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Nietzsche

Il documento analizza la vita e il pensiero di Nietzsche nel contesto storico della crisi del sapere tra Ottocento e Novecento, evidenziando la sua evoluzione filosofica e il distacco da Wagner. Le sue opere, come 'La nascita della tragedia' e 'Considerazioni inattuali', esplorano temi come l'impulso dionisiaco e apollineo, la critica alla storia e il concetto di verità, rifiutando il razionalismo e promuovendo una visione della vita che accetta il caos e la contraddizione. Nietzsche si propone come un pensatore che demistifica la civiltà e invita a riscoprire l'impulso vitale attraverso l'arte e la filosofia.
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Nietzsche

Il documento analizza la vita e il pensiero di Nietzsche nel contesto storico della crisi del sapere tra Ottocento e Novecento, evidenziando la sua evoluzione filosofica e il distacco da Wagner. Le sue opere, come 'La nascita della tragedia' e 'Considerazioni inattuali', esplorano temi come l'impulso dionisiaco e apollineo, la critica alla storia e il concetto di verità, rifiutando il razionalismo e promuovendo una visione della vita che accetta il caos e la contraddizione. Nietzsche si propone come un pensatore che demistifica la civiltà e invita a riscoprire l'impulso vitale attraverso l'arte e la filosofia.
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NIETZSCHE

CONTESTO STORICO
Crisi dei fondamenti del sapere, un'epoca di crisi che, possiamo dire, dalle fine dell'Ottocento fino
ai primi decenni del Novecento, fa sì che il sapere scientifico (nascono le geometrie non euclidee a
metà ‘800) si ristrutturi e la filosofia diventa una cosa profondamente diversa da ciò che era prima.
Quindi il sapere filosofico in questo contesto è inserito in una ristrutturazione complessiva del
sapere.
VITA
Nasce nel villaggio di Rochen, a Lipsia, da un pastore protestante, mestiere che sembrava
predestinato anche al giovane Friedrich, spinto dalla madre e dalla sorella. Si iscrive a Teologia ma
li abbandona subito dopo, appassionandosi alla filologia classica. Fin da giovane era un “ragazzo
prodigio”, componeva musica e poesie e questo gli permette, grazie alle sue capacità, di avere una
cattedra a Basilea in Svizzera, ancora prima di laurearsi, fatto che provocò uno scandalo
accademico.
A Basilea, a partire dal 1869, approfondisce la filologia classica ma contemporaneamente conosce
Wagner, personaggio famosissimo in tutta l'Europa, che aveva una visione totale e romantica
dell'opera d'arte, in cui teatro, poesia e musica dovevano andare di pari passo.
Nietzsche di giorno fa il professore e a fine settimana frequenta Wagner e il suo cenacolo di
intellettuali che pensano di far risorgere un'arte nuova, rigenerata.
La prima fase della formazione culturale di Nietzsche è influenzata dalla filologia classica, da
Wagner e da Schopenhauer
opere fondamentali:
- “Nascita della tragedia dallo spirito della musica”, 1872
- “Filosofia nell'epoca tragica dei Greci” 1873
- “Su verità e menzogna in senso extramorale”
- Considerazioni inattuali; sono 4 scritte il 1872 e il 1876
-
Nietzsche insegna pochissimo perché poi si presenta una malattia, una fortissima emicrania
accompagnata da attacchi periodici, che lo costringe ad allontanarsi dall'insegnamento.
Alla fine della sua vita si stabilirà a Torino, dove impazzirà.
Il distacco da Wagner avviene molto repentinamente, perché già nell'opera “Umano troppo
umano”, Nietzsche vede in Wagner un romantico marcio, che praticamente è lo spirito contrario a
ciò che Nietzsche vagheggia e quindi se ne allontana.
Con quest'opera comincia la seconda fase della filosofia di Nietzsche che è dominata da una forte
tensione illuministica, una propensione alla cultura del sospetto.
Un filosofo francese del Novecento, Paul Ricoeur, ha definito Marx, Nietzsche e Freud i tre “maestri
del sospetto”, cioè coloro che guardano la civiltà con un occhio demistificante cercando di
metterne in luce gli aspetti contraddittori e la mistificazione.
Nietzsche, in “Umano troppo umano”, “Aurora” e “La Gaia Scienza”, cambia il modo di scrivere e
inizia infatti ad utilizzare il metodo aforistico, con aforismi scollegati fra loro, che ci fa capire che
Nietzsche rifiuta lo spirito di sistema, poiché la realtà non può essere compresa razionalmente a
sistema.
In queste opere Nietzsche comincia a dar vita al metodo genealogico, il metodo che va alla ricerca
di come determinate idee che vengono spacciate per eterne si siano sviluppate e nascano da
sentimenti e da atteggiamenti inconfessabili. Sono opere critiche, che demistificano, nelle quali
Nietzsche utilizza la ragione e la scienza contro il principio di ragione e di riduzione scientifica del
mondo.
Dal 1883 al 1885 Nietzsche scrive “Così parlò Zaratustra”, un’opera in stile diverso, scritta con lo
stesso andamento dei versetti evangelici o biblici, piena di immagini, allegorie, metafore, una sorta
di scritto poetante, scritto in forma di parabola. Questa in un certo senso è la parte propositiva di
Nietzsche, perché ci sono alcuni temi fondamentali, come il tema dell'oltreuomo, della volontà di
potenza e dell'eterno ritorno, che sono gli aspetti propositivi del pensiero di Nietzsche.
Negli ultimi tre anni della sua vita lucida Nietzsche scrive “Al di là del bene e del male”, “Il
crepuscolo degli idoli” (, “L'anticristo”, “Ecce Hommo”, “Nietzsche contro Wagner”, tutte opere
molto polemiche.
In questi ultimi anni Nietzsche riflette sul nichilismo, termine che appare per la prima volta in
Russia nei romanzi di Turgenev, dove i nichilisti sono le giovani generazioni che mirano a
distruggere le certezze della generazione precedente.
Non esiste un'opera di Nietzsche che si intitola “La volontà di potenza”, Nietzsche aveva
manifestato per scritto la volontà di scrivere quest'opera ma in realtà non l’aveva mai scritta, sono
stati la sorella e un amico ad aver preso una serie di scritti di Nietzsche, e dopo averli ordinati
secondo criteri loro lo hanno dato alle stampe nel 1906, quindi è un’opera spuria.

“LA NASCITA DELLA TRAGEDIA DALLO SPIRITO DELLA MUSICA”


Una delle opere più discusse di Nietzsche. È un’opera che parla sotto mentite spoglie di filosofia, si
presenta come un'opera di filologia che indaga su come è nata la tragedia, ma in realtà contiene
delle tesi filosofiche.
Queste tesi filosofiche hanno a che vedere con l'atteggiamento dell'uomo greco e dell'uomo
contemporaneo verso la vita.
Nietzsche indaga su come nasce la tragedia e su che cos'è e che cosa comporta lo spirito tragico
nel rapporto dell'uomo con la vita. Quest’opera fu stroncata da quasi tutti, in particolare da
Wilamowitz-Moellendorff, uno dei più grandi filologi dell'Ottocento.
Impulso dionisiaco e apollineo
Secondo Nietzsche, la tragedia nasce dai culti misterici di Dioniso, il dio dell'ebbrezza, della
sfrenatezza, dell'eccesso. L’impulso dionisiaco è quell'impulso irrefrenabile che porta l'uomo a
cercare di partecipare in maniera disinibita alla vita, è quell’impulso che dà vita alla dimensione
artistica che è propria della musica e della danza.
Ma Dioniso è anche un dio profondamente ambiguo, poiché è principio di vita ma al tempo stesso
anche principio di morte e quindi l’impulso dionisiaco ci dimostra che la vita è un fluire incessante
in cui vita e morte si mescolano e sono inscindibili.
Nella tragedia questo impulso è rappresentato dalla musica e dalla danza.
Ma la tragedia non nasce solo da questo impulso, nasce dal connubio tra questo impulso che dà
origine alle arti, come la musica e la danza, e da un impulso opposto e al tempo stesso
complementare, che è l'impulso apollineo, da Apollo, opposto di Dioniso, che è felino,
naturalistico, eccedente, mentre Apollo è il dio della forma, dell'immobilità, della luce.
Dall'impulso apollineo derivano le arti plastiche (pittura), cioè tutte quelle arti nelle quali l'uomo
cerca di fermare il momento, di renderlo intellegibile.
La tragedia nasce dalla sintesi di questi due impulsi, e secondo Nietzsche il mondo greco ci è stato
tramandato in maniera completamente difforme da quella che invece è la sua natura profonda.
Nietzsche afferma che lo spirito greco non è uno spirito sereno, luminoso e equilibrato ma che
nasce dall’impulso dionisiaco e che la compostezza che noi vediamo deriva dalla capacità che
ebbero i greci di rendere il dionisiaco e il mondo visibile attraverso la tragedia, che riesce a rendere
accettabile la vita, mettendola in belle forme, nonostante non abbia alcun senso.
I greci riuscirono a dare belle forme a ciò che per natura è informe, caotico, fuggente.
La Grecia sana è quella della tragedia attica, soprattutto la tragedia di Eschilo e di Sofocle, perché
c'è un perfetto connubio tra impulso Dionisiaco, cioè accettare la vita per quello che è, e impulso
Apollineo, la capacità di rendere accettabile questo caos informe e senza senso che è la vita.
Quando comincia la decadenza e perché comincia secondo Nietzsche?
La decadenza comincia con un altro tragediografo, Euripide, che è l'ultimo dei tre grandi
tragediografi greci. Con Euripide la tragedia comincia a diventare una sorta di storia realistica in cui
c'è una trama e un insegnamento etico-morale.
Si uccide lo spirito Dionisiaco, c'è l'idea che il mondo è quello che è, un fluire incessante di vita e di
morte e di sopraffazione, non si ha più il coraggio di guardare in faccia la realtà, e si costruisce un
dramma razionale che è la tragedia di Euripide.
Questo accadde a causa di un grande corruttore: Socrate. Il razionalismo socratico è alla base della
decadenza, per Nietzsche Socrate ha ucciso l'impulso dionisiaco, cioè la capacità di accettare la vita
per quello che è, perché il suo obiettivo era quello di rendere la vita comprensibile.
Questo fa sì che pian piano nella tragedia l'impulso Apollineo distrugga l'impulso Dionisiaco;
quindi, la tragedia perde quella capacità di connessione con la vita e diventa un insieme di trame e
di figure, perdendo lo spirito irrazionale.
Nella cultura più in generale si afferma il principio di ragione che per Nietzsche è una
mistificazione, un tentativo di creare una realtà su misura per farcela accettare.
In questi anni Nietzsche scrive “La filosofia nell'epoca tragica dei Greci”, perché per lui i filosofi
prima di Socrate avevano la capacità di cogliere la vita senza bisogno di razionalizzarla; quindi,
l’uomo a partire da quell'epoca si indebolisce sempre di più perché non è più in grado di accettare
la vita nella sua dimensione caotica e irrazionale.
TESTO “Apollineo e dionisiaco” pag 407
Linguaggio ancora romantico, quindi influenzato da Schopenhauer.
Il principium individuationis è la capacità di scorgere le forme, necessaria per accettare la vita per
quello che è.
Con la nascita della tragedia Nietzsche spezza il dualismo tra ottimismo e pessimismo. Nietzsche
rifiuta l'ottimismo socratico, razionale e moderno, da cui derivano tutte le idee moderne,
comprese quelle del progresso, ma rifiuta anche il pessimismo di Schopenhauer.
Noi sappiamo che la vita è caos, è morte, che non c'è nessun senso, ma una cosa è accettarlo con
gioia, come fa Dioniso; un'altra è fare come Schopenhauer che predica l'ascesi e di allontanarsi
dalla vita.
Nietzsche dice che dobbiamo tornare a essere discepoli di Dioniso, cioè avere il coraggio di
accettare la vita per quello che è, accettando tutto ciò che di contraddittorio, problematico e
doloroso è la vita. È lo spirito tragico, che non è né pessimismo, né ottimismo.

“SULLE CONSIDERAZIONI INATTUALI”


Delle quattro Considerazioni inattuali, la più importante è “Sull'utilità e il danno della storia per la
vita”, poiché Nietzsche, dopo aver criticato la decadenza occidentale nelle sue origini, fa un'analisi
della cultura a lui contemporanea, cioè della cultura ottocentesca.
In questa opera Nietzsche afferma che l'Ottocento è un secolo “malato della storia”, schiacciato da
una mentalità storicistica che è dannosa per la vita quando risponde a un eccesso di storia.
Un eccesso di storia è dannoso per la vita perché possiamo concepire noi stessi solo come
derivazioni necessarie da fatti accaduti, e perché limita le nostre azioni e quindi la nostra libertà.
Nietzsche dice che l'uomo ha diritto all'oblio, cioè di dimenticare determinate cose e di essere noi
stessi indipendentemente da ciò che c’è alle nostre spalle.
Nietzsche si interroga sull'utilità che può avere la storia per la vita (è la storia che deve essere
utile alla vita, non viceversa), e afferma che l'uomo può avere tre atteggiamenti verso la storia.
In primo luogo, l’uomo è un essere attivo e ha aspirazioni, tende a vivere per realizzare qualcosa e
per seguire la propria auto-realizzazione. Questo atteggiamento dell'uomo dà origine alla storia
monumentale, il monumento è un qualcosa che ha a che fare con la memoria pubblica.
La storia monumentale ha un lato positivo e un lato negativo, quello positivo è che ci sprona ad
autorealizzarci a fare il meglio, quello negativo è che può indulgere al fanatismo e all'incapacità di
vedere i limiti di una determinata esperienza.
L’uomo però, oltre ad essere attivo ed avere aspirazioni, è anche un essere che preserva e venera,
cioè ha un atteggiamento di custodia verso la storia, e in questo senso parla di storia antiquaria.
Preservare e venerare significa che noi dobbiamo essere consapevoli che siamo figli nel nostro
passato. Anche questo tipo di storia è ambivalente, infatti noi possiamo farci schiacciare dai ricordi,
smettendo di vivere, perché il passato soffoca il presente e il futuro.
Può esserci anche l'atteggiamento opposto: se non capiamo che siamo figli del nostro tempo
passato, non riusciamo a realizzare noi stessi e pensiamo di essere senza radici e di non avere
un'origine.
Quindi dobbiamo essere grati del nostro passato e dobbiamo assumere il nostro passato come un
punto di partenza, senza farci schiacciare dai ricordi.
La terza forma di storia è la storia critica. L'uomo rispetto alla storia soffre e ha bisogno di
liberazione, cioè di liberarsi del proprio passato. (l'adolescente cresce quando in contrapposizione
con l'adulto crea la propria personalità)
La storia critica è la volontà di usare la storia per la vita, noi condanniamo la nostra vita perché
vogliamo essere prima di tutto noi stessi. In questo modo ci liberiamo dall'influsso eccessivo del
passato, è bene criticare il passato ma non possiamo recidere i legami del passato perché noi
deriviamo da esso e quindi la storia critica non può essere il mero rifiuto del passato.
Nietzsche rifiuta l'impianto storicistico, cioè l'idea che la storia sia l'istanza che spiega tutto.
TEMA DELLA CRITICA AL PRINCIPIO DI VERITÀ
In questi anni Nietzsche, oltre a criticare la civiltà occidentale per la sua incapacità di reggere il
confronto con la vita e aver abbandonato l'impulso dionisiaco per inseguire il razionalismo
socratico platonico, fa anche una critica ad alcuni dei principi fondamentali del razionalismo
cristiano.
In particolare, rifacendosi ad alcuni autori, come il filosofo del linguaggio Arnold Gehlen, fa una
critica non solo del razionalismo ma anche del principio stesso della verità, fino a sfociare nella
teoria del prospettivismo, una forma di concezione della verità per cui Nietzsche è diventato
famoso con la famosa frase “non esistono fatti ma solo interpretazioni”.
COLLEGAMENTO letteratura italiana, Pirandello fa riferimento a questo principio (concetto della
maschera).
TESTO “su verità e menzogna in senso extramorale”
(scritta nella forma classica del trattato)
Trama: ci sono degli animaletti intelligenti che vivono su un granello di sabbia che ruota nel vuoto
cosmico dell’universo. Loro credono di avere in mano il principio di verità, ma quando la stella
attorno alla quale ruotano muore, di quel principio di verità non ne rimarrà nulla (ergo, è inutile).
Questa favola pone le basi per la critica e la diagnosi di quello che Nietzsche chiama “nichilismo”.
Egli afferma che la verità è quella sorta di errore senza il quale una determinata specie di viventi
non riuscirebbe a sopravvivere. La verità è stata inventata e coniata consapevolmente dall’uomo
perché esso ne ha bisogno, non è la sofferenza che fa paura all’uomo bensì la sofferenza senza
senso, l’uomo ha bisogno di darsi un senso della vita e del dolore, altrimenti sarebbe troppo duro
da sostenere (cosa che invece i greci erano in grado di accettare)
Nietzsche ci fa ragionare sui presupposti stessi del principio di verità, che noi pensiamo
immutabile, eterno.
Parla del prospettivismo, dice che noi siamo esseri che hanno sviluppato lo strumento adattivo
dell'intelligenza. Dice che siamo rinchiusi nel nostro antropocentrismo e antropomorfismo,
pensiamo di essere al centro dell'universo, ma se noi riuscissimo a parlare con un'altra specie, ad
esempio la zanzara, probabilmente scopriremo che anch'essa si sente al centro dell'universo, e
quindi ci sta dicendo che dobbiamo abbandonare la presunzione di avere in mano il principio
conoscitivo delle cose.
Cos’è e a che cosa serve l'intelletto umano? A sopravvivere (tesi antica, mito di Protagora,
Epimeteo viene incaricato da Zeus per distribuire tutte le qualità agli animali e Prometeo ruba per
gli uomini il fuoco e le arti).
L’intelletto, quindi, è uno strumento di sopravvivenza utile alla vita (Schopenhauer).
Il problema è che noi abbiamo usato l'intelletto per finalità diverso, come Socrate, dal quale nasce
lo spirito teoretico, cioè l'idea che contemplare la realtà sia il fine ultimo dell'intelletto.
Se il nostro intelletto è esclusivamente uno strumento adattivo e se ci serve per sopravvivere, che
valore possono avere le cosiddette verità che noi costruiamo in base all'intelletto? Sono pure verità
antropomorfiche e antropocentriche, il problema è che l'umanità si è talmente ossificata in questa
convinzione di avere uno strumento che scruta l'universo e che lo rende disponibile alla sua
esigenza di verità che ci siamo dimenticati dell'origine dell'intelletto.
La verità è una convenzione, ha a che fare con un determinato significato delle parole, per cui se io
dico questo foglio è bianco sto dicendo una cosa vera, ma è vera perché il vero consegue da un
rapporto soggetto-predicato, in questo caso il predicato bianco si adegua a questo colore.
La menzogna, da un punto di vista extramorale, è quell'arte della dissimulazione che i più deboli
utilizzano per poter sopravvivere meglio.
Quindi nasce da un rapporto sociologico, noi la definiamo menzogna con un termine moralistico
ma in realtà, secondo Nietzsche, è una forma di intelligenza.

SECONDA PARTE DEL PENSIERO NIETZSCHIANO: l’età illuministica


Opere: “Umano troppo umano”, “Aurora”, “La Gaia scienza”, dove Nietzsche attua una filosofia
ancora più critica e più radicalmente demistificante.
Nietzsche, al contrario di Voltaire, Diderot e D'Alembert, non pensa che la ragione sia uno
strumento valido in sé, Nietzsche utilizza la ragione contro la ragione, cioè utilizza questo
strumento per demistificare tutte quelle verità millenarie che sono state spacciate come verità
assolute.
In questo frangente si comprende anche l’opera “La gaia Scienza”, cioè non è la scienza dello
scienziato che si chiude nel suo laboratorio e osserva con curiosità disinteressata le cose ma è la
capacità di guardare al mondo con occhi critici che siano in grado, attraverso l'uso degli strumenti
della ragione, di liberarci da millenarie convinzioni metafisiche, morali ecc.
Quindi il suo è un sapere critico ma anche distruttivo, perché comincia a distruggere tutti quei miti
che si sono addensati nella storia dell'uomo negli ultimi millenni, a cominciare dalla verità più
antica e anche dalla menzogna più necessaria, cioè l'idea di Dio.
IDEA DI DIO
Per Nietzsche l'idea di Dio, che veniva considerato la summa di tutte le certezze metafisiche che ci
sono susseguite, è la menzogna più antica dalla quale ci dobbiamo liberare.
Dio non è semplicemente il Dio cristiano, il Dio personale, ma, in ogni cultura, è il principio che dà
senso a ogni cosa.
Nietzsche critica ciò argomentando in maniera molto particolare: utilizza lo stile aforistico e il
metodo genealogico, ovvero il dimostrare come quelle che noi pensiamo essere verità eterne, si
generino da bisogni umani.
Nietzsche attua anche una chimica dei sentimenti, cioè ci fa vedere come spesso quelli che
crediamo essere sentimenti disinteressati, come l'amore, la generosità, nascono dal loro opposto e
siano in realtà tutt'altro che disinteressati, e quindi è una critica alla metafisica e alla morale.
Il punto centrale di questo periodo lo possiamo individuare nell’aforisma 125 del “La Gaia Scienza”,
in cui c'è il famoso annuncio “Gott ist tot”, “Dio è morto”.
La morte di Dio diventa il punto centrale della riflessione nietzschiana a partire da quest'epoca, lo
ritiene uno spartiacque nella storia dell'uomo.
Nietzsche scrive “Dio è morto”, non che Dio non esiste”, non perché creda che Dio sia mai esistito,
ma perché ci saranno sempre uomini che continueranno a credere a Dio o ai suoi surrogati, perché
è un bisogno vitale per i cittadini.
TESTO Aforisma 125 pag. 402
Racconta di questo uomo folle che con una lanterna si reca al mercato e annuncia la morte di Dio.
Il mercato sta a disegnare la società di massa, le masse che sono lì radunate e che vivono una vita
inconsapevole. L’uomo viene designato come folle perché porta la lanterna in pieno giorno, e viene
deriso da persone inconsapevoli, che ridono perché pensano di non essere implicati in questo
annuncio, poiché hanno sostituito il Dio cristiano con surrogati, idoli.
A un certo punto l'uomo getta la lanterna e dice “vengo troppo presto”, perché loro non avevano
ancora capito che con la morte di Dio muoiono anche tutti gli dèi, muore quel principio per cui
esistono delle verità delle certezze, qualsiasi esse siano.
Noi abbiamo ucciso Dio perché siamo stati educati da Socrate alla ricerca della verità, meccanismo
che a un certo punto diventa un'auto soppressione della morale e della metafisica.
Ma secondo Nietzsche la morte di dio non è un evento che cambierà l’intera società, perché ci
saranno sempre coloro che continueranno a credere a Dio o ai suoi surrogati.
Fintanto che dio era in vita l’uomo ha avuto senso grazie a questi principi; nel momento in cui noi
abbiamo distrutto ciò, dobbiamo diventare noi stessi degli dèi.
Ecco come matura l’idea del superuomo o dell’oltreuomo, ovvero colui che accetta la fine di ogni
verità metafisica. Nietzsche è convinto che nessuno o quasi abbia questa capacità.
TESTO: “Come il mondo vero finì per diventare favola: storia di un errore”
Brano tratto dall'opera “Il crepuscolo degli idoli”, è una sorta di storia del concetto di verità che ci
fa capire perché Nietzsche ritiene che il tramonto della verità coincida con quello che è l'incipit di
Zaratustra.
1. La forma più antica di verità è quella che abbiamo ereditato da Platone, che si è
immaginato che esista un mondo altro, immutabile, eterno, sempre valido che desse un
senso a questo mondo.
2. Il secondo momento è quando il mondo greco incontra il mondo giudaico-cristiano e nasce
il cristianesimo, che è il platonismo per il popolo, che promette l'immortalità personale se ti
comporterai secondo i contami della fede.
Non c'è nessun contenuto elitario, è qualcosa che è aperto a tutti, il suo messaggio non è
limitato né a un popolo specifico né a particolari meriti intellettuali.
3. Il filosofo nato a konigsbergica è Kant →parodia di Kant: Kant è una sorta di prete travestito
da filosofo, dice che non possiamo dimostrare che il Dio o l’anima esistano, però se
vogliamo dare un senso alla vita morale dobbiamo immaginare che esista un giudice
infallibile che premia chi segue il dovere. Quindi deve esserci una vita dopo la morte in cui
noi possiamo adeguarci all'imperativo morale. Secondo Nietzsche è una cosa risibile, è un
modo per aggiustare una verità che diventa sempre più incredibile.
4. Si può vedere come Nietzsche, spesso visto come un filosofo antipositivista, riconosce un
merito al positivismo: quello di negare i valori della metafisica tradizionale. Il problema del
positivismo è che anche lui ricade in una forma di metafisica perché crede nella verità
assoluta del progresso
5. È il momento in cui ci si libera finalmente da queste illusioni, il momento della filosofia del
mattino e della Gaia Scienza, ovvero quel sapere che libera dalle costruzioni metafisiche
tradizionali, quel momento nel quale ci si rende conto che non esiste nessun mondo vero,
che bisogna liberarsi da questa idea della verità (surrogati compresi).
La morte di Dio significa liberazione da ogni conferimento di senso alla realtà, che non ha
bisogno di essere dotata di senso perché è una nostra costruzione.
6. Punto decisivo per capire la filosofia del meriggio: se il mondo vero non esiste, non può
esistere neanche un mondo apparente, dobbiamo abbandonare la mentalità dualistica che
ci ha accompagnato per millenni.
Metafora dell'ombra: a mezzogiorno, quando il sole è allo zenit, non ci sono le ombre,
quindi dobbiamo abbandonare questa mentalità.
Nietzsche affida a Zarathustra (o Zoroastro, il fondatore della religione del mazdeismo,
religione monoteista persiana) il messaggio della sua filosofia con i temi più importanti (il
super uomo, l'eterno intorno dell'uguale e la volontà di potenza) perché Zoroastro
sosteneva che esistono due principi: quello del bene e quello del male, e che l'uomo si
trova fra questi due principi, quindi è lui il principale responsabile di quel connubio
diabolico per cui la metafisica e la morale si uniscono (idea che esista un male in sé e che
esista un bene in sé).
In uno spirito di circolarità, colui che ha generato l’errore deve riconoscerlo e dare un
annuncio opposto.
Quest'opera non ha niente a che fare con i trattati filosofici e neanche con lo stile aforistico, è
scritta nello stesso modo in cui sono scritti i Vangeli, con allegorie, parabole, racconti.
La storia vede Zaratustra all'età di 30 che si ritira in montagna per altri dieci anni in solitudine e poi
discende fra gli uomini a dare il suo annuncio.
Il primo annuncio che dà è l'annuncio del super uomo
TESTO: “Il superuomo e la fedeltà alla Terra” pag 431
L'uomo viene messo in relazione alla scimmia, l'uomo sta alla scimmia come il super uomo sta
all'uomo.
Non si parla però di una questione biologica o evoluzionistica: superuomo è chi attua la scelta di
non avere nulla al di sopra di sé, è colui che accetta di vivere una vita che sa essere priva di senso.
Questo annuncio però non riguarda tutta l’umanità, infatti secondo Nietzsche non è mai esistito
qualcuno che abbia incarnato la figura del superuomo e forse non esisterà mai, si parla di individui
eccezionali.
Ciò che connota il superuomo è la libertà assoluta, non nel senso di libero arbitrio, ma nel senso
che non esistono più valori precostituiti; infatti, uno degli elementi fondamentali è la sua capacità
prospettica, di interpretare il mondo a secondo della sua volontà, il mondo è qualcosa che io voglio
che sia in questo modo.
In questo passo siamo molto vicini a quello dell’aforisma 125 perché c'è Zarathustra che annuncia a
una folla il superuomo, che non verrà compreso neanche dai suoi discepoli.
TESTO: le tre metamorfosi (tratto da “Così parlò Zarathustra”) in cui ci viene descritta la natura del
superuomo in contrapposizione alla storia umana.
Metamorfosi sta a indicare il cambiamento, che avviene tra tre realtà diverse.
- cammello: vive nel deserto, riconoscersi in questo spirito significa interpretare la vita come
l’attraversamento del deserto, rappresenta la schiavitù dell’uomo che si è sempre caricato
di valori ulteriori. Figura dell’uomo tradizionale
- leone: rappresenta l’auto-affermazione di sé, spirito libero, idea che a un certo punto
l’uomo si ribella a questa situazione di dovere e all’idea che la vita va vissuta in vista di
altro. La libertà del leone però non è una vera libertà perché la libertà è sempre libertà da
qualcosa, il leone è lo spirito negativo che vuole distruggere ciò che lo opprime, ma non è
una libertà positiva. Il leone rappresenta il movimento di rivolta contro i valori tradizionali,
ma è un movimento negativo, che distrugge.
- fanciullo: caratteristiche irriducibili e opposte a quelle del leone. Per definizione è
innocente, ma dal punto di vista di Nietzsche non è innocenza morale, consiste in un nuovo
inizio. Figura del gioco, che si distingue dalle altre attività umane perché non ha un secondo
fine, è un’attività completamente fine a sé stessa. La figura del fanciullo è la figura
dell’essere nuovo per eccellenza, sta a esemplificare il superuomo, un essere che intrattiene
un rapporto diverso con il mondo rispetto a tutto quello che è avvenuto prima. Il
superuomo abbraccia la vita così com’è, senza senso, con la gioia di un bambino che gioca,
sapendo che il gioco è un tragico perché bisogna accettare che tutto diviene.
Distinzione tra libertà negativa e positiva, leone è colui che si ribella ai valori tradizionali, fanciullo
è colui che è in grado di dare vita a cose nuove.
“Redimere il tempo”: liberarlo dalle impostazioni che pretendono di dare alla vita e alla storia un
significato già scritto. Il fanciullo incarna la libertà positiva.
Il filosofo Gianni Vattimo traduce il termine “ubermenschen” con oltreuomo e non superuomo, per
depurarlo dalle teorie fascistoide e per spiegare come Nietzsche si riferisca al futuro, non al
presente. L'uomo fin da quando esiste ha avuto bisogno di innalzare idoli; invece, il superuomo
può contare solo su di sé e può vivere solo nella fedeltà alla terra. Per Nietzsche non c’è mai stata
un’epoca eguagliabile a quella della morte di Dio, il nichilismo (come lo chiama Nietzsche).
Annuncio dell'Eterno Ritorno dell'Uguale
Nell'opera “Così parlò Zaratustra” c’è un paragrafo che si intitola “la visione e l'enigma” in cui
Zaratustra illustra con una sorta di parabola il concetto dell'Eterno Ritorno.
C'è una ripida salita e quando Zaratustra, che ha sulla spalla lo spirito di gravità (un nano), arriva
sulla sommità vede una porta carraia con scritto “attimo”. Da questa porta si diramano due vie:
una che va al futuro e una che va al passato. Zaratustra chiede allo spirito di gravità se quelle due
linee si toccheranno mai, e lo spirito di gravità, che tende a dare sentenze, dice che tutto ciò che è
rettilineo mente e che il tempo è curvo.
Nel momento in cui Zaratustra e il nano stanno parlando, Zaratustra ha una visione: vede un
pastore che finché dormiva ha avuto la sventura di risvegliarsi con un serpente nella gola, quindi
sta soffocando. Zaratustra cerca di liberare il pastore tirando il serpente dalla coda ma non ci
riesce, e consiglia al pastore di mordere il serpente per ucciderlo staccandogli la testa, che lo fa.
Una volta salvo il pastore assume una fisionomia diversa: Zaratustra lo definisce un circonfuso di
luce, un personaggio che ride come mai nessun uomo ha riso nella sua vita e nella storia.
Significato:
- serpente = uroboro, il serpente che si morde la coda che sta a indicare la ciclicità del tempo
- pastore = senso di soffocamento degli uomini, dato dalla difficoltà e dall'impossibilità di
accettare l'eterno ritorno dell'uguale, a prescindere da che cosa sia
Di fronte all'eterno ritorno dell'uguale si hanno due alternative: rifiutarlo e fingere che la storia
abbia un senso, o accettarlo senza subirlo, di essere io stesso a volerlo.
- morso = volontà positiva di istituire con la propria volontà l'eterno ritorno.
Nietzsche parla di amor fati, si è felici non quando si fa ciò che si vuole ma quando si vuole
ciò che si fa, cioè l'idea di amare la vita per quello che è.
- porta carraia = se nella tua vita anche per una sola volta hai voluto e vissuto un attimo di di
comunione con la vita, hai detto si alla vita per sempre, per la continuità del tempo.
C'è una visione cosmologica ma anche una visione etica: l'eterno ritorno non è semplicemente
qualcosa che c'è, ma siamo noi stessi che abbiamo il potere di istituire l'eterno ritorno.
Dal punto di vista filosofico istituire l'eterno ritorno significa che Nietzsche, allievo di
Schopenhauer, afferma che tutte le visioni finalistiche della storia sono fallaci, illusioni che l'uomo
costruisce per poter accettare l'insensatezza del divenire e della vita.
Nietzsche va contro tutta la filosofia dell'Ottocento, che è storicistica e legata al fine e al senso
della storia e del tempo e ci dà una visione alternativa secondo cui non esiste alcun senso nella vita
se non il suo continuo perpetuarsi.
Dobbiamo accettare la vita in maniera dionisiaca, così come il bambino accetta innocentemente la
sua condizione ed è in grado di viverla a pieno, questo è l'atteggiamento dionisiaco del rapporto
con la vita, con l'esistenza e con la storia, e il superuomo è colui che accetta e istituisce l'eterno
ritorno.

ULTIMA FASE DEL PENSIERO NIETZSCHIANO


Come si fa a vivere la pienezza del tempo? bisogna superare quel senso di perdita e di smarrimento
che subentra dopo la morte di Dio e di tutti gli dèi; infatti, nell'ultima fase del pensiero nietzschiano
abbiamo un’analisi del nichilismo e il tema della volontà di potenza.
diagnosi che Nietzsche fa del nichilismo: nelle ultime opere, e poi nei frammenti prossimi,
Nietzsche distrugge i valori fondamentali per avere un nuovo inizio.
Questa distruzione passa per due vie: la prima è comprendere per quale ragione è nata la morale.
In “Genealogia della morale”, Nietzsche si interroga sul come e perché è nata la morale e facendo
un discorso di natura sociologica e psicologica afferma che la morale non è altro che la voce di
determinati uomini dentro la coscienza dell'individuo. Quindi potremmo dire che a seconda del
gruppo sociale che comanda avremo un determinato tipo di morale, e questo spiega anche
l'evoluzione della storia occidentale.
TESTO: “La morale dei signori e quella degli schiavi” pag. 433
In Ecce Homo, c’è un'affermazione di Nietzsche: laddove voi vedete valori eterni, io vedo cose
umane, troppo umane. I valori non sono altro che costrutti umani che poi la classe dominante
tende a far accettare alla classe subalterna. Nell’antichità la classe dominante in tutte le culture era
quella dei guerrieri, che avevano la forza, la salute, il coraggio, etc, e questi diventavano i valori
della loro cultura, quali l’uomo forte, l’uomo coraggioso ecc ecc.
Poi però alla sommità della società si affiancano ai guerrieri i sacerdoti, coloro che operano riti,
propiziano i raccolti ecc, e non hanno le stesse caratteristiche della classe guerriera, ma hanno la
stessa volontà di dominare. Possono dominare i guerrieri non sfidandosi in forza, ma si inventano
un modo più subdolo: il rovesciamento della morale, elaborando una tavola di valori che è
l'opposto di quella dei guerrieri, che diventano peccati. Questo, secondo Nietzsche accade nella
storia di re Saul in cui poi tutt’un tratto comandano i sacerdoti, fino ad arrivare al cristianesimo che
è la degenerazione della morale. La morale aristocratica è dominata dall’autoaffermazione di sé,
buono è ciò che mi assomiglia e ciò che io decido essere buono. La morale è un costrutto sociale,
non ha alcun valore in sé, e il superuomo deve diventare creatore di valori e di valore.
tema della volontà di potenza: tema che si trova soprattutto in “Così parlò Zarathustra”, in cui
Nietzsche chiama la volontà di potenza “la volontà che crea”.
Nietzsche ai posteri definisce la volontà di potenza come la dimensione sottesa ad ogni essere
vivente. Ogni essere tende ad espandersi, a vivere, ad autoaffermarsi, anche e soprattutto a danno
degli altri esseri, cambia solo il modo in cui lo fa.
Volontà di potenza è ciò che connota l’esistenza in tutte le sue forme, e ciò che distingue gli esseri
è solo la forma di essa
In “Della morale dei servi e dei signori”, Nietzsche sottolinea come i valori della società cristiana
sono quelli della casta sacerdotale ebraica; quindi, in entrambi i gruppi sociali si esprime la volontà
di potenza, ma in modi diversi. Il guerriero vuole attuare la sua volontà di potenza con la forza, il
coraggio, il sacerdote lo fa con gli strumenti che penetrano nella psiche dell’individuo, la morale, il
senso di colpa, che lo fanno sentire perennemente inadeguato.
Nietzsche pensa che la volontà di potenza non sia la dimensione della realtà, e che la volontà di
potenza raggiunga il suo apice se ci sono individui superiori che si avvalgono dello sfruttamento
degli schiavi. Nietzsche è contro la democrazia e l'uguaglianza e per questo molte parti del suo
pensiero sono state utilizzate dal fascismo.
La volontà di potenza ha anche il significato del prospettivismo. “Prospettivismo” significa che non
esistono fatti, ma solo interpretazioni. Nietzsche afferma che i fatti sono stupidi, che sono come il
bue d’oro che veniva adorato nell’antichità. I fatti vanno sempre interpretati alla luce di un quadro
teorico.
Il rapporto tra volontà di potenza, interpretazione e prospettivismo significa che la maggiore forma
della volontà di potenza si traduce nella nostra interpretazione del mondo, e queste varie
interpretazioni sono in conflitto fra di loro.
Prospettivismo significa che la realtà in sé non esiste, esistono solo interpretazioni. Nietzsche non
torna però a un banale relativismo, come Protagora, ma è molto più radicale: Nietzsche attacca
tutti i residuati della metafisica moderna, in particolare l’idea che esista un io, una autocoscienza,
che tutto passi attraverso un pensiero, un agente, un soggetto. Questa non è altro che una tra le
tante interpretazioni. In un frammento postumo Nietzsche arriva a dire che l'io della nostra civiltà
non è altro che l’abitudine grammaticale di porre un soggetto nell’azione, nella frase, ma questa è
una forma di ipotesi l’idea di dare realtà a ciò di cui non sappiamo assolutamente nulla. Dio è un
residuato della metafisica dell’oggetto.. Se gli antichi ragionavano sulla metafisica dell’oggetto, i
moderni l'hanno semplicemente sostituita con la metafisica dell’oggetto. Ci sono altre lingue in cui
si può fare a meno dell’io, e il soggetto non ha la centralità che invece ha nella cultura occidentale.
Il prospettivismo non ci da alcuna certezza, al contrario ci apre al “nostro nuovo infinito”, il vecchio
infinito è quello della rivoluzione scientifica, di Newton, di Cartesio.
L’infinito è molteplice, non possiamo sottrarci all’idea che il mondo racchiude interpretazioni
infinite.
Nietzsche afferma: immaginiamo di incontrare altri esseri che vivono nel resto dell’universo,
potrebbero avere una concezione del tempo a ritroso rispetto a noi, potrebbero ragionare e
percepire il tempo in maniera completamente diversa da noi, non possiamo più pensare che la
nostra interpretazione sia quella corretta, e dobbiamo mantenere la nostra porta aperta a ogni
interpretazione possibile. Ciò porta alla parte negativa: l’affermazione del nichilismo, il venir meno
di ogni senso in se stesso, il rovescio della medaglia del prospettivismo: esistono solo
interpretazioni perché non esiste nessuna verità valida.
Infatti, negli ultimi scritti, soprattutto nei frammenti postumi, Nietzsche insiste molto sulla diagnosi
del nichilismo moderno, diagnosi aperta dall’annuncio della morte di Dio aperta a tutte le sue fasi.
Non è qualcosa che può essere superato nè semplice, nè da tutti, né in modo indolore. Lui fa una
fenomenologia del nichilismo: esiste innanzitutto il nichilismo completo, incompleto, passivo,
attivo. Anche di fronte al venir meno di tutte le certezze tradizionali, l’uomo reagisce o agisce in
modo diverso.
- nichilismo completo, di chi ha il coraggio di andare fino in fondo, eliminare dio senza sostituirlo
con surrogati. Tuttavia, non tutti hanno lo stesso atteggiamento, si può vivere passivamente o
attivamente.
- nichilismo incompleto, chi sostituisce le vecchie certezze con quelle più mondane, sostituire il
vecchio dio con dei nuovi surrogati. es: nazionalismo, socialismo, democrazia, verità della scienza,
etc., estetismo, tutte quelle concezioni per cui la nostra vita è in funzione di un valore già dato.
- nichilismo passivo, vissuto dal nostalgico, che vive la perdita di valori con la tristezza di chi ha
perduto o sta perdendo tutti i valori, di chi non ha il coraggio di vivere attivamente il nichilismo, è
un viverlo in senso negativo.
- nichilismo attivo, che significa distruggere tutte le residue certezze e ogni valore che si presume
essere vincolante per tutti, non crede più ai valori ma è creatore di valori (superuomo)
Il prospettivismo è l’ultima e la più importante delle teorizzazioni di Nietzsche, ancora oggi
dibattuta: c’è chi sostiene che abbia ragione e chi sostiene che non tenga conto dell’evoluzione
della scienza moderna.

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