TEMA 6: CARATTERISTICHE DELLA CONOSCENZA INTELLETTIVA
A-L'OGGETIVITA' (verità):
I- Punto di partenza : il problema critico per [Link]. La conoscenza è direttamente oggettiva, perché
si conosciamo l'immagine delle cose (como dice l'idealismo), la conoscenza sarebbe conoscenza di immagine
non di cose, invece noi non conosciamo l'impressione o l'immagine, ma la stessa cosa, così, conoscere la cosa è
conoscere la verità della cosa.
II- L'oggettività-verità della conoscenza:
1-La definizione di verità: Adaequatio ut aequalitas, proporzione, cioè una certa uguaglianza tra il pensiero e la
cosa.
2-La verità è nei sensi, nella quidditas, o nel giudizio? La verità si trova nell'intelletto che compone e divide,
poiché la verità ha il suo fondamento nelle cose, ma formalmente essa si realizza nella mente, quando questa
apprende le cose così come sono.
3-La falsità logica: Nelle cose non c'è verità né falsità, ma nell'intelletto che giudica, componendo e dividendo;
la falsità consiste in: attribuire la definizione di una cosa all'altra, o ammettere insieme due caratteristiche
diverse.
B-L'AUTOCOSCIENZA
III- L'autocoscienza della conoscenza umana:
1-Definizione: L'uomo si autopossiede attraverso le proprie attività conoscitiva, volitiva affettiva.
L'autocoscienza si ottiene mediante un processo riflessivo.
2-Due classi di riflessione:
i) riguardo alla natura- passa attraverso la trafila degli oggetti, degli atti e delle potenze, cioè mediata per una
faticosa indagine, per una riflessione attenta.
ii) riguardo all'esistenza- viene colta immediatamente, cui basta solo la presenza della mente, l'atto che l'anima
che conosce se stessa.
IV- Problemi per discussione:
[Link]- La verità non è uguaglianza fra due cose uguale, ma diverse, meglio sono due modi diverse di
esistere.
[Link] cogliamo tutta la verità della cosa, ma solo la quiddità, così in certo senso non c'è verità. --nostro
intelletto è certo che non esaurire tutto che è la cosa, ma prende la parte più essenziale.
[Link] verità non è uguaglianza della forma con la cosa, ma uguaglianza intenzionale del mio intelletto con la cosa,
cioè intelletto e la cosa non sono due cose diverse, poiché, "intelectus in actus est intellectum in actum".
[Link] è una compressione parziale, prendiamo l'essenziale, ma né sempre quel che prendiamo è essenziale
alla conoscenza.
[Link] riflessa - è concomitante, coscienza che non abbiamo conoscenza, cioè faccio reditio completa senza
prendere coscienza (giudizio).
*Chiarificazione dell'autocoscienza riguardo alla natura e all'esistenza.
*Il problema dell'autocoscienza è un punto ancora in discussione.
-Coscienza riflessa: S. Tommaso distingue (come Agostino): L'anima ama e conosce sempre se stessa non in
modo attuale, ma abituale, nel percepire, il proprio atto conosce se medesimo tute le volte che conosce qualcosa.
In questa fase non c'è la riflessione completa, ossia deve avere l'evidenza del giudizio, vediamo che è così perciò
giudichiamo -per fare giudizio deve avere la presenza dell'atto, l'evidenza, al contrario rimanerebbe nel dubbio.
-Posso riflettere sul nostro atto, non è abituale, un fatto tematizzato, che melo presento di modo puro, è
riflessione seconda, cioè attuale e volontaria; facendo questa riflessione si scopre la nostra stessa natura, che già
era, ma infusamente, adesso ci conosciamo come essere conoscente.
-Per noi l'autocoscienza è più semplice a quelli che negano la spiritualità, perché, come può spiegare
l'autocoscienza si nega la spiritualità, giacché l'autocoscienza si può affermare soltanto affermando la spiritualità
dell'anima? Nell'autocoscienza la verità adaequatio, che si trova formalmente nella mente, è adesso trovata come
conosciuta.
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C-L'UNIVERSALITA'
Bisogna chiarire che cosa è l'universalità: E' proprietà dell'intelletto umano conoscere le forme che
hanno una sussistenza individuale nella materia , ma non in quanto sono in una determinata materia. Conoscere
ciò che si trova nella materia, ma non come si trova nella materia, significa astrarre la forma dalla materia
individuale rappresentata dai fantasmi, nostra conoscenza conosce le cose materiale mediante l'astrazione dai
fantasmi (abstrahendo a phantasmatibus).
L'astrazione (universalità), è il passaggio della materialità all'intelligibilità. Prima la mente è solo nel
possesso dei fantasmi di cose singole e della facoltà intellettiva di accorgere le idee (intelletto passivo o
possibile), dopo si ammette l'intelletto agente, cioè un intelligibile per attuare l'intelletto possibile, l'intelletto
agente genera gli intelligibile astraendole dalla materia e dalle condizione materiale che sono i principi di
individuazione, così l'intelletto agente è la causa principale che produce la rappresentazione delle cose
nell'intelletto possibile, e, i fantasmi ricevute dalle cause esterne costituiscono la causa strumentale.
Il fondamento dell'universalità è l'essenza, perché l'astrazione separa la forma della materia; ciò che
astrae nella materia individuale è un universale. L'astrarre l'essenza attraverso la forma , cioè per astrarre
l'essenza bisogna fare una relazione.
L'intelletto c'è un doppie astrazione mentale : dal particolare - universalità astratta; e l'astrazione della
forma della materia - universalizzazione.
Il sbaglio dell'idealismo è che la conoscenza umana è falsa dovuto e vana a causa della sproporzione fra
le idee universale e gli oggetti particolari; questa incapacità di distinguere il modo di essere delle cose nella
mente e allo stato naturale.
* Fino a che punto è accettabile l'astrazione dell'intelletto umano?
D-CERTEZZA
Certitudo proprie dicitur firmitas adhaesionis cognitivae in suum cognoscibile - adesione ferma della
facoltà conoscitiva all'oggetto conosciuto. Ciò avene quando intelletto è determinato ad una cosa sola.
L'assentimento si scrive nella dimensione riflessiva della verità. La certezza è lo stato della mente che
si adire fermamente e senza nessun timore a una verità; la certezza è anche l'evidenza oggettiva che fondamenta
la propria certezza come stato della mente.
L'evidenza è la presenza d'una realtà inequivoca e chiaramente data, cioè il conosciuto si trova avanti il
conoscente in sua stessa realtà, della che stà presente la realtà stessa.
Per i seguace della filosofia analitiche positivista la certezza è la vivenza dell'evidenza, e l'evidenza è
l'unico fondamento sufficiente della certezza.
La seconda operazione dell'intelletto è il luogo della certezza, cioè quando l'intendimento si adire ad
una proporzione vera. Proprio perché il processo del giudizio ha due fase: costruzione di un'enunzione, e
consenso che il predicato appartenne alla cosa. Da questa forma, l'assentimento stà in contrapposizione alla
proporzione senza fondamento reale.
Forma della facoltà: cioè mancanza della verità in una determinata facoltà, è dovuta a causa di:
a. ignoranza;
b. dubbio (malattia del pensiero); la certezza non c'è dubbio. Il dubbio è il movimento della ragione verso
entrambe le parti di una contraddizione senza decidere per una.
L'oggetto conosciuto : adesione della mente alla cosa, l'intelletto conferisce alla cosa attualità
Le cause della determinazione della certezza sono tre, perciò anche sono tre specie di certezza. Le
cause sono tre: l'evidenza razionale immediata (principi primi), l'evidenza razionale mediata (conclusione di
ragionamenti), e l'autorità (verità di fede) - volontà commando l'intelletto.
*Problemi: L'evidenza è proprietà delle cose o dell'intelletto? Come tale è dell'intelletto, ma bisogna fare
riferimenti alle cose.
-Il plesso proporzionale e l'assenso.
-L'assenso è necessario per avere certezza.
-L'evidenza è nella cosa, ma la certezza io che la pongo.
-L'evidenza è metà strada come è l'adaequatio, non il fine; - il fondamento della verità è immediato, è
dell'oggetto e per l'oggetto, perché l'evidenza é proprietà della verità, non una cosa.
*Anche è importante l'argomento dell'universalità, essa è proprietà della conoscenza, allora, come ne ha
l'oggettività?
* Platonici: l'universale esiste sia nella mente sia al di fuori della mente, e in entrambi casi formalmente.
* Nominalisti: l'universale non esiste né nella mente né
nella realtà al di fuori della mente, ma è semplicemente una funzione del linguaggio, cioè flatus vocis.
* Realismo moderato (S. Tommaso): che fa la differenza dell'universale potenziale nelle cose, e uno
formale nella
mente. Universale si intende due cose: la natura stessa della cosa e l'astrazione o universalità
della medesima,
la natura che diviene oggetto di conoscenza esiste nei singolari concreti, mentre l'atto
conoscitivo si devono
all'intelletto, in fine l'universalità c'è il fondamento
nelle cose, ma trova la sua effettiva realizzazione nella
mente.
-Fonte della certezza è l'oggetto in quanto presente, cioè la certezza è dell'oggetto, ma in quanto presentato alla
mente, quando fa apparire la sua realtà, allora, elemento oggettivo, ma anche soggettivo, perché l'oggetto si
manifesta alla mente.
Jorge Ribeiro