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Cap 5

Il capitolo analizza il concetto di economicità e equilibrio istituzionale, evidenziando l'importanza di un equilibrio tra obiettivi condivisi e ricompense adeguate per i membri di un'istituzione. Viene discusso l'equilibrio reddituale, l'efficienza, la congruità e l'equilibrio monetario come condizioni necessarie per garantire la durabilità e l'autonomia di un'azienda. Inoltre, si esplorano le specificità dell'economicità nelle famiglie, negli istituti pubblici e nelle organizzazioni non profit.

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Cap 5

Il capitolo analizza il concetto di economicità e equilibrio istituzionale, evidenziando l'importanza di un equilibrio tra obiettivi condivisi e ricompense adeguate per i membri di un'istituzione. Viene discusso l'equilibrio reddituale, l'efficienza, la congruità e l'equilibrio monetario come condizioni necessarie per garantire la durabilità e l'autonomia di un'azienda. Inoltre, si esplorano le specificità dell'economicità nelle famiglie, negli istituti pubblici e nelle organizzazioni non profit.

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CAPITOLO 5.

L’ECONOMICITÀ

Concetto di equilibrio istituzionale e economicità


L’istituto ha la necessità di raggiungere un equilibrio istituzionale, quindi ogni istituto essendo formato da
tante persone, risorse, contributi, ogni persona ha interessi propri che spesso entrano in conflitto con gli altri
soggetti. Ogni istituto, quindi, ha l’obiettivo di raggiungere una condizione di equilibrio, esso è dinamico (va
ricercato costantemente). Quando si dice che un istituto si trova a operare in una condizione di equilibrio
istituzione? quando vengono rispettati due presupposti, condizioni:
1. Tutte le persone che formano l’istituto (membri del soggetto dell’istituto) condividono gli obiettivi, i
valori, le logiche di funzionamento, il governo dell’istituto (disegno generale dell’istituto)
2. Queste persone, questi membri dell’istituto ricevano delle ricompense in base ai contributi che hanno
apportato
Queste condizioni sono importati per raggiungere una situazione di equilibrio istituzionale e mantenerla nel
corso del tempo in quanto questo aggregato di persone che formano l’istituto condividono un progetto a vita
e quindi devono condividere i valori, le logiche di funzionamento, altrimenti questo aggregato di persone non
può essere duraturo nel corso del tempo.
Ciò vale anche per l’azienda, non solo per l’istituto. In quanto l’azienda è l’ordine economico dell’istituto, fa
parte dell’istituto in quanto fanno parte di essa le stesse persone che compongono l’istituto. Quindi il soggetto
economico deve aspirare ad un equilibrio: l’equilibrio economico o economicità. Quindi ad una condizione di
ausiliario economico.
Per inquadrare la logica dell’argomento dobbiamo partire dall’equilibrio economico dell’azienda. Se essa
opera in condizione di economicità è un’azienda che riesce ad essere durabile ed autonoma nel corso del
tempo, perché riesce ad avere più risorse senza addebitarsi verso terzi (non deve dipendere da altri). Per
mantenere l’equilibrio economico l’azienda deve essere duratura e autonoma, deve riuscire ad avere
indipendenza economica e deve esser in grado di attrarre a sé le condizioni di produzione e di consumo, esse
sono necessarie per svolgere le proprie combinazioni economiche (attività economica), e deve essere capace
di remunerare queste condizioni di produzione e di consumo in modo adeguato.
Il principio di economicità impone al soggetto economico di rispettare una serie di condizioni, vincoli. Esse
sono:
1. Equilibrio reddituale
- Rispetto al tempo
- Rispetto all’oggetto

2. Efficienza e flessibilità delle combinazioni economiche

3. Congruità (o congruenza)
- Dei prezzi/costo – prezzi/ricavo
- Delle remunerazioni

4. Equilibrio monetario

Non bisogna confondere l’equilibrio economico (= economicità) e l’equilibrio reddituale.

1. EQUILIBRIO REDDITUALE
L’equilibrio reddituale si ha quando i ricavi (componenti positivi di reddito) superno i costi (componenti negativi di
reddito). L’eccedenza è destinata alla remunerazione adeguata dei due portatori di fattori di produzione e consumo. Se
non sono remunerati adeguatamente, l’azienda non può essere in grado di mantenerli vincolati a sé, quindi viene
compromessa la sua autonomia e durabilità nel tempo.
I ricavi si ottengono in base alla quantità venduta per il prezzo di vendita, così facendo ottengo il valore del ricavo. Ciò
avviene durante le negoziazioni dei fattori di produzione.
I costi sono invece i fattori produttivi che vengono acquisiti dall’impresa.
È importante che ci sia l’eccedenza dei ricavi rispetto ai costi perché, solo se l’impresa opera in posizione di equilibrio
reddituale è capace di produrre redditi, grazie ai quali andare a remunerare i prestatori di lavoro (fine economico
immediato dell’azienda di produzione).
- RISPETTO AL TEMPO
È necessario che l’equilibrio reddituale sia raggiunto costantemente nel tempo, ossia che in ogni momento che scandisce
la vita dell’azienda di produzione ci sia un'eccedenza dei ricavi sui costi.
L’equilibrio reddituale deve essere raggiunto nel medio/lungo termine, se dovesse accadere che in certi momenti della
vita dell’azienda di produzione i ricavi non sono sufficienti da coprire i costi, questo è sinonimo di non equilibrio. Ci
sono momenti nei quali può accadere che i ricavi non sono tali da coprire i costi (es. all’inizio, quando l’impresa viene
avviata). È importante che questa posizione di equilibrio reddituale venga rispettato nel medio/lungo termine (dopo 12
mesi).
Non tutte le aziende di produzione sono capaci di ottenere questo equilibrio reddituale nel medio/ lungo termine. Infatti,
le aziende di produzione (imprese che producono beni in serie, su larga scala (es. una casa editrice)) hanno dei cicli
operativi brevi, che si ripetono molto rapidamente (iniziano e si concludono anche più volte nei 12 mesi), ogni uno di
questi cicli operativi producono costi e ricavi. Quindi per questo tipo di aziende sarebbe ideale che l’equilibrio reddituale
fosse di breve termine (perché nell’arco di un anno ci sono più cicli operativi), quindi è importante che i ricavi di questo
periodo siano capaci di coprire i costi sostenuti.
Ci sono altre aziende che hanno invece cicli operativi pluriennali, molto lunghi (fino ad arrivare a 10 anni), alcune di
esse sono ad esempio le aziende che operano nel settore cantieristico, le aziende che costruiscono autostrade. Quindi
l’acquisizione di fattori di produzione avviene in un certo periodo (iniziale), e il collocamento sul mercato del prodotto
finito avviene dopo molto tempo, molti anni; quindi, anche il ricavo si avrà successivamente. In sostanza in tutto il
periodo iniziale l’azienda avrà solo costi; invece, negli anni finali avrà un ricavo. In questo caso l’equilibrio reddituale
deve essere raggiunto nel lungo termine, se non viene raggiunto nel breve termine.
- RISPETTO ALL’OGGETTO
Aggregazione aziendale: se un’azienda fa parte di un gruppo aziendale il soggetto economico, che deve analizzare
l’equilibrio reddituale, di quell’aggregazione aziendale dovrà fare le sue valutazioni in riferimento all’intero gruppo.
Queste aziende hanno delle relazioni di scambio. Si generano quindi dei ricavi e dei costi detti infragruppo (ricavi e
costi per effetto di negazioni e scambi tra aziende dello stesso gruppo per evitare che vengano duplicati i costi).

2. EFFICIENZA E FLESSIBILITÀ DELLE COMBINAZIONI ECONOMICHE


Il soggetto economico ha il diritto e il dovere di decidere, queste decisioni devono fare in modo che le combinazioni
economiche (insieme coordinato di operazioni) si svolgano con efficienze. Lo scopo è raggiungere il massimo risultato
con il minimo dispendio di energie. Di solito l’efficienza viene considerata come massimo risultato con il minimo
mezzo. L’attività economica è efficiente quando si ottiene il massimo risultato con il minimo mezzo.
L’efficienza è la relazione tra risultato conseguito e mezzi impiegati, e indica la relazione che intercorre tra risultati
conseguiti dall’azienda e le risorse impiegare per conseguire questi risultati.
Per misurare l’efficienza si va a calcolare il rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi (detto anche rendimento
fisico-tecnico dei fattori produttivi). Il rendimento si calcola con un rapporto, al numeratore avremo la quantità della
produzione ottenuta e il volume dei fattori produttivi impiegati.
Es. azienda di pasticceria, andiamo a calcolare l’efficienza del nostro processo produttivo: al numeratore mettiamo la
quantità di prodotti ottenuti, al denominatore mettiamo i fattori produttivi impiegati (100 panettoni e tot ore per ottenerli
= 20 (efficienza). Posso produrre quindi in un’ora 20 panettoni). Per poter dire se è efficiente o no bisogna fare un
confronto, bisogna che ci sia un termine di riferimento.
L’efficienza impatta sull’equilibrio reddituale perché se sono più efficiente dovrei avere più ricavi, perché riesco a
produrre ogni volta di più. Inoltre, l’efficienza spesso viene collegata anche all’assenza di errori, sprechi.
La flessibilità indica la capacità di un’azienda di adeguarsi prontamente all’ambiente mutevole in cui è inserita e senza
incorrere in costi eccessivi. Cioè la capacità di adattarsi in modo tempestivo alle condizioni mutevoli, senza incorrere
in costi eccessivi. La flessibilità in più rispetto alla dinamicità ha un vincolo, cioè che l’azienda deve essere capace di
adattarsi tempestivamente nel contesto in cui opera.
Abbiamo la flessibilità quando un’azienda riesce a sostenere dei costi aggiuntivi (che non devono essere eccessivi). Se
l’azienda non è flessibile le prospettive delle sue caratteristiche (durabilità e autonomia) sono compromesse.
L’efficienza è la flessibilità sono condizionati dalla remunerazione.

3. CONGRUITÀ
Congruo: un prezzo è congruo quando è adeguato, in linea a qualcosa. Nel nostro caso si parla della capacità di
un’azienda di ricompensare in modo adeguato i fattori di produzione. Il soggetto economico deve prestare la massima
attenzione a ricompensare, remunerare in modo adeguato i fattori di produzione.
- CONGRUITÀ DEI PREZZI-COSTI SOSTENUTI E DEI PREZZI-RICAVI CONSEGUITI
Congruità dei prezzi sta ad indicare i prezzi che vengono negoziati a lato delle operazioni di acquisto o di vendita. I
prezzi-costi sono i prezzi che vengono negoziati tra due parti (acquirente e compratore), i prezzi-ricavi sono invece i
prezzi negoziati tra le due parti nel momento della vendita. È importante che i prezzi siano adeguati, congrui e allineati
con il mercato
- CONGRUITÀ DELLE REMUNERAZIONI DEL CAPITALE PROPRIO DI LAVORO
Per dire che un’azienda è economica occorre anche accertare che essa rimuneri in modo soddisfacente, secondo il livello
giudicato tale dal costo-opportunità (cioè il costo che esprime il mancato rendimento che il conferente del capitale di
rischio sopporta per aver investito nell’azienda), anche il capitale proprio.

4. L’EQUILIBRIO MONETARIO
Si ha quando le entrate monetarie sono sufficienti a gestire le uscite monetarie. I ricavi e i costi misurano il valore dei
beni ceduti o acquistati, le entrate e le uscite monetarie invece riguardano il momento della prestazione (ovvero il
momento del remuneramento dello scambio).
È importate l’equilibrio monetario perché indica la capacità dell’azienda di produzione di far fronte in ogni momento
della sua vita a quelli che sono i suoi impegni di pagamento.
È il fluire del tempo l’elemento cruciale che determina e giustifica la necessità di considerare il rispetto dell’equilibrio
monetario. In quanto ci sono aziende che hanno bisogno di anticipare di molto i costi prima di conseguire i ricavi (es.
imprese cantieristiche o impiantistiche i cui lavori si sviluppano per anni, o quelle imprese che devono anticipare la
produzione per creare giacenze elevate che causano poi utilizzate nel periodo di punta delle vendite). Queste difficoltà
però sono temporanee, c’è un limitato rapporto sfavorevole tra costi e ricavi.
Ma nei casi di forte squilibrio di rendono necessari interventi istituzionali di adeguamento del capitale proprio.

Il principio di economicità non si identifica con un criterio massimizzante (massimizzazione del profitto), limitato e
rivolto esclusivamente ad una classe di soggetti. In realtà esso si traduce nel rispetto simultaneo delle condizioni
favorevoli al durevole mantenimento e allo sviluppo dell’azienda, intesa come mezzo per conseguire i complessi fini di
istituto.

L’economicità delle famiglie


Le condizioni di svolgimento economico duraturo si traducono nell'azienda familiare nel soddisfacimento dei fini
economici istituzionali. Nell'azienda familiare l'economicità viene conseguita se la produzione di redditi da lavoro e da
gestione patrimoniale consente i consumi misura adeguata alla posizione sociale e al progresso del tenore di vita della
famiglia. Questa produzione di redditi dovrebbe anche generare un risparmio in grado di alimentare un conveniente
patrimonio.
In un contesto socioeconomico, ad esempio, in cui lo stato offre una vasta serie di servizi sociali e previdenziali
l'esigenza di accumulare con il risparmio un patrimonio per consentire la futura vita economica dell'istituto familiare
può diventare meno pressante.
La valutazione dell'economicità deve estendersi anche alle altre aziende che entrano in contatto con essa e in particolare
l'azienda con posta pubblica statale.
Improvvisi tagli dei servizi sociali e l’inflazione sono esempi di fenomeni che possono creare gravi difficoltà nel
funzionamento dell'azienda familiare.
L'economicità dello Stato degli istituti pubblici
Le combinazioni economiche delle aziende di istituti pubblici territoriali si svolgono secondo economicità se si
realizzano i fini e si rispettano le condizioni seguenti:
- La produzione e il consumo di beni pubblici che vengano giudicate soddisfacenti per il funzionamento e lo
sviluppo sociale ed economico di una collettività
- La corresponsione di remunerazione adeguata ai collaboratori e ai finanziatori
- L'elevata efficienza delle combinazioni economiche
- L'imposizione di tributi che siano ripartiti secondo criteri di equità condivisi dalla collettività
- L'attuazione di una gestione patrimoniale che produca redditi convenienti
- La realizzazione di un risultato sintetico di risparmio in misura tale che non sia compromessa la stabilità del
sistema economico nazionale o dello stesso sistema politico e sociale

L'economicità degli istituti non profit


Per gli istituti non profit vale quanto detto per le imprese anche se gli istituti non profit non operano cedendo prodotti a
condizioni di mercato e non devono (non possono) distribuire risultati reddituali residui.
L'equilibrio reddituale non si realizza come equilibrio tra costi e ricavi, esso si realizza facendo conto su elargizioni
volontarie, donazioni, quote associative, lavoro volontario, … provenienti prevalentemente da soggetti privati ma anche
de enti pubblici.
Tali flussi di contributi molti casi svaniscono da pochissimi anni di attività dell'istituto quando la carica originale si
esaurisce. Due modelli ideali che garantiscono una buona stabilità sono:
1. Il modello dell'associazione chiusa, nella quale ciascuno degli associati riceve benefici dall'appartenenza
all'istituto e la fruizione di tali benefici è subordinata al versamento dei contributi
2. Il modello della fondazione costituita con l'apporto di un patrimonio da reddito sufficientemente grande da
garantire con i suoi frutti la copertura di gran parte dei costi correnti dell'istituto
Quando i flussi destinati all'attività dell'istituto non profit diventano insufficienti ci sono tre alternative:
1. La cessazione dell'attività dell'istituto
2. La Rifondazione dell'istituto con ingresso di un nuovo soggetto privato
3. Il passaggio dell'istituto nella sfera dello Stato con la perdita dello status di istituto non profit
L'obiettivo della massimizzazione della dimensione dei volumi di risorse gestiti può essere ispirato anche dal desiderio
di dare visibilità e potere all'istituto alle persone che lo guidano. Il divieto di distribuire i risultati reddituali riduce la
tensione alla minimizzazione dei costi.
Molti istituti non profit offrono beni che producono sistematicamente perdite poiché gli utenti non ne coprono i costi.
Le tipiche forme di copertura di tali perdite sono due: Il sussidio incrociato (Beni dell'istituto non profit ceduti a
condizioni che producano un margine positivo, un'utile), le donazioni (Viste come il prezzo che i donatori sono disposti
a pagare per beni che saranno goduti da altri).

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