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ESTETICA

Il documento esplora l'evoluzione del concetto di arte e verità attraverso le principali correnti filosofiche, dall'antichità alla contemporaneità, con particolare attenzione alla street art. Viene analizzato il rapporto tra arte e verità in diverse epoche, evidenziando le visioni di Platone, Aristotele, Kant, Hegel, Nietzsche e Heidegger. Infine, si discute la crisi della rappresentazione nell'arte contemporanea e l'importanza dell'esperienza estetica come rivelazione della verità.
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ESTETICA

Il documento esplora l'evoluzione del concetto di arte e verità attraverso le principali correnti filosofiche, dall'antichità alla contemporaneità, con particolare attenzione alla street art. Viene analizzato il rapporto tra arte e verità in diverse epoche, evidenziando le visioni di Platone, Aristotele, Kant, Hegel, Nietzsche e Heidegger. Infine, si discute la crisi della rappresentazione nell'arte contemporanea e l'importanza dell'esperienza estetica come rivelazione della verità.
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ESTETICA

1. Fornire delle coordinate teoriche per delineare le linee tendenziali di sviluppo dell'esperienza estetica
nella tarda modernità e nella contemporaneità

2. Le origini della street art

3. Esiste un paradigma dell'arte contemporanea? Se sì, la street art può essere collocata all'interno di
questo paradigma?

4. La street art tra universalità e manifestazione delle identità culturali

5. La street art e il dialogo tra tradizione e presente

Il corso si articolerà attraverso il continuo riferimento a produzioni di street artists.

Bibliografia:

P. Montani, Arte e verità dall'antichità alla filosofia contemporanea. Un'introduzione all'estetica, Roma-
Bari, Laterza, 2002.

G. Di Giacomo, Dalla modernità alla contemporaneità: l’opera al di là dell’oggetto, "Studi di Estetica", 1-


2/2014, pp. 57-84, ISSN 0585-4733.

L. Ferrara, M. Mondino, S. Stano, I “graffi” della protesta. Street art, barriere artificiali e forme di
espressione del dissenso, "Lexia. Rivista di semiotica", numero speciale su Protesta (dicembre 2012), pp.
161–205.

G. Travaglini, Street Art and the New Status of the Visual Arts, "Aisthesis", 2019, 12(2), pp. 177-194.

Punto primo:

Il libro *Arte e verità dall'antichità alla filosofia contemporanea. Un'introduzione all'estetica* di P. Montani
esplora il concetto di arte in relazione alla verità, tracciando un percorso attraverso le principali correnti
filosofiche e estetiche, dall'antichità fino alla filosofia contemporanea. Montani analizza come il rapporto
tra arte e verità sia stato inteso e trasformato nel corso della storia della filosofia, riflettendo su come
differenti epoche e pensatori abbiano concepito l'arte non solo come una forma di espressione estetica, ma
anche come una modalità di conoscenza e di ricerca della verità. L'autore si sofferma sulle teorie di filosofi
cruciali come Platone, Aristotele, Kant, Hegel, Nietzsche e Heidegger, mostrando come le loro idee
abbiano influito sul pensiero estetico e sulla concezione dell'arte. Il libro propone una riflessione
sull'evoluzione del concetto di verità nell'arte e su come l'arte possa andare oltre la mera
rappresentazione della realtà, diventando un mezzo attraverso cui l'essere umano interroga e
comprende il mondo.

ARISTOTELE: “l’arte è una disposizione accompagnata da ragionamento vero”

(l'arte è un atto intenzionale, razionale, dove la tecnica e la creatività sono accompagnate da una
comprensione profonda e vera della realtà. L'artista non crea a caso, ma secondo una verità che è
conoscibile e che guida la sua opera)

1. Il rapporto tra arte e verità nell'antichità (Platone e Aristotele)

Platone: Platone è una delle figure fondamentali in questo dibattito. Nel Timeo e nella Repubblica, Platone
sviluppa una concezione dell'arte come imitazione (mimesis) del mondo delle idee. L'arte, in questo senso,
è vista come una riproduzione della realtà sensibile, che è di per sé una copia imperfetta del mondo ideale
e quindi lontana dalla verità. Per Platone, l'arte può fuorviare l'anima, inducendo l'individuo a credere che
ciò che percepisce con i sensi sia la vera realtà.

Aristotele: Aristotele, al contrario, sviluppa una visione più positiva dell'arte, particolarmente nella sua
Poetica. Per lui, l'arte non è semplicemente imitazione, ma una rielaborazione creativa della realtà che
permette di cogliere verità universali. L'arte, specialmente la tragedia, ha la capacità di esprimere la verità
tramite l'emozione e l'intuizione, e non solo attraverso il ragionamento logico. In questo modo, l'arte può
essere considerata un mezzo per comprendere la condizione umana e la verità morale.

Domanda: legame tra arte e verità

2. L'estetica kantiana e la nozione di "giudizio di gusto"

Immanuel Kant: Kant, nella Critica del giudizio, affronta la questione della bellezza e dell'arte in relazione
alla capacità di esprimere una verità universale, ma senza un contenuto razionale esplicito. Il giudizio
estetico è per Kant un giudizio disinteressato, che non dipende da utilità o interesse personale. La bellezza,
in questa concezione, non è un attributo oggettivo delle cose, ma una qualità che emerge dall'interazione
tra l'oggetto e il soggetto, un'esperienza che ci fa sentire una "universalità senza concetto". Questo
concetto si collega alla sua visione di una verità estetica che è non razionale, ma profondamente
esperienziale, e che stimola la riflessione e la libertà dell'individuo.

3. Hegel e la dialettica dell'arte

Georg Wilhelm Friedrich Hegel: Per Hegel, l'arte è un mezzo attraverso cui lo Spirito (la realtà assoluta) si
manifesta nel mondo. Nella sua Estetica, Hegel teorizza che l'arte esprime una verità attraverso la forma
sensibile, ma che questa espressione è storicamente limitata. La verità assoluta, che è un processo
dialettico, si svela nel corso del tempo, e l'arte è uno stadio iniziale di questa auto-manifestazione dello
Spirito. L'arte si sviluppa storicamente e si avvicina sempre di più alla filosofia, che rappresenta la forma più
alta di conoscenza della verità, una verità che è concettuale e razionale. Secondo Hegel, quindi, l'arte ha
una verità specifica, ma questa è destinata a cedere il passo alla filosofia come il veicolo privilegiato della
conoscenza della realtà.

4. La critica della modernità e Nietzsche

Friedrich Nietzsche: Nietzsche, in modo radicale, rifiuta sia la concezione platonica che quella hegeliana
dell'arte. Nelle sue opere, come La nascita della tragedia e Al di là del bene e del male, Nietzsche propone
un'idea di arte come espressione della volontà di potenza e della forza vitale. L'arte non è una
riproduzione della verità universale, ma una creazione che nasce dal conflitto, dal dionisiaco, dal caos, e che
esprime la volontà di affrontare l'assurdo dell'esistenza. Per Nietzsche, l'arte è una forza liberatrice che,
anziché cercare di rivelare verità razionali, aiuta l'individuo a vivere in modo autentico e a confrontarsi
con l'irrazionalità del mondo.

5. La filosofia contemporanea e l'arte come rivelazione

Martin Heidegger: In ambito contemporaneo, Heidegger riprende il tema dell'arte come rivelazione della
verità. Nella sua riflessione sull'estetica e sull'arte, Heidegger sostiene che l'arte ha la capacità di aprire un
"spazio" in cui la verità si manifesta in modo originale. L'arte non è un semplice oggetto estetico, ma una
modalità attraverso cui l'essere (la realtà) si svela. In particolare, nella sua analisi della pittura di Van Gogh,
Heidegger parla di come l'arte può far emergere l'autentica presenza delle cose, rivelando il loro essere più
profondo. In questo contesto, l'arte non è più vista come imitazione della realtà, ma come un atto di
rivelazione dell'essere.

6. L'arte contemporanea e la crisi della rappresentazione


L’arte contemporanea, in particolare a partire dal XX secolo, ha visto una progressiva liberazione dalle
tradizionali forme di rappresentazione. Gli artisti contemporanei, influenzati dalle teorie di Nietzsche e
Heidegger, hanno messo in discussione il legame tra arte e verità oggettiva, spostandosi verso una
concezione dell'arte come espressione di soggettività e di esperienze individuali. L'arte contemporanea si
caratterizza per una pluralità di approcci che sfidano l'idea di verità univoca, invitando lo spettatore a
partecipare attivamente nella costruzione del significato e della verità delle opere.

La verità dell’arte è adeguata ad esprimere il carattere contingente e temporale della nostra esistenza. Il
compito di esprimere l’essenza, il cuore dell’esistenza umana non spetta alla scienza. La verità dell’arte va
contemplata in termini diversi dalla verità della scienza. È una verità storica e finita.

Legame tra arte e verità

Martin Heidegger: “l’origine dell’opera d’arte” in Sentieri Interrotti (1936). Per Heidegger, l'arte è una
modalità di pensiero e di essere che ci mette in relazione con l'autenticità dell'esistenza. Interpretazione
di un quadro di Van Gogh (“un paio di scarpe”). Heidegger non si limita a un'interpretazione estetica del
dipinto, ma cerca di comprenderlo come un “luogo” in cui accade qualcosa di più profondo: l'opera d'arte,
secondo Heidegger, è il mezzo attraverso cui viene svelata una verità. Nel dipinto di Van Gogh, Heidegger
osserva che le scarpe non sono semplicemente rappresentate come oggetti fisici, ma sono portatrici di un
significato più profondo. Le scarpe non sono solo scarpe; sono "le scarpe di un contadino". In questa
lettura, Heidegger si sofferma sull'aspetto "usato" delle scarpe: sono consumate dal tempo e dall'uso,
eppure conservano in sé la traccia di un'attività, di una vita vissuta. Le scarpe sono portatrici di una storia e
di una tradizione di lavoro, rappresentano l'umiltà, la fatica, la vita quotidiana. Heidegger considera l'opera
di Van Gogh come un'illuminazione della "verità dell'essere" che si manifesta attraverso l'oggetto più
ordinario. Non è un'interpretazione moralistica, ma un'apertura a una dimensione più profonda della
realtà, che va oltre la mera apparenza. L'artista, in questo caso Van Gogh, non si limita a dipingere una
scena, ma permette all'oggetto (le scarpe) di rivelarsi per ciò che realmente è, attraverso una forma che
va oltre. Nel dipinto di Van Gogh, le scarpe non sono trattate come semplici oggetti, ma come "cose" che
rivelano una verità profonda dell'essere.

Ogni ente ed ogni mezzo è legato ad una rete infinita di significati: il mondo in cui ogni ente ed ogni essere
umano è inserito. Compartecipazione della persona al suo mondo nel gesto di utilizzare il mezzo (come la
contadina con le scarpe): fidatezza

Fidatezza: L'uomo non è un soggetto che osserva passivamente il mondo, ma è un "esserci" che si trova in
relazione con il mondo e con gli altri. La fidatezza è una modalità di apertura e di coinvolgimento autentico
con il mondo. l'uomo è sempre già "gettato" in una situazione storica e sociale, e deve continuamente
fare esperienza del mondo con una certa apertura e fiducia nelle cose e nelle persone, pur essendo
consapevole della finitezza della propria esistenza. In altre parole, l'uomo è costantemente coinvolto in una
rete di relazioni in cui deve affidarci e "sperare" che il mondo non lo tradisca, ma anche essere pronto a
fare i conti con la possibilità che le cose possano non andare come previsto.

Attraverso il quadro capisco che l’essenza del mezzo non sta nel suo utilizzo ma nella sua fidatezza (rete di
significati cui è connesso).

Attraverso l’opera d’arte io colgo un significato più originario del mezzo, quindi l’opera d’arte è evento di
verità. Il mondo della tecnica ha ridotto tutto a strumento, ma noi attraverso l’opera d’arte facciamo
un’esperienza più originaria del mezzo e quindi facciamo esperienza di verità.

A partire dall’opera d’arte emerge una cultura, un mondo storico-sociale. Il momento fondante di un’epoca
è l’opera d’arte.

Tema dell’originalità dell’opera d’arte.


Tema del “genio”. Legato all’originalità, alla novità, alla scoperta. Non deve essere pensata nell’idea di un
genio creatore che si separa dal mondo della vita pratica per creare. Il genio è la capacità di creare una
nuova regola del senso, per vedere ed interpretare il mondo.

Proviamo a rifarci ad un’opera classica di Sofocle (tragedia greca). La grande opera fornisce strumenti per
interpretare il mondo. L’Edipo Re è stato indagato da innumerevoli filosofi. Fornisce esperienza viva e
nuovo materiale per il pensiero. In questo è formalmente diversa dalla scienza.

Quando noi parliamo di universalità dell’opera d’arte dobbiamo comunque tenere in considerazione la
temporalità e la mutevolezza di questa verità.

La verità dell’edipo Re, affidata anche alle sue interpretazioni, è una verità storica, legata
all’interpretazione umana data col passare del tempo.

È considerata opera di genio? Cosa ci restituisce l’edipo re? La verità della natura e della condizione
umana. L’edipo re trasmetteva una realtà condivisa, sacra e politica nell’antica Grecia, con una valenza
conoscitiva. Non era una verità soggettiva, individuale, ma intersoggettiva, sociale. Ha attraversato i secoli
restando (all’interno del nostro contesto) una verità intersoggettiva che noi interpretiamo.

Heidegger odia il termine genio, perché è un concetto che conduce l’arte ad un’esperienza soggettiva che
allontana l’arte dalla verità.

Se l’arte rimane su un livello puramente estetico non ci serve ad indagare la realtà.

Come è stato usato il concetto di genio nella contemporaneità?

Oggi è un termine abusato perché considerare un artista geniale giustifica automaticamente ogni sua opera
come geniale. Per far salire le quotazioni di opere in fondo di poco valore.

Basi su cui si forma l’estetica moderna

nasce nel 700 e viene fondata da due filosofi: Batteux e Baumgarten.

Charles Batteux è noto soprattutto per il suo lavoro "Les Beaux-Arts réduits à un même principe" (1746), in
cui cerca di unificare le diverse arti basandosi su un unico principio estetico. Batteux propone che tutte le
belle arti imitino la natura e che la loro bellezza risieda nella capacità di riprodurre la perfezione naturale in
modo armonioso. Questa nozione di imitazione (mimesi) è un'idea centrale nella teoria estetica di Batteux
e ha influenzato notevolmente il pensiero successivo sull'arte.

Alexander Gottlieb Baumgarten, invece, è considerato il fondatore dell'estetica come disciplina filosofica
autonoma. Nei suoi scritti, in particolare "Aesthetica" (1750/1758), Baumgarten introduce il termine
"estetica" per indicare la scienza della conoscenza sensibile. Contrariamente alla tradizione filosofica che
privilegiava la conoscenza razionale, Baumgarten sostiene che le percezioni sensibili e le emozioni estetiche
hanno un ruolo cruciale nella comprensione della realtà. La sua opera getta le basi per un'analisi
sistematica delle esperienze artistiche e delle percezioni estetiche

Baumgarten: “l’estetica è la scienza della conoscenza sensibile in senso lato”

Gnoseologia Inferiore

Baumgarten sviluppa la sua teoria della conoscenza sensibile nel contesto della gnoseologia, che divide in
due parti fondamentali: estetica e logica. L'estetica, o "gnoseologia inferiore" come la definisce
Baumgarten, concerne la conoscenza sensibile, mentre la logica si riferisce alla conoscenza intellettuale.

Conoscenza Sensibile vs Intellettuale


Secondo Baumgarten, la differenza tra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale non è sostanziale,
ma di grado. La conoscenza sensibile è considerata più oscura e confusa a causa della contingenza dei
sensi, mentre quella intellettuale è chiara e distinta. Tuttavia, Baumgarten attribuisce un valore autonomo
alla conoscenza sensibile, che, pur essendo meno chiara, possiede un proprio valore intrinseco, diverso e
slegato da quello della conoscenza logica.

Estetica e Poesia

Baumgarten usa espressioni come "arte del bel pensare" per descrivere l'estetica, indicando che questa
forma di conoscenza è espressa particolarmente bene nella poesia. La poesia rappresenta un modo di
conoscere il particolare concreto, in contrasto con l'universale astratto tipico della conoscenza intellettuale.

Influenza e Impatto

L'approccio di Baumgarten ha avuto un impatto significativo sui dibattiti filosofici dell'Illuminismo.


Tentando di conciliare razionalità e sensibilità, la sua opera ha prefigurato molti dei dibattiti successivi sul
ruolo della percezione sensoriale e razionale nella comprensione estetica. Pensatori come Immanuel Kant
hanno ulteriormente sviluppato queste idee, influenzati dal lavoro di Baumgarten.

Illuminismo: idea che l’arte, espressione esemplare dell’espressione sensibile, è secondaria, inessenziale
rispetto alla conoscenza razionale, si allontana dall’idea di verità.

Per il mondo antico i sensi erano rivolti fondamentalmente all’esterno, verso gli enti, erano il mezzo
attraverso cui il soggetto conosceva la realtà esterna (così i greci pensavano l’arte), nella teorizzazione di
Baumgarten la sensibilità nelle rappresentazioni artistiche non è volta a conoscere la realtà esterna ma è
rivolta verso l’interiorità del poeta. Ciò che conta non è la rappresentazione esatta, ma piuttosto
l’espressione di ciò che vive il poeta interiormente quando ha esperienza di queste rappresentazioni
sensibili (Ciò che vive l’animo del poeta, il sentimento che l’artista spontaneamente produce).

Il pensiero dell’arte contemporanea è fondato sull’idea che il prodotto importante dell’arte sia ciò che
l’animo del poeta produce e non la rappresentazione sensibile (idea di artisticità a fondamento della
soggettivizzazione dell’esperienza estetica, a pari passo con la perdita del valore di verità dell’arte, che
diventa legato all’individualità). Se tutta l’arte ha l’individualità dell’artista come fondamento, si perdono i
valori oggettivi di rigorosità e verità (tendenza della modernità). Progressiva crescita dell’enfasi del termine
genio creatore, che non ha bisogno di una realtà fuori di sé, ma di una fonte di ispirazione spontanea.

Batteaux fonda il sistema delle belle arti

Il filosofo francese Charles Batteux, nella sua opera "Le Belle Arti ridotte a un unico principio" del 1746,
propose una tripartizione del dominio delle arti basata sulla nozione di imitazione della natura. Egli cercava
di unificare e sistematizzare le arti, offrendo un modello teorico che permettesse di comprenderle tutte
sotto un unico principio.

1. Arti che imitano la bellezza in natura: come la pittura e la scultura. Attraverso il concetto di imitazione
generale, hanno lo scopo di creare opere che rappresentino fedelmente la bellezza trovata in natura.
Imitando la bellezza naturale, queste arti possono elevare lo spirito umano.

2. Arti che imitano le azioni umane: come la poesia e il teatro. Viste come imitazioni della condotta umana,
dei sentimenti e delle passioni. In queste arti, l'attenzione non solo è focalizzata sull'estetica, ma anche
sulla capacità di rispecchiare e riflettere le emozioni e le azioni umane.
3. Arti che operano con mezzi intermedi: arti intermedie, come la musica. Non imitano direttamente la
natura né le azioni umane, ma attraverso suoni e composizioni, possono evocare emozioni e immagini che
rendono tangibile l'armonia della natura stessa.

Attraverso queste categorie, Batteux contribuì enormemente all'estetica e alla filosofia dell'arte illuminista,
cercando di rendere più comprensibile e ordinato il mondo delle arti attraverso la lente della ragione e
dell'imitazione naturale.

Con la nascita della scienza moderna e del sistema galileiano la ragione scientifica assume un valore
prioritario e diventa il modello veritativo del pensiero. In un’epoca così caratterizzata, la conoscenza
sensibile decade a conoscenza inferiore e l’arte diventa un’esperienza secondaria e non essenziale (a
differenza del mondo antico). si viene a produrre un orizzonte di pensiero in cui l’arte e la poetica
diventano esperienze inessenziali (superflue). Per molti l’arte non ha nulla a che vedere con ciò che conta
all’interno della vita (questo pensiero trova fondamento proprio nella nascita dell’estetica moderna).

L'estetica illuminista segna un'epoca di profonde trasformazioni nel modo in cui l'arte e la bellezza sono
percepite. Questo periodo, che si estende grosso modo dal XVII al XVIII secolo, si fonda sull'esaltazione
della ragione, della scienza e del miglioramento umano tramite la conoscenza.

Giuseppe di Giacomo

“dalla modernità alla contemporaneità, l’opera al di là dell'oggetto”

Di Giacomo esplora l'evoluzione dell'arte contemporanea, analizzando come essa si è distaccata dalla
concezione tradizionale dell'arte come oggetto fisico. Un aspetto centrale dell'opera è la
dematerializzazione dell'arte, dove l'opera d'arte non si riduce più ai suoi limiti materiali o formali, ma si
presenta come una serie di atti che coincidono con la loro realizzazione. Questo include tendenze come
l'arte performativa e concettuale, che sfidano la nozione tradizionale di arte come oggetto tangibile.
L'analisi di Di Giacomo pone un forte accento sulla pluralità dei mondi artistici. Secondo lui, il XX secolo ha
visto la coesistenza di più visioni dell'arte, che vanno oltre la semplice dicotomia tra avanguardia e
tradizione.

Esiste un paradigma che caratterizza l’arte contemporanea? Noi possiamo definirla attraverso un
principio comune?

Intorno agli anni 30 si verifica una rottura col modernismo e l’arte moderna. I paradigmi scientifici sono
incompatibili tra loro, quando subentra un nuovo paradigma quello precedente viene annullato, nel campo
artistico invece i paradigmi spesso si intrecciano (le tendenze dell’arte moderna si compenetrano con
quelle dell’arte contemporanea).

“rivoluzione artistica” a partire dall’arte contemporanea

quando parliamo dei momenti fondativi dell'arte contemporanea secondo Giuseppe Di Giacomo, possiamo
partire da queste pietre miliari:

1. L'Orinatoio di Marcel Duchamp (1917): Conosciuto come "Fountain", Duchamp ha rivoluzionato la


concezione dell'arte con questo ready-made, un comune orinatoio esposto come opera d'arte. Questo
gesto ha messo in discussione i canoni tradizionali di ciò che può essere considerato arte.

2. Il Disegno di de Kooning Cancellato da Robert Rauschenberg (1953): Rauschenberg ha preso un disegno


di Willem de Kooning e lo ha cancellato, creando così una nuova opera d'arte. Questo atto ha enfatizzato
l'importanza del processo e del concetto nell'arte contemporanea.
3. Il Foglio di Carta Attraversato da Murakami: Numerosi artisti concettuali e della performance, come
Murakami, hanno sfidato l'idea di arte come oggetto fisico. La performance e l'atto artistico diventano
centrali, rappresentando un importante sviluppo nell'arte contemporanea.

4. Il Vuoto di Yves Klein (1958): Nell'esposizione "La Spécialisation de la Sensibilité à l'État Matière
Première en Sensibilité Picturale Stabilisée, Le Vide", Klein ha presentato una galleria completamente vuota
come un'installazione artistica. Questo evento ha spinto i limiti delle installazioni e dell'arte concettuale.

Questi momenti mostrano una progressiva “dematerializzazione dell'arte” e l'importanza crescente del
“concetto e del processo” sul prodotto finale. Emanati dall'intuizione di artisti come Duchamp, le opere di
de Kooning/Rauschenberg, Murakami e Klein sono manifestazioni chiave di come l'arte contemporanea si
allontana dal tradizionale modello di “oggetto d'arte”. Di Giacomo ritiene essenziali queste evoluzioni non
solo per il loro contenuto visivo ma anche per l'esplorazione di idee e pratiche nuove nell'estetica.

L’orinatoio di Duchamp propone una riflessione sulla natura dell’arte, problema importante e urgente nella
riflessione dada (rapporto tra arte e mondo, arte che diventa appannaggio di un élite, mondo chiuso nelle
mostre, a braccetto col mercato e con l’industria culturale).

Secondo Di Giacomo il principio che fonda l’arte contemporanea è che essa stessa non si fonda più nella
consistenza sensibile e materiale dell’opera, ma nel processo e nelle interpretazioni che ne derivano.
Questo principio ha tre conseguenze:

1 Allografismo: l’arte contemporanea esiste attraverso l’interpretazione e le riproduzioni delle opere. La


fruizione non è più legata ad un luogo o un tempo determinato (chiesa, museo).

2 l’opera d’arte contemporanea tende ad essere un’arte del racconto, ha bisogno del linguaggio verbale. è
collocata nel flusso del racconto.

3 L'opera d’arte tende a l'autoreferenzialità. il tema diventa la natura dell’arte stessa. l’opera d’arte non
parla più del mondo, delle persone, della politica, della verità, di dio, ma tende a parlare di sé stessa.

l’arte diventa riflessione, filosofia. si sposta verso la dimensione concettuale.

street art

L. Ferrara, M. Mondino, S. Stano, I “graffi” della protesta. Street art, barriere artificiali e forme di
espressione del dissenso, "Lexia. Rivista di semiotica", numero speciale su Protesta (dicembre 2012)

L'articolo esamina l'uso della street art come mezzo per esprimere dissenso e protesta contro barriere
artificiali. Si concentra su due casi di studio principali:

1. Muro di Berlino: Analizza come il muro di Berlino sia stato un simbolo di divisione e oppressione, e come
la street art abbia giocato un ruolo cruciale nel trasformarlo in un emblema di libertà e resistenza.

2. Muro di Separazione in Palestina: Esplora l'uso di graffiti e stencils sul muro di separazione come forma
di protesta contro la sua presenza, mettendo in luce le storie personali e le narrative collettive che
emergono attraverso l'arte.

Riguardo agli artisti specifici, l'articolo fa riferimento a noti street artist come Banksy, che ha realizzato
numerosi murales sul muro di separazione in Palestina, e artisti locali anonimi che hanno contribuito a dare
voce alle comunità oppresse attraverso la loro arte.

Questa analisi semiotica mette in luce come la street art non solo abbellisce gli spazi urbani, ma diventa
anche un potente strumento di contestazione politica e sociale.
opere degli artisti citati nell'articolo "I graffi della protesta":

Banksy

Muro di Separazione in Palestina:

“The Flower Thrower”: Raffigura un manifestante che lancia un mazzo di fiori al posto di una molotov.
Questo murale è una potente icona di pace e resistenza.

“Colomba della Pace”: Una colomba in volo con addosso un giubbotto antiproiettile, rappresenta la fragilità
della pace nella regione.

“Girl Frisking Soldier”: Una bambina palestinese perquisisce un soldato israeliano, invertendo i ruoli
convenzionali di potere.
Artisti del Muro di Berlino

“East Side Gallery”: Questa sezione del muro di Berlino è stata trasformata in una lunga galleria d'arte
all'aperto dopo la caduta del muro. Alcune delle opere più celebri includono:

“My God, Help Me to Survive This Deadly Love” (di Dmitri Vrubel): Conosciuta anche come “The Socialist
Fraternal Kiss”, questo murale raffigura il bacio tra il leader sovietico Leonid Brezhnev e il leader della
Germania dell'Est Erich Honecker.

L'articolo di Graziella Travaglini, "Street Art and the New Status of the Visual Arts", pubblicato nel 2019 su
Aisthesis esplora la natura innovativa della street art e la sua nuova posizione socio-politica rispetto alle
arti visive tradizionali.

Temi Principali: Innovazione della Street Art (l’articolo mette in evidenza come la street art rappresenti una
forma di espressione artistica emergente che sfida le tendenze dominanti nell'arte visiva
contemporanea.), nuovo Status Socio-Politico (l'autrice discute il nuovo ruolo socio-politico della street
art, derivato in parte dalla sua accessibilità e dalla sua presenza diretta negli spazi urbani, rendendola una
voce potente per il dissenso e la protesta.), differenze Con Le Arti Visive Tradizionali (Travaglini confronta
la street art con le arti visive tradizionali, sottolineando le caratteristiche distintive che rendono la street art
una forma d’arte unica e riconoscibile.)

Riassunto dell'articolo:

L'articolo di Travaglini analizza la street art come una forma d'arte innovativa che sfida e ridefinisce i confini
tradizionali delle arti visive. La street art viene interpretata come un fenomeno culturale e sociale emerso
spontaneamente nel contesto urbano, in reazione alle dinamiche di alienazione e degrado delle città
contemporanee. L'autrice si concentra sul suo significato estetico, politico e sociale, affrontando anche il
fenomeno della sua istituzionalizzazione. La street art si sviluppa in spazi urbani pubblici, spesso
marginalizzati o abbandonati, trasformandoli in luoghi di espressione creativa. L'intervento artistico
trasforma questi luoghi in spazi di dialogo con la comunità. Questa forma d'arte è intrinsecamente legata
alla contestazione delle strutture di potere e alla denuncia di problemi sociali come disuguaglianze,
discriminazione e degrado urbano. Travaglini mette in evidenza come la street art si opponga alla tendenza
contemporanea verso la dematerializzazione dell'arte. Essa conserva un legame forte con la materialità e
l'esperienza fisica, offrendo opere che si integrano con l'ambiente circostante. L'autrice confronta la street
art con l'arte contemporanea, sottolineando alcune differenze fondamentali:

1. Democratizzazione dell'arte: La street art non richiede contesti istituzionali (come musei o gallerie) per
essere apprezzata, rendendola accessibile a tutti.
2. Coinvolgimento del pubblico: Lo spettatore non è solo un osservatore passivo, ma partecipa attivamente
al processo di interpretazione e fruizione dell'opera nel suo contesto urbano.

3. Critica ai circuiti istituzionali: Mentre l'arte contemporanea spesso si inserisce in un sistema economico
e istituzionale elitario, la street art si pone in opposizione a questi meccanismi, mantenendo una forte
carica di contestazione.

Un aspetto importante analizzato nell'articolo è il processo di istituzionalizzazione della street art. Negli
ultimi anni, molte opere di street art sono state trasferite in contesti espositivi tradizionali. Questo
fenomeno, pur aumentando il riconoscimento della street art, solleva interrogativi sulla perdita del suo
spirito originario. Travaglini riflette su come alcuni artisti accettino l'ingresso nei circuiti istituzionali,
mentre altri preferiscano rimanere fedeli alla natura spontanea e ribelle di questa forma d'arte.

L'articolo si conclude evidenziando il ruolo cruciale della street art nel ridefinire il rapporto tra arte, spazio
pubblico e comunità. Nonostante la crescente istituzionalizzazione, la street art conserva la sua capacità di
promuovere una riflessione critica sulle dinamiche sociali e di sfidare le convenzioni artistiche e culturali.

Nell'articolo Graziella Travaglini fa riferimento ad alcuni artisti specifici per illustrare i punti principali della
sua analisi. Gli artisti menzionati rappresentano esempi significativi della varietà stilistica, tematica e
contestuale della street art. Tra questi ci sono:

Banksy: Emblema della street art contemporanea, noto per i suoi stencil ironici e politicamente carichi.
Travaglini discute il suo impatto sulla percezione pubblica e istituzionale della street art, nonché il suo ruolo
nella trasformazione di spazi urbani e nella critica sociale.

“Girl with balloon”

JR: Famoso per le sue fotografie di grande formato installate in spazi pubblici, JR utilizza il suo lavoro per
dare voce a comunità marginalizzate e creare un dialogo sociale attraverso immagini potenti e
provocatorie.
"Women Are Heroes"

Blu: Un artista italiano noto per i suoi murales di grandi dimensioni e le animazioni video che affrontano
temi sociali, politici e ambientali. Travaglini analizza il suo approccio critico e la capacità di trasformare il
paesaggio urbano con narrazioni visivamente complesse.

"Big Fish Eats Small Fish"

Murale a Berlino
Shepard Fairey (Obey): Celebre per l'iconico manifesto "Hope" di Barack Obama e per la campagna "Obey
Giant". Fairey è utilizzato come esempio di come la street art possa acquisire una forte valenza politica e
simbolica, diventando un mezzo di comunicazione globale.

Attraverso l’analisi di questi testi traiamo dei punti di riferimento riguardo la nascita, lo sviluppo e le
tendenze che riguardano la street art.

È difficile dare una definizione inconfutabile, sempre vera di cosa sia la street art. Possiamo limitarci a dare
delle definizioni tendenziali, la tendenza per così dire di una certa arte a comportarsi in un certo modo.
Spesso veniamo incontro a delle controtendenze anche all’interno di uno stesso movimento artistico.

1. origini storiche della street art, come si configurano i primi movimenti, qual è il paradigma
fondamentale che le opere di street art presentano al loro nascere?

Nascono nel tessuto urbano, sono opere di protesta e si oppongono all’arte istituzionale. Nel suo sviluppo
però queste caratteristiche mutano nel momento in cui diventano esse stesse istituzionali. Hanno come
origine di fondo l’idea di riplasmare e ridare valore comunicativo e politico a materiali inerti, di scarto che lo
sviluppo delle città produce. Per esprimere la sua natura contro corrente deve mantenere un legame
stretto con i materiali e il contesto urbano. Nasce spontaneamente, senza committenti, nei quartieri
periferici delle metropoli. Nelle periferie spesso le architetture non sono state pensate per una vita sociale,
comunitaria, sono architetture che producono isolamento. La street art si sviluppa con l’intento di
denunciare l’alienazione della vita urbana e ridare comunicabilità a degli spazi “vuoti”. Ridare linguaggio a
ciò che è inerte e renderlo vivo dal punto di vista politico, sociale e culturale.

Molti studiosi di storia dell’arte leggono la street art all’interno dei canoni dell’arte contemporanea. Noi
leggeremo questo fenomeno in controtendenza, per la sua capacità di inglobare i materiali inerti
dell’architettura contemporanea, riabilitando l’esperienza sensibile ed estetica. L’arte ripone di nuovo al
centro l’uso dei materiali dentro cui è cavata. L’annullamento della dimensione materiale tipico dell’arte
contemporanea viene sostituito da un’opera d’arte che di nuovo è calata nelle condizioni sensibili
dell’esperienza. Le opere della street art inoltre sono sempre calate in un contesto politico, sociale ed
economico (originariamente delle periferie delle metropoli, poi anche nelle zone di confine, sui muri - di
berlino, in cisgiordania - ). Il fine dell’opera d’arte contemporanea è di andare a finire in un museo o in una
galleria, la street art invece opera per strada, nei luoghi di disagio, dove nasce il dolore, che viene
compreso e utilizzato come spazio d’arte. Si sviluppa in antitesi all’arte pubblica e nasce come arte
illegale, senza commissione, spontanea (street art), non è remunerata: è arte di protesta.

Perché consideriamo la street art come una pratica artistica in controtendenza rispetto alle principali
dinamiche dell'arte contemporanea?

per una serie di motivi legati al suo approccio estetico, alla sua natura sociale e al suo rapporto con lo
spazio pubblico:

1. Legame con la materialità e il contesto urbano

Materialità dell'opera: La street art si caratterizza per il suo forte radicamento fisico nello spazio urbano,
in contrasto con la tendenza contemporanea verso la smaterializzazione dell'arte, spesso presente nelle
installazioni concettuali e digitali. Le opere di street art sono realizzate su superfici pubbliche come muri,
edifici e infrastrutture urbane, rendendole inseparabili dal loro contesto.

Contesto ambientale: L'arte contemporanea, spesso esposta in ambienti neutri come gallerie e musei, si
distacca dal luogo in cui è creata. La street art, invece, è intrinsecamente legata al luogo specifico,
trasformandolo e dialogando con esso.

2. Accessibilità e democratizzazione

Rifiuto dei circuiti istituzionali: La street art nasce fuori dai circuiti ufficiali dell'arte, come musei, gallerie e
fiere, sfidando le dinamiche di mercato e le gerarchie artistiche. Questo approccio ribalta l'esclusività
dell'arte contemporanea, rendendo le opere accessibili a chiunque passi per la città.

Interazione con il pubblico: La street art non richiede un pubblico elitario o specializzato; al contrario, si
rivolge direttamente alle persone che vivono o attraversano lo spazio urbano, democratizzando l'esperienza
artistica.

3. Carica politica e sociale

Vocazione di protesta: Molti artisti di street art utilizzano le loro opere per denunciare ingiustizie sociali,
politiche o ambientali. Questo la rende un'arte militante e partecipativa, che contrasta con la tendenza
dell'arte contemporanea a essere spesso autoreferenziale o a concentrarsi su temi astratti e concettuali.

Critica al consumismo e al mercato dell'arte: La street art sfida le logiche di commercializzazione dell'arte
contemporanea, spesso producendo opere che non sono destinate alla vendita o alla collezione, ma a
restare nel dominio pubblico.

4. Esperienza sensoriale diretta


Impatto visivo immediato: La street art utilizza immagini forti e simboliche che catturano l'attenzione del
pubblico, spesso contrastando con la complessità teorica e intellettuale richiesta dall'arte contemporanea.

Relazione con l'ambiente: A differenza di molte opere contemporanee che richiedono una mediazione per
essere comprese, la street art si integra direttamente nello spazio urbano e crea un dialogo immediato
con lo spettatore.

In sintesi, la street art si pone in contrapposizione all'arte contemporanea perché privilegia la materialità,
la partecipazione pubblica e il contesto sociale, rifiutando le logiche di esclusività e istituzionalizzazione
tipiche del mondo dell'arte tradizionale. Questo la rende una forma d'arte profondamente radicata nella
realtà sociale e nello spazio pubblico.

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