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DIALECT

Il documento esplora il metodo dialettico alla luce delle dottrine non scritte, evidenziando la sua universalità e la sua applicazione nella filosofia platonica. Si sottolinea come la dialettica permetta di comprendere la relazione tra unità e molteplicità, conducendo alla conoscenza del Principio Supremo, il Bene-Uno. Infine, si afferma che il metodo dialettico è essenziale per analizzare e spiegare la complessità della realtà e le interazioni tra le idee.

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DIALECT

Il documento esplora il metodo dialettico alla luce delle dottrine non scritte, evidenziando la sua universalità e la sua applicazione nella filosofia platonica. Si sottolinea come la dialettica permetta di comprendere la relazione tra unità e molteplicità, conducendo alla conoscenza del Principio Supremo, il Bene-Uno. Infine, si afferma che il metodo dialettico è essenziale per analizzare e spiegare la complessità della realtà e le interazioni tra le idee.

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ATENEO REGINA APOSTOLORUM

(Facoltà di filosofia)

IL METODO DIALETTICO ALLA LUCE DELLE


DOTTRINE NON SCRITTE

NOME - JORGE RIBEIRO DE SOUSA


ROMA, 03 FEBBRAIO 1995
(FS 2006 )

INTRODUZIONE
La Dialettica è universale perché il tipo di affermazione che fa non ammette limite e se
applica a tutti gli oggetti, come ci dice Migliori 1, anche perché l'identità fra metodo e realtà, tra
essere e conoscere, che per una parte se presenta come una operazione logica, che consente di
verificare la validità di una struttura conoscitiva, nel contempo, questa struttura concerne il reale
a tutti i livelli.
Come la dialettica è il passaggio indicato come astrazione (àfaíresis) dall'essere al
principio, pertanto nell'ambito delle <<Dottrine non scritte>> -che è il nostro scopo in questo
lavoro-allora il metodo dialettico non è orientato solo alla Piramide 2 dei generi, ma può essere
compreso anche come analisi degli elementi, cioè questo metodo è il processo che consente la
compressione del tutto e quindi di ciascuno3.
Il procedimento dialettico perciò evidenzia, e risolve, la struttura uno-molteplice del
reale perché questa é stabilita dalla dipendenza di tutta la realtà da due principi, limite ed
illimitato, e del loro agire e patire, se può dire seguendo questa stessa linea che il reale è un
<<misto>> uni-molteplice, che si presenta come la determinazione dell'indeterminato 4.
Proprio perché in questa struttura <<bipolare>> sorge tutta la realtà, possiamo dire
com Merlan5 che tutto ciò che è, è ultimamente riducibile ai contrari; tutti i contrari sono
ultimamente riducibile alla opposizione, meglio ancora, tutti le coppie di contrarie se riducono
ultimamente all'antitesi: Uno-molteplice; se capisce perché soltanto il metodo dialettico è
adeguato alla stessa realtà ed è l'unico che può arrivare allo scopo di questa stessa realtà, per
mezzo dei suoi processi ascensivo e discensivo.
In fine, diremo che è il metodo dialettico, così visto alla luce delle <<dottrine non
scritte>> che permette di conoscere il culmine della realtà, che è l'unione con l'Uno steso, perciò
è il metodo dialettico il più appropriato alla conoscenza della realtà che è già nei suoi Principi
primi dialettica.

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1 - Cfr. Migliore, L'uomo..., pp.102-3; cit. completa dell'opera nella bibliografía.
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2 - Kramer, Dialettica...
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3 - Filebo, 63 C.
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4 - Migliore, L'uomo..., [Link]. p.436.
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5 - Merlan,P., Dal Platonismo al Neoplatonismo. Vita e Pensiero, Milano, 1990.
IL METODO DIALETTICO DI PLATONE ALLA LUCE
DELLE DOTTRINE NON SCRITTE

Se si cerca di vedere l'intero corso del movimento nel suo complesso, se vedrà che
l'imprescindibile valore del contenuto della tradizione indiretta con relazione al metodo dialettico,
poiché solo a sottratto degli scritti non se raggiunge la compiutezza della propria esposizione
orale, dato che esse metodo era usato da Platone nell'ambito del discorso orale, allora il metodo è
imprescindibile perché possa ricostruire il quadro generale di quella realtà di cui questo metodo è
inserito a spiegare, principalmente quando se assume un peculiare significato in rapporto alla
filosofia platonica. Com questa premessa possiamo aggiungere che il molteplice sensibile se
spiega con le idee che sono unità, ma che la loro unità insieme formano una molteplicità
intelligibile6, allora, queste idee in quanto <<molteplice>> richiede di salire a <<un secondo
livello>> come esigenza della loro spiegazione, qui entra in effetti il ruolo del metodo dialettico,
cioè dà una raggione esplicativa di tutti gli elementi particolari, le sue relazione con l'intelligibile
e da esse arrivare al Principio Supremo, l'unità, ossia il Bene-Uno.
Le idee ed i sensibili hanno un rapporto reale, ma allo stesso tempo, logico, di
implicazione, non di causazione, perciò sono risultate essere immobile, senza passaggio nel tempo
e nel spazio, da questo se chiarisce che le sfere delle realtà devono derivare le une delle altre,
altrimenti nell'essere non sarebbe nessuna unità, che implica la necessità sia dell'uno sia della
molteplicità delle sfere, è pecorrendo tutte queste idee che si perviene l'idea di bene, poiché il
metodo vale per tutte le cose, vale anche per l'idea del Bene.
Quando nella <<Repubblica>> 534, Platone dice che <<dialettico>> è che sa rendere
raggione dell'essenza di ciascuna cosa, capiamo che è la dialettica che dimostra come le idee o
genere partecipano reciprocamente alla comunanza che si istaura fra il molteplice delle idee, cioè
come ciascun genere possa comunicare; il metodo dialettico in questa linea è quel procedimento
che attraverso le idee giunge all'idea suprema, il che presuppone infatti le <<dottrine non
scritte>>, altrimenti se rimane al piano delle idee- Idea.
Platone ammette il metodo dialettico per risolvere il problema della stessa realtà, perché
solamente un metodo capace di raggiungere in se dialettica sarebbe adeguato per la sua
conoscenza totale; così il metodo dialettico viene in rapporto con la conoscenza massima, cioè il
Bene di cui è lo scopo culminante di tutta la realtà. Perciò, l'ambito di applicazione della dialettica
comprende l'indagine, apprendimento e l'insegnamento che non se distinguono sostanzialmente,
giacché la dialettica non è funzionali a giochi logico-linguistici fine a se stessi, ma per una
diairetica7 che presta attenzione a tutte le molteplice possibilità insite nel reale stesso.
Per via da questo metodo se avrà una visione articolato del reale e una conoscenza che
cresce davvero, pertanto, è l'unico indicato alla compressione di una realtà che è, come già
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6 Reale, Per una nuova..., op. cit., p.216.
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7 La diairesi (sinosi) non è un giocco consistente nel dividere in due o più parti un concetto, ma implica
l'intreccio di cose diverse. Il momento diairetico e sinnottico sono elementi di un più vasto complesso ed è
questa complessità che Platone pone l'evidenzione, fino ad arrivare una unità stabilita tra diversi componenti ben
mescolato fra loro.
abbiamo detto e diremo di più, per sua stessa natura, uno-molteplice. Se non se conosce le uni-
molteplicità di ogni dato reale, in effetti, diviene impossibile qualunque svolgimento
argomentativo e qualunque argomentazione8, perché il livello di penetrazione del metodo è in
grado di spiegare, vede, prevedere le somiglianze e le dissomiglianze tra i generi, e anche cogliere
le affinità e non meno per scoprire il genere intermedio fra due generi dati, cioè il metodo
dialettico è il procedimento che riguarda ogni possibile specie, ogni compressione dell'esistente,
che dimostra la partecipazione reciproca di essere e non-essere nella stessa realtà.
Ogni singola cosa, come ogni singolo genere oppongono una propria resistenza alla
compressione, all'argomentazione dialettica, poiché la polarità fondamentale, uno-molteplice
appaiono indissolubilmente legate in tutta la realtà, allora, "l'indagine della realtà rimanda
invariabilmente a un Principio -unità-di carattere metempirico"9, che in ogni caso l'unità resta il
costitutivo ontologico fondamentale nel principio opposto 10, proprio in quanto Uno, cioè Misura
esatissima, ciò non implica soltanto la coesistenza di aspetti diversi nella stessa realtà, ma la
reciproca partecipazione delle idee; come queste è il punto fondamentale e culminante della
Paideia dell'Accademia, doveva esser riservata alla dimensione della <<oralità>>, delle dottrine
non scritte11, a quale è risolta solo con il metodo dialettico, e per raggiungere tale scopo il metodo
è profilato in due ambite: ascensivo e discensivo, o meglio, generalizzante ed elementarizzante.
Per portare la dialettica platonica del genere fino alle ultime conseguenze, dove ciascun
genere è legato all'esperienza e che la propria "dialettica ha come suo compito essenziale non
tanto quello di <<dominare>> le idee, ma quello di <<discorrere>> su di esse, di analizzare le
condizione di possibilità e il darsi effettivo dell'accordo e dell'esclusione dei generi, dalla loro
comunicazione e <<divisione>>12", questo riferimento correlativo fra principio primo e essere è il
modo per cui l'unità se rapporta con il mondo, cioè tramite la misura lo stesso Bene-Uno se fa
presente nelle cose.
Così l'esperto in dialettica, che distingue adeguatamente la struttura e la gerarchia delle
forme, che pratica il metodo della raccolta e della divisione, che riconosce nell'essere e nel non-
essere le cause (unità e molteplicità, intesi come alterità) rispettivamente, della loro spiegazione o
separazione, è in grado appunto di sapere in quale senso due determinante forme si combinano e
in quale senso non si combinano, cioè quale dei generi se accordino e con quali se escludono, e
con quale reciprocamente si accordino e si escludono, il che richiede la fatica di passare dall'uno
al molti e dal molti all'uno.
In questo appare una ulteriore difficoltà, perché per poter porre il problema della
comunanza fra i generi è bisogno porre anche che l'avvenire al problema all'essere è dato dal fatto

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8 Cfr. Migliore, op. cit., p. 428.
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9 Trabattoni, F., Una nuova interpretazione del Parmenide di Platone, in <<elenchos>> 1993, fasc. 1. (Il
cursivo è nostro).
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10 Reale, Per una nuova..., op. cit., p. 257.
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11 Cfr. Kramer, Platone..., op. cit., p. 196.
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12 Cfr. Movia, op. cit., p.476.
che l'apparire, il sembrare, il non-essere è qualcosa, anche se "un qualcosa di non vero" 13, giacché
esse non-essere è il <<diverso>>, che spinge a ammettere il metodo dialettico come condizione
per fornire la medicina, cioè dimostrare che non ogni genero comunica nello steso modo, ma
adesso la difficoltà è capire i legame fra i generi; rispondiamo che per un ragionamento corretto -
dialettico-, non c'è più problema perché questo capita propriamente le cose <<intermedie>>,
consiste nell'applicare l'uno ai molti, perciò lega i generi fra di loro.
Come pensare una realtà che comprendi elementi così diversi sia una unità. Qui l'identità
del genero con se stesso appare del tutto insufficiente a garantire un altissimo grado di
somiglianza per le specie sottostanti. Quello che si richiede è una articolata visione del reale, che
intreccia simile e dissimile con unità e molteplicità, se sia nella linea che l'uno stesso ad esse in se
molteplice e precisamente in modo che ognuno dei membri sia esso stesso questo uno: "La mia
mano che colpisce, sono io stesso"14, che vuol dire che il metodo prevede l'individuazione del ciò
che unifica diverse cose, e qui se coglie le distinzione all'interno di entrambe queste cose, e in che
modo se intrecciano, la dove il metodo è legato al solo sviluppo del rapporto tra i concetti e le idee
delle cose.
Ma non solo l'idea di essere, ma tutto ciò che è definibile come un <<misto>>, l'unità e
molteplicità; l'unità non assoluta, perché in quanto ente, l'idea del proprio essere è un misto, allora
se vede che certe forme comunichino con altre, mescolano con altre, ma altre oppure no, perciò la
definizione di una idea sempre parte da quella di ogni altra realtà, come l'essere ultrapassa ogni e
tutte le idee, è la condizione perché le idee se comunichino tra loro, pertanto, la dialettica in
quanto riguarda l'esser e ne ha una visione complessiva ed articolata, cogliendo l'unità nella
molteplicità è la scienza suprema, e come tale, il compito del dialettico è di cogliere con una
visione, una singola idea che se estende nei molti.
Poiché le idee sono unità di un molteplice, esse consentono di ricondurre il molteplice
all'unità, le specie al genero, in questo rapporto unità-molteplicità, la priorità spetta all'unità. Essa
infatti non può derivare dal molteplice, che se lo si considera da precidere da qualsiasi riferimento
all'unità, è pura indeterminatezza ed indefinibile, comprensibile appunto perché l'universo è una
totalità organizzata, e del principio de questa organizzazione, nonché il termine del tutto
organizzato, sono tale che l'intelletto, anche solo quando conversa con se stesso, rivela la struttura
della realtà, come la realtà stessa è dialettica, dialogica, le parti della realtà sono in rapporto le une
con le altre, proprio come nello stesso modo che le frasi sono di un dialogo sono fra di loro
organizzate.
Allora, se l'unità non è derivata della molteplicità, dovrà esser concepita a partire da se
stessa. Ma ciò è possibile soltanto se l'idea è intesa non come oggetto di visione intellettuale, ma
invece come atto di visione semplice, in una coincidenza fra pensiero ed essere. Tutto è per la
molteplicità dato di forma contraria, perché in quanto è in se stessa priva di unità, sarà sempre
caratterizzato da una separazione tra il suo concetto e il suo essere, perché il loro essere é misto al
non-essere, cosicché esse sono molteplice al loro interno e possono presentarsi in molteplice
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13 Sofista, 236 C.
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14 Filebo, 6F 98.
modi. Tuttavia ciò che è molteplice può esser qualcosa di determinato se non è privato di una
qualche relazione all'unità. Il vero essere del molteplice finito sono dunque le idee come unità.
L'analisi dialettica, svelando la complessità dei nessi che costituiscono il reale, ci dà la
chiave per capire le strutture e ci indica il cammino per superare le contraddizione tramite un
trascendimento ontologico15, di conseguenza il despiegarsi della dialettica svela un mondo
contraddittorio esemplificato dell'identità uno-molti. Ma la contraddizione in Platone non è la
constatazione di un scacco, ma l'impulso per andare oltre, perché essere dialettico ed esser
filosofo, se è vero che significa "restare sempre attaccati con i propri ragionamenti all'idea
dell'essere"16, per oltre "significa cercare di individuare il più chiaramente possibile le sfasciature
e le contraddizione dell'essere e nello stesso tempo la maniera faticosa in cui la contraddittorietà si
compongono immutabili"17, perciò solo conoscendo quello uno-tutto formato di parti che ricevano
senso del loro appartenenze al tutto, se può dire di conoscere il reale.
Sia la scoperta dell'ambito degli universale, sia quella dell'interiore articolazione di esso,
sia la posizione dell'unità pura come fondamento del medesimo, sono un guadagno dovuto al
metodo dialettico, giacché "una è la dialettica delle specie e dei generi di origini socratica e
tendente all'universale e l'altra è l'analisi degli elementi influenzato dal pensiero matematico-
pitagorico, che riconduce la realtà ai suoi elementi ultimi e più piccoli" 18, ossia, "se è vero inoltre
che la dialettica per definizione tratta degli opposti, è altrettanto vero che la divisione e la
reduplicazione della realtà in opposti viene condotta a termine solamente nelle dottrine non
scritte"19.
Da questo punto di vista, dialettica e teoria dei Principi sono connessi propriamente per
la natura polare del rapporto tra <<Uno e Diade di grande-e-piccolo>>, costituiscono i principi
fondanti di tutto il processo, perciò egli è la necessità della dialettica, per "dare un quadro al cui
interno ha senso sia l'analisi dei contudenti, sia la stessa mescolanza, per fondare, su un piano
teoretico e non solo linguistico, la pluralità dei sensi che i nomi hanno, e anche perché la dialettica
è posta al vertice della conoscenza, ed è quella che è in grado di giudicare tutto" 20.
Se vede allora perché solo il tutto dà senso alle parti, questo tutto non è un dato
costitutivo di un realtà assoluta: la sua propria natura è di essere articolata, per cui solo la
conoscenza della articolazione può dare senso a questo stesso tutto, perciò il metodo dialettico
come viene qui apportatto, cioè a scoprire che l'ente non è solo i sommi di tutti gli altri infiniti, ma
che l'essere e non-essere si riguardano intimamente, quando i generi partecipano reciprocamente,
nell'intreccio delle <forme> al qual sono legate al molteplice empirico, propriamente per capire le

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15 Migliore, op. cit., p. 435.
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16 Sofista, 254 a.
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17 Casertano, G., L'eterna malattia del discorso. Liguori, Napoli, 1991. pp.129-30.
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18 Kramer, Dialettica..., [Link]., p.48.
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19 Idem, Platone..., [Link]., p. 175.
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20 Migliore, [Link]., p. 470.
cose singole, accanto delle cose universalissime, perché nella dialettica il significato è nel proprio
genere degli enti, giacché "se fossimo privati de esso, saremo privati della filosofia" 21, poiché la
dialettica è capace soltanto di sconvolgere la mente.
Questo aspetto ontologico e logico della dialettica, come già abbiamo detto, coniuga con
il carattere originario della dialettica degli <antichi>, perché si applica a tutti gli aspetti della
realtà, essa è alla base di tutte le scoperte, perciò fornisce criteri per decidere fra le differenti
possibilità di interpretazione dei dialoghi di Platone 22, vale dire che la tradizione indiretta c'è il
programma di portare la piena realizzazione a modo concreto e puntuale il metodo dialettico e
condurlo fino alla sua conclusione ultimativa nella visione sinottica del Bene medesimo.
La linea generalizzante del metodo dialettico si sviluppa passando del particolare al
sempre più generale, fino a ciò che è più universale, ossia fino agli universali supremi, ma nella
linea elementarizzante consiste nel procedimento di scomporre la cosa trattata in parte ogni volta
più piccole, fino a raggiungere gli elementi più semplice. Dopo questa <piccola> delimitazione
dei due procedimenti del metodo dialettico, poniamo le implicazione di ognuno di questi
procedimenti.
Il metodo Elementarizzante23: Le due opposte forme di movimento, verso l'alto e verso
il basso, corrisponde poi alla distinzione fra l'ordinamento della conoscenza e l'ordinamento
dell'essere nelle <<dottrine non scritte>>24. Nella riduzione dimensionale, ossia elementarizzante,
là dove l'Uno sarebbe l'elemento e materia, come parla Aristotele nel libro M della Metafisica,
cioè il principio appare come l'elemento ultimo, frutto del regresso dialettico delle scienze
matematiche fino al Principio25, che come elemento originario, è la misura <<esatissima>> di
ogni genere e di ogni singolo elemento e misura 26, allora perché la prima molteplicità ed il numero
ideale, secondo cui viene strutturata l'intera realtà, per esso ll Bene-Uno è la misura suprema di
tutte le cose. Dividere per genere -rimanda sicuramente al metodo della diairesi dicotomica, la
divisione presuppone la comunione o combinazione delle forme.
Il metodo Generalizzante, che per sua volta è ascensivo27, caratterizzato dell'idea del
Bene, come supremo e universalissimo principio, questa ascesa si trova all'interno della riduzione
dell'insegnamento orale28, in questo procedimento si dà il Bene-Uno come forma e sostanza,
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21 Sofista, 260 A.
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22 Cfr. Kramer, Platone..., [Link]., p.315.
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23 Chiamato anche come procedimento matematico, discensivo o della divisione.
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24 Cfr. Kramer, Platone..., op. cit., p.185.
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25 Kramer, Dialettica..., [Link]., p.53.
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26 Idem, p.54.
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27 Generalmente quando se parla del metodo dialettico, se parla di queste procedimento ascensivo, che
cerca di arrivare ogni volta di più al più universale, il procedimento matematico- elementarizzante è un
guadagno delle dottrine non scritte, quel scende anche al rapporto fra le generi, e al rapporto fra le molteplice, e
da questa scavazione guadagnare il più semplice, che è il proprio Bene-Uno, principio supremo di tutte le cose.
?
28 Kramer, Dialettica..., [Link]., p.43.
d'accordo con la testimignianza di Aristotele in Metafisica M, esso conduce tutte le singole copie
di opposti alla stessa opposizione dei Principi primi, che rende possibile ogni forma di dialettica 29,
essa stessa generalizzazione è una <marca> chiave della struttura gerarchica del sistema platonico.
L'ascesa dialettica conduce al principio originario, perciò alla realizzazione piena, l'ordinamento
della conoscenza e dell'essere. L'essere può esser colto dal metodo dialettico perché questo stesso
é un passo progressivo.
Essa astrazione generalizzante veramente ultimativa, la dove dialettica e filosofia sono la
stessa cosa, cioè conoscenza del Bene-Uno, esse ascenso che è giustificativo comporta una
elevazione, allora il nesso uno-molteplice, per essere unificato tanto nella logica quanto in quella
ontologica, esige che la stessa dialettica va intesa dialetticamente, altrimenti non si poteva
conoscere tutto e ciascuna cosa, come permette nostro metodo e come vogliamo evidenziare qui,
giacché "Platone in una maniera consapevole riconosce i fenomeni corporei e anche la causa
soprasensibile ed incorporea e, da ultimo, anche alla causa generale dell'essere, ossia al Bene
stesso"30, è giustificato di ammettere una idea in sé stessa contraddittoria, per spiegare una realtà
che è in se stessa contraddittoria31, ossia, che l'ascesa dialettica si può compiere solamente nella
negazione permanente di tutto ciò che è categoriale, perché la negazione in un certo modo è
adeguata unicamente al nulla di tutto, cioè tende all'unione con l'Uno stesso, meglio, arrivare la
dove c'è un reale legame fra pensiero ed essere.
L'idea del Bene come fondamento della conoscenza e dell'essere di tutti e anime
certamente è Epékeina tés oúsías (al di là della sostanza), perché vuoi ricondurre ad unica idea le
cose disperse e nel modo di definire l'idea in modo di renderla comunicabile a tutti 32. Come la
dialettica si situa nel al di là delle scienze particolari, perché considera le ipotesi delle scienze
come un semplice punto di partenza per arrivare ai principi, dai quali si può giungere alle
conclusione ultime33.
Il procedimento della divisione consiste "nel poter di nuovo dividere l'idea nelle sue
specie, seguendo le sue articolazione naturale ed evitando di spezzare le parte come farebbe un
scalco maldestro"34. Il procedimento dialettico si dà quando un'unica idea ne pervade e abbracci
molti altri, che tuttavia rimangano separate di essa ed esterne l'una all'altra; quando un'unica idea
riduca ad unità molte altre idee, nella loro totalità; e quando molte idee rimangono tra loro
interamente distinte35.

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29 Kramer, Platone..., [Link]., p.175.
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30 Gaiser, K., La metafisica della storia in Platone. Vita e Pensiero, Milano, 1991 (2ª edizione), p.95.
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31 Migliore, L'uomo..., [Link]., p.483.
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32 Fedro, 265 C.
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33 Repubblica, VI, 511 b-c.
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34 Fedro, 265 d.
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35 Sofista, 253 d.
Il legame dell'intelligibile: il Bene. Anche le idee sono una molteplicità che bisogna
legare in unità, cioè nel Fedone (99C) il Bene appare come vincolo della realtà universale; in
quanto è una nota essenziale di ciascun essere, il bene tutti lega e abbraccia. Nella Repubblica
esplicitamente il Bene è sovraordinato alle altre idee, è l'idea delle idee e stà a queste come queste
stanno al sensibile; non solo è ragione della conoscenza e della verità dell'intelligibile, ma anche
conferisce all'intelligibile l'intelligenza e l'essere.
Se il metodo dialettico arriva al Supremo, Uno-Bene, ma che cosa è questo Principio,
così inteso alla luce delle dottrine non scritte? Il Bene è reale, è la realtà per eccellenza: principio
produttivo ed esplicativo di ogni realtà. Il Bene trascende ogni realtà sensibile, in quanto possiede
una sua propria esistenza, immensamente e qualitativamente superiore. Tal esistenza si rivela di
modo intelligibile al pensiero. Il suo modo di esistere è un modo ideale. Tale esistenza è
veramente immateriale, ma la realtà immateriale del bene è universale, necessaria, eterna, da ciò
la realtà corporea riceve in se e partecipa in un modo limitato bensì ma effettivo al Bene ideale. Il
Bene `e idea, ma in certo senso è più che Idea; le altre idee sono buone, sono meno del Bene.
In forza del Bene esiste tutto ciò che esiste. L'unità esclusiva del bene si pluralizza, in
quanto è essenzialmente partecipabile in diverse maniere; queste diverse partecipabilità sono
appunto le diverse idee. Tale processo perché il Bene se pluralizza, rimanendo uno, e ritornando
all'unità, è possibile dovuto al discorso ideale, eterno: dialettica è radicata però nell'intuizione del
Bene. L'unità del Bene è una unità possedente di super-determinazione inclusiva, questa immensa
ricchezza di determinazione, inclusa nella suprema unità, è possibile propriamente a caso della
dialettica.
Nella <<Repubblica>> Platone segna un'ordine gierarchico fra le idee. Nel culmine del
processo di tutte queste idee c'è l'Idea del Bene (come è possibile costatare nella Repubblica, VI,
508 e). Ma ancora non dice la relazione che c'è fra le idee, ne anche le sue indipendenze di un'idea
prima. Nella seconda parte del <<Parmenide>> egli si oppone all'Uno eleatico, perché se esse
esiste così stabile non c'è la pluralità delle idee e pertanto che causa lo stesso Uno, e se l'Uno non
esiste, anche non è possibile la pluralità (come è ben denotato nel Parmenide, 166 b).
Ammettendo che anche il non-essere è 36, si opponendo a Parmenide e anche ammettendo l'unicità
dell'essere parmenideo insieme all'Essere delle altre generi supremi, che partecipano dell'essere,
che si distinguono del Essere, perciò, è non-essere.37
Le dottrine non scritte pongono come principi primi L'uno e la Diade di grande-e-
piccolo. Tutto l'essere procede dei due principi, per costituire nell'essere attraverso l'Uno e della
molteplicità illimitata della Diade. Il mondo sensibile, come l'intelligibile, è spiegato alla base alla
Diade, che può esser considerata come principio materiale e l'Uno come principio formale. Tutto
quello che è, è qualcosa di concreto, determinato, distinto, identico, in quanto partecipa dell'Unità
originaria, però per potere esser qualcosa e uno per mezzo della partecipazione nell'Unità,
bisogna anche partecipare nel principio opposto della molteplicità illimitata, la bipolarità, a quale,

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36 Non-essere nel senso che abbiamo detto prima, cioè, come alterità, il diverso.
?
37 Sofista, 256 e.
come abbiamo parlato sopra, è raggiunta unicamente per il metodo dialettico, e è questa bipolarità
che dà a Platone il merito di fare una vera rivoluzione nelle categorie del pensiero filosofico 38.
Abbiamo detto che il compito del metodo dialettico è fare giungere fino al Bene-Uno, il
quale è al di sopra dell'Essere, adesso diciamo che questo Bene è Uno appunto perché è la misura
esatissima de tutte le cose, facciamo la delimitazione per dimostrare, primo che "il Bene in sé,
nella Repubblica, non è niente affatto umano o esistenziale, ma è un Bene di carattere universale
e metafisico"39, il Bene è uno in quanto produce armonia, equilibrio, ordine, determinazione,
intelligibilità e unificazione al molteplice, cioè a tutta realtà, perché da un lato è principio come
universale supremo e dall'altro, l'elemento ultimo, a partire da quale si costituisce la realtà, nel
qual essa può esser risolta in modo analitico40.
Il Bene non se lascia definire come altra realtà 41, perché esso stesso, in quanto principio è
un termine ultimo e non ha nessun genere al di sopra di se, allora, allora, l'ascesa dialettica
significa raggiungere il che ha di più anteriore e di più ultimo, cioè abbraccia il più nobile, la
misura prima in ciascun genere, l'Uno; Aristotele nella sua testimonianza dice che "l'unità
significa una misura"42ancora dice di più che "l'Uno significa, infatti, la misura di una
molteplicità"43, da questo è chiaro che l'Uno è misura, che va al di là che l'ordinazione,
modellazione, armonia o proporzione, bensì è esatissima misura.
La molteplicità, come principio opposto, è non-unità, è l'indeterminato, l'illimitato, il des-
ordinato, perciò desmesurato, ma che può esser misurato dall'uno perché " La misura pura è
appunto principio; infatti, ciò che è principio di conoscenza per ciascun genero di cose, è misura
prima di quell'ambito di cose, dunque, il principio di conoscenza in ogni molti di cose è l'Uno" 44,
giacché ogni realtà a partire del momento che è conosciuta è misurata, è l'unità come elemento
fondamentale e misura di una molteplicità, è appunto il limite e la norma di ogni essere, perché "
Lo status dell'Uno che è al di sopra dell'Essere significa, in concreto, che non è un qualcosa di
delimitato come ogni essere, ma che è esso stesso delimitante e limite, [...] poiché le proprietà del
<<delimitato>> competono piuttosto all'unità, come quella che costituisce il limite medesimo per
eminentiam"45.
Se il Bene-Uno è misura esatissima di tutte le cose che esistono, il metodo che arriva a
conoscere questo Supremo, richiede un duro esercizio dopo contemplare ed attuare nella pratica
del bene, infere che non se può comprendere solamente per gli scritti, ma nella faticosa via, per
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38 Cfr. Reale, Per una nuova..., op. cit., p.233.
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39 Kramer, Platone..., [Link]., p.186.
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40 Kramer, Dialettica...,[Link]., p.48.
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41 Idem, 41.
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42 Aristotele, Metafisica L 7, 1072 a33.
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43 Idem, Metph., N 1, 1087 b33.
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44 Idem, Metph., D 6, 1016 b 18ss.
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45 Kramer, Platone..., [Link]., p.193, n.37.
l'oralità dialettica, cioè "Per la via più lunga, dunque, o amico" disse "costui dovrà andare e dovrà
faticare nell'apprendimento non meno che gli esercizi ginnici. Se no, come ora dicevamo, non
verrà mai a capo di quella conoscenza massima, che a lui conviene in grado supremo" 46.
Il Bene-Uno come misura esatissima consiste in unità nella molteplicità, cioè della
mescolanza degli estremi, realizzato alla base della <<misura esatissima>>, il Bene. "Il Bene è la
misura esatissima di tutte le cose" come scrive Aristotele 47, che è confermato per lo stesso
Platone: "[...] Diciamo che questo come un uno è giustissimo che lo consideriamo come causa di
ciò che è nella mescolanza, ed a motivo di esso in quanto è bene, che la mescolanza diventa
tale"48.
Alla fine possiamo dire con Reale che "si deve tenere ben presente che al metodo
diairetico-elementarizzante fa da costante contrappunto quello sinottico-generalizzante, cosa
che, del resto, Platone stesso più volte ripete", propriamente perché "la divisione <<diadica>> è
legata a doppia mandata ai principi primi, vale a dire alla struttura bipolare, così come, al meno
in parte, al rilevante ruolo del principio antitetico all'Uno, che è appunto la Diade, e di
conseguenza ala funzione <<diadica>> che può derivare anche da essa" 49.

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46 Repubblica, VII, 505 b 2-3.
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47 Aristotele, Politico. Cfr. Reale, Per una nuova..., p.416.
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48 Filebo 65 A 5-6.
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49 Reale, Per una nuova..., [Link]., p. 430.
CONCLUSIONE

Per Platone il sapere reale è il sapere concettuale, raggiunto unicamente per la dialettica,
che deve cercare concetti, distinguere chiaramente e stabilire sue mutue relazione. Soltanto la
dialettica può portar a contemplare l'idea ultima, ossia il Bene-Uno in una idea (eis mían idean),
tutte il che sta intrecciato nel sensibile e separare con precisione uni delle altre, per questo metodo
ascende nel pensiero sino alla fino agli ultimi principi, che non bisogna di fondamentazione, e, da
queste ricerca l'essenza dei concetti.
L'idea del Bene-Uno è la suprema de tutte le cause finale, l'assoluta finalità del mondo e
allo stesso tempo l'ultima e più profonda ragione dell'universo. Della stessa forma che il sole non
è soltanto la causa della visione e della luce che possibilità la visibilità delle cose sensibile, ma
anche la causa del suo nascere e del suo crescere, ossia di tutta la vita dentro del mondo, della
stessa maniera l'idea del Bene-Uno, ossia l'assoluto Bene- Uno esatissimo, non è soltanto la causa
della capacità di conoscere (Nous) dell'uomo e di contemplare le idee, piuttosto la causa di suo
stesso <<essere>>, cioè costruisce la causa creatrice di tutte le cose, che può chiamare <<Dio>>.
Propriamente perché questo Principio ultimo è al di sopra di tutte le altre cose, per
giungere questo conoscimento supremo bisogna, qui è la portata di nostro lavoro, ammettere un
sforzo dialettico. Questo conoscimento è una intuizione immediata, subita, possiamo dire
<fulminante>, il quale possiede natura soprasensibile, ossia religiosa, proprio per contemplare.
Nel sviluppo di questo lavoro abbiamo cercato di dimostrare che propriamente perché la
realtà è strutturalmente gierarchica, prima composta di una misura, che è misura assoluta, cui
abbiamo chiamato Bene-Uno, seguito del proporzionato, dopo viene l'intelletto, in seguita le
scienze e per fino del piacere 50; Poiché la misura è il supremo di tutti i valori della realtà, cui è
l'essenza del Bene-Uno, "L'essenza dell'Uno consiste [...] nell'esser misura prima[...]" 51, a esse
livello marcato della bipolarità, è raggiunto per il metodo catterizzato di <bipolarità>, che
nettamente su questo suo carattere è capace de andare al di là dell'essere.
L'unificazione sistematica che è propria della dottrina non scritta, eleva la filosofia
platonica ad un più alto grado di riflessione metafisica, in quanto sviluppa un unitario nesso
fondativo esplicativo e culmina in una teoria dei principi universale 52, con l'uso del metodo
dialettico, così come richiede alla luce delle dottrine non scritte, il quale è totalmente lecito nella
filosofia platonica come abbiamo dimostrato qui, permette dire in questo senso che la filosofia è la
via che conduce ad una esperienza finale e definitiva, cioè la filosofia platonica preme ad una
contemplazione dell'Uno per eccellenza, conoscenza e l'essere si sono riuniti, sono diventato una
cosa sola.
Per concludere diciamo che "la filosofia giunge per Platone alla meta non già
quando ha scoperto e descritto una lunga e complessa gierarchia di principi, ma quando attraverso

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50 Come il proprio Platone insegna nel Filebo 66 A6-C5.
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51 Aristotele, Metph., I, 1, 1052 b 15-18.
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52 Cfr. Kramer, Platone..., op. cit., p. 314.
un lungo e complesso lavoro", come evidenzia il metodo dialettico se usato a partire delle dottrine
non scritte, "si è convinto che il molteplice non si spiega senza l'uno" 53. Questo perché il metodo
non solo risolve questa struttura uno-molteplice del reale, ma è la propria unità che lega fra di loro
tutto il reale, dal più universale al più particolare, cioè lega l'uno al molteplice, tanto nella
molteplicità dei generi quanto a ciascun dei molteplice empirico, dimostrando l'identità e le
differenze di tutti e de ognuno, fino al legame fra essere e pensiero, data per suoi procedimenti
generalizzante e elementarizzante, ossia il metodo dialettico giunge al primo elemento e al fine
ultimo, Bene-Uno come misura esatissimadi tutte le cose che esistono, senza eccezione 54.

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53 Trabattoni, F., [Link]., p.82.

54 ? Kramer, Dialettica..., op. cit., p.62. Ripetiamo questa citazione perché è la soluzione dello scopo di nostro
lavoro, cioè lo scopo stesso del metodo dialettico così inteso alla luce delle dottrine non scritte.
BIBLIOGRAFIA

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