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Moderna

Le scoperte geografiche hanno trasformato l'Europa, avviando l'età moderna e portando alla scoperta dell'America nel 1492. Fattori come il progresso economico, tecnologico e gli strumenti di navigazione hanno facilitato le esplorazioni, mentre le Guerre d'Italia (1494-1559) hanno visto il conflitto tra potenze europee per il controllo della penisola italiana. Carlo V emerse come figura centrale, consolidando il dominio spagnolo e segnando un'epoca di cambiamenti politici e sociali.

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Moderna

Le scoperte geografiche hanno trasformato l'Europa, avviando l'età moderna e portando alla scoperta dell'America nel 1492. Fattori come il progresso economico, tecnologico e gli strumenti di navigazione hanno facilitato le esplorazioni, mentre le Guerre d'Italia (1494-1559) hanno visto il conflitto tra potenze europee per il controllo della penisola italiana. Carlo V emerse come figura centrale, consolidando il dominio spagnolo e segnando un'epoca di cambiamenti politici e sociali.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO

500 - 600-700

Le scoperte geografiche hanno cambiato profondamente l'Europa, modificando l’economia, la


politica e la cultura. Queste scoperte hanno aperto la strada all'età moderna, portando alla nascita
di un nuovo mondo. La scoperta del continente Americano nel 1492 è considerata uno dei momenti
più importanti di questo cambiamento, ma l'espansione europea è stata possibile grazie a diversi
fattori che hanno favorito le esplorazioni, specialmente da parte di Spagna e Portogallo.

I principali fattori che hanno reso possibili le esplorazioni furono tre.


Il primo era una solida base economica e organizzativa. I sovrani di Spagna e Portogallo potevano
finanziare le spedizioni grazie all’aiuto di banchieri stranieri, in particolare italiani. Inoltre, le risorse
venivano gestite in modo più efficiente, permettendo viaggi lunghi e costosi.
Il secondo era il progresso tecnologico. Un’innovazione fondamentale fu la caravella, una nave più
veloce e maneggevole, capace di affrontare lunghi viaggi con un equipaggio ridotto. Questo tipo di
nave rese le spedizioni più sicure e meno costose.
Il terzo fattore era lo sviluppo degli strumenti di navigazione. L’introduzione della bussola e del
quadrante nautico permise ai marinai di orientarsi con maggiore precisione, anche in mare aperto,
senza dover seguire solo la costa.
Un altro evento che spinse le esplorazioni fu la caduta di Costantinopoli nel 1453. Da quel
momento, la via commerciale verso l’Oriente divenne più difficile e costosa perché l’Impero
Ottomano impose dazi molto alti sulle merci. In Europa c’era una grande richiesta di spezie, che
erano fondamentali per conservare i cibi e insaporire le pietanze. Tra le spezie più preziose c’erano il
pepe nero, la cannella, la noce moscata, i chiodi di garofano, lo zenzero e lo zafferano. Per
evitare di pagare i dazi imposti dai turchi, i regni europei cercarono nuove rotte per raggiungere
l’Asia.
→ Il Portogallo fu il primo a trovare una soluzione con Bartolomeo Diaz, che nel 1487, riuscì a
circumnavigare l’Africa e a raggiungere il Capo di Buona Speranza. Già prima di allora, i portoghesi
avevano esplorato le isole di Capo Verde, la Guinea e la costa sud-occidentale dell’Africa,
avviando il commercio di schiavi, oro, pepe e cotone.
→ La Spagna adottò un’altra strategia, usando le isole Canarie come base per le spedizioni.
Cristoforo Colombo, un marinaio genovese, convinse i sovrani spagnoli a finanziargli un viaggio
verso l’Asia attraversando l’Oceano Atlantico. Colombo si basava sulle mappe di Paolo dal Pozzo
Toscanelli, che però avevano sottovalutato la distanza tra Europa e Asia. Partì nell’agosto del 1492 e
il 12 ottobre raggiunse un’isola che chiamò San Salvador. Era convinto di essere arrivato nelle Indie,
ma in realtà aveva scoperto un nuovo continente. Colombo sperava di trovare oro in grandi quantità,
ma le ricchezze che aveva promesso ai sovrani spagnoli non si rivelarono così abbondanti. Per questo
perse il loro sostegno e morì in povertà nel 1506.
L’idea di un nuovo continente venne sviluppata da Amerigo Vespucci, il cui nome fu poi usato per
chiamare l’America. La scoperta delle nuove terre portò Spagna e Portogallo a firmare il Trattato di
Tordesillas nel 1494, che stabiliva una linea immaginaria per dividere il mondo: i territori a ovest
sarebbero stati della Spagna, quelli a est del Portogallo. Questa divisione, però, fu presto contestata
dagli altri paesi europei. Nel frattempo, il Portogallo continuò le sue esplorazioni. Vasco da Gama,
nel 1498, riuscì a raggiungere l’India e riportò in Europa grandi quantità di spezie. Poco dopo, i
portoghesi scoprirono anche il Brasile, ma invece di espandersi militarmente, si concentrarono sul
commercio.
Le spedizioni spagnole, invece, avevano uno scopo diverso. I conquistadores, come Hernán Cortés
e Francisco Pizarro, conquistarono grandi imperi indigeni in America. Cortés distrusse l’Impero
Azteco in Messico, mentre Pizarro conquistò l’Impero Inca in Perù. Per riuscirci, usarono armi da
fuoco e fecero alleanze con popolazioni locali ostili agli Aztechi e agli Inca.
Per gestire i territori conquistati, la Spagna adottò il sistema delle encomiendas. Questo sistema
permetteva ai conquistadores di ricevere tributi e lavoro dagli indigeni. Anche se inizialmente era
pensato per evitare la schiavitù, divenne rapidamente uno strumento di sfruttamento.
Le scoperte geografiche ebbero un enorme impatto sull’Europa. L’arrivo di grandi quantità di oro e
argento dall’America causò un’inflazione, cioè un forte aumento dei prezzi, noto come rivoluzione dei
prezzi. La popolazione europea aumentò e, con essa, la domanda di beni di prima necessità come il
grano, che divenne sempre più costoso.
Il commercio si sviluppò enormemente grazie a nuove forme di finanziamento, come la lettera di
cambio e il credito, che permisero ai mercanti di fare affari in tutta Europa.
Anche la cultura cambiò grazie all’invenzione della stampa, che permise una maggiore diffusione delle
idee. Opere come Il Principe di Niccolò Machiavelli e Utopia di Tommaso Moro riflettevano una nuova
visione del mondo, più centrata sull’uomo e sulla politica.
Le scoperte geografiche segnarono l’inizio di un’epoca di grandi trasformazioni. Il mondo conosciuto si
ampliò, creando nuove opportunità, ma anche nuove sfide. La competizione tra le potenze europee
per il controllo delle rotte commerciali e dei territori portò a numerosi conflitti. Nel 1494, l’avanzata di
Carlo VIII di Francia in Italia diede inizio alle Guerre d’Italia, che aprirono un lungo periodo di lotte tra
le principali monarchie europee per il controllo della penisola.
-LE GUERRE D’ITALIA - 1494/1559 Le Guerre d'Italia furono una serie di conflitti che si
svolsero tra il 1494 e il 1559 e coinvolsero le maggiori potenze europee dell’epoca, tra cui Francia,
Spagna, Sacro Romano Impero e Stato della Chiesa. Questi conflitti nacquero principalmente dalle
rivalità tra gli stati italiani e dal desiderio delle grandi monarchie europee di controllare la penisola, che
all’epoca era considerata un territorio ricco e strategico.
Le fasi delle Guerre d'Italia:

-Prima fase (1494-1498): la scesa di Carlo VIII


Nel 1494, il re di Francia Carlo VIII invase l’Italia per rivendicare il trono del Regno di Napoli, allora
governato dagli Aragonesi di Spagna. Con l'appoggio del duca di Milano, Ludovico il Moro, Carlo
VIII attraversò rapidamente la penisola e conquistò Napoli nel 1495.
Tuttavia, l’avanzata francese allarmò gli altri stati italiani e le potenze europee, che formarono la Lega
di Venezia (1495), un’alleanza tra Venezia, Stato della Chiesa, Spagna e Sacro Romano Impero.
Questa coalizione sconfisse Carlo VIII nella battaglia di Fornovo (1495), costringendolo a ritirarsi in
Francia.
-Seconda fase (1499-1516): la riconquista francese e l’intervento spagnolo
Il successore di Carlo VIII, Luigi XII, riprese la guerra nel 1499, riuscendo a conquistare Milano e, in
seguito, tentando di occupare anche Napoli. Nel 1503, la Spagna sconfisse la Francia nella battaglia
di Cerignola, grazie al generale Gonzalo de Córdoba, e prese il controllo del Regno di Napoli.
Nel Trattato di Blois (1504), la Francia riconobbe la sovranità spagnola su Napoli, mentre mantenne il
controllo su Milano.

-Terza fase (1508-1516): la Lega di Cambrai e la Lega Santa


Nel 1508, il Papa Giulio II promosse la Lega di Cambrai (Francia, Spagna, Sacro Romano Impero,
Stato della Chiesa) per ridimensionare la potenza di Venezia. Dopo la sconfitta veneziana, Giulio II
si preoccupò del crescente potere francese e creò la Lega Santa (1511) con Spagna, Venezia e
Inghilterra. La lega riuscì temporaneamente a cacciare i francesi dall'Italia, ma nel 1515 il nuovo re di
Francia, Francesco I, riconquistò Milano con la battaglia di Marignano. Nel Trattato di Noyon
(1516), la Francia mantenne Milano, mentre la Spagna consolidò il dominio su Napoli.

-Quarta fase (1521-1526): la guerra tra Francesco I e Carlo V


Nel 1519, Carlo V d’Asburgo divenne imperatore del Sacro Romano Impero, ereditando anche la
Spagna e i suoi possedimenti italiani. Milano divenne il fulcro del conflitto tra Carlo V e la Francia.
Nel 1525, nella battaglia di Pavia, le truppe imperiali sconfissero i francesi e catturarono Francesco
I, che fu costretto a firmare il Trattato di Madrid (1526), con cui rinunciava a Milano e ad altre pretese
italiane. Appena liberato, Francesco I ritrattò l’accordo e formò la Lega di Cognac (Francia, Stato
della Chiesa, Venezia, Firenze) per contrastare Carlo V.

-Quinta fase (1527-1530): il Sacco di Roma e la fine dell’indipendenza italiana


Nel 1527, le truppe imperiali, composte soprattutto da Lanzichenecchi tedeschi, saccheggiarono
Roma, devastando la città e consolidando il potere di Carlo V sulla penisola. Questo evento segnò
simbolicamente la fine della libertà politica italiana. Nel Trattato di Cambrai (1529), noto anche come
“Pace delle Dame” perché negoziato da Luisa di Savoia (madre di Francesco I) e Margherita
d’Austria (zia di Carlo V), la Francia rinunciò definitivamente a Milano. Nel 1530, Carlo V fu incoronato
imperatore del Sacro Romano Impero, diventando il dominatore assoluto dell’Italia.

-Sesta fase (1536-1559): gli ultimi tentativi francesi e la pace di Cateau-Cambrésis


Nonostante il predominio di Carlo V, la Francia continuò a cercare di riconquistare Milano. Il re
Francesco I riprese le ostilità nel 1536, ma senza successo.

-Settima fase (1551-1559): l’ultimo tentativo francese e la pace definitiva


L'ultimo tentativo francese di riprendersi Milano e Napoli avvenne sotto Enrico II di Francia, che nel
1551 riprese la guerra contro la Spagna. Tuttavia, la superiorità militare spagnola fu decisiva e la
Francia fu sconfitta. Nel Trattato di Cateau-Cambrésis (1559), la Francia rinunciò definitivamente
alle sue pretese italiane, mentre la Spagna, sotto Filippo II (figlio di Carlo V), mantenne il controllo
su: - Ducato di Milano
- Regno di Napoli
- Regno di Sicilia
- Regno di Sardegna
Conseguenze delle Guerre d'Italia

1. Fine dell’indipendenza italiana → Gli stati italiani persero la loro autonomia e divennero territori
controllati da potenze straniere, in particolare dalla Spagna.
2. Declino economico e culturale → Le continue guerre devastarono l’economia italiana e
rallentarono lo sviluppo culturale e commerciale.
3. Ascesa della Spagna in Europa → Carlo V e poi Filippo II trasformarono la Spagna nella potenza
dominante del continente.
Le Guerre d'Italia misero in luce il ruolo crescente della Spagna nei conflitti europei, aprendo la strada
all'ascesa di Carlo V, erede di un vastissimo impero che comprendeva Spagna, territori asburgici e
Sacro Romano Impero. Carlo V divenne il principale responsabile della politica italiana, consolidando
il dominio spagnolo sulla penisola per i successivi due secoli.
-FIGURA DI CARLO V Carlo V, nato nel 1500, fu uno dei sovrani più influenti della storia
europea. Il suo regno segnò profondi cambiamenti politici e sociali e fu caratterizzato dall'ambizione di
creare un'Europa unificata sotto il dominio della sua dinastia. Questa visione fu ereditata dal nonno,
Massimiliano d'Asburgo, che attraverso una strategica politica matrimoniale cercò di unire il potere
temporale e spirituale, incarnati rispettivamente dall'Imperatore e dal Papa.
Massimiliano d'Asburgo consolidò il potere della sua casata sposando Maria di Borgogna, acquisendo
così i ricchi territori delle Fiandre e della Borgogna. Dal loro matrimonio nacque Filippo il Bello, che
sposò Giovanna di Castiglia, figlia dei Re Cattolici Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia.
Questo matrimonio fu una delle alleanze più strategiche dell'epoca, poiché unì le eredità degli Asburgo
e dei Trastámara, garantendo il controllo su:
- Spagna
- Italia meridionale (Napoli e Sicilia)
- Fiandre e Paesi Bassi
- Colonie spagnole nelle Americhe
Da questa unione nacque Carlo, destinato a ereditare un impero vastissimo.
Nel 1516, a soli 16 anni, Carlo divenne re di Spagna, assumendo il controllo dei regni di Castiglia e
Aragona e delle loro colonie oltreoceano. Tuttavia, sua madre, Giovanna la Pazza, affetta da problemi
mentali, non era in grado di governare, e Carlo dovette ottenere il riconoscimento della sua autorità da
parte delle Cortes spagnole.
La sua ascesa al trono non fu facile: cresciuto nei Paesi Bassi, Carlo era considerato uno straniero
dagli spagnoli, e la nomina di consiglieri fiamminghi a ruoli chiave generò malcontento.
L'opposizione al governo di Carlo culminò nella rivolta dei Comuneros (1520-1522). Questa
insurrezione, inizialmente motivata dalle elevate tasse imposte per finanziare le campagne militari di
Carlo, si trasformò in un movimento più ampio contro la nobiltà e il governo centrale.
I Comuneros, rappresentanti delle città e dei ceti popolari, chiedevano maggiore autonomia e un
ruolo più significativo nella politica. Sebbene inizialmente ottenessero alcune vittorie, la rivolta fu infine
schiacciata grazie all’alleanza tra Carlo e la nobiltà, che temeva di perdere i propri privilegi. La
repressione della rivolta consolidò il potere di Carlo, ma evidenziò le tensioni sociali della Spagna.
Nel 1519, Carlo perseguì un altro obiettivo cruciale: diventare imperatore del Sacro Romano Impero.
La sua elezione fu fortemente contesa da due rivali:
1. Francesco I di Francia, che temeva l'accerchiamento della Francia da parte dei domini spagnoli e
asburgici.
2. Federico di Sassonia, un principe tedesco influente, che però si ritirò dalla corsa e sostenne Carlo.
Nonostante il sostegno iniziale del Papa a Francesco I, Carlo riuscì a ottenere il titolo imperiale
grazie a ingenti somme di denaro utilizzate per corrompere gli elettori imperiali.
Nel 1530, Carlo fu ufficialmente incoronato imperatore dal Papa a Bologna, un evento che segnò la
riconciliazione tra il pontefice e l’imperatore dopo il traumatico sacco di Roma del 1527.
Governare un impero così vasto e frammentato non era facile. Carlo dovette negoziare con i principi
tedeschi, accettando diverse concessioni, tra cui:
- Consultarli sulle decisioni di politica estera
- Non imporre nuove tasse nei territori imperiali senza il loro consenso
- Non introdurre truppe straniere nei territori dell'Impero
- Mantenere il sistema elettivo per la carica imperiale
Questi compromessi evidenziavano le difficoltà di governare un impero con molte autonomie locali.
Carlo perseguì due grandi ambizioni territoriali:
1. Il controllo dell'Italia, fondamentale per mantenere l'equilibrio di potere in Europa e per il prestigio
dinastico degli Asburgo. La rivalità con Francesco I portò a una serie di guerre, culminate con la
battaglia di Pavia (1525), dove il re francese venne fatto prigioniero.
2. Il consolidamento dell’Europa centro-settentrionale. Carlo mirava a rafforzare il controllo sui
territori tedeschi e fiamminghi, contrastando la diffusione della riforma protestante e mantenendo
l'autorità imperiale.
Uno dei problemi più gravi per Carlo fu la riforma protestante, avviata da Martin Lutero nel 1517. La
diffusione del protestantesimo minava l'unità religiosa dell'Impero.
Carlo cercò di risolvere la questione con la dieta di Worms (1521), ma Lutero rifiutò di abiurare le sue
idee e trovò protezione presso i principi tedeschi. La divisione religiosa si aggravò e sfociò in una serie
di conflitti tra cattolici e protestanti.
Nel 1547, Carlo sconfisse la Lega di Smalcalda (un'alleanza di principi protestanti), ma non riuscì a
riportare l'unità religiosa. Nel 1555, con la pace di Augusta, accettò il principio "cuius regio, eius
religio", permettendo ai principi tedeschi di scegliere tra cattolicesimo e luteranesimo.
Dopo anni di guerre e difficoltà, Carlo capì che il suo progetto di un'Europa unificata sotto il suo
dominio era irrealizzabile. Nel 1556, abdicò, dividendo il suo impero tra:
- il figlio Filippo II, che ricevette Spagna, Fiandre, Napoli, Sicilia e le colonie americane.
- Ferdinando I, suo fratello, che divenne imperatore del Sacro Romano Impero e governò i territori
austriaci. Il regno di Carlo V segnò la transizione tra il mondo medievale e l’epoca moderna. La sua
figura rappresentò il tentativo di mantenere l'unità politica e religiosa dell'Europa, ma le spinte verso il
nazionalismo e la riforma protestante resero impossibile il suo sogno. Le sue guerre e decisioni
politiche influenzarono profondamente la storia europea, aprendo la strada al dominio spagnolo sotto
Filippo II e al consolidamento degli stati nazionali.
-LA RIFORMA PROTESTANTE fu un movimento religioso, politico e sociale che ebbe
origine nella prima metà del XVI secolo in Europa. Questo fenomeno nacque come reazione alla
corruzione e alle pratiche discutibili della Chiesa cattolica, portando alla frammentazione dell’unità
religiosa dell’Occidente cristiano. L’evento più simbolico della Riforma fu la pubblicazione delle 95 tesi
di Martin Lutero nel 1517, che diede avvio a una serie di cambiamenti che avrebbero trasformato
profondamente la religione, la politica e la società europea. Tuttavia, la Riforma non fu un fenomeno
isolato, né esclusivamente religioso: essa ebbe forti implicazioni economiche e politiche. Alcuni
sovrani e principi europei trovarono nelle idee protestanti un’opportunità per affermare la propria
indipendenza dal potere del Papa e dell’Impero, mentre la nascente borghesia vide nella Riforma
un’occasione per affrancarsi dall’influenza economica della Chiesa.
Le cause della Riforma Protestante possono essere suddivise in tre ambiti principali: religioso,
economico e politico.
​ 1.​ Cause religiose: la corruzione della Chiesa cattolica
Nel XVI secolo, la Chiesa cattolica attraversava una profonda crisi morale e istituzionale. Molti alti
prelati conducevano una vita lussuosa e dissoluta, dimostrandosi più interessati al potere temporale
che alla guida spirituale dei fedeli. Tra le principali pratiche discutibili si possono evidenziare:
​ •​ Nepotismo: i Papi e i vescovi favorivano parenti e amici, concedendo loro cariche
ecclesiastiche prestigiose anche senza alcun merito o vocazione religiosa.
​ •​ Simonia: la vendita di cariche ecclesiastiche e beni spirituali, con cui la Chiesa trasformava il
sacro in un mercato di potere e denaro.
​ •​ Mecenatismo ostentato: molti membri del clero commissionavano grandi opere d’arte e
costruivano sontuosi edifici non per devozione, ma per affermare il proprio prestigio.
​ •​ Vendita delle indulgenze: la pratica più contestata dai riformatori. La Chiesa prometteva la
remissione delle pene per i peccati in cambio di denaro, convincendo i fedeli che il pagamento
garantisse la salvezza dell’anima.
​ 2.​ Cause economiche: il potere economico della Chiesa
La Chiesa cattolica era l’istituzione più ricca e potente d’Europa. Le sue immense proprietà terriere e
le ingenti somme di denaro accumulate attraverso le decime e la vendita delle indulgenze suscitarono
l’invidia e il risentimento della borghesia emergente e dei principi locali, che aspiravano a sottrarsi al
controllo ecclesiastico per appropriarsi delle sue ricchezze.
​ 3.​ Cause politiche: il conflitto tra autorità religiosa e potere secolare
Nel XVI secolo, il Sacro Romano Impero era governato dall’imperatore Carlo V, un fervente cattolico e
difensore della Chiesa di Roma. Tuttavia, molti principi tedeschi cercavano maggiore autonomia dal
potere imperiale. La Riforma offrì loro un’occasione per ribellarsi, adottando il luteranesimo come
religione ufficiale e confiscando i beni della Chiesa nei propri territori.
Il principale promotore della Riforma Protestante fu Martin Lutero, un monaco agostiniano e
professore di teologia all’Università di Wittenberg. Lutero si oppose alla pratica delle indulgenze e
sviluppò una nuova concezione della salvezza cristiana.
Nel 1517, Lutero affisse le sue 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg. In questo
documento, egli criticava la vendita delle indulgenze e l’autorità del Papa, sostenendo che la salvezza
dipendesse esclusivamente dalla fede e non dalle opere.
La sua protesta provocò una reazione immediata:
​ •​ 1520: Papa Leone X emise la bolla Exsurge Domine, in cui ordinava a Lutero di ritrattare le
sue idee entro 60 giorni. Lutero, invece di sottomettersi, bruciò pubblicamente la bolla papale.
​ •​ 1521: Lutero fu scomunicato con la bolla Decet Romanum Pontificem e convocato alla Dieta
di Worms, un’assemblea presieduta da Carlo V, dove rifiutò di abiurare le sue tesi.
Dichiarato eretico, Lutero trovò rifugio presso il principe Federico di Sassonia, che lo protesse nel
castello di Wartburg. Durante il suo esilio, Lutero tradusse la Bibbia in tedesco, rendendola
accessibile al popolo e favorendo la diffusione delle idee riformiste.
I principi fondamentali del luteranesimo si basavano su due concetti principali:
​ 1.​ La giustificazione per sola fede: la salvezza si ottiene solo attraverso la fede in Dio, non
mediante le opere o l’intercessione della Chiesa.
​ 2.​ L’autorità della Bibbia: la Sacra Scrittura è l’unica fonte della verità cristiana e deve essere
accessibile a tutti i fedeli, senza bisogno dell’interpretazione ecclesiastica.
Inoltre, Lutero negava l’esistenza del purgatorio, criticava il culto dei santi e della Madonna, e
riconosceva solo due sacramenti: il battesimo e l’eucaristia.
Le idee luterane si diffusero rapidamente grazie all’invenzione della stampa. Tuttavia, la Riforma portò
a violenti conflitti religiosi:
​ •​ Guerra dei contadini (1524-1525): ispirati dalla Riforma, i contadini tedeschi si ribellarono
contro i nobili, ma Lutero non appoggiò la rivolta, che fu brutalmente repressa.
​ •​ Dieta di Spira (1529): Carlo V cercò di fermare il luteranesimo, ma i principi tedeschi si
opposero, dando origine al termine “protestanti”.
​ •​ Pace di Augusta (1555): sancì la libertà dei principi tedeschi di scegliere la religione dei loro
territori (Cuius regio, eius religio).
-In Inghilterra, la Riforma non fu inizialmente un movimento teologico come in Germania o
Svizzera, ma nacque per ragioni politiche e personali, legate alla figura di Enrico VIII e al suo
matrimonio con Anna Bolena. La separazione della Chiesa d’Inghilterra da Roma segnò la nascita
dell’Anglicanesimo.
Nel 1533, Enrico VIII sposò segretamente Anna Bolena, che era già incinta, e fece dichiarare nullo il
suo matrimonio con Caterina d’Aragona attraverso una corte ecclesiastica inglese, ignorando
l’autorità papale. Tuttavia, il Papa rifiutò di concedere l’annullamento del matrimonio a Enrico VIII.
Questo rifiuto fu influenzato da una serie di fattori, ma uno dei principali fu il fatto che Tra il Papa e
Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, da poco allacciarono i rapporti dopo il sacco di Roma
durante le guerre d’Italia. La necessità di mantenere buoni rapporti con Carlo V, che era zio di
Caterina, impedì al Papa di concedere l’annullamento, suscitando grande frustrazione in Enrico VIII,
che voleva disperatamente sposare Anna Bolena e ottenere un erede maschio.
Nel 1534, il Parlamento inglese approvò l’Atto di Supremazia, proclamando Enrico VIII capo
supremo della Chiesa d’Inghilterra. Questo atto segnò la separazione ufficiale dalla Chiesa cattolica
e sancì il potere di Enrico sulla religione in Inghilterra.
La Riforma in Svizzera fu segnata dalla figura di Giovanni Calvino, che sviluppò la dottrina della
predestinazione, influenzando profondamente il protestantesimo riformato. Calvino, originario di Noyon
in Francia, si rifugiò a Ginevra, dove riuscì a stabilire una comunità riformata che divenne il centro del
calvinismo. A differenza di Lutero, che enfatizzava la fede come il mezzo per ottenere la salvezza,
Calvino sviluppò un sistema teologico che poneva una forte enfasi sulla predestinazione, cioè l’idea
che Dio avesse già scelto, prima della nascita, chi sarebbe stato salvato e chi no. Questo concetto di
predestinazione portò alla nascita di una dottrina molto rigorosa, in cui la vita del cristiano doveva
riflettere un comportamento giusto e pio, e la comunità doveva essere governata secondo la Bibbia.
Il calvinismo si caratterizzò per:
​ •​ La predestinazione: la convinzione che il destino eterno dell’individuo fosse già deciso da
Dio.
​ •​ La centralità della Scrittura: come per Lutero, anche Calvino sosteneva che la Bibbia
fosse l’unica fonte di autorità religiosa.
​ •​ Il rigore morale: la vita cristiana doveva essere improntata alla virtù e alla disciplina, con
severi comportamenti etici e morali, che si riflettevano anche nelle leggi civili.
​ •​ Il governo ecclesiastico: Calvino credeva che le chiese dovessero essere guidate da un
concilio di anziani, non da un unico clero. Questo sistema di governo della chiesa era chiamato
“presbiterianesimo”, e sarebbe stato adottato anche in molte zone protestanti, come in Scozia.
Il calvinismo si diffuse rapidamente in tutta Europa, influenzando in particolare la Francia (dove i
protestanti furono chiamati “ugonotti”), i Paesi Bassi, la Scozia e, più tardi, anche la Nuova Inghilterra
(in America).
In Italia, la Riforma ebbe scarso successo a causa della forte presenza del Papato e dell’Inquisizione.
Tuttavia, alcune idee si diffusero, specialmente a Venezia, grazie alla stampa e ai circoli intellettuali
come quello di Juan de Valdé[Link] Controriforma fu la reazione della Chiesa cattolica alla Riforma
Protestante. Avviata con il Concilio di Trento (1545-1563), la Controriforma cercò di rafforzare la
disciplina ecclesiastica, contrastare le dottrine protestanti e riaffermare l’autorità del Papa. L’azione dei
Gesuiti giocò un ruolo fondamentale in questo processo.
-CONTRORIFORMA: La Controriforma fu la risposta della Chiesa cattolica alla Riforma
Protestante, un movimento che minacciava di scuotere le fondamenta della fede cristiana come era
praticata dalla Chiesa di Roma. La Controriforma ebbe il suo momento culminante nel Concilio di
Trento, che si svolse dal 1545 al 1563. Questo concilio rappresentò una delle più importanti iniziative
della Chiesa cattolica per rispondere alle sfide poste dalla Riforma Protestante e per riaffermare i
principi e le dottrine cattoliche. La decisione di convocare il concilio a Trento fu anche legata alla
necessità di riformare la Chiesa dall’interno, poiché essa si trovava in una crisi di credibilità, aggravata
dalla Riforma Protestante. La Chiesa cattolica doveva affrontare non solo la sfida dottrinale della
Riforma, ma anche il malcontento per la corruzione del clero e il decadimento morale, come il
nepotismo e la simonia. Trento, quindi, divenne il luogo ideale per discutere e fissare dogmi e riforme
interne per rispondere alle critiche di Lutero e dei suoi seguaci, ribadendo la supremazia del Papa,
l’importanza dei sacramenti e la centralità della tradizione e della Scrittura nella fede cattolica.
Il concilio di Trento rappresentò così un’occasione fondamentale per riaffermare l’unità della Chiesa
cattolica e stabilire una visione più chiara riguardo ai suoi principi teologici e alla sua disciplina interna.
-LE GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA:
Le guerre di religione in Francia tra cattolici e ugonotti (protestanti francesi, seguaci di Calvino) furono
un periodo tragico e turbolento che segnò il XVI secolo. Questi conflitti non solo avevano un forte
carattere religioso, ma si intrecciavano anche con questioni dinastiche, politiche e sociali che
agitavano l’intera Europa.
La crisi iniziò nel 1559 con la morte del re Enrico II di Valois. La morte del sovrano scatenò
l’instabilità dinastica, poiché lasciò tre figli minorenni: Francesco II, Carlo IX ed Enrico III. La
reggenza fu affidata a Caterina de’ Medici, madre di questi sovrani, una figura che avrebbe dovuto
bilanciare le fazioni in conflitto. Tuttavia, il potere della monarchia era già indebolito, e la Francia si
trovava a dover affrontare numerosi problemi: il calvinismo stava guadagnando terreno tra la
popolazione, la nobiltà era divisa tra varie fazioni e la monarchia era indebitata a causa delle guerre
precedenti.
La Francia si divise in due principali fazioni: cattolici e ugonotti. I cattolici, guidati da Francesco di
Guisa, erano i più potenti politicamente, mentre gli ugonotti erano guidati da Antonio di Borbone, re
di Navarra, e da suo figlio Enrico di Borbone. Gli ugonotti seguivano gli insegnamenti di Giovanni
Calvino e la loro crescita costituiva una minaccia per l’ordine tradizionale cattolico in Francia.
Caterina de’ Medici cercò inizialmente di adottare una politica di mediazione tra le due fazioni, ma
gli scontri tra le due parti divennero inevitabili. promulgò il Primo Editto di Saint-Germain, che
concedeva una limitata libertà di culto agli ugonotti purché risiedessero al di fuori delle mura cittadine.
Tuttavia, questo non fermò la violenza in cui abbiamo il massacro di Vassy (1562), in cui i cattolici
massacrarono decine di ugonotti, segnando l’inizio delle guerre di religione. Il conflitto si intensificò
ulteriormente. Nel 1570 Caterina de’ Medici promulgò il Secondo Editto di Saint-Germain, che
concedeva agli ugonotti più libertà, compresa la possibilità di avere il controllo di piazzeforti e un porto
sicuro alla ROCHELLE che divenne in un certo senso la tana dei protestanti. Tuttavia, questa pace
precaria venne minata dalla crescente influenza della Spagna, che appoggiava i cattolici, soprattutto la
Lega Cattolica, guidata dai Guisa.
Il conflitto raggiunse il suo apice con il massacro della Notte di San Bartolomeo (23-24 agosto
1572). Durante il matrimonio tra Enrico di Borbone (ugonotto) e Margherita di Valois, figlia di
Caterina de’ Medici, i cattolici, con l’approvazione della monarchia, scatenarono un massacro contro
gli ugonotti presenti a Parigi. L’episodio, che iniziò con l’assassinio di Gaspard de Coligny, si estese
a tutto il paese, provocando migliaia di morti e acuendo ulteriormente le tensioni religiose.
La seconda fase delle guerre di religione è nota come LA GUERRA DEI TRE ENRICHI,
che vide contrapporsi tre figure di spicco, tutte di nome Enrico. Enrico III di Valois, re di Francia
cattolico, desideroso di mantenere l’unità e l’autorità della monarchia; Enrico di Guisa, leader della
Lega Cattolica, sostenuto dalla Spagna di Filippo II, che mirava a eliminare i protestanti e a rafforzare
il potere cattolico in Francia; Enrico di Navarra, leader degli ugonotti e legittimo erede al trono
nonostante la sua fede protestante. Il conflitto ebbe inizio quando, dopo la morte di Enrico III, Enrico di
Navarra fu scelto come erede al trono, una situazione inaccettabile per i cattolici e per la Spagna di
Filippo II. Questo portò a una serie di alleanze e scontri: la Spagna appoggiò Enrico di Guisa e la Lega
Cattolica, mentre Inghilterra e alcuni Stati tedeschi protestanti sostennero Enrico di Navarra.
Nel corso della guerra, Enrico III temendo l’influenza crescente di Enrico di Guisa, ordinò il suo
assassinio nel 1588. L’anno successivo, Enrico III fu a sua volta assassinato da un fanatico cattolico.
Sul letto di morte, Enrico III designò Enrico di Navarra come suo successore, per ottenere il
sostegno della maggioranza cattolica francese. Enrico di Navarra si convertì al cattolicesimo per
avere il sostegno della popolazione francese e nel 1594, con il nome di Enrico IV, fu incoronato re
di Francia.
L’ascesa di Enrico IV al trono segnò la fine delle guerre di religione e inaugurò un periodo di pace e
stabilità per la Francia. Enrico IV emanò l’Editto di Nantes nel 1598, che garantiva la libertà di
culto ai protestanti ugonotti. Questo editto fu un atto di tolleranza religiosa che pose fine ai conflitti e
aiutò a stabilire l’ordine sociale in Francia. Inoltre, nello stesso anno, venne firmato il trattato di
Vervins tra Francia e Spagna, che pose fine ad altri conflitti tra i due paesi.
Nel frattempo, la Spagna, sotto Filippo II, cercava di mantenere il controllo su numerose terre
d’Europa e oltre, ma l’influenza della Francia sotto Enrico IV segnò l’inizio di un nuovo equilibrio
politico in Europa.
-FILIPPO II E IL SISTEMA IMPERIALE SPAGNOLO:
Filippo II (1527-1598) fu uno dei sovrani più potenti del suo tempo, governando un vastissimo impero
che comprendeva la Spagna, i territori italiani, i Paesi Bassi, le colonie americane e le Filippine,
che presero il nome proprio da lui. Il suo regno si svolse in un periodo di forti conflitti religiosi e di lotta
per il predominio europeo. Suo padre, Carlo V, abdicò nel 1556 e divise i suoi domini tra il fratello
Ferdinando I, che ricevette il Sacro Romano Impero, e Filippo II, che ereditò la Spagna e i suoi vasti
possedimenti. Filippo, a differenza del padre, scelse di governare da Madrid e accentrò il potere,
trasformando la Spagna nel centro del suo impero. Il suo governo fu caratterizzato da una forte
difesa del cattolicesimo, dalla lotta contro il protestantesimo e dall’espansione della burocrazia
statale.
Dal punto di vista religioso, Filippo II si fece promotore della Controriforma e rafforzò l’Inquisizione
per combattere l’eresia e consolidare il cattolicesimo nei suoi domini. Considerava la difesa della fede
una missione politica e religiosa, impegnandosi a contrastare il protestantesimo nei Paesi Bassi e in
Inghilterra.
Sul piano della politica estera, il suo regno può essere suddiviso in tre fasi:
-Nella prima, tra il 1556 e il 1571, Filippo II si concentrò sulla lotta contro l’Impero Ottomano,
impegnato nell’espansione nel Mediterraneo. La minaccia fu fermata nel 1571 con la vittoria della
Lega Santa (composta da Spagna, Venezia e Stato Pontificio) nella battaglia di Lepanto, che segnò
un’importante sconfitta per i Turchi.
-La seconda fase, dal 1566 al 1588, fu segnata dalla rivolta nei Paesi Bassi e dal conflitto con
l’Inghilterra. Le tensioni nei Paesi Bassi portarono alla ribellione delle Province Unite, mentre i
rapporti con Elisabetta I si deteriorarono fino al fallimento dell’Invincibile Armada nel 1588.
-Nella terza fase del suo regno, dal 1588 alla sua morte nel 1598, la Spagna iniziò a mostrare i primi
segni di declino. Nonostante il tentativo di mantenere il predominio in Europa, i lunghi conflitti con la
Francia e l’Inghilterra prosciugarono le risorse economiche dell’impero. Filippo II morì nel 1598
lasciando un regno ancora vasto e potente, ma indebolito dalle guerre continue e dalle difficoltà
finanziarie che avrebbero portato al graduale declino dell’egemonia spagnola nel secolo successivo.
-LA RIVOLTA DEI PAESI BASSI:
Nella seconda fase di Filippo II abbiamo la rivolta dei Paesi Bassi, conosciuta come la Guerra degli
80 anni (1566-1648), rappresenta uno degli episodi più significativi e complessi del regno di Filippo II.
Questa lunga e sanguinosa insurrezione ebbe radici in una serie di fattori politici, economici, religiosi e
sociali che minarono l'autorità del re e scatenarono un conflitto che avrebbe avuto ripercussioni
durature sulla storia europea.
Le cause della rivolta
Una delle cause principali fu la crescente opposizione al centralismo autoritario di Filippo II e alla sua
politica religiosa intransigente. La Spagna, sotto il suo dominio, tentò di imporre il cattolicesimo in
modo rigoroso, cosa che portò a forti conflitti con le popolazioni protestanti dei Paesi Bassi, che erano
per lo più calviniste. Inoltre, i Paesi Bassi, ricchi e prosperi, avevano una forte tradizione di
autogoverno, e la crescente imposizione fiscale da parte della monarchia spagnola aggravò il
malcontento. L'introduzione della persecuzione religiosa, il rafforzamento dell'Inquisizione e
l'incremento delle tasse senza il consenso delle province alimentarono ulteriormente il risentimento.
Inizio della rivolta e intervento spagnolo
Nel 1566, la tensione culminò con la Iconoclastia, una serie di attacchi contro le chiese cattoliche e i
simboli religiosi da parte dei protestanti. Questo segnò l'inizio della rivolta aperta contro il dominio
spagnolo. Filippo II reagì con fermezza, inviando nel 1567 il Duca d'Alba, uno dei suoi generali più
temuti, per reprimere la ribellione. Il Duca d'Alba instaurò un regime di terrore, con arresti, esecuzioni
e torture per sopprimere ogni opposizione. La sua severità, però, non fece che intensificare la rivolta e
rinforzare la determinazione delle province ribelli.
Guglielmo d'Orange
Un leader cruciale della rivolta fu Guglielmo d'Orange (detto anche Guglielmo il Taciturno), un nobile
delle Fiandre che inizialmente aveva servito Filippo II, ma che divenne il principale condottiero delle
forze indipendentiste. Guglielmo d'Orange fu capace di unire le province settentrionali, che erano
protestanti, contro l’oppressione spagnola, e si guadagnò l’appoggio di molte delle città delle Fiandre,
che cercavano maggiore autonomia. La sua abilità politica e militare fu determinante per la lunga
durata del conflitto.
Il ruolo di Elisabetta I
Nel frattempo, il conflitto nei Paesi Bassi si intrecciò con le tensioni tra Filippo II ed Elisabetta I
d'Inghilterra. Filippo, cattolico convinto, vedeva Elisabetta, protestante, come una minaccia al suo
dominio religioso e politico. La rivalità tra i due si intensificò quando Elisabetta iniziò a sostenere i
ribelli olandesi. Inoltre, Elisabetta appoggiò attivamente la pirateria dei corsari inglesi, che
attaccavano le navi spagnole nel Nuovo Mondo e nelle acque europee, rubando ricchezze
provenienti dalle colonie spagnole. Questo sostegno ai ribelli olandesi e la guerra commerciale con la
Spagna contribuirono ulteriormente ad aggravare la situazione.
Astio tra Filippo II ed Elisabetta I
Il conflitto tra Filippo II ed Elisabetta I si intensificò, culminando nella famosa Invincibile Armada del
1588, quando Filippo tentò di invadere l'Inghilterra in un’operazione navale che mirava a punire
Elisabetta per il suo sostegno alla pirateria e ai ribelli olandesi. La sconfitta dell'Armada segnò un
punto di non ritorno nelle relazioni tra i due sovrani e un duro colpo per l'influenza spagnola in Europa.
La divisione delle province
Nel corso della guerra, i Paesi Bassi si divisero in due. Le province settentrionali, più protestanti e
indipendentiste, si organizzarono sotto la guida di Guglielmo d'Orange e dichiararono l'indipendenza,
formando la Unione delle Provincie Unite (che in seguito divennero la Repubblica Olandese). Le
province meridionali, invece, rimasero sotto il controllo spagnolo e continuarono a essere governate
da Filippo II, formando quello che sarebbe diventato il Sud dei Paesi Bassi (oggi Belgio).
Fallimento nei Paesi Bassi e conseguenze della rivolta
Nonostante l'intervento diretto di Filippo II e le dure repressioni, la rivolta nei Paesi Bassi si concluse
con un fallimento per la Spagna. Le province settentrionali ottenevano finalmente l'indipendenza,
mentre la Spagna non riusciva a riprendersi completamente il controllo su tutto il territorio. La guerra
degli 80 anni si concluse nel 1648 con la pace di Westfalia, che riconobbe ufficialmente
l'indipendenza delle Province Unite, segnando un importante indebolimento del potere spagnolo in
Europa.
Le conseguenze della rivolta furono enormi: la Spagna perse il controllo su una delle sue più
ricche e strategiche province, e la guerra indebolì ulteriormente le risorse economiche e militari
dell'impero spagnolo. Inoltre, la fine della guerra segnò l'inizio della ascesa della potenza marittima
olandese e l'inizio di un lungo periodo di declino per la Spagna. La Guerra degli 80 anni rappresentò
non solo una lotta per l'indipendenza dei Paesi Bassi, ma anche un conflitto simbolico tra il
cattolicesimo e il protestantesimo, con implicazioni che si estendevano a tutta l'Europa.
-L’INGHILTERRA FINO ALLA NASCITA DELLA POTENZA INGLESE CON
ELISABETTA I:
Il regno di Enrico VIII (1509-1547) segnò una delle svolte più significative nella storia dell'Inghilterra,
soprattutto per le sue profonde implicazioni religiose. Enrico VIII è noto per aver separato l'Inghilterra
dalla Chiesa cattolica romana, dando origine alla Chiesa d'Inghilterra. Questo passò attraverso il
famoso Scisma Anglicano (1534), che fu provocato dalla decisione del re di non essere in grado di
ottenere l'annullamento del suo matrimonio con Caterina d'Aragona da parte del Papa. Poiché la
Chiesa cattolica non riconobbe il suo desiderio di divorzio, Enrico si dichiarò capo supremo della
Chiesa in Inghilterra, dando inizio alla Riforma inglese.
Questa mossa non solo trasformò l’Inghilterra in un paese protestante, ma fu anche un passo
decisivo per l’affermazione della monarchia assoluta. Enrico VIII, con il suo atto di rottura con Roma,
guadagnò il controllo delle terre ecclesiastiche, aumentando enormemente il potere della Corona. La
sua politica religiosa, tuttavia, fu ambivalente e alternò periodi di forte protestantesimo a
restaurazioni di pratiche cattoliche.
Alla morte di Enrico VIII nel 1547, il trono passò al giovane Eduardo VI, figlio di Enrico e Jane
Seymour. Durante il breve regno di Eduardo (1547-1553), la Chiesa d'Inghilterra subì un’ulteriore
protestantizzazione, con l’introduzione di nuove riforme e la creazione del Libro delle preghiere
comuni (1549), che sancì la dottrina anglicana. Tuttavia, la morte prematura di Eduardo portò al
trono la sorella Maria I (1553-1558), figlia di Enrico VIII e Caterina d'Aragona, spesso chiamata
Bloody Mary (Maria La sanguinaria) tentò di restaurare il cattolicesimo in Inghilterra, provocando
una serie di persecuzioni e uccisioni violente contro i protestanti, noti come le "mie bruciature".
Con la morte di Maria I, il trono passò alla sorella Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena.
Elisabetta salì al trono nel 1558, e il suo regno segnò l’inizio di una nuova era per l'Inghilterra.
L’Inghilterra durante il regno di Elisabetta I (1558-1603)
Elisabetta I ereditò un regno diviso e fragile, segnato da guerre religiose e da una successione di
monarchi con orientamenti religiosi contrastanti. La sua politica religiosa si distinse per l’introduzione
del Compromesso Elisabettiano (1559), che stabilì l'anglicanesimo come religione ufficiale
dell'Inghilterra, ma cercò di essere abbastanza tollerante da non alienare i cattolici. La Chiesa
anglicana fu rafforzata, ma Elisabetta si preoccupò di evitare l'eccessivo rigore che potesse
minacciare l’unità del regno.
Il Act of Supremacy (1559) confermò la posizione di Elisabetta come capo supremo della Chiesa
d'Inghilterra, mentre il Act of Uniformity (1559) stabiliva una liturgia unificata e la celebrazione dei
sacramenti secondo la tradizione anglicana. Sebbene non ci fosse una persecuzione attiva dei
cattolici, la loro opposizione al regime elisabettiano, inclusi tentativi di assassinarla, portò a
periodiche repressioni. Il Papa Pio V, nel 1570, lanciò una bolla di scomunica contro Elisabetta, che
definì illegittima, ma questo atto non fece che rinforzare la sua autorità in Inghilterra.
Elisabetta I ebbe a che fare con numerosi conflitti esterni, ma uno dei più significativi fu la rivalità con
la Spagna di Filippo II, che rappresentava il bastione del cattolicesimo in Europa. Filippo II non
perdonò mai a Elisabetta il suo sostegno ai ribelli protestanti nei Paesi Bassi, né l’aiuto dato ai corsari
inglesi, che attaccavano le navi spagnole e saccheggiavano le colonie americane. Il culmine di questo
conflitto si ebbe nel 1588, quando Filippo II inviò la sua temibile Invincibile Armada con l’intento di
invadere l’Inghilterra e rovesciare Elisabetta.
Tuttavia, l'Armada spagnola fu distrutta dalla flotta inglese in una battaglia navale nelle acque del
canale della Manica. La vittoria inglese contro una flotta che si considerava invincibile rappresentò un
trionfo simbolico per Elisabetta e per l'Inghilterra, consolidando la sua posizione internazionale e
segnando l'inizio della supremazia navale inglese.
Durante il regno di Elisabetta, l'Inghilterra emerse come potenza marittima. Elisabetta, pur
mantenendo ufficialmente una politica di neutralità, favorì la pirateria privata, con il supporto
implicito ai corsari come Francis Drake e John Hawkins, che compivano attacchi contro le flotte
spagnole e portoghesi. Drake, in particolare, divenne celebre per le sue scorribande nei Caraibi e per
il suo famoso viaggio intorno al mondo (1577-1580), che consolidò la reputazione di Elisabetta come
sovrana di un impero in espansione. Questi corsari, sebbene ufficialmente non fossero parte della
marina britannica, operarono con l'approvazione tacita della regina e ottennero significativi guadagni
economici. La pirateria inglese divenne uno strumento di politica estera per contrastare l'influenza
della Spagna, una delle principali potenze mondiali dell'epoca.
La vittoria contro l'Armada e la crescente potenza navale favorirono l'ascesa dell'Inghilterra come
potenza marittima. La politica espansionistica di Elisabetta, seppur limitata rispetto ai suoi successori,
gettò le basi per l'mpero coloniale britannico. Negli anni successivi, gli inglesi stabilirono colonie in
America (come la Virginia, fondata nel 1585) e intensificarono i commerci con le Americhe e l'Asia.
Elisabetta, con l’appoggio di uomini come Walter Raleigh, promosse l'esplorazione e il commercio
marittimo, favorendo la creazione di una rete commerciale globale che avrebbe portato alla grande
potenza coloniale dell'Inghilterra nel XVII e XVIII secolo.
Quando Elisabetta I morì nel 1603 senza eredi diretti, il trono passò alla dinastia Stuart, con
Giacomo I (già Giacomo VI di Scozia), che unì i regni di Inghilterra e Scozia. Tuttavia, l’eredità di
Elisabetta rimase fondamentale: aveva lasciato all'Inghilterra una posizione di potenza europea, una
forte identità nazionale e una crescente influenza globale. Il suo regno, noto anche come l’"Età
Elisabettiana", fu caratterizzato da prosperità culturale, grazie a figure come William Shakespeare,
Christopher Marlowe e Edmund Spenser, e da un consolidamento del protestantesimo in
Inghilterra, che sarebbe rimasto il fondamento religioso del paese per i secoli successivi.
Elisabetta I, pur governando in un periodo di instabilità politica e religiosa, riuscì a trasformare
l'Inghilterra in una potenza europea e globale, grazie alla sua abilità politica, militare e diplomatica. La
sua capacità di navigare le tensioni religiose, la rivalità con la Spagna e il sostegno alla pirateria e al
commercio marittimo le permise di consolidare una monarchia forte e un impero che sarebbe cresciuto
nei secoli successivi.

600 - secolo importante nella storia caratterizzato da grandi cambiamenti in politica, economia,
arte e scienza
→ dal punto di vista politico in europa si affermano le MONARCHIE ASSOLUTE ovvero abbiamo
dei RE che governano con potere quasi illimitato. ad ES. Luigi 14 in Francia noto come “il re sole”
costruendo la reggia di Versailles per mostrare la sua grandezza. IN INGHILTERRA invece dopo la
decapitazione del re Carlo I nasce la MONARCHIA PARLAMENTARE in cui il potere sovrano è
governato dal parlamento.
→ dal punto di vista economico l’europa attraversa una crisi dovuta a guerre, carestie ed epidemie
come la peste. in Arte abbiamo la diffusione del Barocco, e per quanto concerne la scienza abbiamo
la rivoluzione scientifica. Si afferma la figura del 1 ministro come il Conte duca di olivares, la
tensione tra cattolici e protestanti portò alla guerra dei 30 anni, abbiamo la Spagna in forte
declino, In Inghilterra fondamentale è la rivoluzione inglese o guerra civile inglese, si affermano
nuove potenze come Inghilterra, Francia e Olanda.

LA GUERRA DEI 30 ANNI - (1616 /1648) fu uno dei conflitti più lunghi e devastanti
della storia europea.
Qui vediamo il SACRO ROMANO IMPERO come principale campo di Battaglia che al tempo
comprendeva: la germania, La Svizzera, L’austria, La Boemia, I Paesi Bassi, L'Italia Settentrionale
CAUSE: la guerre ebbe cause complesse legate principalmente alle tensioni religiose politiche e
territoriali.
→ Già nel 500 possiamo vedere la riforma protestante che portò ad una divisione tra I Cattolici e I
protestanti causa di forti conflitti anche all’interno del [Link] che si prolungarono fino alla fine
della guerra dei 30 anni nel 1648.
-Tutto ebbe inizio nel 1617 con l’elezione dell’arciduca d’austria FERDINANDO II che divenne
imperatore del sacro romano impero. Al momento della sua elezione egli era già Re d’ungheria e
d’austria. Egli faceva parte di una delle dinastie più potenti d’europa ovvero GLI ASBURGO.
Ferdinando II era un uomo molto cattolico e cercò a tutti i costi di mantenere la fede cattolica
attraverso la controriforma e l’inquisizione con la forza militare.
Ovviamente ciò scatenò la reazione da parte dei NOBILI PROTESTANTI BOEMI che cercarono di
opporsi alle imposizioni religiose di ferdinando II così il 23 Maggio del 1618 durante una riunione tra
cattolici e protestanti, alcuni protestanti gettarono dalla finestra del castello di Praga due funzionari
(un governatore e un segretario) gesto conosciuto come LA DEFENESTRAZIONE DI PRAGA.
Ciò portò nel 1618 allo scoppio della guerra dei 30 anni che inizialmente fu una guerra soltanto locale
e poi man mano si espanse in tutta europa con l’intervento di altre potenze europee.
LA G. DEI 30 ANNI la possiamo dividere in 4 Fasi principali:
1) LA FASE BOEMO PALATINA - fase che si concentra sulla BOEMIA,
qui abbiamo i PROTESTANTI BOEMI che scelsero come loro RE FEDERICO V DEL PALATINATO,
ma loro protestanti comunque persero una serie di battaglie contro le truppe degli Asburgo, una
battaglia da ricordare è sicuramente la battaglia della montagna bianca del 1620 che segnò la fine
della resistenza in boemia. questa battaglia diede il nome all’imperatore ferdinando II come re Delle
nevi. Ferdinando continuò a perseguitare i protestanti con l’aiuto della spagna cattolica di FILIPPO III
figlio di Filippo II, a seguire vengono tolte le ricchezze ai protestanti per darle ai cattolici… qui si apre
la successiva fase della guerra ovvero:
2) LA FASE DANESE
in cui dopo che i protestanti furono sconfitti decise di scendere in battaglia il RE della danimarca
CRISTIANO IV per aiutare a difendere i protestanti, purtroppo i danesi furono sconfitti nelle diverse
battaglie dalle truppe degli Asburgo che erano guidate dal generale Vallenstain e per questo
dovettero firmare LA PACE DI LUBECCA con cui dovettero ritirarsi dal conflitto. Subito dopo nel 1629
Ferdinando II emanò l’editto di restituzione secondo cui tutti i beni confiscati ai cattolici dai
protestanti dovevano essere restituiti. Questo editto minacciò in un certo senso l’equilibrio politico e
religioso della GERMANIA. Proprio per questo possiamo dire che ebbe inizio la terza fase della g. dei
30 anni.
3) LA FASE SVEDESE
in cui Abbiamo il RE di Svezia GUSTAVO ADOLFO che decise di intervenire nel conflitto al fianco dei
protestanti in quanto in un certo senso questa richiesta da parte di ferdinando II gli sembrava un pò
troppo, così la svezia cercò in tutti i modi di difendere i protestanti e contrastare la potenza asburgica
nel Mar Baltico.
GLI SVEDESI rispetto ai danesi portarono una vittoria a favore dei protestanti nella famosa
battaglia di Bretenfield anche se subito dopo il re danese morì in una delle altre battaglie ovvero la
battaglia di Lutzen lasciando un vuoto di Leadership… nonostante ciò la Svezia continuò a
combattere sotto un CANCELLIERE fino a quando nel 1635 L’impero Asburgico e alcuni stati
protestanti firmarono la PACE DI PRAGA cercando di porre fine al conflitto. Purtroppo la guerra
continuò per questioni di potere di un’altra principale potenza, ovvero la FRANCIA aprendo così
l’ultima fase della guerra dei 30 anni.
4) LA FASE FRANCESE
in questa fase la FRANCIA guidata da LUIGI 13 (figlio di ENRICO IV che emanò l’editto di Nantes)
pur essendo cattolica entrò in guerra contro l’impero asburgico per contrastare il loro potere e far si
che l’impero non crescesse ulteriormente.
In realtà le decisioni e strategie militare venivano guidate in Francia sotto delle figure considerate 1
ministro… inizialmente abbiamo la figura di RICHELIEU e poi MAZZARINO che continuò questa lotta
contro gli asburgo.
In questo momento la guerra si trasformò in una lotta di logoramento in cui abbiamo la GERMANIA
devastata dai conflitti in precedenza, e le truppe francesi che stavano invadendo sempre più territori..
anche qui vediamo LA SPAGNA ALLEATA CON GLI ASBURGO contro la FRANCIA che purtroppo
subì una dura sconfitta nella Battaglia di Rocroi rafforzando ancora di più LA FRANCIA fino a
quando poi non si arriva nel 1648 alla PACE DI VESTFALIA.
LE PACI DI VESTFALIA DEL 1648 sono importantissime perché stabilirono che i rapporti tra i diversi
stati dovevano essere LAICI cioè indipendenti dalla RELIGIONE, questo è un aspetto importante in
quanto nei secoli a venire la RELIGIONE non sarà più la causa principale dei diversi conflitti. Quindi
La guerra dei 30 anni pose fine in un certo senso alle guerre di religione in Europa rappresentando
un passaggio verso la modernità.
-Come conseguenze della guerra abbiamo che:
L’impero asburgico andò sempre di più a perdere potere mentre I PRINCIPI TEDESCHI ottennero
una maggiore autonomia con la GERMANIA che divenne una confederazione di stati. LA FRANCIA
E LA SVEZIA ne uscirono vittoriose e rafforzate, mentre la SPAGNA continuò il suo declino…
Iniziarono a nascere dei paesi indipendenti ed un’europa unita sotto un unico imperatore.
alcune potenze europee iniziarono a definire la propria IDENTITA’ POLITICA come nel caso
dell’INGHILTERRA.
Nel 1649 un anno dopo LE PACI DI VESTFALIA, L’inghilterra divenne una REPUBBLICA
(coomonwealth) in seguito all’esecuzione di Carlo I stuart evento scaturito dalla Guerra civile Inglese.
ANDANDO A RITROSO per capire di cosa stiamo parlando molto brevemente dopo la Morte di
-ENRICO 8 fondamentale in quanto attraverso l’annullamento del matrimonio con Caterina
D’aragona e il suo segreto matrimonio con Anna Bolena portò allo scisma della chiesa Anglicana
ovvero alla separazione dalla chiesa di roma nel 500, in cui dopo la sua morte la reggenza passò
nelle mani di suo Figlio:
-EDUARDO 6 che era il figlio di Jein Simour. alla sua morte prematura scese al trono la sua
sorrelastra:
-MARIA I La cattolica figlia di Caterina D’aragona detta La sanguinaria (bloody Mary) in quanto
aveva fatto perseguitare migliaia di protestanti. Persecuzioni che lei definiva come “le mie bruciature”
Dopo la sua morte il regno passò nelle mani di
-ELISABETTA I figlia di Anna bolena e sorellastra di Maria I. Elisabetta riportò l’inghilterra al
protestantesimo e fu una delle regine più potenti e astute del suo tempo. alla sua morte senza eredi
nel 1603 si chiuse la dinastia TUDOR e il regno passò nelle mani di suo nipote che faceva parte della
dinastia STUART.
-GIACOMO I Stuart che era il figlio di Maria Stuart cugina di Scozia di Elisabetta I che aveva fatto
giustiziare. Durante il suo regno abbiamo un periodo di crescita economica, demografica, e stabilità
politica in cui abbiamo il PARLAMENTO Inglese diviso in 2 camere: Camera dei Lord che
comprenda i Nobili e Camera dei comuni che comprendeva i cittadini comuni. Giacomo I cercò di
STABILIRE UN GOVERNO ASSOLUTISTA (cioè avere tutto il potere nelle proprie mani questo
secondo la credenza del diritto divino dei re secondo cui Dio stesso sceglie il Re e di conseguenza
esso non doveva dipendere da nessuno tantomeno dal PARLAMENTO portando diverse tensioni con
esso. IL PARLAMENTO è un'assemblea legislativa che rappresentava il popolo approvando leggi e
controllando il governo mentre LA MONARCHIA concentra il potere nelle mani di un singolo individuo
(il monarca appunto) che può avere poteri assoluti o limitati.
(NEL 600 inoltre nasce una figura importante quella del 1 MINISTRO come ad esempio nel caso
della spagna di Filippo IV in cui abbiamo IL CONTE DUCA DI OLIVARES cercando di rafforzare il
potere della monarchia spagnola ma senza successo anche perché la spagna stava perdendo sul
piano internazionale andando sempre più in declino. LA FIGURA DEL 1 MINISTRO come capo del
governo distino dal sovrano non esisteva, era una sorta di braccio destro del sovrano chiamati
favoriti del re, ministri principali o cancellieri che esercitavano una forte influenza nella gestione del
governo.)
LA RIVOLUZIONE INGLESE (1642-1660) In Inghilterra abbiamo GIACOMO I essendo
già RE di SCOZIA cercò di unire sotto un’unica corona i due regni. IN INGHILTERRA il parlamento
aveva un ruolo importante mentre IN SCOZIA la monarchia aveva più potere. Questa unione ha
creato conflitti a causa delle diverse tradizioni politiche e religiose visto che come ho detto anche
precedentemente GIACOMO I voleva un governo assolutista. ciò portò alla RIVOLUZIONE INGLESE
O GUERRA CIVILE [Link] è stato un lungo conflitto interno che ha caratterizzato la storia
dell’inghilterra. portando alla fine DELL’ASSOLUTISMO MONARCHICO con la decapitazione di
CARLO I e alla nascita della MONARCHIA COSTITUZIONALE.
Alla morte di Giacomo I salì al potere suo figlio:
-CARLO I nel 1625 continuando la politica assolutista di suo padre, fin dall’inizio Carlo si scontrò con
il parlamento che si opponeva alle sue politiche fiscali e religiose, egli voleva governare senza
l’approvazione del parlamento portando ad una serie di tensioni.. Nel 1620 IL PARLAMENTO emanò
la PETITION OF RIGHTS un documento che cercava di limitare alcuni poteri arbitrari del monarca
come: l’arresto senza una giusta causa, l’imposizione delle tasse senza consultare il parlamento, e la
leva militare forzata. Carlo infastidito da queste reazioni sciolse il parlamento nel 1629 dando inizio
al suo periodo del “GOVERNO PERSONALE” durante il quale governò per 11 anni senza il
parlamento e tra le misure fiscali che adottò ci fu l’introduzione della SHIP MONEY una tassa che
inizialmente venne imposta solo sulle regioni costieri per la difesa marittima che poi fece estendere
su tutto il territorio suscitando forti proteste visto che la impose senza il consenso del parlamento.
Nonostante la forte opposizione del parlamento Carlo riuscì ad ottenere diversi fondi attraverso
questa tassa. Egli cercò di imporre LA RELIGIONE ANGLICANA in scozia dove la maggior parte
della popolazione era calvinista suscitando una rivolta religiosa conosciuta come la rivolta dei
Covenanti.
→ Nel 1640 di fronte alla crescente rivolta e alle difficoltà economiche Carlo fu costretto nuovamente
a convocare il parlamento dando il via al LUNGO PARLAMENTO che approfittò della debolezza del
sovrano cercando di limitare le sue pratiche arbitrarie fiscali e imponendo restrizioni al suo governo
assolutista.
questa crescente tensione tra CARLO I e IL PARLAMENTO portò allo scoppio della RIVOLUZIONE
INGLESE nel 1642.
La Guerra civile divise l’inghilterra in due schieramenti:
●​ I lealisti del re o cavalieri- composti da nobili e dal clero anglicano e supportavano il
re
●​ I Parlamentari o teste rotonde - guidati da Oliver Cromwell composti da puritani e
presbiteriani borghesi.
dopo la sconfitta delle forze realiste, Carlo I fu catturato, processato per tradimento e condannato a
morte. Il 30 gennaio 1649 fu giustiziato a Londra evento che segnò la fine della monarchia.
-OLIVER CROMWELL fu una figura centrale della storia Inglese durante il periodo della
Rivoluzione, egli inizialmente era un membro poco conosciuto del Parlamento ma poi divenne un
leader carismatico grazie alle sua abilità militari e alla sua ideologia puritana. Dopo la Morte di Carlo
I, l’inghilterra fu proclamata REPUBBLICA, e governata come COMMONWEALTH che fu il nome
dato alla repubblica inglese. IL PARLAMENTO abolì la monarchia e la camera dei lord, instaurando
un regime controllato dai leader militari, con Cromwell al centro del potere. Cromwell si trovò a
fronteggiare ribellioni in IRLANDA e SCOZIA che furono represse brutalmente. Con la sua politica
espansionista l’inghilterra divenne una potenza marittima, sconfiggendo l’olanda nella prima guerra
ANGLO-OLANDESE.
→ Nel 1653 Cromwell sciolse con forza il Parlamento e si proclamò lord protettore d’inghilterra,
scozia e irlanda,instaurando un regime dittatoriale. il suo governo era basato su una dittatura
militare, sostenuta dal New Model Army, (esercito professionale creato da Cromwell) e imponeva
rigide regole puritane:
​ •​ Divieto di feste, teatro e divertimenti considerati immorali
​ •​ Controllo severo della religione e della moralità pubblica
​ •​ Politica espansionista per rafforzare l’Inghilterra come potenza navale
Nonostante il potere assoluto, Cromwell rifiutò di farsi proclamare re e governò fino alla sua morte nel
1658. Dopo la morte di Cromwell, il potere passò a suo figlio Richard, che però non aveva la stessa
autorità. Nel 1660, il Parlamento restaurò la monarchia e chiamò al trono Carlo II, figlio di Carlo I.
L’Inghilterra tornò così a essere una monarchia, ma con un Parlamento più forte, segnando un passo
verso la monarchia costituzionale.
-CARLO II stuart: cercò di ristabilire l’ordine, ma ci furono molte difficoltà, soprattutto per le
differenze religiose. Egli nonostante ciò cercò di essere più tollerante verso le religioni non ufficiali.
Nel 1672, fece uscire la Declaration of Indulgence, che permetteva ai cattolici e ai protestanti di
praticare liberamente la loro religione cercando così di ridurre il più possibile le tensioni tra i vari
gruppi religiosi. Ma questa decisione non piacque a molti protestanti che temevano che il
cattolicesimo potesse tornare a essere dominante.
Nel 1673, il Parlamento fece una legge chiamata Test Act. Questa legge obbligava chi voleva
lavorare nel governo o nell’esercito a essere protestante e a rinunciare al cattolicesimo. Fu una
risposta alla politica di tolleranza di Carlo II, per limitare l’influenza cattolica nel paese. Anche se
Carlo II cercò di trovare un equilibrio, il suo regno fu sempre difficile, con continui scontri tra il
Parlamento e la monarchia. La sua politica di tolleranza religiosa creò divisioni, e molti temevano che
lui fosse troppo vicino ai cattolici, soprattutto con la sua simbologia cattolica e quella del suo fratello
Giacomo II, che era cattolico.
-GIACOMO II Stuart: Giacomo II Stuart salì al trono nel 1685 dopo la morte di suo fratello, Carlo II.
Giacomo era apertamente cattolico, e questo suscitò preoccupazioni in un’Inghilterra protestante.
Durante il suo regno, cercò di dare maggiori diritti ai cattolici, nominando cattolici a posizioni
importanti nel governo e nell’esercito. Questo comportamento fu visto come una minaccia per
l’Inghilterra protestante, e molti temevano che volesse restaurare il cattolicesimo come religione
[Link] politica di Giacomo II creò forti tensioni con il Parlamento e con gran parte della
popolazione. Le sue azioni, come l’abolizione di leggi contro i cattolici e l’inserimento di cattolici nei
posti di potere, fecero crescere la paura di una monarchia assoluta e cattolica. Inoltre, la nascita di
suo figlio nel 1688, un erede maschio che sarebbe stato cattolico, fece temere che la dinastia
cattolica sarebbe diventata permanente.
Ciò portò alla famosissima GLORIOSA RIVOLUZIONE, fu un cambiamento molto
importante in Inghilterra, che avvenne nel 1688 e portò alla fine del regno di Giacomo II e
all’instaurazione di una monarchia costituzionale, cioè con limiti al potere del re. Questo evento è
chiamato “glorioso” perché avvenne senza molte violenze o spargimenti di sangue, e cambiò per
sempre la politica del [Link] periodo precedente alla rivoluzione, in Inghilterra c’erano due
principali gruppi politici:
​ •​ Whigs: Erano liberali e progressisti. Si opponevano alla monarchia assoluta e volevano più
potere per il Parlamento. I Whigs erano principalmente protestanti e temevano che Giacomo II
volesse dare troppo potere ai cattolici.
​ •​ Tories: Erano conservatori e monarchici. Sostenevano il diritto divino del re e credevano che
il re dovesse avere più potere rispetto al Parlamento. Molti Tories sostenevano Giacomo II, ma anche
loro erano preoccupati per il suo cattolicesimo.
Di fronte alla crescente preoccupazione per Giacomo II, alcuni Whigs e Tories si unirono e invitarono
-GUGLIELMO III D'ORANGE, un leader protestante che era sposato con Maria II, figlia di Giacomo
II, a prendere il trono. Guglielmo era visto come una figura che avrebbe protetto la fede protestante e
la libertà del Parlamento Guglielmo accettò l’invito e sbarcò in Inghilterra nel 1688 con un esercito di
soldati olandesi. Questo esercito non incontrò molta resistenza, perché molte persone erano stanche
del governo di Giacomo II e non volevano combattere per lui. Dopo la fuga di Giacomo II, Guglielmo
III e sua moglie Maria II furono proclamati re e regina. Tuttavia, per ottenere il trono, dovettero
accettare una serie di condizioni imposte dal Parlamento. La più importante di queste fu la Bill of
Rights (1689), che limitava il potere del monarca e garantiva diritti fondamentali ai cittadini, come:
​ •​ Il re non poteva fare leggi o tassare senza il consenso del Parlamento.
​ •​ Il Parlamento doveva essere convocato regolarmente.
​ •​ I cittadini avevano il diritto di fare petizioni al re senza paura di essere perseguitati. La
Gloriosa Rivoluzione cambiò la monarchia inglese per sempre. Il potere assoluto dei re fu ridotto, e
il Parlamento guadagnò più potere. Questo evento è stato un passo importante verso l’instaurazione
di una monarchia costituzionale, dove il re o la regina sono simboli dello Stato, ma il potere reale
appartiene al Parlamento. Inoltre, l’Inghilterra rimase una nazione protestante, senza rischi di ritorno
al cattolicesimo.
RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
La Rivoluzione scientifica (dal XVI al XVII secolo) cambiò radicalmente il modo in cui l’uomo vedeva
l’universo, basandosi su osservazioni e metodi scientifici anziché su dogmi religiosi.
Galileo Galilei:
​ •​ Contributi: Galileo è famoso per le sue osservazioni astronomiche, come l’uso del telescopio
per scoprire le lune di Giove e le fasi di Venere, dimostrando che non tutto ruotava attorno alla Terra.
Sostenne la teoria copernicana (la Terra e i pianeti ruotano attorno al Sole).
​ •​ Conflitto con la Chiesa: La Chiesa cattolica si oppose alle sue teorie, poiché contraddicevano
l’interpretazione biblica. Nel 1633, Galileo fu processato e costretto a ritrattare le sue idee.
Johannes Keplero:
​ •​ Contributi: Keplero scoprì che le orbite dei pianeti non sono circolari, ma ellittiche, e formulò
le leggi del moto planetario che spiegavano il movimento dei pianeti in modo matematico.
Isaac Newton :
Newton formulò la legge di gravitazione universale e le tre leggi del moto, che spiegano il movimento
degli oggetti e la forza di attrazione tra di essi. Le sue teorie fornirono una base fondamentale per la
fisica classica e influenzarono profondamente la scienza moderna.
SECOLO D’ORO DELL’OLANDA
Il Secolo d’Oro dell’Olanda (1580-1670) fu un periodo di grande prosperità per i Paesi Bassi, che
divennero una potenza economica e navale. Dopo essersi liberati dalla Spagna nel 1581, fondarono
la Repubblica delle Sette Province Unite. La Compagnia delle Indie Orientali (VOC) dominava il
commercio mondiale, e l’Olanda divenne un centro di arte, scienza e commercio. Questo periodo si
concluse verso la fine del 1600, quando la concorrenza internazionale e le guerre ridussero il potere
olandese.
GUERRE ANGLO OLANDESI:
Le Guerre anglo-olandesi furono tre conflitti principali tra Inghilterra e Olanda nel XVII secolo, causati
dalla competizione per il commercio e il dominio delle rotte marittime.
​ 1.​ Prima guerra anglo-olandese (1652-1654): Scoppiò a causa delle leggi di navigazione
imposte dall’Inghilterra, che danneggiavano gli interessi commerciali olandesi. Si concluse con la
pace di Westminster, senza risolvere completamente le tensioni.
​ 2.​ Seconda guerra anglo-olandese (1665-1667): L’Inghilterra cercava di ridurre il potere
commerciale olandese, ma l’Olanda ottenne una vittoria sorprendente. La guerra finì con la Pace di
Breda, con l’Inghilterra che ottenne New York.
​ 3.​ Terza guerra anglo-olandese (1672-1674): Scoppiò in un contesto di alleanze e conflitti
europei. L’Inghilterra e la Francia combatterono contro l’Olanda, ma la guerra si concluse senza un
chiaro vincitore, con l’Olanda che mantenne la sua posizione commerciale.
Questi conflitti segnarono la competizione tra due potenze marittime per il dominio globale.
LA FRANCIA NEL 600
-ENRICO IV, che regnò dal 1589 al 1610, concluse le guerre di religione in Francia con l’Editto di
Nantes del 1598, che garantiva la libertà religiosa ai protestanti (huguenoti). Dopo la sua morte, il
figlio
-LUIGI XIII, ancora bambino, salì al trono. La madre, Maria de’ Medici, fu reggente fino al 1624,
quando il cardinale Richelieu divenne primo ministro.
RICHELIEU perseguì una politica di rafforzamento della monarchia e centralizzazione del potere.
Ridusse l’influenza dei nobili e dei protestanti, cercando di eliminare ogni minaccia alla monarchia.
Affrontò i nobili, che avevano potere locale, e li indebolì, centralizzando l’autorità. Anche i protestanti
furono limitati, nonostante l’Editto di Nantes fosse ancora in vigore. Un esempio significativo fu
l’assedio di La Rochelle (1627-1628), dove i protestanti furono sconfitti e il potere della monarchia
consolidato. Alla morte di Luigi XIII nel 1643, passò sul trono suo figlio
-LUIGI XIV “IL RE SOLE” ma inizialmente il potere fu esercitato dal cardinale (1 ministro)
MAZZARINO che continuò la politica centralizzante di Richelieu. Mazzarino dovette affrontare la
Fronda, una serie di rivolte nobiliari e borghesi contro la crescente centralizzazione. Nonostante le
difficoltà, il potere monarchico non fu mai messo in discussione.
Nel 1661, alla morte di Mazzarino, Luigi XIV iniziò a governare da solo e affermò la sua autorità
assoluta con la famosa frase “Lo Stato sono io” (“L’État, c’est moi”). Questo segnò l’inizio del suo
lungo regno, in cui la Francia raggiunse l’apice dell’assolutismo. Luigi XIV, chiamato “Re Sole”,
concentrò tutto il potere nelle sue mani. La corte di Versailles divenne il centro politico e simbolo del
controllo assoluto del re. Ogni aspetto della vita politica era regolato dalla sua volontà, e i funzionari
erano direttamente nominati dal re, senza dover rispondere a nobili o gruppi locali. La corte di
Versailles divenne anche un luogo di grande lusso, dove il re esercitava il controllo sui suoi nobili,
mantenendoli occupati con cerimonie e privilegi di corte, impedendo loro di minacciare la sua
autorità.
POLITICA ECONOMICA - COLBERTISMO: Economicamente, Luigi XIV seguì una politica
mercantilista, promossa dal suo ministro delle finanze, Jean-Baptiste Colbert. Il mercantilismo
cercava di aumentare la ricchezza dello Stato attraverso il controllo delle risorse e del commercio.
Colbert promosse l’industria nazionale, ridusse le importazioni e incentivò le esportazioni, ma il
sistema aumentò le imposte, gravando sulla popolazione. Sebbene mirasse all’autosufficienza, le
guerre, come quelle contro la Spagna e l’Inghilterra, aumentarono il debito pubblico.
POLITICA RELIGIOSA E REVOCA EDITTO DI NANTES:
Religiosamente, Luigi XIV cercò di uniformare la Francia sotto il cattolicesimo. Nel 1685, revocò
l’Editto di Nantes, costringendo i protestanti a convertirsi o fuggire dal paese. Questa politica
intollerante danneggiò l’economia, poiché molti protestanti erano abili artigiani e commercianti. La
revoca segnò un cambiamento radicale nella politica religiosa del regno.
Conclusione Il regno di Luigi XIV rappresenta l’apice dell’assolutismo monarchico. Con il suo
controllo totale sulla politica, l’economia e la religione, divenne il simbolo di un potere monarchico
senza limiti. Il suo regno è fondamentale nella storia europea per l’affermazione del potere assoluto e
la centralizzazione dello Stato.

700 - Il Settecento è un periodo di profondi cambiamenti, in cui la società europea subisce una serie
di trasformazioni politiche, economiche e culturali, segnato dall’inizio dell’Illuminismo, dalle guerre di
successione, dalle rivoluzioni industriale e agricola, e, infine, dalla Rivoluzione francese. Questi
eventi sono legati da un filo comune: l’idea di cambiamento e progresso.
-L’ILLUMINISMO è un movimento culturale che esplose nel settecento, in particolare in Francia, e
che promuoveva l’uso della ragione come strumento per migliorare la società. Gli Illuministi
credevano che la scienza, la razionalità e la conoscenza potessero risolvere i problemi sociali e
politici. I principali pensatori illuministi, come Voltaire, Montesquieu, Rousseau, e Diderot,
quest’ultimo famoso per la creazione della “Enciclopedia”, volevano diffondere le idee di uguaglianza,
libertà e diritti civili. L’Enciclopedia, in particolare, fu un’opera monumentale che raccolse e
sistematizzò tutte le conoscenze scientifiche, filosofiche e storiche del tempo, cercando di educare il
popolo all’uso della ragione. Questo movimento contribuì a mettere in discussione l’autorità della
Chiesa e la monarchia assoluta, influenzando profondamente le future rivoluzioni politiche.
-Assolutismo, Dispotismo e Giuseppinismo:
Nel contesto dell’Illuminismo, alcuni monarchi europei cercarono di adattare le idee illuministe ai loro
regimi. Questi monarchi illuminati erano sovrani che, pur mantenendo un potere assoluto, cercavano
di riformare la società, promuovendo alcune idee dell’Illuminismo senza rinunciare al loro controllo. È
il caso di Federico II di Prussia, Caterina la Grande di Russia, e Giuseppe II d’Austria. Giuseppe II,
ad esempio, attuò una serie di riforme politiche e sociali, favorendo la tolleranza religiosa,
promuovendo l’istruzione e cercando di ridurre il potere della Chiesa. Tuttavia, queste riforme
incontrarono forti resistenze e non ebbero sempre successo. Questo periodo è conosciuto anche
come giuseppinismo, che si caratterizzò per il tentativo di unire la ragione e l’assolutismo.
-LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E AGRARIA
Nel settecento, in particolare in Inghilterra, iniziò una rivoluzione industriale che cambiò radicalmente
l’economia e la società. Il passaggio dalla produzione manuale a quella meccanica portò alla nascita
delle fabbriche e al lavoro industriale. L’introduzione di macchinari come la spinning jenny e il motore
a vapore permise una maggiore produttività e una crescita economica senza precedenti.
Contemporaneamente, la rivoluzione agricola portò cambiamenti significativi nelle tecniche di
coltivazione. L’Enclosure Movement (in particolare in Inghilterra) segnò l’inizio della
trasformazione delle terre comuni in terreni privati, favorendo l’efficienza agricola, ma anche la
disoccupazione e il dislocamento dei contadini che perderono l’accesso alle terre comuni.
-LE GUERRE DI SUCCESSIONE
Le Guerre di Successione furono una serie di conflitti che si verificarono nel settecento e che ebbero
come causa principale la morte di sovrani senza eredi diretti. La mancanza di un chiaro successore
al trono scatenò dispute per il controllo dei territori e per il mantenimento o il cambiamento degli
equilibri di potere in Europa. ​
1.​ Guerra di Successione Spagnola (1701-1714): La morte del re Carlo II di Spagna senza
eredi scatenò una lotta per la successione. Il testamento nominava Filippo d’Angiò, nipote di Luigi
XIV di Francia, ma le potenze europee temevano l’unione di Francia e Spagna. La guerra si
concluse con la Pace di Utrecht, che separò i troni di Francia e Spagna, ma confermò Filippo V
come re di Spagna.
​ 2.​ Guerra di Successione Polacca (1733-1738): Questa guerra scoppiò dopo la morte del re
di Polonia Augusto II. La disputa per la sua successione coinvolse la Francia, che appoggiava il
candidato Stanislao Leszczyński, e l’Austria, che sosteneva il figlio di Augusto II, Augusto III. La
guerra si concluse con la vittoria dell’Austria e l’assegnazione del trono a Augusto III.
​ 3.​ Guerra di Successione Austriaca (1740-1748): La morte dell’imperatrice Carolina
d’Austria senza un erede maschio scatenò la guerra per il controllo dei territori asburgici. La Prussia,
la Francia e altri paesi si opposero alla successione della figlia Maria Teresa, ma alla fine riuscì a
mantenere il trono con l’aiuto della Gran Bretagna, stabilendo nuovi equilibri politici in Europa.
In tutte queste guerre, le alleanze tra le potenze europee si formavano e si rompevano a seconda
degli interessi geopolitici.
-GUERRA DEI 7 ANNI
La Guerra dei Sette Anni (1756-1763) fu un conflitto globale che coinvolse le principali potenze
europee e si combatté su più fronti in Europa, Nord America e India. Le cause principali risiedevano
nelle rivalità coloniali e nelle dispute territoriali. La Gran Bretagna, alleata con la Prussia, si oppose
alla coalizione formata da Francia, Austria e Russia, che cercava di limitare l’espansione britannica e
prussiana.
In Europa, la Prussia di Federico II si distinse per le sue capacità militari, riuscendo a fronteggiare gli
attacchi della coalizione nemica. Nel frattempo, in Nord America, il conflitto venne conosciuto come
la Guerra Franco-Indiana, dove la Gran Bretagna cercava di espandere il proprio dominio contro la
Francia. La guerra si concluse con la vittoria della Gran Bretagna, che consolidò il proprio controllo
sulle colonie nordamericane e divenne la principale potenza coloniale del periodo. La Francia perse
gran parte dei suoi territori in Nord America, segnando la fine della sua egemonia nella regione.
-RIVOLUZIONE AMERICANA E GUERRA D’INDIPENDENZA 1775-83
La Rivoluzione Americana (1775-1783) ebbe origine dal crescente malcontento delle colonie
americane contro l’oppressione fiscale e politica della Gran Bretagna. A partire dal Sugar Act
(1764), che impose tasse sullo zucchero e su altri beni importati, e dal Stamp Act (1765), che
obbligava i coloni a pagare tasse su documenti legali, giornali e altri prodotti stampati, le colonie
cominciarono a protestare contro le tasse imposte senza il loro consenso. Queste leggi, insieme al
Tea Act (1773), che concedeva un monopolio sulla vendita del tè alla compagnia britannica delle
Indie Orientali, furono percepite come ingiustizie da parte della popolazione americana. La reazione
più celebre fu il Boston Tea Party (1773), un atto di protesta in cui i coloni gettarono il tè nel porto di
Boston per protestare contro il Tea Act. Questo evento segnò un punto di non ritorno, con il governo
britannico che rispose con leggi più severe, che aumentarono ulteriormente il malcontento.
Nel 1775, le tensioni sfociarono nella guerra di indipendenza, che vide i coloni americani sollevarsi
contro la Gran Bretagna. Durante il conflitto, le colonie formarono un esercito continentale, sotto la
guida di George Washington, un militare di grande capacità che sarebbe poi diventato il simbolo della
lotta per l’indipendenza. Le battaglie più significative si svolsero tra il 1775 e il 1781, con il supporto
decisivo della Francia, che fornì truppe e risorse alla causa americana, soprattutto dopo la vittoria
decisiva di Yorktown nel 1781.
La guerra si concluse nel 1783 con il Trattato di Parigi, che riconobbe ufficialmente l’indipendenza
delle colonie americane, ponendo fine al dominio britannico sulla regione.
Con l’indipendenza ottenuta, gli Stati Uniti d’America nacquero come una nuova nazione. La
Costituzione degli Stati Uniti, adottata nel 1787, stabilì un sistema di governo basato sui principi della
libertà e della democrazia, influenzato dalle idee dell’Illuminismo, che promuovevano i diritti
naturali, l’autodeterminazione e la separazione dei poteri.
-George Washington, diventato il primo presidente degli Stati Uniti nel 1789, consolidò
l’indipendenza della nuova nazione e ne segnò l’inizio del percorso verso una nazione democratica e
indipendente.
-LA RIVOLUZIONE FRANCESE (1789-1799) fu uno degli eventi più significativi della
storia moderna, che cambiò per sempre non solo la Francia, ma anche l’intera Europa. Essa nacque
da una combinazione di fattori economici, sociali e intellettuali. La Francia, sotto il regno di LUIGI
16esimo , era in grave crisi economica, con enormi debiti causati dalle guerre, come la guerra di
indipendenza americana, e dalle spese della corte reale. La nobiltà e il clero godevano di privilegi
enormi, mentre la classe media (la borghesia) e i contadini soffrivano per le pesanti tasse e la
povertà. Inoltre, le idee dell’Illuminismo, che promuovevano i diritti naturali, la libertà e l’uguaglianza,
cominciavano a diffondersi, alimentando il desiderio di cambiamento.
La Rivoluzione Francese iniziò nel 1789 a causa di una serie di problemi sociali, economici e
politici. La Francia, pur essendo una delle potenze più forti dell'epoca, era in gravi difficoltà
finanziarie. Il re Luigi XVI aveva accumulato enormi debiti a causa delle guerre, tra cui il sostegno
alla Rivoluzione Americana, e il popolo soffriva per le alte tasse e la fame, soprattutto nelle zone
rurali. La nobiltà e il clero avevano privilegi economici e politici, mentre il terzo stato, che
comprendeva la borghesia, i contadini e i lavoratori, subiva pesanti oppressioni.
Il 14 luglio 1789, un episodio emblematico della Rivoluzione si verificò con la presa della
Bastiglia, una prigione simbolo della monarchia assoluta, che fu vista come una manifestazione
di ribellione popolare contro l’autorità monarchica. Questo segno di disordine portò alla convocazione
degli Stati Generali, un'assemblea che si doveva riunire per cercare di risolvere la crisi finanziaria del
paese. Nel 1792, la monarchia francese venne definitivamente abbattuta, e LUIGI 16 fu
giustiziato il 21 gennaio 1793, insieme alla sua famiglia. La Francia proclamò la Repubblica e
abbandonò definitivamente il sistema monarchico. Con la creazione della Repubblica, la Francia
entrò in un periodo turbolento, durante il quale si sviluppò un clima di paura e violenza, noto come il
Regime del Terrore. Questo periodo (1793-1794) fu caratterizzato dall’uso della ghigliottina come
strumento di esecuzione pubblica, e migliaia di sospetti nemici della rivoluzione furono giustiziati. Il
regime del terrore fu gestito principalmente dai giacobini, un gruppo radicale che voleva difendere
la rivoluzione da ogni minaccia interna ed esterna.
I giacobini, guidati da Maximilien Robespierre, volevano una repubblica che fosse fondata sui
principi di uguaglianza, libertà e fraternità, ma per realizzare questi ideali erano disposti a usare la
violenza per eliminare chiunque fosse visto come una minaccia per il nuovo ordine. Robespierre,
infatti, divenne la figura centrale di questo periodo, sostenendo che solo la paura e il terrore
avrebbero garantito la sopravvivenza della rivoluzione. La rivoluzione continuò fino al 1799,
quando si verificò un colpo di stato che portò Napoleone Bonaparte al potere. Nel 1799,
Napoleone rovesciò il governo del Direttorio e instaurò un nuovo regime chiamato Consolato,
diventando primo console della Francia. La sua ascesa segnò la fine della rivoluzione, ma al
contempo rappresentò anche una prosecuzione dei suoi principi, poiché Napoleone riformò le
istituzioni francesi e stabilì leggi che garantivano i diritti civili e la libertà di religione. Napoleone,
infatti, non annullò i progressi fatti dalla rivoluzione, come l’abolizione dei privilegi nobiliari e la
creazione di un codice civile che garantiva l’uguaglianza davanti alla legge (il Codice
Napoleonico). Tuttavia, divenne progressivamente un dittatore, con il potere assoluto concentrato
nelle sue mani, e nel 1804 si autoproclamò Imperatore dei Francesi. La fine di Napoleone nel
1815, dopo la sua sconfitta a Waterloo, segnò l'inizio della Restaurazione. Durante questo
periodo, la monarchia fu restaurata in Francia con il ritorno della dinastia dei Borboni. Luigi XVIII,
fratello di Luigi XVI, salì al trono e cercò di stabilire un equilibrio tra le conquiste rivoluzionarie e la
monarchia. La Restaurazione (1814-1830) rappresentò un tentativo di riportare la Francia a una
monarchia costituzionale, ma non fu un periodo stabile, poiché ci furono conflitti tra le forze
monarchiche e quelle che sostenevano i principi della rivoluzione. La Rivoluzione Francese non finì
con la Restaurazione o con l’ascesa di Napoleone, ma la sua portata cambiò il corso della storia.
Essa segnò la fine del sistema monarchico assoluto, stabilendo la Repubblica e creando le basi per
una nuova organizzazione sociale e politica, ispirata ai principi di uguaglianza e libertà. Inoltre, la
rivoluzione diffondeva i valori democratici in tutta Europa e nel mondo.
-LA RESTAURAZIONE
Dopo la fine del dominio napoleonico, la Restaurazione cercò di ripristinare l’ordine precedente alla
Rivoluzione, ma le tensioni tra monarchici e liberali non cessarono. Nel 1830, una nuova rivoluzione
scoppiò, portando all’abdicazione di Carlo X e all’instaurazione della Monarchia di Luglio sotto Luigi
Filippo, un re che cercò di conciliare la monarchia con alcune richieste liberali e popolari. Tuttavia,
anche questo regime non fu stabile e la Francia continuò a vivere un periodo di cambiamento, che
culminò nelle successive rivoluzioni e guerre che segnarono l’Europa nel XIX secolo.
In sintesi, la Rivoluzione Francese segnò la fine della monarchia assoluta e il passaggio verso un
sistema politico più democratico, anche se il processo fu turbolento e segnato da violenze e
instabilità. Il periodo della rivoluzione e dell’età napoleonica trasformò profondamente la Francia e
influenzò tutta l’Europa, portando nuove idee politiche, sociali ed economiche che avrebbero
plasmato la storia moderna.
Napoleone, quindi, può essere visto come un prodotto della rivoluzione, che ne ha proseguito alcune
conquiste, ma al contempo ha preso il potere in modo autoritario, mettendo fine alle libertà
conquistate dai rivoluzionari. La sua ascesa segnò la fine della rivoluzione in senso politico, ma le
idee rivoluzionarie continuarono a influenzare la politica europea e mondiale.
LA FIGURA DI NAPOLEONE E ROBESPIERRE
-Maximilien Robespierre è una delle figure più complesse della rivoluzione. Originariamente un
avvocato e un sostenitore dei diritti umani, diventò il leader del Comitato di Salute Pubblica e il
principale artefice del Regime del Terrore. Era convinto che la violenza fosse necessaria per
difendere la rivoluzione dalle forze reazionarie interne ed esterne. Tuttavia, la sua crescente paranoia
e il suo autoritarismo portarono alla sua caduta, e fu arrestato e giustiziato nel 1794, segnando la fine
del periodo del Terrore. - Napoleone Bonaparte è un protagonista fondamentale della rivoluzione
francese e una delle figure più complesse e influenti della storia europea e mondiale. Nato in
Corsica nel 1769, proveniva da una famiglia modesta di nobiltà provinciale. La sua carriera
militare, iniziata come ufficiale d'artiglieria nell'esercito francese, fu segnata da un rapido ascesa
grazie alle sue straordinarie capacità strategiche e al contesto della Rivoluzione Francese, che aveva
messo in crisi l'assetto tradizionale della Francia. Con il suo coraggio e la sua abilità in battaglia,
Napoleone divenne un eroe nazionale, consolidando sempre più il suo potere, soprattutto dopo la
sua vittoria in Italia e in Egitto. Nel 1799, dopo un colpo di stato, Napoleone rovesciò il governo del
Direttorio e divenne Primo Console della Repubblica Francese, una carica che gli permise di
esercitare un controllo quasi assoluto sul governo. Nel 1804, con la proclamazione dell'Impero,
Napoleone divenne Imperatore dei Francesi, sancendo la fine della Repubblica e l'inizio di un regime
autoritario. Pur essendo un uomo di grande cultura e un riformatore, il suo governo fu caratterizzato
da una centralizzazione del potere, e il suo stile di governo si avvicinò sempre più a quello di un
monarca assoluto, seppur sotto una nuova veste. Nel corso del suo impero, Napoleone riformò
profondamente la Francia e i territori da lui conquistati. Il Codice Napoleonico, che stabiliva leggi civili
basate sull'uguaglianza e sulla razionalità, divenne uno degli aspetti più duraturi della sua eredità.
Inoltre, abolì i privilegi della nobiltà, istituzioni feudali e la Chiesa, garantendo la libertà religiosa e la
separazione tra Stato e Chiesa. Le sue conquiste militari furono straordinarie e permisero a
Napoleone di dominare gran parte dell'Europa. Tuttavia, la sua ambizione espansionistica lo portò a
entrare in conflitto con le potenze europee, dando origine a una serie di guerre, note come le Guerre
Napoleoniche. Nonostante alcuni successi, come la battaglia di Austerlitz, la sua invasione della
Russia nel 1812 fu un disastro, segnando l'inizio del declino del suo impero. Dopo la sua abdicazione
nel 1814, a seguito di una serie di sconfitte militari, Napoleone fu esiliato sull'isola di Elba, ma tornò
in Francia per un breve periodo di cento giorni, prima di essere definitivamente sconfitto a Waterloo
nel 1815. Dopo la sconfitta, fu esiliato sull'isola di Sant'Elena, dove morì nel 1821. La figura di
Napoleone è complessa e controversa: da un lato è stato visto come un riformatore che ha portato
stabilità e modernizzazione, dall'altro come un dittatore che ha ridotto le libertà individuali e ha
portato il continente in un periodo di guerre devastanti. La sua eredità è stata duratura, influenzando
le leggi, le politiche e le strutture di potere in tutta Europa, e il suo nome rimane un simbolo di
ambizione, conquista e trasformazione.

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