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Parte6 Array

Il documento descrive il funzionamento di un'antenna sismica composta da sensori distribuiti sul terreno per analizzare le onde sismiche. Viene spiegato come le differenze di fase tra i segnali registrati dai sensori possano fornire informazioni sulla velocità di propagazione delle onde e sulla loro direzione. Inoltre, si discutono le tecniche per analizzare i dati e ottenere curve di dispersione che rappresentano le velocità di fase in funzione della frequenza.

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Parte6 Array

Il documento descrive il funzionamento di un'antenna sismica composta da sensori distribuiti sul terreno per analizzare le onde sismiche. Viene spiegato come le differenze di fase tra i segnali registrati dai sensori possano fornire informazioni sulla velocità di propagazione delle onde e sulla loro direzione. Inoltre, si discutono le tecniche per analizzare i dati e ottenere curve di dispersione che rappresentano le velocità di fase in funzione della frequenza.

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Una antenna sismica è costituita da un insieme di sensori

sismici sincronizzati distribuiti sulla superficie del terreno


con geometrie variabili
Le informazioni relative alle caratteristiche del sottosuolo
vengono ottenute a partire da una analisi di correlazione fra i
segnali registrati dai diversi sensori alle diverse frequenze

U-D
N-S

E-W

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Obiettivo primario di questa analisi è la caratterizzazione delle
modalità di propagazione dei fonti d’onda che attraversano
l’antenna sismica (array) durante l’intervallo di misura
L’espressione più semplice per descrivere un fronte d’onda piano
che si muove in una direzione può essere ricavato dalla forma
elementare della funzione coseno
Supponiamo di avere due punti di osservazione (1 e 2) che
vedono transitare un’onda cosinusoidale
La prima sarà descritta come

D1 (t ) = A cos(2πνt )
La seconda avrà la forma

D2 (t ) = A cos(2πν (t − ∆t )) = A cos(2πνt − 2πν∆t )


In pratica, al seconda è uguale alla prima a meno di un
ritardo ∆t
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
Se immaginiamo che l’onda si propaghi ad una velocità V (detta
velocità di fase), il tempo di ritardo fra le due registrazioni
dipenderà dalla distanza r fra i due ricevitori e quindi
⎛ ⎞
D2 (t ) = A cos⎜ 2πνt − 2πν ⎟ = A cos(2πνt − φ )
r
⎝ V ⎠

Differenza di Fase
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
In generale, si avrà quindi che la forma registrata
dipenderà dalla distanza r dal primo ricevitore

⎛ 2πν ⎞
D(t , r ) = A cos⎜ 2πνt − r ⎟ = A cos(2πνt − kr )
⎝ V ⎠
In questa forma, k è detto numero d’onda e svolge le
stesse funzioni della frequenza ma in funzione della
posizione invece che nel tempo
Frequenza
Periodo

2π 2πν 2π ω
T=
1
= k= = = = ωu
ν ω V λ V
V = λν Numero “Slowness”
Lunghezza
d’onda (lentezza) 1/v
Velocità di fase d’onda

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Quindi, per caratterizzare le velocità di propagazione
delle onde piane presenti, bisogna studiare le
differenze di fase fra le registrazioni ottenute alla
diverse stazioni
D(t , r ) = A cos(2πνt − kr )

Può essere vista come la


“fase” dell’onda
Immaginiamo il campo d’onde misurato come la combinazione
lineare di fronti d’onda piani ciascuno caratterizzato da una
frequenza di vibrazione e da una diversa velocità di fase
Le informazioni relative alle differenze di fase osservate per
ciascuna frequenza di vibrazione nei diversi punti di misura è
contenuta nella cosiddetta matrice cross-spettrale o,
alternativamente, dalla matrice di cross-correlazione.
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
L’esito di queste misure è la ricostruzione
dell’andamento dei valori della velocità di fase (o della
lentezza) in funzione della frequenza (curva di
dispersione)

1500
1400
1300 ESAC BF HR
1200
1100
velocità di fase (m/s)

1000
900
800
700
600
500
400
300
200
100
0
6 8 10 12 14 16 18 20
frequenza (Hz)

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Il numero d’onda contiene le informazioni sulle modalità di propagazione
del fronte d’onda nello spazio: direzione e velocità di fase apparenti
(sempre maggiori o uguali alle velocità reali vo)

G
D(t , r ) = A cos(ωt − ωu r )

Lentezza
apparente

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Esaminando le differenze di fase su una distribuzione di
sensori non allineati è possibile identificare la direzione di
provenienza dell’onda (θ)
Direzione di
propagazione

λ
Fronte dell’onda per la
lunghezza d’onda λ ( e
periodo T)

Geofoni Verticali Con sensori verticali nulla si può


dire sull’angolo di emersione i

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Anche restringiamo l’analisi ai soli fronti d’onda che si
propagano sul piano orizzontale (in realtà per una
diagnosi efficace sarebbero necessarie registrazioni su
antenne costituite da sensori tri-direzionali), rimangono
aperti tre problemi essenziali
Quanto bene conosciamo la matrice cross spettrale?
Qual è il campo di frequenze esplorato?
Quanto accurate sono le stime delle velocità di fase?

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Quanto bene conosciamo la matrice cross-spettrale?
Qual è il campo di velocità esplorabile?

La qualità della matrice cross-spettrale dipende dalle modalità di


campionamento nel tempo (frequenza di campionamento, durata delle
registrazioni) e nello spazio (posizioni relativa dei sensori)
Queste pongono dei limiti alle frequenze effettivamente campionabili e
alle lunghezze d’onda caratterizzabili in modo affidabile
In termini temporali (campo di frequenze esplorate) contano due parametri:
il tempo totale della registrazione (T) e la frequenza di campionamento (νc).
La minima frequenza distinguibile è pari a 1/T che è anche la risoluzione
in frequenza della matrice cross spettrale
La massima frequenza osservabile è pari a ½ νc
Lunghi intervalli di misura (T) permettono anche un buon
campionamento statistico delle caratteristiche medie del campo di
rumore
Ordine dei Geologi della Basilicata: Prospezione sismica con misure di rumore su array
In termini spaziali (campo di numeri d’onda esplorato in una data direzione)
contano due parametri: la massima dimensione dell’antenna (Dmax) e la
minima distanza inter-geofonica (Dmin).

In pratica definisce la minima differenza di lunghezza d’onda distinguibile ad


una data frequenza e quindi la minima differenza di velocità apprezzabile
δV=V2/(ν Dmax) che dipende quindi dalla velocità di fase V
La minima lunghezza d’onda apprezzabile (λmin) sarà almeno 2Dmin
La massima lunghezza d’onda apprezzabile (λmin) sarà circa 3Dmax
In termini di velocità 3Dmaxν >V> 2Dminν

propagazione
Direzione di
Dmin
Dmax Dmax
Dmin

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


In realtà conta anche il numero dei sensori e la loro distribuzione
spaziale
Quest’ultimo effetto viene espresso dalla cosiddetta funzione di
risposta dell’antenna in termini di valori dl numero d’onda S (al
posto di k) osservabili nelle diverse direzioni senza distorsioni
(aliasing) Fenomeni
di aliasing
spaziale

Dominio
ottimale (<kmax
e >kmin)

Esistono quindi dei limiti alla individuazione delle velocità di fase per una
determinata configurazione, limiti che dipendono dalla direzione
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
A questo punto ci si pone il problema di determinare le velocità
di fase dei treni d’onda a partire dalla matrice cross-spettrale
Il problema principale in questo contesto è separare le fasi di
onde piane coerenti che attraversa l’antenna, dalle fasi non
coerenti (onde non piane o rumore casuale)
Esistono due tecniche fondamentali che si basano su due modelli
del campo d’onde del rumore sismico
1. Procedure f-k (beam-forming, massima verosimiglianza,
MUSIC) ecc. utili in presenza di onde piane generate da un
insieme ridotto di sorgenti
2. Procedure basate sull’autocorrelazione spaziale (ESAC,
MESAC, SPAC) sono utili quando il rumore è generato da
una distribuzione uniforme di sorgenti (ovvero non esistono
sorgenti dominanti)

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Le procedure f-K sono assai più raffinate e permettono di
determinare contemporaneamente le direzioni di provenienza
dei fronti d’onda che in un dato intervallo di tempo hanno
attraversato lo stendimento e la loro velocità di fase in funzione
della frequenza

Il problema è che richiedono una serie di scelte dell’operatore


che condizionano fortemente l’esito della misura
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
È possibile studiare la direzionalità del rumore e
valutare la velocità di fase alle diverse frequenze
10 Hz 30 Hz
50
100
Ky (1/km)

0 0

-100
-50
-50 0 50 -100 0 100
Kx (1/km) Kx (1/km)

Poche sorgenti Molte sorgenti

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Le procedure ESAC sono basate sul un risultato di Aki (1959)
secondo il quale la funzione di correlazione media fra le
registrazioni di un rumore isotropo effettuate su sensori verticali
distribuiti nelle diverse direzioni a parità distanza r da un sensore
centrale, ha una forma nota (Funzione di Bessel di ordine 0)

La forma di questa funzione di


Bessel ad una data frequenza
ed una data distanza r è
controllata dal valore della
velocità di fase

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Si tratta di un metodo “robusto” grazie alla regolarizzazione
imposta della applicazione delle funzione di Bessel, ma rischia
di fornire risultati errati in presenza di una sorgente dominante
e quando la misura è effettuata con stendimenti lineari
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
In condizioni ottimali, i due approcci dovrebbero
fornire curve di dispersione analoghe
1500
1400
1300 ESAC BF HR
1200
1100
velocità di fase (m/s)

1000
900
800
700
600
500
400
300
200
100
0
6 8 10 12 14 16 18 20
frequenza (Hz)

Se si utilizzano sensori verticali, le velocità di fase corrisponderanno a Onde di


Rayleigh. Utilizzando sensori orizzontali è possibile analizzare le onde di Love
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
Velocità Onde S (m/s)
0 200 400 600 800 1000 1200
0

10

In realtà, il metodo ESAC

Profondità (m)
20

consente di definire la 30

40
cosiddetta 50

curva di dispersione 60

effettiva che rappresenta 70 Profilo


80 normalmente
una combinazione delle 90 dispersivo
diverse curve modali 100

“pesate” in base al loro 1000

Velocità Onde Rayleigh (m/s)


specifico contenuto 900

energetico nel sito 800

700

600
Nel caso di profili
500
normalmente dispersivi la 400
curva di dispersione 300
Curva Modo 0 (M. fondamentale)
Curva Modo 1
effettiva coincide con la 200 Curva Modo 2
La curva di Dispersione
curva relativa al modo 100
Curva Modo 3
Curva Effettiva Effettiva coincide con la curva
fondamentale (quello in 0
del Modo Fondamentale
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20
questo caso più energetico) Frequenza (Hz)
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
Velocità Onde S (m/s)
0 200 400 600 800 1000 1200 1400 1600 1800
0

10

Profondità (m)
20

In altri casi, per esempio in 30

presenza di inversioni di 40

50
velocità o di forti contrasti 60
di impedenza sismica, la 70 Profilo
curva di dispersione 80 inversamente
effettiva risulta frutto di una 90 dispersivo
100
combinazione dei diversi
1600
modi in funzione della

Velocità Onde Rayleigh (m/s)


relativa energia 1400
La curva di Dispersione Effettiva
1200 coincide con la curva del Modo Fond.
Un vantaggio è quello di 1000 solo per alcune frequenze
non dovere identificare 800

(come in altri modi) i vari 600


modi di vibrazione che 400
Curva Modo 0 (M. fondamentale)
Curva Modo 1
possono essere trattati in Curva Modo 2
200 Curva Modo 3
modo unitario Curva Effettiva
0
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20

Frequenza (Hz)
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
Finora si è fatto riferimento a distribuzioni di geofoni secondo
una configurazione 2D
In realtà sono state proposte metodologie basate sull’impiego di
stendimenti lineari di geofoni equispaziati (Metodo ReMi)
1000
Direzione N-S 1
Velocità di fase Rayleigh (m/s)

0.95

800
0.9
0.85
0.8
L’assunzione di base è
0.75

600
0.7
0.65
0.6
la presenza di un campo
400
0.55
0.5
0.45
di rumore isotropo
0.4
0.35
200 0.3
0.25
0.2
0.15
0 0.1
0 5 10 15 20 25 30

Frequenza (Hz)

Elemento chiave è la necessità di effettuare una


individuazione manuale della curva di dispersione sulla
base di criteri piuttosto vaghi (limite inferiore della zona
di massima coerenza)
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
Primo problema! Possibile Curva di Dispersione!
1000
Direzione N-S 1

Velocità di fase Rayleigh (m/s)


0.95

In presenza di un campo di 800


0.9
0.85
0.8

sorgenti di rumore 600


0.75
0.7
0.65
0.6

localizzate, l’uso di 400


0.55
0.5
0.45
0.4

stendimenti lineari rischia 200


0.35
0.3
0.25

di fornire indicazioni che 0


0.2
0.15
0.1
0 5 10 15 20 25 30
dipendono dalla direzione Frequenza (Hz)

relativa fra la sorgente e 1000


Direzione E-W 1

Velocità di fase Rayleigh (m/s)


l’antenna ReMI
0.95
0.9
0.85
800
0.8
0.75
0.7

L’UNICO MODO PER


0.65
600 0.6
0.55
0.5

RISOLVERE IL 400
0.45
0.4
0.35
0.3

PROBLEMA è 200
0.25
0.2
0.15
0.1

RIPETERE LA MISURA 0
0 5 10 15 20 25 30
0.05
0

LUNGO UN’ALTRA Frequenza (Hz)

DIREZIONE! Nessuna Curva di Dispersione!

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Secondo problema!
Quanto è univoca la determinazione della curva di
dispersione dedotta manualmente?

Nei casi in cui il rumore è isotropo, si riesce a dimostrare


che la curva ESAC è compatibile con un eventuale picking
manuale, con il vantaggio di essere dedotta
automaticamente
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
1D - Direzione N160

2D - Curva ESAC
Loc. La Pietra
Firenze

1D - Direzione N250

Con solo questo


stendimento 1D,
Curva di dispersione 2D - Curva ESAC
poco accurata

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


In sintesi: quando il campo di rumore mostra forti anisotropie, il
metodo ReMi non può essere applicato
Ma la individuazione di queste anisotropie può essere effettuata
solo ripetendo la misura lungo altre direzioni e confrontando le
due curve di dispersione ottenute
Questo però di fatto riduce l’”appeal” del ReMi, legato alla sua
praticità d’impiego (di fatto basta una attrezzatura per la sismica
rifrazione)
Anche in presenza di una campo isotropo, il picking può essere
soggetto a forti ambiguità interpretative che aumentano le
incertezze
Queste possono essere risolte agevolmente utilizzando un
approccio “robusto” ([Link]. ESAC)
Vale quindi la pena di ricorrere al ReMi?
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
Dal punto di vista sperimentale si sa che il campo di rumore
ambientale contiene sia onde di Volume che di Superficie
(con relativi modi di vibrazione) in proporzioni variabili.
Si può presumere che questa proporzione dipenda dalle
caratteristiche delle sorgenti, dalla loro posizione rispetto
all’antenna e dalle caratteristiche del sottosuolo
Un modo per esplorare queste caratteristiche è quello di
tentare simulazioni numeriche del campo di rumore
ambientale
Queste simulazioni devono tenere conto della natura
inerentemente stocastica del rumore e della fisica del processo
di propagazione

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Alcuni risultati teorici
(a) (b)
0 0
10 10
PH[SWM] / PH[FWM]

PV[SWM] / PV[FWM]
−1 −1
10 10

−2 −2
10 10

−3 −3
10 10
0.5 1 2 5 10 20 0.5 1 2 5 10 20
frequency (Hz) frequency (Hz)

Rapporto fra contributo delle onde


superficiali e il campo totale nelle
componenti orizzontali (sin) e verticale (ds): 0
V
P
V
S

valori inferiori a 1 indicano un contenuto 20

scarso di onde superficiali 40

profondità (m)
60

Si vece che con grandi contrasti di impedenza, 80

le Onde superficiali risultano quasi assenti al 100

di sotto della frequenza di risonanza delle onde 120


200 400 600 800 1000 1200 1400 1600 1800 2000
velocità (m/s)

S, mentre dominano le alte frequenze


Parte Sesta – Le misure su antenna sismica
La curva di dispersione al di sopra della frequenza di risonanza può quindi
essere interpretata in termini di onde superficiali
Nel caso di antenne composte da sensori verticali la curva dispersione risulta
composta da onde di Rayleigh
Nelle onde superficiali, all’aumentare della
lunghezza d’onda λ, aumenta la profondità
della parte di sottosuolo interessata dalla
perturbazione: quindi le velocità di fase alle
diverse frequenze (curva di dispersione) sono
rappresentative di strati a profondità differenti

In particolare,
la curva risulta
sensibile al
profilo di
velocità delle
onde S

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


In sintesi: in presenza di forti contrasti di impedenza sismica
l’analisi della curva di dispersione al di sopra della frequenza
di risonanza, fornisce informazioni sul profilo di velocità
delle onde S al di sopra del basamento risonante

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


In assenza di grandi contrasti di impedenza, la profondità di esplorazione
dipende da tre elementi
1. La frequenza di risonanza dei geofoni
2. La dimensione dello stendimento
3. Dalla presenza di segnale in bassa frequenza
Simulazioni numeriche e l’esperienza di campagna hanno dimostrato che
in presenza di un segnale intenso, è possibile determinare differenze di
fase fino a frequenze pari alla metà circa della frequenza propria dei
sensori (ν0). In generale, però, questa frequenza è la minima
raggiungibile
Data una velocità di fase V per le onde superficiali misurate, la massima
lunghezza d’onda misurabile (V/ν0), almeno nel caso della procedura
ESAC è dell’ordine di due volte la dimensione dello stendimento
Dato che la profondità di esplorazione è circa dell’ordine della metà della
lunghezza d’onda ne risulta che la profondità di esplorazione è
dell’ordine di grandezza della dimensione dello stendimento

Parte Sesta – Le misure su antenna sismica


Per esempio, utilizzando geofoni con ν0 =4.5 Hz ed in presenza di velocità di
fase dell’ordine di 500 m/s, la massima lunghezza d’onda risulta pari a circa
100 m. Quindi, con sensori di questo tipo, dimensioni maggiori sono inutili.
Dall’altro lato, se le dimensioni massime dello stendimento sono dell’ordine
del centinaio di metri (per limitazioni logistiche o per via delle dimensioni dei
cavi) è inutile utilizzare sensori a più bassa frequenza propria
Infine si dimostra che l’incertezza δVR relative alle stime della velocità di fase
per la frequenza f è come minimo pari a

⎡VR ( f ) ⎤
2

⎡δ VR f ⎤
⎣ ( )
⎦ min
≡⎣
fc ⋅ r

dove r è la distanza media fra i sensori, fc è la frequenza di campionamento


e VR è la velocità di fase alla frequenza f
Questo vuol dire che maggiori sono le velocità di fase e maggiore è
l’incertezza. Questa può essere ridotta (molto parzialmente) aumentando le
frequenze di campionamento o la distanza media fra i geofoni
In pratica, le misure su terreni rigidi sono più difficili (ma non impossibili)!
Parte Sesta – Le misure su antenna sismica

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