LA MUSICA BAROCCA
L'ORATORIO
Agli inizi del ‘600 nasce un altro genere musicale chiamato ORATORIO, detto
anche Dialogo o Historia.
Il termine deriva dalle riunioni ad opera di Filippo Neri che si tenevano nella
metà del ‘500 all'Oratorio della Pietà a San Giovanni de’ Fiorentini. Queste
riunioni avevano come scopo di riavvicinare la gente comune alla vita religiosa.
Dalla metà del 600 queste riunioni furono riservate a vescovi, cardinali e
aristocratici. La musica in queste riunioni ha un posto di rilievo.
Negli anni ‘30 e ‘40 del Seicento nel periodo del pontificato di Papa Urbano VIII
si sviluppa una nuova forma musicale, chiamata ORATORIO, che presenta gli
elementi tipici del Barocco: tendenza alla rappresentatività, monodia con basso
continuo, stile concertante e capacità di muovere gli affetti. Questa forma attinge
allo stile monodico operistico con l'alternanza di recitativi, arie e ariosi. Gli
oratori sono piccole opere in versi poetici ma senza l'uso di scenografie e costumi
e l'argomento è sacro.
Si attinge ai testi dell'Antico Testamento nel caso dell'oratorio lungo con una
pausa in mezzo caratterizzata da un sermone e dal Nuovo Testamento nel caso
di oratori che prevedevano due brani distinti. L'oratorio prevedeva un piccolo
coro, cantanti solisti e alcuni strumenti. Il solista veniva chiamato historicus o
testo ed era il narratore, il coro di solito rappresentava la folla. L'oratorio si
concludeva con un commento di carattere moraleggiante da parte del coro.
Il maggiore compositori di oratori è Giacomo Carissimi (1605-1674) che ha
scritto numeri oratori in latino.
L'oratorio poteva essere scritto in latino, se la destinazione era per un elitè e per
il Venerdì di quaresima o in volgare, se destinato a tutti ed eseguito in qualsiasi
periodo dell'anno.
L'oratorio inizia a svilupparsi come l'opera e viene tolto il sermone; viene
utilizzato nei periodi penitenziali, quando l'opera non poteva essere
rappresentata. I maggiori compositori sono Scarlatti, Stradella e Vivaldi. Si
diffonde anche in Austria e Francia.
LA SONATA BAROCCA
Con Frescobaldi la musica strumentale entra a pieno titolo nella tradizione scritta
a partire dal Seicento. Il termine sonata inizia ad apparire a Venezia su alcuni
frontespizi di musiche destinate a gruppi strumentali. La forma della sonata era
costituita da più sezioni metricamente contrastanti ed era libera da qualsiasi
rapporto con le voci.
La sonata poteva essere a tre se vi era la presenza di strumenti monodici e un
basso continuo (3 pentagrammi), anche se il numero degli esecutori era
variabile, o a due se vi erano due pentagrammi: uno destinato a uno strumento
monodico e uno al basso continuo.
La sonata poteva anche essere da chiesa o da camera, in base alla
destinazione. La sonata da chiesa era di solito in quattro movimenti con
l'alternanza lento-veloce e veniva eseguita nelle chiese e veniva utilizzato
l'organo. La sonata da camera veniva eseguita nei palazzi aristocratici, senza una
struttura fissa e con un'alternanza di danze; per il basso continuo veniva
utilizzato il clavicembalo.
FRESCOBALDI
Musicista ferrarese nato alla fine del Cinquecento. Con Frescobaldi inizia il
percorso della musica strumentale da orale a scritta, la musica strumentale inizia
ad avere dignità culturale pari alla musica vocale a partire dal Seicento. In una
prima fase compositiva, Frescobaldi, compone madrigali polifonici, ma è con le
toccate e le partite, in stile monodico, che introduce la seconda prattica alla
musica strumentale, iniziando il percorso di autonomia della musica strumentale
da quella vocale.
La toccata è una composizione per strumento a tastiera, rappresenta una delle
prime forme strumentali. Nel 400/500 la toccata ha carattere di improvvisazione
e il nome deriva dall'azione di toccare la tastiera. Nel 500 a Venezia la toccata
rappresenta una composizione con più sezioni (due sezioni libere e una sezione
centrale fugata). Con Frescobaldi per toccata si intende una libera successione di
sezioni, vale a dire una forma che non ha uno schema fisso.
Vedremo che con Bach la toccata sarà una composizione con la presenza di
sezioni contrappuntistiche e sezioni in stile improvvisatorio-virtuositico. Con
Clementi, in Italia alla fine del ‘700, avrà carattere virtuosistico.
La partita è una forma strumentale per organo o cembalo che si basa su
variazioni di danze o su un basso dato e si sviluppa a partire dalla pratica
dell'improvvisazione. Con Frescobaldi inizia ad esserci la presenza di un
canovaccio. Le variazioni della partita si basano su un modello di poche misure
con una linea di basso associata ad una traccia melodica. Ognuna di queste
variazioni su basso ostinato era detta parte, da qui il termine partita.
LA FUGA
Si tratta di una forma musicale contrappuntistica. Nel XIV secolo vi era la
presenza di composizioni basate sull'imitazione e il canone. Nel Cinquecento
viene a consolidarsi il contrappunto fino allo sviluppo della forma classica che è
assunta nella seconda metà del Seicento che presenta tali caratteristiche:
destinazione strumentale, rigoroso tematismo e tre movimenti (esposizione,
svolgimento, stretto).
La fuga presenta una struttura tripartita:
Esposizione: due o più voci intervengono una dopo l'altra. Quando la prima
voce finisce di presentare il soggetto (tema), la seconda voce imita il soggetto
alla dominante (risposta), a cui segue una breve coda (libero frammento). Può
esserci un tema secondario che viene chiamato controsoggetto.
Svolgimento: sezioni in cui viene utilizzato il materiale tematico dell'esposizione
in una tonalità diversa rispetto all'esposizione.
Stretto: è la parte finale della composizione. Si tratta di una serie di riprese
nella tonalità fondamentale. Le voci subentrano una a ridosso dell'altra, senza
rispettare l'esposizione di ogni voce.