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Kant

Immanuel Kant, nato nel 1724 a Konigsberg, è un filosofo che ha influenzato profondamente la filosofia moderna attraverso il suo approccio critico alla conoscenza, distinguendo tra mondo fenomenico e noumenico. Nelle sue opere principali, come 'Critica della ragion pura', analizza le facoltà conoscitive umane e introduce la 'rivoluzione copernicana' in gnoseologia, sostenendo che la conoscenza è mediata dalle strutture mentali. Kant esplora anche la teoria dei giudizi e le condizioni trascendentali della conoscenza, affermando che la ragione ha limiti e non può conoscere il noumeno, ma solo il fenomeno.

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Kant

Immanuel Kant, nato nel 1724 a Konigsberg, è un filosofo che ha influenzato profondamente la filosofia moderna attraverso il suo approccio critico alla conoscenza, distinguendo tra mondo fenomenico e noumenico. Nelle sue opere principali, come 'Critica della ragion pura', analizza le facoltà conoscitive umane e introduce la 'rivoluzione copernicana' in gnoseologia, sostenendo che la conoscenza è mediata dalle strutture mentali. Kant esplora anche la teoria dei giudizi e le condizioni trascendentali della conoscenza, affermando che la ragione ha limiti e non può conoscere il noumeno, ma solo il fenomeno.

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KANT

(1724-1804)

Vita e Opere:
Nasce a Konigsberg nel 1724 da una famiglia umile e numerosa che si sacrifica per farlo
studiare in un collegio fridericiano, dove riceve un’educazione religiosa e rigida (protestante).
Si iscrive all’università nel 1740, dove riceve un'educazione completa (studia filosofia,
teologia e matematica) di stampo razionalista, sulle orme di Spinoza, Leibniz, Wolff. Si
laurea nel 1746 e dopo gli studi lavora come precettore in famiglie benestanti. Nel 1755 inizia
la libera docenza (=tiene lezioni gratuitamente per farsi conoscere) presso l’università di
Konigsberg, dove nel 1770 diventerà professore ordinario di logica e metafisica. Muore nel
1804; secondo una leggenda le sue ultime parole furono “es ist gut” (=è buono).
- vita sedentaria e abitudinaria (non esce mai da Konigsberg)
- cultura enciclopedica → ideale dell’intellettuale illuminista
- 1° influenza: razionalismo; 2° influenza: illuminismo

- Fino al 1770. Fase pre-critica: fase molto prolifica; perdita di fiducia nei confronti
della metafisica.
Punto di svolta nel pensiero del filosofo: De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et
principiis (1770), in cui segna la distinzione tra realtà fenomenica ( → mondo sensibile;
esperienza a posteriori) e noumenica ( → mondo intelligibile studiato dalla metafisica;
ragione a priori)
- Dal 1770: fase critica. Con il criticismo si pone nel mezzo tra razionalismo ed
empirismo. Opere più importanti: Critica della ragion pura (1781), Critica della
ragion pratica (1788), Critica del giudizio (1790).
In queste opere di concretizza il criticismo (si contrappone al dogmatismo): fa della
critica lo strumento per eccellenza della filosofia.

Critica della ragion pura


(1781)

Critica = esercizio che svolge la ragione nei confronti delle sue capacità, delle sue modalità di
conoscere e dei suoi limiti.
Ragion pura = ragione che ha l’ambizione di conoscere la realtà senza ricorrere alla
sensibilità.
La c.r. pura è dunque un’analisi delle facoltà conoscitive dell’uomo; la ragione è al tempo
stesso l’argomento della critica e ciò che la mette in atto.
Nell’introduzione della c.r. pura Kant si pone 4 domande fondamentali a cui risponderà
nell’opera stessa:
1. Come è possibile la matematica pura?
→ si dà per scontato che la matematica sia una scienza: è in grado di ricavare conoscenza da
una realtà astratta. Costruisce il suo sapere su giudizi analitici e sintetici a priori.
2. Come è possibile la fisica pura?
→ costruisce il suo sapere utilizzando tutti i tipi di giudizi
3. Come è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?
→ l’esistenza della ragione porta a dire che l’uomo è portato a pensare ciò che è posto oltre i
limiti dell’esperienza. In particolare non abbiamo esperienza delle 3 idee pure di dio, anima e
mondo, collocate nella ragione.
4. Come è possibile la metafisica come scienza?
→ costruisce il suo sapere su giudizi analitici, dunque non è in grado di dimostrare nulla.

Teoria dei giudizi


Giudizi: sono le strutture verbali con cui si esprime il sapere, ovvero proposizioni che
collegano un soggetto e un predicato. Kant distingue 3 tipi di giudizi:

1. Analitici a priori: il predicato esplicita quanto è già implicitamente contenuto nel


soggetto. es. “Tutti corpi sono estesi”
- sono universali = si applicano a tutti gli oggetti di una categoria
- sono necessari = necessariamente veri sulla base della connessione logica che si
stabilisce tra predicato e soggetto
- sono infecondi = non accrescono la conoscenza umana, in quanto il predicato è già
contenuto nel soggetto

2. Sintetici: accrescono la nostra conoscenza (sono fecondi)

2.1 A priori: sono i giudizi fondamentali della scienza (e del sapere in generale ?). es. somma
- universali e necessari
- fecondi
- prescindono dall’esperienza, ma partono dall’intuizione
→ il ruolo dell’ intuizione è un elemento di novità; per prima a usare questo tipo di giudizio è
stata la matematica (assiomi e postulati).

2.2 A posteriori. Es. “Tutti i corpi sono pesanti”


- fecondi
- poggiano esclusivamente sull’ esperienza
- non sono universali o necessari, perché l’ esperienza ha sempre valore particolare.

Il risultato di un giudizio sintetico può essere ulteriormente sviluppato per via analitica, ma
non viceversa.
La “rivoluzione copernicana”
Kant sostiene di aver attuato una “rivoluzione copernicana” in ambito gnoseologico: così
come Copernico aveva rovesciato i rapporti tra la Terra e il Sole, Kant rovescia i rapporti tra
soggetto e oggetto in gnoseologia. Fino ad allora la conoscenza dell’uomo si modellava sulle
caratteristiche dell’oggetto; Kant inverte i ruoli: è l’oggetto che deve rientrare negli schemi
mentali dell’uomo.
→ Kant smentisce chi sosteneva che la mente fosse una “tabula rasa” (empiristi): le nostre
facoltà conoscitive innate influenzano il modo in cui ci rapportiamo alla realtà.
Da qui la distinzione kantiana tra:
- il fenomeno, ovvero la realtà come ci appare tramite le forme a priori.
- la cosa in sé, ovvero la realtà considerata indipendentemente da noi e dalle forme a
priori.
Dunque Kant elabora una nuova teoria della conoscenza, intesa come sintesi di materia ( →
elemento empirico a posteriori) e forma ( → elemento razionale a priori). La mente filtra i
dati empirici attraverso le forme innate: le informazioni sensibili mutano ma gli schemi
attraverso le quali sono ricevute è sempre lo stesso.

Attraverso l’analisi delle condizioni trascendentali Kant distingue 3 facoltà conoscitive:


1. Sensibilità: facoltà con cui gli oggetti ci sono dati attraverso i sensi; contiene le due
forme a priori insite nella percezione sensibile: spazio e tempo.
2. Intelletto: facoltà mediante la quale pensiamo i dati sensibili tramite le categorie (o
concetti puri)
Sensibilità e intelletto si applicano al mondo fenomenico; sono indispensabili alla
conoscenza, perché senza sensibilità nessun oggetto ci sarebbe dato, e senza intelletto nessun
oggetto potrebbe essere pensato.
3. Ragione: sviluppa la sua conoscenza non potendosi basare sui sensi → si applica al
mondo noumenico (metafisica). Opera attraverso le idee di mondo, anima, dio.

Dottrina del metodo: determina come usare gli elementi a priori della conoscenza
Dottrina degli elementi: studia le forme a priori della conoscenza
→ estetica trascendentale: studia le forme a priori della sensibilità (spazio e tempo)
→ logica trascendentale: studia le forme a priori dell’intelletto o categorie
→ analitica trascendentale: si occupa delle categorie o concetti puri dell’intelletto
→ dialettica trascendentale: si occupa delle idee della ragione (dio, anima e cosmo)

Con il termine “trascendentale” si intende tutto ciò che trascende il momento


dell’esperienza, dunque lo studio delle condizioni mentali che rendono possibile la
conoscenza al di fuori dell’esperienza, ovvero le condizioni trascendentali (o innate) delle
nostre facoltà conoscitive.
Dunque la conoscenza scaturisce dall’esperienza, ma i dati empirici devono passare
attraverso le facoltà conoscitive per poter formulare un giudizio.
L’estetica trascendentale
Studia la sensibilità e le sue forme a priori (spazio e tempo). La sensibilità è:
- ricettiva perché non genera i propri contenuti, ma li accoglie per intuizione dalla
realtà esterna o dall’esperienza interna.
- attiva perché organizza le intuizioni empiriche tramite lo spazio e il tempo
(=intuizioni pure).

⧫ lo spazio costituisce il senso esterno: è la forma a priori che consente di ordinare i dati
dell’esperienza che provengono dall’esterno. da esso ha avuto origine la geometria.
⧫ il tempo costituisce il senso interno: è la forma a priori di tutte le nostre esperienze
interiori. Da esso ha avuto origine l’aritmetica.

Spazio e tempo sono intuizioni pure, ovvero non derivano dall’esperienza, ma sono parti
costitutive della nostra mente. Kant giustifica l’apriorità di spazio e tempo nell’“esposizione
metafisica”: non possono derivare dall’esperienza perché per fare un’esperienza dobbiamo
già presupporre le forme di spazio e tempo; hanno natura intuitiva.
≠ concezione empirista di Locke, che riteneva che spazio e tempo derivassero dall’esperienza
Essi sono i quadri mentali entro cui connettiamo i dati fenomenici: sono le condizioni
necessarie affinché gli oggetti siano percepiti attraverso i sensi, dunque le condizioni a priori
del conoscere.
Hanno allo stesso tempo idealità trascendentale (ideali e soggettivi rispetto alle cose in sé
stesse) e realtà empirica (reali e oggettivi rispetto all'esperienza)

Kant inoltre lega le forme a priori alla matematica e alla geometria, ovvero le scienze
sintetiche a priori per eccellenza (a priori perché i teoremi aritmetici e geometrici sono validi
al di là dell’esperienza). Kant ritiene che il punto di appoggio delle intuizioni sintetiche a
priori alla base della matematica risieda nelle intuizioni di spazio e tempo, infatti:
- la geometria dimostra le proprietà delle figure a partire dagli assiomi, mediante
l’intuizione pura di spazio
- l’aritmetica si basa sull'intuizione pura di tempo e successione

L’analitica trascendentale
Senza la sensibilità nessun oggetto ci verrebbe dato, ma senza l’intelletto nessun oggetto
potrebbe essere pensato. L’intelletto infatti riordina le intuizioni empiriche immagazzinate
dalla sensibilità inquadrandoli nelle 12 categorie o concetti puri, che costituiscono la facoltà
logica di unificare il molteplice della sensibilità → l’analitica trascendentale studia le
condizioni a priori proprie dell’intelletto.
conoscenza=intuizioni empiriche (<sensibilità) →concetti puri (<intelletto) →formulazione di giudizi
→ categorie kantiane ≠ categorie aristoteliche. Per Aristotele le categorie hanno valore logico
e ontologico: sono allo stesso tempo modi di essere della realtà e attributi dell’essere. In Kant
hanno accezione gnoseologica: sono i modi in cui l'intelletto conosce la realtà.
Kant identifica 12 categorie, che corrispondono ad altrettanti tipi di giudizio: i giudizi infatti
possono essere raggruppati in 4 forme fondamentali di giudizio:
➤ Quantità: giudizi
- universali → categoria della totalità
- particolari → c. della pluralità
- universali → c. dell’unità
➤ Qualità: giudizi
- affermativi → c. della realtà
- negativi → c. della negazione
- infiniti → c. della limitazione
➤ Relazione: giudizi
- categorici → c. dell’ inerenza e sussistenza (= accidente e sostanza)
- ipotetici → c. della causalità e dipendenza (i rapporti di causa ed effetto non fanno parte della realtà ma della nostra mente)
- disgiuntivi → c. della reciprocità
➤ Modalità: giudizi
- problematici → c. della possibilità e impossibilità
- assertori → c. della esistenza e inesistenza
- apodittici → c. della necessità e contingenza

Teoria dell’ “Io Penso”


Il problema della “deduzione trascendentale” consiste nel giustificare la validità e l’uso delle
categorie: ci si chiede infatti che cosa ci garantisca che la natura obbedisca alle categorie.
Per far fronte a questo problema, Kant formula la teoria dell “io penso”, ovvero l’esistenza di
un principio unificatore della conoscenza fenomenica che coordina l’unità sintetica
dell’appercezione trascendentale. L’io penso è dunque la coscienza che accompagna ogni
momento della conoscenza.
Tutti i pensieri presuppongono l’io penso → l’io penso pensa tramite le categorie → tutti gli
oggetti pensati presuppongono le categorie.
Infine l’io penso è il garante dell’oggettività del sapere, poiché senza di esso potremmo
stabilire soltanto connessioni particolari e contingenti, raggiungendo perciò un sapere
soggettivo e individuale.

La conoscenza della realtà noumenica


Il limite della conoscenza è l’esperienza, infatti le categorie considerate di per sé sono prive
di significato: il loro unico uso possibile è quello empirico.
pensare ≠ conoscere: il conoscere non può andare oltre l’esperienza
Dunque l’ambito della conoscenza umana è limitato al fenomeno, poiché il noumeno non può
essere oggetto di esperienza → è il concetto limite che argina le nostre pretese conoscitive.
Dunque non è possibile lo studio della metafisica come scienza dimostrativa. Nonostante ciò,
essa rappresenta comunque una disposizione naturale dell’uomo ( > domanda 4).
Dialettica trascendentale
Consiste nello smascheramento dei ragionamenti fallaci della metafisica, in particolare
prende in considerazione i 3 concetti puri della ragione (anima, mondo, dio → progressione
di grandezza) e i ragionamenti errati che la metafisica ha costruito su di essi.

anima: in essa sono unificati dati del senso interno; è il principio incondizionato dei
fenomeni interni all’individuo.
mondo: in esso sono unificati i dati del senso esterno; è il principio incondizionato della
totalità dei fenomeni esterni.
dio: in esso sono unificati i dati esterni ed interni; è il principio incondizionato di tutto ciò
che esiste (dunque è l’unico vero principio incondizionato).

Psicologia razionale → è la parte della metafisica che studia la dottrina dell’anima.


Secondo Kant l’errore commesso dalla metafisica in questo campo è quello di applicare all’io
penso la categoria di sostanza, trasformandolo in anima. Infatti non possiamo avere
esperienza dell’io penso, essendo esso una condizione a priori del nostro pensiero; non
avendo una conoscenza empirica dell’io penso possiamo conoscere la sua attività, ma non la
sua natura ( = ha funzione gnoseologica ma non è definibile ontologicamente).
Infine non possiamo conoscere l’io in sé stesso ( = io noumenico; come pretendeva di fare la
metafisica), ma solo l’io fenomenico, ovvero l’io come ci appare attraverso le nostre forme a
priori.

Cosmologia razionale → è la parte della metafisica che indaga il mondo


L’errore commesso dalla metafisica in questo campo è quello di considerare il cosmo come la
totalità assoluta dei fenomeni cosmici, facendo ricadere così l’idea di mondo al di fuori di
ogni esperienza possibile (è impossibile avere esperienza diretta di tutti i fenomeni cosmici).
Dunque nel cercare di definire l’idea di mondo, la ragione formula 4 antinomie, ovvero
coppie di affermazioni tra loro opposte che dimostrano che la ragione non è in grado di
dimostrare il mondo:
1. antinomia della generazione. Tesi: il mondo è finito e generato; Antitesi: il mondo è
infinito e ingenerato.
2. antinomia delle parti: Tesi: il mondo è divisibile in parti semplici; Antitesi: il mondo
non è divisibile in parti semplici.
3. antinomia delle cause: Tesi: nel mondo esistono solo cause libere; Antitesi: nel
mondo esistono solo cause necessarie.
4. antinomia dell’essere necessario: Tesi: esiste un essere necessario e causa del
mondo; Antitesi: esistono solo esseri contingenti
Teologia razionale → parte della metafisica che si occupa della questione di dio
Kant prende in considerazione le tre prove tradizionali dell’esistenza di dio: la prova
ontologica, prova cosmologica e prova fisico-teologica.

1. Prova ontologica (< Anselmo d’Aosta; dim. a priori): Dio definito come l’ essere
perfettissimo→in quanto tale deve avere l’attributo dell’esistenza.
Critica: si salta dal piano della possibilità logica al piano della realtà ontologica. L’esistenza
non è una qualità di un oggetto, perché deve essere verificata empiricamente.
2. Prova cosmologica. Parte dalla constatazione della contingenza del mondo, per la
quale deve esistere un essere necessario (Dio).
1° critica: la prova cosmologica fa un uso illegittimo del principio di causa, che è usato per
connettere i fenomeni tra loro e dunque non può essere usato per connettere i fenomeni con
qualcosa di trans-fenomenico.
2° critica: ricade nella prova ontologica, poiché abbiamo lo stesso passaggio dalla necessità
su un piano logico all’esistenza sul piano ontologico.
3. Prova fisico-teologica. Si parte dalla nostra esperienza del mondo come ordine, che
deve quindi avere un autore/mente ordinatrice (=dio).
1° critica: L’ordine della natura potrebbe essere già insito nella natura stessa, e dunque non
dipendere da una causa esterna.
2° critica: Anche ammettendo che l’ordine della natura sia causato da un ente esterno,
possiamo dimostrare solo l’esistenza di un “architetto” del mondo, e non quella di dio.
Dunque anche la prova fisico-teologica fa un utilizzo mascherato dell’argomento ontologico,
poiché in essa avviene un passaggio dal piano logico a quello ontologico.

Conclusione:
- La metafisica è una disposizione naturale dell’uomo, ma, mancando dell’esperienza, non
può costruirsi come una scienza dimostrativa (poiché la conoscenza dimostrativa ha come
limite l'esperienza); è accettata da Kant solo in forma di scienza dei principi a priori del
conoscere e dell'agire.
- Le idee pure della ragione hanno la funzione regolativa di guida nella conoscenza umana.

Critica della ragion pratica


(1788)
Nella c.r. pratica, Kant recupera il ruolo della ragion pura in ambito morale, infatti se ci
basiamo sull’esperienza la legge morale che formuliamo non potrà mai avere valore
universale; dobbiamo dunque partire dalla ragion pura ( → rivoluzione copernicana morale: il
fondamento dell’etica viene posto nell’uomo e nella sua ragione e non in enti esterni).

ragione pura pratica (che opera indipendentemente dall’esperienza)


VS
ragione empirica pratica (che opera sulla base dell’esperienza.
La finalità dell’opera è dunque quella di studiare le condizioni trascendentali (= a priori) della
morale.
Kant è convinto dell’esistenza di una legge morale a priori, fondata dunque unicamente sulla
ragione e valida per tutti gli esseri umani.
- è assoluta e incondizionata = svincolata dalle inclinazioni sensibili

ciò implica 1. la libertà dell’agire dell’uomo = possibilità per l’uomo di autodeterminarsi;
2. che sia universale e necessaria=sempre uguale a sé stessa in ogni tempo e luogo
Caratteristiche essenziali della legge morale:
- categoricità
- formalità: la legge non ci dice cosa dobbiamo fare, ma come dobbiamo farlo
- autonomia: non dipende da nient’altro al di fuori della ragion

I principi pratici → regole generali che disciplinano la nostra volontà (=ragion pratica)
Si dividono in:
- Massime: regole morali stabilite sulla base dell’esperienza, e che dunque hanno
valore soggettivo e particolare
- Imperativi: con valore oggettivo
➤ imperativi ipotetici: hanno la forma del “se…, devi…”; il dovere è condizionato da
un’ipotesi.
➤ imperativi categorici: hanno la forma del “devi” puro ( → dovere per il dovere);
ordinano il dovere in modo incondizionato. La legge morale può risiedere solo in questo tipo
di imperativo perché costituisce un comando che vale per tutte le persone e in tutte le
circostanze.

Come riconoscere la legge morale/imperativo categorico? 3 formule:


1. “Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo
come principio di una legge universale”
→ quando una massima è valida per tutti e in ogni tempo, allora è una legge morale; se la
ragion pura di un individuo riconosce un principio (che viene presentato come soggettivo)
come universale, allora si trova davanti a una legge morale.
2. “Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di
ogni altri sempre nello stesso tempo come un fine e mai come un mezzo”
→ quando agiamo dobbiamo sempre avere rispetto di noi stessi e degli altri: non trattare gli
altri come uno strumento per realizzare ciò che vogliamo fare, ma rispettare la loro
individualità
3. “Agisci in modo tale che la volontà possa, in forza della sua massima, considerare sé
stessa come istituente una legislazione universale”
→ agisci in modo tale che la massima che segui sia in grado di diventare legge morale
I postulati della legge morale = condizioni fondamentali che rendono possibile la
legge morale

1. Libertà: è la condizione necessaria per svolgere la legge morale

2 /3. Anima immortale e Dio. Chi segue la legge morale raggiunge la volontà buona (virtù),
che eleva l’uomo rendendolo partecipe del mondo noumenico e che viene perseguita di per sé
stessa. Il “sommo bene” (congiunzione tra virtù e felicità) però non può essere raggiunto
nella realtà (antinomia del sommo bene). La ragione non si arrende a questa antinomia, per
cui esige due postulati: anima immortale e Dio. Il Dio kantiano è il garante della vita morale
dell’uomo, poiché se la virtù non porta al raggiungimento della felicità in questo mondo, lo
farà in un altro.
L’esistenza di Dio viene recuperata non come fine a sé stessa, ma come necessaria allo
svolgimento della vita morale dell’uomo (anche se rimarrà sempre indimostrabile).

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