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Alfieri

Al eri è una figura che incarna l'eroe romantico, con una vita avventurosa e una personalità forte e combattiva, che si oppone alla tirannide e disprezza i compromessi. La sua formazione culturale avviene in un Piemonte retrogrado, ma il suo viaggio lo porta a una consapevolezza critica della realtà e alla scoperta della sua vocazione letteraria. Attraverso le sue opere, Al eri esprime un'ideologia manichea, rifiutando la collaborazione con il potere e ponendosi come un intellettuale che non cerca il consenso popolare, ma la purezza della propria autostima e libertà di pensiero.

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Alfieri

Al eri è una figura che incarna l'eroe romantico, con una vita avventurosa e una personalità forte e combattiva, che si oppone alla tirannide e disprezza i compromessi. La sua formazione culturale avviene in un Piemonte retrogrado, ma il suo viaggio lo porta a una consapevolezza critica della realtà e alla scoperta della sua vocazione letteraria. Attraverso le sue opere, Al eri esprime un'ideologia manichea, rifiutando la collaborazione con il potere e ponendosi come un intellettuale che non cerca il consenso popolare, ma la purezza della propria autostima e libertà di pensiero.

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Al eri è una personalità interessante soprattutto in relazione agli elementi che lo collegano alla

letteratura successiva, emergono chiaramente delle caratteristiche tipiche dell’uomo e dell’eroe


romantico, come per Foscolo, Al eri in certi aspetti precorre il Romanticismo, elementi pre
romantici. Tra Questi sono la sua stessa vita avventurosa, vissuta sotto il segno di una personalità
forte, non incline ai compromessi e dura, combattivo e titanico nei confronti della realtà, visione
elitaria di se, che trasferisce anche nel suo teatro. Eroi problematici, personaggi scissi, duplice
personalità che risponde a una visione dell’animo umano come combattuto, mai pacato, vita
come lotta.
Seconda meta del 700, 1748, 1803. Piemontese, il Piemonte in questo periodo è una monarchia,
sabauda, ma comunque stato marginale, uno degli stati meno aperti alle istanze illuministiche a
di erenza del lombardo veneto. Nasce in un ambiente culturale piuttosto retrogrado poco aperto
alle istanze di rimodernamento. Inoltre il Piemonte non era pienamente italiano, lui parlava
francese, quando inizia a scrivere impara l’italiano da zero, a partire dalle regole grammaticali,
interessante perché poi diventa prototipo del patriota, anticipatore dell’eroe risorgimentale. Nasce
in una famiglia aristocratica ma il padre muore quando lui aveva solo un anno, da padre gli fece il
nuovo marito della madre che gli garanti degli studi di alto livello, che portarono all’accademia
reale di torino e gli permisero di viaggiare, viaggi di formazione che aristocratici garantivano
sempre ai giovani, faceva parte dell’educazione la possibilità di conoscere le varie citta italiane e
europee. Questo gli fa assumere consapevolezza della degrado del piemonte, cultura retrograda,
la disprezza. Dira che la sua scuola in piemonte era composta da asini sia tra studenti che
insegnanti. Non dovette mai lavorare, neanche bisogno di una corte, si puo dedicare alla sua vita
sotto due aspetti, sentimentale e letteraria. Compone sin da giovane per il teatro e in prosa
autobiogra a e trattati politici. La sua vita sentimentale estremamente agitata, inizia relazioni
scandalose, con donne sposate, quella con la contessa d’albani, di origine inglese, carlo Edoardo
stiart impaerentata. Scandlosa perché lei si faceva vedere in tutti i teatri con al eri. Questo
provoco una serie di problemi, dovette viaggiare com la contessa seguendo anche gli
spostamenti che lei faceva col marito, arrivo anche in francia, durante gli anni della rivoluzione,
vive tutta la parabola della rivoluzione. Si esalta per l’attacco alla bastiglia, prova di liberta e
superamento dei vecchi schemi sociali dell’ancim regime, ma anche durante gli anni del terrore, in
quegli anni prende consapevolezza degli eccessi della rivoluzione e dei pericoli che corre, è un
nobile, conte, l’amante di origine inglese e nobildonna. Per cui e costretto a fuggire con la
contessa a renze dove morira nel 1803. Al eir e sempre molto interessato alle vicende politico
ma le prend di petto o amore o odio (nei confrotni di napoleone per es). Talmente odio che una
delle sue ultime opere si chiamera misogallo (colui che odia i francesi) satira violentissima nei
confornti della francia rivoluzionaria, all’inizio la Francia rivoluzionaria aveva il suo sostegno, la
seconda fase e degna del suo odio. Carattere fumantino, facile alla rissa e alla violenza. In questo
percorso al eri , soprattutto a renze, matura una svolta, scopre che la sua vera vocazione e la
letteratura, non militare. Ego potente, ri ette se stesso nei protagonisti delle sue opere,
soprattutto le tragedie. Aneddoto ricordato, durante uno dei suoi viaggi arrivo a vienna, sede della
corte degli Asburgo, incontra poeta al tempo più celebrato , pietro metastasio, lo vede fare un
inchino alla comparsa dell’imperatore, al eri allora matura un profondo disprezzo, lo vede come
un uomo sottoposto al potere che ha rinunciato alla sua dignità, è l’opposto di un poeta di corte.
Disprezza l’idea che un poeta possa essere debitore a qualcuno, la libertà si ha solo quando non
si obbligati economicamente a qualcuno. Ri uta di lavorare al servizio di tutti. Ai tempi non era
facile cambiare cittadinanza, ri uta ul tipo di società piemontese e chiede la cittadinanza toscana,
per fare cio lo stato gli chiede di rinunciare al suo patrimonio x farlo (in cambio di una
retribuzione), e al eri e disposto a farlo. Totale indisponibilità ai compromessi, tipico eroi
romantici, esempio manicheismo sia sentimentale che rapporti personali, o nero o bianco,
esistono solo due sentimenti, amore o odio.
Autore di tragedie. Anche trattati in prosa, La vita, gli altri natura politica, tra cui il trattato della
tirannide, intende potere politico del suo tempo, cosa sia e come ci si possa ribellare. Non e
possibile conviverci, va abbattuta, l’oppositore della tirannide non e il popolo, non e democratico,
ma l’intellettuale, il primo modo di opporsi e non collaborare, disprezzarla e attaccarla. Scontro
titanico, pari a quello che zeus ebbe con titano, tra due entità impossibili da paci care, si ispira al
modello di macchiavelli ma c’è di erenza, macc era l’uomo dei sotterfugi, tutto tranne ,manicheo ,
si ispira su come si costruisca am poi la invita combatterla a viso aperto. Il trattato non ri ette
sulla realtà storica del suo tempo, perché per lui la lotta e dicotomia tra liberta e tirannide e
sempre esistita, esigenza naturale. Inoltre non aveva alcuna intenzione di sollevare le masse , lo
sappiamo perché il trattato venne pubblicato senza il suo consenso, non voleva farla circolare e
creare un moto popolare di ribellione, perché del popolo non gliene frega. Titanismo dello scontro
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anche in questo, non ha bisogno di avere seguaci, basta lui. Questo tornerà in leopardi giovane
nella frase di una delle sue prime liriche, solo io combattero, procomberò, io da solo la ronto,
anche se e una lotta impari. Al eri si pone in una condizione di superiorità che ri uta ogni
compromesso e collaborazione. Esempio velleitarismo. Non vuole essere complice del potere.
Non c’è progetto politico dietro, se ci fosse dovrebbe richiedere anche metterlo in pratica, ma lui
non ha alcuna ducia nella massa come forza politica. Dichiarazione di ostilita, si allontana
dall’intellettuale illuminista, che ha sempre atteggiamenti pratici, vuole incidere sulla realtà sociale.
Condizione diversa, non intende incidere sul potere politico. Personaggi delle sue tragedie tratti
dal mondo classico, es alcuni titoli polinice, antigone, timoleone, merope oppure tratte dalla
bibbia come sau, o dalla storia contemporanea maria stuarda, congiura dei pazzi. Sempre
personaggi eccezionali, tratti dal mito o dalla storia fatta da personaggi eccezionali. Vede com
prototipo dell’azione un uomo eccezionale. Non vuole incidere nella società, non ha ducia nella
capacità di cambiare la societa, l’eroe tragico non mira a ottenere vantaggio personale o di natura
politica, mira a soddisfare il proprio ego, sanare una ferita, data per es dal dominio di un tiranno,
uccido un tiranno e quello che succede dopo non mi interessa

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Il discorso che fa non e collegato alla realtà a lui contemporanea, ma assoluto. Per ingegno
intende il suo animo, quando hai un animo eccezionale che ti permette di capire che vivi sotto una
tirannide, non uomo vile e della plebe, e non hai su cienti forze per abbatterlo devi stare lontano
dai tiranni, i suoi collaboratori, onori (non accettare cariche e retribuzioni), vizi e lusinghe (tentativi
corruzione), mura e terra e aria che respira il tiranno. Come due mondi separati e incomunicanti.
Devi fare questo non per la tua sicurezza e evitare di essere ucciso ma per non perdere nulla della
stima ch hai verso te stesso e la considerazione che dall’esterno si puo dare di te, quando ti
avvicini all’ambiente pestilenziale delle corti sei contaminato , non e possibile mantenersi puri se
si collabora con un tiranno, disprezzo per metastasio, per intellettuali che scendono a
compromessi, per intellettuali di corte. Non deve perdere la propria autostima, se collabora col
tiranno mi vergognero di me stesso, inoltre la fama, se non collaboro col tiranno non do a
nessuno occasioni di critica. Al eri ponendosi in una posizione critica non deve essere criticabile.
Un uomo che si e allontanato dall’ambiente di corte si può sentire puro, in un governo giusto si
nasce liberi, in uno di un tiranno in condizione servile. In un regime tirannico emerge l’uomo
eccezionale, mentre tutti sono vili, l’eroe si erge sopra la massa, nota di merito nell’essere puro e
non farsi contagiare. Se questa persona non è neanche nato povero (pensa a se stesso), detto in
maniera sprezzante “doversi servilmente guadagnarsi da vivere”, siccome non e possibile alcuna
azione sotto il regime tirannico (diventa una collaborazione), quello che puo fare è pensare dire e
scrivere, attività intellettuale sviluppata o col ragionamento, o discorso o scrittura. Usa ansieta
bollore e ostinazione, in riferimento al carattere al eriani. Ansia, spinta ad agire, bollore, sangue
caldo portato all’azione estrema politico sentimentale e nevrotico e l’ostinazione, non fermarsi di
fronte a nulla. Risponde a una domanda, come puo fare queste tre cose in un regime che punisce
con la morte anche una sola di queste tre azioni? Il pensare e di per se stesso un pensiero, un
modo per sollevarsi rispetto alla condizione di chi serve in maniera vigliacca, rispetto a questi la
mia liberta di pensare e superiore. Quanto al dire devo trovare persone di cui mi do ciecamente ,
avverati buoni, veri cati che pensano giustamente. Quanto allo scrivere, scrivi come sfogo ma
quando ti escono sublimi devi sacri care ogni cosa alla possibilità di giovare gli altri, pubblica
anche se questo ti costa la morte. Sono tre libertà irrinunciabili. Non si illude che questo
comportamento gli accattivi la simpatia popolare. Chi si comporta cosi o sara sommamente
sprezzato o amato, superlativi che sottolineano il manicheismo. Chi da solo si oppone alla
tirannide e un modello che pero richiama negli altri la propria vigliaccheria, in questo senso non e
interessato all’idea che si possa creare un seguito, non ha ducia nelle masse, sono pecore. Per
capire quanto sia sbagliata la tirannide bisogna essere eccezionali. Disprezzerà al eri chi non
conosce la virtu, i collaboratori del tiranno e anche le persone di virtu che pero sono vili e
seguono sfacciatamente il peggio. Due categorie, quelli che non hanno la virtu e non capiscono la
ferocia del tiranno, quelli che la hanno ma sono vili. Uso linguaggio manicheo, ritorno di
espressioni forti, disprezzato, odiato, umanita divisa in due, al eri e i pochi come lui si oppongono
a questa degradazione morale. Il fatto di essere disprezzato da gente disprezzabile dimostra che
sei un uomo degno, espressione forte. Sono disprezzato non semplicemente da persona
disprezzabili ma disprezzabilissime, superlativo. Non gli interessa essere disprezzato ne odiato
perché questo non puo toccare le persone superiori. Chi ha una condotta di mezzo tra
vigliaccheria e prudenza non puo essere sicuro, queste persone saranno perseguitate dal tiranno
n dentro casa loro. Trova modelli di stato nel mondo antico, come la repubblica romana. Non
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signi ca che ha cercato il pericolo ma il tiranno che l’ha cercato e si e mostrato alla sua porta, una
volta che questo succede lui non ha paura delle conseguenze, si fara trovare, non gli interessa
sfuggire.

Questa visione aristocratica ritorna anche nella sua autobiogra a, la Vita, scritta negli ultimi anni.
Opera che si intitola Vita Di Vittorio Al eri scritta da esso. Risponde a modello letterario di uso nel
700, memoire, le memorie, modello anche loso co come le confessioni di Russeau. Vuole
raccontare come avvenne il suo avvicinamento alla letteratura, la chiama conversione letteraria .
per farlo divide l’opera in due parti e la sua vita in 4 periodi, puerizia, adolescenza, giovinezza e
virilità
Prima parte infanzia basata su una serie di ricordi di sensazioni. Adolescenza si parla della
formazione culturale, si apre parentesi sull’istruzione che ricevette a torino (dove nulla ha imparato
perché sono asini). Giovinezza viaggi, si colloca qui l’incontro con metastasio, genu essioncella
(genu essione con carattere vezzoso, ridicolo del gesto). Virilità arriva dalla maturità no agli ultimi
anni della sua vita, avviene in questi anni la conversione letteraria, nuova scoperta di se, prende
consapevolezza di essere una persona diversa da quella che pensava di essere, sente fuoco
dentro, il suo carattere si e formato e ha preso consapevolezza di non poter vivere di
compromessi O sotto un regime tirannico. Per avere un’idea di al eri come persona attingo alla
vota e al trattato contro la tirannide, uomo che anticipa romanticismo. Se voglio entrare nella
produzione letteraria hanno importanza relativo, trovo il poeta, la vita da eroe romantico che
diventa letteratura nelle tragedie. Senza pero la vita o il trattato della tirannide non avremmo
capito l’ideologia. Incapacità di accettare scon tta, umiliazione e indisponibilità al compromesso.

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Brano della vita, legato all’infanzia come epoca delle reminiscenze, può essere conosciuta da un
adulto solo attraverso il ria orare dei ricordi.
L’eta infantile viene chiamata stupida vegetazione, perché l’uomo non vive, vegeta durante
l’infanzia, lo dimostra il fatto stesso che non ne abbiamo ricordo, stupida non va inteso in maniera
sprezzante. Ha ricordo di uno zio paterno che gli o riva dei confetti, l’unica cosa che ricordava
era la forma delle scarpe. A distanza di tanti anni gli ria orano nella mente dei ricordi, grazie alla
visione di un paio di stivali a tromba simili a quelli dello zio, scarpe che erano ormai del tutto fuori
moda, vedendole gli viene in mente la scarpa dello zio, ma anche il sapore dei confetti, gli
atteggiamenti dello zio, che lui aveva completamente rimosso e dimenticato. Attraverso la teoria
sensistica dice che la percezione sensoriale e in grado di farci comprendere la realtà , il senso
della vista ha riattivato tutti gli altri sensi, ricordo visivo dello zio, uditivo delle parole dello zio e del
gusto col sapore dei confetti. Molto prima delle ri essione loso ca (es frust?) al eri ricorda
l’infanzia come epoca che possiamo conoscere sensisticamente soltanto attraverso il ricordo, che
può essere riattivato in qualunque momento. Dice di aver divagato considerando la ri essione
pero non inutile, principio per cui percepiamo la realtà attraverso la sensazione, sensismo.
Secondo ricordo è quando intorno ai 5 anni rischiò di morire per la dissenteria, al tempo quasi
incurabile, ricorda di aver desiderato di morire come ne per la so erenza, di un suo fratello più
piccolo che era morto prima di lui i genitori avevano detto che era diventato un angelo, perciò
sperava di morire per diventarlo. Nonostante gli sforzi per ricordare altri episodi, le uniche cose
che ricorda prima dei 6 anni sono queste due.
Al eri sperimenta un elemento comune, impossibile praticamente avere ricordi prima dei 6 anni.
Periodo successivo ricorda che lui e sua sorella erano andati a vivere nella casa del nuovo marito
della madre, fu per loro un vero padre. La madre di al eri si era sposata tre volte, la seconda col
padre di al eri e la prima precedente. Quando il padre di al eri muore ha gli di primo e secondo
letto. I primi vennero mandati uno nel collegio dei gesuiti l’altra in monastero. Quando al eri ha 7
anni venne mandata in monastero anche la vera sorella di al eri. Questo episodio di monacazione
è così importante perché per la prima volta sente agire le facoltà sensitive, facoltà sensibili in
azione, ha iniziato a provare le esperienze motive tramite i sensi, dolori e lacrime per la
separazione. Lui dice che il dolore che provo per l’allontanamento e lo stesso che provo quando
fu costretto a interrompere una delle sue relazioni amorose o quando si e dovuto separare da
amici, ironicamente dice che anche lui, intrattabile, ha avuto amici. Tutti gli amori sono mossi dallo
stesso sentimento, capacità sensibili, cambia solo l’oggetto. Amore donna amata, amicizia amico
prediletto, famiglia sorella. La sua eccezionalità nasce dal fatto che le sue capacità sensibili sono
particolarmente forti e vivaci, sensi molto sviluppati, uomo di forti sensazioni.
Come unico glio fu fatto educare dal prete donobaldi, che gli insegno a leggere, scrivere ,
contare e latino. Nell’eta adulta pero si rese conto che il prete era ignorante, dopo ai 9 anni , se
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l’avessero lasciato a lui non avrebbe imparato più nulla. I parenti non premevano per l’educazione
perché aveva il patrimonio su cui contare. Mentre l’aristocrazia non ricerca la formazione perché
ha uno status prima di tutto sociale, il borghese ha bisogno di ascendere socialmente con la
professione. L’aristocrazia decadra perché non si forma e si tagliera fuori dal progresso mentre i
borghesi acquisiscono competenze. In questo si distacca dalla sua famiglia, nonostante non
avessero incentivato la sua formazione lui stesso decide di formarsi. Rimasto solo l’unica attività
che aveva senso era lo studio, questo determinò il suo progresso negli studi.

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Altro brano della vita, si riferisce non più alla fase della fanciullezza, ma adulta, spiega il momento
in cui scopre la sua vocazione letteraria, nascita di un poeta, serve a capire la sua visione del
mondo, come si auto descrive.
A circa 27 anni avviene la cosiddetta conversione letteraria, diventa autore tragico, la chiama
operazione temeraria, richiedeva grande coraggio confrontarsi con la tragedia, genere letterario
alto e si doveva confrontare coi modelli classici. Al eri nel descriversi come poeta si descrive
soprattutto come uomo, sono le sue caratteristiche umane che torneranno nei suoi personaggi.
Gli eroi tragici del suo teatro sono spesso una riproposizione di al eri stesso. Risoluto e ostinato,
indisponibile al compromesso, a mutare l’opinione, a ogni forma di corruzione morale, non
domabile o moderabile. Cuore ricolmo di sentimenti di ogni tipo tra cui amore e rabbia, amore in
tutte le sue furie, fuori controllo, rabbia e disprezzo nei confronti di ogni sorta di tirannide e
limitazione della libertà. Amore e odio dominano in lui cosi come nelle sue tragedia, nessuno dei
due può essere espresso in una forma meno che superlativa, spesso superlativo o la stessa
parola ha una connotazione, come aborrimento. Amore in tutte le sue furie, parola furia anticipa
elementi del romanticismo, in particolare movimento tedesco, sturmungrand? Sturm, tempesta.
L’amore di al eri e spesso rivolto verso donne proibite, non controllabile. Anche l’odio nei
confronti dei tiranni e incontrollabile, il suo sentire non può essere moderato dalla ragione, questo
si trova nei suoi eroi tragici, come Saul che non può respingere l’odio nei confronti del suo
successore Davide e non esita a causare la sua rovina e del suo esercito , e Mirra che non riesce
a negare l’amore incestuoso che prova per il padre e si uccide piuttosto che sposare il marito
designatole dalla famiglia. Eroe tragico = Al eri. Oltre al suo istinto (parola con grande valore, nella
sua produzione letteraria non c’è niente di programmato, per lui scrittura terapeutica dato che
esprime se stesso negli eroi), c’è anche conoscenza del teatro francese. Al eri confessa di non
avere avuto ai tempi in cui decise di iniziare a scrivere ne completa competenze della scrittura
tragica che di italiano, prima c’è istinto di scrivere poi c’è l’acquisizione di competenze di
carattere strettamente letterario. Prende consapevolezza di essere partito da un capitale misero,
non aveva competenze tecniche necessarie. Riconosce di essere presuntuoso, pochi amici, topos
romantico, gura eccezionale che in quanto tale ha di coltà a relazionarsi col resto del mondo,
che non vede al suo livello. Deve tornare bambino e imparare da principio lingua e grammatica un
autore che abbia solo istinto e necessità di scrivere non puo realizzare delle buone opere. Da
quando ebbe l’istinto forte di scrivere a quando ebbe le competenze letterarie passo molto
tempo. Contrario Leopardi, che iniziò a scrivere in un italiano di buon livello gia a 12 anni, pero per
Leopardi italiano era lingua madre. Pur essendo maturo come un uomo dovette imparare dalla
lettura elementare la grammatica. Anche questa indicazione dello studio che fece ci dice molto sul
suo carattere, sulla sua abnegazione rispetto al suo obbiettivo, obbiettivo forte e profondo, per
raggiungerlo è anche disposto a fare uno studio per certi versi umiliante, grande forza d’animo e
capacità di sacri cio. La sua volontà di scrivere opere con vero valore letterario e di fama era
talmente forte che gli permise di superare anche queste di coltà.

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Una delle rime, questo testo serve per gli elementi anticipatori del preRomanticismo. Movimento
letterario che parte da alcuni concetti come il sublime e l’orrore. Il bello viene sostituito dal
sublime. Il sublime ha in se anche un elemento spaventoso, di angoscia oltre che di bello. Paura
ma fascinazione, spettacolo meraviglioso ma inquietante.
In questo testo elementi pre romantici. È un sonetto, nuovo tema, non più bellezza paesaggio
rassicurante ma presentazione si uno stato d’animo che coincide con la natura, sensazioni
dell’uomo si ripresentano nel paesaggio. Ripresa topos Petrarca come in solo et pensoso ma
declinato con un’altra sensibilità.
Due elementi, primo ricerca assoluta di libertà, quindi allontanarsi dalla comunità, chiama la sua
epoca vile mio secolo, epoca di vigliacchi, è del 1786. Vede in se dei difetti persino superiori agli
altri ma non c’è alcuna comunanza con gli altri uomini. Mentre Petrarca ci parlava di una volonta
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di isolarsi rispetto al mondo proprio pk il mondo non capiva la sua so erenza di amore, qui non si
capisce quale elemento lo distingua dalla massa. Semplicemente la massa non ha quell’alto
sentire che lui ha.
C’è anche la fascinazione per luoghi solitari , deserti e orridi. Al eri vuole rifugiarsi per sfuggire
all’umanità vile perché accetta di stare sotto il dominio di un tiranno. La sfugge in un luogo topico
della poesia preromantica, soprattutto sulla scorta della poesia inglese, alcuni autori come
hossian? Yang e thomas grey? Poesia sepolcrale, fascinazione per luoghi abbandonati e deserti
dove ogni tracci di umanità è sparita. Tutti questi elementi fanno si che al eri ricerchi la solitudine
in un luogo che rappresenta l’orrido, opposto rispetto alla natura serena e paci ca. Alle chiare
fresche et dolci acque si contrappone una natura oscura, non chiara, che fa riferimento anche alla
sfera dell’irrazionale che profondamente agisce nell’uomo.
Dal punto di vista formale, primo verso allitterazione s, sibilante da idea di suono cacofonico e
che richiama per esempio lo strisciare del serpente, le prime due parole tacito orror hanno in se
tre o, vocale cupa con la u. Rima selva belva. Invece secondo e terzo bea e ricrea esprimono
immagine solare e felice. Vediamo espressi i due lati di Al eir, fascinazione per l'oscuro selva
belva, e elemento più solare della felicità dell’amore soprattutto.
Antitesi tra sdegno e erezza da una parte e dall’altra volontà di felicità e amore si ritrova nella
gura retorica dell’ossimoro, dolce tristezza, dolce naufragar di leopardi.
Parola chiave selva ritorna anche nella seconda quartina, selva, rinselva ecc.. gure etimologiche,
tutti riferimenti allo stesso campo semantico. Rinselvarsi e inselvarsi apax, creazione. V5 e 8
selva, invece 6 7 di nuovo richiamano aspetto felice.
Prima terzina è quella che più richiama Petrarca ma con una distinzione evidente. Dice che quella
selva non ha niente di meta sico o cristiano, non e la selva dove c’è la diritta via o buon sentiero,
non c’è alcun tipo di complicazione di carattere religioso. Secol vile tornerà anche nella ginestra di
leopardi.

TEATRO
Genere teatrale confacente ad Al eri, teatro permette di lavorare sulle opposizioni, che raramente
sono tra personaggi, ma interne al personaggio stesso. Assistiamo a una scissione dell’io,
contrapposizione di diverse forze, animo con ittuale. Sceglie il teatro tragico, distingue 4 fasi del
suo metodo di lavoro, corrispondono anche ai diversi passaggi dei momenti creativi. IDEARE,
STENDERE, VERSEGGIARE. Ideare momento in cui sceglie l’argomento, organizza in atti, indica
la trama che si intende sviluppare. Stendere, scrivere, scrive prima in prosa, successivamente
nella terza fase, Verseggiare, la scrive in versi. Dopo che ha il canovaccio nella terza fase lo mette
in versi. Il modello è la tragedia greca, si a da totalmente al modello aristotelico, rispetto unita di
luogo, ambientazione unica, tempo, deve svilupparsi in una giornata, azione, non devono esserci
più loni narrativi. Riprende anche la divisione in 5 atti. Queste unita sono una sovrastruttura di
Aristotele, le osserva quando la tragedia aveva gia cessato la sua fase aurea, non abbiamo alcuna
evidenza che eschilo sofocle e euripide intendessero rispettarle. Tra gli argomenti dal mito greco,
da vicende storiche vicine e bibbia. Non c’è unico bacino di riferimento, gli interessa lo scontro
interno ai personaggi. Raramente sono tragedie di azione, spesso l’azione avviene dentro lo
stesso personaggio. Le trame di Al eri sono piuttosto lineari. Generalmente si crea una situazione
di opposizione ferma e non risolvibile con la ragione, spesso per i personaggi l’unica possibilità di
soluzione di un dramma interiore è la morte, varie tragedie terminano col suicidio del protagonista.

SAUL
Opera tratta dalla Bibbia, in particolare dal libro dei re. La vicenda è abbastanza semplice, Saul è
il re degli ebrei, al tempo in guerra coí listei, nella guerra si e messo in luce Davide, verso il quale
Saul prova ammirazione perché favorisce la vittoria, e paura perché teme che questo potere
possa ridimensionare il suo. Decide in preda all’angoscia di allontanare dal campo davide,
soprattutto perché ne teme l’ascesa e ha già capito che davide ha interesse per la glia di Saul
micol. Quando Davide arriva nel campo Saul sembra ricredersi e lo accoglie, ma dopo aver
consultato i sommi sacerdoti, che rivelano che davide sara il prox re decide di ucciderli perché
non vuole che si scopra. Fa cacciare davide sebbene sia l’unico capace di garantire la vittoria e
a da il comando al generale abner. L’esercito si avvia alla scon tta. Saul perde anche il glio
Gionata, soltanto quando è in punto di morte capisce il suo errore e si prepara a morire
lanciandosi nel combattimento da solo contro i listei perché intende scontare il suo errore di non
a dare il comando a davide con la sua stessa morte.
Saul fa poche cose durante la tragedia, è animato da due sentimenti contrastanti, da un parte
come sovrano teme Davide perché lo vede come un rivale, dall’altra come padre sa quel Davide,
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che dovrà diventare marito di sua glia, è un giovane valoroso,c he ha in se la capacità di guidare
lo stato , per questi due aspetti non posso convivere. Quando lo caccia comanda saul re, quando
lo fa tornare padre. Scissione che è una forma di follia, che si esplica nell’uccisione dei sacerdoti
e nel fatto che saul sia perseguitato da fantasmi e visioni e solo in punto di morte riacquista
lucidità

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Terza scena quinto atto. Saul e Micol, la battaglia è un eco, sorte incerta. Appare Saul in preda a
un delirio.
Reso da Al eri con frasi spezzate, parla con ombre, l’ombra di Samuele, il sacerdote, non c’è
alcun luogo dove può nascondersi, personi cazione del senso di colpa, proiezione del nostro io,
metafora perché rappresentato dalla persona che ha ucciso. Lessico: truce, fera, ombra ripetuta
molte volte, non c’è possibilità di rappaci cazione.
Interviene la glia che intesse con lui un nto dialogo, non sappiamo neanche se la riconosca.
Rivela che l’ombra è di Samuele, suo vero padre perché in quanto sommo sacerdote l’ha
incoronato re, avevano potere straordinario perché sancivano il potere regale. In una società
pervasa dalla religione il sostegno del sacerdote è importante. Chiede che i gli vengano
risparmiati, il dio del vecchio testamento è vendicativo, appare pronto con una spada a colpire
Saul e a vendicare la sua empietà. Saul col suo comportamento pero causerà proprio la morte del
glio Gionata, in questo senso ri uta il vero glio Davide, in quanto successore è vero glio ma
Saul riconosce in lui un rivale.
Lo stato di Saul non si è mai visto prima, ha lo sguardo perso.
Non riconosce Micol, pace hai sul volto riferito al sacerdote, chiede che torni Davide, purché
possa tornare è disposto a essere ucciso. Immagine sacerdote come un demone, occhi iniettati di
sangue, spada di fuoco che viene fuori da mani e narici e si avventa contro Saul. Forse la prende
dalle Erinni di Eschilo, di fatto sono le divinità vendicatrici. Immagini cariche, domina la violenza,
sempre immaginata, sognata, nient’altro che rappresentazione di uno dei due lati di Saul, che
lotta con l’altro. Pieno di dicotomie, non possono più rimanere con nate dentro la sua mente, una
parte si proietta all’esterno col sogno.
Micol chiede se può fare qualcosa per lui.
Prima parte conclusione del delirio, la seconda lo vede ritornare in se stesso? Non può scappare
per la strada bloccata da un ume di sangue. Poi appaiono gli di achimele, altro sacerdote che
ha ucciso. Poi una persona lo a erra per i capelli.
Nel suo delirio Saul ha unito cio che ha commesso a una visione del futuro, i cadavere che vede
sono quelli dei sacerdoti ma anche quelli degli ebrei che verranno scon tti in battaglia. Vengono
accentuati i toni macabri e orrori ci, ume di sangue, v161, questi elementi si collegano in parte al
preromanticismo e in parte derivano da un altro modello teatrale, Seneca, che riprende la tragedia
greca accentuando tratti che la tragedia greca escludeva perché avrebbero impedito la catarsi,
per esempio mostrare gli omicidi, teatro sanguinolento, mette in scena un Tieste in cui
rappresenta il pasto di Tieste che mangia i gli e poi li vomita, elementi che nella tragedia greca
non sarebbero mai stati rappresentati perché osceni, sarebbero stati solo raccontati. Anche
perché il suo teatro e più desinato alla lettura, ebbe grande in uenza sul teatro europeo
rinascimentale, anche on Inghilterra.
Saul poi si riprende, sente rumore di battagli am non dovrebbe esserci, c’è perché i listei hanno
attaccato battaglia di notte cogliendo gli ebrei impreparati mentre Saul aveva dato ordine di
iniziare all’alba. Saul scosta Micol perché ha capito che la situazione è irreparabile, puo solo
cercare la morte, morire eroicamente sul campo di battaglia.
Nella 4 scena si aggiunge anche Abner con altri comandanti.
Contrariamente alle speranze di Saul Gionata è morto, ri uta la proposta di Micol e Abner di
portarsi in salvo, davanti alla distruzione dell’esercito capisce il suo errore, l’eroe al eriano
reagisce con la morte, atto eroico, titanico, romantico. Si lancia contro il pericolo. Capisce ora di
aver sbagliato perché ha avuto paura di Davide, ha sempre atteggiamento ambivalente come
padre e re, da una parte lui e re e davide successore, ma e anche lui vecchio e davide giovane,
davide rappresenta il futuro che a saul, anche per questioni anagra che è precluso. Davide è un
oggetto d’amore perché futuro genero, ma anche d’odio perché avra il suo potere, gli fa paura
mettersi nelle mani di un’altra persona. C’è una sorta di complesso di edipo al contrario, è
ambigua la posizione del padre nei confronti del glio (nel senso di colui che erediterà il potere),
c’è sia forza che lo spinge verso davide ma anche con ittualità perché sara cio che Saul non
potra più essere. Per questo è con ittuale, non riesce a conciliare il suo essere re e padre, non
accetta la successione perché non accetta l’idea di non essere più in grado di gestire il potere, il
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contrasto più che tra saul e davide è tutto interno a Saul. Davide e i sacerdoti servono per
esplicitare in maniera drammatica un con itto interiore.
Abner ha detto a Saul che i suoi gli sono morti. Vediamo compiuta la trasformazione di Saul,
quando la rovina dell’esercito è compiuta, solo ora capisce il suo errore e riconosce a davide il
suo ruolo, tanto da dire a micol di non dire che e la glia di saul, ma la sposa di davide, perché il
nome di davide e più rispettato di quello di saul. Vediamo compiutamente attiva la scissione
dell’io di saul, nisce per accettare e riconoscere quello che non ha voluto accettare prima. Tutta
la sua angoscia e dovuta al fatto che e un vecchio davanti al fulgore di un giovane nel pieno della
sua forza di cui teme la concorrenza. Solo in questo momento riconosce il suo ruolo di padre, nel
raccomandare ad abner di portare in salvo la glia e farla sposare con davide, riconosce nel
genero tutto ciò che prima non ha riconosciuto.
La scena quinta e la scena nale, un monologo di Saul. Fui padre… eccoti re, non sono più un
padre perché ho perso i miei gli, ma manterrà la erezza di re no al suo ultimo momento,
atteggiamento eroico, si prepara a combattere una battaglia il cui unico destino puo essere la
morte, morira con la spada in mano, questo avviene perché l’ira di un dio si compie, l’uccisione
dei sacerdoti ha scatenato l’ira del dio vendicativo.

MIRRA
Tratta dal mito classico, episodio raccontato nella metamorfosi di ovidio, vicenda semplice,
tragedie psicologiche che si sviluppano dentro l’io dei protagonisti. È il giorno delle nozze di mirra,
pero nefasto perché appare triste, il perché viene lasciato nascosto nella prima parte della
tragedia, le vicende precipitano perché mirra confessa al suo promesso sposo che non intende
più sposarlo, lui si uccide. I genitori vanno da mirra che nel frattempo e muta, non parla in
maniera aperta ma all’inizio incomprensibile, pronuncia parole molto astiose verso la madre,
profondamente gelosa perché ambiguamente mirra dice di provare un profondo amore colpevole
nei confronti del padre, i suoi genitori si ritraggono da lei inorriditi e lei si uccide.

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Confronto tra mirra e ciniro, che vuole capire perché mirra abbia ri utato il suo sposo.
Scena seconda. La persona che ama ignora di essere oggetto del suo amore, intende che il padre
non lo saprà essendo oggetto dell’amore. Come saul e un eroina estrema, anche nell’azione, ama
DISPERATAMENTE, condizione dí emotività accentuata. Se sei crudele nei tuoi confronti perché
non ammette neanche a se stessa l’amore, allora fara del male anche ai genitori. Il padre si pone
come un supplice, la disperazione di mirra e anche la loro, non temere di svelarci il nome,
chiunque esso sia non avra di coltà a concederglielo. Vediamo agire l’ironia tragica, quando dice
chiunque tu ami. L’orgoglio di un re non puo essere superiore all’amore di un padre. Se è un
matrimonio non all’altezza del nostro rango a me come padre comunque andra bene. Scongiura
di dirgli il nome. Mirra dice che le stesse parole del padre a rettano la sua morte. Cosa che ce
anche in saul, quando la concitazione emotiva raggiunge i massimi vertici il dialogo diventa
interrotto, puntini di sospensione, come se l’attore ri etta, l’emozione rompe l’unita del discorso e
crea anacoluti, mirra è inorridita pk sa che il padre e l’oggetto del suo amore inammissibile e se
istintivamente è attratta, razionalmente sa di doversi allontanare. Lascia che mi allontani da te il
più possibile, quando lui ha detto io ti voglio salva a ogni costo, sembra un lasciapassare per il
suo amore. Lui pero pensa che mirra abbia maturato un disprezzo nei suoi confronti. Lui cerca di
fare ciò che lei vorrebbe non facesse, cerca di abbracciarla. Pensa che mirra pensi che l’oggetto
del suo amore sia cosi tanto inaccettabile da doversi allontanare da lui. Mirra dice che non e un
problema di una persona alla mia altezza, ma e un amore ingiusto. Il padre dice che non è lei a
dover giudicare l’iniquità. Dice poi Ciniro, va inteso come risposta alla domanda svela quel nome.
Momento svelamento dell’amore in maniera ambigua, non parla più come se il padre fosse
presente, non ha il coraggio di dire sei tu. Lui non ci vuole credere, e lei cerca di rimangiarsi cosa
ha detto. Le dice che e un’ingrata, coi suoi modi gli provoca disperazione e si fa gioco del suo
dolore si inventa un amore. Le dice che ha perso per sempre l’amore del padre, doppi perdita per
lei. Mirra dice che si aggiungeranno tutte quelle sventure, almeno sua madre potrà morire a anco
a lui, mirra chiaramente sovrappone all’immagine della moglie, la madre, alla sua. A mirra non e
concesso morire a anco a lui. Momento dí svelamento. Poi dice esclamazioni che sono domande
retoriche, mirra sa bene che il giudizio del padre nei suoi confronti cambierà repentinamente. Ha
preso la spada e si è tra tta, almeno ho avuto la mano rapida quanto la lingua. Il padre è
bloccato, pieno di spavento e pieta ma anche nella sfera semnatica opposta, di orrore ira. Da una
parte un padre che vede uccidersi la glia, dall’altra un re che ha appena sentito una confessione
assurda.
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Il mito puo essere avvicinato a edipo, ma lui non ha mai saputo che giocasta fosse sua madre,
mirra e consapevole dell’illegittimità , disprezza se stessa per i suoi sentimenti. Figura scissa mirra
glia e mirra amante, come per saul, la convivenza non è possibile per l’ambiguità dei sentimenti.
Qui è il suicidio a risolvere il dilemma, anche se anche quello di saul e più o meno un suicidio.
Parla come se la sua dimensione di glia si fosse persa, lo chiama ciniro, non è accettabile che il
padre sia anche l’oggetto del suo desiderio. Lamenta il dolore e il delitto, si chiede se sia ancora
sua glia, ciniro per poter liberamente parlare dell’amore di mirra nei suoi confronti non devo
reputarla una glia. Anche la madre la chiama Cecri. Come edipo, ciniro dice che la colpa di cui e
vittima e troppo immonda perché la luce del sole la veda, la glia e allo stesso tempi svenata glia
e iniqua donna, doppiezza della gura di mirra, sdoppiamento personalita, glia degna di pianto
perché si e appena uccisa, ma anche donna che si macchia di una colpa innominabile. Pietà per
la glia, ma nei confronti dell’amante totale disprezzo.
Scena terza. C’è anche la madre. Quando arriva non capisce perché ciniro non faccia niente per
salvarla. Dice più glia non ci e costei…come aveva fatto mirra non ha il coraggio di dire mia glia
mia amava, come se si spersonalizzasse, amore orrendo, infame e innominabile. Tema chiave
vergogna. La madre dice empia e glia, anche in lei convivono aspetti che ci sono in ciniro.
Persona empia, come tutte le persone che violano i principi di ciò che e normalmente accettabile
va tenuta a distanza. Prende sopravvento parte materna di cecri. La nutrice è una gura comune,
colei che ha cresciuto mirra, colei che meglio la conosce, come una seconda madre, ha anche
allattato la bambina, la nutrice e l’unica che non si e allontanata, i genitori l’hanno abbandonata
inorriditi.
Scena quarta. Se fosse morta prima sarebbe morta innocente col suo segreto. Il progetto di mirra
era suicidarsi senza che nessuno scoprisse il suo segreto. Ha perso anche quell’onore che
avrebbe mantenuto.
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