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Händel in Italia: Lo Stato Degli Studi

Il documento discute lo stato degli studi su Händel in Italia, evidenziando la rivalutazione del suo periodo italiano e l'interesse crescente da parte di musicologi e musicisti italiani. Si menzionano le prime pubblicazioni e conferenze sul tema, nonché il limitato repertorio händeliano in Italia fino agli anni '80, quando si è assistito a un risveglio di iniziative e studi in occasione del tricentenario della nascita del compositore. Infine, si sottolinea l'importanza delle traduzioni e delle pubblicazioni italiane che hanno contribuito a una maggiore conoscenza della musica di Händel nel contesto italiano.
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Händel in Italia: Lo Stato Degli Studi

Il documento discute lo stato degli studi su Händel in Italia, evidenziando la rivalutazione del suo periodo italiano e l'interesse crescente da parte di musicologi e musicisti italiani. Si menzionano le prime pubblicazioni e conferenze sul tema, nonché il limitato repertorio händeliano in Italia fino agli anni '80, quando si è assistito a un risveglio di iniziative e studi in occasione del tricentenario della nascita del compositore. Infine, si sottolinea l'importanza delle traduzioni e delle pubblicazioni italiane che hanno contribuito a una maggiore conoscenza della musica di Händel nel contesto italiano.
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«HÄNDEL E LE CANTATE IN LINGUA ITALIANA»

DINKO FABRIS*

HÄNDEL IN ITALIA:
LO STATO DEGLI STUDI

Parlare degli studi su «Händel in Italia» si presta ad una


molteplice interpretazione: si tratta degli studi internazionali
sul periodo trascorso da Händel in Italia oppure soltanto del-
la conoscenza che del Sassone si ha nel nostro Paese? La pri-
ma scelta è troppo ambiziosa e irrealizzabile nel contesto di
una giornata di studi; la seconda sarebbe più sbrigativa e pre-
sto risolta con una carrellata scoraggiante.
Poiché credo che lo scopo dell’iniziativa confluita in que-
sto volume consista soprattutto nel proporre un futuro lavo-
ro collettivo, in cui per la prima volta in Italia musicologi e
musicisti interessati alla musica di Händel confrontino le lo-
ro esperienze e le mettano in comune, vorrei proporre una sor-
ta di navigazione mista, che parta dalla situazione italiana e si
apra al dibattito musicologico internazionale più attuale.

* Università del Salento.


** Relazione tenuta nella «Giornata internazionale di studi: Händel in
Italia» del 26 ottobre 2005, nel corso della III edizione della rassegna «Nuo-
ve settimane di Musica Barocca in Brescia e provincia».
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276 DINKO FABRIS [2

Quando è iniziata la rivalutazione del periodo italiano di


Händel e quanto si conosce oggi in Italia? Quello che è con-
siderato il capostipite di questo settore di studi, l’articolo di
Streatfield, Handel in Italy, pubblicato in «The Musical An-
tiquary», del 1909-10, era stato preceduto da un pionieristico
lavoro italiano: Ademollo, George Friedrick Haendel in Ita-
lia (1889). Nel momento in cui appariva questo articolo, sul-
la «Gazzetta Musicale di Milano», solo alcuni musicisti italia-
ni più illuminati avevano mostrato qualche interesse per la mu-
sica del Sassone. Un grande numero di trascrizioni ed adatta-
menti fu compiuto, ad esempio, da Giuseppe Martucci negli
anni in cui era direttore del Conservatorio di Napoli, nella cui
biblioteca queste musiche si trovano tuttora1. Alessandro Lon-
go, padre della riscoperta di Domenico Scarlatti, in un suo
poemetto alla maniera dantesca del 1924, Symphonia, dedica
tuttavia a Johann Sebastian Bach un intero capitolo di 9 pagi-
ne e in un solo rigo cita «il sassone colosso» Händel2. In mol-
te biblioteche musicali italiane, pubbliche e private, compari-
vano «pezzi» del Sassone fin dalla metà del secolo XIX, ma a
parte qualche oratorio si trattava quasi esclusivamente di arie
staccate d’opera o di brani strumentali. Eppure un composi-
tore come Nino Rota non può che essere stato impressionato
dal modello di Händel quando propone come sua prima ope-
ra lirica da adulto, a Parma nel 1942, Ariodante3.

1
Cfr. HAENDEL, Giga e Minuetto. Trascrizione libera per P. F. di G.
Martucci/dalla 4. Sonata op.5. (volume Breitkopf delle sonate) per due vio-
lini, viole (ad libitum) e basso, Ms. senza data autografo Martucci; HAEN-
DEL, 5 Pezzi di G. F. Handel/trascritti per Pianoforte/da Giuseppe Martuc-
ci, Ms. senza data autografo Martucci; HAENDEL, Rondò dall’opera «Ario-
dante», trascr. per orchestra, Ms. senza data autografo Martucci; HAENDEL,
Dieci Danze antiche (2da Serie) trascritte per Pianoforte/da/Giuseppe Mar-
tucci, Ms. senza data autografo Martucci. Tutti manoscritti custoditi presso
la Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli.
2
ALESSANDRO LONGO, Symphonia¸ Napoli, L’arte pianistica, 1924, p. 63.
3 Su libretto di Ernesto Trucchi, Ariodante andò in scena al Teatro Re-

gio di Parma il 22 novembre 1942. Da notare che, avendo proposto questo


soggetto in pieno conflitto mondiale, Rota e Trucchi dovettero cambiare al-
cuni aspetti essenziali della storia musicata da Händel a Londra nel 1735:
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3] Händel in Italia: lo stato degli studi 277

Durante il periodo bellico il compositore Sassone non co-


nosce la fortuna di Bach (il cui nome era pronunciato ovvia-
mente Giovanni Sebastiano) probabilmente perché allora lo si
considerava un compositore troppo inglese.
Bisogna attendere gli anni Sessanta del secolo scorso per
trovare i primi contributi di storici della musica italiani, co-
me Adelmo Damerini, che dedica al tema «Haendel e Haydn
e i loro rapporti con l’Italia e la musica italiana del tempo»
una conferenza tenuta all’Accademia di Santa Cecilia nel
1960. Nello stesso periodo Emilia Zanetti, bibliotecaria del
Conservatorio di Santa Cecilia, interviene più volte sul tema
«Haendel e l’Italia», producendo addirittura un primo cata-
logo delle Musiche Italiane di Haendel (Zanetti, 1959-1960).
Pochi anni più tardi Mario Fabbri pubblica su «Chigiana»
(1964) il suo celebre studio su Händel a Firenze, fino a tem-
pi recenti considerato attendibile e sul quale anzi (oggi sap-
piamo, incautamente) si sono basate tutte le cronologie suc-
cessive.
A parte queste sparute presenze, ancora a lungo la musi-
cologia italiana restò assente dal dibattito internazionale su
Händel e, almeno fino alla metà degli anni 1980, ci si limitò
ad inserire qualche pagina sul Sassone in testi e manuali ge-
nerali, come La musica italiana nel Settecento di Roberto Za-
netti, o il volume di Alberto Basso, L’età di Bach e di Haen-
del della Storia della musica a cura della Società italiana di
musicologia (entrambi del 1978). Per il resto il nome di Hän-
del rimase legato, per il pubblico italiano, soprattutto alla sua
produzione strumentale mentre di tanto in tanto il suo nome
riappare in contesti inaspettati, come Piazza S. Paolo: il lar-
go di Haendel di Silvio Morelli (1979) o la più recente tra-

per esempio il protagonista, invece che inglese, è definito «paladino italia-


no», costruendo una finta etimologia derivata da Ariosto e Dante. La pre-
senza al Conservatorio di Napoli di una trascrizione di Martucci di un Rondò
dall’opera di Händel rende plausibile che Rota avesse potuto conoscerne la
musica.
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278 DINKO FABRIS [4

duzione del saggio di Stefan Zweig sulla Resurrezione (Pas-


sigli 1994).
Anche dal punto di vista delle proposte concertistiche ed
operistiche, Händel ha stentato ad entrare nel repertorio in
Italia, come dimostra lo scarno elenco di titoli allestiti dal
1940 al 1989 (Gualerzi, Libro di Sala Festival Martina Fran-
ca, 1989): le prime esecuzioni italiane sono limitate ad Aci e
Galatea (versione italiana, Firenze 1940), Sansone (Perugia
1948), Giulio Cesare (Pompei 1950), Eracle (Milano 1958),
Pastor fido (Como 1959), Orlando (Firenze 1959), Alcina
(Venezia 1960), Serse (Milano 1962), Rinaldo (Roma 1965),
Agrippina (Barga 1970), Tamerlano (Batignano 1976), Tolo-
meo (Batignano 1980), Arianna in Creta (Vercelli 1980, ma
produzione dell’Opera di Varsavia), Ariodante (Milano
1981). Anche le orchestre delle sedi di produzione della Rai
fornirono un contributo piuttosto ridotto rispetto alla in-
tensa sperimentazione di antico e contemporaneo da esse
praticate in quegli anni: Rinaldo (Rai di Roma 1947 e 1949),
Agrippina (Rai di Milano 1953), Rodelinda (Rai di Torino
1958), Aci e Galatea (Rai di Torino 1959), Sansone (Rai di
Milano 1963 e Rai di Torino 1967), Orlando (Rai di Milano
1965), Giulio Cesare (Rai di Roma 1970), Ariodante (Rai di
Torino 1973), Agrippina (Rai di Napoli 1976). Questo ridotto
contributo conoscitivo (colpisce l’unica presenza haendelia-
na con l’Orchestra Scarlatti della Rai di Napoli, la più atti-
va in Italia nel recupero della musica preclassica in quegli an-
ni) è chiuso già nel 1983 con una Rodelinda alla Rai di Mi-
lano.
Nessuna delle iniziative concertistiche riuscì a creare una
occasione di autentico interesse per Händel in Italia, con la so-
la eccezione del terzo Festival Vivaldi della Fondazione Cini
e Teatro La Fenice di Venezia, dedicato nel 1981 interamente
a Händel in Italia (il libro di sala allora prodotto, a cura di
Giovanni Morelli, contiene testi dello stesso Morelli, la ver-
sione italiana dell’articolo sull’esperienza di viaggio di Hän-
del di Reinhard Strohm poi allargato nell’edizione inglese dei
suoi Essays on Handel del 1985, e uno studio di Thomas
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 279

5] Händel in Italia: lo stato degli studi 279

Walker sul significato delle tonalità in relazione ai ‘colori’ del-


la musica nella produzione di Händel).
Il vero risveglio di iniziative händeliane in Italia, come in
altri paesi periferici d’Europa, avvenne con le celebrazioni del
tricentenario della nascita nel 1985, «anno europeo della mu-
sica» dedicato ai tre coetanei Bach, Domenico Scarlatti e ap-
punto Händel. In quell’anno si tennero convegni, uscirono sia
pubblicazioni originali sia traduzioni di importanti biografie
e saggi stranieri e nei teatri italiani si ebbe una improvvisa fol-
la di titoli händeliani nuovi: Muzio Scevola (Sulmona 1985),
Flavio (Fiesole 1985), Amadigi (Urbino 1985), Teseo (Siena
1985), Rodelinda (Cagliari 1985), Alceste (Viterbo 1989), oltre
a un incredibile numero di riprese di titoli non nuovi (soprat-
tutto Aci e Galatea, Giulio Cesare e Agrippina). Per dare una
idea del fervore di iniziative, al Teatro Valli di Reggio Emilia
fu organizzata una mostra su Händel a Londra in occasione
dell’allestimento del Trionfo del tempo e del disinganno, men-
tre nella vicina Cesena un ciclo di concerti barocchi insisteva
sulla figura del Sassone. Alla Fenice di Venezia quell’anno si
riesumò Agrippina, ma in forma di riassunto-pasticcio in un
atto a cura di Giovanni Morelli: nel libro di sala ne scriveva
Lorenzo Bianconi (1985). Quasi a preparazione dell’anno hän-
deliano, la rivista bolognese «Quadrivium» ospitava nell’an-
nata 1984 un articolo del giovane Marco Beghelli su La Par-
tenope, primo contributo originale di un italiano dopo l’arti-
colo di Giorgio Pestelli del 1972 sul confronto Händel-Scar-
latti. Fino a quel momento tutti gli altri studi sul periodo ita-
liano di Händel erano di studiosi non italiani (anche se pub-
blicati in lingua italiana, come il fondamentale Händel in Ita-
lia di Strohm 1974), come si vede chiaramente nella nostra bi-
bliografia.
Nel 1985 Rusconi pubblicava finalmente la prima mono-
grafia su Händel disponibile in lingua italiana: la traduzione
della corposa biografia di Lang (prima edizione: New York,
1966). Contemporaneamente, per iniziativa e cura di Lorenzo
Bianconi, la prima traduzione italiana della prima storica bio-
grafia händeliana: Mainwaring 1760 (trad. it. Torino 1985) con
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280 DINKO FABRIS [6

in appendice la traduzione di saggi su argomenti diversi di Pri-


ce, Smith e dell’articolo di Reinhard Strohm sui libretti italia-
ni di Händel, uscito dieci anni prima in tedesco («Händel-Jahr-
buch» 1974/75). Sempre nel 1985 uscì su «Musica/Realtà» un
articolo, come sempre molto acuto e originale, di Giovanni
Morelli che ripensava il viaggio in Italia di Händel alla luce di
interpretazioni politiche e sociologiche e contemporaneamen-
te vide la luce, a cura di Gabriella Mazzola Nangeroni, la pri-
ma monografia tutta italiana, anche se sotto forma di mode-
sta «guida all’ascolto» della musica di Händel, per le edizioni
scolastiche Mursia. Dopo appena due anni, nel 1987, vide inol-
tre la luce la traduzione italiana, sempre per iniziativa di Lo-
renzo Bianconi, della voce Handel di Winton Dean estratta
dalla prima edizione 1980 del «New Grove», dove finalmen-
te il lettore italiano poteva trovare un corretto riassunto e una
amplia bibliografia sistematica degli studi compiuti nel mon-
do fino alla fine degli anni 1970 (a cura di Anthony Hicks).
Ancora un prodotto importante deriva dalla febbrile atti-
vità editoriale italiana avviata con le celebrazioni del 1985: il
progetto dell’edizione critica dei Libretti italiani di Händel,
in tre volumi, a cura di Lorenzo Bianconi e di Giuseppina La
Face Bianconi, di cui è finora uscito il primo volume in due
tomi nel 19924: edizione preziosa per apparati e rigore filolo-
gico, che si può utilizzare a confronto con il facsimile degli
originali nell’edizione Garland in 13 volumi a cura di Ellen
Harris, disponibile dal 1989 (l’edizione italiana aggiungerà in
più rispetto al facsimile anche i testi dei pasticci).
Un ulteriore risultato dell’anno celebrativo 1985 è il volume
degli atti del convegno Haendel e gli Scarlatti a Roma (uscito
nel 1987 per l’editore fiorentino Olschki) che offriva una man-
ciata di interventi autorevoli su aspetti poco noti o trascurati
dell’ambiente musicale romano al tempo del soggiorno di Hän-
del, a firma degli specialisti Winton Dean, Merril Knapp e
Graham Dixon, accanto agli italiani Stefano La Via (su un’aria

4
I volumi II*/** e III*/** sono pronti per la stampa: ringrazio per que-
sta ed altre informazioni haendeliane Lorenzo Bianconi.
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7] Händel in Italia: lo stato degli studi 281

per violoncello obbligato e il suo possibile destinatario nell’o-


ratorio La Resurrezione) ed Antonello Fùrnari, che produceva
il primo dei suoi contributi sul ruolo della committenza della
famiglia napoletana Alvito nella genesi di Aci Galatea e Polife-
mo. Sporadici accenni alla documentazione romana su Händel
si trovano anche in altri articoli di riviste e, tra l’altro, negli at-
ti del convegno su La musica a Roma attraverso le fonti d’Ar-
chivio del 1992. Ma è indubitabile che negli anni successivi il
fervore editoriale del tricentenario sia andato spegnendosi pro-
gressivamente, dopo aver presentato in italiano un’ultima mo-
nografia inglese, quella di Christopher Hogwood (Londra
1984), tradotta a Pordenone per Studio Tesi soltanto nel 1991.
Gli italiani, insomma, si sono tenuti accuratamente alla larga da
ogni tentazione di impegnarsi in studi biografici complessivi –
sul tipo per intenderci del Frau Musika di Alberto Basso dedi-
cato a Bach – probabilmente anche per la mole schiacciante del-
la bibliografia in lingua tedesca, oltre che inglese. I rari prodotti
originali di musicologi italiani nella bibliografia händeliana ri-
guardano settori molto specifici: si pensi allo studio di Ales-
sandra Castriota sugli echi della zampogna dell’Italia meridio-
nale nella musica del Sassone (1985); al recupero dell’antifona
händeliana HWV 235, considerata perduta, da parte di Rober-
to Gorini (1985), o infine al «Quaderno dell’I.R.T.E.M.» di Ro-
ma dedicato, nel 1994, alle trascrizioni per strumenti di pezzi
tratti dalle opere teatrali di Händel.
Ancora in tema di convegni, dopo il 1985 è necessario at-
tendere il 2002 per un nuovo incontro di studi in Italia, orga-
nizzato presso l’Accademia Chigiana di Siena ancora da Giu-
seppina e Lorenzo Bianconi, con la collaborazione di Alan
Curtis, uno dei pionieri della riesecuzione filologica händelia-
na, che vide la partecipazione di numerosi studiosi stranieri e
ancora una minoranza di italiani (atti editi in «Chigiana»): in
tale contesto, ben poche furono le relazioni sui rapporti di
Händel con l’Italia, tra cui ricordiamo Manfred Hermann
Schmid e John Roberts (quest’ultimo con nuove ipotesi sul
rapporto di Händel con Vinci e Porpora), oltre agli italiani
Carlo Caruso, Francesco Giuntini e Tarcisio Balbo.
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282 DINKO FABRIS [8

Accanto a Lorenzo Bianconi, il più attivo studioso di Hän-


del in Italia, come risulta dalla bibliografia, è Carlo Vitali, che
fu tra l’altro l’unico italiano invitato a redigere un contributo
per il Cambridge Companion to Handel del 1997 (il suo saggio
è intitolato Italy: political and musical contexts) e che ha pub-
blicato a quattro mani con Antonio Fùrnari l’articolo Haendels
Italienreise nel IV volume dei «Göttingen Händel Beiträge»,
considerato una delle più attendibili ricostruzioni della crono-
logia del viaggio in Italia di Händel, in particolare per il perio-
do napoletano. I punti salienti di quest’ultimo contributo sono
ripresi da Vitali in altri contributi, e da ultimo nel Libro di Sa-
la dell’allestimento presentato a Siena nel 2002 di Aci Galatea e
Polifemo: in questo contesto, vengono sottoposte a dura criti-
ca tutte le interpretazioni «politiche» della serenata napoletana
per le nozze Alvito e in genere del viaggio in Italia di Händel
(Strohm 1974 e Morelli 1985), come anche l’analisi di tipo «gen-
der» proposta più recentemente da Ellen Harris (2001).
Facilmente esaurito, nelle pagine che precedono, quanto in
Italia si è prodotto su Händel, dovrei passare ora in rassegna
la schiacciante produzione musicologica d’Oltralpe, in massi-
ma parte redatta in lingua tedesca ed inglese: un simile sforzo
non solo non sarebbe utile, ma risulterebbe sempre parziale
(basterà per questo rinviare ai principali studi recenti, alle vo-
ci di enciclopedie e soprattutto alla sitografia, nella bibliogra-
fia in appendice)5.
Piuttosto che discutere astrattamente della massa di titoli
stranieri che è possibile accumulare dal 1760 ad oggi sul tema
del soggiorno italiano di Händel, ho preferito individuare al-
cune tendenze recenti riassumendo per le varie tappe del viag-
gio nei fatidici anni 1706-1709 le acquisizioni riconosciute o,
in alcuni casi, le lacune più vistose. Per questo motivo in bi-

5
La ricerca bibliografica è stata effettuata in gran parte presso la se-
zione musica dell’Istituto Storico Germanico di Roma, divenuta una bi-
blioteca indispensabile per gli studiosi italiani. Ringrazio il direttore della
sezione, Markus Engelhardt, tutto il personale ed inoltre la collega Giulia
Veneziano per l’aiuto e la costante disponibilità.
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9] Händel in Italia: lo stato degli studi 283

bliografia tra gli Studi generali non sono compresi titoli fon-
damentali come la monografia di Friedrich Chrysander (Lip-
sia 1858-1867, ried. 1966-1967), che pure è tuttora la base di
partenza per qualsiasi studio biografico: in quella, come in tut-
te le successive biografie ottocentesche fino almeno agli anni
1960, gli unici dati forniti sul periodo italiano di Händel so-
no tratti dall’antica testimonianza di Mainwaring, o altre fon-
ti non basate su documenti.
Nonostante l’acribia e l’impegno manifestato nei contribu-
ti specialistici sul soggiorno italiano di Händel da studiosi co-
me Marx, Strohm, Ursula Kirkendale, Harris, Riepe, Voss e i
già citati Bianconi, Morelli, Fùrnari e Vitali, sono ancora mol-
te le incertezze e le zone oscure. Preferisco allora partire da
un contributo affatto particolare, una ricostruzione per così
dire fantastica ed immaginaria, ma basata su una solida espe-
rienza documentaria, offerto come raffinato gioco intellettua-
le in una recente Festschrift celebrativa per Wolfgang Ruf (a
sua volta autore di alcuni importanti studi händeliani, si veda
in bibliografia all’anno 2002)6: l’autore di questo pseudo-sag-
gio, camuffato sotto lo pseudonimo di Anna Maria Salomon,
immagina di aver trovato in un libretto di un oratorio del 1708
del compositore romano Bencini una lettera di Domenico
Scarlatti al padre Alessandro in cui si parla di Händel e poi si
«dimostra» che il celebre Hallelujah dal Messiah del Sassone
sarebbe un plagio («borrowing») da una omonima composi-
zione dello stesso Bencini. Questo simpatico scherzo musico-
logico si basa, nondimeno, su una convincente sintesi di tutta
la documentazione «autentica» disponibile tanto che riper-
correndo le note bibliografiche dello scritto si ricava una ras-
segna ragionata che potrebbe essere la base di una futura ri-

6 ANNA MARIA SALOMON, Das dunkle Jahr. Neue Quellen und For-

schungen zu Händels Italienreise, in Facta Musicologica. Musikgeschichten


zwischen Vision und Wahrheit. Festschrift für Wolfgang Ruf, a cura di Gil-
bert Stöck, Katrin Stöck e Golo Föllmer, Würzburg, Konigshausen & Neu-
mann, 2003, pp. 189-200. Ringrazio Christine Streubuehr per avermi se-
gnalato questa curiosità. Dietro lo pseudonimo si cela una studiosa profon-
da del soggiorno italiano di Händel, Juliane Riepe.
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284 DINKO FABRIS [10

costruzione del viaggio in Italia di Händel, che è ancora tutta


da scrivere.

VENEZIA

A Venezia per tradizione radicata si considerano svolti l’e-


sordio e la conclusione del periodo italiano di Händel. E tut-
tavia non vi è neppure la certezza provata di tale passaggio pri-
ma di Firenze o Roma. L’importanza di questo probabile sog-
giorno in laguna, che dovrebbe essere avvenuto nel finale del
1706, è sottolineata negli studi che ne trattano dal possibile in-
contro avvenuto per la prima volta in quella città con Dome-
nico Scarlatti. Certo è da rimarcare la mancanza di riferimen-
ti a esecuzioni concertistiche a Venezia del giovane Sassone,
che giungeva accompagnato da una fama di virtuoso eccezio-
nale, e soprattutto di composizioni assegnabili a questo sog-
giorno, tanto che qualcuno ha voluto proporre che la gran par-
te delle composizioni successivamente prodotte a Firenze o
Roma fossero state perlomeno abbozzate se non completate a
Venezia. La prova un tempo basata sulla «carta veneziana» usa-
ta dal Sassone per copiare sue composizioni sia a Firenze che
a Roma è stata tuttavia posta in dubbio dal più recente arti-
colo di Ursula Kirkendale (2004 e 2005). I soli studi docu-
mentari su Händel a Venezia restano quelli relativi ad Agrip-
pina, l’ultima opera composta sul suolo italiano eppure a sua
volta ancora in parte ricoperta da zone di mistero.

FIRENZE

Il periodo fiorentino di Händel era stato a lungo circoscritto


ai documenti indicati fin dal 1964 da Mario Fabbri. La suc-
cessiva Cronologia dei teatri fiorentini di Robert e Norma
Weaver (1978) ha cambiato, sia pure di poco, conoscenze che
si davano per acquisite fino a che non si è potuto provare che
il documento su cui si basa la ricostruzione di Fabbri è un fal-
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11] Händel in Italia: lo stato degli studi 285

so abilmente costruito. Ma è stata soprattutto Ellen Harris che,


nel suo volume Handel as Orpheus (2001) ha proposto di ac-
centuare l’importanza dei contatti del musico tedesco con la
corte fiorentina e dei possibili soggiorni, col risultato provvi-
sorio di scardinare l’impalcatura che – grazie all’articolo di Ur-
sula Kirkendale del 1969 – assegnava alla Roma di Ruspoli,
più che di Pamphilj, il primato come durata di soggiorno ma
anche come quantità di composizioni prodotte in Italia. Mol-
to recente è stato il recupero della prima opera certa compo-
sta da Händel in Italia, Vincer se stesso è la miglior vittoria o
il Rodrigo, rappresentata a Firenze nel 1707, di cui si riteneva
fosse perduta per sempre una gran parte della musica (non co-
piata integralmente nell’unica fonte del Fitzwilliam Museum
di Cambridge). Alan Curtis, che ha eseguito a Siena nel 1997
e poi registrato in cd la prima esecuzione moderna integrale
dell’opera, riassume questa avventura di recupero e ricostru-
zione in una nota nel libretto che accompagna l’incisione, che
segue un intervento come sempre magistrale di Lorenzo Bian-
coni su L’influsso dell’Italia sulla produzione operistica di
Händel. L’ultimo capitolo di questa storia è stato scritto, per
il momento, da Hans Joachim Marx e Steffen Voss (2004) che
hanno individuato una nuova fonte per il Rodrigo. Il secondo
studio di Ursula Kirkendale (2004 e 2005) sul mecenatismo di
Ruspoli nei confronti di Händel ha infine ribaltato le tesi di
Harris, con una proposta di cronologia che riporta a Roma
molte delle composizioni attribuite dalla studiosa americana
al periodo fiorentino. La questione di Firenze resta tuttora
aperta e probabilmente anche quella più facilmente indagabi-
le, se si pensa alla ricchezza della documentazione d’archivio
superstite relativa alla corte granducale.

ROMA

Dopo gli ormai antichi studi sul mecenatismo del cardinal


Pamphilj (da Montaldo 1955 a Marx, Händel in Rom 1983),
un nuovo protagonista nella vicenda romana di Händel fu pro-
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286 DINKO FABRIS [12

posto da Harris (2001): l’exploit del Sassone fu assicurato dal-


la protezione del cardinale Ottoboni in quanto «il più poten-
te mecenate in Roma» in quegli anni. La risposta di Ursula
Kirkendale, nel suo più recente saggio (2004 e 2005) è come
sempre lapidaria: il potere di Ottoboni era più illusorio che
reale, tanto che alla sua morte lasciò uno spaventoso cumulo
di debiti ed anzi questo celebre cardinale musicofilo – amico
fin dalla giovinezza del marchese Ruspoli – era diventato suo
debitore negli anni di Händel, a tal punto che pagava solo di
interessi quattro volte più del guadagno medio di un cardina-
le. Se rapporto ci fu tra Ottoboni ed Händel, andrebbe dun-
que rivisto – sempre secondo Kirkendale – anche alla luce di
questa complessa rete di relazioni tra i due mecenati, certa-
mente non paritaria quanto a risorse finanziarie. Harris si era
spinta a proporre un periodo di soggiorno del compositore
nel palazzo di Ottoboni ed aveva individuato una serie di com-
posizioni che sarebbero state dedicate a questo mecenate in
cambio della sua generosità: tutti elementi negati puntigliosa-
mente in Kirkendale 2004-2005. Con l’enfasi su Ottoboni,
Harris 2001 aveva anche ridimensionato vistosamente il rap-
porto di Händel con casa Ruspoli (affermato nel primo sag-
gio di Kirkendale del 1967), riducendo le circa 50 composi-
zioni che si facevano risalire a quel rapporto per gli anni 1706-
1709, a sole 28 al massimo, questa volta a favore di Firenze,
come abbiamo accennato. Come si comprende da queste ra-
pide annotazioni, il dibattito sul soggiorno a Roma negli ul-
timi anni è stato totalmente dominato dalla polemica, rara nel-
la tradizione musicologica, tra due visioni nettamente con-
trapposte per metodo e per ideologia: Ursula Kirkendale, con
la partecipazione del marito Warren Kirkendale, adotta un me-
todo di indagine esclusivamente documentario, basato su fon-
ti d’archivio o musicali che permettano di affermare esclusi-
vamente dati provati. I due studiosi rimproverano primaria-
mente ad Ellen Harris di aver costruito una nuova versione
della cronologia del viaggio in Italia e delle composizioni ita-
liane di Händel basata non su documenti, ma sull’interpreta-
zione piegata alla ideologia dei «Gender Studies». Per il letto-
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 287

13] Händel in Italia: lo stato degli studi 287

re italiano che non conosce Handel as Orfeus, ci azzardiamo


a semplificare: la produzione, soprattutto di cantate da came-
ra scritte da Händel a Roma, è vista come indizio di atteggia-
menti omosessuali latenti o palesi nella cerchia mecenatistica
attorno al compositore. Questa analisi, dobbiamo ricordare,
non è stata unanimemente accettata dalla comunità degli spe-
cialisti händeliani7. Ma è vero anche che la violenza della rea-
zione nell’articolo Kirkendale (2004-2005) travalica la ragio-
ne della critica filologica. In quest’ultimo studio non si può
tuttavia non apprezzare la mole di documentazione nuova o
riveduta in maniera originale. L’esempio più indicativo è la
proposta di un nuovo ritratto di Händel (davanti al palazzo
Ruspoli a Roma nel 1708) che arricchisce la quasi inesistente
iconografia del periodo italiano. Non sono mancati studi su
singole composizioni o categorie compositive, come le canta-
te, o i capolavori sacri Il trionfo del tempo e del disinganno e
La Resurrezione. Su questi ultimi troviamo anche saggi anali-
tici innovativi, dal tentativo di definizione formale (non ora-
torio ma cantata) da parte di Carolyn Gianturco (1993 e 1994),
all’analisi del testo letterario di Mary Ann Parker (2003), alla
più recente interpretazione simbolica in un ingegnoso studio
di Huub Van der Linden (2004).

NAPOLI

L’unico soggiorno certo di Händel a Napoli ebbe luogo tra


l’inizio di maggio e il 14 luglio 1708, partendo e tornando a
Roma. Abbiamo già accennato agli studi fondamentali sul sog-
giorno napoletano di Händel forniti da Fùrnari e Vitali, dopo
le proposte «politiche» di Strohm 1974 e Morelli 1985. Se-
condo Antonello Fùrnari, I rapporti tra Händel e i Duchi d’Al-
vito (1987) «non si ha alcun elemento per sostenere che […]
le cantate composte da Haendel a Napoli […] fossero scritte

7
Tra le molte recensioni dubitative, si veda ad esempio quella a firma
di THOMAS MCGEARY, A gay-studies Handel, in «Early Music» (November
2002), pp.609-612.
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 288

288 DINKO FABRIS [14

per i Gallio» e suggerisce invece che la parola «d’Alvito» alla


fine del manoscritto della serenata Aci, Galatea e Polifemo
HWV 72 potrebbe indicare il luogo (una cittadina nell’entro-
terra tra Campania e Molise) invece del committente: in que-
sto caso cadrebbe l’ipotesi più accreditata della rappresenta-
zione in occasione del matrimonio di Tolomeo Saverio Gal-
lio. La migliore sintesi e ricostruzione di questo avvenimento
è nel saggio di Juliane Riepe, Händel in Neapel (2002), negli
atti del convegno di Karlsruhe. Ma ancora, con opposte con-
clusioni, entrano nella vicenda napoletana sia Harris 2001 (che
suggerisce l’idea che Händel a Napoli abbia servito entrambi
gli schieramenti antiaustriaco (amici di Ruspoli) e filoasburgi-
co (la corte), componendo cantate) che Kirkendale 2004-2005
(secondo cui Händel scrisse a Napoli solo per amici dei Ru-
spoli, come il duca di Alvito Gallio, che come tanti altri no-
bili accettò a malincuore i nuovi governanti austriaci). Que-
st’ultimo studio identifica, tra l’altro, quattro cantate scritte su
«carta napoletana» ma presentate come dono per il suo pa-
drone Ruspoli, al ritorno di Händel a Roma (HWV 130, 153,
161b e 167b), oltre naturalmente alla serenata Aci, Galatea e
Polifemo completata a Napoli il 16 giugno 1708 e alla cantata
sicuramente composta a Napoli HWV 201a (datata 12 luglio
1708). Noteremo infine un risveglio di interesse, nella biblio-
grafia, per la serenata napoletana appena menzionata, più vol-
te edita ed analizzata. Anche il periodo napoletano, nonostante
tanta profusione di articoli, offre aspetti non chiari e non do-
cumentati, come per esempio il supposto rapporto con il vi-
ceré veneziano Grimani (a lungo considerato l’autore del te-
sto di Agrippina), o con gli altri musicisti napoletani del tem-
po come Fago, Porpora e soprattutto Alessandro Scarlatti, so-
lo accennato in alcuni articoli.

Alla fine di questo rapido itinerario emerge una costante


predisposizione degli studiosi, dal secolo XIX ad oggi, a ri-
baltare la cronologia delle opere composte in Italia da Hän-
del, ma raramente con solide basi documentarie. A riprova di
questa attitudine si prendano in considerazione le cronologie
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 289

15] Händel in Italia: lo stato degli studi 289

delle Cantate italiane di Händel fornite, per esempio, da Za-


netti (1960), Kirkendale (1967), Strohm (1974), Harris (2001),
Kirkendale (2004 e 2005) e quelle proposte in dizionari come
«New Grove second revised edition» (2001) o «MGG» (2004):
nessuna coincide con la lista fornita nell’introduzione al fac-
simile delle stesse cantate Fuzeau del 2000. Il gruppo di lavo-
ro coordinato da Hans Joachim Marx, che vede impegnato so-
prattutto Stephen Voss, ha già annunciato peraltro nuove ac-
quisizioni nel campo delle cantate italiane (si veda Voss in que-
sto volume).
In questi tentativi di stabilire cronologie grande parte han-
no avuto gli studi filologici e paleografici (degli autografi, dei
copisti, della carta, delle filigrane ecc.: si veda la sezione spe-
cifica in bibliografia).
Proprio l’insistenza della ricerca negli ultimi trent’anni su
elementi archivistici e paleografici ha probabilmente impedi-
to un più proficuo scambio tra musicologi specialisti e musi-
cisti impegnati nella stessa epoca in una straordinaria avven-
tura di riscoperta che ha portato alla esecuzione di tanta mu-
sica di Händel con strumenti e vocalità più consone a questo
repertorio. Oggi nel mondo si può dire che, dopo Vivaldi,
Händel sia il compositore della prima metà del Settecento più
amato e di cui si registrano più dischi, avendo superato la pre-
senza sul mercato di incisioni di Johann Sebastian Bach, che
fino a pochi decenni fa deteneva il primato assoluto. Da una
decina di anni a questa parte anche i musicisti italiani, o resi-
denti in Italia (come Alan Curtis), hanno avviato una siste-
matica azione di riscoperta che sta portando l’Italia nel nove-
ro delle nazioni europee dove più spesso si ascolta la musica
del Sassone. Pensiamo ai recuperi effettuati negli ultimi anni
da Rinaldo Alessandrini (Bologna e Napoli), Fabio Biondi
(Palermo), Ottavio Dantone (alla Scala di Milano), Antonio
Florio (Parigi, Beaune, Halle), Fabio Bonizzoni (Brescia, Na-
poli) e così via. La situazione dei teatri è cambiata rapidamente
e si sono moltiplicate le rappresentazioni händeliane a Tori-
no, Venezia, Siena, Napoli, Bologna, Milano, ma perfino Lec-
ce e Catania.
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 290

290 DINKO FABRIS [16

Si è cominciato, inoltre, quell’esame sistematico dei com-


positori italiani «intorno» ad Händel auspicato fin dal 1979,
per esempio, da Reinhard Strohm: la situazione di Vivaldi è
clamorosamente migliorata in pochi anni, e si affacciano le ri-
scoperte di Vinci, Leo e dello stesso Alessandro Scarlatti (no-
nostante il Festival a lui intitolato a Palermo sia già abortito
dopo poche edizioni).
Non necessariamente si devono cercare soltanto in Italia le
nuove fonti e i nuovi documenti sul periodo italiano di Hän-
del. Il ritrovamento dei manoscritti di cantate napoletane che
includono oltre a Fago e Scarlatti anche Händel, di cui Marx
e Voss hanno dato notizia ne è un esempio eloquente. Una
nuova cantata «spagnola» di «Don Federico» è stata identifi-
cata recentemente da Juan José Carreras in un manoscritto di
cantate spagnole copiate probabilmente da un copista italiano
o su carta veneziana (il manoscritto Mackworth di Cardiff) e
pubblicata nella sua edizione del codice nel 2004. Natural-
mente sono solo punte di un iceberg smisurato, che racchiude
l’intera produzione musicale europea del primo Settecento.
Sul fronte della musica da camera, il progetto delle cantate
che ha preso avvio nel novembre 2005 a Brescia, per iniziati-
va di Fabio Bonizzoni grazie alla disponibilità delle Nuove
Settimane Barocche, è la prima proposta progettuale organica
mai formulata in Italia di studio e riesecuzione in più anni di
un corpus omogeneo di composizioni di un autore settecente-
sco. La costituzione della Società Händel italiana, una propo-
sta di Carlo Majer, e il coordinamento di alcune delle mag-
giori istituzioni di cultura musicale italiana (il Teatro La Fe-
nice e l’Università di Venezia, l’Accademia di Santa Cecilia in
Roma, il Centro di Musica Antica di Napoli, il Museo degli
Strumenti Musicali di Firenze ed altre), consentirà negli anni
2006-2009 di ripercorrere dopo tre secoli, tappa dopo tappa,
il viaggio musicale italiano di Georg Friedrich Händel.
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 291

17] Händel in Italia: lo stato degli studi 291

APPENDICE

SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA DEGLI STUDI


SU HÄNDEL IN ITALIA

a) voci di dizionario ed opere enciclopediche


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1964, 1975; New York, 1980] trad. it: Memorie della vita del fu G. G.
Händel A cura di Lorenzo Bianconi, Torino, Edt, 1985 con in appendi-

8
In riferimento al periodo italiano di Händel.
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 292

292 DINKO FABRIS [18

ce la traduzione di tre saggi di Price, Smith e dell’articolo di Reinhard


Strohm sui libretti italiani di Haendel, uscito 10 anni prima in tedesco.
DEUTSCH, OTTO ERICH, Handel. A Documentary Biography, New York,
1955.
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08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 294

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296 DINKO FABRIS [22

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gio in Italia di G. F. Handel e per una nuova idea circa una poetica del-
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LINDLEY, MARC, Tecnica della tastiera e articolazione: testimonianze del-
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08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 297

23] Händel in Italia: lo stato degli studi 297

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JOHN H. ROBERTS, Vinci, Porpora and the Royal Academy of Music, in
Georg Friedrich Händel e il dramma per musica, atti a cura di L. Bian-
coni e G. La Face, «Chigiana» Rassegna annuale di studi musicologici,
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FRANCESCO GIUNTINI, Sulla tessitura orchestrale nell’aria del primo Set-
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HICKS, ANTHONY, The Late Additions to Handel’s Oratorios and the Ro-
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GORINI, ROBERTO, Un’antifona di Händel perduta e ritrovata, in «Nuova
rivista musicale italiana», XIX/1 (1985), pp. 62-74 [si tratta dell’Antifo-
na Haec est Regina virginum HWV 235, edita dallo stesso Gorini per
l’editore Spaeth/Schmid Blechbläsernoten di Nagold].
GEORG FRIEDRICH HÄNDEL, Diana Cacciatrice: Cantata a voce sola con
strumenti (HWV 79). Faksimile nach dem Partiturautograph…mit einer
Einführung von Bernd Baselt, Leipzig, Zentralantiquariat der DDR, 1985.
Handel Sources Series: Materials for the Study of Handel’s Borrowing (9
volumes), edited (and introductions) by John Roberts, New York, Gar-
land Publishing, 1986. Comprende le seguenti opere italiane:
vol 4: Ambleto/Francesco Gasparini e altri. Numitore/Giovanni Porta
vol 6: Il Pompeo/Alessandro Scarlatti
vol 7: Dafni/Alessandro Scarlatti
vol 8: Il Xerse/Giovanni Bononcini
vol 9: La lotta d’Hercole con Acheloo/Agostino Steffani
TIMMS, COLIN, Steffani’s Influence on Handel’s Chamber Duets, in «Han-
del Tercententary Collection» (1987).
BOYD, MALCOLM, Handel’s Italian Cantatas: Some New Sources, in «Han-
del Tercententary Collection» (1987).
I libretti italiani di Georg Friedrich Händel e le loro fonti. Vol. I*: I testi
händeliani. Da «Vincer se stesso è la maggior vittoria» a «L’Elpidia, ove-
ro Li rivali generosi» (1725). Vol. I**: Le fonti (1720-1725), a cura di
Lorenzo Bianconi e Giuseppina La Face Bianconi, Firenze, Olschki
1992; in preparazione vol. II*/** e vol. III*/**.
Handel’s Operas, Handel’s Opera Librettos (13 vols.), edited by Ellen T.
Harris, New York, Garland Publishing, 1989.
EVERETT, PAUL: Italian Sources-Studies and Handel, in «Handel Collec-
tions and their History» (1993), pp. 227-237.
MARX, HANS JOACHIM, The Santini Collection, in «Handel Collections
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BURROWS, DONALD, The ‘Granvillè and ‘Smith’Collections of Handel Ma-
nuscripts, in Sundry Sorts of Music Books: Essays on the British Library
Collection, presented to O. W. Neighbour on his 70th birthday, edited
by C. Banks, A. Searle, and M. Turner, London, The British Library, 1993.
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Friedrich Haendel (1994) [contiene saggi sulle trascrizioni da opere di
08dtxtI:Layout 1 5-04-2009 17:39 Pagina 304

304 DINKO FABRIS [30

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vol. I e II, présentation par Philippe Lescat. Manuscrit R. M.20. d.12.
(Ca 1706 – Ca 1709), Paris, Fuzeau, 2000.
HARRIS, ELLEN, Handel as Orpheus: Voice and Desire in the Chamber Can-
tatas, Cambridge, Mass., Harvard University Press, 2001 [nuova propo-
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KIRKENDALE, URSULA, Handel with Ruspoli: New Documents Handel
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bis Dezember 1708, in «Händel-Jahrbuch», L (2004); Corigenda in
«Händel-Jahrbuch», LI (2005)] [documenti e nuova cronologia delle
cantate e altre composizioni italiane ante 1710].
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‘Diana cacciatricè HWV 79, in «Göttingen Händel Beiträge», X (2004).
MARX, HANS JOACHIM – VOSS, STEFFEN, Eine neue Quelle zu Händels
Rodrigo, in «Göttingen Händel Beiträge», X (2004).

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REDLICH, H. F., Handel’s Agrippina (1709): Problems of a Practical Edi-
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WATANABE, KEIICHIRO, The Paper Used by Handel and his Copyists du-
ring the Time of 1706-1710, in «Ongaku Kaku «[Journal of the Japane-
se Musicological Society], XXVII (1981), pp. 129-ssg.
WATANABE, KEIICHIRO – MARX, HANS JOACHIM, Händels italienische Ko-
pisten, in «Göttinger Händel-Beiträge», III (1989), pp. 217-ssg.
WATANABE, KEIICHIRO, The Music-Paper Used by Handel and his Copyi-
sts in Italy (1706-1710), in «Handel Collections and their History»
(1993), pp. 198-226.
BURROWS, DONALD – RONISH, MARTHA, J., A Catalogue of Handel’s Mu-
sical Autographs, Oxford, Clarendon Press, 1994.
BURROWS, DONALD, What’s in a Name? Handel’s Autograph Annotations,
in Critica musica: Festschrift Hans Joachim Marx zum 65. Geburtstag,
a cura di Nicole Ristow, Wolfgang Sandberger e Dorothea Schröder,
Stuttgart-Weimar, Metzler, 2001, pp. 25-48.
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RACKWITZ, W., Il caro Sassone: G. F. Händel. Lebensbeschreibung in Bil-
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cember 1706 to December 1708, in «Studi musicali», XXXII (2003), pp.
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bis Dezember 1708, in «Händel-Jahrbuch», L (2004); Corigenda in
«Händel-Jahrbuch», LI (2005)] [un nuovo possibile ritratto di Handel
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dre di Nerone, pastiche-raccourci in un atto della Agrippina di Handel,
a cura di Giovanni Morelli, Venezia, Teatro La Fenice, 1985.
BIANCONI, LORENZO, L’Agrippina moderna alla francese, in Agrippina,
programma di sala, Venezia, Teatro La Fenice, 1985.
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Il trionfo del tempo e del disinganno: oratorio in due parti su libretto del
cardinal Pamphilij: musica di Georg Friedrich Haendel, programma di
sala, Reggio Emilia, Teatro Valli, 1985.
Il barocco: concerti negli edifici storici, marzo 1985. Anno europeo della
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Haendel, D. Scarlatti, catalogo a cura di Franco Dell’Amore, Cesena,
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LIPPMANN, FRIEDRICH, Rivivere l’incanto del Giulio Cesare, trad. it. di
Renato Bossa, in programma di sala del XV Festival della Valle d’Itria,
Martina Franca, 1989, pp. 13-22 [ristampa del programma di sala del
Teatro dell’Opera di Roma].
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306 DINKO FABRIS [32

GUALERZI, GIORGIO, Vita nuova al «Giulio Cesare», in programma di sa-


la del XV Festival della Valle d’Itria, Martina Franca, 1989, pp. 23-26 [in
Appendice: Haendel in Italia: 1940-1989].
VITALI, CARLO, saggio introduttivo in Aci, Galatea e Polifemo, program-
ma di sala, Siena, Comune di Siena, 2002.
Agrippina, «L’Avant-Scéne Opèra», n. 216 (2003).

h) discografia
ALLORTO, RICCARDO – EWERHARDT, RUDOLF, Discografia ragionata delle
opere italiane di Haendel, in «L’Approdo musicale», III (1960), pp. 47-73.
Guide de la Musique Ancienne et Baroque. Dictionnaire à l’usage des di-
scophiles, sotto la direzione di Ivan A. Alexandre, Paris, Laffont, 1993,
pp. 569-706.
WEHMAN, JENS, Neue Literatur und CDs, in «Händel-Jahrbuch», XL-
VIII (2002).
WEHMAN, JENS, Neuerscheinungen an Literatur und CDs, in «Händel-
Jahrbuch», XLIX (2003).

i) sitografia
Tra i numerosi siti internet dedicati in maniera specifica a
Händel (versione tedesca) o Handel (versione anglosassone) o
ancora Haendel (denominazione più usata in Francia, Spagna
e in parte in Italia anche se qui considerata desueta), possia-
mo indicare i più utili:
[Link]
In lingua inglese, creato in Inghilterra nel 1995 come uno
strumento informativo sulla vita e le opere del compositore,
da Braid Leissa cui si è aggiunto, nel 2001, lo specialista Da-
vid Vickers, fornisce anche una serie di links molto utili con
le varie società internazionali dedicate a Händel e con le «Han-
del Houses», oltre ad una bibliografia e discografia in conti-
nuo aggiornamento.
Entrando nel campo:/[Link] si accede alla utilissi-
ma The Guide to Current Handel Research, che riporta l’e-
lenco alfabetico di tutti gli studiosi che si sono occupati di
Händel, incluse le tesi dottorali, spesso di difficile accesso per
l’Italia, e perfino gli studi in corso di realizzazione.
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33] Händel in Italia: lo stato degli studi 307

[Link]
Si tratta di un sito in italiano interamente realizzato in Ita-
lia da almeno due operatori anonimi nascosti sotto i nomi evo-
cativi di Arsace e Rodrigo, che accanto a riassunti aggiornati
degli eventi biografici e notizie sulle opere haendeliane, con-
tinua ad inserire materiale eterogeneo e di facile consultazio-
ne su compositori, cantanti ed opere del periodo. Molto ricca
l’iconografia ma forse eccessivamente elaborata in senso ba-
rocco la grafica, con una guida bibliografica specifica per il let-
tore italiano.
L’indirizzo [Link] porta nel sito internet del-
l’Internationale Händel-Festspiele di Göttingen (sede della
Göttinger Händel Gesellschaft). Ma non ci si deve confonde-
re con gli indirizzi [Link] oppure [Link]
perché portano in siti di ditte o famiglie che nulla hanno a che
fare con il compositore sassone.
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«Commentari dell’Ateneo di Brescia» per l’anno 2005, Brescia 2008.

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