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Transistor

Il documento descrive il funzionamento e le caratteristiche dei transistor, con particolare attenzione ai tipi npn e pnp, e alla loro polarizzazione. Viene spiegato come i transistor possano operare come amplificatori o interruttori, a seconda della loro polarizzazione e delle correnti di base. Infine, si discute l'importanza della stabilità del punto di lavoro e dei modelli elettrici utilizzati per analizzare i circuiti amplificatori.

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Transistor

Il documento descrive il funzionamento e le caratteristiche dei transistor, con particolare attenzione ai tipi npn e pnp, e alla loro polarizzazione. Viene spiegato come i transistor possano operare come amplificatori o interruttori, a seconda della loro polarizzazione e delle correnti di base. Infine, si discute l'importanza della stabilità del punto di lavoro e dei modelli elettrici utilizzati per analizzare i circuiti amplificatori.

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Transistor

Possono essere costruiti seguendo due tipologie diverse a secondo del tipo di polarizzazione
richiesta considerando la nomenclatura:

C=Collettore
B=Base
E=Emettitore

Tipo npn.

Nel caso sia richiesta un’alimentazione positiva


in genere 10¸15V

Tipo pnp.

Nel caso sia richiesta un’alimentazione


negativa, in genere -10¸ -15V

Per una questione di praticità noi useremo riferirci sempre al dispositvo di tipo npn.
Il funzionamento in continua del transistor è caratterizzato dalla polarizzazioni diretta della
giunzione base-emettitore e quindi da una VBE=0,7V e da un guadagno statico di corrente:

Il b è sempre dell’ordine delle centinaia di unità.


Per poter funzionare da amplificatore il transistore deve avere la
giunzione B-E polarizzata direttamente (bassa resistenza) e la
giunzione B-C polarizzata inversamente (alta resistenza).
Il transistor fa in modo che una corrente che percorre un
circuito a bassa resistenza sia trasferita su un circuito ad alta
resistenza (transfer-resistor).

La polarizzazione
I circuiti elettronici sono divisi in 2 grosse categorie: circuiti analogici e circuiti digitali.
Nei circuiti analogici il segnale di uscita deve poter variare in modo continuo, legato alle variazioni
del segnale di ingresso; nei circuiti digitali non ha importanza il valore preciso del segnale purché
sia compreso entro certe soglie, a seconda delle quali il segnale viene interpretato in due possibili
modi diversi (livello alto e livello basso).
Nei circuiti analogici o lineari, è necessario polarizzare il componente tramite un’alimentazione
continua per poter predisporre il punto di funzionamento (punto di lavoro) in modo che i segnali in
alternata sovrapposti a tale punto trovino delle caratteristiche lineari.

Caratteristica di ingresso del transistor Caratteristica di uscita del transistor

E’ chiaro allora che il buon funzionamento del circuito nei confronti del segnale dipende dalla
scelta di tale punto di polarizzazione e della sua stabilità.

Il circuito più semplice che può assicurare una


polarizzazione è quello in figura.

Tale circuito può essere analizzato graficamente


a partire dalle caratteristiche di ingresso e di
uscita del transistor e di quelle dei due
generatori

eseguendo la legge di Kirchoff sulla maglia di uscita si ha: per

quando invece

Il punto di funzionamento sulla caratteristica di uscita è


determinato dalla caratteristica del generatore (detta retta di
carico statica), con la caratteristica dei transistor selezionata
dal valore della corrente di base.

Fissato allora al circuito di uscita il punto di funzionamento


che sicuramente appartiene alla retta di carico statico e può
variare a seconda del valore della corrente di base
selezionata dal circuito di ingresso

limite sono quelli corrispondenti all’ interdizione caratterizzata da e e di

saturazione caratterizzata da ed

Polarizzazione con partitore di base


Nel circuito di polarizzazione si nota la necessità di due batterie di
alimentazione (EB,EC).
Volendo realizzare un circuito di polarizzazione con una sola
alimentazione si può ricorrere allo schema di figura.

Tale circuito si può analizzare facendo il circuito equivalente


Thevenin ai morsetti A-B

Il circuito a monte della coppia di nodi A-B può essere visto


come in figura; la tensione VAB calcolata a vuoto ci fornisce il
valore del generatore equivalente che in questo caso chiameremo
EB.

La resistenza equivalente deve essere ottenuta cortocircuitando il


generatore di tensione nel circuito che stiamo semplificando; in tal caso
la resistenza vista alla coppia di nodi A-B che chiameremo RB è il
parallelo fa R1 ed R2:
Il circuito risultante (identico a quello indicato
per la polarizzazione di prima.

La maglia interna interessa il circuito B-E

(maglia di ingresso)

La maglia esterna interessa il circuito C-E

(maglia di uscita)

Nei circuiti di polarizzazione, al fine di ottenere una stabilizzazione del punto di lavoro viene
introdotta una resistenza sull’emettitore .

Ricordandoci che : e che sarà

sulla maglia di ingresso:

sostituendo la IE avremo

sulla maglia di uscita la legge di Kirchoff sarà:

sostituendo la IE. Dato che in quanto b>>1


esprimendo la IC in funzione della VCE.

in tal caso la retta di carico avrà pendenza


proporzionale A (RC+RE)

Nei casi più complessi cui non sia possibile ricorrere alle
schematizzazioni usate usate (per esempio amplificatori a
più stadi accoppiati in continua) oltre al metodo generale di
studio della rete con le leggi di Kirchoff ai nodi e alle
maglie, (sostituendo ai transistor il modello per grandi
segnali) è possibile ricorrere a un metodo approssimato
salvo poi verificare la validità delle assunzioni fatte.

Tale metodo consiste nel considerare trascurabili le correnti


di base dei transistor.

Transistor come interruttore


Osservando le caratteristiche di uscita di un transistor si riconoscono, dunque,tre zone di
funzionamento

-la zona di attiva, dove il transistor viene usato come amplificatore


-la zona di saturazione dove il valore della VCE è molto basso
-la zona di interdizione, prossimo all'asse delle ascisse, in cui sia IB che IC sono trascurabili
A seconda del tipo di applicazione che si vuole costruire possiamo portare il transistor nella zona
che vogliamo, semplicemente modificando il valore di IB.
Dallo schema di figura: si ottiene l'equazione alla maglia di uscita del transistor:

da cui si ottiene

Questa relazione può essere rappresentata sul piano delle caratteristiche di uscita con una retta,
avente coefficiente angolare negativo (-1/RC) e che interseca l'asse delle ordinate nel punto VCC/RC.
Questa è la retta di carico statica. Le intersezioni saranno dunque

Per una data IB i valori della VCE e della IC del punto P, ottenuto dall'intersezione fra la retta di
carico e la caratteristica di uscita, definiscono il punto di funzionamento del dispositivo.

Zona attiva
In questa zona, la giunzione base-emettitore, risulta polarizzata direttamente con una tensione tipica
di 0,7V, mentre la giunzione base-collettore è polarizzata inversamente.

In questo caso vale ( considerando ) la relazione fondamentale.


Zona di saturazione
Aumentando il valore di IB si vede come il punto P si sposta verso l'alto, il valore di IC aumenta,
mentre VCE diminuisce fino a raggiungere la zona di saturazione indicata.

Zona di interdizione
Diminuendo il valore di IB il punto di funzionamento P si sposta verso valori di IC sempre più bassi,
finché non giunge nella zona di interdizione. Per ottenere ciò si deve avere IB ≅ 0 . In pratica
VBE<Vγ la giunzione base-emettitore deve essere polarizzata negativamente . Quindi per interdire un
transistor, si porta VBE a 0 o ad un valore leggermente negativo.

Quando il transistor viene usato come interruttore, il dispositivo viene usato facendolo commutare
fra la zona di saturazione e la zona di interdizione. Questo funzionamento può essere indicato dalla
figura seguente:

Stato ON
Quando viene portato in zona di saturazione, il transistor presenta una VCE molto bassa: esso viene
considerato un interruttore chiuso (ON).

Deve essere

in prima approssimazione si ha
Stato OFF
Lo stato aperto OFF si ottiene portando il transistor in interdizione , in questo caso infatti IC come
pure IB, sono considerate nulle. Per ottenere ciò è necessario VBE<Vγ o pù semplicemente:

Deve essere soddisfatta la:

In prima approssimazione si ha

Amplificatore a transistor
Per utilizzare i componenti attivi (transistor e FET) in circuiti analogici: i circuiti elettronici sono
divisi in 2 grosse categorie: circuiti analogici e circuiti digitali. Nei circuiti analogici il segnale di
uscita deve poter variare in modo continuo, legato alle variazioni del segnale di ingresso; nei circuiti
digitali non ha importanza il valore preciso del segnale perché sia compreso entro certe soglie, a
seconda delle quali il segnale viene interpretato in 2 possibili modi diversi (livello alto e livello
basso).
E' chiaro allora che il buon funzionamento del circuito nei confronti del segnale dipende dalla scelta
di tale punto di polarizzazione e della sua stabilità. Il circuito più semplice che può assicurare una
polarizzazione è il seguente:

Tale circuito può essere analizzato graficamente a partire dalle caratteristiche di ingresso e di uscita
del transistor e di quelle dei due generatori
Il punto di funzionamento sulla caratteristica di uscita è determinato dall'intersezione tra la retta di
carico statica descritta dall'eq. sulla maglia di uscita:

con la caratteristica dei transistor selezionata dal valore della corrente di base.

Quando il transistor è polarizzato in zona


attiva (cioè il suo punto di lavoro si trova in
zona attiva) esso può funzionare da
amplificatore; cioè diventa un dispositivo in
grado di trasformare un segnale di ingresso
a basso livello, proveniente da un
trasduttore, in uno ad alto livello su un
generico utilizzatore di uscita.

Supponendo di sovrapporre al punto di lavoro in continua la variazione dinamica in ingresso ΔIB,


provocata dalla presenza di un generatore di segnale vi produrremo in uscita una variazione di
corrente ΔIC e di tensione ΔVCE. In ragione delle caratteristiche del transistor la tensione dinamica
di uscita risulterà amplificata (in ampiezza) rispetto alla forma d'onda della tensione di ingresso.
Dal punto di vista pratico il transistor ci permette di manipolare un segnale dinamico in ingresso (ad
esempio una forma d'onda alternata sinusoidale) e di trasferirlo in uscita opportunamente
amplificato (alla stessa frequenza).

Potremmo pensare di risolvere di risolvere i circuiti amplificatori con un metodo grafico, tracciando
di volta in volta sulle caratteristiche, l'andamento delle grandezze in gioco. Questo procedimento
risulterebbe sicuramente faticoso ed impreciso e non si presterebbe ad un uso sistematico delle varie
configurazioni. E' necessario scegliere un metodo risolutivo analitico e di tipo generale, per questo
motivo si deve determinare un modello elettrico in grado di rappresentare il funzionamento del
transistor in regime dinamico.
Dal punto di vista pratico, una prima
strutturazione si ha connettendo il blocco
amplificante, alla sorgente del segnale,
accoppiando i due stadi in modo tale che la
corrente continua che polarizza il blocco
amplificatore non influenzi il generatore,
questo avviene interponendo i due stadi con
il condensatore di accoppiamento Ci.

Allo stesso modo il carico RL verrà connesso all'uscita del transistor tramite il condensatore Co.
L'uso dei condensatori di accoppiamento è fondamentale; alle medie frequenza essi costituiscono un
corto circuito per il segnale variabile, mentre sono permanentemente un circuito aperto per la
continua, che non riesce ad attraversarli e che quindi condiziona solo il blocco amplificante
assicurandone la polarizzazione.
Il segnale, invece, superando i condensatori, raggiunge il blocco amplificante, sovrapponendosi al
punto di lavoro (in continua) del transistor, esso si presenta amplificato in uscita sulla resistenza di
carico RL.

Lo studio del funzionamento dinamico, prescinde, ovviamente dalla tensione continua, essa dal
punto di vista dinamico viene assimilata alla massa. Applicando questo principio, otteniamo il
circuito dinamico alle medie frequenze:

per l'analisi del circuito ottenuto, bisogna sostituire al transistor un suo circuito equivalente; uno dei
modelli più usati (i cui parametri corrispondono al funzionamento fisico del componente) è il
modello π-ibrido.
Il modello π-ibrido

In questo modello rx corrisponde alla resistenza


ohmica di base è quindi un valore costante
indipendente dalla polarizzazione, valore fornito dal
costruttore, rπ

viceversa è una resistenza differenziale esprimibile come :

dalla fisica del transistor si ha: dove:


k=costante di Boltzmann 1,3805 10-23 J/°K
T=temperatura in °K
q=carica dell'elettrone=1,6 10-19C

in queste formule, IB è la corrente di base continua di polarizzazione; in modo analogo:

risulta dunque:

Riassumendo; per passare dal circuito effettivo al quello dinamico, valido alle medie frequenze,
bisogna applicare le seguenti regole:
1) I condensatori di accoppiamento sono considerati dei corto circuiti
2) Le linea di alimentazione viene assimilata alla massa
3) Si sostituisce il transistor col suo medello equivalente

In base a queste regole, il circuito preso in considerazione diventa:

il parametro principale a cui si può essere interessati in genere, è il guadagno di tensione:


in questi casi la regola è separare il rapporto fra la tensione di ingresso e quella di uscita in due
rapporti parziali, come:

considerando il circuito di ingresso, per la regola del partitore di tensione:

nel circuito in uscita il parallelo fra RC ed RL viene percorso da una corrente βib che provoca una
caduta di tensione uguale e contraria alla vo. Per cui:

come si vede il procedimento è più laborioso che difficile.

Modello a parametri h
Mentre il modello π-ibrido si presta ad uno studio dell'amplificatore anche alle alte frequenze, se
l'analisi è limitata alle medie frequenze il modello più utilizzato è quello a parametri h.
Normalmente l'amplificatore a transistor si può presentare attraverso tre configurazioni
fondamentali:
1) configurazione a emettitore comune
2) configurazione a base comune
3) configurazione a collettore comune
Queste denominazioni derivano dal fatto che analizzando gli schemi circuitali nelle tre rispettive
configurazioni, dal punto di vista dinamico, risultano collegati a massa l'emettitore, la base e il
collettore.
per la configurazione a emettitore comune avremo le seguenti corrispondenze:
hie=rx+rπ
hfe=β
hoe=0
hre=0

in questo modello hfe e hre sono numeri puri,


hie una resistenza (Ω )
hoe una conduttanza (1/Ω=Siemens)
per le altre configurazioni il modello rimane identico, cambia solo il nome dei parametri dato che il
secondo pedice diventa b nel caso del base comune e c nel caso del collettore comune. I valori sono
i seguenti:

in generale i parametri h vengono forniti dal fabbricante.

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