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Valentiniani

Il documento descrive il periodo di transizione dell'Impero romano d'Occidente, evidenziando la proclamazione di Valentiniano I e la divisione dell'Impero tra i suoi figli, la crescente minaccia delle invasioni barbariche e la caduta finale dell'Impero nel 476 con la deposizione di Romolo Augustolo. Viene inoltre trattata la formazione dei regni barbarici e il consolidamento dell'Impero bizantino sotto Giustiniano, che cercò di restaurare l'unità imperiale e riformare il diritto romano. La narrazione si conclude con l'importanza della riforma giuridica di Giustiniano e il suo impatto duraturo sulla civiltà europea.

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Valentiniani

Il documento descrive il periodo di transizione dell'Impero romano d'Occidente, evidenziando la proclamazione di Valentiniano I e la divisione dell'Impero tra i suoi figli, la crescente minaccia delle invasioni barbariche e la caduta finale dell'Impero nel 476 con la deposizione di Romolo Augustolo. Viene inoltre trattata la formazione dei regni barbarici e il consolidamento dell'Impero bizantino sotto Giustiniano, che cercò di restaurare l'unità imperiale e riformare il diritto romano. La narrazione si conclude con l'importanza della riforma giuridica di Giustiniano e il suo impatto duraturo sulla civiltà europea.

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Valentiniani

Nel 364 l'esercito proclama imperatore Valentiniano I, cattolico


originario della Pannonia, che si stabilisce a Milano e governa
l'Occidente. Assegna la parte orientale al fratello Valente, di fede
ariana. L’Impero è minacciato ai confini dalle invasioni barbariche.
Per rafforzare l'esercito, Valente accoglie in Tracia tribù di Visigoti in
fuga da altre popolazioni. Tuttavia, i rapporti degenerano e i Visigoti
si ribellano, devastando i Balcani. Valente tenta di fermarli, ma
viene sconfitto e ucciso ad Adrianopoli nel 378: è una delle peggiori
disfatte romane dalla battaglia di Teutoburgo. L’episodio rivela la
crescente debolezza militare di Roma e, per i cristiani cattolici,
rappresenta un castigo divino contro l’arianesimo di Valente.
Alla morte di Valente, Graziano (succeduto al padre Valentiniano I
morto nel 375), nomina il generale Teodosio co-imperatore
d'Oriente. Graziano, sempre più vicino alla Chiesa cattolica sotto
l'influenza di Ambrogio, vescovo di Milano, limita i privilegi dei
pagani e rinuncia al titolo pagano di Pontifex Maximus. Nel 383
viene ucciso da una congiura a Lione, che porta al potere
l'usurpatore pagano Magno Massimo.

Teodosio
Teodosio, nuovo imperatore d'Oriente, ottiene successi militari sul
Danubio e nel 382 stipula un accordo con i Visigoti: diventano
foederati, possono stanziarsi nei confini imperiali mantenendo
autonomia, in cambio di tributi e truppe sotto i propri capi.
L’ingresso di barbari nell’esercito, iniziato con Marco Aurelio,
diventa sempre più consistente, indebolendo disciplina e
obbedienza.
Nel 383 Teodosio interviene contro l’usurpatore pagano Magno
Massimo, sconfitto ad Aquileia. Il potere in Occidente torna al
legittimo Valentiniano II. Per i cristiani, è un'altra vittoria del
cattolicesimo sul paganesimo.
Alla morte sospetta di Valentiniano II nel 392, Teodosio resta unico
imperatore, con sede a Milano. L’influenza del vescovo Ambrogio è
molto forte: nel 380 con l’Editto di Tessalonica, il cristianesimo
cattolico diventa religione ufficiale dell’Impero, mentre l’arianesimo
viene condannato.
Nel 392 il paganesimo è vietato: le sue pratiche sono punite con la
morte, i templi distrutti, e anche i giochi olimpici vengono aboliti.
Nel 390, dopo una repressione sanguinosa a Tessalonica, Ambrogio
scomunica Teodosio, che per riottenere il sostegno della Chiesa è
costretto a una pubblica penitenza.
Alla morte improvvisa di Teodosio nel 395, il potere passa ai figli
Arcadio (Oriente) e Onorio (Occidente), già associati al trono.
Teodosio non intendeva dividere l’Impero, come dimostra la nomina
del generale Stilicone, barbaro e ariano, a reggente per entrambi.
Tuttavia, da questo momento la separazione tra Oriente e Occidente
diventa definitiva.

Le invasioni barbariche in occidente


Nel 401 i Visigoti di Alarico, scontenti della loro condizione,
minacciano l'Oriente. Arcadio rifiuta l’aiuto di Stilicone e nomina
Alarico comandante, indirizzandolo verso l’Occidente. I Visigoti
arrivano a Milano ma sono sconfitti da Stilicone (402); Onorio
trasferisce la capitale a Ravenna per motivi difensivi. Nel 405 gli
Ostrogoti invadono l’Italia ma vengono fermati a Fiesole. Intanto
Vandali, Svevi e Burgundi penetrano in Gallia approfittando del
limes renano sguarnito.

I Visigoti
Stilicone, barbaro e ariano, non era ben visto né a Ravenna né a
Costantinopoli, accusato di eccessiva tolleranza verso i barbari.
Onorio, ormai adulto, lo fa giustiziare nel 408 con l’accusa di
tradimento. La sua morte provoca la disgregazione dell’esercito:
molti foederati passano con Alarico, che assedia e saccheggia Roma
nel 410. Dopo il sacco, Alarico porta con sé Galla Placidia, sorella di
Onorio, ma muore poco dopo in Calabria. Gli succede Ataulfo, che
sposa Galla Placidia in Gallia, tentando un’alleanza con Roma.
Respinto dall’esercito imperiale, si rifugia in Spagna, dove viene
ucciso nel 415. La Spagna diventerà la sede stabile dei Visigoti.
Galla Placida
Dopo la morte di Onorio e del generale Flavio Costanzo, il figlio
Valentiniano III, ancora bambino, viene proclamato imperatore
(425). A governare è la madre, Galla Placidia, che amministra con
abilità, riconciliandosi con l’Oriente e con i Visigoti. Suo figlio sposa
la figlia dell’imperatore Teodosio II. Nel 430 nomina magister
militum Flavio Ezio, di origini barbare, ultimo grande generale
romano. Ezio impiega truppe foederate per difendere l’Impero e, nel
436, sconfigge i Burgundi, che ottengono terre in Gallia e danno
nome alla Borgogna.

Gli Unni
Guidati da Attila, gli Unni, originari della Siberia meridionale,
minacciano a lungo entrambi gli imperi, che si salvano solo
pagando tributi. Ezio li usa inizialmente come alleati, ma quando i
pagamenti cessano, Attila devasta l’Oriente (447) e poi la Gallia e
l’Italia (451). Si ferma alle porte di Roma, convinto da papa Leone I
a ritirarsi in cambio di un tributo. Probabilmente, valuta che il suo
esercito, indebolito da guerre e malattie, non reggerebbe un nuovo
scontro. Muore nel 453 e gli Unni scompaiono. Intanto, alcuni
padovani si rifugiano nella laguna: nasce la futura Venezia.
Angli e Sassoni
Nel 442 Angli e Sassoni invadono la Britannia; molti romani fuggono
nella futura Bretagna, nel nord della Francia.
Vandali
Nel 429 i Vandali di Genserico attraversano la Spagna e conquistano
il Nord Africa, costringendo Ravenna a riconoscerli come foederati. Il
loro regno, segnato da persecuzioni contro i cattolici, si estende
anche a Sardegna e Corsica. Nel 455 saccheggiano Roma per 14
giorni; papa Leone I riesce a salvare la popolazione.
Svevi:
Nel 406, superato il limes renano, i Suebi si stabiliscono in Galizia, si
convertono al cattolicesimo e ottengono da Onorio il riconoscimento
di foederati.
Franchi:
Foederati già dal IV secolo, i Franchi si stabiliscono nell’attuale
Belgio, difendono i confini e si espandono in Gallia, diventando la
popolazione barbara più romanizzata e destinata a grande
successo.

La caduta dell’impero d’occidente


Nel 454 Ezio, invidiato da Valentiniano III, viene ucciso. Poco dopo,
nel 455, anche Valentiniano III muore in una congiura,
probabilmente per vendetta. A Ravenna il potere è nelle mani di
Ricimero, che domina una successione rapida di imperatori, spesso
aristocratici o barbari. Nel 475 il generale Flavio Oreste impone
come imperatore suo figlio Romolo Augustolo, di soli 13 anni. Nel
476 Romolo è deposto e Oreste ucciso da Odoacre, capo degli Eruli,
che si ribella per mancate concessioni territoriali. Odoacre rifiuta il
titolo imperiale, inviando le insegne a Zenone, imperatore
d’Oriente, e si fa riconoscere re d’Italia dal Senato. Con questo atto
si sancisce la fine dell’Impero d’Occidente, passata inosservata
all’epoca. Solo nel XV secolo questa data è stata scelta dagli storici
come simbolo della fine dell’antichità e l’inizio del Medioevo,
un’epoca di transizione verso il Rinascimento.

Regni romano barbarici


nei territori dell'Impero d'Occidente si formano sette stati
indipendenti:
- Regni degli Angli e dei Sassoni in Britannia
- Regno dei Visigoti nella Gallia meridionale e nella Penisola Iberica
- Regno dei Burgundi nella Gallia centrale
- Regno dei Franchi nella Gallia settentrionale e nella Germania del
nord
- Regno dei Vandali nell'Africa settentrionale, Sardegna e Corsica
- Regno degli Svevi in Spagna
- Regno di Odoacre in Italia
Nei regni barbarici convivono abbastanza pacificamente due
componenti sociali: la minoranza dei conquistatori barbari, più
ignorante e analfabeta, che detiene il potere politico e militare, e la
maggioranza romanizzata, più colta, ricca ed evoluta, che ricopre
ruoli amministrativi e controlla l’economia. Sulla proprietà terriera
resta in vigore l’“hospitalitas”: ai barbari è ceduto un terzo delle
terre dai grandi proprietari, mentre per i coloni non cambia nulla.
Sul piano giuridico prevale la personalità del diritto, basata
sull’etnia: i germani sono giudicati secondo le loro leggi orali, i
romani secondo il diritto romano. In Britannia, gli Anglo-Sassoni si
dividono in sette regni sempre in conflitto, e questa regione si
allontana maggiormente dalla civiltà romana. Le uniche eccezioni a
una convivenza pacifica sono i Vandali e gli Anglo-Sassoni.

Il Regno Ostrogoto in Italia


Odoacre regna in Italia mantenendo l’amministrazione romana e il
buon rapporto con il Senato, espandendosi verso la Dalmazia e
l’Ungheria. L’imperatore d’Oriente Zenone, preoccupato, gli invia
contro gli Ostrogoti di re Teodorico, foederati dell’Impero. Teodorico,
nominato comandante supremo, sconfigge Odoacre tra il 489 e il
493, lo fa uccidere e diventa re d’Italia.
Teodorico favorisce la convivenza pacifica tra Goti e italici,
valorizzando la civiltà romana. Abbellisce città come Ravenna e
conferma l’hospitalitas per la distribuzione delle terre. I Goti si
occupano della difesa, i Romani dell’amministrazione civile con
grande ruolo per la nobiltà senatoria.
Vige la personalità del diritto, con i decreti reali a regolare le
controversie tra le comunità. I Goti, ariani, vietano i matrimoni misti
e i rapporti con i cattolici si deteriorano, con l’arresto del papa
Giovanni I. Teodorico consolida il potere anche grazie alle alleanze
matrimoniali con altri regni barbarici.

Il regno dei Franchi


Nel 481 le tribù franche si unificano sotto Clodoveo (481-511), che
crea uno stato forte, accentrando il potere nelle mani del sovrano.
Nel 496 si converte al cattolicesimo, favorendo l’integrazione con i
Gallo-Romani e l’alleanza con la Chiesa.
Nel 507 Clodoveo sconfigge i Visigoti e li caccia dal sud della Gallia.
I Visigoti si rifugiano in Spagna, dove nel 585 inglobano il regno
degli Svevi e si convertono anch’essi al cattolicesimo, completando
l’integrazione con la popolazione romanizzata.
Alla morte di Clodoveo (511), il regno è diviso tra i suoi quattro figli.
Nel 532 i Franchi sottomettono i Burgundi e dominano l’intera
Gallia. I re merovingi, discendenti di Meroveo, si rivelano deboli e il
potere passa ai maestri di palazzo.

L’impero bizantino
L’Impero d’Oriente (detto “bizantino” solo dal Rinascimento)
riesce, a differenza di quello d’Occidente, a evitare il declino grazie
alla sua solidità economica, politica e amministrativa. Ha una
posizione geografica favorevole per i commerci anche con l’Estremo
Oriente, una moneta stabile (il bisante d’oro) e un’economia
agricola sostenuta dalla piccola e media proprietà terriera, favorita
dall’enfiteusi (affitto ereditabile).
Lo Stato dispone di forti entrate fiscali, che finanziano un potente
esercito, una grande flotta e importanti opere pubbliche.
L’imperatore esercita il cesaropapismo, cioè il controllo anche
sulla Chiesa, che è sottomessa al potere imperiale. La Chiesa
d’Oriente resta cattolica, ma deve affrontare l’eresia monofisita in
regioni periferiche come Siria ed Egitto. Questo crea tensioni
continue con il Papa di Roma.
L’Impero resiste alle invasioni barbariche, anche pagando tributi, e
fronteggia senza gravi rischi le minacce dei Persiani e degli Slavi.
Politicamente è solido grazie a una burocrazia efficiente che
consente all’imperatore di controllare il vasto territorio, diviso in
province. Tuttavia, il sistema fiscale opprimente genera
malcontento tra i ceti popolari.
Dal VII secolo, la lingua greca sostituisce il latino come lingua
ufficiale, rafforzando l’identità orientale. L’Impero resta etnicamente
variegato (copti, armeni, siriaci), ma integrato. I grammatici
bizantini riformano il greco introducendo minuscole, accenti e
punteggiatura, rendendolo più leggibile e uniforme.

Giustiniano
Giustiniano fu imperatore d'Oriente dal 527 al 565. Il suo obiettivo
principale era la restaurazione dell’Impero romano cristiano,
rafforzando sia il potere imperiale che l’unità religiosa. In un’epoca
di stabilità economica e militare, firmò nel 532 un trattato di pace
con l’Impero persiano, ottenendo sicurezza ai confini orientali in
cambio di un tributo.
Una delle sue imprese più durature fu la riforma del diritto
romano: incaricò il giurista Triboniano di riordinare e semplificare il
vastissimo patrimonio giuridico accumulato nei secoli. Il risultato fu
il celebre Corpus iuris civilis, un’opera monumentale in quattro
parti:
 le Institutiones, manuale didattico per studenti;
 le Digesta, una raccolta di sentenze e opinioni dei grandi
giuristi romani;
 il Codex, che riuniva tutte le leggi precedenti ancora valide;
 le Novellae, nuove leggi emanate direttamente da Giustiniano.
Questa opera gettò le basi del diritto civile moderno in Europa.
Giustiniano rafforzò anche l’autorità imperiale con la repressione
della rivolta di Nika (532), causata da scontri tra tifoserie
all’ippodromo, e terminata con una durissima strage (oltre 30.000
morti). Inoltre, combatté il paganesimo e le eresie, chiudendo nel
529 l’Accademia filosofica di Atene. La moglie Teodora, monofisita,
moderò inizialmente le persecuzioni, ma dopo la sua morte (548) ci
fu più intolleranza anche verso gli ebrei.
La restaurazione dell’impero (cattolico)
È stata voluta da Giustiniano mirava a riportare sotto il controllo di
Costantinopoli l’Occidente, eliminando i regni romano-barbarici
ariani. In Africa, il generale Belisario nel 534 conquistò il regno dei
Vandali, ottenendo anche la Sardegna e la Corsica, con l'appoggio
delle popolazioni locali, stanche del governo violento vandalo.
In Italia, dopo la morte di Teodorico, le tensioni interne al regno
ostrogoto offrirono a Giustiniano il pretesto per intervenire. Nel 535
Belisario fu inviato in Italia, ma la guerra contro gli Ostrogoti,
inizialmente ritenuta facile, si rivelò lunga e difficile.
Il conflitto durò vent’anni, devastando la penisola. Solo nel 553, con
l'intervento del generale Narsete, i Goti furono definitivamente
sconfitti. Con la Prammatica sanzione, l’Italia fu dichiarata provincia
bizantina con capitale Ravenna.
Difesa dei confini
Nel 551 Giustiniano intervenne anche in Spagna, approfittando di
una guerra civile tra i Visigoti: riuscì a conquistare parte del sud
della penisola iberica. Tuttavia, nel 624 i Visigoti recuperarono quei
territori.
Contemporaneamente, l’Impero dovette affrontare gravi minacce ai
confini: nel 540 i Persiani attaccarono la Siria, rompendo il trattato
di pace, e Giustiniano fu costretto a richiamare Belisario dall’Italia.
Solo nel 562 si concluse il conflitto con una nuova pace e il
pagamento di un tributo.
Nel 559 anche gli Slavi sfondarono la frontiera danubiana e
arrivarono a minacciare Costantinopoli stessa, ma furono respinti da
Belisario.
Nel complesso, la restaurazione dell’Impero si rivelò troppo
ambiziosa: costosa, logorante e destinata al fallimento. Le conquiste
di Giustiniano furono effimere, ma la sua vera eredità fu il Corpus
Iuris Civilis, fondamento del diritto moderno.

I Longobardi
I Longobardi, originari della Scandinavia, giunsero in Italia nel 568
guidati dal re Alboino, dopo aver abbandonato la Pannonia, contesa
dagli Àvari. Convertitisi all’arianesimo, erano già noti come feroci
guerrieri e avevano combattuto al fianco dei Bizantini contro
Ostrogoti e Persiani. Erano organizzati in clan familiari chiamati
fare, guidati da un’aristocrazia guerriera detta arimanni.
La conquista del nord Italia fu rapida e segnata da violenze e
confische: scomparvero le antiche villae romane e con esse i
latifondisti. I Bizantini, impegnati nella difesa dei confini orientali,
non furono in grado di opporre una resistenza efficace, riuscendo a
mantenere solo alcuni territori grazie alla loro flotta.
L’Italia, già devastata da vent’anni di guerra greco-gotica, era allo
stremo: il territorio distrutto, la popolazione più che dimezzata e
oppressa dalla pressione fiscale bizantina. Roma, un tempo grande
metropoli, era ridotta a una città di soli 30.000 abitanti. L’unità
politica della penisola si spezzò completamente, e non sarà più
ricomposta fino all’unificazione del 1861.
I Longobardi erano organizzati in distretti autonomi chiamati ducati,
ciascuno guidato da un duca con poteri civili e militari. Il re, eletto a
vita dall’assemblea degli arimanni, era scelto tra i duchi, ma aveva
poteri limitati ed era spesso ostacolato da rivalità interne. Alboino fu
assassinato nel 572 in una congiura ordita anche dalla moglie
Rosmunda, con il sostegno dei Bizantini. Ne seguì un decennio di
anarchia.
Per evitare la perdita delle conquiste, i duchi elessero Autari re nel
584. Con lui iniziò un processo di centralizzazione: la capitale fu
fissata a Pavia, e i duchi dovettero cedere parte dei loro beni. Il re
inviava nei ducati funzionari fedeli (gastaldi), escludendo i romani. I
duchi però conservarono il comando militare e opposero sempre
resistenza al potere centrale, specialmente nei ducati di Spoleto e
Benevento, che rimasero indipendenti.
Autari sposò Teodolinda, cattolica, favorendo un avvicinamento alla
Chiesa. Alla sua morte, Teodolinda sposò Agilulfo, duca di Torino,
che si convertì al cattolicesimo con l'influenza del papa Gregorio
Magno, per migliorare i rapporti con gli italici. Tuttavia, la
maggioranza dei Longobardi rimase ariana o pagana. Intanto, la
monarchia cominciava a diventare ereditaria.
Rotari
Rotari fu re dei Longobardi dal 636 al 652 e consolidò il potere
monarchico, rafforzando l’autorità del sovrano. Nel 643 promulgò
l’Editto di Rotari, una raccolta scritta di 338 articoli che codificava
per la prima volta le leggi e consuetudini longobarde, fino ad allora
tramandate oralmente. Questo editto, redatto in una lingua tardo
latina con influssi germanici, si applicava solo ai Longobardi.
L'editto aboliva la faida, sostituendola con il guidrigildo, una pena
pecuniaria da pagare alla parte offesa. Limitava la pena di morte e
prevedeva l’uso dell’ordalia (giudizio di Dio) per i casi privi di prove.
Le pene variavano in base al sesso, allo status sociale e all’etnia
della vittima.
Le donne, pur essendo libere, non avevano personalità giuridica né
diritto alla proprietà: erano sotto il mundio, la tutela maschile
(padre, marito, parenti). Tuttavia, la legge garantiva loro una certa
protezione da abusi fisici e psicologici. Con l’Editto, Rotari avviò un
importante processo di strutturazione giuridica del regno
longobardo.

L’ascesa del papato


Dopo la conquista longobarda, l'Esarcato bizantino si riduce a sette
ducati: Ravenna (Esarcato), Veneto-Istria, Pentapoli, Roma, Napoli,
Calabria-Puglia e Liguria (poi presa da Rotari); la Sicilia resta un
esarcato autonomo, la Sardegna legata all’Africa.
Dal VII secolo, i territori bizantini in Italia diventano sempre più
deboli: Costantinopoli è impegnata a fronteggiare minacce gravi in
Oriente, come Bulgari e Arabi, e non riesce più a proteggere
efficacemente le sue province italiane. Roma, in particolare, viene
assediata più volte dai Longobardi senza che l'esarca né
l'imperatore riescano a intervenire. Il Papa, abbandonato a sé
stesso, si assume compiti civili e politici: papa Gregorio I Magno
tratta direttamente con gli invasori, si occupa della difesa, degli
approvvigionamenti e dell’assistenza ai bisognosi. Nasce così il
Patrimonio di San Pietro, base economica del futuro Stato della
Chiesa.
Gregorio I assume anche il titolo di pontifex maximus, cercando
l’alleanza dei re romano-barbarici, spingendoli alla conversione e
rafforzando il primato della Chiesa romana, anche contro il vescovo
di Costantinopoli. Questo avvia l’ascesa del papato come potere
anche temporale.
I contrasti con l’Imperatore
Nel 726 l’imperatore Leone III Isaurico impone l’iconoclastia,
proibendo il culto delle immagini sacre per ridurre l’influenza dei
monaci. Il papa Gregorio II condanna l’iconoclastia come eresia e
nel 727 prende il controllo diretto di Roma, cacciando il duca
bizantino e nominando un proprio governatore. Inizia a cercare
protezione non più da Costantinopoli ma dai Longobardi, convertitisi
al cattolicesimo, e soprattutto dai Franchi.
Il re longobardo Liutprando approfitta della crisi per conquistare
ampi territori bizantini e, nel tentativo di ingraziarsi il Papa, nel 727
dona a Gregorio II la città di Sutri e parte del ducato di Roma. È la
prima volta che il Papa riceve un territorio come sovrano: è l’atto
che segna la nascita del potere temporale della Chiesa e del futuro
Stato Pontificio.
La chiesa approfitta dell’autorità imperiale per guadagnare sempre
più potere.
Il monachesimo
Il monachesimo nasce in Oriente come scelta di vita solitaria in
preghiera (eremiti). In Occidente diventa comunitario grazie a
Benedetto da Norcia, che fonda il monastero di Montecassino. La
regola benedettina impone preghiera, studio e lavoro (ora et
labora). I monasteri diventano centri spirituali, culturali ed
economici. Contribuiscono anche alla cristianizzazione delle
campagne europee, ancora pagane.

L’Islam
L’Islam nasce nella penisola arabica, abitata da tribù beduine
nomadi, guidate da uno sceicco e un rais. Le tribù, spesso in
conflitto per i pascoli e dedite al saccheggio, vivono secondo
consuetudini orali (sunna) e sono politeiste. La Mecca, centro
religioso e commerciale, ospita la Kaaba con la sacra pietra nera.
Nel tardo VI secolo fiorisce il commercio con Bizantini e Persiani,
portando ricchezza ai Quraysh, aristocrazia mercantile che controlla
le terre fertili e le rotte carovaniere, assumendo anche la custodia
della Kaaba.
Maometto
Maometto nasce a La Mecca intorno al 570 e, pur essendo un
commerciante carovaniere, non appartiene alla potente tribù dei
Quraysh. Intorno al 610 afferma di ricevere rivelazioni da Allah
tramite l’arcangelo Gabriele, iniziando a predicare una fede
monoteista, influenzata da ebraismo e cristianesimo conosciuti nei
suoi viaggi. Il suo messaggio, anche sociale, attacca i privilegi dei
Quraysh, suscitando ostilità. Nel 622 fugge a Medina (Egira), evento
che segna l’inizio del calendario islamico. Da lì guida un esercito,
converte tribù e assalta i Quraysh, che sconfigge nel 630,
instaurando una teocrazia islamica in tutta l’Arabia.
Il corano
Dopo la morte di Maometto, la sua predicazione viene raccolta nel
Corano, il libro sacro dell’Islam, composto da 114 sure (capitoli) e
prima opera scritta in arabo. Per la umma, la comunità dei fedeli, il
Corano è testo religioso, civile e giuridico. Maometto si presenta
come ultimo profeta dopo Abramo, Mosè e Gesù: l’Islam è il
compimento delle religioni monoteiste precedenti. Rimane però
legato anche alla tradizione araba, come nel culto della pietra nera.
I musulmani devono osservare cinque pilastri: fede in Allah e
Maometto, preghiera quotidiana rivolta a La Mecca, digiuno nel
mese di Ramadan, elemosina e pellegrinaggio alla Kaaba almeno
una volta nella vita.
Il Corano è un testo sacro dell’Islam, ma anche civile e giuridico:
regola la vita privata e pubblica dei credenti secondo la sharia. Per
questo, in alcuni Stati islamici integralisti (come Arabia Saudita,
Iran, Yemen, Emirati Arabi) la sharia è alla base di costituzione e
codici. L’Islam è una teocrazia: non distingue religione e Stato. Alle
leggi del Corano si aggiunge la Sunna, raccolta di norme ispirate
alla vita di Maometto. Non esiste però un’autorità religiosa unica
(come il Papa nel cristianesimo). Alcune prescrizioni sono chiare e
comuni (come il divieto di carne di maiale e alcool), altre, come il
velo e la poligamia, variano a seconda delle comunità. La donna è
considerata subordinata all’uomo. Il Corano vieta la
rappresentazione umana per evitare idolatria. Maometto è anche un
legislatore, ma molte norme riflettono il contesto storico in cui sono
nate.
Successione a Maometto
Maometto muore nel 632 a Medina senza nominare un successore.
Dopo un breve dibattito, viene eletto Abu Bakhr (632-634), seguito
da Omar (634-644), che fa mettere per iscritto il Corano e avvia
l'espansione dell'Islam. Seguono Othman (644-656) e Alì (656-661),
il cui califfato scatena una guerra civile. Nasce così la divisione tra
sciiti, seguaci di Alì (oggi 15%, concentrati in Iran e Iraq), e sunniti
(85%), che riconoscono come guida chi applica la sharia e
considerano la sunna valida quanto il Corano.
L’espansione dell’Islam
Dopo Maometto, i califfi combattono le ridde, rivolte di tribù arabe
che non riconoscono la loro autorità.
Sotto Omar (634-644) e Othman (644-656), gli arabi abbattono
l’Impero Persiano e conquistano territori bizantini: Siria, Palestina,
Egitto e Libia.
La rapida espansione è favorita dal jihad (guerra santa), dalla
debolezza degli imperi nemici e dall’esperienza dei beduini nel
combattimento nel deserto.
Inizialmente, i popoli conquistati (soprattutto ebrei e cristiani)
possono mantenere la propria religione pagando una tassa; i pagani
devono convertirsi o morire.
Nel 661, con l’uccisione di Alì, nasce la dinastia omayyade, che
rende ereditaria la successione e sposta la capitale a Damasco.
Gli Omayyadi conquistano il Nord Africa, sbarcano in Spagna nel
711, e arrivano ai Pirenei, ma vengono fermati dai Franchi a Poitiers
nel 732.
Sono malvisti per le tasse alte e il lusso: nel 750 vengono rovesciati
dagli Abbasidi, che fondano una nuova dinastia con capitale a
Baghdad.
Gli Abbasidi rafforzano l’amministrazione: nominano visir e emiri,
ma nel tempo molti emirati diventano autonomi.
Nascono califfati indipendenti, come quello di Cordoba in Spagna,
dei Fatimidi in Egitto (969) e degli Aghlabidi in Tunisia, che
conquistano la Sicilia nel 827.
L’impero islamico si frammenta, ma resta unito da lingua, cultura e
religione, diventando una delle civiltà più influenti del Medioevo.
Il Rinascimento arabo
Gli Arabi, grazie ai contatti con varie civiltà, sviluppano il
commercio e danno forte impulso a scienza, filosofia e tecnica.
Traducono testi greci in arabo (soprattutto filosofici), salvandoli
dall’oblio, e introducono la carta, creando un’efficiente industria
libraria.
In geografia e astronomia perfezionano la cartografia, usano
l’astrolabio e introducono la bussola.
Diffondono la numerazione con lo zero, sviluppano algebra e
trigonometria.
In medicina fondano ospedali e università, studiano malattie fisiche
e psichiche, e ricavano farmaci da piante.
In chimica individuano numerosi elementi, tra cui il mercurio.
Perfezionano i sistemi di irrigazione e introducono nuovi prodotti
agricoli (riso, melanzane, albicocche, datteri).
La civiltà araba, tra VIII e XIII secolo, è più avanzata di quella
europea in quasi ogni campo del sapere.

La dinastia carolingia
Il Regno dei Franchi è inizialmente retto dai Merovingi, re deboli
detti "fannulloni", mentre il potere è esercitato dai maestri di
palazzo.
Carlo Martello, maestro di palazzo dal 714, sconfigge gli Arabi a
Poitiers (732), aumentando il proprio prestigio.
Nel 751, suo figlio Pipino il Breve depone l’ultimo re merovingio e si
fa incoronare re, con l’appoggio del papa Stefano II.
Nasce così la dinastia carolingia, da cui discenderà Carlo Magno.
Nel 754-756 Pipino interviene in Italia contro i Longobardi e dona al
Papa l’Esarcato di Ravenna e la Pentapoli, fondando lo Stato della
Chiesa.
L’alleanza tra Carolingi e papato si rafforza: il re nomina vescovi e
difende l’unità della Chiesa.
L’esercito viene riformato con l’introduzione della cavalleria
corazzata, costosa ma efficace.
Il potere centrale si rafforza, e i re carolingi assumono un ruolo
religioso e politico.
Il regno, prima diviso, è ora più unificato grazie alla nuova dinastia.
L’inizio del potere carolingio segna un legame profondo tra trono e
altare.

Carlo Magno
Nel 774, Carlo Magno arriva in Italia, chiamato da papa Adriano I
contro i Longobardi: sconfigge il re Desiderio e annette il Regno
longobardo al suo.
Anche il Ducato di Benevento è posto sotto controllo franco.
Nel 778 tenta la conquista della Spagna musulmana, ma ottiene
solo la fascia dei Pirenei fino a Barcellona.
A est conquista territori in Germania, sottomettendo
definitivamente i Sassoni nel 804, oltre ad Avari e Alamanni.
Il Regno dei Franchi si espande su gran parte dell’Europa centro-
occidentale.
Si forma un nuovo grande impero cristiano, simile a quello romano,
ma con centro nell’Europa continentale e sotto una popolazione
germanica.
Carlo assume un ruolo politico, militare e religioso di primo piano.
Il suo impero segna una nuova centralità dell’Europa del nord
rispetto al Mediterraneo.

Sacro Romano Impero


La notte di Natale dell’800, papa Leone III incorona Carlo Magno
imperatore a Roma: nasce il Sacro Romano Impero.
L’atto conferisce a Carlo legittimazione divina, ponendolo allo
stesso livello dell’imperatore bizantino.
Costantinopoli vede l’incoronazione come un’usurpazione, ma
accetta nel 812, in cambio dell’autonomia di Venezia.
Il papa si affranca dal potere bizantino, rivendicando il diritto di
legittimare l’autorità imperiale.
Trova in Carlo un protettore contro l’aristocrazia romana ostile.
Il potere della Chiesa si rafforza, grazie al controllo del territorio
attraverso vescovi e monasteri.
In un’Europa priva di una vera amministrazione, la Chiesa supplisce
con la propria struttura.
Il Sacro Romano Impero è cristiano, europeo e fondato sulla
collaborazione tra trono e altare.
La forza militare dell’Impero si fonda sulla cavalleria, composta
dall’aristocrazia franca, convocata ogni maggio da Carlo Magno.
Essere cavaliere è molto costoso: solo i nobili possono
permetterselo.
Carlo concede terre (feudi) in cambio di fedeltà (omaggio) e servizio
militare (vassallaggio).
Nasce così un sistema basato su rapporti personali tra sovrano e
vassalli.
Questo rende l’Impero fragile: la fedeltà non è verso la legge, ma
verso la persona del re.
Servono continue conquiste per premiare nuovi vassalli con terre.
L’Impero è diviso in contee e marche (zone di confine), governate
da conti e marchesi.
Essi amministrano giustizia, riscuotono tributi e reclutano soldati.
Per evitare che diventino troppo autonomi, Carlo invia i missi
dominici, ispettori fidati.
Anche l’imperatore viaggia spesso per controllare direttamente il
territorio.
La sede ufficiale della corte è Aquisgrana, in Renania.
Carlo promulga leggi generali (capitolari) valide in tutto l’Impero.
Si occupa anche di economia e scuola, cercando di migliorare
l’agricoltura e l’istruzione.
Fonda ad Aquisgrana la Schola Palatina, centro di formazione per la
classe dirigente.
Qui si studiano il latino e la cultura classica, rilanciando il sapere
antico.

La fine dell’impero
Dopo la morte di Carlo Magno nel 814, emergono i limiti nascosti
durante il suo regno. L’impero ha raggiunto la massima estensione
territoriale, senza più terre da assegnare per mantenere la fedeltà
dei vassalli. Senza nuove ricompense, il sistema feudale inizia a
indebolirsi. Inoltre, viene a mancare il prestigio personale e la
leadership carismatica di Carlo Magno, elemento chiave per l’unità
dell’impero. Questa situazione genera difficoltà nel mantenere il
controllo e la coesione politica. Il potere centrale si indebolisce
progressivamente. Inizia così un periodo di frammentazione e
instabilità. Le divisioni interne aumentano, compromettendo la
stabilità dell’impero. Il sistema politico e sociale ereditato da Carlo
Magno si rivela fragile senza la sua guida.

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