SALLUSTIO
Sallustio è l’ultimo autore del periodo Cesariano/Ciceroniano
VITA
Sallustio è importante per il rilievo sulla scena politica.
Ci sono una serie di personaggi ricorrenti sulla scena politica, Cicerone, Cesare, ma Sallustio oltre ad esser
un politico è uno storiografo; scrive però un’opera con caratteristiche diverse dai commentari cesariani. E’
un populares ed è aspro oppositore nonché critico nei confronti della Nobilitas, e parteggia per gli
Optimates. Gran parte del suo successo politico e le sue ricchezze li deve all’appoggio di Cesare; dopo la
morte di Cesare Sallustio dovrà defilarsi perché senza più appoggi politiic.
86 a.C – 35 a.C. nasce ad Amiterno vicino all’Aquila da una facoltosa famiglia plebea piuttosto benestante
(non si deve pensare a patrizi = ricchi, plebei = poveri perché nella Repubblica molti plebei erano riusciti ad
accumulare ricchezze). Questo permette a Sallustio di fare gli studi a Roma e di riuscire ad essere introdotto
nella vita culturale e politica del tempo. E’ un homo novus che entra nella vita politica e simpatizza per i
Populares. Diventa questore nel 54 a.C. e tribuno della plebe nel 52aC. Essendo legato e Cesare , quando
Clodio viene ucciso da Milone, Sallustio si schiera contro Milone ed anche contro Cicerone (Cicerone aveva
scritto L’Oratio pro Tito Annio Milone -Orazione in difesa di Tito Annio Milone). Sallustio è vicino a Cesare e
ai Populares e quando viene ucciso Clodio, esponente dei Populares, ovviamente va contro Milone che ne è
stato l’uccisore.
Sallustio era molto moralista ma come tutti quelli rigidi poi commettono qualche errore; nel 50 viene
cacciato dal senato con un’accusa di immoralità e ritorna a sedere al senato solo nel 49aC grazie a Cesare.
L’accusa è di proprum (vita scostumata, vita immorale).
Dopo la vittoria di Cesare contro i pompeiani in Numidia, viene spodestato il re di quella zona, la zona
diventa una provincia e Sallustio viene messo a governare; questo non piace neanche agli stessi Populares e
ai cesariani, perchè non accettano che una persona inesperta venga messa a governare. In quella posizione
si trova ad accumulare un sacco di ricchezze, proprio lui che si era schierato contro gli Optimates e contro la
nobilitas accusata di corruzione, causa della decadenza dei costumi a Roma. Alla fine del mandato viene
accusato di malversazione. Chi lo salva di nuovo da questa accusa? Cesare. Però anche se viene salvato
Sallustion è costretto a ritirarsi a vita privata, ormai la sua vita era tempestata di scandali; si rifugia nella sua
lussuosa villa con dei giardini stupendi (Orti Sallustiani) e si dedica all’attività letteraria. Poi Cesare muore
quindi doppiamente Sallustio deve interrompere la carriera politica. Si compra anche la villa di Cesare a
Tivoli.
Muore di morte naturale lontano dai tumulti della vita politica.
Sallustio è la classica persona moralista che predica bene ma razzola male in quanto era riuscito ad
individuare tutta una serie di motivazioni della decadenza dei costumi romani ma poi lui stesso cade nelle
stesse trappole.
OPERE
Un moralista x eccellenza era stato Catone il Censore e Sallustio; ci sono delle differenze fra catone e
Sallustio, Catone scrive le sue opere quando era attivo nella vita politica, Sallustio scrive solo quando si
allontana alla vita politica e in alcuni tratti dell’opera cerca di giustificare il suo “otium” politico. In
quell’epoca c’era il filone filosofico epicureo secondo cui l’ozio era malvisto; quindi lui cerca di spiegare che
fra le azioni nobilitanti ci sono anche quelle dell’anima e dello spirito e l’opera dello storiografo è un’attività
che viene svolta nei momenti di “otium”, di contemplazione. E’ un otium produttivo.
Questo aspetto diventa il perno di alcuni suoi componimenti “De Catilinae Coniuratione” (La congiura di
catilina) e “Il bellum Jugurtinum” (la guerra contro Giugurta” – re dei numidi): sono due monografie cioè
due trattati storici che si concentrano su uno specifico momento storico. Lui sceglie questi due eventi
perché per lui servono a dare una idea precisa delle cause della decadenza dei costumi a Roma e il
momento che viene fisato come l’inizio della decadenza è la caduta di Cartagine nella terza guerra Punica
(146 a.C.). Roma è molto impegnata nel conflitto contro Cartagine e nel momento in cui Cartagine viene
sconfitta decade anche la necessità di sviluppare delle virtù eroiche che avevano anche delle implicazioni
morali, è come se dopo la sconfitta di Cartagine i Romani si fossero rilassati, sono diventati molto più ricchi,
dopo essersi impossessati dei beni di Cartagine, e questo corrompe i costumi,
La Nobilitas diventa veicolo della decadenza dei costumi, il cui emblema è Catilina, “nobili genere natus”,
nato nobile.
I primi capitoli sono dedicati alla giustificazione dell’attività storiografica; soprattutto nell’incipit del “De
Catilinae Coniuratione” viene ripresa la solita immagine del dualismo platonico, corpo e anima: il corpo ci
avvicina agli animali, ci fa cedere agli istinti più bassi, mentre l’anima al contrario ci fa avvicinare alla
componente divina, ci eleva verso l’alto. E qual è l’attività dell’uomo che permette di elevarsi verso l’alto e
raggiungere la gloria? E’ l’attività storiografica. Sallustio legittima e nobilita la storiografia e questo serve a
giustificare la sua posizione: raggiunge un doppio fine, esaltare la storiografia e giustificare il suo
allontanamento dalla vita politica.
Se osserviamo gli atteggiamenti di Catilina possiamo notare che aveva degli atteggiamenti che potevano
avvicinarlo a Cesare ma Sallustio nei suoi trattati si premura di allontanare Cesare da qualunque
accostamento a Catilina, falsando anche qualche aspetto della vita politica di Catilina.
L’opera è pervasa dal contrasto fra i contemporanei a Sallustio e il “Buon tempo antico”, posizionato prima
della sconfitta di Cartagine, caratterizzato dalla morigeratezza dei costumi; dopo arriva la decadenza di cui
Catilina è l’emblema. Sallustio fa di tutto per allontanare Catilina dalla parte eversiva, cioè dai Populares, di
cui Sallustio stesso fa parte. Catilina è un po’ il genio del male, è ambizioso e bramoso di potere, è
lussurioso, avido e superbo (altero). La Congiura di Catilina è il culmine della decadenza della Res-Publica.
Catilina ha cmq un suo fascino, ovviamente negativo. Dopo il proemio, c’è un ritratto di Catilina; per tutto lo
svolgimento della vicenda il personaggio è connotato dalla negatività, non evolve, è così fin dall’inizio della
narrazione.
L’opera si può dividere in re Excursus:
Primo excursus Archeologia in cui si delineano le cause della decadenza politica di Roma
Excursus centrale
Excursus finale in cui si delinea la grandezza di Roma
Prima fase dall’inizio della congiura fino alla seduta in Senato in cui viene messo fuori legge Catilina e poi
una seconda parte in cui si narrano gli sviluppi successivi fino alla morte di Catilina in battaglia.
L’altra opera in cui si indagano le cause della decadenza dei costumi romani e il “De Bellum Jugurtinum”
(battaglia combattuta fra il 112-105 a.C.). Giugurta aveva ottenuto il potere corrompendo i sentori romani
che erano arrivati in Africa; in questa quadro spicca la figura di Gaio Mario che riesce a sconfiggere
Giugurta. Anche in quest’opera c’è la critica antinobiliare. C’è l’avarizia della nobilitas.
“Narrare cartim” (narrare per sezioni staccate) cioè selezionare un momento particolare della storia che ha
un rilievo particolare per portare avanti una riflessione.
Se Catilina infetta la repubblica dall’interno, Giugurta la infetta dall’esterno, ma mentre Catilina viene da
subito presentato come personaggio negativo, Giugurta ha una sua evoluzione, subisce un processo di
corruzione progressivo.
Se analizzassimo gli eventi storici, quando a Roma si sceglie di muovere guerra contro Giugurta non sono i
nobili a spingere alla guerra ma sono i Populares che vogliono la guerra perchè anche loro sono attratti dalla
possibilità di ricchezza fornita dall’espansione dell’impero (anche qui Sallustio non è completamente
onesto).
Altra opera “Historiae” fatte partire dalla morte di Silla fino al 67 a.C. è giunta fino a noi in modo
frammentario. Contiene il discorso di Mario Emilio Lepido che si ribella a Silla e accusa la Nobilita di non
essere stata in grado di reagire allo strapotere di Silla che diventerà poi un tiranno, e l’epistola di Mitridate,
Re del Ponto; anche in questo caso si delineano i tratti del moralismo e pessimismo che sono tipici
dell’opera di Sallustio.
Lo stile di Sallustio è opposto allo stile Ciceroniano caratterizzato dalla concinnitas (stile pulito); lo stile di
Sallustio è l’inconcinnitas (antitesi, combinazioni di costrutti), gravitas (stile solenne), brevitas (eliminazione
di alcune parti della frase che rendono complicato il discorso), variatio; usa arcaismi, termini vecchi ma per
assurdo è un innovatore perché nessuno aveva mai usato prima questa tecnica.
Lo stile di Sallustio piacerà molto a Tacito, il più grande storiografo della letteratura latina.
“Invettiva in Cicerone” e “Invettiva in Sallustio” sono orazioni fittizie che non sono da attribuirsi a Sallustio
ma sono opere di età imperiale anche se sono state fatte confluire nel corpo delle opere sallustiane.
Sallustio è il primo grade storiografo della letteratura latina.
Leggere il Proemio del De Catlinae Coniuratione sul libro.
Un aspetto importante della civiltà antica soprattutto quella Greca: sostanziale disprezzo di tutte le attività
manuali che i greci chiamavano banausiche (attività da forno), cioè tutte le attività con cui ci si sporcava le
mani (vasai, fornai, ecc..) ed ecco perché gli schiavi facevano queste attività.
Comparare gli stili letterari di Sallustio, Cesare e Cicerone
E presente molto di frequente la costruzione di opposizioni binarie, da una parte una cosa, dall’altra un'altra
(alterum..alterum); spesso le opposizioni di vengono costruite con il chiasmo (figura retorica che consiste
nell’accostare due gruppi di parole, legate tra loro da motivi concettuali).
Omnis homines, qui sese student praestare Conviene che tutti gli uomini, che desiderano svettare sui
ceteris animalibus, summa ope niti decet, ne restanti animali, si impegnino al massimo delle loro forze
vitam silentio transeant veluti pecora, quae affinché non trascorrano la vita in silenzio come le bestie
natura prona atque ventri oboedientia finxit. che la Natura ha forgiato chini e succubi del loro ventre -
Frase retta da decet (è necessario).
Sed nostra omnis vis in animo et corpore sita Ora, ogni nostra risorse è situata nell’animo e nel corpo:
est: animi imperio, corporis servitio magis ci serviamo maggiormente della facoltà di comando
utimur; alterum nobis cum dis, alterum cum dell’anima o di quella di servire del corpo; l’una ci è in
beluis commune est. comune con gli dei, l’altra con le bestie.
Quo mihi rectius videtur ingeni quam virium Quo è un nesso relativo ma è strano che sia all’inizio di
opibus gloriam quaerere et, quoniam vita una frase (questo è un modo latino per costruite le frasi).
ipsa, qua fruimur, brevis est, memoriam Quo deve essere letto come “et is” (ea, id in funzione del
nostri quam maxume longam efficere. genere del pronome).
Quaerere vuol dire chiedere per sapere qualcosa (da cui
quesito in italiano) mentre petere invece è chiedere per
ottenere qualcosa.
E per questo fatto mi pare più retto perseguire la gloria
con le risorse dell’intelletto piuttosto che con le doti
fisiche, e, poiché la vita stessa di cui godiamo è breve, [è
più opportuno] lasciare una memoria di noi il più lunga
possibile (altro concetto legato alla storiografia; la
storiografia è qualcosa di utile); infatti, la fama delle
ricchezze e dell’aspetto esteriore è passeggera e caduca,
[mentre] la virtù è considerata illustre ed imperitura.
Esperienza storiografica di Sallustio