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Filogenesi

Il documento esplora la scienza della comunicazione attraverso una prospettiva semiotica, analizzando l'evoluzione del linguaggio umano e la sua distinzione rispetto ad altre specie. Viene discusso il ruolo di fattori biologici e culturali nell'emergere del linguaggio, evidenziando la complessità dei segni e la loro interazione con strumenti e tecniche. Infine, si pone l'accento sull'unicità del linguaggio verbale umano rispetto ad altre forme di comunicazione semiotica.

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Filogenesi

Il documento esplora la scienza della comunicazione attraverso una prospettiva semiotica, analizzando l'evoluzione del linguaggio umano e la sua distinzione rispetto ad altre specie. Viene discusso il ruolo di fattori biologici e culturali nell'emergere del linguaggio, evidenziando la complessità dei segni e la loro interazione con strumenti e tecniche. Infine, si pone l'accento sull'unicità del linguaggio verbale umano rispetto ad altre forme di comunicazione semiotica.

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Scienza generale del comunicare: una

prospettiva semiotica
Cento e più anni fa, C. S. Pierce e F. de
Saussure riutilizzarono indipendentemente termini
in uso nella diagnostica medica, ma già trasposti
nel Seicento e Settecento alla sfera
dell’esprimersi: semiotics e sémiologie. Quella che
preconizzavano con questi due sinonimi doveva
essere una scienza generale del comunicare e dei
codici che lo regolano entro cui collocare i
fenomeni propri del linguaggio verbale.
Che cosa è la lingua?

In principio erat verbum?


In principio erat verbum?

NO

non dal punto di vista della vita individuale,


dell’ontogenesi, né dal punto di vista della
filogenesi.

È normale: gli esseri umani attraversano un


periodo della vita in cui agiscono e ragionano
senza l’uso “completo” di parole
Il linguaggio è un Rubicone
Dov’è, pertanto, la differenza fra il brute e l’uomo?
Qual cosa è quella che l’uomo può fare, e di cui non si
rinvengano né segni né rudimenti nell’intiero mondo de’
bruti? Io rispondo senza esitare: la sola grande barriera tra
il bruto e l’uomo è il linguaggio. L’uomo parla, e niun bruto
ha mai puranco pronunciato una parola. Il linguaggio è il
nostro Rubicone, né alcun bruto ardirebbe varcarlo.

(Max Muller, 1961, Letture sopra la scienza del linguaggio)

Oggi vediamo che il Rubicone è stato varcato e altre


specie possiedono il linguaggio.
Fattori biologici determinanti: i fautori di
una datazione bassa
P. Lieberman, cognitivista, 1934, Uniquely
Human, 1991 data l’apparizione del linguaggio verbale
a 50-30.000 anni fa.
I reperti paleontologici evidenziano che ancora
Homo Sapiens Neanderthalensis aveva la laringe alta
per cui il cavo orale risultava limitato, come è oggi nei
neonati fino a sei mesi. Nelle calotte craniche non vi
sono tracce dell’area di Wernike e di Broca.

Solo aree Wernike e Broca?


PET – tomografia a emissione di positroni
Fattori biologici determinanti: i fautori
di una datazione bassa
Carl Wernike (1848 – 1905)
Paul Broca (1824 – 1880)

Solo aree Wernike e Broca?


PET – tomografia a emissione di positroni
Fattori biologici determinanti: i fautori di
una datazione bassa
P. Lieberman, la parola / la lingua appare con
Homo sapiens sapiens

La parola / la lingua è un sistema di segni così


complesso che nessun altro essere vivente è in grado
di gestire
Fattori biologici determinanti: i fautori di
una datazione bassa
Le mutazioni biologiche (abbassamento
della laringe e comparsa di precise aree
cerebrali) giunte con Homo sapiens sapiens
hanno determinato l’acquisizione del linguaggio

Capacità simboliche

Fattori biologici sono determinanti


nell’acquisizione e nel possesso delle lingue.
In principio erat verbum?
In principio erat verbum?
Fattori culturali e sociali determinanti: i
fautori di una datazione alta
A. Leroi-Gourhan, antropologo, 1911 –
1986, (Le geste et la parole, 1964), ha messo
in evidenza la complessità delle articolazioni
societarie, delle tecniche produttive e
progettuali di cui già Homo erectus era capace.
Alla complessità delle tecniche dovette
necessariamente corrispondere una non
minore complessità delle semiotiche usate
Fattori sociali determinanti: i fautori di una
datazione alta

uso di altri sistemi di comunicazione


=
profonda unitarietà tra linguaggio verbale e
altri sistemi di segni
A. Leroi-Gourhan, Il gesto e la parola, 136-
139
Si può tuttavia mettere in risalto un punto
fondamentale: esiste la possibilità di un linguaggio a
partire dal momento in cui la preistoria ci tramanda
utensili, perché utensile e linguaggio sono collegati
neurologicamente e perché l’uno non è dissociabile
dall’altro nella struttura sociale dell’umanità. […]
Probabilmente non v’è motivo per separare, negli
stadi primitivi degli Antropiani, la fase del linguaggio da
quella dell’utensile perché durante tutto il corso della
storia il progresso tecnico è collegato al progresso dei
simboli tecnici del linguaggio.
Segni verbali e non verbali. Il
prevalere dei primi
Il prevalere dei segni verbali sui non verbali
si è correlato in Homo sapiens sapiens con novità
genetico strutturali:
 Abbassamento della laringe
 Formazioni aree cerebrali Wernike e Broca per
tradizione ritenute le zone dell’emisfero sx del
cervello preposte alla produzione e alla
comprensione del linguaggio.
 PET : attivazione simultanea di molte altre aree
cerebrali a seconda del tipo di funzione linguistica
realizzata
Segni verbali e non verbali. Il prevalere dei
primi
I fattori che hanno spinto a privilegiare le
realizzazioni audio-orali rispetto alle gestuali e ad
altre possibili sono quelli delle assai più favorevoli
condizioni di produzione e ricezioni dei segnali:
 Basso costo energetico

 Prod. / ricezione nel corso di altre attività

 Possibilità di graduare tono e intensità

 Comunicazione oltre gli ostacoli

 Comunicazione in assenza di luce


Che cosa era in principio?
De Mauro, 2008:

Forse non das Wort ma das Zeichen, il segno


con la congiunta capacità semiotica va
collocato agli inizi della vita.
Ciò che Homo erectus doveva certamente
possedere era la capacità di usare un codice
semiologico non lontano dalle potenzialità
semiotiche delle lingue.
Il linguaggio verbale umano: una semiotica
prima inter pares
De Mauro, 2008
Collocare il linguaggio verbale umano in una
prospettiva semiotica seguendo le indicazioni di
Pierce e Saussure […] ha posto un problema che
Saussure pare non avere ignorato.

Se il linguaggio verbale umano non è altro che una


qualunque semiotica e se la audio-oralità è un
carattere importante ma non costitutivo a che cosa
esso deve la sua importanza?
Il linguaggio verbale umano: una semiotica
prima inter pares
De Mauro, 2008

C’è davvero e da che cosa dipendono questa


straordinarietà e questa unicità del linguaggio
verbale umano? C’è, a garantirle, un carattere
specifico della parola rispetto ai segni delle altre
innumerevoli semiotiche?

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