Storia Economica
Storia Economica
Espansione è l’economia che cresce senza che intervengano elementi strutturali. Si parla quindi di aumento
di produzione. Espansione economica consiste nell’ aumento del PNL di un Paese derivante dall’aumento
dei fattori produttivi e proporzionale all’incremento demografico, per cui il PNL pro-capite non varia.
Nello Sviluppo cambia la struttura produttiva e non solo la quantità, non aumenta la produzione ma la
produttività. La produttività aumenta grazie all’innovazione, alla tecnologia. Sviluppo economico consiste
nell’ aumento del PNL di un Paese derivante dall’aumento della produttività dei fattori produttivi e più che
proporzionale all’incremento demografico, per cui il PNL pro-capite aumenta.
L’“economia mondo” è un modello di sviluppo economico unitario proposto da Fernand Braudel. Esso
presuppone prima di tutto un’autosufficienza nel soddisfare i bisogni della popolazione; infatti l'Europa
produce al suo interno il 95% di ciò che consuma e quel 5% che manca è dovuto alle spezie, prodotto di
gran valore, che deve importare dai paesi dell'estremo oriente, dei quali l'Europa era tributaria. In un
secondo luogo il modello presuppone che ci sia una convenienza economica nell’effettuare scambi al di
fuori dei propri confini e quindi un notevole sviluppo di questi. Infine un altro aspetto di questo modello
riguarda l’allargamento della dimensione territoriale ed economica dell’Europa fino a comprendere tutto il
mediterraneo e anche i paesi dell’Africa settentrionale.
MERCANTI BANCHIERI
I mercanti-banchieri protagonisti nel settore del credito, soggetti economici non specializzati, che aprono
conti correnti e ricevono depositi, inizialmente, senza corrispondere alcun interesse. L’apertura del conto
serve al cliente per facilitare i propri pagamenti e al mercante-banchiere serve per disporre delle somme
raccolte per i propri affari e per acquistare una maggiore credibilità professionale e sociale. Così col tempo
le prime operazioni su piazza, si diffondono anche fuori piazza, permettendo il fiorire di varie forme di
finanziamento e delle tecniche ad essi connesse (la girata, l’assegno..). I mercanti banchieri in cambio della
moneta rilasciavano la lettera di cambio (moneta scritturale) che era una garanzia del fatto che poteva
essere trasformata in moneta nel corso delle fiere di cambio, nonché fiere come quelle di Lione, Piacenza in
cui si riunivano i banchieri e, con la contabilità delle lettere di cambio, si compensavano debiti e crediti
Accanto ai mercanti-banchieri è da rilevare la presenza di alcune istituzioni creditizie pubbliche. Una delle
più antiche è rappresentata dal Banco di San Giorgio fondato a Genova. Poi c’era Monti di pietà (Perugia
1462) che fanno credito su pegno e quindi su oggetti lasciati dalle persone che in cambio ricevono un
piccolo prestito e avevano la possibilità di riscattare gli oggetti pagando la cifra con interessi molto bassi.
Nel 400 la popolazione è caratterizzata da un alto tasso di mortalità causato da guerre, carestie ed
epidemie, ma anche dall’alto numero di decessi infantili dovuto alla vita stentata che la popolazione
conduceva, con una vita media di 40-45 anni.
Lo storico italiano Cipolla si è cimentato nello studio della popolazione europea che si sarebbe aggirata
attorno agli 80 milioni dopo aver subito grandi mutamenti dalla “peste nera” che ridusse la popolazione di
circa 1/3.
Un movimento ascendente sembra iniziare solo dopo il 1450 con la pestilenza che ha ridotto la domanda e
ha aumentato le risorse a disposizione dei singoli. La popolazione si riprende fino alla successiva epidemia,
quindi l’andamento demografico presenta una curva a denti di sega.
Inoltre c’è anche una forte tendenza della popolazione a concentrarsi nelle città, quindi fenomeno
dell’urbanizzazione, per ragioni di difesa e per la ricerca di attività lavorative più redditizie.
La Peste Nera del 300 ebbe origine dalle montagne dell'Himalaya, dove il batterio che provoca la peste è
endemico in alcune popolazioni di animali dell'Asia. Il contatto tra uomini e questi animali favorisce la
diffusione della pandemia prima in Asia e successivamente in Europa, lungo le vie di comunicazione. La
malattia si spostava insieme alle imbarcazioni che partivano dal Mar Nero, raggiungendo i porti più
importanti del nord del Mediterraneo e poi diffondendosi nell'entroterra. A causa dell'assenza di vie di
comunicazione rapide, la diffusione della pandemia avvenne molto lentamente.
Le rotte commerciali e la scarsa igiene delle società tardo medievali furono i principali responsabili della
diffusione della peste in Europa, creando condizioni favorevoli per cui molte persone morirono in tempi
molto brevi. Inoltre, i roditori, infestati dai parassiti, contribuirono a diffondere l'epidemia nelle città
portuali e nell'entroterra.
MERCANTE IMPRENDITORE
Il mercante imprenditore è una figura che si distingue per il suo ruolo di intermediario nel commercio,
acquistando materie prime e affidando la loro lavorazione a terzi, per poi rivendere il prodotto
finito. Trasformò gli artigiani delle corporazioni in suoi dipendenti. Il mercante- imprenditore non limitava la
propria attività organizzativa all’interno della città, ma, era sempre alla ricerca di più bassi costi di
produzione, infatti spesso forniva lavoro anche alle famiglie contadine permettendo la nascita del sistema
di produzione basato sul lavoro a domicilio (putting-out sistem). Così si affidavano ai contadini, poco
remunerati, le operazioni che richiedevano molto lavoro e scarsa capacità professionale; mentre gli
artigiani si occupavano delle operazioni più delicate, che richiedevano alta capacità professionale.
Corporazioni
Le corporazioni di artigiani erano un elemento essenziale dell’organizzazione del lavoro del 400. Queste
associazioni di artigiani svolgevano lo stesso mestiere e producevano lo stesso tipo di bene. I corporati
seguivano regole precise:
2. Solidarietà tra i soci: i corporati si aiutavano reciprocamente. In caso di maggiori commesse, queste
venivano redistribuite per garantire il lavoro a tutti.
3. Acquisto comune delle materie prime: i soci acquistavano insieme per ottenere prezzi più bassi.
5. Barriere all'entrata: rigide procedure per l’ingresso di nuovi soci, con esami molto complessi.
Le corporazioni sorgevano spesso nei quartieri delle grandi città, ad esempio, a Roma, in alcune vie dedicate
ai mestieri (come via dei Pettinari), risiedevano botteghe specializzate in specifici prodotti. Le corporazioni
causavano uno scoraggiamento dell'innovazione tecnologica. Prevedevano punizioni per chi esportava
conoscenze all'esterno della corporazione, esercitando una forma di protezionismo della conoscenza.
Il colonialismo spagnolo tra 400 e 500 inizia con il viaggio di Cristoforo Colombo nel 1492, sostenuto dai
sovrani Ferdinando e Isabella, che porta alla scoperta del continente americano. La Spagna avvia così una
vasta espansione coloniale nelle Americhe, fondata sull'estrazione di metalli preziosi, in particolare argento
e oro che alimentano l’economia spagnola e provocano in Europa la cosiddetta "rivoluzione dei prezzi".
Il sistema coloniale si basa su istituzioni come l'encomienda, che assegna gruppi di indigeni ai coloni,
causando un grave sfruttamento e il crollo demografico delle popolazioni locali. La conquista è anche
legittimata dal Trattato di Tordesillas (1494), che divide il mondo coloniale tra Spagna e Portogallo.
Dal punto di vista economico, l’impero spagnolo diventa il principale fornitore di metalli per l’Europa, ma
non riesce a sviluppare un’economia produttiva interna, rimanendo dipendente dalle risorse coloniali. Il
colonialismo spagnolo segna l'inizio dell'economia-mondo moderna e della prima globalizzazione
commerciale.
COLONIALISMO PORTOGHESE
A differenza della Spagna, che si spinse verso l’Occidente con la scoperta dell’America, il Portogallo
concentrò i suoi sforzi lungo la rotta dell’Africa e verso l’Oriente, con una strategia marittima costruita
sull’esperienza commerciale.
Già dalla metà del Quattrocento, sotto il comando del principe Enrico il Navigatore, i portoghesi iniziarono a
esplorare le coste africane, fondando basi commerciali e fortificazioni. L’obiettivo iniziale era duplice:
trovare una via alternativa per il commercio delle spezie, evitando i mercanti musulmani e veneziani, e allo
stesso tempo estendere il cristianesimo in terre pagane. Le esplorazioni si intensificarono nel 1498, con il
viaggio di Vasco da Gama, che doppiò il Capo di Buona Speranza e raggiunse l’India, aprendo ufficialmente
la rotta orientale delle spezie.
Il Portogallo, grazie anche al Trattato di Tordesillas (1494), che gli assegnava le rotte orientali, creò un
impero commerciale fondato su una rete di scali marittimi piuttosto che su ampi territori continentali. Goa,
in India, divenne la capitale amministrativa dell’impero asiatico; seguirono insediamenti in Mozambico, a
Malacca, fino al Giappone e al Brasile, che fu l’unico possedimento coloniale di tipo territoriale.
L’obiettivo principale del colonialismo portoghese fu commerciale. I portoghesi non cercarono tanto di
conquistare vasti territori o di impiantare società coloniali complesse, quanto di controllare i punti
strategici del commercio marittimo, attraverso fortezze, concessioni e accordi con i poteri locali. Il loro
dominio si basava sul controllo delle rotte delle spezie, dei tessuti e dell’oro africano, ma anche sullo
sviluppo della tratta degli schiavi, che divenne un elemento fondamentale del loro sistema economico,
soprattutto dopo lo sviluppo delle piantagioni di canna da zucchero in Brasile.
Le esplorazioni spagnole si concentrarono sulle Americhe, mentre quelle portoghesi riguardarono la via
marittima verso le Indie. Le conseguenze economiche differirono significativamente: per la Spagna, l'arrivo
massiccio di metalli preziosi dall'America alterò la quantità di moneta in circolazione, determinando un
aumento dei prezzi. Al contrario, il Portogallo non beneficiò di un simile afflusso di metalli preziosi, eccezion
fatta per una certa quantità di oro al largo delle coste africane. Invece, il costo delle scoperte portoghesi era
legato principalmente all'arrivo di ingenti quantità di spezie. Questo cambiamento spostò gli equilibri
economici europei dalle coste del Mediterraneo a quelle atlantiche.
Come mai i Portoghesi ci mettono 70 anni per doppiare il Capo di Buona Speranza?
I Portoghesi impiegarono ben 70 anni per doppiare il Capo di Buona Speranza a causa dei venti che soffiano
nell'Africa meridionale. Per superare questo ostacolo, Da Gama capì che doveva bordeggiare l'Africa, cioè
compiere una lunga curva allargando la traiettoria verso l'Occidente per sfruttare i venti favorevoli.
CINQUECENTO
La rivoluzione dei prezzi fu una conseguenza delle esplorazioni geografiche e dall'arrivo dei metalli preziosi
dalle Americhe e dall’Africa. Questi metalli, principalmente utilizzati per la monetazione, contribuirono a
incrementare la quantità di moneta in circolazione e di conseguenza ne fece calare il valore. Si verifica
quindi il fenomeno dell’inflazione. Questo fenomeno portò a un aumento dei prezzi per alimenti, materie
prime e beni di uso comune. Questa situazione non rimase confinata solo in Spagna, ma si estese anche ai
paesi creditori della corona spagnola, tra cui i banchieri europei, compresi quelli italiani.
Durante questo periodo, l'inflazione raggiunse un tasso annuo del 4-5%, un trend che persistette per tutto il
secolo. Questi dati supportano la teoria quantitativa della moneta di Fisher, secondo cui i prezzi generali dei
beni sono direttamente proporzionali alla quantità di moneta in circolazione in un dato momento, come
espresso dall'equazione MV=PQ (moneta in cicolazione Velocità di circolazione della moneta)
Uno degli elementi più sorprendenti delle conseguenze delle esplorazioni geografiche si riscontra nella
conoscenza di nuovi prodotti della terra (patate, mais, pomodori ma anche prodotti conosciuti che vengono
importati in America per favorirne la produzione come tabacco, caffè, tè, cacao , ecc.). Questi prodotti
modificarono profondamente le abitudini alimentari e mitigarono gli effetti delle carestie. Canna da
zucchero diede origine ad una delle produzioni più importanti dei secoli successivi. L'incontro con gli altri
continenti determinò un'importante trasformazione anche nell'allevamento del bestiame dato che anche
numerosi animali vivi furono trasportati sulle navi (furono importati tacchini ed esportati animali
sconosciuti all'America come mucche, pecore e maiali)
Il commercio triangolare era un sistema di scambi economici che coinvolgeva Europa, Africa e America
basato sulla tratta atlantica degli schiavi. Gli europei iniziano a deportare milioni di africani verso le
colonie del Nuovo Mondo, dove gli schiavi vengono impiegati nelle piantagioni di zucchero, tabacco e
cotone, in condizioni disumane.
Il viaggio che portava gli schiavi dall’Africa occidentale alle colonie americane è noto come Middle Passage
(passaggio di mezzo), perché rappresentava la tratta intermedia del cosiddetto commercio triangolare:
3. Una volta lì, venivano venduti e la nave ripartiva con prodotti coloniali (zucchero, tabacco, cotone)
da riportare in Europa.
Gli schiavi venivano incatenati tra loro e sistemati nel fondo della nave, in spazi strettissimi, spesso
anche in ambienti senza luce o aria.
Il viaggio durava da 6 a 10 settimane, a seconda delle rotte, del tempo e delle condizioni del mare.
I decessi erano frequentissimi: si stima che dal 10 al 20% degli schiavi morisse durante la
traversata, a causa di fame, malattie, violenze o suicidi.
SEICENTO
La rifeudalizzazione
Nel Seicento, in molte zone dell’Europa, si assiste a un processo che gli storici chiamano rifeudalizzazione.
In pratica, a causa della crisi economica, dei crolli demografici, i grandi proprietari terrieri e i nobili cercano
di riprendersi il controllo sulle campagne rafforzando il loro potere sui contadini.
Tornano in vigore vecchi obblighi feudali: tasse, corvèes e meno libertà per i contadini, che in certi casi non
possono più spostarsi né cambiare mestiere. In alcuni contesti, si arriva persino a forme di nuova servitù
della gleba.
MERCANTILISMO FRANCESE
Lo sviluppo economico francese vide come grande protagonista lo Stato che perseguì una forma di
protezionismo delle produzioni interne (PROTEZIONISMO).
COLBERTISMO
Il mercantilismo francese sfocia nel colbertismo, ovvero la politica economica guidata da Jean-Baptiste
Colbert, ministro delle finanze di Luigi XIV.
Colbert puntò a rafforzare l’economia interna della Francia. Sostenne lo sviluppo dell’industria attraverso
la creazione di manifatture statali (le “manifactures royales”), Grande attenzione fu dedicata all’industria
del lusso (come tessuti, vetri e tappeti), pensata per ridurre le importazioni e aumentare le esportazioni.
Colbert investì anche nel miglioramento delle infrastrutture, come strade, porti e canali e riorganizzò il
sistema fiscale e doganale. Favorì inoltre le compagnie delle Indie Orientali, con l’obiettivo di estendere il
controllo francese sui traffici globali.
Tuttavia, il colbertismo presentava limiti: trascurò l’agricoltura e non riuscì a riequilibrare del tutto le
finanze pubbliche. Inoltre, l’enfasi sulle esportazioni e sul protezionismo generò tensioni con altri paesi
europei.
nel corso del 600 l'agricoltura inglese si modernizza molto, sia dal punto di vista delle tecniche agricole che
da quello sociale. Nel corso del secolo vengono portate avanti le recinzioni: che comportarono da un lato il
peggioramento delle condizioni delle comunità contadine, dall'altro per i proprietari della terra fu possibile
far rendere al massimo le proprietà, innovando le tecniche agricole e introducendo la rotazione triennale
senza maggese già presente in Olanda. L'aumento della produzione agricola permise così aumenti
demografici. Inoltre per via delle recinzioni si creò una forza lavoro a basso costo, che veniva impiegata solo
in parte come braccianti salariati nei campi, mentre gli altri furono costretti a trasferirsi nelle città per
trovare lavoro.
Gli ATTI DI NAVIGAZIONE costituirono il provvedimento tipico del mercantilismo inglese. Questi
provvedimenti legislativi miravano a garantire il commercio nei porti della Gran Bretagna e delle colonie
solo alle navi inglesi. Il primo atto di navigazione è datato 1651 ed estendeva a tutti i porti inglesi il divieto
di sbarcare merci da navi che non battessero bandiera britannica. In realtà il vero obiettivo erano gli
olandesi, che infatti non tardarono a reagire. Ma la guerra del 1652-53 non modificò l’atteggiamento
inglese e in pratica sancì la definitiva chiusura dei porti britannici alle navi e ai mercanti stranieri.
Nel 700 cambia il modello demografico attraverso una crescita della popolazione costante che negli studi di
storia economica rappresenta un enigma.
Uno dei principali presupposti di tale cambiamento fu l’andamento dei prezzi dei cereali che continuarono
a scendere in maniera costante. Ciò indicava che la produzione agricola poteva non solo sostenere, ma
superare la domanda; pertanto a differenza dei secoli precedenti, l’espansione demografica non provocò
alcuna crisi economica.
Nella prima fase dell’Europa moderna l’espansione demografica rappresentava ciò che i demografi
chiamano “grafico a taglio di sega” (andamento malthusiano): appena la popolazione cominciava a
crescere, aumentava la domanda di beni alimentari e a sua volta il prezzo dei beni. Questo avrebbe
comportato una riduzione del potere d’acquisto e quindi la popolazione sarebbe stata più vulnerabile a crisi
di sussistenza, malattie e morte, tornando al suo livello originario. Ciò viene definito da Malthus come freno
positivo. Anni dopo, egli stesso aggiunge alla sua teoria una seconda modalità di rispondere alla crescita
demografica, che chiama freno preventivo edefinisce come all’aumentare dei prezzi dei beni possa non
conseguire una denutrizione della popolazione, ma un innalzamento dell’età maritale.
L’incidenza delle malattie fu neutralizzata da vari fattori congiunturali (quali ad esempio lo sviluppo del
vaccino di Jenner contro il vaiolo che migliorò decisamente la vita degli europei.
PROTOINDUSTRIALIZZAZIONE
Con il termine Proto - industrializzazione, lo storico statunitense Franklin Mendels volle indicare un
processo che vide il diffondersi delle industrie fuori dalle città e nelle regioni prevalentemente agricole
(consolidamento del putting out system) e il ruolo sempre più centrale del mercanto imprenditore.
L’espressione proto-industrializzazione segna un decisivo abbandono delle corporazioni. La produzione
artigianale delle famiglie contadine era destinata quasi esclusivamente al mercato. Con il lavoro rurale i
mercanti cittadini potevano ridurre i costi di produzione ed essere più competitivi sia sui mercati locali che
esterni. Dal punto di vista economico, il lavoro manifatturiero che impegnava soprattutto donne e bambini,
consentiva a gran parte delle famiglie contadine di incrementare il proprio reddito soprattutto se sommato
a quello remunerato grazie all’attività agricola. L’aumento di reddito favorì i matrimoni precoci e contribuì
all’espansione demografica.
BOLLE SPECULATIVE
Una bolla speculativa è una situazione in cui il prezzo di un bene, come azioni o materie prime, aumenta
rapidamente e in modo irrazionale, spesso alimentato da una combinazione di speculazione e aspettative di
guadagni rapidi. Quando la bolla scoppia, i prezzi crollano drasticamente, causando gravi perdite per gli
investitori. In Olanda, nel 1637, esplode la cosiddetta bolla dei tulipani, considerata la prima bolla
speculativa della storia moderna. Alcune varietà rare di tulipani arrivarono a costare quanto una casa. La
crescita vertiginosa dei prezzi attirò numerosi investitori, finché improvvisamente il mercato crollò,
lasciando molti in rovina.
In Gran Bretagna si sviluppa la bolla dei Mari del Sud, creata da John Blunt che fu poi arrestato
In Francia, nello stesso periodo, si sviluppa la bolla del Mississippi, legata a John Law, che tentò
una manovra simile convertendo la carta moneta in azioni della Compagnia del Mississippi,
sostenuta dallo Stato. Anche qui la speculazione sfuggì di mano e il sistema collassò.
L’era napoleonica
Comincia dopo la Rivoluzione Francese (1789) e termina nel 1815. Essa trae origine dai moti rivoluzionari
del 1789, che portarono, a ricoprire un ruolo di grande rilievo politico e poi, con un colpo di Stato, prese il
potere nel 1799. La Francia di Napoleone era la nazione più popolosa d’Europa.
Il più grande nemico della Francia napoleonica era l’Inghilterra, poiché le due nazioni si contendevano il
primato economico in Europa.
Il conflitto tra Inghilterra e Francia si manifestava principalmente in mare, dove si fronteggiavano due grandi
flotte: la flotta inglese, molto più capace e numerosa, e la flotta francese, arricchita da navi spagnole e
italiane. I contrasti tra Inghilterra e Francia sfociarono nella battaglia navale di Trafalgar del 1805. In questa
battaglia, l’ammiraglio Nelson distrusse completamente la flotta francese. Questo evento fu cruciale per
Napoleone poiché venne privato del controllo marittimo. Dopo Trafalgar, Napoleone si concentrò sulla
terraferma, tentando di bloccare l’economia inglese interrompendo l’apporto di merci dal continente. Così
mise in atto il blocco continentale.
Il blocco continentale
Il Blocco Continentale consisteva in un insieme di norme con l’obiettivo di vietare l’attracco delle navi
inglesi nei porti controllati dalla Francia. Di conseguenza, si proibiva lo sbarco delle merci inglesi e l’imbarco
di materie prime destinate all’Inghilterra. I paesi satelliti della Francia potevano solo rifornire la Francia di
materie prime e acquistare manifatture francesi, principalmente beni di lusso, causando un disallineamento
tra domanda e offerta.
Il problema principale del Blocco Continentale era che queste norme venivano frequentemente violate
attraverso il contrabbando di merci. La Francia produceva prevalentemente beni di lusso, che non
soddisfacevano i bisogni primari dei paesi satelliti, la cui priorità era principalmente nutrirsi.
Con la rivoluzione industriale e grazie a Josiah Wedgwood, si sviluppa un'organizzazione del lavoro
caratterizzata dalla divisione e specializzazione del lavoro, in cui ciascun operaio si specializza in una singola
fase del processo produttivo. Questo cambiamento comporta notevole aumento della produttività. Infatti,
quando un operaio svolge ripetutamente la stessa attività, acquisisce una manualità, competenza e rapidità
di esecuzione che altrimenti non avrebbe.
Adam Smith, nella sua opera "La ricchezza delle nazioni", aveva predetto che la divisione e la
specializzazione del lavoro avrebbero fatto crescere l'economia dei Paesi.
OTTOCENTO
MODELLO DI ROSTOW
È una teoria dello sviluppo economico proposta dall’economista statunitense W.W. Rostow articolata in
cinque stadi, attraverso i quali ogni nazione dovrebbe passare per raggiungere la piena modernizzazione:
5. Età dei consumi di massa: caratterizzata dall’ incremento dei consumi interni, standardizzazione
della produzione, espansione dei mercati di beni durevoli.
La teoria è stata oggetto di molte critiche poiché ignora le diversità storiche e regionali, dà per scontato il
passaggio da uno stadio all’altro senza chiarirne i meccanismi, e propone un modello rigido e lineare, poco
adatto a rappresentare percorsi alternativi di sviluppo.
Gershenkron formula negli anni Sessanta, una nuova teoria che pone l’accento su due più importanti stadi
della teoria di Rostow: quello della formazione delle precondizioni e quello del decollo. Gershenkron
afferma che c’è una rapidità dell’industrializzazione dei Paesi ritardatari derivante da quelli che
Gerschenkron chiama vantaggi dell’arretratezza relativa: chi si avvia più tardi può imitare meglio le
tecnologie altrui senza dover passare attraverso la fase di e con un processo di imitazione. Gerschenkron
ritiene che oltre ai vantaggi dell’arretratezza, ci siano fattori sostitutivi che sopperiscono ad alcune fasi del
modello di Rostow. Altro elemento importante risultante dall’analisi di Gerschenkron è il fatto che i settori
protagonisti dello sviluppo nei Paesi ritardatari non sono gli stessi della rivoluzione industriale inglese.
Quindi la teoria di Gerschenkron si è soffermata sulle diverse esperienze nazionali.
Sì, la teoria degli stadi di Rostow si applica all'Inghilterra e alla sua rivoluzione industriale. La società
preindustriale corrisponde all'Inghilterra medievale e rinascimentale. La fase delle precondizioni al decollo
si identifica con le Compagnie delle Indie Orientali inglesi. Il periodo del decollo coincide con la prima
rivoluzione industriale inglese, mentre il periodo della maturità si riferisce alla seconda rivoluzione
industriale inglese. La fase dei consumi di massa corrisponde al’Inghilterra Trenta e Quaranta del 900. Uno
dei limiti del modello di Rostow è che è basato sull'esperienza inglese e non tutti i paesi possono o devono
attraversare le stesse fasi nello stesso modo.
Attori dell'industrializzazione
Nel processo di industrializzazione dell’Ottocento, tre grandi attori hanno avuto un ruolo centrale:
1. L’imprenditore
Che gestisce i mezzi di produzione. Il suo obiettivo è ottenere un profitto da poter reinvestire e far crescere
l’attività.
Nell’800, l’imprenditoria cambia: si passa dalla concorrenza perfetta agli oligopoli, si diffondono le società
per azioni e si affermano grandi concentrazioni industriali.
2. Le banche
Con l’aumento della domanda di capitali, le banche diventano protagoniste. Si distinguono in:
Banche di deposito: finanziavano i cittadini
Banche d’affari: raccolgono fondi dai grandi investitori e finanziano imprese e governi a lungo
termine.
Banche miste: combinano le due funzioni precedenti e partecipano direttamente nella gestione
delle imprese. Nascono in Germania e si diffondono anche altrove, ma spesso falliscono per
investimenti sbagliati e clientelismo.
3. Le istituzioni pubbliche
Lo Stato sostiene l’industrializzazione tramite:
Politiche fiscali e normative, per incentivare e regolamentare l’economia.
Interventi diretti, come la creazione dell’IRI per finanziare le imprese in crisi.
Investimenti nell’istruzione, per formare capitale umano, fondamentale per lo sviluppo economico
e l’innovazione.
Nel 1815 vennero introdotte le Corn Laws ovvero un sistema di dazi variabili sulle importazioni di grano.
Tale provvedimento proteggeva gli interessi dei grandi proprietari terrieri. Le Corn Laws mantenevano il
prezzo dei generi alimentari molto alto, bloccando l’importazione di grano dall’estero. L’imposizione di
questi dazi svantaggiava la popolazione più povera, che vedeva il prezzo del grano crescere fino a diventare
inaccessibile, riducendo il proprio potere d’acquisto.
Anche l’industria nazionale ne soffriva: poiché si era obbligati a spendere una parte significativa del proprio
reddito per prodotti di prima necessità come il pane e i derivati dal grano, quindi si riduce la capacità di
consumare altri prodotti industriali.
Di conseguenza, si verificarono delle crisi di sussistenza portando l’industria in crisi, costringendola a
chiudere e a licenziare i lavoratori. La crisi dell’industria nazionale generava quindi disoccupazione.
A partire dal 1840, si formò una lega anti-Corn Laws costituita da imprenditori industriali, che chiedevano al
governo di abolire queste norme. Le Corn Laws, furono abolite nel 1846 e il grano poteva quindi essere
importato dall’estero senza imposte aggiuntive, facendo scendere il prezzo del pane e del grano.
Di conseguenza, aumentò la quota del budget familiare che poteva essere spesa per altri prodotti
dell’industria che tornò a prosperare, inaugurando un’epoca di liberismo nel commercio internazionale.
RITORNO AL PROTEZIONISMO
In Europa, dagli anni Settanta si verifica un ritorno al protezionismo (protezione doganale delle produzioni
interne) in diversi Paesi. Ciò fu dovuto ad una serie di fattori che modificarono il panorama economico e
politico dell’Europa nell’ultimo quarto di secolo:
1. l’alto sviluppo industriale spinse i ceti imprenditoriali di diverse nazioni europee a chiedere protezione
da una concorrenza sempre più elevata;
2. la crisi economica del 1873 che colpì quasi tutta l’Europa, rese la competizione sui mercati nazionali ed
internazionali notevolmente più difficile.
3. Le imprese coloniali causarono vari scontri diplomatici tra le potenze europee per la spartizione
dell’Africa. Espandersi costava molto agli Stati, perciò molti aumentarono i dazi doganali per raccogliere più
soldi e finanziare le spese coloniali.
4. in ambito agricolo, l’importazione di grano, soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Russia, orientò al
protezionismo i grandi proprietari terrieri.
Il Gold standard è un sistema monetario basato sulla convertibilità della moneta circolante in metallo
prezioso. La banca di emissione deve avere una riserva di metalli preziosi per garantire il diritto di
convertibilità della moneta in metallo prezioso. La quantità di carta moneta in circolazione deve essere pari
a un multiplo della riserva di metallo prezioso. Per aumentare la moneta circolante era necessario
aumentare le riserve di metalli preziosi; se queste riserve diminuivano, bisognava ridurre la moneta
circolante.
Come si interfacciano il Gold Standard e il Gold Exchange Standard e come mai quando gli USA sono usciti
dal Gold Exchange Standard, l’Italia ha avuto problemi?
Il Gold Standard prevede la conversione della carta moneta in metallo prezioso. Il Gold Exchange Standard
invece implica la conversione della carta moneta in valuta straniera, che a sua volta è convertibile in metalli
preziosi.
Nel 1971, quando gli Usa uscirono dal gold Exchange Standard, l'Italia e altri Paesi subirono una crisi.
Questa sospensione creò instabilità nel sistema monetario globale, colpendo in particolare la lira italiana. La
situazione peggiorò ulteriormente nel 1973 con la crisi petrolifera, che provocò un incremento del prezzo
del petrolio e dei suoi derivati. L'Italia dovette acquistare petrolio dall'estero, peggiorando la sua bilancia
dei pagamenti. La lira iniziò a svalutarsi, innescando l’inflazione.
NOVECENTO
Deindustrializzazione
A partire dal 1975 l’industria entra nella crisi più profonda del secolo che si è conclusa con il processo di
deindustrializzazione (cioè riduzione degli investimenti nell’industria).
Si è avuta una riduzione di dipendenti e di produzione nel settore industriale a seguito della crisi
petrolifera.
Si è registrata una contrazione del settore dovuta alla transizione della produzione di beni alla
produzione di servizi, si ha un declino del settore industriale a causa del processo tecnologico e alla
concorrenza internazionale (costi degli altri Paesi più bassi)
La GB è il paese che procede più marcatamente sulla strada della deindustrializzazione.
Se guardiamo alla tipologia di industrie, possiamo osservare che il tessile è stato il settore industriale
che ha presentato un maggiore regresso.
IPERINFLAZIONE TEDESCA
L'iperinflazione tedesca è uno degli episodi economici più drammatici del primo dopoguerra e si
verifica in Germania tra il 1921 e il 1923, raggiungendo il suo apice nell’autunno del 1923. Si tratta di un
caso estremo di svalutazione monetaria.
Le cause principali
1. Conseguenze della Prima guerra mondiale
La Germania aveva finanziato la guerra principalmente ricorrendo al debito interno, nella speranza
di pagarlo con le riparazioni di guerra imposte agli sconfitti. Ma con la sconfitta, la situazione si
capovolge: la Germania deve ora pagare ingenti riparazioni ai vincitori, imposte dal Trattato di
Versailles (1920)
2. Emissione incontrollata di moneta
Per far fronte al debito interno e alle riparazioni, il governo tedesco inizia a stampare moneta in
modo massiccio, aumentando la base monetaria ben oltre la crescita dell’economia reale. Questo
porta a un circolo vizioso tra inflazione e svalutazione del marco.
3. Occupazione della Ruhr (1923)
Quando la Germania ritarda i pagamenti delle riparazioni, Francia e Belgio occupano la Ruhr, il
cuore industriale tedesco. Berlino risponde con la "resistenza passiva", sostenendo i lavoratori e
imprenditori in sciopero stampando ancora più moneta. Il risultato è un crollo definitivo della
fiducia nella valuta.
Le conseguenze
Crollo del potere d'acquisto Si arriva a 4.200 miliardi di marchi per un dollaro (novembre 1923).
Caos sociale ed economico: salari che non tengono il passo con i prezzi, risparmi azzerati.
Sfiducia verso lo Stato e la democrazia di Weimar che, pochi anni dopo, favorirà l’ascesa del
nazismo.
La soluzione fu il Rentenmark nuova moneta, ancorata non all’oro ma al valore reale delle terre e dei
beni dello Stato. Viene ristabilita la fiducia nella valuta, e l’inflazione viene finalmente fermata.
La rivoluzione dei prezzi del ‘500 è dovuta a un eccessivo stampo della moneta, relativo ad un afflusso
dei metalli che provenivano dalle Americhe e, quindi, hanno portato all’inflazione. La causa
dell’iperinflazione tedesca, ossia l’aumento della moneta in circolazione, è la stessa della rivoluzione
dei prezzi del ‘500?
Per rispondere a questa domanda, si può fare riferimento alla teoria quantitativa della moneta di Fisher
che ci dice che un aumento della quantità di moneta, se non accompagnato da un corrispondente
aumento della produzione di beni e servizi, porta inevitabilmente a un aumento del livello dei prezzi,
cioè all'inflazione.
In entrambi i casi, l'aumento della base monetaria è stato il fattore principale che ha causato
l'inflazione, confermando l'applicabilità dell'equazione di Fisher. Tuttavia, le modalità attraverso cui la
base monetaria è aumentata sono state diverse: nel Cinquecento attraverso l'afflusso di metalli preziosi,
e nel caso dell'iperinflazione tedesca attraverso la stampa di moneta cartacea.
Le giornate note come "giovedì nero" e "martedì nero" segnarono il crollo delle quotazioni, causando il
crollo di Wall Street.
La Federal Reserve (FED non intervenne, ritenendo la crisi di importanza marginale. Questo errore di
valutazione permise alla crisi di propagarsi in tutto il mondo.
IL CROLLO DELLA BORSA DI WALL STREET NON FU UNA CAUSA DELLA CRISI DEL ’29, MA FU UN EFFETTO
DELLA CRISI (la punta dell’iceberg).
Per affrontare la crisi del ’29, il presidente Roosevelt lanciò un programma di riforme chiamato New
Deal, che si basava su tre obiettivi principali, noti come le “3 R”:
1. Relief (soccorso): aiuti immediati a disoccupati e poveri, attraverso sussidi, lavori pubblici e
assistenza alimentare.
2. Recovery (ripresa): rilancio dell’economia tramite spesa pubblica e stimolo alla domanda.
3. Reform (riforma): cambiamento strutturale del sistema economico per prevenire nuove crisi, con
riforme bancarie, salariali e sindacali.
Il New Deal non risolse completamente la crisi, ma evitò il collasso totale del sistema. Solo con la
mobilitazione bellica della Seconda guerra mondiale si avrà una vera uscita dalla crisi con il ritorno alla
piena occupazione.
Il Piano Marshall
Piano Marshall che mirava a modernizzare l'Europa post-bellica e ad aiutare anche gli Stati Uniti.
Nonostante la fine della guerra, gli USA continuavano a produrre a ritmi bellici. Poiché l'Europa avrebbe
ricominciato a produrre autonomamente, il Piano Marshall garantì agli USA un mercato di sbocco per i loro
prodotti, evitando così una crisi di sovrapproduzione. Infatti, gran parte degli aiuti forniti all'Europa erano
costituiti da beni e merci, piuttosto che denaro liquido.
il Piano Marshall fu guidato più da un egoismo economico mirato a garantire una crescita economica stabile
per gli Stati Uniti che riuscirono a subordinare le economie europee alla propria economia, assicurandosi
così un vantaggio economico strategico.
Gli obiettivi del Piano Marshall furono raggiunti solo in parte. Da un lato, si riuscì a stabilire un sistema
internazionale incentrato sull'economia statunitense. Tuttavia, altri obiettivi, come la stabilizzazione dei
cambi e la liberalizzazione del commercio internazionale, non furono pienamente raggiunti.
Finanziamento della Prima Guerra Mondiale
Che portarono rispettivamente all'aumento del deficit pubblico e a un incremento dell'inflazione a causa
della maggiore quantità di denaro in circolazione.
Gli accordi Bretton Woods vengono stipulati nel 1944 tra gli Stati Uniti e le principali potenze europee con
l’intento di programmare la ripresa del secondo dopoguerra. Si crea WTO (Organizzazione mondiale del
commercio). Viene poi creata la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS) che aiutava i
Paesi in difficoltà. Nasce anche il Fondo monetario Internazionale (FMI) per evitare le turbolenze
monetarie. Gli accordi di Bretton Woods, siglati nel 1944, posero le basi per la creazione di un nuovo
sistema monetario, oggi conosciuto come dollar exchange standard. In questo sistema, si stabiliva il
ritorno alla convertibilità delle monete, ma con una novità sostanziale rispetto al gold standard classico:
solo il dollaro statunitense era convertibile in oro (al tasso fisso di 35 dollari l’oncia), mentre le altre valute
erano ancorate al dollaro con tassi di cambio fissi. Questo sistema rese il dollaro la valuta di riferimento
mondiale, garantendogli un ruolo centrale nei pagamenti e negli scambi internazionali.
Il primo shock petrolifero avvenne nel 1973, in un contesto di forte dipendenza economica dal petrolio.
L’OPEC, per punire i paesi occidentali che supportarono l’Israele durante la guerra arabo-israeliana,
quadruplicò il prezzo del petrolio tra ottobre 1973 e gennaio 1974. Il rincaro colpì duramente i paesi
importatori, causando deficit commerciali, aumento dei costi e una forte inflazione, dato che la domanda
di petrolio era anelastica.
In Italia, furono introdotte le domeniche ecologiche e l’industria automobilistica si adattò producendo auto
più efficienti. Tuttavia, molte imprese faticarono a riorganizzarsi, portando ad un aumento dei cosi di
produzione e aggravando l’inflazione.
Il secondo shock petrolifero avvenne nel 1979, a causa dell'ascesa al potere in Iran del partito islamico e
della guerra Iran-Iraq del 1980 portando a un nuovo incremento dei prezzi del petrolio. I paesi che non
avevano attuato politiche di risparmio energetico durante la prima crisi, come la Svezia e la Spagna,
soffrirono maggiormente. Al contrario, i paesi che avevano già iniziato a correggere i loro consumi durante
la prima crisi, come il Giappone e la Germania Ovest, riuscirono a reagire meglio.
Nel 1986, l'Arabia Saudita ruppe il cartello dell'OPEC iniziando a esportare petrolio a prezzi inferiori a quelli
concordati, portando a una svalutazione del dollaro e beneficiando i paesi importatori.
La prima crisi petrolifera fu una ritorsione contro l'Occidente per il suo supporto a Israele.
La seconda crisi petrolifera fu causata dalla guerra tra Iran e Iraq.
ITALIA ECONOMICA
La Politica Economica della Destra Storica
I pilastri della Destra Storica erano il libero scambio, la costruzione di infrastrutture e il pareggio di
bilancio.
1. Libero Scambio
Dopo l’Unità d’Italia, la Destra storica estese a tutto il nuovo Regno la tariffa doganale liberista del
Piemonte, favorendo il libero scambio e tenendo bassi i dazi doganali. Tuttavia, questa politica danneggiò le
industrie deboli del Mezzogiorno che non riuscirono a competere con quelle del Nord. L’agricoltura
meridionale, invece, conobbe un relativo sviluppo nelle colture da esportazione. Nel complesso, però, la
mancanza di protezioni doganali favorì il Nord e accentuò il divario tra Nord e Sud.
2. Le Infrastrutture
La Destra Storica investì molto nella costruzione di ferrovie, fondamentali per il commercio interno ed
esterno. La prima linea ferroviaria costruita dopo l’Unità d’Italia fu la linea Adriatica, che collegava Bologna
a Lecce.
Impatto delle Ferrovie
Le ferrovie facilitarono la distribuzione dei prodotti importati e l’esportazione delle materie prime. Tuttavia,
il loro ruolo fu oggetto di dibattito. Secondo Gerschenkron, le ferrovie arrivarono troppo presto rispetto allo
sviluppo industriale limitando il loro impatto positivo. Al contrario, Stefano Fenoaltea sosteneva che le
ferrovie avevano stimolato la domanda di prodotti industriali.
3. Pareggio di Bilancio
Il pareggio di bilancio fu raggiunto incrementando il carico fiscale. Questo fu fatto attraverso due tipi di
imposte:
Imposte indirette, che colpivano tutti i consumatori indipendentemente dal reddito, come l'IVA.
Imposte dirette come le tasse sui generi di monopolio
L’assenza di un catasto adeguato rendeva difficile la tassazione delle terre. Il catasto descrittivo-particellare
favoriva l’evasione fiscale. Il catasto geometrico-particellare, esistente solo nel Nord-Est, permetteva una
valutazione più precisa dei terreni. Si tentò di unificare il catasto, ma i proprietari terrieri meridionali si
opposero, temendo un aumento delle tasse ostacolando la produttività agricola.
Nonostante queste imposte aumentassero il gettito fiscale, la maggior parte delle entrate derivava dalle
imposte indirette, come le tasse sui generi di monopolio (sale, tabacchi) e la tassa sul macinato il cui
importo derivava dalla quantità di cereale macinato poiché all’interno di ogni mulino vi era un contatore dei
giri della ruota macinatrice (in vigore dal 1868 al 1884).
Nel periodo 1892-1893, lo scandalo della Banca Romana scosse profondamente il sistema bancario italiano.
La banca, infatti, aveva emesso una quantità di cartamoneta superiore a quella consentita. Questo episodio
rese necessaria una riorganizzazione del sistema finanziario italiano, che portò a una serie di cambiamenti
significativi:
Nel 1893 nacque la Banca d'Italia, un'istituzione fondamentale per il nuovo assetto finanziario del
Paese.
Fu introdotta la banca mista, un modello innovativo che prevedeva:
o Fornitura di capitali e competenze imprenditoriali alle imprese.
o Utilizzo in tutti i settori industriali ad alta intensità di capitale.
o Creazione di una "fratellanza siamese", ovvero un rapporto strettissimo tra il sistema
bancario e quello industriale. Questo legame generava due principali conseguenze:
La creazione di cartelli: le industrie tendevano a condividere gli stessi centri
finanziari, favorendo la formazione di alleanze monopolistiche.
Una situazione in cui la crisi di un settore si propagava anche all'altro, a causa della
forte interconnessione tra industria e banche.
L’esperienza giolittiana si può vedere come un’evoluzione della Sinistra storica, che si rinnova nel tentativo
di integrare le classi popolari nel sistema, abbandonando la sola rappresentanza delle élite e aprendo al
suffragio sempre più ampio (fino a quello universale maschile nel 1912).
Alla fine dell’Ottocento, il sistema bancario italiano era stato travolto dallo scandalo della Banca Romana
(1893) e da una più generale crisi di fiducia. La Sinistra storica aveva affrontato la questione con la
creazione della Banca d’Italia, nata nel 1893 come istituto di emissione e vigilanza, insieme al tentativo di
razionalizzare il sistema creditizio.
Durante l’età giolittiana, questi interventi si consolidano: la Banca d’Italia assume un ruolo centrale nella
stabilizzazione monetaria e nella sorveglianza del sistema bancario, anche in vista della crescita del credito
industriale.
L’Italia conobbe una notevole espansione industriale nei primi anni del Novecento, favorita da:
Sviluppo del credito industriale e dei grandi gruppi bancari (Credito Italiano, Banca Commerciale
Italiana);
Il Nord Ovest (soprattutto Torino, Milano, Genova) vide una rapida meccanizzazione e
urbanizzazione;
Il Mezzogiorno, pur oggetto di alcune misure (es. legge speciale per Napoli), rimase agricolo,
povero ed emarginato, con alta emigrazione.
• 1902 viene istituita una legge che prevede la impossibilità di assumere i minori di 16 anni;
• Viene tutelato il lavoro delle donne che non possono avere gli orari e i pesi dei lavori degli uomini;
• Una serie di tutele inerenti al mondo del lavoro come l’assicurazione contro gli infortuni, la previsione di
una tutela pensionistica e la nascita di uffici di collocamento.
Nel 1912 si introduce il suffragio universale maschile estendendo il diritto di voto a tutti gli uomini purchè
avessero compiuto 30 anni e assolto agli obblighi di leva. Aumenta in questo periodo l’elettorato attivo.
Per comprendere il significato più profondo dell’età giolittiana nel processo di sviluppo italiano, possiamo
richiamare due modelli storici:
Il primo dopoguerra in Italia è stato un periodo di grandi tensioni sociali ed economiche, segnato dal
Biennio Rosso (1919-1920). Questi anni sono stati caratterizzati da forti agitazioni sindacali e proteste,
culminate con l'occupazione delle fabbriche.
Le conseguenze di questo periodo turbolento sono state molteplici. Da un lato, si è registrato un aumento
dei salari per operai e braccianti, risultato delle pressioni sindacali. Tuttavia, questo ha comportato un calo
dei redditi per i percettori di redditi fissi e un incremento della tassazione sui profitti di guerra. Inoltre, la
riduzione dell'orario lavorativo a otto ore giornaliere ha rappresentato un'altra conquista significativa per i
lavoratori, ma ha anche aumentato il carico fiscale generale.
Nel 1922, la situazione economica italiana mostrava segnali di miglioramento. L'inflazione, che aveva
caratterizzato il periodo post-bellico, si stava finalmente arrestando, contribuendo a stabilizzare l'economia.
Il debito pubblico era diminuito grazie all'inflazione, che aveva eroso il valore reale del debito. Inoltre, il
deprezzamento della lira si era fermato, e il Paese stava avviando una fase di riconversione industriale.
Alberto De’ Stefani, noto professore universitario di Scienza delle Finanze, fu nominato ministro delle
finanze nel 1922. Una delle sue riforme più importanti fu l'introduzione di un'imposta ordinaria sul reddito
progressiva rendendo il sistema fiscale più equo.
De’ Stefani perseguì una politica di riduzione della spesa pubblica, operando tagli sia nelle spese militari sia
in quelle ferroviarie nel tentativo di risanare le finanze pubbliche. Inoltre, De’ Stefani sostenne le banche e
le imprese con prestiti erogati dalla Banca d’Italia, cercando di stimolare l'attività economica e mantenere la
stabilità finanziaria.
La sua politica fu accusata di aver contribuito alla creazione di inflazione e al peggioramento della bilancia
dei pagamenti. Di fronte a questo, nel giugno 1925, De’ Stefani fu sostituito da Giuseppe Volpi.
Giuseppe Volpi adottò una politica economica marcatamente diversa. La sua principale priorità era il ritorno
dell'Italia nel Gold Exchange Standard.
Volpi introdusse la famosa politica della “Quota 90”, con l'ambizioso obiettivo di portare il cambio
lira/sterlina a 90 lire per 1 sterlina, partendo dalle 153 lire per 1 sterlina del 1926. Questa politica mirava a
rivalutare la lira, una mossa che avrebbe avvantaggiato chi acquistava beni dall'estero, poiché una lira più
forte rendeva le importazioni meno costose. Tuttavia, questa stessa rivalutazione danneggiava le
esportazioni italiane, rendendo i prodotti italiani più costosi sui mercati internazionali.
La “Quota 90” ebbe effetti diversificati sui vari settori dell’economia italiana. Da un lato, beneficiò i settori
avanzati come la metallurgia, la meccanica e la chimica, che acquistavano materie prime dall’estero a basso
costo. Dall'altro lato, danneggiò gravemente i settori delle esportazioni, colpendo duramente industrie
fondamentali come il tessile, l’alimentare e l’abbigliamento, le cui merci divennero troppo costose per i
mercati internazionali.
La politica della “Quota 90” suscitò una forte reazione da parte degli industriali italiani. Così il regime
fascista attuò una serie di misure impopolari, tra cui la riduzione dei salari degli operai e l'aumento delle
ore di lavoro da 8 a 9. Inoltre, furono revocate molte delle conquiste sindacali ottenute dai lavoratori nel
Biennio Rosso.
Politica agraria
Nel periodo tra il 1923 e il 1925, l'Italia ha adottato due principali politiche agricole: la Battaglia del Grano e
la bonifica integrale.
La Battaglia del Grano, iniziata nel 1925, rappresentava un insieme di provvedimenti protezionisti mirati a
migliorare la produzione di grano in Italia. Attraverso l'aumento dei dazi sull'importazione del grano
dall'estero, si cercava di rendere il grano prodotto internamente più competitivo. Tuttavia, questa politica si
rivelò fallimentare. La coltivazione del grano, infatti, richiede grandi estensioni di terreno e poca
manodopera, e non vi erano incentivi per altre produzioni agricole. Di conseguenza, le condizioni di vita dei
contadini del Sud peggiorarono, impoverendo ulteriormente il sistema agricolo nazionale.
La bonifica integrale si concentrava sul risanamento dei terreni paludosi con l'obiettivo di renderli
coltivabili. Questa iniziativa mirava a creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Lo Stato retribuiva i lavoratori
impegnati nella bonifica, immettendo carta moneta in circolazione e agendo così da moltiplicatore
keynesiano. La bonifica integrale ebbe successo nella sua prima fase, gestita dallo Stato, ma la seconda fase,
che avrebbe dovuto essere gestita dai privati, non venne mai completata, limitando così l'efficacia
complessiva dell'intervento.
POLITICA MONETARIA
Durante il regime fascista, la politica monetaria fu fortemente centralizzata e autoritaria, con l’obiettivo di
rafforzare l’immagine dello Stato e dare stabilità alla lira.
Le pressioni inflazionistiche interne continuarono. Mussolini allora lanciò nel 1926 la “battaglia della lira”,
con l’obiettivo di riportare il cambio a quota 90 lire per una sterlina. Da un lato, beneficiò i settori avanzati
come la metallurgia, la meccanica e la chimica, che acquistavano materie prime dall’estero a basso costo.
Dall'altro lato, danneggiò gravemente i settori delle esportazioni, colpendo duramente industrie
fondamentali come il tessile, l’alimentare e l’abbigliamento, le cui merci divennero troppo costose per i
mercati internazionali.
Un passaggio fondamentale fu la legge bancaria del 1926, che attribuì in esclusiva alla Banca d’Italia il
diritto di emissione: nasceva così il moderno concetto di banca centrale, con il compito di controllare
l’offerta di moneta e stabilizzare il sistema finanziario.
Vennero fondati
L’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) nel 1931, con il compito di fornire credito a medio-lungo termine
alle imprese industriali.
L’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) nel 1933, che divenne l’elemento centrale
dell’intervento statale. L’IRI acquisì il controllo di molte imprese industriali e bancarie in difficoltà,
diventando uno dei principali strumenti della crescente presenza dello Stato nell’economia.
L’autarchia fu una scelta economica del regime fascista, per rendere l’Italia autosufficiente e meno
dipendente dall’estero. Questa linea divenne centrale dopo la guerra d’Etiopia (1935-1936), che comportò
pesanti sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni. In risposta, Mussolini promuovendo la
produzione interna e limitando le importazioni. Contestualmente, nel 1934, l’Italia abbandonò il gold
standard permettendo maggiore flessibilità nella gestione economica e sostenendo così il progetto
autarchico.
La crisi del 1929 ebbe ripercussioni profonde anche sull’economia italiana. Uno degli aspetti più significativi
fu l’uscita dell’Italia dal Gold Exchange Standard nel 1934. L’uscita da questo permise una agevolazione al
regime autarchico e una svalutazione competitiva della lira, che favorì le esportazioni italiane in un contesto
di forte crisi internazionale.
Allo stesso tempo, si registrò un drastico calo delle esportazioni e un forte rallentamento dei flussi
migratori, soprattutto verso gli Stati Uniti, a causa dell’Immigration Act (1924) e della disoccupazione
globale. L’Italia, tradizionalmente un Paese di emigrazione, si trovò quindi a dover assorbire sul proprio
mercato del lavoro una forza lavoro in eccesso, in un contesto già segnato dalla disoccupazione.
Un altro elemento centrale fu la crisi delle banche miste, cioè quelle banche che, oltre a raccogliere
depositi, investivano direttamente nel capitale delle imprese industriali. Con la crisi, molte di queste
imprese non furono più in grado di rimborsare i crediti ricevuti, trascinando con sé anche gli istituti bancari.
Questo portò a una grave crisi finanziaria tra il 1931 e il 1933.
L’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) nel 1931, con il compito di fornire credito a medio-lungo termine
alle imprese industriali.
L’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) nel 1933, che divenne l’elemento centrale
dell’intervento statale. L’IRI acquisì il controllo di molte imprese industriali e bancarie in difficoltà,
diventando uno dei principali strumenti della crescente presenza dello Stato nell’economia.
PIANO MARSHALL
Gli anni successivi alla seconda guerra videro una svolta con l’attuazione del piano Marshall, il quale
prevedeva l’erogazione all’Italia di 1,2 miliardi di dollari e fu messo in atto dagli Stati Uniti per favorire la
ripresa dei Paesi più danneggiati dalla guerra e una ripresa del commercio internazionale. Con l’arrivo degli
aiuti americani l’Italia avviò il processo di ristrutturazione e modernizzazione dei processi produttivi,
uscendo dalla recessione in cui era caduta dopo la guerra.
Questa erogazione da parte degli Stati Uniti, utilizzata anche per ridurre il deficit pubblico e la svalutazione
della moneta, furono usati dalle grandi imprese per l’innovazione tecnologica di macchinari e per il
consolidamento delle basi produttive su cui poi si sarebbe costruito il “miracolo economico italiano”.
La Cassa per il Mezzogiorno fu istituita nel 1950 con l’obiettivo di ridurre il divario economico tra Nord e
Sud Italia. Si trattava di un ente straordinario di intervento pubblico, nato in un contesto in cui il
Mezzogiorno era ancora caratterizzato da arretratezza agricola e bassa industrializzazione mentre il Nord
stava già sperimentando la ripresa e, poi, il boom economico.
L’idea di fondo era promuovere lo sviluppo attraverso investimenti pubblici mirati: opere infrastrutturali
(strade, dighe, elettrificazione), bonifiche, irrigazione, scuole, ospedali e, successivamente, agevolazioni
fiscali per attrarre imprese private nel Sud. La Cassa inizialmente ottenne risultati importanti sul piano delle
infrastrutture e dell’ammodernamento agricolo.
Tuttavia, nel lungo periodo, i risultati furono inferiori alle aspettative e Dopo varie riforme la Cassa fu
soppressa nel 1984.
A partire dagli anni '50, l’Italia ha vissuto una fase di crescita economica eccezionale nota come il "miracolo
economico".
Uno dei principali elementi alla base di questa crescita è stata la ricostruzione industriale attraverso le
logiche di standardizzazione fordistiche. L'automobile è diventata più accessibile, con la Fiat 600 che è
diventata il simbolo di questo periodo di rinascita.
La diffusione della televisione ha giocato un ruolo cruciale in questo periodo. (nasce la RAI nel 1954) Con
l'avvento di programmi come il "Carosello", è nato il marketing di massa, che ha contribuito a plasmare i
consumi e le abitudini degli italiani, portando una nuova era di consumismo.
Le innovazioni tecnologiche hanno anche avuto un ruolo importante nel miglioramento della vita
quotidiana e della produttività. L'invenzione della macchina da scrivere ha aumentato l'efficienza negli uffici
e nei luoghi di lavoro, mentre il frigorifero ha significativamente migliorato la qualità della vita domestica
cambiando le abitudini alimentari.
Tutto ciò avviene in un contesto di pace sociale (non ci sono conflitti) e si va verso la piena occupazione
raggiunta nel 1962, anno apice del miracolo economico. Si diffondono le vacanze di massa (le fabbriche
chiudono ad agosto) e la gente si sposta per le vacanze dal nord al sud.