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Usare L' Inflazione Per Svalutare L' Euro? Ecco Com e La Germ Ania Si È Avvantaggiata Sul Sud Europa

Il documento discute l'uso dell'inflazione come strumento di svalutazione competitiva, evidenziando come alcuni Paesi, in particolare la Germania, abbiano beneficiato di tassi di inflazione più bassi rispetto ai Paesi del Sud Europa. Viene spiegato che la svalutazione monetaria può avvenire attraverso l'aumento della base monetaria o la vendita della valuta, e che in un'unione valutaria come l'euro, le differenze di inflazione possono portare a svalutazioni reali. Infine, il documento confronta i tassi di inflazione dei Paesi dell'area euro, mostrando come la Germania abbia mantenuto un'inflazione significativamente più bassa rispetto ad altri Paesi come Italia e Spagna.

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Usare L' Inflazione Per Svalutare L' Euro? Ecco Com e La Germ Ania Si È Avvantaggiata Sul Sud Europa

Il documento discute l'uso dell'inflazione come strumento di svalutazione competitiva, evidenziando come alcuni Paesi, in particolare la Germania, abbiano beneficiato di tassi di inflazione più bassi rispetto ai Paesi del Sud Europa. Viene spiegato che la svalutazione monetaria può avvenire attraverso l'aumento della base monetaria o la vendita della valuta, e che in un'unione valutaria come l'euro, le differenze di inflazione possono portare a svalutazioni reali. Infine, il documento confronta i tassi di inflazione dei Paesi dell'area euro, mostrando come la Germania abbia mantenuto un'inflazione significativamente più bassa rispetto ad altri Paesi come Italia e Spagna.

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Usare l'inflazione per svalutare - Chiamiamole svalutazioni competitive. - Il Sole 24 ...

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18 giugno 2013

Usare l'inflazione per svalutare l'euro? Ecco


com e la Germ ania si è avvantaggiata sul Sud
Europa
di Vito Lops

Chiamiamole svalutazioni competitive. Nella storia dell'economia se ne contano a manciate. Una


moda che prosegue ininterrotta anche nel corso dell'attuale crisi economica e finanziaria globale dove,
dietro lo slogan di "guerre delle valute", si nasconde proprio il tentativo di alcuni Paesi di abbassare il
valore della propria divisa in modo tale da risultare più competitivi all'estero, esportare di più e
quindi smuovere il Pil. La moneta la si svaluta in vari modi: la tecnica più gettonata al momento è
quella di stamparla a go-go. Aumentando la base monetaria diminuisce così il valore delle singole
banconote. Una svalutazione monetaria che non sempre si riflette nell'economia reale (con un
contestuale aumento dell'inflazione): perché qui entra in ballo il fattore velocità. Se la moneta
stampata circola nell'economia reale con la stessa velocità con cui viene iniettata nel sistema dalle
banche centrali, allora le probabilità che svalutazione monetaria e inflazione si assomiglino è più alta.
Altrimenti svalutazione monetaria e inflazione prendono strade diverse. Ne è un esempio quello che è
successo all'Italia nel 1992 quando uscì dallo Sme e, a fronte di una svalutazione della lira del 20%,
l'inflazione dell'anno successivo non superò il 5%.
Un'altra tecnica che le banche centrali possono utilizzare per svalutare la valuta è quella di venderla.
Come ogni merce, infatti, anche una valuta si deprezza quando aumenta la propensione a venderla.
E poi c'è una terza via che i Paesi hanno per svalutare. E' una via indiretta e non a disposizione di
tutti. Per poterne usufruire bisogna innanzi tutto appartenere a un'unione valutaria a cambio rigido,
quale è appunto l'euro. Il secondo passo è quello di essere in grado di generare meno inflazione degli
altri Paesi che appartengono alla stessa area valutaria. Perché, a parità di cambio, la differenza la fa
l'inflazione.
Un esempio. Un Paese A e Paese B che fanno parte della stessa area valutaria partono da 100. A fine
anno il Paese A produce un'inflazione di 1,5 e il Paese B produce un'inflazione di 3. Ne consegue che
l'anno successivo, le merci vendute dal Paese A costeranno 101,5 e quelle vendute dal Paese B
costeranno 103. Al mercato dei cambi (che resta rigido) non è data alcuna possibilità di correggere
l'asimmetria che si è creata. Se poi questo processo accade sistematicamente di anno in anno, il
divario aumenta sempre più. E quindi la svalutazione reale che viene sintetizzata dal tasso di cambio
reale (che esprime appunto il differenziale di inflazione tra due Paesi che operano a parità di cambio)
si amplia.
Vediamo come è andata in questi primi 13 anni dell'area euro. La tabella allegata mette in confronto
l'evoluzione del tasso di inflazione dei 17 Paesi dell'area euro, partendo dall'anno in cui hanno iniziato
a utilizzare la moneta unica. Di questi, 11 Paesi sono entrati nel 1999, poi è stata la volta della Grecia
(2001), Slovenia (2007), Malta e Cipro (2008), Slovacchia (2009), Estonia (2011).
Restringiamo il confronto ai primi 11 Paesi, tra cui rientrano quelli dell'Europa del Nord (in questo
momento in forte surplus commerciale) e quelli dell'area del Sud, che li si chiami Pigs (+Italia) o in
altri modi la sostanza non cambia: sono quelli che negli anni di permanenza nell'euro hanno
accumulato i più forti deficit commerciali.

[Link] 05/11/2013
Usare l'inflazione per svalutare - Chiamiamole svalutazioni competitive. - Il Sole 24 ... Pagina 2 di 2

Partendo da 100 e capitalizzando di anno in anno le percentuali di inflazione notiamo che il valore più
basso appartiene alla Germania. In questi 13 anni ha registrato un tasso di inflazione complessivo del
25,5% (22,9 sommando nominalmente le variazioni). In pratica è come se un chilo di pane costasse 1
euro nel 1999 e 1,25 adesso. In Italia il tasso finale, partendo da 100, sfiora 139: 14 punti in più
rispetto alla Germania. Quindi quel chilo di pane che a parità di cambio costava 1 euro nel 1999,
adesso costa 1,39. Peggiore il quadro della Spagna dove la rivalutazione dei prezzi si è attestata al
47%. Stesso discorso per la Grecia e gli altri Paesi che hanno mantenuto un regime di inflazione più
alto rispetto ai Paesi che, come la Germania, sono riusciti a contenere il tasso di inflazione anche
perché agevolati dal fatto che la loro economia si è sviluppata negli ultimi anni più sulle esportazioni
(di merci e capitali) che non sui consumi interni (che sono quelli che poi generano più inflazione).
Seguendo la stessa logica la Germania (125) ha svalutato anche sulla Francia (128) che a sua volta
però ha svalutato nei confronti degli altri Paesi dell'area.
Questa del tasso di cambio reale (differente inflazione tra Paesi a parità di cambio) è un'altra delle
distorsioni tra le economie nazionali, dopo quella dello spread sui titoli di Stato e sui finanziamenti
interbancari, che la crisi dell'euro sta mettendo a nudo.
[Link]/vitolops

18 giugno 2013

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[Link] 05/11/2013

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