scandalosa, che persino Filelfo esortò alla pace. Nel ‘55 scompare Niccolò V, e lorenzo
ottiene la protezione di Callisto III, sotto il quale compone due sermoni: il de misterio
eucharistiae e l’encomium sancti thomae, pronunciata santa maria su richiesta dei
domenicani che ne risultarono scontenti;, infatti, criticava san Tommaso per ilsuo
aristotelismo e distingue il piano della fede e della sapienza, nella continua ricerca di verità.
Nel 1457 muore. Il personaggio di vall si msosse tra due elementi: comprensione del mondo
che vive, sia del cristianesimo che della classicità, che porta a scagliarsi contro la
falsificazione, dall’altro comprensione dello strumento che questo veicola, cioè della lingua.
11
Tutti gli umanisti dovettero scrivere storie e biografie del tempo: la loro storiografia è
caratterizzata da una forte retorica impiantata su modelli classici, scarso vaglio delle fonti
che vengono compilate in maniera acritica, tendenza cortigiana. Il fueter distingue tra:
●​ la storiografia repubblicana, ovvero la storiografia artistica nata con bruni e che non
partiva dal governo, permettendosi così intenzioni a politiche
●​ la storiografia di altre repubbliche, che partivano dall’idea di governo.
In realtà qualsiasi storiografia era una storiografia politica che partiva dalle esigenze della
città (Leonardo Bruni era al governo di Firenze), ma comunque è un utile distinzione per
orientarsi in un patrimonio vastissimo in cui rientrano anche memorie e biografie. Come
emerge dallo scritto di Ermolao Barbaro, gli umanisti stessi erano coscienti degli scopi e
delle esigenze (ha paura che merula non scriva il vero, impedito da circostanze esterne). Di
Toscana, gli storici più importanti sono:
●​ Benedetto accolti, che scrive:
○​ il de bello a Christianis contra barabaros gesto
○​ pro Christi sepulchro et Iudaea recuperandis, in cui riscrive guglielmo di Tiro
in un periodo in cui si parlava fi crociata.
○​ De praestantia virorum sui aevi, dedicato a Cosimo il vecchio, dove sancisce
la superiorità della modernità sull’antichità.
●​ Giannozzo manetti, col suo Historiae Pstoriensis
●​ Matteo Palmieri che scrive:
○​ liber de temporibus
○​ Annales
○​ de captivitate Pisarum che compila in latino un commentario di Gino capponi
○​ historia florentinam
○​ commentarium de vita et rebus Nicolaj Acciajoli
●​ MAttia Palmieri, traduttore di Erodoto completa il liber de temporibus di MAtteo
●​ Bartolomeo Scla, che scriva:
○​ un’historia florentinorum incompleta nell’ultimo libro
○​ Vita Vitaliani Borrhomai
●​ Agostino patrizi, scrittore della storia di concili di basile e firenze, autore di:
○​ De Senae urbis antiquitate
○​ Historiarum senesium libri
●​ Agostino Dati che scrive:
○​ senesium historiarum
○​ historia plubines
●​ Niccolò Tegrimi da Luca, autore della Vira Castruci Antelminelli Castracani KLucensis
Dunis
Venezia:
●​ MArcantonio Coccio, denominato Sabellico, tenta, nelle sue storie, di ordinare la
materia, ma sono scarse le fonti e chiaro l’intento panegirico per vnezia. Autore del:
○​ de vetustate Aquilejaei
○​ drerum Venetarum ab urbe condita libri XXXIII, che gli garantirano
ricompense e incarichi da venezia.
○​ Enneades sive Rapsodia historiarum
○​ 12 orazioni
○​ 12 libri di epistole
○​ 10 libri di Exempla
○​ De venetae urbis situ
○​ de venetis magistratibus
○​ de officio praetoris
○​ de latinae linguae reparatione
●​ Bernardo Giustinian, autore del:
○​ Oratio exhortatoria contra Turcos, ristampata per tutto il XV sec.
○​ il de origine urbis Venetiarum rebusque aius ab ipsa ad quadrigentesimum
usque annum gestis historiae
●​ Leonardo giustinian pronunciatore dell’orazione per Carlo Zeno
●​ JAcopo Giustiian, autore di una vita di Carlo Zeno
●​ Francesco Contarini, che scrive della spedizione del 1454 in aiuto dei senesi
(historiae hetruriae sive commentarium de rebus in Hetruria a Senesibus gestis
●​ Voriolano Cepis, autore del Petri mocenicini imperatoris gesta
●​ michela savoranola, autore del de manificis ornamentis regie civitati padue
Milano:
●​ éoer Candido Decembrio:
○​ vita philippi mariae vicecomitis, ritratto in maniera crudele
○​ vita francisci sfortiae in gara col filelvo
●​ Lodrisio scrivelli, che scrive:
○​ la vita di Muzio Attendolo
○​ compila la narrazione in volgare di Antonio Minuti
●​ Giovanni simonetta, che riprende crivelli per il rerum gestarum francisci sfortiae libri
XXXI, terminata dal filelfo
●​ Giorgio merula, autore delle antiquitates vicecomitum. Cerca una chiara
documentazione
●​ La storia in volgare di Bernardino Corio.
Genova:
●​ Giacomo Brandelli da sarzana cbe scruve:
○​ de claris genuensibus libellus
○​ de bello inter histpanos et genuenses saeculo suo gestum
●​ Antonio Ivani narra la guerra tra volterra e firenze
●​ Donato acciauli e la vita di carlo magno
●​ giannantonio Campano autore:
○​ vita piii
○​ de rebus gesis Brachii
Gli scrittori andati via dall’italia:
●​ Antonio bonfini con le ungaricarum decade
●​ Galeotto MArzio de egregiesapienter iocose dictis ac factis regis MAthiae
Compilazioni biografica:
●​ de viribus illustribus del fazio
●​ de illustribus longaevi del AManetti
Opere enciclopediche:
●​ Raffaele da Voltertrtra con i commentaria urbana
●​ Pietro crinito de poetis latini
Alcuni inventano fonti ebraiche, come Giovanni annio, che scrive dei Pelasgi e delgi
etruschi. Il cardinale egidio invece sente l’importanza di testi ebraiici e caldeici che scrive
nella sua historia viginti saeculorum.
CAP 6
1
Genere tipico dell’umanesimo è il trattato, che comunque va visto in tutta la produzione
umanista. Questo si svolgeva sia in latino sia in volgare (sono molti i trattatisti che scrivono
trattati bilingui), e le due lingue non vanno intese come separate: mentre il volgare riacquista
il suo spazio, il latino lo influenza. Gli argomenti più diffusi, che vanno però visti come larghe
aree tematiche sovrapponibili, sono:
●​ la nobiltà
●​ il matrimonio
●​ la morte
●​ l’ottimo cittadino e l’ottima città (quest’ultima si riconnette alla trattatistica successiva.
●​ I vantaggi e gli svantaggi delle lettere.
Ottimi rappresentanti sono:.
●​ Bernardino da Siena, novellatore pepoleraggiante, predicatore in volgare.
●​ Albizzeschi di MAssa Marittima, che incide sull’ordine nella regola dell’osservanza, la
cui opera si comprende solo integrando alle prediche i trattati
●​ Sant’antonino, che scrive a Diodata degli Adimari, nell’opera ben vivere, una summa,
uno dei più grandi teologi del tempoò
●​ Giovanni Cavalcanti, che si connette alla florentina novellas. Novellatore, studio
seneca e Arsstotele, e scrisse:
○​ Trattati du oikutca
○​ Prima Storia favorevole ai medici, com imitazione dantesce
○​ seconda storia, sfavorevole ai MEdici
2
Cristoforo Landino, come Bonaccorso Mantegna, si dedicarono a protesti, esortazioni di
giustizia. Quelli più celebri sono quelli Giannozzo Manetti, protagonista della crisi fiorentina
che porterà a una seconda generazione di intellettuali e ponte con questi ultimi. Nasce nel
1396 e muore esule a napoli nel 1459, dove aveva goduto dell’amicinzia di Alfonso ed
essere stato presso Niccolò V di cui stende una biografia. Largamente interressato al greco
e al latino, traduce le opere morali di aristotele e i Salmi, traduzione che difende nella
apologia. Di lui si ricorda un lavoro apologetico in latino, l’’adversu Judaos et gentes pro
catholica fide e uno storico, il de illustribus longaevis. In latino e in volgare scrisse il dialogus
consolatorius de morte fillii e il dialogus in domestico et familiari quorundam amicorum
symposio. Ma l’opera più caratteristica sono i 4 libri di de dignitate et exxcellentia hominis
dedicato a re alfonso, in gara con Fazio e in risposta al de comptemtu mundi: inserendosi in
una lunga tradizione retorica, riafferma la natura dell’uomo e della sua corporeità, in una
linea che, sebbene in maniera meno esplicita, anticipa Pico della Mirandola, e in una difersa
di uno studio che non era nuova pedagogia o retorica, ma una nuova visione del mondo.
Scrive un commentario dedicato a Beranrdo NEro, che pi+ che una biografia, è il ritratto di
un intellettuale ideale, e anticipa i risvolti che sostituiranno alle capacità umane la fortuna.
3
Vespasiano da Bisticci aveva scritto le sue vite perchè fossero volte in latino da Alamanno
Rinuccini, un esponente del mondo di MAnetti in difesa della libertas. Affianco a lui
possiamo vedere Domenico Acciaioli, che tradusse numerosi classici e volgarizzo la storia
del bruni per incarico della signoria. Alamanno è noto per le traduzioni di Isocrate, Plutarco
Filostato e per la difesa della libertas, un valore necessario al di là dei conflitti del tempo, che
vediamo nei Ricordi storici e nel dialogus de liertate, il dialogo in cui, un anno dopo la
congiura dei pazzi, Aliteo, Euleterio e Microtoxo discorrono di Bruto, Cassio, Armodio e
Aristogitone, lamentando i tempi moderni. Lamentela che vediamo, dopo la dedicatoria del
‘73 a Montefeltro, in tutte le lettere in cui fa un rittratto tirannico di Lorenzo.
4
Rinuccio, nel 1475, nella sua orazione funebre, ricorda ed esalta MAtteo Palmieri: NAto nel
1406 visse la sua vita tra gli studi, l’attività da speziale, nella quale era succeduto al padre, e
in un’attività politica ricchissima. Muore nel 1475, ma la sua idea di attività civile e attiva,
emergerge già dai dialoghi della vita civile. Datato nel 1439, probabilmente si tratta di una
stesura successiva, dato che tutte le altre fonti ce lo dicono composto nella prima giovinezza
dell’umanista. Come ripresa di boccaccio, il dialogo è ambientato nel 1430 a Mugello dove si
riuniscono alla presenza dell’autore nella sua casa di Campagna Luigi Guicciardini e Franco
Sacchetti e disquisire con Agnolo pandolfino. In 4 libri, il primo è educato a temi pedagogici
tradizionali (alcuni si ritrovano nel de educatione liberorum di Maffeo Vegio), il secondo e il
terzo del cittadino in pace e in guerra e delle virtù. Il IV è diviso in due parti: la prima
dedicata all’utile, alla seconda una galleria di personaggi illustri. Questo libro è un panegirico
della vita attiva, delle arti umani che hanno plasmato il nome e dell’attività civile, ben
rappresentata dal brano dedicato a Dante e alla battaglia di Campaldino intarsiato sul
somnium scipionis e il mito di Er.
5
Le opere latine del Palmieri sono principalmente in latino.
●​ Annales, nota come historia florentina, cominciata nel 1432 come annotazione
acritica della storia di Firenze giorno per giorno, anche se presto si intromette la sua
concezzione della storia.
●​ Il de captivitate Pisarum, storie di uomini llustri, visti come modelli di educazione per
l’eccellenza civile: meditando su questi i giovani possono raggiungere altezze civili.
●​ il de temporibus del 1448 dove riordina, basandosi su eusebio, Girolamo e
Sozomeno (suo maestro) riodina gli eventi dell’era volgare.
●​ historia concilii florentini, non ci è pervenuta
●​ il discorso funebre su Carlo MArsuppini, in cui si vedono le caratteristiche riflessioni
sulla morte.
L’ultimo periodo della sua vita vede, a fianco gli interessi civili, interessi religiosi e teologici:
stampato nel 1473, in realtà fu stampato la prima volta nel 1464 e l’amico Leonardo Dati ne
fece un commento per difendere l’amico. è da lui che vediamo le due visioni da cui prende le
mosse il poema:
●​ una a Pescia nel 1451, in cui gli compare l’amico Cipriano Ruccellai in sogno e gli
racconta del destino dell’oltretombna e come gli essere umani sono incarnazioni di
angeli che non parteciparono alla guerra tra dio e il diavolo.
●​ Nel 1455 presso re Alfonso, in cui Cipriano lo rimprovera.
Quindi scrive la città di vita, un poema che riprende Origene e le sue visioni (e l’idea del
libero arbitrio totale dell’uomo), insieme a varie influenze neoplatoniche e del corpus
ermetico, le dottrine del MAcrobio, il VI libro dell’Eneide e sopratutto dante (scrive in terza
rima). Questo testo ebbe vasta fortuna alla sua morte. L’opera si intitola la città di vita.
6
La vita di Leon Battista Alberti ci è consegnata da uno scritto anonimo che arriva fino alla
stesura del IV libro delle familiari, avvenute intorno al 1440. Secondo alcuni attribuibile a
Leon Battista Alberti, che riempie le sue opere di riferimento autobiografici, secondo altri si
trattere di un personaggio a lui vicino, forse il cugino Bernardo. Da qui ricaviamo che la sua
famiglia, di origine fiorentina, era andata a Genova, dove Alberti nasce nel 1404 e vivrà in
forti ristrettezze, che non gli impediranno di seguire il Barzizza a Padova e poi, grazie al
sostegno dei suoi familiari, di studiare diritto a Bologna (studio che poi abbandona per
dedicarsi alle scienze). A questi anni risale la commedia philodoxeos , inizialmente fatta
girare come tratta da un vecchio codice e scritta da un certo Lepido (Secondo il gusto dello
pseudonimo proprio di questo autore). Successivamente la ripulisce e la ripubblica
attribuendosene la paternità (e attirandosi numersose critiche). La commedia, morale, che
riguarda il valore attivo, vede nei personaggi allegorie della vita umana. I contrasti sono
ricomposti da chronos, padre di aleteia. Forse a questi anni risalgono le perdute lettere a
Paolo Toscanelli, dove impersonava un astrolo. Nel 1428 torna a firenze, e seguira, dal ‘31
in poi la corte pontificia, e nel ‘38 stringerà amicizia con leonello d’este. Il de commodis
litterarum atque incommodis, dedicato al fratello Carlo, riporta i discorsi su un figlio laureato
nel diritto e tutte le conseguenze negative di questo studio: al di là di questioni di salute ed
economico, il fatto che il letterato rimane prigioniero della sua ansia di sapere ed è
impossibilitato a viaggiare, elemento ineludibile per uno studioso. è qui si affaccia il tema
virtù fortuna, che si incanala in una visione del mondo in cui si mette in dubbio la possibilità
umana di muoversi nel mondo e nella società.
7
Scrisse degli opuscoli d’amore, dove questo viene dialettizato e complicato, come
nell’amator, nel deifira e l’ecantofilea. MA scrive anche, fino intornò al ‘38, una serie di
dialoghi che si ispirano chiaramente lucianesco nello schema (autore molto noto
all’umanesimo, se il palinurus del vegio e la virtus, un intercoenales attribuito anche al
MArsuppini e all’aurista), di cui Massaini avrva tentato una raccolta. Sembra dedicato a
Toscanelli, medico che cura il corpo, a cui si contrappone l’alberti, che nello spazio tra i pasti
si pone per allietare. Ed è vero: sono dialoghi ironici, ma su questi vi è sempre l’ombra
dell’azione della fortuana e della vanità umana, corroborato da esperienze personali. Da qui
derivano gli elogi della morte nel fatum et fortuna, nel defictus, derivato da una fine delle
illusioni e dall’idea che dagli dei venga dal male. A prescindere dalla virtù l’uomo è in mano
al fato. nell’elogio della mosca abbiamo quest’animale operoso, capace di modficare la
realtà a cui però si è data una breve vita. A questo sguardo disincatato fanno da contraltare
le opere tecniche sulle arti, come se queste, nonostante i colpi della fortuna, potessero
rivalutare l’uomo.
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Una rivalutazione della realtà la vediamo nei trattati delle arti. Questi presentano problemi
insoluti: la datazione, i rapporti tra le varie stesure in latino e volgare, i rapporti con i dibattiti
e il resto dell’opera dell’alberti. Esse sono:
●​ il de Pictura, composto nnel soggiorno fiorentino, fu pubblicato prima in latino e poi in
volgare, dedicato al brunelleschi. In 3 libri, si esaltano le arti e si pone il loro
insegnamento: come nella scrittura, si analizzano prima le singole parti e poi
l’insieme. Essendo dipendente dalla natura, questo è uno strumento della
comprensione della realtà: prima le singole parti, che devono essere ricomposte in
un insieme armonico, e dunque bisogna conosce le ragioni che portano al costituirsi
dell’opera, tenendo sempre conto che è pubblica.
●​ il de statua, forse antecedente al de pictura, forse posteriore al ‘64 come farebbe
pensare la lettera di Giovanni andrea bussi.
●​ elemente picturae, di difficile datazione.
●​ De equo animante del ‘38 legato al monumento equestre per il padre di Leonello.
●​ nel ‘48 il navis, sulla riscoperta della nava.
●​ I ludi mathematici sulla misurazione della profondita di mari e dei fiumi e altre
questioni fisiche, collocato tra il ‘43 e il ‘48.
●​ de lunularum quadratura
●​ de puctis et lineis apud pictores
●​ Il de re aedificatoria, composti a partire dal ‘52, ma stampati nell’ 82 postumi con una
dedica del Poliziano a Lorenzo de medici. Riprende i temi del de pictura, e vede
nell’uomo una natura costruttiva che modifica il mondo, e che va di pari passo con la
costruzione sociale: alla casa corrisponde la famiglia, alla città il governo (non a
caso nel IV libro delinea la città ideale).
Questi scritti preludono e vanno di pari passo ai grandi trattati morali.
9
I primi tre libri della famiglia sono stesi tra il ‘33 e il ‘34, il IV per il certaneb coronario del
1341. Mandati agli amici nel 1343, date le critiche continuò a rivederli. Maggior successo
ebbe l’economicus, ilIII libro, stampato con il titotolo di Governo della Famiglia e a lungo
attribuito ad Agnolo Pandolfini. Sebbene steso in maniera non sistematica, la struttura è
coesa e ricchsissime sono i rimandi interni. Quest’opera presenta lo sforzo di Alberti di
superare le difficoltà della fortuna, di scontrarsi con questonin una sorta di armonia, a partire
dalle cellule primordiali di queste società, la famiglia, che garantì la grandezza romana. I
dialoghi sono ambientati a Padova durante la malattia del padre lorenzo Alberto. La maeria
dei 4 libri è così distribuita:
1.​ de officio senum erga iuvenes et minorum erga maiores et de educandis liberis, un
trattato sull’educazione, dove nel trappasso generazionale c’è un passaggio di
reciproco dovere: i vecchi sono la saggezza del ricordo, i giovani dell’avvenire.
Nell’aperura si afferma la capacità della virtù di contrastare la fortuna.
2.​ de uxoria
3.​ economicus. Questo libro si apre con il proemio a Francesco Alberti in difesa del
volgare, lingua letteraria piaciuta ai più, mentre la disprezza chi non capisce il latino
ed è ricco di riflessioni etiche intrecciata alla gestione economica: Giannozzo Alberti,
nella difesa della proprietà massericia, fa una difesa dell’esperienza e dell’ingegno
contro l’autorità delle lettere.
4.​ il de amicitia, scrfitto per il certamen coronario.
Tali tei li ritroviamo pure nel:
●​ iTeogenio, dedicato a Leonello Alberti
●​ i dialoghi della tranquillità dell’animo in cui figura anche Agnolo Pandolfini
Qui vediamo un intellettuale che, nonostante debba essere separato, comunque rivolge
l’insegnamo morale alla sua società. Ma tra il ‘43 e il ‘50 compone il momus che torna agli
intercianalis. Giove ha fatto l’universo e l’uomo ma deve convivere con la malignità astuta di
Momo, che viene esiliato sulla terra, mettendola a soqquadro e sobbilando l’Etruria contro gli
dei. Per contrastarlo manda virtù con le sue 4 figlie, ma Lode viene sedotta e producono
Fama. Giove vuole ristrutturare il mondo, ma chiede aiuto ai filosofi, e al concilio, per evitare
questioni, manda Momo che però offende le dee: evirato viene gettato in fondo al mare e
trasformato in humus. PEr vendicarsi copre di nebbia il mondo, sicchè gli dei devono
sostituirsi alle statue per partecipare alle feste: feste in cui però gli uomi si rivelano
irriverenti. Caronte, sentendo le chiacchiere sulla fine del mondo, prende con se Gelasto,
filosofrasto, e nel viaggio incontra momo. In 4 libri, questo prelude alla conclusione
dell’iciarchia, dove vi è un’ideale di misura rispondente alle ragione delle cose presenti
nell’animo umano. Scrisse altre opere tra cui:
●​ de porcaria coniuratione
●​ sentenze pitagorighe
●​ de jure
●​ apologi
●​ vita sacti Potiti
●​ epistolae septem epimenidis nomine Diogeni inscritptae
●​ epistola ad cratem
●​ de componendis cifris
●​ Villa
●​ Cena di Famiglia.
Muore nel 1472.,
10
Numerosi sono i trattati sulle arti del tempo:
●​ de prospectiva pingendi di Piero della Francesca
●​ commentari di Lorenzo Ghiberti
●​ i 24 libri di un trattato d’Architettura del filarete
●​ trattato di architettura civile e militare di Martini
●​ de re militari di Robberto Valturio
Ed è in un questo ambiente che si fomra Leornardo da Vinci: nato nel 1452 da una famiglia
notarile di firenze, fu istruito per tale professione ed ebbe una scarsa conoscenza del latino.
Formatosi nella bottega del Verrocchio, nel 1482 passò alla corte Milanese e con l’invasione
francese viaggiò per tutt’italia, fino alla morte nel 1519. Leonardo si formò con i contatti
intellettuali fiorentini, ma nella sua opera dovette rinunciare a gran parte del sapere
scietifico, relegato aai trattati latini. Ed è per questo che le sue scoperte derivano da ragione
ed esperienza. Nel tempo, volendo scrivere trattati monografici, raccolse una gran quantità
di appunti e di disegni, a noi pervenuti per intero: di Leonardo non abbiamo scritti organici,
ma un’opera aperta e frammentaria. Questo per l’allargamento di interressi, a partire
dall’esperienza milanese, che lo portavano sempre più lontano da quello che doveva essere
il centro interpretativo della sua opera: la scienza del pittore. Da ciò scaturiscono due
atteggiamenti:.
●​ una scrittura magico ermetica
●​ visioni catastrofiche.
Nell’ultimo periodo si aggiunsero interessi fisici e intellettuali, con poesie e indovinelli.
Frequente è la polemica con i letterati. Le carte furono date in eredità da Melzi e riscoperte
solo di recente, mentre circolava, organizzato da un ignoto discepolo, il trattato della pittura.
CAP 7
1
Vittorio rossi colloca nel 1460 una cesura nell’umanesimo italiano dovuto a:
●​ la scomparsa dei primi umanisti
●​ l’introduzione in italia della stampa
Per quanto non si possa parlare di cambiamenti improvvisi, proprio nella seconda metà del
XV sec. penetra la dottrina dell’amore e della bellezza platonica, nonch’è una forte richezza
di immaggini paganeggentanti e un certo magismo. Tra Venezia e Firenze si diffonde una
moda orientale. Sicuramente a ciò contribui la reintroduzione da parte del Malatesta della
salma del Pletone a Firenze. ma a ciò contribuì anche il circolo mediceo, un circolo in cui si
faceva strada questo nuovo platone (il precedente era politico morale, analogo di aristotele),
a fianco dei neoplatonici e dei platonici cristiani. E il maggior reintroduttore fu il ficino.
A metà tra le due epoche fu un allievo di Vittorino, del guarino e Del faza, Basinio Basini con
il liber Isottaeus e le sue elegie ricche di immagini pagane.
2
Landino recupera le tematiche di un secolo e le affronta cosciente del passato e del periodo:
sarà però definito philosophaster da Giovanni Brancati. Scrive infatti dei dialoghi che
ripercorrono la tradizione precedente: il de anima e il de nobilitate. Si dedica quindi al
problema tra vita attiva e vita pratica, riprendendo la repubblica: il saggio va nel mondo delle
idee e poi divulga il suo sapere. Tutto questo nel tentativo di accordare Platone e aristotele.
La tematica è affrontata:
●​ Nelle disputationes Camaldenses,dove si rappresenta un incontro tra i fratelli Medici,
l’alberti, rinuccini, gli acciaiuioli, lui stesso e Camaldone. La difficoltà detrtiva dal fatto
che gli interlocutori non erano ficiani.
●​ Prefazione alla comeedia del 1481. Commedia, insieme a Viriglio, recuperata in
ottica neoplatonica.
●​ prefazione all’etica nicomachea
●​ orazione funebre di Donato Acciaiuli, in cui quasi risponde alla lettera da questo
scritto a MArco Parenti.
In quest’ottica va vista la reintroduzione del commento allegorico, a cui sottopone dante,
Petrarca e orazio, e la difesa del volgare (Critica boccaccio ed esalta alberti), parallela alla
sua arttività di volgarizzatore.
3
Marsilio Ficino nasce nel 1433 a Figline Valdarno e si formò sotto Francesco da Castiglione
e Niccolò tignosi. Da qui inzierà un interesse per l’aristotelismo parallelo a quello platonico.
Nel 1452 inizia la sua attività di traduttore e di commentatore di Platone e dei neoplatonici
sotto Cosimo il Vecchio, che lo porterà a distanziarsi dall’inziale fascino di Lucrezio. Nel
1456 scrive e pubblica le istitutiones, non pervenuteci, sul pensiero platonico. Man mano
che procede si avvicina alla pia philosophia, di cui tutte le credenze sarebbero espressione
e che sarebbe propria del saggio, permettendogli l’elaborazione di un platonismo cristiano,
chiaro nel de christiana religione e nella theologia platonica de immortalitate animorum. I
proble della magia sono affrontati nei 3 libri del de vita, ma sicca lo scritto in volgare sopra al
simposio: sopra l’amore ovvero il Convito di Platone, ricco di immaggini di bellezza e di
simboli che troviamo in tutta la letteratura successiva (la sua attività di divulgatrore emerge
dall’epistolario). Il mondo, lo splendore, è come dio si mostra a vari livelli e il saggio lo deve
cogliere al di là della realtà sensibile
4
L’influenza di Ficino divenne una stessa di ripresa manieristica, elaborata e pepetuata
dall’accademia fiorentina, come dimostra l’orazione Oraculum de novo saeculo di Giovanni
Nesi, ma che uscì anche da quest’ambito per diffondersi non solo geograficamente, ma
anche nelle predicazioni, come si vede ne de sensibilibus deliciis paradisi di Celso MAffei da
Verona. Il personaggio che qui si iserisce e che su tutto discute è Giovanni Pico della
mirandola nato nel 1463 a Venezia ma poi trasferitosi a Firenze, dove potè accostare
all’aristotelismo veneto, sostanziato da Temistio e Alessandro d’Afrodisia, quello medievale
di Tommaso e il platonismo ficiniano, avendo avuto in vari centri culturali la formazione
tipica del clericus medievale. Dopo manetti, grazie all’aiuto di Mitrante, si avvicina agli scritti
ebraici e cabalistici, importando tecniche umanistiche al di fuori della sfera di greco e latino,
e tentò, tramite questo, di interpretare i libri sacri, che conterrebbero i misteri dell’essere
vekati delle immagine. E si inserisce nella contesa retorica: sceglie come intelocutore lo
studioso di Aristotele e Temistio, ovvero Ermolao Barbaro, autore delle castigationes
plinianae, del de coelibatu e de officio legati, e lo critica per l’uso della retorica a scapito
delle cose, che gli fa rinunciare pure a una forte tradizione di pensiero, quella medievale.
Ermolao dice che da cultore delle lettere non può apprezzare quegli scritti, in quanto mal
scritti. Questa polemica fu accolta nell’epistolario di Poliziano insieme a quella del Poliziano
conl’autore de de hominibus doctis e del de cardinalatu, Paolo Cortese. Li accomunava il
rifiuto di ridurre l’umanesimo a retorica. Tra il 1485 e il 1486 Pico scrive 900 conclusiones da
accompagnare a un oratio de hominis dignitate e un commento alla canzone in volgare di
Benivieni, da discutere a Roma. Venne accolto dall’inquisizione e, processato, dovette
scrivere un’apologia e fuggire in francia, dove si salva grazie ai signori del tempo e viene
isolato a Firenze. In questo periodo scrive una serie di opere rimaste incompiute per la
morte del 1497:
●​ un commento di tutti i salmi
●​ l’Heptaplus, un tentativo di prospettare, tramite un commento ai primi versetti della
genesi tutta la realtà.
●​ de ente et uno dove sostiene la concordia di tutte le fedi.
●​ scritti di rinnovamento religioso
●​ scritti contro la superstizione che lo portò in polemiche illustri.
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La scena intellettuale venne monopolizata, come ebbe a lamentarsene Giorgio Merula
(arriabbiato per le considerazione presenti nei miscellanea di Poliziano a cui risponde una
requisitoria in complemento alle Annotationes in Beroaldum) da Pico della Mirandolo,
MArsilio Ficino e Poliziano che elaborarono la risposta di un’epoca al tramonto e che con il
savoranola riprenderà polemiche del secolo precedenti. Questi intellettuali ebbero
vastissima influenza, come dimostra anche il suo rapporto con Poliziano: presente nella
lamia, nei miscellanei lo roviamo anche alla prefazione a Lorenzo per l’incopiuta tradizione
del Carmide, e sembra essere responsabile degli interessi per la filosofia del Poliziano.
Poliziano che impose nuovi metodi filologici, che spesso apprendiamo da note nei libri e c
che porto all’elogio del vettori. A questo è legata il de plinii et plurimorum aliorum in medicina
erroribus liber di Niccolò Leoniceo, in corrispondenza col poliziano e alla reazione di
Pandolfo e la pliniana defensio. Questi riprende il neoplatonismo, come vediamo negli
apologi e nel florentia seu panegyrica silva ad florentinam urbis novem viros. Ma l’influenza
più importante fu quella di ficino, in particolare su:
●​ Lorenzo bonincorti, traduttore di manilio e annales impiantati su lucrezio.
●​ marulli
●​ ludovico marullo
●​ Egidio da viterbo
Da notare l’incontro a bologna, in cui presero parte:
●​ Cola Montano
●​ Galeotto MArzio da Narni e la sua rinuncia a una dimostrazione razionale
dell’immortalità dell’anima.
●​ Filippo Beroaldo il vecchiom che introduce la nuova filogia a Parigi
●​ URceo, battè sulla semplicità del parlato.
Attorno a loro si stringeranno gli intellettuali di epoca successiva come il Bembo.
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La fine del secolo è attraversata non solo da forti crisi politiche ma anche spirituali: numerosi
sono i predicatori astrologhi, come Giorgio Benigno. E in questa si inserisce l’azione del
Savoranola: nato nel 1452 entra in un convento di Frati domenicani e poi andò a Ferrara,
dove incontrò Pico che già nel’82 conosceva. Sarà la crisi spirituale di Pico a far chiamare
savoranola, che, se già dagli anni ‘70 predicava la decadenza dei tempi, nel secondo
soggiorno fiorentino, nel ‘90 fu ascoltato. Lui stesso si rappresenta in un lento penetrare
nella popolazione che lo porterà poi al governo popolare. Amico di lorenzo, ne era in
contrasto politico: nel 1494 pubblica il trattato circa el reggimento e governo della città di
Firenze in cui si abborre la tirannide (opportunamente dopo la cacciata di Piero) e si esalta
la republicca fiorentina, che in più di una predica sosteneva essere una nuova
Gerusalemme, responsabile di un rinnovamento spirituale della chiesa. A fianco a questo
una critica della cultura oumanistica: vicino al dominici, scrive un apologeticus de ratione
poeticae artis, risposta di una requisitoria di Ugolino verini (autore di una de gestis magni
caroli in 15 linri e il die illustratione urbis Florentiae). Ma era molto meno fiero del
collaboratore (che lo rinnegherà una volta prossimo alla morte): se questi criticava il
peccato, Savoranola si limitava a ritenere, in linea con aristotele, la poetica come la più
infima delle scienze. Mentre i platonici salutavano l’età del loro, lui cantava la decadenza dei
tempi. Di formazione scolastica, nelle sue declamazioni in ogni caso si vede virgilio. Lle sue
conseguenze si ebbero pi+ nella storia dell’arte, essendo l’opera più importante orale. MA
sicuramente le sue posizioni erano discusse a firenze: nel de jonesta disciplina crinito ci
rappresenta le discussioni tra questo e Pico della Mirandola.
Ogni dominio linguistico ha i propri metodi filologici, e dunque esistono varie filologie:
●​ classica
●​ romanza
●​ italiana
La filologia umanistica convive con quella italiana, insieme alla dantesca. Ciascuna di queste
alle sue tecniche,

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