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FILOSOFIAE

Thomas Hobbes, primo teorico dello Stato moderno, sviluppa una filosofia politica che giustifica un potere centralizzato per garantire sicurezza e pace, partendo dalla sua concezione dello stato di natura come una guerra di tutti contro tutti. John Locke, fondatore dell'empirismo moderno e del pensiero liberale, critica l'innatismo e propone una nuova visione della società basata sulla tolleranza e sul consenso, definendo i limiti del potere sovrano e il diritto alla proprietà. Entrambi i filosofi influenzano profondamente la teoria politica, affrontando questioni di giustizia, diritti e il ruolo della religione nello Stato.

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FILOSOFIAE

Thomas Hobbes, primo teorico dello Stato moderno, sviluppa una filosofia politica che giustifica un potere centralizzato per garantire sicurezza e pace, partendo dalla sua concezione dello stato di natura come una guerra di tutti contro tutti. John Locke, fondatore dell'empirismo moderno e del pensiero liberale, critica l'innatismo e propone una nuova visione della società basata sulla tolleranza e sul consenso, definendo i limiti del potere sovrano e il diritto alla proprietà. Entrambi i filosofi influenzano profondamente la teoria politica, affrontando questioni di giustizia, diritti e il ruolo della religione nello Stato.

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SINTESI

Il primo teorico dello Stato moderno

Thomas Hobbes (1588-1679) è vissuto in tempi tormentati da guerre e rivoluzioni, riflettendo


sulle quali ha sviluppato la prima teoria politica sullo Stato moderno. Come precettore di
giovani aristocratici ha compiuto tre viaggi in Europa, entrando in contatto con Cartesio a cui
rivolge le Terze obiezioni alle Meditazioni e forse anche con Galileo e acquisendo una
conoscenza diretta degli sviluppi delle scienze e della matematica.

In esilio a Parigi durante la rivoluzione inglese, interviene nel dibattito politico e pubblica nel
1642 la parte finale del suo sistema: gli Elementi di filosofia. Il cittadino (De cive). Al suo
ritorno in Inghilterra, nel biennio 1650-1651, dà alle stampe la versione inglese del De cive e
il Leviatano, cui fanno seguito il Il corpo (1655) e L'uomo (1658), che completano gli
Elementi di filosofia. Dopo la restaurazione della monarchia si ritira a studiare, ma deve
difendersi per il resto della vita dalle accuse di ateismo, eresia, apologia della tirannia,
divenendo, fino alla riscoperta della sua importanza nel XIX secolo, una sorta di autore
maledetto.

4 La scienza della politica

La filosofia politica di Hobbes si fonda su un metodo deduttivo per affermare un modello


normativo che sostenga la necessità di un potere centralizzato e legittimi il principio
dell'obbedienza per assicurare la sicurezza, la pace e il benessere dei sudditi.

Il fondamento della politica è la concezione di uno stato di natura, in cui gli uomini sono
uguali: mossi dall'istinto di autoconservazione, sperimentano i medesimi impulsi aggressivi e
vitali egoistici per l'affermazione di sé e il conseguimento del piacere. Essi hanno diritto a
tutto, perché non esistono norme che li limitino.

Questa uguaglianza genera una lotta per la sopravvivenza, una guerra di tutti contro tutti che
crea paura e insicurezza generalizzate, spingendo gli uomini a temere i loro simili,
condizione espressa da Hobbes attraverso l'espressione homo homini lupus. D'altro

canto, il diritto naturale alla sopravvivenza

- l'unico diritto naturale che Hobbes riconosce

muove gli uomini a cercare la sicurezza e la

pace attraverso la ragione che può immaginare

strategie per uscire da questa condizione

terribile. La ragione, infatti, scopre alcuni


dettami razionali e basati sul calcolo dell'utile

che Hobbes indica come leggi di natura, le

uniche e vere regole di una filosofia morale, che

permettono il passaggio dallo stato di natura

a quello civile:

la prima e fondamentale di queste leggi impone agli uomini di ricercare la pace.

da questa prima legge deriva la norma razionale che impone di costituire un potere forte in
grado di garantire sicurezza, pace e benessere;

⚫ dalla stessa legge deriva anche la necessità di rispettare i patti, per superare sospetti e
diffidenza reciproci.

Da ragione e paura nasce così la spinta verso la creazione dello Stato, una struttura
artificiale creata da un patto reciproco tra gli individui, che cedono i loro diritti delegando al
sovrano un uomo o un'assemblea il potere e il diritto di governarli. Il potere sovrano che
nasce da questo patto ha secondo Hobbes tre caratteri:

è irrevocabile, poiché i sudditi non hanno il potere di revocare I patti: l'atto di soggezione al
sovrano non dipende infatti dal patto di unione tra sudditi, ma crea un vincolo di obbedienza
non revocabile, dal quale resta escluso solo il diritto Inalienabile e individuale alla vita;

è indivisibile, poiché i poteri fondamentali del sovrano fare la guerra, applicare la giustizia,
fare le leggi sono effettivi solo se riuniti nella stessa persona;

è assoluto, perché una volta istituito decide le leggi civili, determinando che cosa è giusto o
ingiusto, e detiene il monopolio della forza.

5 Etica, diritti e religione

Le teorie di Hobbes mettono radicalmente in discussione i concetti di giusto e ingiusto. In


definitiva è la legge civile che decide quando un'azione è da considerarsi ingiusta o quali
siano i principi morali della società. L'unico limite del potere sovrano viene alla luce se
fallisce lo scopo della nascita dello Stato: garantire pace, sicurezza e benessere. I sudditi,
infatti, conservano un margine di libertà e alcuni diritti inalienabili, tutti riconducibili al diritto
alla vita. Sono libertà innocue» per lo Stato, che non mettono in crisi il principio di
obbedienza o la stabilità delle istituzioni:

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il primo è il diritto di proprietà, che nasce con le leggi civili, ma può essere revocato dal
sovrano in nome dell'utilità comune;
seguono alcuni diritti soggettivi - che poi si ritrovano nella teoria dei diritti umani -tra cui la
tutela della propria vita e diverse forme di resistenza al potere (come il diritto a non
testimoniare contro se stessi o l'obiezione alla guerra). In tutti questi casi, però, Hobbes
sostiene che il sovrano conserva una supremazia: se ne ha la forza può imporre il proprio
volere al sudditi senza infrangere le norme.

Hobbes riflette anche sul ruolo della religione, sottolineando che la Chiesa è il potere che
può maggiormente favorire la sedizione e quindi la disgregazione dello Stato. Egli afferma
perciò che la soluzione migliore è ricondurre il potere spirituale sotto il controllo di quello
politico. Per favorire questa soluzione procede a smitizzare i contenuti religiosi: in particolare
riduce il pensiero cristiano a due sole proposizioni fondamentali:

Gesù è figlio di Dio;

il potere religioso non è stato istituito da Gesù.

Il fine del cristianesimo è quindi solo

di rigenerazione spirituale, mentre la conversione al cristianesimo del re ha eliminato la


contrapposizione tra potere religioso e potere civile.

























Un filosofo impegnato: dalla politica alla filosofia

Fondatore dell'empirismo moderno, John Locke (1632-1704) si è impegnato nel definire limiti
e condizioni di possibilità della conoscenza ed è considerato il padre del pensiero liberale. Il
tema unificante delle sue ricerche è l'uso della ragione come guida nel vari aspetti
dell'esistenza: conoscenza, morale, religione e politica.

Dopo una formazione tradizionale a Oxford, Locke si trova coinvolto nelle vicende politiche
Inglesi. Dal 1667 lavora al servizio di lord Anthony Ashley Cooper, aderendo al partito whig,
divenendo un sostenitore della tolleranza e opponendosi all'assolutismo. Coinvolto
direttamente nella "gloriosa rivoluzione", ne diviene il principale teorico politico pubblicando
tra il 1689 e il 1690 i suoi più importanti scritti: il Saggio sull'intelletto umano, | Due trattati sul
governo e la Lettera sulla tolleranza.

Dopo la rivoluzione, si dedica agli studi, partecipa al dibattito politico e religioso con La
ragionevolezza del cristianesimo (1693) e propone una pedagogia moderna nei Pensieri
sull'educazione (1693).

2 I nodi della riflessione lockiana

I principali argomenti della riflessione principale di Locke sono:

trovare per la società che sta nascendo in Inghilterra nuove regole di convivenza, basate
sulla tolleranza, per costruire un nuovo sistema di relazioni;

affrontare le questioni politiche attraverso una ridefinizione del ruolo della ragione, seguendo
una prospettiva inaugurata da Hobbes per identificare la fondazione giuridica dello Stato;

⚫ mostrare i limiti del puro e semplice richiamo alla tradizione, utilizzando l'indagine
gnoseologica nella lotta militante contro gli atteggiamenti irrazionali, superstiziosi o fanatici
che alimentano le controversie politiche e religiose.

GUARDA!

Audiosintesi

In questa prospettiva, il primo libro del Saggio sull'intelletto umano è dedicato alla critica
all'innatismo, al fine di individuare una legge di natura che possa fondare il nuovo ordine
sociale. Locke porta varie accuse all'innatismo logico e pratico e alle concezioni fondate
sulla tradizione e il consenso tra gli uomini:

tradizione e consenso sono in realtà fatti empirici, che nascondono l'obiettivo di Impedire
l'uso critico della ragione;

combattere l'innatismo ha una valenza etica e politica, poiché aiuta a disinnescare le lotte tra
fazioni;
è possibile trovare un fondamento oggettivo delle norme morali attraverso la ragione come
facoltà discorsiva e conciliarlo con il pluralismo, affidandosi alla tolleranza; esistono varie
prove etnologiche, psicologiche, morali, teologiche - che

dimostrano la pluralità delle regole logiche

e pratiche, dei valori morali, del modo di

concepire Dio.

3 Mente, linguaggio, conoscenza

Dopo la critica dell'innatismo Locke si dedica all'analisi del funzionamento della mente (o
spirito), esaminando il processo della conoscenza a partire dalle idee, che indicano ogni
oggetto del pensiero. Esse hanno due fonti, la sensazione e la riflessione - ossia la
percezione che l'intelletto ha delle proprie operazioni attraverso un senso interno e si
imprimono nell'intelletto, che come

un foglio bianco registra questo materiale dell'esperienza: le idee semplici. In seguito,


l'intelletto è in grado di attivarsi e attraverso una serie di procedimenti combinazione, esame,
confronto, astrazione forma le idee complesse, che si suddividono in:

• idee di modi, ossia stati dipendenti da altre realtà, creati con la composizione e la
ripetizione di idee semplici. Così nascono per esempio le idee di spazio e moto, o di omicidio
e gratitudine;



Idee di relazione, che attraverso la comparazione o l'associazione creano rapporti tra enti,
come l'idea di causa ed effetto;

Idee di sostanza, che sono il fondamento delle altre due, e che Locke definisce come
qualcosa che sussiste di per sé.

L'idea di sostanza nasce per associazione di idee semplici percepite alle quali viene
attribuita un'essenza comune sconosciuta. Cosi, per esempio, si formano l'idea di corpo e
quella di spirito, che in realtà sono collezioni di altre idee.

L'essenza della sostanza è al di fuori dei limiti della conoscenza: questa deve considerare i
corpi come collezioni di qualità, che possono essere ricercate e scoperte dalle scienze
naturali attraverso l'esperienza. Possiamo invece conoscere le essenze nominali, ossia i
nomi che assegniamo a più oggetti attraverso collegamenti basati sul lavoro empirico e sul
linguaggio. Quest'ultimo è lo strumento che ci consente di indicare le idee attraverso dei
segni e di formare i termini generali delle specie come uomo, fiore, tavolo per categorizzare
le cose e indicare le caratteristiche comuni a più individui, ottenute dall'intelletto attraverso
l'astrazione.
L'impossibilità di conoscere le essenze reali delle sostanze è spiegata da Locke anche
analizzando la nozione di anima: per lui si deve abbandonare la nozione di identità
individuale e concentrarsi sull'intuizione Immediata di sé come coscienza, che tiene unite le
esperienze attraverso il mutare del tempo. La definizione di una coscienza senza sostanza è
un esempio del rifiuto della metafisica di Locke, che inaugura il modo moderno di concepire
il soggetto.

Nell'ultimo libro del Saggio, Locke descrive le forme della conoscenza, che ha per oggetto
non la realtà, ma le idee e alcuni dei loro nessi: tali limiti ci devono spingere alla prudenza.

Riguardo alla conoscenza certa, Locke la restringe a tre realtà:

l'io, che conosciamo attraverso un'intuizione;

Dio, del quale possiamo dimostrare l'esistenza a partire dal principio di causalità;

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la realtà del mondo delle cose esterne, D ci appare immediata e attuale attraverso
sensazione.

La gran parte delle nostre conoscenze appartengono invece al campo della probabilità, che
possiamo indagare attraver la filosofia. I due criteri fondamentali della conoscenza probabile
sono la conformità con l'esperienza e la testimonianza altrui, su cu si basano scienze come
la fisica o la storia. II compito del filosofo è allora chiarire l'uso dell'intelligenza e
accompagnare lo sviluppo delle scienze.

4 Tolleranza e fede

Neppure la fede, secondo Locke, si sottrae al controllo della ragione. Essa si occupa delle
verità superiori alla ragione, ma non è in contraddizione con quest'ultima; bisogna anzi
promuovere un'interpretazione del cristianesimo conforme alla ragione, rivelando che il vero
nucleo del messaggio cristiano sono alcuni valori razionali e che cristianesimo insegna il
rispetto della libertà dell'individuo.

Dal punto di vista gnoseologico, la fede è un terzo dominio della conoscenza, superiore alla
probabilità e fondata sulle conoscenze certe della rivelazione, ossia sulla testimonianza
proveniente da Dio.

Per Locke, i problemi della religione nascono dal fanatismo. L'unica arma per combatterli è
la tolleranza, che deve respingere le pretese delle singole confessioni, definendo un confine
tra le funzioni di Stato e Chiesa e mostrando che l'essenza del cristianesimo sono la carità,
la ricerca della pace, la libertà della coscienza. In nome di questi valori, gli unici esclusi dalla
tolleranza sono i cattolici e gli atei.

5 La teoria politica
La teoria politica di Locke compare nei Due trattati sul governo, che nascono nel pieno della
lotta po contratto volontario e sul consenso, che viene considerata l'origine
dell'individualismo

politico e del pensiero liberale.

All'origine sta una concezione nuova dello stato di natura, condizione prepolitica che Locke
ricostruisce attraverso una deduzione razionale, a partire dall'analisi della natura umana, di
osservazioni empiriche e della rivelazione.

In questa condizione primitiva non esistono norme positive, ma gli uomini sono liberi, uguali,
spinti all'autoconservazione. Hanno il diritto di punire e sono limitati da una legge di natura
razionale, che si basa su alcuni dettati come tutelare la vita o ricercare la pace. In questa
società naturale, per procurarsi la sopravvivenza nasce la proprietà privata, che deriva dal
lavoro. Essa è per Locke legittima, sia nelle società primitive sia in quelle più progredite, pur
se con alcune differenze. Le basi naturali della proprietà rimangono valide anche quando
nasce lo Stato, e garantiscono l'autonomia degli individul contro gli eccessi del potere.

Nello stato di natura possono crearsi condizioni di instabilità relative alla cooperazione, alla
sicurezza, a un'applicazione illimitata del diritto individuale di punire che spingono a cercare
di ristabilire le condizioni originarie dello stato di natura. La nascita dello Stato avviene così:

prima, attraverso la creazione della società politica da parte degli individul, attraverso un
contratto volontario;

poi, con il trasferimento allo Stato di alcuni diritti in particolare, il potere di limitare la libertà
individuale e il diritto di punire, che lo trasformano nello strumento per realizzare il dettato
naturale.

Per svolgere questo compito, lo Stato articola I suoi poteri in legislativo, esecutivo e

federativo. Questi poteri sono tenuti separati, si limitano a vicenda e sono esercitati grazie al
mantenimento del consenso. Nel caso in cui la legge civile dello Stato entri in conflitto con i
principi del diritto naturale, la ribellione contro le decisioni della maggioranza è lecita e la
disobbedienza è legittima.
5 Ragione e politica

Gilluministi sono da un lato gli eredi della evoluzione teorica della scienza politica del
Seicento e dall'altro precursori di temi, concetti e linguaggio utilizzati durante la rivoluzione
francese.

Tra le principali teorie politiche di questa et c'è quella di Montesquieu, padre del moderno
costituzionalismo. Dopo aver cnticato i costumi e le istituzioni francesi nelle Lettere persiane,
Montesquieu analizza le trasformazioni delle civiltà mettendo a fuoco l'interazione tra fattori
antropologici, strutture sociali e condizioni ambientali, che insieme costituiscono lo "spirito
delle leggi". Le tesi fondamentali del suo pensiero politico sono:

la teoria delle forme di governo (repubblica, monarchia, dispotismo) ognuna dotata di una
propria struttura o natura;

un'analisi dei principi dominanti in ogni forma di governo (rispettivamente virtù, onore e
paura);

la tesi che i caratteri del governo moderato siano la libertà politica e il bilanciamento dei
poteri;

la tesi che la forma più adeguata all'ideale del governo moderato sia la monarchia
costituzionale e rappresentativa.

Voltaire si fa inizialmente promotore di una riforma della monarchia francese ispirata al


modello inglese. Il suo obiettivo finale è lo stesso di Montesquieu, il governo delle leggi.
Contro le tendenze democratiche e la sovranità popolare proposta da Rousseau, sostiene la
difesa dei diritti civili e delle libertà Individuali. Egli non propone un modello politico definito,
ma appoggia di volta in volta le forze che ritiene possano garantire progetti

di riforme civili, la tolleranza e la convivenza pacifica.

Dopo la crisi del 1759, nascono posizioni più radicali aperte alla democrazia e agli ideali
repubblicani, sostenute da Helvétius, d'Holbach e Diderot. Questi affermano la necessità di
ridurre le disuguaglianze; condannano la schiavitù e il colonialismo e sostengono il diritto
alla rivolta degli oppressi.

Infine, la corrente politica utopista si divide tra:

I teorici del comunismo che propongono la regolamentazione dell'economia e

l'uguaglianza sociale ed economica, Influenzando le correnti socialiste e anarchiche


ottocentesche;

I sostenitori di progetti cosmopolitici o di pace universale, come Kant.


Uno dei temi più dibattuti è infine quello della tortura e della pena di morte, a cui il milanese
Cesare Beccaria dedica Del delitti e delle pene (1764), che ottiene ampia risonanza a livello
europeo. Lavorando nel gruppo riunito attorno al periodico II Caffè, Beccaria propone:

l'idea che la tortura viola la dignità della persona e non è uno strumento affidabile per
raggiungere la verità;

una concezione razionale e non violenta del diritto penale, sostenendo che la pena di morte
sia contraria all'utilità pubblica e al principio di proporzionalità della pena;

la tesi che l'effetto di deterrenza contro I crimini debba essere affidato a pene proporzionali e
certe e alla prevenzione.
1 La critica della civiltà

Nato a Ginevra nel 1712, Jean-Jacques Rousseau abbandona la sua città da adolescente;
dopo aver vagabondato per alcuni anni, svolgendo attività diverse, glunge a Parigi, dove
collabora all'Enciclopedia. Nel 1749 decide di partecipare a un bando accademico e l'anno
successivo scrive il Discorso sulle scienze e sulle arti (1750), che vince il concorso.
Rousseau vi espone la tesi secondo cui il processo di incivilimento è causa della
degenerazione morale dell'uomo, dato che arte e scienza nascondono la realtà di ingiustizia
e di servitù di una società che ha perduto virtù e semplicità.

2 L'origine della disuguaglianza

Nel 1755, rispondendo a un altro bando, Rousseau pubblica il Discorso sull'origine e sul
fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini, che ricostruisce attraverso ipotesi storiche e
antropologiche le varie fasi di evoluzione della società e dell'uomo.

Rousseau spiega che non è l'uomo a essere malvagio: nello stato di natura l'uomo vive in
una condizione molto simile agli animali, isolato e disperso, cercando di soddisfare i propri
bisogni vitali. In questa epoca senza tempo né storia la sua esistenza è dominata dalle
passioni dell'amor di sé e della pietà.

Tuttavia, poiché la natura umana è perfettibile, inizia una prima forma di civilizzazione
(quella più felice): la società nascente, simile a quelle incontrate tra i "selvaggi". L'uomo si
allontana dall'innocenza originaria e, a causa di fattori ambientali, stabilisce le prime
relazioni sociali, collabora in varie attività, comunica attraverso il linguaggio. Ogni
trasformazione richiede un tempo lunghissimo.

Infine, in epoca neolitica, la metallurgia e l'agricoltura favoriscono l'instaurarsi della divisione


del lavoro, della proprietà e delle disuguaglianze, attuando il passaggio alla società civile. La
formazione della proprietà diviene il principale fattore di discordia. Per contenere i conflitti, i
ricchi impongono un patto

GUARDA!

Audiosintesi

iniquo che istituisce le leggi e la società civile, legittimando la proprietà e la disuguaglianza.


Le passioni dominanti divengono quelle egoistiche: 'amor proprio e il bisogno di
riconoscimento, che spingono gli uomini a voler apparire diversi da quelli che sono creando
un'identità Inautentica che li rende infelici.

Nel 1758 la Lettera a d'Alembert sugli spettacoli radicalizza le divergenze con gli illuministi e
fa emergere la rivalità con Voltaire. L'estraneità rispetto alla società e alla cultura del
philosophes emerge nella contrapposizione tra il teatro classicista di corte e la festa
popolare, che esprime la comunione sentimentale immediata di una comunità vivente. I
philosophes fraintendono la critica di Rousseau alla civiltà, anche a causa delle oscillazioni
del suo pensiero tra un pessimismo radicale e le prospettive di cambiamento politico,
pedagogico e morale.
3 La società giusta

11 Contratto sociale (1762) propone un modello politico ideale come alternativa allo sviluppo
distorto della civiltà presente, per realizzare sul piano del diritto un ordine giusto basato sulla
libertà e l'uguaglianza, che consenta a tutti una vita virtuosa e felice. Il discorso teorico di
Rousseau propone come forma di Stato la democrazia, per costruire la quale:

il patto di unione crea un corpo politico e morale, basato sull'assoluta reciprocità di impegno
tra i cittadini;

ogni membro è contemporaneamente cittadino, in quanto partecipa da uguale al potere


sovrano, e suddito, in quanto è uguale nell'obbedienza alle leggi che ha contribuito a
formulare. Inoltre, è civilmente libero dalla dipendenza personale da altri;

la sovranità coincide con la volontà generale del coresecutiva è delegata dalla sovranità
popolare al governo e deve solo applicare e far rispettare le leggi;

la forma di governo per la repubblica ideale è preferibilmente un'assemblea di magistrati


designati con criteri meritocratici.

// contratto sociale trasforma gli individui in cittadini; ma l'uomo moderno civilizzato


sperimenta ancora una scissione esistenziale tra patriottismo e cosmopolitismo, tra la
solidarietà con i suoi concittadini e affermazione di valori universali. Rousseau affronta
questo dilemma proponendo una religione civile capace di conciliare la morale dell'uomo con
la virtù politica del cittadino. Esiste infatti una contraddizione teorica di fondo nel progetto
politico rousseauiano, tra l'impostazione contrattualistica basata sull'interesse e la tradizione
repubblicana della virtù civile come partecipazione attiva alla vita pubblica. Limitando il suo
modello teorico ideale a piccole comunità, Rousseau propone per gli uomini che vivono in
grandi stati un modello pedagogico che tenti di riconciliare uomo e cittadino.

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