Youngtimer
Youngtimer
BIMOTA SB4
1983
& MODERN CLASSIC
BIMOTA KB1
1978
LE MAXI ITALIANE
LE SPORTIVE CON CUORE GIAPPONESE, MA ANIMA ITALIANA:
GRANDI MOTORI, TELAI A TRALICCIO D’ACCIAIO E FINITURE DI PREGIO PER PRESTAZIONI AL TOP
YOUNGTIMER & MODERN CLASSIC - N° 8 - € 9,90
LA BRUTALISSIMA TNT LA SEI CILINDRI DEI RECORD LE REGINE DELLA CORONA EXTRA
La naked Benelli in versione Cafe Racer e Titanium Kawasaki Z1300, la bestia impossibile da domare Le sorelle Suzuki GSX-R 600 in livrea speciale
ADVENTURING
ABBONATI SUBITO
PER RICEVERLA COMODAMENTE A CASA
1 ANNO solo
49 ,90€
SCONTO
31%
invece di 72€
Sprea Editori, periodici di qualità dal 1993 vai su [Link]/motorrad
oppure scansiona il QR code
EDITORIALE
MOTO CI TROVI
ANCHE
SPECIALI ONLINE!
Il fascino dei 4 in linea raffreddati ad aria
DI ALDO BALLERINI
S
iamo a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, le maxi giappo-
nesi sono arrivate da tempo, hanno stravolto il mercato (e il
nostro sonno), ed è iniziato il periodo delle corse. Non solo in
pista, ma anche dai concessionari: in particolare sono Hon-
da, Kawasaki e Suzuki a battersi a suon di novità e CV e
così nascono i meravigliosi 4 cilindri di 900-1.000 cc e oltre. Tra questi ce
ne sono due che a mio parere sono ancora oggi da brivido: quello della
Kawasaki Z1 900 e quello della Suzuki GS1000. Progetti straordinari,
tanto che in seguito sono evoluti per anni, equipaggiando rispettivamen-
te la Z1 1000 R e la Katana 1100. Fa uno strano effetto pensare che si
viaggia attorno a “miseri” 100 CV, una potenza che se oggi la leggi su una ABBONATI
maxi enduro pensi: siamo scarsini, eh? Mi viene in mente un messaggio SUL NOSTRO SITO
pubblicitario Pirelli, eccolo leggermente rivisto: “La potenza è nulla sen- [Link]/youngtimermoto
za fascino”. E qui il fascino abbonda. La carta di identità dice tutto: 4 ci-
lindri in linea raffreddati ad aria, distribuzione bialbero in testa, batteria
di carburatori; e pensateli con un 4-in-1 aperto. Poi c’è la coppia, ed è
quella che conta. Coppia e grinta, che altro serve?
È stata una vera fortuna per Youngtimer averli trovati entrambi,
addirittura uniti da un marchio altrettanto
emozionante: Bimota. La KB1 e la SB4 sono
straordinarie, come la Z 1300. Siamo sempre
in quel periodo, è il 1979, e la Kawasaki esa-
gera, stacca tutti con questa mastodontica “FA UNO STRANO EFFETTO
PENSARE CHE
sei cilindri di 1.300 cc raffreddata a liquido.
Esagera anche con le dimensioni e il peso,
siamo ben oltre i 300 kg, e puoi immaginare
cosa sia muoverla, domarla.
Facciamo un salto agli anni Novanta,
quando le giapponesi hanno iniziato a darsi
battaglia in quello che sarà il turbolento seg-
mento delle 600 supersport. A dare il via alle
SI VIAGGIA ATTORNO
600 dalle grandi prestazioni è stata la Honda
con l’eccellente CBR 600 F, addirittura nel
1987 (certo, c’era qualche rivale ma la CBR
era al top); in seguito, verso la fine degli anni
A “MISERI” 100 CV” DIGITAL
readly, pressreader, zinio,
amazon kindle, magzter
3
Scannerizza
il QR Code e ascolta
SOMMARIO
la Track Selection
che ti accompagnerà
nella lettura
N° 8 / luglio/agosto 2025
YOUNGTIMER & MODERN CLASSIC
È IN EDICOLA DAL 15 DI OGNI MESE PARI
22 COVER STORY
BIMOTA KB1 e SB4
maxi capolavori
12 16 82 86 80 94
52
58
BENELLI TNT 1130
40
SUZUKI GSX-R 600 ALSTARE DUCATI SPORT CLASSIC
90
MOTÒEXHIBITION MODENA
NOI RISPETTIAMO L’AMBIENTE!
moto
4 Youngtimer & MODERN CLASSIC
ABBONATI ALLA TUA RIVISTA PREFERITA
moto
& MODERN CLASSI C
1 ANNO
33 %
39 ,90€
solo *
invece di 59,40€
► 6 fascicoli a 6,65€ invece di 9,90 €
► Risparmi ben 19,50€
► 2 fascicoli in omaggio su 6
SPECIALE SCOOTERMANIA
Lo speciale di Youngtimer dal sapore più vintage che mai:
per gli amanti degli scooter e dei motocicli leggeri,
un salto indietro nel tempo ai modelli degli anni Ottanta
e Novanta, tra Ciao, Fifty e Vespa, passando
dai più desiderati dell'epoca a quelli dimenticati;
insieme a interviste coinvolgenti e focus dal taglio
romanticamente nostalgico.
32 euro
moto
6 Youngtimer & MODERN CLASSIC
OPINIONE
STUNT INSIDE
Non sapevo dove sarei arrivato con la mia passione per
la guida estrema, ma oggi lo stuntriding fa parte del mio
mestiere. Il mio sogno? Avere tutte le maxi anni Novanta
DI CHRISTIAN SPERANDII
H
o sempre sognato le maxi carenate, a 14 anni non mi in-
teressava il motorino, il mio sogno era l’Aprilia RS 125.
Ma c’erano due problemi: costava troppo e soprattutto i
miei genitori erano totalmente contrari a qualunque
cosa legata alle moto. In particolare mio padre, da medi-
co in pronto soccorso e consapevole del mio carattere, ha lottato per
non farmi salire su una moto. Ma non mi sono scoraggiato e facevo
tutto di nascosto, provavo i motorini dei miei amici, andavo nei loro
garage a prepararli. Avevo già l’istinto delle acrobazie, le prime impen-
nate le ho fatte proprio con quei cinquantini, ma non sapevo dove sa-
rei arrivato. In particolare ricordo il Booster, sembrava fatto apposta Christian Sperandii, anno
per impennare ed ero l’unico che riusciva a farlo in piedi sul sellino! 1977, dal 2001 si dedica alla
Poi, finalmente, a 23 anni ho avuto la mia prima moto, una Yamaha guida passando dai cordoli dei
R6. Ho iniziato a guidarla su strada con gli amici, ma sono andato su- circuiti alle copertine di riviste
bito in pista. All’epoca era difficile imparare perché non c’era tutto il motociclistiche, al cinema, ai
materiale di oggi, video, tutorial, manuali, ma io avevo solo una cosa test e alle competizioni, fino
in testa: dovevo recuperare il tempo perso e imparare bene. Per ispi- allo stuntriding, con oltre 300
rarci guardavamo le foto delle riviste, sia per capire la posizione in spettacoli in fiere ed eventi.
sella, lo stile di guida, e poi replicarla. C’erano anche molte foto di Testimonial di diversi brand
numeri, impennate, burnout, pieghe estreme, che si combinavano motociclistici, è protagonista
perfettamente con il mio modo di intendere la moto, ma soprattutto di numerosi spot e campagne
avevo la fissa di essere uno di loro. Ma ancora non avevo l’idea di di- advertising a livello mondiale.
ventare stuntman. Poi un giorno l’illuminazione: vidi in internet un Istruttore pluricertificato on-road
video di Chris Pfeiffer che con una Suzuki SV 650 gialla ne faceva di e off-road, ha partecipato a corsi
tutti i colori. Ex trialista, era agli albori ai primi spettacoli di stunt, e di formazione anche per BMW
con questa SV faceva il cerchio girando in tondo su una ruota. Questa Motorrad in Europa e in Africa.
cosa che puoi girare mentre impenni mi ha illuminato! E mi sono det- Oggi è commerciale di BMW
to: la devo fare assolutamente. E così ho iniziato. La prima cosa è capi- Motorrad e istruttore di guida alla
re come preparare la moto. C’erano i carburatori e quando la mettevi Dynamic School da lui avviata
in piedi si spegneva. Poi non c’erano le barre paramotore, e a ogni ca- ([Link]).
duta la moto si distruggeva. E si cadeva spesso, perché se non raggiun-
gi il punto di equilibrio, con la moto quasi verticale e non vai molto
lento, il cerchio non lo fai, ma imparare è difficile. È dura, da farti
passare la voglia perché sei sicuro di cadere, e tante volte mi sono ri-
baltato con la moto addosso. Col tempo ho imparato, ho ampliato la
serie di figure, e ho iniziato a fare i primi spettacoli; oggi ne ho fatti Il fascino della GPz 900 R
circa 300, e alcuni ricordo con piacere, durante la Motogp, il mondiale Top Gun replica.
SBK, e uno proprio con Pfeiffer.
Amo le moto di oggi, ma nel cuore ho le maxi anni Novanta. Nella
mia compagnia le avevano i ragazzi più grandi di me. Le varie Honda
CBR 900 RR, Kawasaki ZXR 750, Suzuki GSX-R, Yamaha FZR 1000…
Le conosco perché le ho guidate, ma quando ho potuto finalmente
comprare la mia erano già arrivate le nuove, con altri telai, altre pre-
stazioni. Ho un ricordo bellissimo di quel periodo, e mi piacerebbe
avere tutte quelle che non mi potevo permettere. La mia preferita è la
prima FireBlade 900, livrea HRC, che mi è rimasta nel cuore da quan-
do ero sedicenne. Ho cercato un buon usato, ma non ho trovato quella
giusta. Per ora, insieme a un amico, ho preso una Kawasaki GPz 900
R, che mi ha sempre appassionato anche perché legata a Top Gun.
L’abbiamo rimessa in sesto e trasformata nella replica di quella di Ma-
verick, con gli adesivi che riproducono degli originali, e abbiamo tro-
vato anche lo stesso portachiavi con l’F14. È una moto leggendaria, ha
fascino e personalità, un’icona di quel periodo, e quando la parcheg-
giamo insieme alle altre, di oggi, ci possono essere anche moto da
trentamila euro, ma tutta l’attenzione è sulla nostra Kawasaki.
7
PORTFOLIO
moto
8 Youngtimer & MODERN CLASSIC
LA MOTO
MARCA: Triumph
MODELLO: Speed Twin 2020
MOTORE: 2 cilindri, 1200 cc
IL FOTOGRAFO
9
LA POSTA - RISPONDE ALDO BALLERINI
moto
10 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SOGNO A DUE RUOTE - PER UN PUGNO DI EURO - SECONDO NOI
BIKE TIPS
BIKE TIPS
T
ra le sportive anni Ottanta più rappresentative un po- pinze dei freni a 4 pistoncini contrapposti e ruote a razze cave più
sto d’onore spetta alla GSX-R 750, dal 1985 a seguire, leggere, sulle quali sono installati pneumatici Michelin radiali. il
fino ai primi del Novanta. Nel 1985 arriva la prima ver- peso a secco dichiarato è di 195 kg (in precedenza 176).
sione, che apre la strada alle endurance replica, e nel Niente male! Ma sempre nel 1989 arriva la GSX-R 750 R Limi-
1988 subisce una completa riprogettazione. Cambiano ted Edition (spesso identificata anche come GSX-R750RR, nota
il motore (molto più dentro che fuori, resta il SACS); la ciclistica, anche come RK), versione speciale e ultra-rara della GSX-R 750,
con il nuovo telaio dalla caratteristica curva a spigolo; la carenatu- prodotta in serie limitata per l’omologazione nel campionato Su-
ra, dalla migliorare aerodinamica per di più bellissima e compatta. perbike. È tra le più belle moto del mondo, a nostro parere, e va
Il quattro cilindri è sempre raffreddato ad aria e olio, scelta par- sullo stesso piano delle rivali parimenti omologate, la Honda
ticolare perché ormai la concorrenza è tutta passata al raffredda- VFR750R (RC30) e la Yamaha FZR750R OW01; le altre rivali
mento a liquido. Ma per Suzuki il SACS è comunque efficiente e sono la Kawasaki ZXR 750, la Ducati 851 e la Bimota YB4. La
permette di risparmiare peso. È stato migliorato maggiorando le nostra Suzuki è stata prodotta in tiratura imitata di 500 esempla-
sezioni dei condotti dell’olio e installato un radiatore di maggior ri (come la Yamaha, mentre la RC30 viaggia sui 5.000), e per que-
scambio termico. Poi c’è la meccanica: ci sono nuove fasce elasti- sto è ricercatissima, quindi costosa.
che, cuscinetti e valvole di maggior dimensione, cambiano i profili Certo, l’estetica, codone a parte, è simile alla GSX-R 750 di
degli alberi a camme, più spinti e con un’alzata maggiore; i nuovi
carburatori slingshot sono più efficienti, anche perché alimentati
PERCHÉ COMPRARLA
dal SACI (Suzuki Condensed Air Intake), nuovo sistema di con-
dotti con le tipiche bocche di ingresso ai lati del cupolino. In più il È rara ed è una vera superbike
rapporto corsa/alesaggio è ancor più spinto, si va da 70,0 x 48,7
mm a 73,0 x 44,7 mm.
La linea è uno spettacolo, per le forme
Con tutte queste modifiche si passa da 100 CV a 10.500 giri/min
a 112 CV a 11.000 giri, con la zona rossa che arriva fino a 13.000 PRO compatte, personali, bellissime ancora
oggi; In più l’accostamento cromatico è
giri/min. Si punta al massimo delle prestazioni, ma il nuovo 4 cilin-
il più bello tra le sportive. La ciclistica è
dri offre comunque un buon tiro ai medi; il meglio però arriva in
agilissima e spinta dal mitico SACS da 12O CV.
alto, dopo una netta entrata in coppia superati i 7.000 giri/min.
Il telaio è sempre un doppio trave che corre sopra le teste, ma
più raffinato del precedente e più rigido e agile, poiché rivisto
Quando si parla di superbike di fine CONTRO
Ottanta si pensa alla RC30, questa è vista
nelle quote: il cannotto è più chiuso (da 26 a 24,5°); l’avan-
come una alternativa (anche se non lo è).
corsa passa da 107 a 102 mm e l’interasse scende a 1.400
mm (da 1.430) e la GSX è la più compatta della cate-
goria. In questa versione 1989 c’è la forcella tradizio- da 15.000 a 20.000 euro
nale con steli di 43 mm abbinata a un nuovo forcello- (Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
ne con il Full-Floater rivisto. Arrivano infine le nuove
moto
12 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SOGNO A DUE RUOTE
Il cruscotto
è da stradale
di classe,
fin troppo:
abbiamo amato
il precedente
su fondo bianco
con il contagiri
che parte da
3.000 giri/min:
aria di racing.
Il codone rosso
monoposto
è il primo
elemento che ci HONDA
fa distinguere
la GSX-R 750 R VFR 750 R RC30
dalla versione PREZZO: da 50.000 a 55.000 euro
di grande serie, ANNO: 1987-1990
ma le modifiche
rispetto a quella
sono molte di La diretta concorrente della GSX-R 750 R è la RC30, e
più e oltre alla sebbene sia stata prodotta in molti più esemplari è in
carrozzeria vendita a un prezzo ben più alto. Conta il fatto che abbia
coinvolgono vinto due titoli mondiali in Superbike? Può essere.
la ciclistica
e il motore.
ALTRIMENTI, CI SONO ANCHE LORO…
DUCATI
851
PREZZO: da 15.000 a 20.000 euro
ANNO: 1988-1991
13
YAMAHA XT 660 Z TÉNÉRÉ 2008-2016
O
ggi siamo minimo al bicilindrico, anche a partire da
500 cc; qui torniamo alla storia, con un ottimo mono,
che promette agilità e assicura comunque belle pre-
stazioni, visto che è accreditato di 48 CV. Di base ri-
calca la tecnica delle storiche unità Yamaha degli
anni Ottanta, con distribuzione monoalbero in testa e 4 valvole,
ma si passa a un più rassicurante raffreddamento a liquido. La
maggior cilindrata, facendo riferimento alla prima Ténéré, è stata
ottenuta con un generoso rialesaggio, passando dalle misure di 96
mm x 84 mm a 100 mm x 84 mm, questo per non rivoluzionare
completamente il motore. Il guadagno in CV è limitato (sono solo
3 in più), ma la coppia cresce di quasi un kgm allo stesso regime,
risultato più importante. Il cambio resta a 5 rapporti ma l’iniezio-
ne elettronica prende il posto del carburatore Teikei da 27 mm.
Il telaio mantiene la struttura a culla in tubi d’acciaio, ma con
quote più “comode” per assicurare più stabilità e comfort su stra-
da, visto che un allestimento già previsto comprende due genero- PERCHÉ COMPRARLA
se borse d’alluminio ottime per un lungo viaggio in coppia.
La ciclistica è completata da una forcella telescopica con steli È l’erede moderna della regina del deserto
da 43 mm e dal forcellone oscillante d’alluminio con leveraggio
progressivo Monocross. Gli ammortizzatori, regolabili solo nel La tecnologia ha portato tante novità
precarico, assicurano alle ruote una buona escursione: 210 mm PRO utili per viaggiare e per l’affidabilità della
all’anteriore, da 21”, e 200 mm alla posteriore, da 17”. Notevole meccanica. Più prestazioni e comfort
l’impianto frenante, con addirittura una coppia di dischi anteriori disponibili a un prezzo contenuto.
da 298 mm con pinze Brembo a due pistoncini.
In più, rispetto alla spartana Ténéré del 1983, c’è una bella car- La nuova carrozzeria e altre dotazioni
rozzeria completa, ottima per viaggiare su strada grazie al plexi- hanno fatto ievitare il peso. Guidare un CONTRO
glas protettivo, e una nuova strumentazione, essenziale ma con il grosso mono è poco confortevole.
contagiri analogico in evidenza e un ampio LCD che indica la ve-
locità, i chilometri percorsi, la temperatura del liquido di raffred-
damento e il livello di benzina. Un ottimo allestimento, quindi, da 3.000 a 4.000 euro
per garantire una bella guida e affidabilità; purtroppo tra tutti gli (Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
aggiornamenti alla meccanica, alla ciclistica e l’arrivo della car-
moto
14 Youngtimer & MODERN CLASSIC
PER UN PUGNO DI EURO
BMW
G 650 SERTAO
PREZZO: da 4.000 a 5.000 euro
ANNO: 2012-2015
SUZUKI
rozzeria, il peso arriva a superare i 200 kg in ordine di marcia, DR-Z 400 S
circa 40 in più rispetto alla prima Ténéré. PREZZO: da 2.500 a 3.000 euro
È proprio questo il limite della (nuova) Ténéré, tra il peso da ANNO: 2000-2007
gestire e la sella alta (da brava offroad siamo a 890 mm, meglio
essere di buona statura), nelle manovre manca la facilità della pri- Scendiamo di cilindrata, e la
DR-Z 400 S è meno versatile della
ma versione. Poi, entrati in sintonia, queste difficoltà si superano Ténéré, poco adatta ai viaggi.
e si apprezzano il controllo della ciclistica e il buon tiro del mono, Però è leggerissima, e divertente;
ricordandosi però che questi motori vogliono essere gestiti “a il mono da 400 cc eroga ben 40 CV.
mano” quando si passeggia ai bassi regimi poiché strappano. Le
sospensioni centrano l’equilibrio tra la guida stradale e quello of-
froad: nella guida brillante scorrono sulle lunghe escursioni, ma KTM
se gestite correttamente, con azioni morbide e rotonde, garanti- 690 ENDURO R
scono la stabilità su strada e la tenuta sugli sterrati anche piutto- PREZZO: da 4.000 a 5.000 euro
sto impegnativi. Una tuttofare a basso costo. ANNO: dal 2008
YAMAHA
XT 600 Z TÉNÉRÉ
PREZZO: da 5.000 a 6.000 euro
ANNO: 1983-1985
15
BIKE TIPS
TROPPI CV?
La BMW M 1000 RR è una superbike omologata
da 218 CV e 314 km/h. Una moto inutile?
A CURA DELLA REDAZIONE
moto
16 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SECONDO NOI
TOPoFLOP?
Scontro redazionale
17
MV AGUSTA
MODEL STORIES Brutale
L
a Brutale non è una naked, più o meno La prima eccezionale novità della 750 è l’esteti-
bella o veloce, ma una pietra miliare ca, mai vista prima, con il serbatoio e il codone
del segmento, che dà il via a una vera e slanciati e compatti, perfettamente amalgamati
propria svolta estetica e tecnologica. con lo spettacolare telaio a traliccio con le piastre
Un salto importante per la linea e per in magnesio che già avevamo avuto il piacere di
la guida, elementi fondamentali ai quali con il ammirare sulla F4 Serie Oro. Poi ci sono altri ele-
tempo si sono aggiunte anche prestazioni straor- menti innovativi: il fanale, dalla forma che ha fat-
dinarie, fino ad arrivare all’attuale, terribile, to scuola, più volte ripreso da altri designer; lo
Rush, un missile di 1.000 cc da 208 CV e oltre scarico compatto sotto il motore che si chiude su
300 km/h di velocità massima dichiarata (ma sia- un doppio terminale parallelo, , e la consueta serie
mo alla seconda generazione). di dettagli ai quali la MV Agusta ci ha abituato.
moto
18 Youngtimer & MODERN CLASSIC
La naked che
ha segnato
un’era
nell’estetica
e nella guida
La prima ad arrivare è la 750 Serie Oro nel 2001, costruita in serie È interessante vedere le rivali di allora; tra quelle di rilievo c’era-
limitata di 300 esemplari “tirati a mano” con ampio uso di materiali no: l’Aprilia Tuono (11.970 euro); la Cagiva Raptor (9.735 euro); la
speciali. Arrivata ma inarrivabile, visto il prezzo di 58 milioni di lire, Ducati Monster S4R (12.500 euro); la Honda Hornet 900 (9.120
che ha lasciato tutti (quasi) in attesa della più ragionevole versione euro); la Kawasaki Z 1000 (9.899 euro); la Suzuki SV 1000 (8.970
S. Ci hanno fatto aspettare due anni, ma poi è arrivata, ed è piaciuta, euro) la Triumph Speed Triple (11.600 euro). Una bella concorren-
perché riprende in tutto e per tutto le dotazioni della Serie Oro sen- za, ma la Brutale resta un caso a parte, e anche se la cilindrata è
za gli esclusivi particolari in carbonio e in magnesio (ma non se ne mediamente inferiore le prestazioni non sono male. Il 4 cilindri, è
sente la mancanza), scelta che ha permesso di offrirla a 14.645 euro accreditato di 120 CV a 12.300 giri/min e poi c’è quella ciclistica
franco concessionario, cifra ancora importante che però non è riu- straordinaria, capace di associare agilità mai vista e precisione, frut-
scita a spegnere l’entusiasmo e il desiderio di possedere questa na- to di un progetto unico e di componentistica di alta gamma. La Bru-
ked unica al mondo. tale 750 S è arrivata in due livree, quella rossa, classica, e nera.
19
PRIMA GENERAZIONE
2001
L SCHEDA TECNICA
a Brutale 750 nasce dalla F4 750, con il che distingue nettamente la Brutale è la ciclisti-
4 cilindri che si distingue dalla maggior ca, un autentico capolavoro sia nell’aspetto tec-
parte dei motori allora in produzione nico sia in quello estetico. Anzitutto veste il
Motore:
per una serie di soluzioni tecniche fuori motore abbracciandolo perfettamente, ma l’ac-
Quattro cilindri in linea 4T,
dagli schemi. A iniziare dalla distribuzione, con cessibilità meccanica è garantita dal fatto di es- alimentazione a iniezione,
gli alberi a camme azionati dalla catena centra- sere divisibile in due semplicemente rimuoven- raffreddamento a liquido.
le. Un supporto di banco in più rende l’albero do alcune viti. Inoltre è compatto, leggero, Cilindrata:
motore più largo, ma allo stesso tempo irrobu- estremamente rigido grazie anche al blocco 749 cc (alesaggio 73,8 mm,
stisce la struttura, che permette di risparmiare motore stressato, e per completare l’opera è ab- corsa 43,8 mm).
sul telaio; in più le quattro valvole per cilindro binato a sospensioni allo stato dell’arte. Le geo- Potenza:
hanno una disposizione leggermente radiale, metrie sono spinte: inclinazione del cannotto di 120 CV a 12.500 giri/min.
soluzione che permette di realizzare compatte sterzo di 24°; un’avancorsa di 103,7 mm; inte- Ruote:
anteriore 120/65x17”,
camere di combustione di forma emisferica, a rasse di 1.398 mm.
posteriore 180/55x17”.
vantaggio del rendimento. La forcella è un plinto a steli rovesciati Mar-
Freni:
Tra le altre caratteristiche citiamo il basa- zocchi nella Serie Oro e Showa nelle altre, con anteriore disco 310 mm,
mento in lega di alluminio diviso da un piano pinza 6 pistoncini;
orizzontale; il blocco cilindri closed-deck con disco 210 mm.
canne integrali, i pistoni di altezza ridotta; il Dimensioni e peso:
cambio a sei marce in cascata estraibile. L’ali- interasse 1.398 mm,
mentazione è affidata a un evoluto sistema elet- peso a secco 179 kg.
tronico di iniezione e accensione, con centrali-
na Marelli. Altre caratteristiche particolari In alto: la Brutale 750 Serie oro,
prodotta in 300 esemplari.
sono i condotti di aspirazione con condotto
A sinistra: il cruscotto della
sdoppiato, uno piccolo, che lavora ai bassi (ve- Brutale 750 S, con il contagiri
locità del flusso maggiore), e uno più grande per analogico in evidenza e il piccolo
gli alti regimi. LCD: la zona rossa non c’è,
il fuorigiri lo segnala un led.
Il 750 ha quindi ottime caratteristiche, ma
rispetto alla concorrenza non ha mai mostrato
una marcia in più in tema di prestazioni. Ciò
moto
20 Youngtimer & MODERN CLASSIC
MV AGUSTA BRUTALE 750
diametro notevole, rispettivamente 50 cambio, il supporto della pompa del freno sente! la potenza arriva a 136 CV a 11.000
mm e 49 mm, trattate con riporti per otti- posteriore e in particolare la piastra supe- giri/min ma la risposta al gas è tremenda.
mizzare la scorrevolezza. Il monobraccio riore di sterzo. Il telaio a traliccio con piastre in fusio-
è il classico monumento MV Agusta, in Nel 2005 avviene il salto, di cilindrata ne è invariato, completato con una forcel-
lega di magnesio nella Brutale Serie Oro e ma soprattutto di potenza. La cubatura la Marzocchi Magnum a steli rovesciati di
in lega di alluminio nelle altre versioni; aumenta, ma non tanto, sono circa 160 cc, 50 mm e un ammortizzatore Sachs; en-
nonostante la leggerezza, è caratterizzato gli effetti invece sono devastanti: la Bru- trambe le unità sono completamente re-
da eccezionale rigidità. Le ruote da 17” tale 910 non ha nulla a che vedere con la golabili. Non cambia l’impianto frenante.
hanno il noto disegno a stella; quelle della 750 e si riesce ad arrivare nella parte alta Interessante il fatto che è possibile sce-
Brutale Serie Oro sono in lega di magne- del contagiri solo in pista. Cambiano la gliere le coperture: 120/70 o 120/65, e
sio, le altre in lega di alluminio. La frenata corsa (da 73,8 a 76,0 mm) e l’alesaggio (da 190/50 o 180/55; in più c’è un’esclusiva Pi-
è affidata a due dischi flottanti in acciaio 43,8 a 50,1 mm) e la cilindrata assume relli 190/55 dedicata alla MV Agusta.
di 310 mm morsi da pinze Nissin a sei pi- questo valore singolare per non modifica- A questa belva, che tutti ricordiamo
stoncini, Notevoli i numerosi particolari re le misure del motore. È alleggerito, per per la cattiveria, non c’è fine. Arriveranno
in lega di alluminio ottenuti per stampag- lo più nelle masse in movimento alterno, a la Brutale 989 e la 1078 RR. Tutte da brivi-
gio a caldo, come i pedali del freno e del vantaggio della prontezza di risposta, e si do. Anche di più.
SCHEDA TECNICA
Motore:
BRUTALE 1078
Quattro cilindri in linea 4T, 2008
alimentazione a iniezione,
raffreddamento a liquido.
Cilindrata:
1078 cc (alesaggio 79,0 mm,
corsa 55,0 mm).
Potenza:
147 CV a 10.950 giri/min.
Ruote:
anteriore 120/70x17”,
posteriore 190/55x17”.
Freni:
anteriore disco 320 mm,
pinza 4 pistoncini;
disco 210 mm.
Dimensioni e peso:
interasse 1.410 mm,
peso a secco 185 kg.
21
Bimota KB1 1978
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
MAXI DA PAURA
S
iamo negli anni Settanta: i giapponesi sono ar- mota, all’epoca, doveva acquistare l’intera moto (nella
rivati in forze con motori eccezionali, potentis- maggior parte dei casi), prelevarne il motore, l’impianto
simi, affidabili e personali, ma le loro moto elettrico, talvolta la forcella e i freni, e costruire attorno ad
conservano un taglio turistico, le ciclistiche essi una moto speciale senza badare a spese. Il prezzo ov-
non riescono a soddisfare chi cerca una guida viamente lievita, raddoppia.
sportiva, in particolare in pista. Bimota nasce per colmare Siamo stati fortunati a trovare questi due splendidi
questa lacuna e, come ben sappiamo, è tra i marchi più noti esemplari, originali e perfettamente funzionanti.
nella realizzazione di telai speciali, settore che si è svilup- Capita spesso di imbattersi in moto degli anni Settan-
pato soprattutto in Italia e in Inghilterra. ta-Ottanta non in perfetto ordine e non più utilizzate per
L’obiettivo di queste aziende è senza compromessi: rea- circolare, con componenti adattati o non originali: è molto
lizzare la base per moto da competizione, offrendo il massi- difficile trovarne di autentici. In questo caso, invece, tutto
mo in termini di prestazioni, quindi stabilità e precisione di è perfetto: entrambe sono impeccabili, messe a punto con
guida. Ma c’è un problema. È il periodo del fai-da-te: chi grande passione. Una splendida coppia di protagoniste di
voleva una sportiva sui generis acquistava uno di questi te- quell’epoca.
lai, che poi allestiva con parti speciali. Pur essendo molto diverse tra loro, mostrano un filo
Il risultato? Spesso deludente: non è certo facile rea- conduttore, anzi, due: il primo è progettuale, si vede chia-
lizzare una moto da corsa in casa, viste le prestazioni ri- ramente che l’atelier di nascita è quello riminese del perio-
chieste, motore e ciclistica, mettendo insieme ruote, freni, do d’oro; il secondo è l’eccezionale cuore che le equipaggia:
sospensioni, e il tutto da mettere a punto. Poi c’è l’insor- due splendide versioni dei mitici quattro cilindri giappo-
montabile problema dell’omologazione, ammesso che l’o- nesi di grossa cilindrata, nella loro forma più pura, con
biettivo fosse quello di realizzare una moto speciale per raffreddamento ad aria, distribuzione bialbero in testa e
circolare su strada. batteria di carburatori. Da allora la tecnologia ha fatto passi
Qui entra in gioco Bimota, offrendo non solo telai, ma da gigante: siamo arrivati a potenze raddoppiate, un fatto
moto belle, finite e chiavi in mano, straordinarie sotto ogni straordinario. Ma questi motori che animano le nostre Bi-
aspetto: prestazioni ed estetica. Sappiamo però che i prezzi mota sono monumenti del motociclismo più autentico, ca-
erano, possiamo dirlo, esorbitanti. Questo anche perché Bi- paci di farci venire la pelle d’oca solo a sentirli avviare.
moto
24 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Bimota KB1 - 1978
PREZZO DA 30.000 EURO
È la prima moto Bimota, nata per correre. Con le modifiche
di Termignoni stabilisce il nuovo record delle moto di serie,
ed è velocissima anche oggi.
CI PIACE
Il valore storico, che ci riporta a un’epoca d’oro.
La componentistica di altissimo livello, che la rende
preziosa e raffinata anche nei dettagli, le prestazioni
fuori dal comune, la possibilità di regolare la ciclistica.
NON CI PIACE
È una moto da corsa, realizzata senza compromessi.
È penalizzata nel comfort, sia per la posizione di guida,
sia per la trasmissione di calore, così importante da
renderla impossibile da guidare con la carenatura intera.
I
l miglior telaio con il miglior motore degli anni Settanta.
Basta poco per descrivere la KB1, la prima Bimota di serie,
realizzata nel 1978. Tutto è stato fatto senza badare a
spese in collaborazione con Termignoni, anche per questo
è un modello di grande pregio.
La base di partenza è straordinaria: il 4 cilindri in linea raf-
freddato ad aria con distribuzione bialbero a camme in testa e
due valvole per cilindro di 1.015 cc della Kawasaki Z 1000 R era
allora il top delle moto di serie, capace di erogare 94 CV a 8.000
giri/min e 8,7 kgm a 7.000 giri/min. All’epoca erano
offerti vari stadi di elaborazione, e su questa KB1
Termignoni installò un kit usato nelle gare di endu-
rance e nella Superbike dell’epoca arrivando a 1.197
cc. Invariata la corsa, di 66 mm, l’alesaggio passa da
69,4 mm a 76 mm, con pistoni speciali forgiati; in più
ci sono gli alberi a camme racing, il volano alleggeri-
to, l’accensione elettronica. L’alimentazione è affi-
data a una batteria di carburatori Mikuni con diffu-
sore da 36 mm, al posto dei Mikuni originali da 28
IL SIG ILLO DE L RE GI STR O mm. Termignoni firma anche lo scarico racing com-
ST OR ICO BI MO TA pleto in acciaio, dotato di dB-killer estraibile. La
potenza sale a 115-120 CV, e con questa, più l’ae-
rodinamica assicurata dalla carenatura, la KB1 sfiora i 290
km/h, punta stratosferica per allora, visto che le sportive più
veloci viaggiavano sui 220-230 km/h.
All’epoca la KB1 è la prima moto di serie con la carenatura
completa, grande novità, al più c’erano versioni con il cupolino
più ampio, e oltre all’aerodinamica è disegnata sfruttando l’ef-
fetto Venturi per estrarre l’aria calda dal motore, sistema molto
efficace che però invia forte calore alle gambe; un po’ scomodo
ma è una moto da corsa.
Un altro difetto è il surriscaldamento quando si percorrono
tratti a bassa velocità e con soste: il serbatoio abbraccia la testa
del motore, come si nota, e se non arriva aria fresca scalda il
serbatoio di vetroresina fino a far bollire la benzina; per questo
la versione di Francesco ha la semicarena, modifica da lui ese-
guita con garbo per poter usare questa splendida moto su stra-
da. Un’altra modifica è stata apportata alla sella, che in origine
è chiusa “a uncino”, che fascia i glutei in modo da obbligare a
una posizione definita.
Questo esemplare, è stato usato solo in gara, e ha il solo
contagiri, lo stesso Veglia Borletti della Ferrari 312 T di Lauda;
interessante il fatto che riprende anche lo stile di quest’auto
leggendaria, compresa la livrea rossa con i filetti bianchi.
Il telaio a traliccio d’acciaio al cromo molibdeno avvolge
IL PR OP RI ETAR IO
IN I
FR AN CE SCO OR LAND
27
Lo splendido 4 cilindri DOCH
strettamente abbracciato
dal telaio a traliccio al cromo
molibdeno.
L’ammortizzatore è azionato
direttamente dal forcellone,
ed è un Bitubo regolabile.
29
SU STRADA
moto
30 Youngtimer & MODERN CLASSIC
31
SU STRADA
CI PIACE
La carrozzeria è usata per altri modelli, ma si apprezza per
la linea moderna e pulita, in particolare in questa versione
semicarenata che mostra lo spettacolare quattro cilindri
Suzuki ricevuto dalla Katana 1100.
NON CI PIACE
La KB1 e la SB4 condividono il fascino ma anche gli aspetti
meno confortevoli delle moto sportive estreme, come la
posizione di guida, la durezza delle sospensioni e della
trasmissione, le vibrazioni del motore.
L
a Bimota SB4, presen-
tata al Motor Show di
Bologna nel 1982, arri-
va nel 1983, e affianca i
modelli KB2 Laser
(motore Kawasaki Z 500), KB3
(Kawasaki Z 1000) e HB 2 (Hon-
da CB 900 F). Sostituisce la SB3
prendendo il motore della Suzuki SCIN O
UN MOTORE DAL FA
Katana 1100, al posto di quello SE N ZA LIM ITI
della GS1000, il quattro cilindri ad
elevate prestazioni, per di più mi-
gliorate nell’erogazione grazie al nuovo impianto di scarico Bi-
mota e ad alcune modifiche eseguite all’aspirazione.
È il periodo in cui i telai e le carrozzerie sono usati per più
modelli (in questo caso la KB3 e la HB2), e la SB4 eredita dalla
SB3 anche le ruote da 16”, la forcella, le piastre di sterzo, l’im-
pianto frenante, il parafango anteriore e la fanaleria. È disponi-
bile in due versioni: SB4, più snella con la semicarena; SB4 S con
la carenatura completa e il radiatore dell’olio. La qualità è sempre
al top, per il livello dei materiali impiegati e delle lavorazioni,
eseguite con largo impiego di leghe di alluminio (quali l’Avional),
a vantaggio della riduzione del peso, di poco superiore ai 200 chi-
li. La Bimota si sbilancia dichiarando che è la stradale più
veloce al mondo: la punta massima è superiore ai 250 km/h. Per
fare un paragone, la Katana arriva a 230 km/h, la stessa velocità
delle rivali più potenti.
Il progetto è splendido, e il 1100 ne è il perfetto completamen-
to. È uno dei 4 cilindri storici, diventato un monumento anche
per la grande popolarità nelle drag race. Negli anni è stato utiliz-
zato in modo straordinario, grazie all’eccezionale robustezza. Su
quella base sono stati realizzati dei kit big bore aftermarket con
cilindrate che arrivano a 1.700 cc, e potenze che con sistemi tur-
bo, iniezione, metanolo o nitrometano, sono arrivate a supera-
re i 500-600 CV (ovviamente si usano per il tempo di una gara).
Ma torniamo al nostro 1100.
È un bialbero a camme in testa con 16 valvole raffreddato ad
aria di 1.075 cc, alimentato da 4 carburatori Mikuni da 34 mm e
il cambio a 5 marce. In questa configurazione rivista da Bimota
eroga la stessa potenza e coppia del motore di serie, ma cambia
l’erogazione: 112 CV a 8.750 giri/min e 9,6 kgm a 7.000 giri/min.
È incastonato in un telaio a traliccio in tubi d’acciaio al cromo
molibdeno chiuso inferiormente da piastre in lega leggera realiz-
zate dal pieno. La forcella è una Forcella Italia teleidraulica con
steli al magnesio da 40 mm con piedino a sgancio rapido, il
moto
32 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Colpo d’occhio
sul raffinato ponte
di comando;
il cruscotto non
è (per fortuna)
quello della
Suzuki Katana,
ma della GSX 1100.
33
SU STRADA
meglio del mercato; al posteriore c’è un singolo ammortizzatore. piccolo vano portaoggetti: si apre con una brugola da 4 mm, che
Sui cerchi Bimota da 16” sul nostro esemplare sono montati era abbinata al portachiavi marcato Bimota, una super raffinatez-
pneumatici Pirelli Sport Demon delle misure 120/80 e 150/80; la za. La SB4 nasce con l’anima di una moto da corsa, quindi non
frenata è affidata a una coppia di dischi da 280 mm con pinze sorprende il fatto che sia tutto fuorché comoda e facile. Ma ci sono
Brembo serie Oro a due pistoncini, anche qui componentistica dei motivi in più. Sulla Katana il motore è montato su si-
usata nelle competizioni delle derivate di serie. lent-block; qui è imbullonato al telaio. Tutte le moto hanno il
Siamo perfettamente d’accordo con Roberto: “Sono innamo- parastrappi nella trasmissione finale; lei no. Pure le sospensioni
rato delle moto di questi anni, dei motori, dei telai, delle finitu- sono rigide, vanno benissimo su una pista che è un biliardo, ma
re”. Come dargli torto? Questa SB4 è di una bellezza mozzafiato. appena trovi delle piccole asperità le senti tutte, e il motore ci met-
Ma quanto può costare una moto così? “Oggi un prezzo giusto è te del suo, con le vibrazioni. In più ci aggiungiamo la posizione di
sui 15.000 euro”, risponde Roberto. “Trovo che sia basso per il guida in stile racing d’epoca: si sta sdraiati sul serbatoio, con le
valore storico, per il progetto, per i materiali. Ma è così. Se metti braccia distese, la sella bassa e le pedane alte, così che anche qui,
un annuncio di una Gamma a 20.000 euro ti chiamano in venti, come sulla KB4, si assume la tipica posizione a ranocchio. Sella per
una Bimota così non ha molto seguito. Peccato, perché è una modo di dire: è un sottile strato di neoprene, lascia passare tutto.
moto straordinaria”. In basso il 4 cilindri è elettrico e lineare, con una bella frizione
La carrozzeria è splendida. Oltre alla linea unica, e con bellissi- modulabile, tanto che ti fa pensare al passeggio. Idea che viene
ma livrea, è monoscocca, un pezzo unico, robustissimo, che si spazzata via appena inizi a sfruttarlo: a 4.000-5.000 giri/min
può togliere allentando quattro viti. Tamburini curava anche i spinge tantissimo, ma iniziano ad arrivare le vibrazioni, e le sen-
dettagli: sulla coda c’è uno sportellino che permette di accedere al ti tutte; a ogni chiusura e apertura del gas senti pure la frustata
moto
34 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
IL PR OP RI ETAR IO
RO BE RT O DELF RATI
35
SU STRADA
Linea possente
e dettagli
di pregio
moto
36 Youngtimer & MODERN CLASSIC
37
BIMOTA KB1 1978 BIMOTA SB4 1983
MOTORE 4 cilindri in linea 4 cilindri in linea
COPPIA MASSIMA 11,2 kgm a 6.500 giri/min 9,6 kgm a 7.000 giri/min
ALESAGGIO X CORSA 76 x 66 mm 72 x 66 mm
PREZZO EPOCA (ATTUALIZZATO) 7.500.000 lire (30.000 €) 18.561.000 lire (34.000 €) Ecco le moto che hanno donato il motore alla KB1 e alla SB4,
rispettivamente la Kawasaki Z 1000 R e la Suzuki Katana 1100.
moto
38 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
LA STESSA FIRMA
T
ra le due Bimota sono trascorsi 5 anni, periodo che nel con il picco a 500 giri/min più in basso. I CV in più permettono
mondo delle maxi sportive è un’eternità, ma la KB1 e alla KB1 una punta velocistica maggiore, che sfiora i 290 km/h
la SB4 mostrano comunque caratteristiche simili in contro i 250 km/h della SB4 (dati indicativi).
tema concettuale: lo stile Bimota si riconosce in tutto Entrambe montano un telaio a traliccio in tubi d’acciaio, solu-
e per tutto. La base nasce su uno speciale telaio a zione che ha contrassegnato un’epoca ma che resta valida tuttora,
traliccio in tubi d’acciaio che abbraccia un quattro cilindri anche negli anni contrassegnati dalle più moderne strutture a
giapponese di generosa cilindrata ed elevate prestazioni già di doppio trave d’alluminio, soluzione alla quale arriverà anche Bi-
serie. Questi motori, Kawasaki e Suzuki, si distinguono per carat- mota nel 1987 con la YB4, equipaggiata con il 20 valvole della Ya-
tere e stirpe sportiva: nati sulle sportive stradali di allora, sono maha FZ750. Ci sono però alcune differenze: la KB1 ha maggiori
stati usati anche nelle competizioni, Superbike, endurance, drag possibilità di personalizzazione, come evidenziato in precedenza,
race. Il 4 cilindri Suzuki, più moderno, compie un passo avanti mentre sulla SB4 compaiono le piastre in alluminio ricavate dal
con la distribuzione a 4 valvole per cilindro (Termignoni ha rea- pieno, che verranno spesso utilizzate in futuro.
lizzato dei motori Kawasaki speciali con la stessa configurazio- Altra differenza la troviamo nei cerchi, scelta che segue l’evo-
ne), ma possiamo dire che la base resta comunque la stessa del luzione delle sportive in quegli anni: si è partiti dalla coppia da
Kawasaki: le potenze sono paragonabili e lo sono anche le genero- 18” in magnesio di Campagnolo e si è passati a quella da 16”, d’ac-
sissime curve di coppia; il bello di queste cubature con architettu- ciaio; entrambi sono disegnati da Bimota. Simili le dimensioni
re che oggi non consideriamo eccessivamente spinte. delle spalle delle coperture: al posteriore entrambe hanno una
In questo caso la maggior differenza tra i due motori è data dal 150; all’anteriore c’è una 100 sulla KB1 e una 120 sulla SB4. Per la
vantaggio della cilindrata della KB1, che porta certamente frenata lo standard è la coppia di dischi anteriori da 280 mm mor-
qualche CV in più ma in particolare va a beneficio della coppia, si da pinza Brembo a doppio pistoncino; su entrambe le moto
non solo nel valore massimo ma anche nella curva, più generosa e sono forati, fissi sulla KB1 e flottanti sulla SB4.
39
TopTwins
SU STRADA
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
F
in dal 1985 le GSX-R di tutte le cilindrate (da 600 a 1100
cc) sono state tra le sportive più diffuse. Per questo oggi
è facile vederle in giro su strada o in vendita presso pri-
5 COSE DA CONTROLLARE vati e concessionari; è un po’ più difficile, invece, trovar-
Ecco alcuni tra i principali le nella notevole livrea replica Alstare Corona giallo/
accorgimenti che è bene tener viola. Ancora più difficile trovare le due versioni, la pre-2000 e la
presente in fase d’acquisto successiva con la stessa livrea. Se poi le vogliamo pure immacolate,
e per di più conservate, ecco che l’impresa diventa impossibile.
A meno che non capiti un colpo di fortuna, per esempio trovar-
le entrambe alla fiera Due Tempi bei Tempi che si è svolta pochi
mesi fa a Piacenza. I proprietari delle due GSX, Yuri e William,
sono due fratelli di Parma, superappassionati delle loro impecca-
bili GSX-R 600 Alstare Corona, una del 2000 e l’altra del 2003,
rappresentanti delle due versioni citate. Scopriamole partendo
dalla prima.
La GSX-R 600 ha una storia impor-
È sempre stata
LIVREA
In questo caso il valore è tante, iniziata nel 1992, e la nostra è
dato dalle livree, che essendo una SRAD del 2000 (in Italia le 600
introvabili devono essere intonse.
una supersport
sono arrivate nel 1997). Versioni a
parte è sempre stata una supersport
della razza più pura, senza compro-
messi, ricca di raffinate soluzioni tec-
niche. All’epoca, rispetto alle rivali,
della razza più
mostra una notevole grinta sportiva,
con quei tratti arrotondati che ce la pura, senza
compromessi,
fanno riconoscere al volo: il cupolino
ampio con i due fari e le generose pre-
PARTI IN ALLUMINIO se d’aria dello SRAD e il codone a ogi-
Come di regola verificare che le
parti metalliche al vivo non siano
ossidate o fiorite.
va che si chiude nel piccolo gruppo
ottico. L’allestimento riflette l’indo- ricca di raffinate
le racing: il telaio in alluminio spaz-
zolato; il terminale di scarico in lega soluzioni tecniche
TERMINALE
Deve essere originale (ovvio);
il ricambio si trova, ma occorre
una lunga ricerca.
MOTORE
Si può dire indistruttibile, ma se
ha molti km eseguire le classiche
verifiche delle parti usurabili.
SOSPENSIONI
Verificarne la funzionalità
e la tenuta; come prima cosa
eseguire la manutenzione.
moto
42 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Alcuni dettagli di questa splendida GSX-R 600 del 2000: il cruscotto in stile racing; la piastra superiore della forcella con in vista i registri delle
regolazioni e il telaietto di sostegno della carenatura; il copricoda stile SRAD. Un adesivo dell’epoca, con disegno originale del team Suzuki Alstare .
43
1 2
4 4
5
moto
44 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
agilità associa glio arriva attorno ai 10.000 giri/min, ma Sony lancia la console
PlayStation2 in Europa.
non è finita: poi si gode di un allungo infini-
to, fino ad arrivare in piena zona rossa, a
una stabilità 14.000 giri/min (il limitatore interviene a
14.200 giri/min).
45
moto
46 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
Stessa livrea,
due interpretazioni,
identico fascino
47
SU STRADA
Y
uri e William hanno trovato queste perfette GSX-R
600 con una paziente ricerca in rete, e non sono man-
cati nemmeno episodi in cui si è persa un’occasione e
poi si è ritrovata, per caso, ma anche per vera passio-
ne (in particolare per l’acquisto di questa versione
2003). Abbiamo chiesto ai due ragazzi: c’è competizione tra voi?
Qual è più bella? Risposta, senza indugio: no. Assolutamente. E
poi il bello di questa coppia è insito proprio nella coppia stessa: due
interpretazioni decisamente diverse del tema Alstare Corona ma
entrambe spettacolari. I colori sono gli stessi, cambia il giallo di
questa versione 2003, che è metallizzato, per essere precisi contie-
ne dei micro-brillantini (metalflake) dall’effetto perlato.
Livrea a parte, nel 2000 la GSX-R 600 è oggetto di una completa
riprogettazione, e si può parlare di una nuova generazione. Arriva,
come la precedente versione, dalla 750, straordinaria
all’epoca capace di dare filo da torcere alle maxi: ne
riprende le linee affilate, il cupolino appuntito, la coda Arriva
dalla 750,
snella e sfuggente completata da una cover che può
essere rimossa e sostituita con la sella del passeggero.
La tecnologia è molto simile, sono poche le modifiche
tra le due cilindrate; la 600 ha la forcella tradizionale e
il forcellone senza la capriata di rinforzo.
straordinaria
Oltre all’estetica, che abbandona le forme tondeg-
gianti, c’è una bella differenza in tema di meccani- all’epoca
capace di dare
ca e di ciclistica. Il quattro cilindri è riprogettato,
sempre puntando alla riduzione del peso, degli ingom-
bri, delle perdite meccaniche e delle emissioni; miglio-
rano le prestazioni e la facilità della guida. La potenza
passa da 110 CV a 11.800 giri/min a 115 CV a 13.000 filo da torcere
giri/min; invariato il picco di coppia, a 6,9 kgm a un
regime leggermente più alto, 10.800 giri/min. alle maxi
Notevole il contrasto del viola con il giallo perlato, oltre alla grafica la differenza sostanziale è dovuta alla linea della carrozzeria. Spariscono le superfici
arrotondate, scompare l’evocativo codone a ogiva tipico della SRAD. Nel cruscotto resta in evidenza il contagiri analogico, ma arriva il tachimetro LCD.
1 2
4 4
5
5
moto
50 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
spinge deciso
il motore spinge deciso, soprattutto ai medi, con
un tiro simile a quello di una 750 di qualche anno
prima, e allunga fino alla zona rossa con grande
ai medi, con grinta: secondo Suzuki la potenza è aumentata
del 4,5% rispetto al modello precedente, rag-
a quello di una
non sbava le traiettorie di un centimetro, e per-
dona le correzioni, mostrando un eccellente bi-
lanciamento fra ciclistica e motore, e la comuni-
750 di qualche cativa è tale che il limite sembra lontanissimo
ma, allo stesso tempo, a portata di mano. Una MOTOMONDIALE
anno prima
Tris Honda: vince Valentino Rossi,
race replica per per piloti, ma anche per tutti. Il davanti a Sete Gibernau
dono dell’equilibrio. e Max Biaggi.
51
SU STRADA
Che storia!
moto
52 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
N
el 2005 Ducati presenta la famiglia delle Sport Clas-
sic, in stile vintage, che riprende in tutto e per tutto
(tecnologia a parte), le storiche bicilindriche realiz-
5 COSE DA CONTROLLARE zate all’inizio degli anni Settanta. Il progetto è note-
Ecco alcuni tra i principali vole, e la bella gamma è suddivisa in tre tipologie:
accorgimenti che è bene tener Paul Smart Limited Edition, possiamo dire riedizione della bel-
presente in fase d’acquisto lissima 750 SS Desmo del 1973; Sport, che riprende le linee della
Sport del 1972; GT1000, anche questa ispirata a un modello sto-
rico, la prima bicilindrica stradale Ducati: la 750 GT del 1971. La
base tecnica è la più classica che si può: telaio a traliccio in tubi
d’acciaio, e naturalmente il mitico bicilindrico a L a due valvole
raffreddato ad aria di 1.000 cc.
La prima ad arrivare è la Paul Smart nel 2006 (in serie limita-
ta di 2.250 esemplari), seguita dalla Sport (monoposto e bipo-
sto) e dalla GT1000 (alla fine è stata la più prodotta del lotto).
Ducati crea un mondo attorno a questa gamma, con abbiglia-
MOTORE
Non crea problemi, ma mento in tema, tecnico e tempo libero, caschi
controllare la distribuzione e accessori. Un’offerta affascinante, ma in
e la tenuta delle teste.
Italia non prende piede come era lecito atten-
dersi; va meglio all’estero, ma nel complesso Ducati ha ripreso
in pieno tutto
non troppo: la produzione termina nel 2010
con gli ultimi esemplari della GT1000. Per-
ché?
Forse il prezzo? Le Sport Classic costano
un po’ di più delle dirette concorrenti, le
il fascino delle
Triumph Bonneville, ma non troppo (siamo
sui 2.000 euro). O la guida? Non sono della moto originali
degli anni
CRUSCOTTO serie “prendi e vai”.
Gli strumenti sono affidabili, Per l’estetica nulla da dire. Ducati ha ripre-
ma verificare il funzionamento
so in pieno tutto il fascino delle moto origi-
Settanta
dei piccoli LCD.
nali, senza nemmeno dover nascondere la
nuova tecnologia, visto che le basi tecniche
restano immutate nello stile. A nostro parere
la più affascinante è la Sport, con il “giallo Ducati” intenso, i
manubri bassi con gli specchietti alle estremità e il doppio scari-
co (tra l’altro è la più ambita, visto che non fu più a listino dopo
il 2006); poi c’è la Paul Smart, con il cupolino e le Öhlins,
OSSIDAZIONI
Controllare lo stato delle parti
in alluminio e della viteria,
a volte tende a ossidarsi.
TELAIO
Il traliccio è solido e non dà
problemi, ma la verniciatura può
formare delle crepe antiestetiche.
IMPIANTO LUCI
Controllare l’integrità e la
funzionalità dell’impianto luci,
fanali e indicatori di direzione.
moto
54 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Nella pagina precedente la “vera” Sport del 1972; in alto la sportiva Paul Smart e la GT1000, votata al turismo. La Sport riprende il giallo dell’originale
e la struttura monoposto con i manubri bassi, ma con un doppio scarico sportivo nero opaco. Le tre versioni mostrano lo storico logo Ducati sul serbatoio.
55
2 1
4 4
5
moto
56 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
più gustosa 748 cc raffreddato ad aria, con due valvole per ci-
lindro, distribuzione monoalbero in testa azionato
da due alberini con coppie coniche; il sistema de-
da guidare, smodromico non è ancora arrivato, l’alimentazione
è a carburatori Dellorto da 32 mm e il cambio è a 5
57
SU STRADA
La Bestia
Estetica straordinaria; motore pauroso;
ciclistica rocciosa; comfort zero:
ecco a voi la Benelli TnT 1130
FOTO BALLERINI/MARINI
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
THE KILLERS
When You Were Young
SU STRADA
P
ensi alla TnT e la prima cosa che ti viene in mente é:
bella bestia! Perché è bastata la prima volta che ci sei
salito in sella per capire che questa maxi naked pesa-
5 COSE DA CONTROLLARE rese deve essere seriamente domata. Non si scherza.
Ecco alcuni tra i principali Possiamo dire inoltre che è la più imbarazzante, graf-
accorgimenti che è bene tener fiante ed esteticamente dirompente che mai sia stata prodotta? Ci
presente in fase d’acquisto sta. Morton ha fatto un grande lavoro, perché era bella allora ed è
bellissima ancora oggi. Pensate, sono passati più di 20 anni. Un
bel mix: naked, café racer, muscle bike: prende un po’ di tutto.
Analizzarne l’estetica è complicato, con questo intreccio di li-
nee spigolose e la speciale architettura motociclistica sfuggono
alle nostre semplici cognizioni di design. Quindi non la analizzia-
mo. Però notiamo tanti dettagli. Anzitutto l’avantreno da street-
fighter, massiccio e solido, con la forcella che sembra un plinto
piantato nell’asfalto spinto giù dalle spalle massicce; poi ci sono il
tre cilindri, altro gran pezzo che domina la scena, e l’intreccio dei
FILTRO OLIO
Attenzione: se non è originale la tubi del telaio affogati nelle piastre in allumi-
moto può essere stata curata da nio. Tutta roba che arriva dalla Superbike,
un meccanico generalista.
come vedremo.
Il retrotreno, al contrario, è leggerissimo, e
Alla base
tieni conto che siamo nell’epoca in cui anda-
vano ancora le moto col sederone (la Speed si affiancano
la Sport e due
senza coda è arrivata nel 2005). Qua invece è
tutto al minimo: un telaietto pressofuso av-
volge il generoso terminale di scarico, il grup-
po ottico è sdoppiato, e si nota il forcellone in
tubi d’acciaio con il parafango aderente alla notevoli special:
DISTRIBUZIONE
Sui 40.000 km occorre rifare
la distribuzione: chiedere
maxi ruota.
Nel 2005 QJ ha rilevato Benelli, ma ha per-
messo di portare avanti alcuni progetti della
la Café Racer
se l’intervento è da eseguire.
precedente proprietà, e così, nel 2006, arriva-
no la Sport e due versioni che possiamo inten-
e la Titanium
dere come special: la Café Racer e la Titanium.
La Sport è la top di gamma, con sospensioni
completamente regolabili, forcella Marzocchi a steli rovesciati da
ben 50 mm completamente regolabile; l’ammortizzatore è un Ex-
treme Technology completamente regolabile comprese le alte e
basse velocità.
La Titanium vanta un insieme di materiali speciali. Il titanio,
PLASTICHE
Sono fragili: controllare che
utilizzato per l’intero gruppo dei collettori di scarico; il magnesio,
siano solide anche nell’aggancio, per il carter dell’inedita frizione a secco; il carbonio, per alcuni
che gli attacchi non siano rovinati.
ACCESSORI
Il cablaggio è dedicato e un
componente elettronico non
originale può dare dei problemi.
RUOTA LIBERA
Se il chilometraggio è importante
verificare lo stato della ruota
libera, alberino e ingranaggio.
moto
60 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Notevole ancora oggi la linea della TnT 1130. Ancor più in questa versione speciale Café Racer, con livrea speciale oro/prugna, il codone e il manubrio
basso. Bella ma tosta: nella guida richiede concentrazione (sotto). A sinistra: uno sketch di Adrian Morton che rivela la grinta di questa maxi naked.
61
SU STRADA
moto
62 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
63
1 2
4 4
5
moto
64 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
toio e aprire il gas: finisci senza volere nel mondo della guida
estrema.
Prima, seconda, terza… il tre cilindri, con la sua voce roca (e
un’inquietante rumorosità meccanica) fa sentire la sua potenza:
piena, brutale, cattiva a ogni regime. Spinge subito, da 2000 giri/
min, senza incertezze fino ai 9.500 giri/min del limitatore, con
una risposta brusca all’acceleratore.
Si capisce che la TNT è estrema, richiede rispetto. In più serve
anche polso: l’agilità non è il suo punto forte. Nel misto stretto è
pesante, e occorre lavorare di braccia, ma appena la strada si apre CALCIO
e si prende ritmo, tutto svanisce dietro la spinta del motore e la Il pallone da calcio Adidas
Teamgeist prodotto per il
sicurezza della ciclistica. Il comfort? Lascia stare, che ti importa Mondiale in Germania è il più
quando hai una moto così? venduto al mondo.
65
LA MAXI
SU STRADA
DELLE
MAXI
Sei cilindri, 1300 cc, 120 CV,
300 kg: la Z 1300 sbaraglia
la concorrenza
FOTO MARCO MARINI
moto
66 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
MICHAEL JACKSON
Thriller
67
SU STRADA
È
il 1979, le maxi sono le Honda CBX 1000 e CB 900 F
Bol d’Or, la Suzuki GS1000, la Yamaha XS1100. Tra le
italiane ci sono la Benelli 900 Sei, la Moto Guzzi 850
5 COSE DA CONTROLLARE Le Mans, la Ducati 900 SS, la Laverda 1200 Jota. In
Ecco alcuni tra i principali questa situazione la Kawasaki non sfigura, ha in gam-
accorgimenti che è bene tener ma la Z1-R 1000, erede della supermitica Z1 con tanto di cupolino.
presente in fase d’acquisto Fatti due conti la concorrenza non spaventa, ma Kawasaki vuole
dimostrare la superiorità tecnologica e ingegneristica, spingendo
al limite il concetto di maxi: nasce così la Z 1300. Siamo alla fine
degli anni Settanta, e continua la corsa alla potenza e alla cilin-
drata, e la sei cilindri Kawasaki è la maxi più maxi di tutte. Le al-
tre sei cilindri non sono rivali, in quanto la Benelli è ormai alla
fine della carriera (con la 750 è stata la prima sei cilindri al mon-
do, nel 1974), e la Honda è decisamente sportiva. Il progetto della
Z 1300 è invece molto particolare, mixa soluzioni tecnologiche
d’avanguardia con scelte touring che la distinguono anche nel
MARMITTE
Come in tutte le giapponesi completo panorama delle maxi. Vediamo quali
dell’epoca tendono a corrodersi sono quelle di base.
per effetto della condensa.
Il motore a sei cilindri in linea di 1.286
cc, con raffreddamento a liquido (raro all’e- Kawasaki vuole
poca) è molto particolare, con caratteristiche
che lo distinguono dalle unità sportive di allo-
ra. Sembra il classico 4 cilindri in linea con di-
dimostrare
stribuzione bialbero in testa con in più il raf-
freddamento a liquido, ma ha la principale
la superiorità
caratteristica di essere a corsa lunga, 62 mm x
71 mm, scelta operata per non allargare in tecnologica
CARBURATORI
Se ferma da anni controllare
la tenuta, ed è importante una
modo eccessivo la bancata dei cilindri; in più
ha due sole valvole per cilindro e la trasmissio-
ne ad albero. L’alimentazione è affidata a tre
e ingegneristica
curata messa a punto.
carburatori Mikuni con diffusore da 32 mm
(nel 1984 arriva l’iniezione); la frizione è multidisco in bagno d’o-
lio; il cambio è a cinque marce. È il più potente del periodo, con
120 CV a 8.000 giri/min e ben 11,8 kgm di coppia a 6.500 giri/min,
ma allo stesso tempo è anche il più pesante, si parla di 120 kg, che
contribuiscono al peso totale, che in ordine di marcia si aggira sui
330 kg.
Un tale peso, associato alla notevole potenza, va sostenuto da
una ciclistica altrettanto solida, costruita su un classico telaio in
MOTORE
Robustissimo e silenzioso,
tubi d’acciaio a doppia culla continua, con forcella oleopneu-
non presenta problemi e non matica con steli da 41 mm e coppia di ammortizzatori; interes-
deve mostrare rumori anomali.
RAFFREDDAMENTO
Verificare la tenuta dell’impianto
di raffreddamento, che non
ci sia perdita di liquido.
TRASMISSIONE
Controllare lo stato dell’intera
trasmissione, che non ci siano
trafilaggi d’olio.
moto
68 Youngtimer & MODERN CLASSIC
La Z 1300 è maxi in tutto, dal gruppo sella-serbatoio, con logo in rilievo, all’impianto luci. Assieme al cruscotto lo stile riprende dettami automobilistici.
Al centro di tutto c’è lo splendido motore, rifinito con numerose cromature, dalle dimensioni e dal peso oltre misura (sono 120 kg).
69
1 2
KAWASAKI Z 1300
1981
Quotazione: 8.000 / 9.000 EURO
(in base alle condizioni)
Motore: 1200 cc
Potenza: 120 CV a 8.000 giri/min
Coppia: 11,8 kgm a 6.500 giri/min
Trasmissione: 5 velocità
Peso a secco: 298 kg
3 4
5
moto
70 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
ad aria hanno
Prima puntata di “Patatrac”,
di esagerazioni, ma è l’ultima della rincorsa al varietà condotto da Franco
“più grande, più potente”: stanno arrivando le Franchi e Ciccio Ingrassia.
una taratura
sportive. La potenza è sempre al top dei desi-
deri ma le maxi stanno subendo una rapida
evoluzione che le rende leggere, sfruttabili, e
soffice, sembra arriva una nuova generazione di telai in allu-
minio con sospensione posteriore a monoam-
su un cuscino
sione ad albero è limitata nella guida sportiva
e non c’è nulla che si possa fare per ridurre
quel peso decisamente elevato. BEVANDA
Nella guida la Z 1300 offre un’esperienza La Coca-Cola Company
lancia la Sprite, gassosa
notevole, non può essere altrimenti. Si capisce che quando scende proveniente dalla Germania.
dal cavalletto sarà una bella lotta gestirla nelle manovre. Il peso
c’è e si sente, poiché il baricentro non può essere basso, vista la
conformazione del motore. Quindi per muoverla occorre un buon
paio di braccia, ma basta mollare gli ormeggi per viaggiare tran-
quilli a un filo di gas anche in città. Si è seduti in poltrona, con un
bel manubrio alto e largo, e si gode del naturale equilibrio natura-
le e del motore elettrico (di un locomotore però), con risposta
perfettamente dolce e lineare, come ci si attende da un 4/6 cilindri
in linea giapponese.
C’è un aspetto molto particolare: sembra di viaggiare su un
hovercraft. Per due motivi. Le sospensioni ad aria hanno una ta-
ratura soffice, scelta per offrire il comfort nella guida turistica: MODA
Giorgio Armani allarga il proprio
azzeccata, perché danno l’impressione di viaggiare su un cuscino. pubblico abbracciando i più
In più c’è la classica risposta del cardano, che seppur limitata sol- giovani fondando
leva il posteriore in accelerazione e lo riabbassa in rilascio. Que- Emporio Armani.
71
L’INCOMPRESA
L’INCOMPRESA
che si è battuta in un segmento
ricco e tecnologico. Fin troppo
moto
72 Youngtimer & MODERN CLASSIC
MOTO GUZZI NORGE 1200
La versione GT,
con carenatura più
ampia, paraspruzzi
posteriore, plexiglas
regolabile, borse
laterali in tinta,
manopole riscaldabili,
ABS e borse in tinta.
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
RAF
Self Control
L’INCOMPRESA
È
la granturismo Moto Guzzi, tornata nel 2006 nel seg-
mento dopo 20 anni d’assenza. Offerta in quattro ver-
sioni, a seconda degli accessori proposti di serie; in sin-
tesi: T (modello base); TL (parabrezza regolabile
elettricamente), GT (carenatura integrale, manopole
riscaldabili, borse dedicate) e GTL (carenatura integrale, para-
brezza regolabile elettricamente, manopole riscaldabili, borse de-
dicate, navigatore Tom Tom Rider).
Sulla carta i numeri quindi ci sono, sia come varietà di accesso-
ri proposti sia come possibilità di composizione. Il punto è che a
confronto con le rivali la Norge pecca in alcune caratteristiche di
base, a partire dall’allestimento e dalle finiture. L’impegno comun-
que c’è stato, per esempio il ponte di comando è organizzato con
cura, con una piastra di sterzo ben rifinita, sovrastata da un cru-
scotto a tre strumenti circolari con cornice cromata: ampio tachi-
La Norge completamente
metro centrale, contagiri e indicatore carburante; un display digi- allestita da lungo viaggio.
tale è dedicato al computer di bordo. E ci sono altri dettagli ben
curati: le cuciture rosse della sella, rivestita con due tipi di coper-
tura, le notevoli fusioni delle piastre delle pedane, dei foderi della diamoci: amiamo quel motore, per le sensazioni che ci sa regalare,
forcella e delle maniglie del passeggero; ed è di pregio anche la re- per il grande carattere, ma in questo contesto è svantaggiato. Sia in
alizzazione dei coperchi delle teste, del carter e della cartella della termini di qualità dell’erogazione ai bassi, quando ci si muove in
cinghia dell’alternatore. Infine l’ABS è di serie su tutti i modelli. città, sia nella spinta ai medi a pieno carico (quando si viaggia in
Ma dobbiamo ricordare che le altre GT sono a livello della coppia con i bagagli al completo): caratteristiche che in viaggio,
Kawasaki 1400GTR, della BMW K 1200 GT e, su tutte, della Hon- quando si guida per molte ore, incidono in particolare sul comfort.
da Gold Wing. In questi casi come allestimenti e finiture siamo Vediamo la tecnica, è interessante ricordarne le particolarità e
decisamente al top, e se confrontiamo la vista dal posto guida si l’evoluzione che Moto Guzzi ha eseguito per la Norge.
nota subito che la carenatura della Norge non è integrata come Il bicilindrico deriva dall’unità che equipaggia la Griso e la Bre-
quella delle altre granturismo, e il sistema manuale di regolazione va, il classico V90 raffreddato ad aria con distribuzione ad aste e
del plexiglas è scomodo e massiccio, con pomelli che non sono cer- bilancieri, in questo caso nella configurazione a due valvole per
to in linea con l’alto livello che ci si attende. cilindro. Per equipaggiare la Norge è stato modificato con un leg-
A questo si affianca la meccanica: la Norge offre un bicilindrico gero aumento della cilindrata, ottenuto con 5 mm in più di alesag-
raffreddato ad aria; le rivali delle unità a 4 o 6 cilindri di altissimo gio e 1,5 mm di corsa: passa da 1.064 cc a 1.151 cc. Ne beneficiano
livello in tema di tecnologia, funzionamento e prestazioni. Inten- la potenza, che sale da 86 a 95 CV, sempre a 7.500 giri/min, e la
La linea è piacevole, ma
rispetto alle rivali la Norge
era debole nell’allestimento
e nelle finiture.
moto
74 Youngtimer & MODERN CLASSIC
MOTO GUZZI NORGE 1200
CARATTERISTICHE TECNICHE
MOTORE
Bicilindrico 4 tempi a V di 90°; alesaggio 95,0 mm,
corsa 81,2 mm; cilindrata 1.133 cc; raffreddamento
ad aria; distribuzione aste e bilancieri con 2 valvole
per cilindro; rapporto di compressione 9,8:1;
alimentazione a iniezione elettronica.
PRESTAZIONI DICHIARATE
90 CV a 7.500 giri/min; 9,7 kgm a 6.800 giri/min.
TRASMISSIONE
Primaria a ingranaggi, secondaria ad albero;
frizione monodisco a secco, cambio a sei marce.
CICLISTICA
Telaio tubolare d’acciaio con motore stressato.
Forcella telescopica con steli da 45 mm, forcellone
CARC con albero di trasmissione e monoammortizzatore.
Freno anteriore a doppio disco da 320 mm con pinza
Brembo Serie oro a 4 pistoncini; posteriore a disco
coppia da 9,6 a 10,2 kgm a 5.800 giri/min (leggero vantaggio per la da 282 mm. Cerchi in lega leggera da 17” con pneumatici
Norge di 2.000 giri/min). L’alternatore è tra i cilindri; la pompa nelle misure 120/70 anteriore e 180/55 posteriore.
dell’olio ha una portata maggiore; le bielle, i pistoni e le fasce sono
DIMENSIONI E PESO
più leggeri.
Interasse 1.495 mm; altezza sella 800 mm,
Il telaio è costituito da due tubi d’acciaio superiori da cui si stac- peso a secco 246 kg.
cano due bretelle che scendono a formare una doppia culla aperta,
chiusa dal motore che lavora come elemento stressato. È comple-
tato da una forcella teleidraulica tradizionale con steli di 45 mm di
PREZZO DA 4.000 A 5.000 EURO
(in base alle condizioni)
diametro regolabile nel precarico; al posteriore c’è il sistema CARC
(CArdano Reattivo Compatto), brevetto Moto Guzzi che incorpo-
ra la trasmissione ad albero con giunto cardanico, scelta operata
come di regola per offrire un organo esente da manutenzione, pu-
lito e silenzioso, perfetto per una granturismo. Il CARC incremen-
ta la rigidità del forcellone e controlla le variazioni di assetto del
retrotreno evitando le fastidiose reazioni in accelerazione e in rila-
scio tipiche delle trasmissioni cardaniche tradizionali. Agisce su
un ammortizzatore regolabile nel precarico e nell’idraulica in
estensione. L’impianto frenante, con due dischi da 320 mm all’an-
teriore accoppiati a pinze Brembo Serie Oro, è assistito dall’ABS,
di serie su tutte le versioni.
L’altro aspetto che (immaginiamo) ha limitato il successo della
Norge è la guida. Il punto principale non sta nella qualità dinami-
ca, quella non manca, ma nel comfort. Nelle manovre la Norge si
gestisce facilmente; non è certo piccola, visto che accoglie a bordo
pilota e passeggero offrendo ampio spazio, ma nell’ambito della
categoria è molto agile. Il motore piace sempre per il carattere, e le
modifiche lo hanno reso ancor più brillante: è silenzioso ai bassi,
ma quando si spalanca l’acceleratore al salir di regime offre una
bella voce di aspirazione. È regolare anche in basso, fin dai 2.000
giri/min; spinge con progressione fino a 5.000 giri/min, e da qui in
Il bicilindrico Moto
Guzzi, leggermente
rivisto per la Norge.
poi dà il meglio, con una bella spinta e anche un buon allungo, fino
a 8.000 giri/min, regime oltre al quale non conviene spingersi.
Sul misto la Norge se la cava molto bene; è agile, leggera nelle
curve, il motore ha una discreta spinta ai medi, ed è gustosa nei
passi di montagna. A confronto con le rivali, però, in autostrada
offre una minor protezione aerodinamica, limitata al busto, e si
creano dei vortici; in più si manifesta qualche ondeggiamento (a
causa di vento, raccordi…) e il motore, più rumoroso dei 4-6 cilin-
dri, alla lunga è stancante. Peccato, perché il terreno di gioco delle
granturismo sono proprio i lunghi viaggi.
75
Lo spauracchio
Sì, il Tmax, proprio lui.
È qui perché ha dato
il via a un nuovo segmento,
grazie alle notevoli e
inedite soluzioni tecniche.
(Non è una moto)
F
ermi! Non insolentitevi per la presenza dell’antimo-
to, il temibilissimo Tmax. Diciamo subito, onde evi-
tare lo scatenamento delle solite, noiosissime bat-
tute bambinesche (che ormai le sa anche il gatto): è
uno scooter, non una moto. Nessuno vi dirà, per
restare in casa Yamaha: “Butta via la tua R1 bianco/rossa del
’98 e prendi un Tmax”. Tranquilli? Vediamo allora perché de-
dicare spazio a uno scooter su Youngtimer; vedrete che sarà
interessante.
Il grandissimo successo commerciale è una parte impor-
tante della storia del Tmax, ma la cosa più importante da rico-
noscergli è di aver creato un nuovo segmento. Quello degli
scooter-moto, in seguito ripreso da più concorrenti, come il
Gilera GP 800, e l’Honda Integra, giusto per ricordare i mo-
delli più vicini di ispirazione scootermotociclistica.
Oggi diamo per scontato il successo del Tmax, basta guar-
darsi in giro, eppure nel 2001, quando è stato presentato, non
ci abbiamo creduto molto. Non eravamo solo noi motociclisti
legati alle maxi sportive, che all’epoca stavano vivendo un pe-
riodo straordinario, a essere scettici sul successo di una cosa
che vorrebbe essere una moto ma non ce la fa. Con noi era-
no d’accordo anche gli stessi concessionari Yamaha, che ave-
vano ben venduto fino a quel momento vagonate di R1 ed R6,
nell’ambito delle “vere” moto, e dall’altro, quello degli scoo-
ter, l’altrettanto fortunatissimo Majesty. Domanda: c’era spa-
zio per un maxiscooter, ma davvero maxi, con le fattezze di
una carenata, con un bicilindrico otto valvole di 500 cc? E
quindi, in vendita a un prezzo che, chiavi in mano, supera i 16
milioni? All’epoca, tanto per fare un esempio, la Fazer 600
viaggiava sui 14 milioni, e la R6 sui 19. La risposta la sappia-
mo: la formula è evidentemente stata azzeccata in pieno; per
di più all’epoca il Tmax non aveva concorrenti.
Ma vediamo cosa aveva di speciale questo nuovo singolare
mezzo scooter, mezza moto.
L’estetica è notevole, ma non apre nuovi scenari: il Tmax è
in sostanza uno scooterone. Nemmeno il motore e la cilindra-
ta, pur notevoli, non rappresentano il punto di svolta, questo
arriva dalla tecnologia applicata.
Rispetto a un classico scooter c’è il tunnel di inusuali di-
mensioni che cela un telaio tubolare d’acciaio a doppia culla di
stampo motociclistico, ribassato, chiuso sul carter del bicilin-
drico quasi orizzontale (è leggermente inclinato verso l’alto).
La prima cosa che si nota è proprio la posizione avanzata del
motore, scelta opportuna per caricare l’avantreno (punto
moto
76 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
77
1 2
Motore: 500 cc
Potenza: 40 CV a 7.000 giri/min
Coppia: 4,7 kgm a 5.500 giri/min
Trasmissione: automatica
Velocità massima 160 km/h
Peso a secco: 197 kg
4
3 4
5
6
moto
78 Youngtimer & MODERN CLASSIC
SU STRADA
molti con le
all’anteriore e il cerchio posteriore da 15”. è “Il Signore degli Anelli –
La compagnia dell’anello”
Nel 2008 c’è una svolta: cambia la linea e con un incasso complessivo
arrivano il telaio e il forcellone in allumi-
maxi sportive
di 976,5 milioni di dollari.
nio, la trasmissione finale a cinghia e la
ruota anteriore da 15”. Nel 2012 cresce la
cilindrata a 530 cc, migliorano il telaio e
le sospensioni, c’è l’ABS.
Dal 2017 a oggi sono state apportate ulteriori modifiche, e si
arriva alla versione attuale da 560 cc che si avvicina ancor di
più a una moto, con la piattaforma inerziale a uso del controllo
di trazione e della frenata, ci sono le mappe motore, le sospen-
sioni regolabili, il parabrezza elettrico, la strumentazione TFT, MOTOMONDIALE
chiave keyless, il cruise control… Crescono quindi le funzioni e Trionfa nella Classe 500 Valentino
Rossi (Honda), precedendo in
le prestazioni, e anche il design è sempre più vicino a quello di classifica Max Biaggi (Yamaha)
una moto sportiva. Ma resta uno scooter, state tranquilli. e Loris Capirossi (Honda).
79
La Réclame!
AL CINEMA IN SCOOTER
DI EMMANUEL GROSSI
IMMAGINI ARCHIVIO
GENERALE AUDIOVISIVO
DELLA PUBBLICITÀ
ITALIANA, COLLEZIONE
SALCE
moto
80 Youngtimer & MODERN CLASSIC
L’
Italia è il Paese del campanilismo e delle par- menti fra la Lambretta classica e la più particolare Lambretta
tigianerie, delle fazioni e dei dualismi. Dal 48. Singolare un filmato del 1956 in cui l’azienda gioca in tra-
tempo di Guelfi e Ghibellini (e di Guelfi Bian- sferta, e proprio nella rivale Toscana, andando a celebrare il
chi e Guelfi Neri), abbiamo saputo dividerci primo scudetto vinto dalla Fiorentina con una gioiosa invasio-
su tutto: Callas o Tebaldi, Coppi o Bartali, ne di campo dello stadio Comunale (non ancora intitolato ad
Sordi o Manfredi, Milano o Roma… e, in ambito motociclisti- Artemio Franchi) da parte di una flotta di scooter, poi regalati
co, Vespa o Lambretta. ai calciatori.
Uno dei manicheismi che animava gli adolescenti del Do- Stando ai documenti dell’epoca reperiti, sono invece suc-
poguerra, dagli anni Cinquanta fino ancora ai primi Settanta, cessivi gli esordi al cinema di Piaggio, che nel 1957 abbinava
li vedeva schierati in vespisti e lambrettisti. Ad alimentare la negli stessi short Ape e Vespa, anche in versione Gran Sport (la
rivalità fra la Piaggio di Pontedera e la Innocenti di Lambrate Vespa 150 GS). Nel carteggio d’accompagnamento di un altro
provvide anche la pubblicità, che si trasformò ben presto in film dello stesso anno scorgiamo un dettaglio curioso: si speci-
una corsa incessante ad accaparrarsi l’idea più incisiva ed ef- fica che la Vespa è “della ditta Piaggio di Genova”. Sebbene lo
ficace. stabilimento di Pontedera fosse attivo fin dagli anni Venti, l’a-
zienda era infatti stata fondata alla fine dell’Ottocento in quel
AI BLOCCHI DI PARTENZA di Sestri Ponente.
Negli anni Cinquanta la comunicazione delle due aziende fu Già da anni circolavano però film a metà strada fra il docu-
graziosa e tutto sommato, per l’epoca, copiosa. Furono girati mentario, il cinegiornale e la pubblicità sui raduni scooteristici
molti short (a colori!) per i circuiti cinematografici, in cui organizzati dai Vespa Club e i Lambretta Club: ricordiamo da
emerge netta la supremazia di Innocenti, che nelle sale era ap- un lato La giornata della Vespa, che documenta i raduni con-
prodata negli anni Quaranta e iniziò poi a ripartire gli investi- giunti del 6 maggio 1951 in dodici città italiane, e il VI giro ve-
spistico dei tre mari (1958), una corsa di regolarità che da Saler-
no toccava le principali località costiere del Meridione, da
Campobasso ad Agrigento. Per la Innocenti il regista e diretto-
re della fotografia Mario Damicelli realizza invece (con musi-
che di Teo Usuelli, poi compositore di fiducia di Marco Ferreri)
un lungometraggio sul Rally Internazionale Lambretta svolto-
si a Bruxelles nel 1960, mostrando anche il viaggio di centot-
tanta scooteristi italiani dal Lago di Como alla volta del Belgio
passando per la Svizzera, la Francia e il Lussemburgo.
81
avrebbe realizzato nel ’65 un delizioso cartone animato in cui lato pesantemente il film La ragazza in vetrina (1961), lo
il veicolo si trasforma in un elefantino rosa. avrebbe poi spinto a rompere con il cinema per dedicarsi a
Piaggio si rivolge invece a Luciano Emmer, figura chiave tempo pieno all’advertising, prima come regista e in seguito
della storia del cinema, che nei primi anni Cinquanta, con i anche come produttore.
suoi film Domenica d’agosto, Le ragazze di Piazza di Spagna e E fra i primi clienti della sua Errefilm (che in trent’anni
Terza Liceo, aveva traghettato il Neorealismo verso la com- avrebbe cambiato più e più volte nome e ragione sociale) c’è
media all’italiana. Emmer fu il primo dei registi blasonati a proprio la Piaggio, per la quale aveva iniziato a girare quando
entusiasmarsi per la pubblicità, tanto da girare egli stesso (e ancora collaborava con la società romana Ondatelerama.
nel soggiorno di casa!) la prima sigla di Carosello, quella con Anzi, a dirla tutta, il rapporto di Emmer con Piaggio era nato
le tendine di un teatrino che si aprivano in successione. Un molti anni prima: rivendicava infatti con orgoglio di aver di-
grave torto subito da parte della censura, che gli aveva muti- retto lui l’indimenticabile sequenza di Audrey Hepburn e
moto
82 Youngtimer & MODERN CLASSIC
La Réclame!
Luciano Emmer.
Il visto censura ministeriale che autorizza
la diffusione del “cortometraggio pubblicitario
che reclamizza il moto-scooter Vespa della del 1957, a nemmeno due mesi dall’esordio di Carosello, la Lam-
ditta Piaggio di Genova”. bretta ha già una propria serie in tv (chiaramente in bianco e
nero): una dozzina di short interpretati da due attori molto bra-
vi e simpatici, Bice Valori e Gianrico Tedeschi, che si ricollega a
Gregory Peck in sella a una Vespa 125 per le strade di Roma in due film colore cinema coevi, Sogni in libertà.
Vacanze romane (1953). Tempo qualche anno, le aziende avrebbero ingaggiato una
corsa ancora più forsennata, volta ad aggiudicarsi il testimonial
NEL FRATTEMPO più clamoroso, che per il pubblico adolescenziale e giovanile di
Nominavamo Carosello. Sebbene la pubblicità cinematografica metà anni Sessanta era necessariamente un idolo musicale: con-
rimanga un genere a sé stante (e di grande prestigio) fino alme- gedati i Cetra, Innocenti scrittura Gigliola Cinquetti, fresca di
no a tutti gli anni Settanta, con l’arrivo della pubblicità in tele- vittoria a Castrocaro e in un battibaleno trionfatrice a Sanremo
visione è il nuovo mezzo ad attrarre i maggiori investimenti e all’Eurovision Song Contest (ne parlavamo meno di un anno fa
pubblicitari. su «Auto Youngtimer & Rétro» n. 10); Piaggio risponde con Edo-
Anche stavolta il primato è di Innocenti: mentre Piaggio sta ardo Vianello, poi nel biennio 1966-67 cala l’asso, Gianni Moran-
ancora prendendo dimestichezza con le sale, il primo di aprile di. E da quel momento in poi non ce n’è più per nessuno.
Alcu ni fram e
delle pubb licità
Piag gio.
83
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
Q
uando Werner Ricciolini, imprendi- nostra guida d’eccezione al Museo di Breganze:
tore, pilota e fondatore del Museo Giovanni Laverda in persona. Oltre a portare
Moto Laverda, ci introduce nel lo- avanti l’eredità sportiva e imprenditoriale di fa-
cale officina destinato al restauro e miglia, Giovanni cura l’Archivio Storico Laver-
alla manutenzione dei Ferri del mu- da, e contribuisce attivamente alla vitalità dello
seo, la mente corre inesorabile alle strisce del stesso Museo.
fumetto d’Oltralpe Joe Bar. Troppo ghiotta l’occasione per un’intervista
Lì Paul Breganze, detto Arancia Meccanica, doppia. E quindi…
scorrazzava ribelle per le banlieue est di Parigi
in sella a una magnifica Laverda 750 SFC aran- Come è nato il museo?
cione: identica a quella che ammiriamo sorseg- Werner. “Nasce dalla passione per le corse e per
giando un caffè in compagnia di Werner e della le moto in generale, non necessariamente La-
moto
84 Youngtimer & MODERN CLASSIC
MUSEO MOTO LAVERDA
verda. Come tutti coloro che vivono a Breganze, pato e di fatto acquisito l’intera collezione. Se
ho subito il fascino del Marchio. Nel 2017, quan- fosse finita negli Stati Uniti sarebbe stata ben
do lo storico e compianto collezionista olandese contento l’americano, ma qui a Breganze sareb-
Cor Dees, ha messo in vendita la sua collezione be mancato qualcosa. Il Museo è un patrimonio
dedicata alla Casa di Breganze ho preso un ae- culturale non solo locale ma nazionale”.
reo e sono andato in Olanda. Pensavo, può esse-
re che mai nessuno abbia pensato di fare un Cos’era prima questa struttura?
museo Laverda a Breganze?”. Werner. “Una fabbrica di filati, una costruzione
del 1962, più o meno stesso periodo dello stabili-
Non sarà stato facile rilevare la collezione… mento Laverda originario, che sorgeva a pochi
Werner. “Abbiamo avuto vicissitudini di ogni passi da qui. L’interrato era utilizzato per lo stoc-
tipo. Un collezionista americano ci aveva antici- caggio delle intelaiature dei bachi da seta”.
85
“Mio nonno Francesco sentì
l’esigenza di portare avanti
qualcosa di suo, e con il
supporto economico dei
numerosi fratelli l’Azienda Da sinistra: Werner Ricciolini fondatore del Museo Moto Laverda,
moto nasce così, nel 1949” Giovanni Laverda, curatore dell’Archivio Storico Laverda e Loris
Maculan, presidente del Moto Club Laverda Breganze.
Chi vi ha aiutati nella trasformazione? ca rappresentava la terza generazione di famiglia dedicata alla
Werner. “Principalmente ci siamo rimboccati le maniche, ma produzione di macchine agricole. Laureato in fisica, tra gli anni
abbiamo avuto sin da subito la collaborazione della Famiglia Trenta e Quaranta, ricopriva l’incarico di direttore tecnico ma
Laverda. Quando la notizia del Museo è divenuta di dominio sentì l’esigenza di portare avanti qualcosa di suo, per quanto con
pubblico sono stati tanti gli amici e gli appassionati che ci han- il supporto economico dei numerosi fratelli. L’azienda moto na-
no aiutato. Da quella esperienza è nata l’Associazione Museo sce così, nel 1949. Paradossalmente non era un appassionato di
Moto Laverda A.p.s., che oggi gestisce il Museo”. moto, ma in quel momento c’era bisogno di quel tipo di veicolo e
la cosa funzionò. Il boom di produzione e notorietà arrivò però a
Giovanni, segue lei l’archivio storico? fine anni Sessanta, con l’ingresso di mio zio Massimo, che rivolu-
Giovanni. “Purtroppo non ho fatto in tempo a vivere in prima per- zionò completamente le modalità produttive”.
sona il periodo della produzione delle moto, ma mio padre Piero
mi ha comunque trasmesso la passione per il prodotto e per le due Fino al 1986 gli affari andavano bene?
ruote. Dalla fine degli anni Novanta mi sono dedicato a ricercare Giovanni. “Diciamo che la famiglia è rimasta coinvolta nella
materiale e tenere contatti con persone che potessero avere cimeli produzione fino a quell’anno. Il trend di buone vendite e dei
o pezzi interessanti della storia Laverda. Oggi possiamo dire di modelli apprezzati, con l’inizio degli anni Ottanta cominciò ad
avere un corposo archivio fotografico e documentale”. affievolirsi, ma fino al 1985 il lancio di nuovi modelli si susseguì
incessante. Per dire, nel 1985 era pronto il lancio della Laverda
Un archivio importante perché Laverda, come Moto Guzzi, 350 Lesmo V3, una due tempi che guardava alla Honda NS400.
è stata parte della storia della motorizzazione italiana. Il prototipo è qui nel Museo. È una moto molto interessante, ma
Giovanni. “Certo, le prime moto erano utilitarie, nascevano per poi mai industrializzata”.
offrire un mezzo di trasporto accessibile per la ripartenza del
Paese dopo la guerra”. Nei padiglioni ci sono due bellissimi esemplari di LH,
un’enduro sviluppata con Husqvarna, quasi una moto da
Laverda nasce da una consolidata tradizione di produzione competizione, corretto?
di macchine agricole, poi com’è nata l’azienda moto? Giovanni. “Quella fu un’altra delle intuizioni di mio zio Massimo.
Giovanni. “Fu un’iniziativa di mio nonno Francesco, che all’epo- Non era un tecnico, né un ingegnere, ma ci vedeva lungo. Soprat-
moto
86 Youngtimer & MODERN CLASSIC
MUSEO MOTO LAVERDA
INFO
Indirizzo
Via Roma, 36042 Breganze (VI)
E-mail
info@[Link]
Sito
[Link]
87
In queste immagini alcuni dei modelli più recenti:
la Jota 1000, una delle maxi più rappresentative;
la Navarro, del periodo d’oro delle 125, e la 750 S
Formula. In alto, il 6 cilindri a nudo.
raccolta più completa al mondo per quanto riguarda il marchio Perché un appassionato, o un collezionista, dovrebbe sce-
Laverda. Un desiderio? Ci piacerebbe avere ancora più SFC, ma- gliere Laverda?
gari quelle personali di Franco Uncini e Augusto Brettoni”. Giovanni. “All’epoca il laverdista tipo non comprava la moto
solo per un discorso d’immagine, la viveva in modo viscerale
Qual’è il vostro genere di moto preferito? macinando chilometri, esplorandola e riconoscendone l’affida-
Werner e Giovanni. “Le sportive anni Settanta e Ottanta dalle bilità.
grandi prestazioni e con cui puoi girare su strada ancora oggi”. Negli anni Settanta il rapporto tra il cliente e l’azienda agevo-
lava questa organicità. Gli appassionati si presentavano al can-
Qualche esemplare lo portate in pista? cello dello stabilimento, suonavano il campanello e chiedevano
Werner. “Assolutamente sì, abbiamo una SFC originale che uso in di visitarlo, ricevendo spesso un Sì. C’era sempre qualcuno di-
pista ogni anno. E stiamo lavorando su una 1000, che non è per sponibile a fare da cicerone, spesso lo facevano anche proprio
nulla originale: stiamo cercando di tirarne fuori una vera racer, mio padre o mio zio, dedicando tempo e attenzioni alla visita
secondo i nostri gusti”. delle linee produttive. Una cosa impensabile oggi, ma che lega-
Giovanni. “Con il team Laverda Corse io e mio papà ci siamo va a vita queste persone.
impegnati per rimettere in sesto e conservare tutte le moto da Werner. “Il collezionista Cor Dees, è diventato amico della fa-
corsa ancora in possesso della Famiglia. Da 25 anni a questa par- miglia Laverda proprio in questo modo, venendo spesso a visi-
te partecipiamo a tutte le principali rievocazioni dedicate alle tare la fabbrica. C’è poi da aggiungere il fascino unico che han-
moto storiche, coinvolgendo anche ex tecnici, meccanici e piloti no queste moto, sempre legato alle corse. A quei tempi il
che in passato hanno lavorato in Moto Laverda. Questo ci per- laverdista aveva la possibilità di acquistare la medesima moto
mette di tenere vivo il ricordo del marchio”. che vedeva vincere in pista per andare su strada”.
Giovanni. “Poi erano mezzi particolari. La 750 è stata una
Le Laverda preparate che potenze raggiungevano? moto di grande successo, che nei fatti ha generato il fenomeno
Giovanni. “Con una SFC 750 sei sui 70-75 CV; con la 1000 arrivi delle maxi, sia in Italia sia in Europa. La 1000 a 3 cilindri, con la
sugli 80-85 CV. La Sei Cilindri, prototipo sperimentale, al banco fasatura a 180°, era l’unica sul mercato così, con un sound ine-
dava 145 CV, nel 1977, quando la media della concorrenza non dito. Il Cliente Laverda sapeva di scegliere un prodotto incon-
andava oltre i 115 - 120 CV”. Werner. “Al Bol d’Or del 1978, pilo- fondibile. Oggi un neofita penso si avvicini al marchio per il
tata da Nico Cereghini e Carlo Perugini, dava 30 km/h in velocità legame con l’artigianalità, con il made in Italy. Ha la consapevo-
di punta alla Honda ufficiale campione in carica…”. lezza di avere un prodotto di nicchia, esclusivo”.
89
appuntamento dedicato alle nostre classiche
MOTÒEXHIBITION: a ModenaFiere il primo
moto
90 Youngtimer & MODERN CLASSIC
O
ggi tra raduni, fiere ed
eventi vari dedicati alle
nostre moto, non c’è un
weekend di tregua. Un
momento fortunato! L’ul-
tima novità è il MotòExhibition, nuo-
vo appuntamento annuale che si è
svolto nel cuore della Motor Valley, a
ModenaFiere il 29 e 30 marzo, con un
bilancio di oltre 10.000 presenze, già
molto brillante.
Ad accoglierci c’è la Galleria cen-
trale con oltre 40 moto di tre mostre
tematiche: Polvere e fango, Piccole ma
veloci e Tutto in piega. Si è quindi pas-
sati dalle terrificanti due tempi di
grossa cilindrata, tra cui svettavano
una Suzuki RGB del 1979 appartenuta
a Steve Parrish, nella tipica livrea ros-
so/nera del Team Heron, moto straor-
dinaria che ha permesso a un buon
numero di piloti privati di partecipare
al Mondiale, e una Yamaha OWA9 del
1989 nel classico blu Sonauto France;
tra le quattro tempi svettava su tutte
una splendida Ducati Desmosedici di
Troy Bayliss.
A proposito: questa, assieme a una
Honda RCV1000R di Scott Redding
del 2014, e a una bella schiera di due
tempi, tra cui a scaldare i cuori c’era
pure una Mito Trofeo, sono state av-
viate nell’area esterna, in un tripudio
di suoni da competizione in cui i pun-
genti sibili delle due tempi si mescola-
no ai rombi pieni delle quattro tempi.
Nella sezione Polvere e fango sono
esposte alcune vecchie glorie della re-
golarità, tra cui una Gilera 250 di Mi-
chele Rinaldi del 1982, assieme all’im-
mancabile KTM, anche questa una
250, e a una splendida Puch 125 MC,
entrambe del 1975.
A chiudere la galleria una bella fila
delle incredibili 50 cc da competizio-
ne, Kreidler, Minarelli, Garelli, infini-
tamente piccole, leggere (pesano poco
più di 50 kg), e potenti (si va dai 15-16
ai 20 CV). Tra queste c’è la Morbidelli
di Alberto Ieva, una peste di 52 kg con
motore a disco rotante da 18.500 giri/
min e 19 CV.
Ma la prima del Salone ad acco-
glierci, è una moto unica al mondo: la
Vanguard Roadster. Oltre a essere l’u-
nica è anche incredibile nella realizza-
zione, con il telaio monoscocca in allu-
minio che integra il serbatoio e il
forcellone, il V-Twin da 1.917 cc di ori-
gine S&S, lo scarico sotto al telaio, il
cruscotto digitale con display touch-
screen e funzioni avanzate. Soluzioni
straordinarie per l’epoca, essendo sta-
ta presentata nel 2016 al New York
Motorcycle Show. È un esemplare
91
EVENTI
Si va dalle 50
a due tempi alle maxi
di tutte le epoche
1
unico poiché la produzione, pianificata a New York City non ha facendo però solo pochi chilometri perché, come si può immagina-
avuto seguito. A questo spettacolo si affianca la classica schiera re, è impossibile trovare i ricambi. Spettacolare il motore Wankel,
delle nostre moto, dalle 125 due tempi alle maxi che vanno dagli con il gruppo termico dalla singolare forma ellittica il logo NSU sul
anni Settanta, al Duemila, e qualche modello attuale: c’è tutto e di carter (all’epoca la Suzuki acquistò i diritti sul progetto).
più, anche in vendita per (quasi) tutte le tasche. I padiglioni ai lati della galleria sono destinati a commercianti e
Tra le numerosissime classiche la nostra attenzione è catturata privati per esporre in vendita qualsiasi mezzo importante, strada-
da tre splendide Kawasaki, due 500 e una Z1 900, icone degli anni li, da cross, scooter, e poi c’è la mostra mercato, con tutto ciò che
Settanta rimesse a nuovo con garbo da Vecchi di Spilamberto appartiene al nostro mondo, pezzi di ricambio, oggettistica, arti-
(Modena); con garbo significa che pur essendo restaurate conser- coli da collezione, abbigliamento… Non manca neppure lo spazio
vano ancora il fascino di come mamma Kawasaki le ha fatte, e dob- dedicato agli specialisti, l’area dedicata al Custom, con stand di
biamo dire che vedere il contachilometri a zero fa un bell’effetto. artisti e artigiani e le loro bellissime creazioni: ModenaFiere è sta-
Un’altra chicca è la Suzuki RE5 Rotary di Giulio Volpi. Ha solo ta inserita nel calendario delle tappe ufficiali del Campionato Cu-
6.000 km per varie ragioni: il primo proprietario l’ha usata pochis- stom Bike Show 2025. Noi abbiamo trovato una bellissima Bimota,
simo, poi è stata ferma, radiata per anni, infine Volpi l’ha recupera- una delle prime KB1 del 1978. Che trovate in questo numero di
ta e reimmatricolata. La usa spesso per mantenerla in buono stato, Youngtimer: un incontro fortunato!
moto
92 Youngtimer & MODERN CLASSIC
2
1 3
5 7
A CURA DELLA REDAZIONE
CLUB CORNER
T
utto è iniziato quasi per caso, e nessuno di noi immaginava che saremmo
arrivati così lontano: questa è la nostra storia, nata da una passione con-
divisa. Nella primavera del 1999 un trafiletto su una rivista di motocicli-
smo annunciava un incontro tra i possessori della Yamaha XT500, la pri-
ma enduro con motore a quattro tempi, celebre per aver vinto le prime
due edizioni della Parigi-Dakar. L’ideatore del raduno era Riccardo Prati, un motoci-
clista vero, senza limiti, capace di tornare dall’India in Italia in sella a una Enfield
Bullet 350 acquistata a Bombay per l’occasione.
Le adesioni all’iniziativa superarono ogni aspettativa: gli appassionati della
XT500 erano ancora tanti, nonostante negli anni ’90 fosse ormai considerata fuori
moda e difficile da avviare, in un’epoca dominata dalle maxi enduro e dall’irrinun-
ciabile avviamento elettrico.
Nel mese di maggio, grazie a una piccola rete di contatti, si organizzò il primo
raduno a San Piero in Bagno, in provincia di Forlì. A fine giornata una quindicina di
persone tra i 25 e i 50 anni si ritrovarono attorno a un tavolo, come se si conoscesse-
ro da sempre. Dopo la cena e diversi brindisi ci si salutò con una promessa: rivedersi.
E così è stato. Da quel giorno il raduno nazionale della XT500 si è ripetuto ogni
anno, in luoghi sempre diversi del Centro Italia.
Nel 2001, visto l’aumento dei partecipanti, il gruppo decise di ufficializzare l’ini-
ziativa: nacque il Motoclub XT500, associazione sportiva dilettantistica affiliata alla
Federazione Motociclistica Italiana. Con il tempo gli iscritti continuarono a crescere
e, oltre al raduno estivo, si aggiunsero altri appuntamenti, per ritrovarsi più spesso
in varie parti d’Italia. Nel 2002 una rappresentanza del Motoclub partecipò al 1°
raduno internazionale XT500 in Val di Susa.
Tra i traguardi più importanti c’è anzitutto il riconoscimento, nel 2006, come
Club Ufficiale Yamaha. Nel 2009, a Novegro, il Motoclub organizzò un’esposizione
per celebrare i trent’anni della XT500, con tutte le otto varianti prodotte in oltre
vent’anni, con in più una moto che partecipò alla prima Parigi-Dakar, alcune TT500,
una rarissima HL500 e diversi modelli speciali.
Da anni il Motoclub collabora con Yamaha, partecipando con un proprio spazio
agli eventi fieristici nazionali. Quest’anno celebriamo il nostro 27° raduno naziona-
le e, anche se la nostra moto è fuori moda e resta faticosa da avviare, la passione che
ci unisce è più forte che mai. E siamo certi: saremo sempre di più.
moto
94 Youngtimer & MODERN CLASSIC
MOTO CLUB XT500
ANNO DI FONDAZIONE
1999
SEDE
Via del Borgo 40, Sorano (GR)
COSTO ISCRIZIONE
80 euro
(con Tessera FMI Member)
PRESIDENTE
Davide Perrella
SOCI
140 iscritti
E-MAIL
posta@[Link]
SITO
[Link]
INSTAGRAM
Motoclub XT500 Italia
95
CALENDARIO
15 GIUGNO – 15 AGOSTO 2025
XII° Raduno Moto e Auto d’Epoca 43° Motoraduno dei Laghi Monza Brianza Biker Fest
il 15/06 il 22/06 dall’11/07 al 13/07
Orte Scalo (VT) Lesa (NO) Sovico (MB)
Moto incontro del giugno pisano 11° Moto Incontro Costanzana XXXV Mostra Scambio Città
il 15/06 il 22/06 di Dueville
Pisa (PI) Costanzana (VC) dall’11/07 al 13/07
Dueville (VI)
Miss Lady Biker Run 16° Motoincontro Pulce
il 15/06 e Scarburato 80° Motoraduno Internazionale
Abbiategrasso (MI) il 22/06 Madonnina dei Centauri
Viareggio (LU) dall’11/07 al 13/07
Malatestian Routes Alessandria (AL)
il 15/06 7° Raduno Fiumicino Fregene
Mondaino (RN) il 22/06 XI Birrarock Day
Fiumicino (RM) il 12/07
5° Motopappardellata Mozzanica (BG)
il 15/06 40° Italian International Treffen
Montecatini Val di Cecina (PI) dal 26/06 al 29/06 Galleno Bikers Fest
Imola (BO) dal 12/07 al 13/07
Motoraduno d’Epoca Galleno (PI)
il 15/06 11° Raduno Internazionale
Millepini (MI) Moto Laverda XXIII Motomaiale
dal 27/06 al 29/06 dal 18/07 al 19/07
Ducati Monster Event Breganze (VI) Urbisaglia (MC)
il 15/06
Battipaglia (SA) Dal tramonto all’alba Motor Show
il 28/06 dal 19/07 al 20/07
29ma Motomatriciana Calopezzati (CS) Gimigliano (CZ)
il 15/06
Amatrice (RI) 10th Anniversary Iron Fest Luningiana Biker Fest
dal 28/06 al 29/06 dal 19/07 al 20/07
Culturalmoto Villafranca in Lunigiana (MS)
il 15/06 IV° Motoraduno Longano Bikers
Limone sul Garda (BS) il 28/06 XVI° Festival Bikers
Barcellona Pozzo di Grotto (ME) Giampiero de Santis
15° Sgagnamanuber Fest il 19/07
il 18/06 Finale Campionato Motoraid Alberobello (BA)
Casirate d’Adda (BG) dal 28/06 al 29/06
Viterbo (VT) Dolomiti in Tour
3° Raduno Nazionale CF Moto dal 20/07 al 26/07
il 19/06 22° Raduno Aquile al Museo Sottoguda (BL)
Caserta (CE) dal 28/06 al 29/06
Rimini (RN) Youngtimer 2025
4° Motoraduno Valle del Sabato il 23/07
dal 20/06 al 22/06 5° Raduno Ducati – DAT Owners Ciapa La Moto – Milano (MI)
Aiello del Sabato (AV) Club
dal 28/06 XXX° The Flight Crow
Moto GP Mugello dal 25/07 al 26/07
dal 20/06 al 22/06 XV° Carpe Diem Motoday Busca (CN)
Mugello (FI) il 29/06
Valbelluna (BL) Antivm Bikers Fest
3° Motoritrovo dal 26/07 al 27/07
il 21/06 3° Bikers & Clown On The Road Nettuno (RM)
Cesena (FC) il 29/06
Giaveno (TO) 19° Motoraduno dei Laghi
3° Raduno Harley Davidson Garfagnana
il 21/06 9° Etrurian Rally dal 26/07 al 27/07
Casciana Terme (PI) dal 4/07 al 5/07 Gramolazzo (LU)
Pontremoli (MS)
100 km nel Chianti Summer Jamboree 2025
e nella Vernaccia Motoraduno del Mare dal 1/08 al 10/08
dal 21/06 al 22/06 dal 5/07 al 6/07 Senigallia (AN)
Pesaro (PU)
70° Spirit of Challenge – Beachbastards 2025
Evento Yamaha 5° Motoraduno Bronte il 2/08
il 21/06 il 6/07 Verona (VR)
Varano de’ Melegari (PR) Bronte (CT)
14° Motoincontro Valdobbiadene Entracque Bike Weekend
il 22/06 dal 10/07 al 13/07
Valdobbiadene (TV) Entracque (CN)
moto
96 Youngtimer & MODERN CLASSIC
Non collezionare buchi
nella TUA COLLEZIONE!
SOLO IN
VERSIONE
DIGITALE
Puoi acquistare gli arretrati di Youngtimer Modern & Classic ordinandoli sul nostro sito a partire da 5,90€ cad.
Come? [Link]/youngtimermotoarretrati Centralino 02 87168197 (lun-ven 9.00-13.00 e 14.00-18.00) Whatsapp 329 3922420 (solo messaggi)
KTM
Ispirazione
vintage su base LA GUI DA
PER
tecnologica
Supermoto COSTRUIRE
LA TUA
LE PIÙ AFFASCINANTI
SPECIAL OFF-ROAD
TRIUMPH Ducati Honda
Elegante e inarrestabile La nuova Scrambler diventa vintage Una XL 600 ora è una special da vetrina
In collaborazione con