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Arte 2

Il documento analizza il concorso del 1401 per la Seconda Porta del Battistero di San Giovanni a Firenze, evidenziando le opere di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, simboli di due stili artistici opposti: il Gotico Internazionale e il Rinascimento. Ghiberti vince per la sua eleganza e armonia, mentre Brunelleschi propone una visione drammatica e dinamica del Sacrificio di Isacco. Inoltre, si discute l'evoluzione dell'architettura rinascimentale a Firenze, con Brunelleschi come figura centrale che introduce nuovi principi progettuali e un linguaggio architettonico innovativo.

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Il documento analizza il concorso del 1401 per la Seconda Porta del Battistero di San Giovanni a Firenze, evidenziando le opere di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, simboli di due stili artistici opposti: il Gotico Internazionale e il Rinascimento. Ghiberti vince per la sua eleganza e armonia, mentre Brunelleschi propone una visione drammatica e dinamica del Sacrificio di Isacco. Inoltre, si discute l'evoluzione dell'architettura rinascimentale a Firenze, con Brunelleschi come figura centrale che introduce nuovi principi progettuali e un linguaggio architettonico innovativo.

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BATTISTERO SAN GIOVANNI A FIRENZE

Nel 1401, la potente corporazione dell’Arte di Calimala bandì un concorso per la


realizzazione della Seconda Porta del Battistero di San Giovanni a Firenze, destinata al lato
nord. Ai partecipanti venne richiesto di realizzare una formella in bronzo dorato raffigurante il
Sacrificio di Isacco, mantenendo alcune caratteristiche specifiche: il numero delle figure e la
cornice, che doveva essere mistilinea quadrilobata, uguale a quella delle formelle realizzate
da Andrea Pisano per la Porta Sud tra il 1330 e il 1336.
Tra le sei formelle presentate, sono giunte fino a noi solo quelle di Lorenzo Ghiberti e Filippo
Brunelleschi, due opere fondamentali perché mostrano le diverse direzioni che l’arte stava
prendendo all’inizio del Quattrocento. In particolare, il confronto tra le due formelle riflette il
dibattito tra il Gotico Internazionale e il Rinascimento nascente.

Ghiberti: Eleganza e Armonia nel Racconto Sacro


Lorenzo Ghiberti vinse il concorso, probabilmente grazie alla sua capacità di fondere
insieme eleganza, equilibrio e raffinatezza tecnica. La giuria era composta da membri
dell’alta borghesia fiorentina, particolarmente sensibili al Gotico Internazionale, uno stile
caratterizzato da eleganza formale, ricchezza di dettagli e grazia nei movimenti.
Ghiberti dimostrò un’abilità tecnica straordinaria, fondendo la formella in un unico blocco di
bronzo, esclusa la figura di Isacco. Questo gli permise di ottenere un’unità perfetta tra figure
e sfondo, con superfici lavorate in modo da creare effetti chiaroscurali morbidi e raffinati.
​ •​ Composizione: la scena è suddivisa da un profilo roccioso arcuato, che
separa visivamente i vari elementi e al tempo stesso accompagna lo sguardo dello
spettatore lungo la narrazione.
​ •​ Espressività delle figure: i personaggi non sembrano consapevoli del dramma
in corso.
​ •​ Abramo esegue il gesto con una certa eleganza, senza esprimere una
tensione estrema.
​ •​ Isacco, invece di ribellarsi, ha un’espressione trasognata, quasi distante dal
pericolo imminente.
​ •​ Concetto spirituale: Ghiberti non enfatizza il dramma o l’azione, ma
rappresenta la scena come un evento immutabile, un atto di fede assoluta in cui i
protagonisti obbediscono a una volontà superiore senza esitazione.
Ghiberti riesce a combinare elementi del Gotico Internazionale e della nascente sensibilità
classica:
​ •​ Gotico:
​ •​ La linea falcata del corpo di Abramo (una caratteristica delle figure gotiche).
​ •​ I panneggi ricchi e raffinati.
​ •​ La cura nei dettagli delle capigliature e degli ornamenti.
​ •​ La roccia frastagliata, che crea una diagonale sinuosa e dinamica.
​ •​ Classico:
​ •​ Il nudo perfetto di Isacco, ispirato alla statuaria antica.
​ •​ La decorazione dell’altare con motivi a girali, tipici dell’arte romana.
L’opera di Ghiberti, quindi, è un capolavoro di eleganza, equilibrio e raffinatezza tecnica, ma
senza drammaticità: il sacrificio è rappresentato come un evento sereno e inevitabile.

Brunelleschi: Il Dramma e l’Azione nella Storia


Filippo Brunelleschi propone una visione completamente diversa: la sua formella è
caratterizzata da movimento, dramma e tensione, con una composizione più frammentata e
dinamica.
Brunelleschi divide la scena in due piani ben distinti:
​ 1.​ In basso, in primo piano, ci sono i servitori, che sono completamente estranei
alla tragedia che si sta compiendo.
​ 2.​ In alto, su un piano più arretrato, si svolge la scena principale con un intenso
scontro di forze.
L’azione centrale è colta nel momento di massima tensione:
​ •​ Isacco si ribella alla violenza, lottando contro il padre.
​ •​ Abramo ha un gesto forte e deciso, sta per colpire ma viene fermato.
​ •​ L’angelo interviene fisicamente, fermando la mano di Abramo nel preciso
istante in cui sta per colpire.
Questo dettaglio è fondamentale: mentre Ghiberti rappresenta una scena pacata e senza
tensioni, Brunelleschi racconta un’azione drammatica e istantanea, con una grande carica
espressiva.
Altri elementi rafforzano il carattere dinamico della scena:
​ •​ Forti contrasti di luce e ombra, che creano un effetto drammatico.
​ •​ Figure sporgenti e in movimento, che danno un senso di profondità.
​ •​ I servitori non sono semplici comparse: quello a sinistra, in particolare, è una
citazione dello Spinario, una scultura ellenistica molto apprezzata nel Rinascimento.
Tuttavia, mentre Ghiberti usa riferimenti classici in modo armonioso, Brunelleschi li inserisce
in un contesto drammatico e realistico.
Brunelleschi non si limita a citare l’arte classica, ma la reinventa con un linguaggio
completamente nuovo:
​ •​ Ghiberti usa l’antico per abbellire la scena, mentre Brunelleschi usa l’antico
per dare forza espressiva alla narrazione.
​ •​ L’opera non è solo un racconto religioso, ma un evento storico: il sacrificio di
Isacco diventa un momento concreto e reale, in cui i personaggi vivono il dramma in prima
persona.
Due Visioni a Confronto
Il confronto tra le due opere mostra chiaramente due concezioni artistiche opposte:
​ •​ Ghiberti: ricerca l’armonia, la bellezza e l’equilibrio formale. L’azione è quasi
sospesa nel tempo, dominata da un senso di serenità e fede assoluta.
​ •​ Brunelleschi: enfatizza il dramma e l’azione. Il sacrificio è un momento di crisi,
di tensione, di lotta tra forze opposte. I protagonisti sono partecipi della storia e non semplici
strumenti della volontà divina.
Perché vinse Ghiberti?
La giuria probabilmente scelse la sua opera perché era più in linea con il gusto dell’epoca,
ancora legato agli elementi del Gotico Internazionale. Tuttavia, il linguaggio di Brunelleschi
era più innovativo e anticipava la rivoluzione artistica del Rinascimento.

L’Architettura a Firenze nel Quattrocento: Il Distacco dal Gotico


Nel Quattrocento, Firenze diventa il centro di un profondo rinnovamento architettonico,
grazie soprattutto all’opera di Filippo Brunelleschi, che rompe con il linguaggio tardo-gotico e
introduce un nuovo metodo progettuale basato su geometria, proporzione e ordine. Questo
nuovo stile, destinato a diffondersi in tutta Italia, si sviluppa soprattutto nelle città governate
da potenti Signorie, come Urbino, Ferrara e Mantova.
I Principi della Nuova Architettura
Il nuovo linguaggio architettonico del Rinascimento si fonda su tre aspetti fondamentali:
​ 1.​ Un nuovo sistema progettuale
​ •​ L’architettura è basata sulla geometria e sulla modularità, ovvero l’uso di
misure di riferimento ripetute in proporzione per creare un equilibrio armonico tra le parti.
​ 2.​ Il recupero dell’antichità classica
​ •​ Vengono ripresi gli elementi strutturali dell’architettura romana, come colonne,
archi, trabeazioni e pilastri, con l’obiettivo di creare edifici razionali e armonici, in cui struttura
e decorazione sono in perfetto equilibrio.
​ 3.​ Una nuova concezione del cantiere
​ •​ Mentre nel Medioevo i maestri costruttori godevano di grande autonomia, con
il Rinascimento l’architetto assume un ruolo centrale e direttivo, occupandosi di tutte le fasi
del progetto, dai calcoli strutturali ai dettagli decorativi.

ARCHITETTURA A FIRENZE E FILIPPO BRUNELLESCHI


Filippo Brunelleschi: Il Fondatore dell’Architettura Rinascimentale
Dall’Oreficeria all’Architettura
Filippo Brunelleschi (1377-1446) nasce a Firenze e inizia la sua carriera come orefice e
scultore. La sua partecipazione al concorso del 1401 per la Seconda Porta del Battistero
mostra già il suo spirito innovativo, ma è nell’architettura che rivoluzionerà il modo di
costruire.
Dal secondo decennio del Quattrocento, abbandona la scultura per concentrarsi su studi
architettonici e matematici, sviluppando nuove tecniche costruttive e formulando il metodo
della prospettiva lineare centrale.
Il Ruolo dell’Architetto
Con Brunelleschi, l’architetto non è più solo un tecnico, ma diventa un progettista a tutto
tondo, capace di controllare ogni aspetto del processo costruttivo. L’architettura, che nel
Medioevo era considerata un’arte meccanica, entra ora tra le arti liberali, al pari della
filosofia e della matematica.

Il Viaggio a Roma e lo Studio dell’Antico


Secondo il biografo Antonio Manetti, Brunelleschi si recò più volte a Roma, a partire dal
1402, per studiare i monumenti dell’antichità romana.
Secondo Giorgio Vasari, si dedicò a comprendere le tecniche costruttive degli antichi e le
loro “proporzioni musicali”, ovvero l’uso della matematica per creare armonia nelle strutture.
Questa esperienza fu fondamentale perché lo portò a sviluppare un’estetica basata
sull’ordine e sulla proporzione, in contrasto con il gusto gotico, che prediligeva la varietà
decorativa.

Le Caratteristiche dello Stile di Brunelleschi


​ 1.​ Il Principio del Modulo
​ •​ Ogni edificio è progettato secondo un modulo base, cioè una misura di
riferimento che viene ripetuta in proporzioni armoniche, garantendo ordine e chiarezza
compositiva.
​ 2.​ L’Uso della Geometria
​ •​ La struttura degli edifici si basa su forme geometriche semplici, come cerchi e
quadrati, per creare un’armonia visiva e strutturale.
​ 3.​ L’Equilibrio tra Struttura e Decorazione
​ •​ Gli elementi architettonici, come colonne, archi e trabeazioni, non sono più
solo decorativi, ma sono parte integrante della costruzione.
​ •​ L’uso della pietra serena (una pietra grigia tipica della Toscana) in contrasto
con l’intonaco bianco enfatizza la chiarezza delle strutture.
​ 4.​ L’Ordine e la Razionalità
​ •​ L’architettura di Brunelleschi è basata su ritmi regolari e proporzionati, che
creano un senso di armonia e stabilità.

LO SPEDALE DEGLI INNOCENTI E LE COMMITTENZE MEDICEE


Nel Quattrocento, Filippo Brunelleschi sviluppa una nuova concezione architettonica basata
su modularità, proporzione e ordine geometrico, che trova applicazione nelle sue opere
principali, tra cui lo Spedale degli Innocenti e le committenze dei Medici, come la Sagrestia
Vecchia e la Basilica di San Lorenzo.

Lo Spedale degli Innocenti (1419)


Lo Spedale degli Innocenti viene commissionato nel 1419 dalla potente Arte della Seta, una
delle principali corporazioni fiorentine, per offrire assistenza e istruzione ai bambini orfani o
abbandonati.
Struttura e Funzione
Il complesso segue un modello ispirato agli impianti monastici, con ambienti disposti attorno
a un cortile porticato. Le aree funzionali comprendono:
​ •​ Scuola
​ •​ Officine
​ •​ Dormitori
​ •​ Chiesa
La facciata si affaccia su Piazza della Santissima Annunziata, a cui è collegata attraverso un
portico rialzato di nove gradini. Questo portico, che funge da cerniera tra l’edificio e lo spazio
urbano, è scandito da nove archi a tutto sesto, sorretti da colonne corinzie. Il ritmo
dell’architettura è ripreso dai tondi in terracotta smaltata (realizzati successivamente da
Andrea della Robbia) e dalle finestre del piano superiore.
Il Principio Modulare
Brunelleschi applica un rigoroso sistema proporzionale, basato su un’unità di misura di 10
braccia fiorentine. Da questa unità derivano tutte le altre misure:
​ •​ L’altezza del fusto delle colonne corrisponde all’intercolumnio (spazio tra le
colonne) e alla profondità del portico.
​ •​ Le campate del portico hanno una struttura cubica, con volte a vela che
seguono lo stesso modulo quadrato della facciata.
Questa ricerca di ordine e armonia è sottolineata dall’uso della pietra serena, che delinea
colonne, archi e cornici, creando un contrasto visivo con l’intonaco chiaro.
L’Influenza dell’Architettura Fiorentina
Sebbene Brunelleschi si ispiri all’architettura classica, il suo linguaggio si integra con le
tradizioni locali. Lo Spedale degli Innocenti riprende infatti il rigore delle costruzioni
romaniche, come:
​ •​ San Miniato al Monte
​ •​ Il Battistero di San Giovanni

Le Committenze Medicee: San Lorenzo e la Sagrestia Vecchia


Negli anni ’20 del Quattrocento, Brunelleschi lavora al complesso di San Lorenzo, legato alla
famiglia Medici, che proprio in quegli anni consolida il suo potere a Firenze.
San Lorenzo: Il Mausoleo dei Medici
Nel 1419, Giovanni di Bicci de’ Medici, capostipite della dinastia, affida a Brunelleschi il
progetto della Sagrestia Vecchia, destinata a diventare il mausoleo di famiglia. Due anni
dopo, gli affida anche la ristrutturazione della Basilica di San Lorenzo.
La Sagrestia Vecchia (1422-1428)
La Sagrestia Vecchia è uno dei primi esempi di pianta centrale, concepita secondo un
rigoroso schema geometrico.
Caratteristiche principali:
​ •​ Il vano principale è un cubo, coperto da una cupola semisferica, che richiama
le proporzioni armoniche dell’architettura classica.
​ •​ La cupola è suddivisa da nervature in dodici spicchi, con dodici oculi circolari
che permettono l’ingresso della luce.
​ •​ La cupola si imposta su pennacchi a triangolo sferico, un elemento derivato
dall’architettura bizantina e romana.
​ •​ Adiacente alla sala principale si trova la scarsella, uno spazio minore
anch’esso coperto da una cupola.

La Cupola di Santa Maria del Fiore e la Nuova Figura dell’Architetto


Una Chiesa Incompiuta
La costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore iniziò nel 1300 su progetto di
Arnolfo di Cambio, con l’obiettivo di sostituire l’antica chiesa di Santa Reparata, ormai
insufficiente per la crescente popolazione fiorentina. L’edificio, a tre navate e con tre grandi
absidi che formano il cosiddetto “fiore” (simbolo della città), venne ampliato nel 1360 da
Francesco Talenti. Alla fine del secolo, Giovanni di Lapo Ghini realizzò il tamburo ottagonale,
base della futura cupola, con un diametro previsto di 41,50 metri.
Tuttavia, la realizzazione della cupola si presentava come una sfida tecnica e ingegneristica
senza precedenti. La peste del 1348, che aveva decimato la popolazione europea, aveva
anche provocato la dispersione delle antiche tecniche costruttive. All’inizio del Quattrocento,
il problema principale era l’impossibilità di costruire centine (impalcature in legno) di
dimensioni adeguate per sostenere la volta durante la costruzione, e i ponteggi richiesti
avrebbero comportato costi enormi.

Il Progetto di Brunelleschi: La Cupola (1420-1436)


Nel 1418, l’Opera del Duomo e l’Arte della Lana bandirono un concorso per la realizzazione
della cupola. Tra i partecipanti c’erano Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti. Entrambi
furono inizialmente selezionati, ma nel 1423 la superiorità tecnica di Brunelleschi portò alla
sua nomina come unico responsabile del progetto.
Brunelleschi rifiutò le soluzioni tradizionali gotiche, che prevedevano l’uso di contrafforti
esterni, e non poté adottare la struttura monolitica del Pantheon, poiché il tamburo
preesistente non permetteva pareti così massicce. La sua soluzione fu rivoluzionaria:
Una Cupola a Doppia Calotta Autoportante
Brunelleschi progettò una struttura autonoma, in grado di reggersi senza centine, grazie a
un preciso calcolo matematico delle curvature. La cupola è composta da due calotte
sovrapposte:
​ •​ La calotta interna ha una funzione portante, essendo più spessa e solida.
​ •​ La calotta esterna, più leggera, protegge la struttura dalle intemperie e
conferisce l’aspetto estetico imponente.
Tra le due calotte si sviluppano corridoi e scale, che permettono l’accesso per la
manutenzione e il trasporto dei materiali durante la costruzione.
Tecniche Costruttive Innovative
Per garantire la stabilità della cupola senza centine, Brunelleschi utilizzò un’antica tecnica
romana: la muratura a spina di pesce. I mattoni, disposti diagonalmente, creano un sistema
di incastro che distribuisce il peso in modo efficace, impedendo il crollo della struttura.
Tuttavia, alcuni elementi derivano anche dall’architettura gotica, come i costoloni esterni, che
scaricano il peso sul tamburo e sono raccordati alla sommità dalla lanterna, il vero elemento
chiave della stabilità della cupola.

Un Simbolo di Firenze
La Cupola di Santa Maria del Fiore, completata nel 1436, è una struttura a sesto acuto su un
tamburo ottagonale, realizzata in cotto, con otto vele scandite da otto costoloni in marmo
bianco. La sua forma essenziale e geometrica è diventata il simbolo della Firenze del primo
Quattrocento.
Il suo valore non è solo architettonico, ma anche politico e simbolico:
​ •​ Doveva competere per imponenza con le cattedrali delle altre città italiane.
​ •​ Rappresentava la potenza e centralità di Firenze, che in quel periodo si stava
affermando come capitale economica e culturale.
​ •​ Era un capolavoro di ingegneria, tanto che Leon Battista Alberti la descrisse
come una struttura capace di “coprire con la sua ombra tutti i popoli toscani”.
Se da un lato la forma della cupola è il risultato di una sfida tecnica, dall’altro la sua perfetta
proporzione e la sua posizione centrale danno unità all’intero edificio della cattedrale,
armonizzando le varie fasi costruttive che si erano susseguite nei secoli.

La Nuova Figura dell’Architetto: Brunelleschi e il Cantiere del Duomo


Nel grande cantiere della Cupola, Brunelleschi inaugurò una nuova concezione della figura
dell’architetto, che da semplice maestro di cantiere diventa il progettista e coordinatore di
tutte le fasi del lavoro:
​ •​ Ideò macchine per il sollevamento dei materiali, come argani e carrucole,
permettendo di lavorare in sicurezza ad altezze mai raggiunte prima.
​ •​ Progettò imbarcazioni speciali per trasportare marmi, legname e mattoni
lungo l’Arno, riducendo i costi di trasporto.
​ •​ Sviluppò calcoli matematici e statici precisi, anticipando il moderno concetto
di ingegneria strutturale.
Questa visione anticipò il ruolo moderno dell’architetto, che non è più solo un artigiano, ma
un intellettuale e innovatore, capace di controllare ogni aspetto del progetto.

Le ‘Tribune Morte’ (1439)


Dopo il completamento della cupola, Brunelleschi progettò le cosiddette “tribune morte”,
delle edicole semicircolari addossate ai lati liberi del tamburo.
Funzioni delle Tribune Morte
​ 1.​ Strutturale → Servono a bilanciare le spinte esterne della cupola,
compensando l’assenza di contrafforti sugli otto lati liberi.
​ 2.​ Estetica e armonica → Creano un passaggio visivo tra il volume della cupola
e il corpo della cattedrale, garantendo un equilibrio tra le diverse parti dell’edificio.
Le tribune morte confermano la visione ordinatrice di Brunelleschi, che concepiva
l’architettura come una sintesi di bellezza e funzionalità.

Conclusione
La Cupola di Santa Maria del Fiore è un capolavoro di ingegneria e simbolo del
Rinascimento fiorentino. La sua costruzione segnò un cambiamento epocale nella storia
dell’architettura, introducendo:
​ •​ Un nuovo metodo di costruzione basato su calcoli matematici e proporzioni
geometriche.
​ •​ L’uso innovativo della doppia calotta autoportante.
​ •​ L’affermazione della figura dell’architetto come progettista e direttore dei
lavori.
Brunelleschi, con il suo approccio rivoluzionario, aprì la strada ai grandi architetti del
Rinascimento, trasformando Firenze nella culla dell’arte e dell’architettura moderna.

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