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Copyleft
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dà consigli legali: leggi le avvertenze.
Il copyleft o talvolta permesso d'autore[1] o lascito d'autore[2]
indica un modello di gestione del diritto d'autore contrapposto al
copyright e basato su un sistema di licenze attraverso le quali
l'autore (in quanto detentore originario dei diritti sull'opera)
indica ai fruitori dell'opera che essa può essere utilizzata, diffusa
e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune
condizioni essenziali. Si tratta di un metodo generico per rendere
un programma (o altro lavoro) libero ed imporre che tutte le
modifiche e versioni estese del programma siano anch'esse
software libero. Il copyleft può essere applicato ad una
moltitudine di opere, che spaziano dal software alle opere
letterarie, dai video alle opere musicali, dalle banche dati alle
fotografie.
La c processors dentro un cerchio è
il simbolo del copyleft.
Nella versione pura e originaria del copyleft (cioè quella riferita
all'ambito informatico) la condizione principale obbliga i fruitori
dell'opera, nel caso vogliano distribuire l'opera modificata, a farlo sotto lo stesso regime giuridico (e
generalmente sotto la stessa licenza). In questo modo, il regime di copyleft e tutto l'insieme di libertà da esso
derivanti sono sempre garantiti ad ogni pubblicazione[3].
Questo termine, in un senso non strettamente tecnico-giuridico, può anche indicare generalmente il
movimento culturale che si è sviluppato sull'onda di questa nuova prassi in risposta all'irrigidirsi del modello
tradizionale di copyright[4].
Il copyleft è un concetto molto vasto; ci sono molti modi di completare i dettagli. Nel Progetto GNU, le
specifiche condizioni di distribuzione che utilizziamo sono contenute nella Licenza Pubblica Generica GNU.
La Licenza Pubblica Generica GNU è spesso chiamata, in breve, GNU GPL.
Esempi di licenze copyleft per il software oltre alla GNU GPL sono la GNU LGPL, per altri ambiti.
Etimologia
Il termine copyleft, secondo alcune fonti, è venuto da un messaggio contenuto nel Palo Alto Tiny BASIC, una
versione libera del linguaggio BASIC scritta da Li-Chen Wang alla fine degli anni settanta e derivata dal Tiny
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BASIC. Il listato dei programmi conteneva le frasi
"@COPYLEFT" e "ALL WRONGS RESERVED" (TUTTE LE
INGIUSTIZIE RISERVATE), giochi di parole su "copyright" e
"all rights reserved" (tutti i diritti riservati), frase comunemente
usata nelle dichiarazioni di copyright.
Richard Stallman afferma che la parola viene da Don Hopkins, il
quale gli mandò una lettera nel 1984 o 1985, nella quale era
scritto: "Copyleft — all rights reversed." (Copyleft — tutti i diritti Le prime nove righe del codice
rovesciati.[5]) sorgente di Tiny BASIC per il
processore Intel 8080 scritto da Li-
L'espressione è un gioco di parole sul termine copyright, nel Chen Wang, professore all'università
quale la parola right, che significa "diritto" (in senso legale), di Palo Alto (1976).
viene invertita con left, che vuol dire "ceduto"; giocando sul
secondo significato delle parole, si può notare come right (ovvero
"destra") viene scambiata con left ("sinistra") anche nel logo. Inoltre left è il participio passato del verbo to
leave, che significa "lasciare", "abbandonare": in questo modo vi è un ulteriore gioco di parole sul rilasciare i
diritti invece che riservar(seli), benché Stallman rigetti questa interpretazione.
Alcuni leggono nella parola left un riferimento agli ambienti culturali che tradizionalmente si battono contro i
diritti di autore - cioè a quelli di sinistra - in avversione a quelli che tradizionalmente ne sono i difensori -
quelli di destra. A sostenere questa interpretazione ha contribuito l'attivismo politico di Stallman.
All'inizio degli anni settanta è stato usato nei Principia Discordia il termine copyleft con la notazione "All
Rights Reversed", la cui pronuncia assomiglia a "All Rights Reserved"; il significato letterale è Tutti i diritti
rovesciati, ma ha un suono simile alla frase Tutti i diritti riservati (con l'eccezione di reversed, che pure è un
anagramma di reserved. Può essere stata questa la fonte di ispirazione di Hopkins o di altri).
Ci sono problemi nel dare una definizione al termine "copyleft" per la controversia che lo caratterizza. Il
termine, creato come un'affascinante contro-parte del termine "copyright", originariamente un sostantivo,
indica il tipo di licenza pubblicata sotto la GNU General Public License ideata da Richard Stallman come
parte del lavoro della Free Software Foundation. Quindi "il tuo programma è coperto da copyleft" è quasi
sempre considerato come un programma pubblicato sotto licenza GPL. Quando viene usato come verbo in
inglese, ma intraducibile in italiano, come nella frase "he copylefted his most recent version", è più difficile
trovare una definizione adatta in quanto può riferirsi ad una qualsiasi delle molte licenze simili, collegandosi
così all'idea presente nell'immaginario collettivo del "diritto di copia". Si faccia riferimento alla prossima
sezione per ulteriori dettagli in merito.
Storia
Il concetto di copyleft nacque negli anni '80 mentre Richard Stallman stava lavorando ad un interprete per
Lisp. La ditta Symbolics chiese di poter utilizzare l'interprete Lisp e Stallman accettò di fornire loro una
versione di pubblico dominio della sua opera. Symbolics estese e migliorò l'interprete Lisp, ma quando
Stallman volle accedere ai miglioramenti che Symbolics aveva apportato al suo interprete, Symbolics rifiutò.
Così Stallman, profondamente segnato dall'evento, nel 1984 iniziò a lavorare per sradicare questo tipo di
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comportamento e cultura inclini al software proprietario. Questo
tipo di comportamento fu definito dallo stesso Stallman:
"accaparramento del software" (in inglese "software hoarding").
Dal momento che Stallman riteneva improbabile, a breve
termine, eliminare le norme in materia di copyright e le
ingiustizie che esse permettevano di compiere, fondò l'ormai
celebre associazione Free Software Foundation (FSF) e decise di
lavorare all'interno dell'ambito delle leggi vigenti creando una
sua propria licenza, la GNU General Public License (GNU
GPL), la prima licenza di tipo copyleft. Per la prima volta il
detentore del copyright poteva, se lo desiderava, assicurare che il
massimo numero di diritti si trasferisse in maniera perpetua agli
utenti del programma, a prescindere da quali modifiche sarebbero Richard Stallman, fondatore del
progetto GNU
successivamente state apportate da chiunque al programma
originale. Questo trasferimento di diritti non si applica a
chiunque, ma solo a chi ha ottenuto il programma. L'etichetta di licenza di tipo copyleft venne adottata
successivamente.
Richard Stallman descrisse il concetto di copyleft nel Manifesto GNU, nel 1985:
«GNU non si trova nel dominio pubblico. Tutti avranno il permesso di modificare e ridistribuire GNU, ma
a nessuno sarà permesso di restringere la sua ulteriore ridistribuzione. In poche parole: la modifica
proprietaria non è permessa. Voglio essere sicuro che tutte le versioni di GNU rimangano libere.»
Tempo dopo, un altro programmatore di fondamentale importanza si unì al "movimento GNU": Linus
Torvalds, padre del programma Linux. Ancora oggi la visione della Free Software Foundation è chiara:
«Nel Progetto GNU, la nostra intenzione è dare a tutti gli utenti la libertà di ridistribuire e modificare
software GNU. Se l'intermediario potesse rimuoverne la libertà, il nostro codice potrebbe forse essere
"usato da molti utenti", ma non renderebbe liberi questi ultimi. Così, invece di pubblicare il software
GNU come dominio pubblico, utilizziamo il copyleft. Il copyleft significa che chiunque distribuisca il
software, con o senza modifiche, deve accompagnarlo con la libertà di ulteriori copie o modifiche. Il
copyleft garantisce che ogni utente sia libero.»
Descrizione
Il copyleft altro non è che una modalità di esercizio del diritto d'autore che sfrutta i principi di base del diritto
d'autore non per controllare la circolazione dell'opera bensì per stabilire un modello virtuoso di circolazione
dell'opera, che si contrappone al modello detto proprietario. Il copyleft non potrebbe dunque esistere al di
fuori del complesso delle norme sul diritto d'autore[6].
Una licenza basata sui principi del copyleft trasferisce a chiunque possegga una copia dell'opera alcuni dei
diritti propri dell'autore. Inoltre consente la redistribuzione dell'opera stessa solo se tali diritti vengono
trasferiti assieme ad essa. Fondamentalmente, questi diritti sono le quattro "libertà fondamentali"[7] indicate
da Stallman:
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▪ Libertà 0 - Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo.
▪ Libertà 1 - Libertà di studiare il programma e modificarlo. (L'accesso al codice
sorgente è un prerequisito.)
▪ Libertà 2 - Libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il
prossimo.
▪ Libertà 3 - Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i
miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. (L'accesso al
codice sorgente è un prerequisito.)
Un programma è software libero se la licenza consente tutte queste libertà. La redistribuzione delle copie,
con o senza modifiche, può avvenire gratis o a pagamento. Essere liberi di fare queste cose significa (tra
l'altro) che non bisogna chiedere o pagare nessun permesso.
Reciprocità
Le licenze copyleft sono anche conosciute come licenze reciproche: ci si aspetta che tutti i modificatori di
un'opera con licenza copyleft reciprochino l'azione dell'autore di concedere in licenza copyleft il software e
qualsiasi derivato che potrebbero aver creato.
Invece di far cadere un lavoro nel pubblico dominio dove nessuno può reclamarne il diritto d'autore il copyleft
permette agli autori di imporre restrizioni sull'uso del loro lavoro.[8]
Una delle maggiori restrizioni del copyleft è che i lavori derivati devono essere pubblicati a loro volta con
licenza copyleft. Tutti devono beneficiare liberamente del lavoro che altri hanno svolto precedentemente ma
ogni modifica a questo lavoro deve comunque beneficiare tutti quanti.
Le licenze copyleft includono normalmente condizioni aggiuntive intese ad eliminare possibili impedimenti
per l'uso libero, la distribuzione e la modifica delle copie, come:
▪ assicurarsi che la licenza copyleft non possa essere revocata;
▪ assicurarsi che il lavoro e le sue versioni derivate siano distribuite in una forma che
ne faciliti le modifiche (per esempio nel caso del software questo equivale a
richiedere la distribuzione del codice sorgente e che la compilazione di questi possa
avvenire senza impedimenti di sorta, quindi chiedendo la distribuzione anche di
tutti gli script e i comandi utilizzati per tale operazione);
▪ assicurarsi che il lavoro modificato sia accompagnato da una descrizione per
identificare tutte le modifiche apportate all'opera originaria mediante manuali
utente, descrizioni, ecc.
Più comunemente, queste licenze copyleft, per avere qualche tipo di efficacia, hanno bisogno di usare in
modo creativo le regole e le leggi che disciplinano le proprietà intellettuali, per esempio quando si tratta della
legge sul copyright (che è il caso principale) tutte le persone che in qualche modo hanno contribuito al lavoro
protetto dal copyleft devono divenire co-detentori del copyright di quel lavoro ed allo stesso tempo rinunciare
ad alcuni dei diritti garantiti dal copyright, per esempio: rinunciare al diritto di essere l'unico distributore
delle copie di tale lavoro. Va inoltre evidenziato che, nel diritto d'autore italiano, l'assenza di una firma per
accettazione da parte dell'utente può creare problemi di validità giuridica, analogamente a quanto accade per
altri modelli di gestione "aperta" del diritto d'autore come Creative Commons e a quanto accade per le
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licenze proprietarie.
La licenza non deve essere altro che un metodo per raggiungere gli scopi del copyleft; la licenza dipende
dalle leggi che governano le proprietà intellettuali e poiché queste leggi possono essere differenti in diversi
paesi, allora la licenza può essere differente a seconda del paese in cui è applicata in modo da adattarsi al
meglio alle leggi locali. Per esempio in alcuni stati può essere accettabile la vendita di software senza
garanzia (come indicato negli articoli 11 e 12 della licenza GNU GPL versione 2.0), mentre in altri, come in
molti stati europei, non è possibile non fornire nessuna garanzia su un prodotto venduto, per queste ragioni
l'estensione di queste garanzie sono descritte in molte licenze di copyleft europee (vedere la licenza CeCILL
(PDF). URL consultato il 7 marzo 2020 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2010), una licenza che permette l'uso della
GNU GPL – art. 5.3.4 della licenza CeCILL – in combinazione con una garanzia limitata – art. 9).
L'ideologia
Lo stesso argomento in dettaglio: M:Free knowledge based on Creative Commons licenses/it.
Per molte persone, il copyleft è una tecnica che usa il copyright come mezzo per sovvertire le restrizioni,
tradizionalmente imposte con il copyright, allo sviluppo e alla diffusione della conoscenza. Secondo questo
approccio, il copyleft è in primo luogo uno strumento di un'operazione su vasta scala che ha come obiettivo
quello di eliminare permanentemente tali restrizioni.
Nonostante "copyleft" non sia un termine legale, è visto dai sostenitori come uno strumento giuridico
all'interno del dibattito politico e ideologico sulle opere d'ingegno. Alcuni vedono il copyleft come un primo
passo per liberarsi da ogni tipo di legge sul copyright. Il software nel pubblico dominio, senza una protezione
come il copyleft, è vulnerabile. Gli sviluppatori non avrebbero restrizioni alla diffusione e vendita di forme
binarie prive di documentazione e del codice sorgente. Se le leggi sul copyright fossero abolite in toto, non ci
sarebbe modo di far valere una licenza copyleft, ma ne diminuirebbe anche la necessità (eccetto per quanto
riguarda il software hoarding).
Il copyleft è "virale"?
Viene talvolta utilizzata per le licenze copyleft la locuzione licenze virali di copyright, spesso da coloro che
sentono di riceverne un danno, poiché ogni lavoro derivato da uno copyleft deve utilizzare la stessa licenza. In
particolare i lavori copyleft non possono essere incorporati legalmente in altri che non vengono distribuiti
senza sorgente, come la maggior parte dei prodotti commerciali, senza il permesso specifico degli autori; di
conseguenza il loro utilizzo nell'industria è pesantemente limitato al solo uso interno. Esiste però un
paradosso evidenziato dai sostenitori del BSD[9][10][11] secondo cui un lavoro o un codice concesso su
licenza BSD non-copyleft viene assorbito in un lavoro o codice GPL copyleft senza però che il lavoro
originale ne possa beneficiare mentre allo stesso tempo quest'ultima viene definita come la più libera delle
licenze.
Il termine virale implica una propagazione paragonabile a quella del virus biologico attraverso un intero
organo di cellule simili o corpi di specie simili. Nel contesto di contratti o licenze con valore legale, virale si
riferisce a qualsiasi cosa che si diffonda automaticamente "attaccandosi" a qualcos'altro, indipendentemente
dal fatto che ciò costituisca valore aggiunto al prodotto o meno.
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