Decreto
Decreto
VISTA la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante “Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri”;
VISTO il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante il “Testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” (di seguito,
Testo unico dell’immigrazione), e, in particolare, l’articolo 3 che, al comma 1, definisce la procedura
di adozione, su base triennale, del “documento programmatico relativo alla politica dell'immigrazione
e degli stranieri nel territorio dello Stato, che è approvato dal Governo e (…) emanato (…) con decreto
del Presidente della Repubblica”, nonché, al comma 4, prevede che, con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, “sono annualmente definite (…), sulla base dei criteri generali individuati nel
documento programmatico, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per
lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo (…)”;
VISTO, altresì, l’articolo 21 del predetto Testo unico dell’immigrazione, concernente la
“Determinazione dei flussi di ingresso”, il quale prevede, al comma 1, che i decreti del Presidente del
Consiglio dei ministri, adottati ai sensi del sopra citato articolo 3, comma 4, del medesimo Testo unico
dell’immigrazione, nello stabilire le quote massime di stranieri ammessi nel territorio dello Stato,
“prevedono restrizioni numeriche all'ingresso di lavoratori di Stati che non collaborano
adeguatamente nel contrasto all'immigrazione clandestina o nella riammissione di propri cittadini
destinatari di provvedimenti di rimpatrio”;
VISTO il decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, recante “Misure urgenti in materia di semplificazioni
fiscali e di rilascio del nulla osta al lavoro, Tesoreria dello Stato e ulteriori disposizioni finanziarie e
sociali”, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2022, n. 122, e, in particolare, il Titolo III,
Capo I, concernente le “Misure per la semplificazione delle procedure di rilascio del nulla osta al
lavoro e delle verifiche di cui all'articolo 30-bis, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica
31 agosto 1999, n. 394”, nonché, nell’ambito del citato Titolo III, gli articoli 42 e 43;
VISTO il decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante “Disposizioni urgenti in materia di flussi di
ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare”,
convertito, con modificazioni, dalla legge 5 maggio 2023, n. 50;
VISTO, in particolare, l’articolo 1 del citato decreto-legge n. 20 del 2023, rubricato “Misure per la
programmazione dei flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri”, il quale, ai commi 1 e 2, prevede
che, “per il triennio 2023-2025 (…), le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello
Stato per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e lavoro autonomo, sono
definite, in deroga alle disposizioni dell’articolo 3” del citato Testo unico dell’immigrazione, con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i Ministri competenti per materia, gli iscritti al
registro di cui all’articolo 42, comma 2, del predetto Testo unico dell’immigrazione, nonché il
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentita
la Conferenza unificata e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, che, ove non
si esprimano entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, il decreto è comunque adottato;
VISTO, altresì, il comma 3 del predetto articolo 1 del decreto-legge n. 20 del 2023, il quale stabilisce
che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato ai sensi dei sopra citati commi 1 e 2
dell’articolo 1 del decreto-legge n. 20 del 2023 indica anche “i criteri generali per la definizione dei
flussi di ingresso che devono tenere conto dell'analisi del fabbisogno del mercato del lavoro effettuata
dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, previo confronto con le organizzazioni dei lavoratori
e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale”;
VISTI, altresì, i commi 5 e 5-bis del citato articolo 1 del decreto-legge n. 20 del 2023, i quali prevedono
che, “al fine di prevenire l'immigrazione irregolare”, con i decreti del Presidente del Consiglio dei
ministri, adottati ai sensi del medesimo articolo, “sono assegnate, in via preferenziale, quote riservate
ai lavoratori di Stati che, anche in collaborazione con lo Stato italiano, promuovono per i propri
cittadini campagne mediatiche aventi ad oggetto i rischi per l'incolumità personale derivanti
dall'inserimento in traffici migratori irregolari” e che con i medesimi decreti “possono essere
assegnate quote dedicate ad apolidi e a rifugiati riconosciuti dall'Alto Commissariato delle Nazioni
Unite per i rifugiati o dalle autorità competenti nei Paesi di primo asilo o di transito”;
VISTO, infine, il comma 5-ter del richiamato articolo 1 del decreto-legge n. 20 del 2023, il quale
introduce il comma 1-bis all’articolo 27 del citato Testo unico dell’immigrazione, che prevede che “Al
di fuori delle quote” di ingresso e soggiorno indicate di cui all’articolo 3, comma 4, del medesimo
Testo unico “(…) possono essere autorizzati l'ingresso e il soggiorno per lavoro subordinato, anche a
carattere stagionale, di stranieri cittadini di Paesi con i quali l'Italia ha sottoscritto intese o accordi
in materia di rimpatrio”;
VISTO il decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante “Disposizioni urgenti in materia di ingresso
in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi
migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali”, convertito,
con modificazioni, dalla legge 9 dicembre 2024, n. 187, e, in particolare, l’articolo 2-bis, comma 1,
lettera a), che ha esteso la durata temporale della disciplina derogatoria prevista dal citato articolo 1,
comma 1, del decreto-legge n. 20 del 2023, anche per il triennio 2026-2028;
VISTO, altresì, l’articolo 1, comma 1, lettera d), del citato decreto-legge n. 145 del 2024, che ha
modificato l’articolo 9-bis, comma 1, lettera a), del Testo unico sull’immigrazione, per cui “Lo
straniero, titolare di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da
altro Stato membro dell'Unione europea e in corso di validità può chiedere di soggiornare sul
territorio nazionale per un periodo superiore a tre mesi, al fine di esercitare: a) un'attività economica
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
in qualità di lavoratore subordinato o autonomo, ai sensi degli articoli 5, comma 3-bis, 22 e 26” del
Testo unico dell’immigrazione “al di fuori delle quote di cui all'articolo 3, comma 4,” del medesimo
Testo unico;
VISTO l’articolo 1, comma 1, lettera f), n. 6, del citato decreto-legge n. 145 del 2024, che ha
modificato l’articolo 24, comma 10, del Testo unico sull’immigrazione, sopprimendo le parole “nei
limiti delle quote di cui all'articolo 3, comma 4” e, per l’effetto, “Il lavoratore stagionale, che ha
svolto regolare attività lavorativa sul territorio nazionale per almeno tre mesi, al quale è offerto un
contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, può chiedere allo sportello unico
per l'immigrazione la conversione del permesso di soggiorno in lavoro subordinato” al di fuori delle
quote previste dal presente decreto;
VISTO il decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante “Disposizioni urgenti in materia di
cittadinanza”, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2025, n. 74, e, in particolare,
l’articolo 1-bis, comma 1, che ha inserito, all’articolo 27 del Testo unico dell'immigrazione, il comma
1-octies, il quale consente l’ingresso e il soggiorno per lavoro subordinato, al di fuori delle quote
previste dal presente decreto, allo straniero residente all'estero, discendente di cittadino italiano e in
possesso della cittadinanza di uno Stato di destinazione di rilevanti flussi di emigrazione italiana,
individuato con decreto del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto
con i Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali;
TENUTO CONTO, inoltre, delle esigenze di specifici settori produttivi nazionali che richiedono
lavoratori autonomi per particolari settori imprenditoriali e professionali;
VISTA la comunicazione prot. n. 35/2887 del 23 giugno 2025, con cui il Ministero del lavoro e delle
politiche sociali ha trasmesso l'analisi del fabbisogno del mercato del lavoro effettuata dal medesimo
Ministero, previo confronto con le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente
rappresentativi sul piano nazionale;
VISTA la nota n. 53 del 9 gennaio 2025, con la quale il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio dei ministri ha invitato tutti gli enti e le associazioni iscritte al predetto registro di cui
all'articolo 42, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n, 286, ad inviare propri contributi ai
fini della programmazione dei flussi di ingresso legale in Italia dei lavoratori stranieri per il triennio
2026-2028;
SENTITO il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, che ha trasmesso il documento intitolato
“Dalla migrazione da offerta alla migrazione da domanda” del 30 gennaio 2025;
VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del______;
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
SENTITA la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
ACQUISITO il parere delle competenti Commissioni del Senato della Repubblica e della Camera dei
deputati, reso, rispettivamente, in data____________;
SENTITI i Ministri dell'interno; degli affari esteri e della cooperazione internazionale; del lavoro e
delle politiche sociali; dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste; e del turismo;
VISTA la deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella seduta del_________;
DECRETA
CAPO I
DEFINIZIONI E CRITERI
ART. 1
Definizioni
1. Ai fini del presente decreto, si intendono per:
a) «Testo unico dell’immigrazione» il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante “Testo
unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero”;
b) «decreto-legge n. 20 del 2023» il decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante “Disposizioni
urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e
contrasto all'immigrazione irregolare”, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 maggio
2023, n. 50;
c) «decreto-legge n. 145 del 2024» il decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante “Disposizioni
urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime
di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi
procedimenti giurisdizionali”, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 dicembre 2024, n.
187;
d) «quote» il numero massimo di ingressi di cittadini di Paesi terzi nel territorio dello Stato per
motivi di lavoro, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, del Testo unico dell’immigrazione;
e) «altre industrie» l’insieme dei gruppi di attività di cui ai codici da 16 a 22 e da 26 a 33 della
classificazione ISTAT delle attività economiche ATECO 2025;
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
f) «altri servizi» l’insieme dei gruppi di attività di cui ai codici K, 61, 62, 63, M e 68 della
classificazione ISTAT delle attività economiche ATECO 2025;
g) «servizi turistici» le attività ricomprese nei gruppi di attività ATECO nn. 55 (alloggi), 56
(attività dei servizi di ristorazione) e 79 (attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour
operator e servizi di prenotazione e attività connesse).
ART. 2
Criteri comuni
1. Ai sensi dell’articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 20 del 2023, la determinazione dei flussi di
ingresso di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato nel triennio 2026-2028 per lavoro
subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale e per lavoro autonomo, sia nell'ambito delle
quote sia al di fuori di esse, avviene in base ai seguenti criteri:
a) correlazione tra l’entità dei flussi di ingresso e il fabbisogno del mercato del lavoro rilevato
dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in base a una programmazione, in logica
incrementale nel triennio, coerente con la capacità di accoglienza e di inserimento dei
lavoratori stranieri nelle comunità locali;
b) estensione dei settori economici considerati nella programmazione dei flussi di ingresso
individuati sulla base dell’analisi del fabbisogno del mercato del lavoro. I settori indicati
ricomprendono divisioni e gruppi di attività secondo la classificazione ISTAT delle attività
economiche ATECO 2025;
c) potenziamento degli strumenti di formazione nei Paesi di origine dei lavoratori stranieri per
promuovere il loro ingresso, allo scopo di agevolarne l'integrazione e di incrementarne la
professionalità;
d) incentivazione di modalità di collaborazione, anche mediante accordi e intese comunque
denominati, con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori verso l’Italia volti a
facilitare la migrazione regolare e a contrastare quella irregolare;
e) incentivazione degli ingressi di lavoratori con alta qualificazione professionale;
f) sostegno agli ingressi per lavoro di apolidi e rifugiati riconosciuti dall'Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i rifugiati o dalle autorità competenti nei Paesi di primo asilo o di
transito.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
ART. 3
Criteri specifici per i flussi di ingresso nell'ambito delle quote
1. La determinazione delle quote per il triennio 2026-2028 per le causali di ingresso stabilite dal Testo
unico dell’immigrazione, dal decreto-legge n. 20 del 2023 e dal decreto-legge n. 145 del 2024
avviene, oltre che secondo i criteri dell'articolo 2, anche sulla base dei seguenti criteri:
a) previsione, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, del decreto-legge n. 20 del 2023, di quote
preferenziali riservate ai lavoratori di Stati che, anche in collaborazione con lo Stato
italiano, promuovono per i propri cittadini campagne mediatiche aventi ad oggetto i rischi
per l’incolumità personale derivanti dall'inserimento in traffici migratori irregolari,
conformemente ad accordi o intese comunque denominati conclusi in materia con l'Italia,
commisurando tali quote agli ingressi effettivamente avvenuti a tale titolo nel triennio
precedente;
b) mantenimento di una quota specifica per gli addetti al settore dell'assistenza familiare;
c) previsione di ingressi in Italia, per motivi di lavoro autonomo, di lavoratori che hanno
almeno un ascendente fino al terzo grado cittadino o ex cittadino italiano e che sono
residenti in Venezuela o in uno degli ulteriori Paesi individuati dal decreto del Ministro
degli affari esteri e della cooperazione internazionale di cui all’articolo 27, comma 1-octies,
del Testo unico dell’immigrazione.
ART. 4
Criteri specifici per gli ingressi al di fuori delle quote
1. Gli ingressi consentiti dalla legge al di fuori delle quote sono regolati per il triennio 2026-2028,
oltre che secondo le disposizioni di cui all'articolo 2, anche sulla base dei seguenti criteri:
a) favorire nel triennio 2026-2028 l’incremento degli ingressi al di fuori delle quote;
b) previsione, ai sensi dell'articolo 1, comma 5-ter, del decreto-legge n. 20 del 2023, di ingressi
per lavoro subordinato, anche a carattere stagionale, di cittadini di Paesi con i quali l'Italia
ha sottoscritto intese o accordi in materia di rimpatrio;
c) potenziamento, ai sensi dell'articolo 23, commi 1 e 2-bis, del Testo unico
dell’immigrazione, come modificati dall’articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 20 del
2023, delle attività di istruzione e formazione professionale e civico-linguistica organizzate
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
nei Paesi di origine e conseguente aumento degli ingressi dei lavoratori stranieri, apolidi
rifugiati, riconosciuti dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati o dalle
autorità competenti nei Paesi di primo asilo o di transiti, che abbiano completato tali attività;
d) valorizzazione dei percorsi di studio e di formazione di cittadini stranieri in Italia, anche
mediante la conversione, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, secondo periodo, del Testo unico
dell’immigrazione, come modificato dall’articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 20 del
2023, in permessi di soggiorno per motivi di lavoro, al di fuori delle quote, dei permessi
rilasciati per motivi di studio e formazione;
e) promozione di un intervento legislativo volto a disciplinare ingressi per lavoro subordinato
non stagionale nel settore dell'assistenza familiare a favore di persone con disabilità, come
definite ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 3 maggio 2024,
n. 62, o a favore di persone grandi anziane, come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera
b), del decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29.
CAPO II
QUOTE DI INGRESSO
ART. 5
Ingressi complessivi nell’ambito delle quote
1. Sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro
autonomo, i cittadini stranieri residenti all'estero entro le seguenti quote complessive:
a) 164.850 unità per l'anno 2026;
b) 165.850 unità per l'anno 2027;
c) 166.850 unità per l'anno 2028.
ART. 6
Ingressi nell'ambito delle quote per lavoro subordinato non stagionale e per lavoro autonomo
1. Sono ammessi in Italia, nell'ambito delle quote complessive indicate all'articolo 5, per motivi di
lavoro subordinato non stagionale nei settori: agricoltura, silvicoltura e pesca; industrie alimentari,
delle bevande e del tabacco; industrie tessili, dell'abbigliamento e calzature; industrie metallurgiche
e dei prodotti in metallo; altre industrie; costruzioni; commercio all’ingrosso e al dettaglio; servizi
di alloggio e ristorazione; servizi turistici; servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio; servizi
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
operativi di supporto alle imprese e alle persone; sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati;
altri servizi e di lavoro autonomo, cittadini stranieri residenti all'estero entro le seguenti quote:
a) 76.850 unità per l'anno 2026, di cui 76.200 per lavoro subordinato non stagionale e 650 per
lavoro autonomo;
b) 76.850 unità per l'anno 2027, di cui 76.200 per lavoro subordinato non stagionale e 650 per
lavoro autonomo;
c) 76.850 unità per l'anno 2028, di cui 76.200 per lavoro subordinato non stagionale e 650 per
lavoro autonomo.
2. Nell’ambito delle quote indicate al comma 1, per ciascun anno, tenuto conto della cooperazione in
essere in ambito migratorio e tenuto conto, altresì, di accordi con Paesi che promuovono, anche in
collaborazione con lo Stato italiano, campagne mediatiche aventi ad oggetto i rischi per
l'incolumità personale derivanti dall’inserimento in traffici migratori irregolari, sono ammessi in
Italia, nell’ambito di specifici accordi di cooperazione, per motivi di lavoro subordinato non
stagionale, nei settori di cui al comma 1, cittadini dei seguenti Paesi:
a) lavoratori subordinati non stagionali cittadini di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-
Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d'Avorio, Ecuador, Egitto, El Salvador,
Etiopia, Filippine, Gambia, Georgia, Ghana, Giappone, Giordania, Guatemala, India,
Kirghizistan, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria,
Pakistan, Perù, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan,
Thailandia, Tunisia, Ucraina, Uzbekistan: 25.000 unità nel 2026, 25.000 unità nel 2027 e
25.000 unità nel 2028;
b) lavoratori subordinati non stagionali cittadini di Paesi con i quali nel corso del triennio
entrino in vigore accordi di cooperazione in materia migratoria: 18.000 unità nel 2026,
26.000 unità nel 2027 e 34.000 unità nel 2028.
3. È inoltre consentito l'ingresso in Italia, nell'ambito delle quote indicate al comma 1, di:
a) lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea
diretta di ascendenza, entro le seguenti quote:
1. 50 unità nel 2026 per lavoro autonomo, di cui 10 residenti in Venezuela e 40 residenti
negli ulteriori Paesi individuati dal decreto del Ministro degli affari esteri e della
cooperazione internazionale di cui all’articolo 27, comma 1-octies, del Testo unico
dell’immigrazione;
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
2. 50 unità nel 2027 per lavoro autonomo, di cui 10 residenti in Venezuela e 40 residenti
negli ulteriori Paesi individuati dal decreto del Ministro degli affari esteri e della
cooperazione internazionale di cui all’articolo 27, comma 1-octies, del Testo unico
dell’immigrazione;
3. 50 unità nel 2028, per lavoro autonomo, di cui 10 residenti in Venezuela e 40 residenti
negli ulteriori Paesi individuati dal decreto del Ministro degli affari esteri e della
cooperazione internazionale di cui all’articolo 27, comma 1-octies, del Testo unico
dell’immigrazione;
b) apolidi e rifugiati riconosciuti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati o
dalle autorità competenti nei Paesi di primo asilo o di transito, entro le seguenti quote:
1. per il 2026, 320 unità, di cui 300 per lavoro subordinato e 20 per lavoro autonomo;
2. per il 2027, 320 unità, di cui 300 per lavoro subordinato e 20 per lavoro autonomo;
3. per il 2028, 320 unità, di cui 300 per lavoro subordinato e 20 per lavoro autonomo;
c) lavoratori subordinati non stagionali nel settore dell'assistenza familiare, entro le seguenti
quote:
1. per il 2026, 13.600 unità;
2. per il 2027, 14.000 unità;
3. per il 2028, 14.200 unità.
4. È consentito, per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, l’ingresso in Italia per motivi di lavoro
autonomo, nell’ambito delle quote indicate al comma 1, di complessivi 1.500 cittadini stranieri
residenti all'estero, per n. 500 unità per ciascun anno, appartenenti alle seguenti categorie:
a) imprenditori che intendono attuare un piano di investimento di interesse per l'economia
italiana, che preveda l'impiego di risorse proprie non inferiori a 500.000 euro, nonché la
creazione almeno di tre nuovi posti di lavoro;
b) liberi professionisti che intendono esercitare professioni regolamentate o vigilate, oppure
non regolamentate ma rappresentate a livello nazionale da associazioni iscritte in elenchi
tenuti da pubbliche amministrazioni e che rilasciano un attestato di qualità dei servizi e di
qualificazione professionale dei soci;
c) titolari di cariche societarie di amministrazione e di controllo espressamente previsti dal
decreto interministeriale 11 maggio 2011, n. 850;
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
d) artisti di chiara fama o di alta e nota qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici
o privati, in presenza dei requisiti espressamente previsti dal decreto interministeriale 11
maggio 2011, n. 850;
e) cittadini stranieri che intendono costituire imprese «start-up innovative» ai sensi della
legge 17 dicembre 2012, n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e che
sono titolari di un rapporto di lavoro di natura autonoma con l'impresa.
ART. 7
Ingressi nell'ambito delle quote per lavoro stagionale
1. Nell'ambito delle quote complessive indicate all’articolo 5, sono ammessi in Italia per motivi di
lavoro subordinato stagionale nei settori agricolo e turistico, cittadini dei Paesi di cui all'articolo 6,
comma 2, lettere a) e b), residenti all’estero entro le seguenti quote:
a) 88.000 unità per l'anno 2026;
b) 89.000 unità per l'anno 2027;
c) 90.000 unità per l'anno 2028.
2. Nell'ambito delle quote indicate al comma 1, lettera a), b), e c), per ciascun anno, sono ammessi in
Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale, cittadini di Paesi indicati all’articolo 6, comma
2, lettera b), con i quali nel corso del triennio entrino in vigore accordi di cooperazione in materia
migratoria: 12.600 unità nel 2026, 12.750 unità nel 2027 e 13.000 unità nel 2028.
3. Nell’ambito delle quote indicate al comma 1, per i lavoratori stranieri, cittadini dei Paesi indicati
all'articolo 6, comma 2, lettere a) e b), che abbiano fatto ingresso in Italia per prestare lavoro
subordinato stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti e per i quali il datore di lavoro
presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale, sono riservate le
seguenti quote:
a) per il 2026, 5.000 unità;
b) per il 2027, 6.000 unità;
c) per il 2028, 7.000 unità.
4. Nell’ambito delle quote indicate al comma 1, è, inoltre, riservata prioritariamente, per il settore
agricolo, per ciascun anno del triennio 2026-2028, una quota di 47.000 unità di lavoratori stranieri,
cittadini dei Paesi indicati all'articolo 6, comma 2, lettere a) e b), le cui istanze di nulla osta
all'ingresso in Italia per lavoro stagionale anche pluriennale, siano presentate dalle organizzazioni
professionali dei datori di lavoro della Confederazione nazionale coltivatori diretti, della
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Confederazione italiana agricoltori, della Confederazione generale dell'agricoltura italiana, della
Confederazione di produttori agricoli e dell’Alleanza delle cooperative italiane (Lega nazionale
delle cooperative e mutue, Confederazione cooperative italiane e Associazione generale
cooperative italiane) e Unione Nazionale Cooperative Italiane Agroalimentare. Tali organizzazioni
assumono l'impegno a sovraintendere alla conclusione del procedimento di assunzione dei
lavoratori fino all'effettiva sottoscrizione dei rispettivi contratti di lavoro, ivi compresi gli
adempimenti di comunicazione previsti dalla normativa vigente.
5. Nell’ambito delle quote indicate al comma 1, è, inoltre, riservata prioritariamente, per il settore
turistico, una quota di 13.000 unità nel 2026, 14.000 unità nel 2027 e 15.000 unità nel 2028 di
lavoratori stranieri, cittadini dei Paesi indicati all'articolo 6, comma 2, lettere a) e b), le cui istanze
di nulla osta all'ingresso in Italia per lavoro stagionale anche pluriennale, siano presentate dalle
organizzazioni professionali dei datori di lavoro più rappresentative a livello nazionale. Tali
organizzazioni assumono l'impegno a sovraintendere alla conclusione del procedimento di
assunzione dei lavoratori fino all'effettiva sottoscrizione dei rispettivi contratti di lavoro, ivi
compresi gli adempimenti di comunicazione previsti dalla normativa vigente.
CAPO III
DISPOSIZIONI SULLE PROCEDURE DI INGRESSO
ART. 8
Termini per la presentazione delle domande
1. La presentazione della richiesta di nulla osta al lavoro per gli ingressi nell’ambito delle quote di cui
agli articoli 6 e 7 è preceduta dalla fase di precompilazione dei moduli di domanda, che si svolgerà
nel periodo temporale e per la durata definiti con circolare congiunta dei Ministeri dell’interno, del
lavoro e delle politiche sociali, dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e del
turismo, sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. I termini per la presentazione delle richieste di nulla osta al lavoro per gli ingressi nell’ambito delle
quote di cui agli articoli 6 e 7 decorrono per gli anni 2026, 2027 e 2028:
a) per gli ingressi di cui all’articolo 7, relativamente al settore agricolo, dalle ore 9,00 del 12
gennaio dell’anno di riferimento, fino a concorrenza delle rispettive quote o, comunque, entro
il 31 dicembre dell’anno di riferimento. Le domande non entrate in quota decorsi sei mesi dal
31 dicembre dell’anno di riferimento, ovvero i nulla osta ai quali non è seguito il rilascio del
visto di ingresso nel medesimo termine, decadono e vengono archiviati d’ufficio;
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
b) per gli ingressi di cui all’articolo 7, relativamente al settore turistico, dalle ore 9,00 del 9
febbraio 2026 dell’anno di riferimento, fino a concorrenza delle rispettive quote o, comunque,
entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento. Le domande non entrate in quota decorsi sei mesi
dal 31 dicembre dell’anno di riferimento, ovvero i nulla osta ai quali non è seguito il rilascio
del visto di ingresso nel medesimo termine, decadono e vengono archiviati d’ufficio;
c) per gli ingressi di cui all’articolo 6, commi 2 e 3, lett. a) e b), dalle ore 9,00 del 16 febbraio
dell’anno di riferimento, fino a concorrenza delle rispettive quote o, comunque, entro il 31
dicembre dell’anno di riferimento. Le domande non entrate in quota decorsi sei mesi dal 31
dicembre dell’anno di riferimento, ovvero i nulla osta ai quali non è seguito il rilascio del visto
di ingresso nel medesimo termine, decadono e vengono archiviati d’ufficio;
d) per gli altri ingressi di cui all’articolo 6, dalle ore 9,00 del 18 febbraio dell’anno di riferimento,
fino a concorrenza delle rispettive quote o, comunque, entro il 31 dicembre dell’anno di
riferimento. Le domande non entrate in quota decorsi sei mesi dal 31 dicembre dell’anno di
riferimento, ovvero i nulla osta ai quali non è seguito il rilascio del visto di ingresso nel
medesimo termine, decadono e vengono archiviati d’ufficio.
3. Il termine procedimentale decorre dalla data di imputazione della quota.
ART. 9
Disposizioni attuative
1. Le quote per lavoro subordinato, stagionale e non stagionale, previste dal presente decreto, sono
ripartite a livello territoriale dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali coerentemente con
l’analisi del fabbisogno del mercato del lavoro e secondo le indicazioni degli Ispettorati territoriali
del lavoro, delle regioni e delle province autonome.
2. La ripartizione delle quote di cui al comma 1 è effettuata dal Ministero del lavoro e delle politiche
sociali entro dieci giorni dal decorso dei termini di presentazione delle domande di cui all’articolo
6, comma 2, lett. a), b) e c), sulla base dei dati relativi alle domande presentate, nelle date di cui
all’articolo 8, che sono comunicate dal Ministero dell’interno. Contestualmente, le quote vengono
assegnate, in modalità informatica, per ambito provinciale.
3. Trascorsi cinquanta giorni dalla data di decorrenza dei termini di cui all’articolo 8, comma 3,
qualora il Ministero del lavoro e delle politiche sociali rilevi quote significative non utilizzate tra
quelle previste dal presente decreto, può effettuarne una diversa suddivisione sulla base delle
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
effettive necessità riscontrate nel mercato del lavoro, fermo restando il limite massimo complessivo
indicato all’articolo 5.
4. Ulteriori disposizioni attuative relative all’applicazione del presente decreto sono definite, in
un’ottica di semplificazione, con apposita circolare congiunta del Ministero dell'interno, del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell'agricoltura, della sovranità
alimentare e delle foreste, del Ministero del turismo, sentito il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, che è comunicata sui siti web degli stessi anzidetti Ministeri.
5. Con la predetta circolare congiunta è, altresì, indicata la documentazione necessaria per la
dimostrazione, da parte del datore di lavoro interessato all'assunzione di lavoratori stranieri
residenti all'estero, di aver previamente esperito la verifica, presso il Centro per l'impiego
competente, dell'indisponibilità di un lavoratore presente sul territorio nazionale, ai sensi
dell’articolo 22, commi 2 e 2-bis, del Testo unico per l'immigrazione.
Il presente decreto è inviato ai competenti uffici per il controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
Roma,