GIUGNO
19 GIUGNO
SAN ROMUALDO ABATE
Memoria
Nobile, divenne eremita e dopo l'esperienza in Spagna, nei pressi
di monastero sotto l'influenza di Cluny, iniziò una serie di
peregrinazioni lungo l' Appennino con lo scopo di riformare
monasteri ed eremi sul modello degli antichi cenobi dell'Oriente.
La sua fama e il suo carisma lo misero più volte in contatto con i
potenti, principi e prelati. Convertì Ottone III che lo nominò
abate di S. Apollinare in Classe, carica che Romualdo rifiutò
clamorosamente dopo un anno rifugiandosi a Montecassino dove
portò il suo rigore ascetico. Riprese le sue peregrinazioni
fondando numerosi eremi, l'ultimo dei quali fu Camaldoli. Questo
nome deriva dal campo che un tale Maldolo aveva donato a
Romualdo, in cerca di solitudine.
Seconda lettura
Dal comune dei monaci
Seconda lettura
Dalla «Vita di san Romualdo» scritta da san Pier Damiani (Cap.
31 e 69; PL 144, 982-983. 1005-1006)
Rinnegò se stesso e seguì Cristo
Romualdo, abitando per tre anni nella città di Parenzo, nel primo
anno fondò un monastero e vi mise un abate con i fratelli, negli
altri due invece rimase chiuso e ritirato. Ivi la grazia di Dio lo
portò a tale altezza e grado di perfezione che, ispirato dallo
Spirito Santo, previde alcune cose che poi si verificarono
puntualmente e con i raggi dell`intelligenza penetrò i misteri
celati dell`Antico e del Nuovo Testamento.
Spesso infatti la contemplazione di Dio lo rapiva in modo così
intenso che, quasi tutto sciolto in lacrime e bruciando di un
indicibile ardore d`amore di Dio, diceva a gran voce: «Caro Gesù,
pace del mio cuore, desiderio ineffabile, dolcezza e soavità degli
angeli e dei santi», ed altre espressioni consimili. Ciò che egli
diceva con giubilo sotto l`azione dello Spirito Santo, noi non
siamo capaci di esprimerlo con parole umane, neppure in minima
parte.
Dovunque poi il santo avesse disposto di abitare, costruiva
dapprima un oratorio con l`altare in una piccola cella, e poi si
rinchiudeva e proibiva ad altri di entrarvi. Cambiò diverse volte
residenza. Alla fine, sentendo ormai prossimo il momento di
terminare i suoi giorni, ritornò al monastero che aveva costruito in
Val di Castro, ed ivi aspettando senza timore la morte, decise di
costruirsi una cella con oratorio, in cui starsene rinchiuso in
silenzio, fino alla sua partenza dal mondo.
Edificato dunque l`eremitaggio si apprestava a rinchiudersi,
quando il suo corpo cominciò a declinare rapidamente più per
l`avanzata vecchiaia che per malattia. Le forze venivano meno e i
malanni si aggravavano. In questa condizione, una volta su far del
tramonto fece uscire dalla sua cella i due fratelli che lo
assistevano, ordinando lodo di chiudere la porta e di ritornare solo
per il Mattutino all`indomani. Quelli però lo compiacquero di
malavoglia, preoccupati del suo stato allarmante. Invece poi di
allontanarsi, si appostarono lì vicino tendendo l`orecchio. A un
certo momento, non udendo più nulla, rientrarono in fretta,
accesero il lume e trovarono il santo già cadavere.
La sua anima beata era partita per il cielo. Quella gemma
preziosa, il cui valore restava ignoto al mondo, veniva riposta nel
tesoro del sommo Re.
Responsorio Breve (Cfr. Dt 2, 7; 8, 5)
R. Dio ti ha benedetto in ogni impresa delle tue mani, ti ha
seguito nel tuo viaggio attraverso il grande deserto. * Il Signore
tuo Dio è stato sempre con te.
V. Come un uomo educa il figlio, così il Signore ti istruisce e ti
guida.
R. Il Signore tuo Dio è stato sempre con te.
Orazione
O Dio, che hai scelto san Romualdo per rinnovare nella tua
Chiesa la vita eremitica, donaci la forza di rinnegare noi stessi per
seguire Cristo sulla via della croce e salire con lui nella gloria del
tuo regno. Per il nostro Signore.
22 GIUGNO
SANTI GIOVANNI FISHER, VESCOVO E TOMMASO
MORE, MARTIRI
Memoria
Tommaso Moro è il nome italiano con cui è ricordato Thomas
More (7 febbraio 1478 - 6 luglio 1535), avvocato, scrittore,
Oblato benedettino e uomo politico inglese. More ha coniato il
termine «utopia», indicando un'immaginaria isola dotata di una
società ideale, di cui descrisse il sistema politico nella sua opera
più famosa, «L'Utopia», del 1516. È ricordato soprattutto per il
suo rifiuto alla rivendicazione di Enrico VIII di farsi capo
supremo della Chiesa d'Inghilterra, una decisione che mise fine
alla sua carriera politica conducendolo alla pena capitale con
l'accusa di tradimento. Nel 1935, è proclamato santo da Papa
Pio XI; dal 1980 è commemorato anche nel calendario dei santi
della chiesa anglicana (il 6 luglio), assieme all'amico John
Fisher, vescovo di Rochester, decapitato quindici giorni prima di
Moro. Nel 2000 San Tommaso Moro venne dichiarato patrono
degli statisti e dei politici da Papa Giovanni Paolo II.
Dal comune dei martiri
Seconda lettura
Dalla «Lettera» di Tommaso More, scritta in carcere alla figlia
Margaret Roper. (Da: Correspondence, ed. by E. F. Rogers,
Princeton, 1947, pp. 530-532)
Mi rimetto interamente a Dio, sperando pienamente in lui
Mia cara Margherita, io so che, per la mia cattiveria, meriterei di
esser abbandonato da Dio, tuttavia non posso che confidare nella
sua misericordiosa bontà, poiché la sua grazia mi ha fortificato
sino ad ora e ha dato tanta serenità e gioia al mio cuore da
rendermi del tutto disposto a perdere i beni, la patria e persino la
vita, piuttosto che giurare contro la mia coscienza. Egli ha reso il
re favorevole verso di me, tanto che finora si è limitato a
togliermi solo la libertà. Dirò di più. La grazia di Dio mi ha fatto
così gran bene e dato tale forza spirituale da farmi considerare la
carcerazione come il principale dei benefici elargitimi.
Non posso, perciò, dubitare della grazia di Dio. Se egli lo vorrà,
potrà mantenere benevolo il re nei miei riguardi, al fine che non
mi faccia alcun male. Ma se decide ch'io soffra per i miei peccati,
la sua grazia mi darà certo la forza di accettare tutto
pazientemente, e forse anche gioiosamente. La sua in-finita bontà,
per i meriti della sua amarissima passione, farà sì che le mie
sofferenze servano a liberarmi dalle pene del purgatorio e anzi ad
ottenermi la ricompensa desiderata in cielo.
Dubitare di lui, mia piccola Margherita, io non posso e non
voglio, sebbene mi senta tanto debole. E quand'anche io dovessi
sentire paura al punto da essere sopraffatto, allora mi ricorderei di
san Pietro, che per la sua poca fede cominciò ad affondare nel
lago al primo colpo di vento, e farei come fece lui, invocherei
cioè Cristo e lo pregherei di aiutarmi. Senza dubbio allora egli mi
porgerebbe la sua santa mano per impedirmi di annegare nel mare
tempestoso. Se poi egli dovesse permettere che imiti ancora in
peggio san Pietro, nel cedere, giurare e spergiurare (me ne scampi
e liberi nostro Signore nella sua amorosissima passione, e
piuttosto mi faccia perdere, che vincere a prezzo di tanta
bassezza), anche in questo caso non cesserei di confidare nella
sua bontà, sicuro che egli porrebbe su di me il suo pietosissimo
occhio, come fece con san Pietro, e mi aiuterebbe a rialzarmi e
confessare nuovamente' la verità, che sento nella mia coscienza.
Mi farebbe sentire qui in terra la vergogna e il dolore per il mio
peccato.
Ad ogni modo, mia Margherita, io so bene che senza mia colpa
egli non permetterà mai che io perisca. Per questo io mi rimetto
interamente in lui pieno della più forte fiducia. Ma facendo anche
l'ipotesi della mia perdizione per i miei peccati, anche allora io
servirei a lode della giustizia divina.
Ho però ferma fiducia, Margherita, e nutro certa speranza che la
tenerissima pietà di Dio salverà la mia povera anima e mi
concederà di lodare la sua misericordia. Perciò, mia buona figlia,
non turbare mai il tuo cuore per alcunché mi possa accadere in
questo mondo. Nulla accade che Dio non voglia, ed io sono sicuro
che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in
realtà sempre per il meglio.
Responsorio breve
R. Nei tormenti i martiri di Cristo, rivolti al cielo, imploravano:
* aiutaci, Signore, a compiere la tua opera in modo perfetto.
V. Assisti i tuoi servi e l'opera delle tue mani;
R. aiutaci, Signore, a compiere la tua opera in modo perfetto.
Orazione
O Dio, che nella passione dei martiri doni alla tua Chiesa la
testimonianza suprema della fede, concedi anche a noi, per
intercessione dei santi Giovanni Fisher e Tommaso More, la forza
di esprimere con la vita il credo che professiamo. Per il nostro
Signore.
25 GIUGNO
SAN GUGLIELMO ABATE
Memoria
Guglielmo di Montevergine era nato a Vercelli nel 1085 da
nobile famiglia. Divenuto monaco, decise di recarsi in Palestina.
Lungo il cammino si fermò in Irpinia dove fondò la
Congregazione Benedettina di Montevergine, con caratteristiche
cenobitiche. Sentendo il bisogno di solitudine, nominò il suo
successore nella Congregazione, che abbandonò per poi fondare
altri monasteri, fra cui quello di San Salvatore, diviso in due
parti destinate rispettivamente ai religiosi e alle religiose. La sua
opera infaticabile lo portò ancora più lontano verso Rocca San
Felice, Foggia e Troia. L'ideale di vita ascetica da lui proposto,
sostanzialmente legato alla Regola benedettina, faceva parte del
movimento spirituale che cercava una Regola più pura e dava
maggior spazio alla preghiera e alla contemplazione. Morì a
Goleto, in Irpinia, il 24 giugno 1142.
Dal comune dei monaci
Seconda lettura
Dalle parole di san Guglielmo, abate, ai suoi discepoli, Legenda
Sancti Gulielmi.
3.15:6,9-12; 11,13-14; 17,8-9.18-20; ed. G. Mongelli,
Montevergine 1962, passim
Prìncipi di vita spirituale
Chiedendo i primi discepoli quale norma di vita religiosa
ingiungesse loro di osservare, Guglielmo rispose: «È mio parere,
fratelli, che, lavorando con le nostre mani, ci procacciamo il vitto
e il vestito per noi e di che distribuire ai poveri, e che,
raccogliendoci a certe determinate ore, celebriamo i divini uffici.
Ve l'ho detto e non mi stanco di ripetervelo: avete rinunziato ai
beni del secolo, avete scelto Dio per vostra eredità. Amate lui
solo, lui solo possedete. Lasciale, vi prego, che i beni del secolo
siano secolari; voi, invece, preferite di tutto cuore i beni spirituali
ai terreni. Se poi — che mai sia! — vi è fisso nell'animo e siete
irremovibili in quella idea del denaro, sappiate che con me non la
potrete giammai attuare.
In verità, le nostre ricchezze e la nostra gloria sono i flagelli e gli
obbrobri, che si perdono immediatamente appena darai mano
all'impazienza. Dov'è quel che dice il Signore nel Vangelo: "Se
uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" (Mt
5.39).
Parlando al Re Ruggiero lI di Sicilia, cosi si esprimeva: Ho avuto
cura di esortarti frequentemente e mi sono sforzato di richiamare
alla tua memoria di usare dei beni temporali e di presiedere al tuo
regno in modo da non dimenticarti dei beni eterni, di servire al
solo Cristo con tutto l'affetto del cuore, di non attribuire nulla alle
tue forze, nulla alle ricchezze, nulla al tuo ingegno, nulla al tuo
valore, ma tutto a Dio solo. E lui, infatti, colui per cui "i capi
comandano e i magistrati emettono giusti decreti" (Prov 8,15).
Come finora, con l'arma del Signore, tu fosti difensore e
protettore dell'equità e della giustizia, per l'avvenire tu ne rimanga
il patrono ancor più diligentemente, se puoi. Ti raccomando il
popolo di Dio a te soggetto; non permettere che da nessuno nel
tuo regno si rechi ingiuria ai miei fratelli e alle mie sorelle,
affinché, rimanendo nella quiete, possano pregare Dio per la
tranquillità e la pace del tuo regno».
Responsorio
R. O san Guglielmo, hai fatto cose mirabili davanti a Dio: lo hai
onorato con tutto il cuore; * Intercedi per i peccati degli uomini.
V. Irreprensibile, vero adoratore di Dio, nemico di ogni colpa,
perseverante nel bene.
R. Intercedi per i peccati degli uomini.
Antifona al Benedictus
Con la mente /sempre rivolta al cielo,
puro di anima e di cuore,
Guglielmo offriva al suo Signore il sacrificio di lode.
Antifona al Magnificat
Come una cerva/ anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
Orazione
Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti, che hai scelto san
Guglielmo abate per renderlo partecipe della tua mirabile santità,
e radunare con la sua dottrina gran moltitudine di fedeli, concedi
anche a noi di poterne imitare gli esempi e osservare i suoi
insegnamenti. Per il nostro Signore