La Plastica e I Polimeri Di Sintesi
La Plastica e I Polimeri Di Sintesi
I Polimeri:
Un gran numero di sostanze naturali e sostanze dell’industria chimica sono formate da
macromolecole, ossia molecole di grandi dimensioni.
I polimeri sono sostanze naturali o sintetiche che sono formate da macromolecole; esse a
loro volta si formano dalla ripetizione di unità ripetitive o ripetenti, che sono piccoli gruppi
atomici legati tra loro con legami covalenti. Le unità possono essere uguali o diverse,
distribuite in modo ordinato oppure irregolare.
I monomeri sono le sostanze che reagendo tra loro formano un polimero.
4. Fibre: polimeri che hanno una struttura fibrosa --> non si deformano (nylon)
Processi di polimerizzazione:
L’allungamento della catena del polimero avviene principalmente tramite due processi: per
addizione e per condensazione.
Modello di Staudinger:
l’uomo ha sempre usato materiali polimerici, come: legno,lana,seta, cotone, cuoio o ambra
(per i monili). Anche molti alimenti sono costituiti da polimeri.
Nel XX sec. fu chiarita la natura di queste sostanze da Hermann Staudinger, chimico
tedesco.
Nel 1922 lui ottenne l’idrogenazione (aggiungo H alla reazione) completa del Caucciù,
sostanza ottenuta dall’estrazione del lattice da alcune piante (Hevea Brasiliensis) chiamata
anche gomma naturale.
Fu il primo ad usare la parola macromolecola, da qui nasce la chimica macromolecolare->
sviluppo rapido in USA e EU;
in IT-> Giulio Natta insieme a Karl Ziegler vinse il Nobel per le scoperte in campo chimico e
tecnologico dei polimeri (1963)
Staudinger indirizza la comunità scientifica verso la giusta interpretazione delle loro strutture
proponendo il modello chiamato molecola a catena:
-> un'unità chimica semplice si lega ad un’altra unità simile tramite un legame covalente,
finché non si forma una catena più o meno lunga
- unità ripetitiva:è definita nel polimero e costituisce il motivo strutturale che si. Ripete
fino a formare l’intera catena
Esempio: nel polietilene è CH2
- monomero:è legato alla natura chimica della polimerizzazione, ed è la molecola dalla
quale si parte per ottenere il polimero o la molecola che si ottiene in caso di
degradazione della catena.
Esempio: nel polietilene è CH2=CH2
Xn=Mn/Mun.
I polimeri sono molto spendibili nella produzione di materiali e per questo non si riesce a fare
un’unica classificazione. Si possono individuare però polimeri naturali e di sintesi:
- naturali-> si trovano in natura e contengono le biomolecole fondamentali alla vita
(carboidrati,proteine,acidi nucleici)
- sintesi-> ottenuti principalmente da derivati del petrolio
Non si può fare un’unica e semplice classificazione per i polimeri, bisogna organizzare i
raggruppamenti in base a dei criteri.
I Biopolimeri:
Polietilene (PE):
Ha formula chimica (-C2H4-)n dove il grado di polimerizzazione n può arrivare ad alcuni
milioni.
CARATTERISTICHE:
- facilità di lavorazione
- un’eccellente resistenza agli agenti chimici
- tenacità e flessibilità anche alle basse temperature
- assenza di tossicità e di odore
- bassa/bassissima permeabilità al vapor d’acqua
- ottime proprietà dielettriche
DIFETTI:
L’etilene viene compresso e fatto passare nel reattore insieme all’iniziatore; qui
l'iniziatore fa sì che la polimerizzazione inizi. Il polietilene ottenuto viene rimosso,
estruso e tagliato in granuli. L’etilene non reagito viene riciclato.
L’HDPE è prodotto da tre tipi di processo. Tutti operano a pressioni relativamente basse in
presenza di un catalizzatore Ziegler‑Natta o inorganico. In tutti e tre i processi l’idrogeno
viene miscelato con l’etilene per controllare la lunghezza della catena del polimero. I tre tipi
di processo sono:
- Processo in sospensione
- Processo in soluzione
- Processo in fase gassosa
Utilizzi polietilene:
L’HDPE ha una grande resistenza chimica e per questo è utilizzato principalmente per la
fabbricazione di contenitori per sostanze chimiche (spray per vetri e detersivi). LDPE invece
è comunemnte utilizzato per creare i sacchetti detti "di plastica", oppure per produrre la
pellicola alimentare e i "film a bolle d'aria" (o pluriball). Troviamo inoltre il PE anche nei
giocattoli, nei tappi in plastica e nei rivestimenti per il trasporto di acqua e gas naturale.
Polipropilene (PP):
Ha formula chimica (C3H6)n
il PP è un polimero che può avere un’ampia gamma di proprietà, che dipendono dal suo peso
molecolare, morfologia, struttura cristallina, additivi e copolimerizzazione. Può essere
trasformato in polimeri con un alto grado di cristallinità, con conseguente maggiore
resistenza alla trazione e durezza paragonabili all’HDPE. Inoltre, può resistere a temperature
più elevate senza perdita di forza o degrado. Lo svantaggio dell’utilizzo del PP è la sua
suscettibilità alla degradazione e all’ossidazione dei raggi UV.
CARATTERISTICHE:
DIFETTI:
Produzione di Polipropilene:
Il polipropilene viene prodotto dal propilene, il quale è ottenuto in grandi quantità da gasolio,
nafta, etano e propano (si sta lavorando allo sviluppo di diversi metodi per produrre
bio-propilene).
Catalizzatori:
- basi di Lewis come elettron donatori (ED): fanno sì che la stereospecificità aumenti in
modo tale che i residui di catalizzatore nel prodotto finale siano minimi e non sia
quindi necessaria la sua rimozione.
- metalloceni: molecole che hanno un atomo di metallo di transizione legato tra due
ligandi ciclopentadienilici che si trovano su piani paralleli (ferrocene)
Utilizzi:
Il polipropilene ha diverse proprietà che lo rendono adatto a sostituire vetro, metalli, cartoni e
altri polimeri. Alcune di queste proprietà sono per esempio una bassa densità, un’elevata
rigidità, l’elasticità, la riciclabilità, la resistenza al calore… Grazie a tutte queste
caratteristiche, il propilene viene trasformato in film per imballaggi, mobili e articoli per la
casa, pezzi per le automobili (paraurti), giocattoli e imballaggi rigidi.
il PVC è una plastica che può essere formulata con diversi stabilizzanti, plastificanti,
modificatori di impatto, coadiuvanti tecnologici e altri additivi. Può essere trasformato in
plastica rigida o flessibile modificando la quantità di plastificanti. Inoltre, offre una migliore
trasparenza rispetto ad altre plastiche versatili. Tuttavia, il PVC ha il potenziale di rilasciare
inquinanti nocivi, acidi e tossine durante la lavorazione o la degradazione. I suoi ingredienti
sono regolamentati da FDA, EPA e altre organizzazioni.
CARATTERISTICHE:
DIFETTI:
a) Clorazione: come prima cosa l’etilene reagisce con il cloro, andando così a creare
1,2-dicloroetano, usando cloroetilene in eccesso come solvente per la conversione
totale dell’etilene a cloroetilene
b) Ossiclorurazione: la fase B del processo complessivo forma acido cloridrico come
sottoprodotto. L’1,2-dicloroetano viene convertito in cloro etilene (cloruro di vinile) e
viene quindi fatto passare velocemente in tubi metallici riscaldati eliminando l’ acido
cloridrico
c) polimerizzazione del cloro etilene (cloruro di vinile): Questo è un esempio di
polimerizzazione per addizione. Il monomero viene polimerizzato in dispersione
acquosa. La reazione avviene sotto pressione per mantenere il monomero in fase
liquida. Per controllare la polimerizzazione è necessario un iniziatore, un perossido
organico solubile in cloroetilene.
Utilizzi:
Il PVC può essere rigido (non plastificato) oppure plastificato (flessibile). Il PVC rigido è
particolarmente utilizzato nell’edilizia (grondaie, tubazioni rigide, infissi per porte e finestre),
nell’imballaggio (bottiglie e flaconi per detergenti, prodotti per la casa, cosmetici) e
nell’elettronica (coperture per cassette di distribuzione). Per quanto riguarda il PVC
plastificato (flessibile), le principali applicazioni sono nel campo dell’agricoltura (tubazioni
flessibili, teloni per copertura), nell’industria del giocattolo(canotti, palloncini) e nel settore
dell’edilizia (rivestimenti di piscine, pavimentazioni. è poi infine utilizzato anche per articoli
medicali (sacchi per trasfusione) e nell’industria alimentare (cannucce).
il PET, in particolare il PET a orientamento biassiale, è noto per la sua bassa permeabilità
all’umidità, all’anidride carbonica e all’alcol. Possiede inoltre un’ottima viscosità intrinseca.
Lo svantaggio dell’utilizzo del PET, tuttavia, è la sua affinità con l’acqua. Tende ad assorbire
acqua, il che rende difficile la lavorazione, poiché la resina deve asciugarsi prima
dell’estrusione.
CARATTERISTICHE:
DIFETTI:
Avviene una reazione di esterificazione, ossia una reazione di condensazione tra due reagenti
(un alcool e un acido) che formano un estere come prodotto di reazione. In questo caso,
contengono ciascuno due gruppi funzionali ovvero –COOH (alcool) e –OH (acido)
rispettivamente. Operando ad alte temperature si forma il monomero con eliminazione di
acqua. La reazione di esterificazione avviene in presenza di acido da cui si formano oltre al
monomero anche oligomeri contenenti fino a cinque unità monomeriche.
Per ottenere il polimero si opera a basse pressioni e ad una temperatura di circa 300°C e si
utilizza l’ossido di antimonio come catalizzatore. In alternativa possono essere usati sali di
titanio, germanio, cobalto, manganese, magnesio o zinco. Modiche quantità di catalizzatore
rimangono presenti nel polimero.
L’acqua viene ora allontanata per dare un materiale amorfo simile al vetro.
Per ottenere un polimero che possa presentare le caratteristiche richieste di rigidità, durezza e
resistenza alla deformazione e al contempo flessibilità si procede a una seconda
polimerizzazione condotta sul solido a temperature più basse a cui avviene la rimozione di
impurezze.
Utilizzi:
Il PET viene utilizzato per circa il 70% nella produzione di bottiglie per bevande e liquidi
alimentari; Le bottigliette in plastica rappresentano il maggior settore di impiego del PET. è
poi utilizzato per realizzare contenitori per il latte e succhi di frutta, contenitori per cosmesi e
detergenza, è particolarmente sfruttato nel campo dell’imballaggio alimentare e per
concludere è utilizzato per tubazioni di scarico, rubinetti e componenti per elettrodomestici.
Poliammidi (PA):
CARATTERISTICHE:
DIFETTI:
Produzione poliammidi:
Il 95% del materiale è utilizzato nella calzetteria femminile. Le poliammidi sono anche
utilizzate per le automobili poiché riducono il peso del veicolo che a sua volta diminuisce il
consumo di carburante e quindi riduce l’inquinamento dell'atmosfera (carcasse di batterie,
tubi dei freni, coppe dell’olio e parafanghi).
raccolta dei rifiuti differenziata per poi essere immessa in impianti di riciclaggio:
-vari tipi di plastica separati in base alle diverse proprietà fisiche dei materiali
-una normativa europea (cerca quale) attribuisce ad ogni polimero un simbolo specifico, per
facilitare e assicurare la giusta differenziazione
Le microplastiche:
Sono tutte le particelle le cui dimensioni sono comprese tra i 330 micrometri e i 5 millimetri.
Possono avere origine primaria (pellets da pre-produzione, fibre tessili o microsfere abrasive)
o secondaria se derivano dalla disgregazione di rifiuti più grandi da parte degli agenti fisici.
Sono sempre più presenti nell’ambiente, disperse negli ecosistemi marini e terrestri ma si
tratta di un inquinamento di difficile quantificazione e impossibile da rimuovere totalmente: è
per questo che la conoscenza del problema e la prevenzione sono necessarie.
Sono stati condotti molti studi per definire cosa sono le microplastiche, quantificarne la
presenza e la dispersione nell’ambiente marino (fin dagli anni ’70) ma solo negli ultimi anni
sta crescendo la consapevolezza che anche le acque dolci non sono immuni da questo
problema.
Trasportate da corsi d’acqua e scarichi, macro e microplastiche sono sempre più presenti
anche nei laghi: un’altra minaccia a cui sono sottoposti questi sistemi semi chiusi, che
potrebbero risentire maggiormente della presenza di rifiuti, ma soprattutto delle
microparticelle che principalmente da questi si originano. Sull’incidenza delle microplastiche
in ambiente lacustre sono ancora pochi gli studi, soprattutto in Italia.
Quando finisce in acqua, la plastica si scioglie in piccoli frammenti a causa di diversi processi
chimici o fisici: dall’effetto dei raggi ultravioletti al vento, dalle onde ai microbi e alle alte
temperature.
Proprio perché sono tanti gli elementi che concorrono al deterioramento, è difficile dire con
precisione quanto tempo un singolo frammento impiega a diventare microplastica: a
prolungarne il processo concorrono anche gli additivi chimici utilizzati durante la produzione
che conferiscono ai materiali determinate caratteristiche, come gli antimicrobici o i ritardanti
di fiamma che li rendono più resistenti ai raggi ultravioletti, fino all’impermeabilità.
Ma le microplastiche nei laghi possono essere anche un rifiuto primario, come nel caso di
pellet da pre-produzione industriale, fibre tessili provenienti dalle lavatrici o microsfere
utilizzate nella cosmesi.
microplastiche nei cosmetici è un ottimo segnale che pone l’Italia in posizione di avanguardia
su questo tema, occorre intervenire anche sulla gestione dei rifiuti, così come è necessario
avviare capillari iniziative di sensibilizzazione e di prevenzione per ridurre l’apporto di questi
insidiosi inquinanti.
[Link]
Uno studio condotto da dei ricercatori della Uef (Università della Finlandia Orientale) ha
ricostruito i passaggi che il materiale inquinante compie dalla terra al [Link]
dimostrato come le nanoplastiche passano dal suolo alle piante, agli insetti e poi ingeriti dai
pesci.
L’esperimento: hanno studiato le piante di lattuga lasciate in suoli contaminati per 14 giorni,
poi le foglie sono state nutrite a delle larve di mosca mangiate poi dal pesce rutilo, il risultato
è stato che il pesce aveva accumulato della plastica, specialmente nel fegato.
Accade che le radici delle piante assorbono la plastica, come i metalli pesanti e altri
inquinanti, e la trasferiscono alle foglie, poi alla bocca e all’intestino degli insetti, le plastiche
si insediano lì e nel fegato
Gli scienziati sono poi riusciti a trovare un modo per rintracciare le micro plastiche negli
organismi,hanno creato una tecnologia sulla base dell’impronta metallica che rileva il
materiale grazie ad un microscopio elettronico.
L’esperimento dimostra l’assorbimento delle nanoplastiche da parte delle piante. Nel suolo
sono maggiori che nei mari, vengono utilizzati ogni anno 12,5 milioni di tonnellate di
prodotti in plastica che non vengono smaltiti correttamente e finiscono nel terreno
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3258/
Le microplastiche sono tra le emergenze più gravi del nostro secolo: stiamo affrontando una vera e
propria crisi planetaria legata all’inquinamento da plastica nell’ambiente.
In base alla loro origine si suddividono in: primarie, fabbricate intenzionalmente come tali e disperse
direttamente nell’ambiente sotto forma di granuli, dischetti o fibre, e secondarie, prodotte dalla
degradazione degli oggetti di plastica più grandi.
La diffusione delle microplastiche nell’ambiente marino e terrestre pone seri rischi anche per la nostra
sicurezza alimentare. Ogni settimana possiamo ingerire oltre 5 grammi di microplastiche
(l’equivalente di una carta di credito) attraverso l’aria, acqua, frutta, verdura, pesci e molluschi,
soprattutto quelli che si mangiano interi. Le microplastiche sono di conseguenza state ritrovate nelle
feci umane (anche quelle dei bambini), nella placenta e recentemente anche nel sangue e nelle aree
profonde dei polmoni.
L’aspetto più pericoloso delle microplastiche è la loro capacità di assorbire contaminanti ambientali
(metalli pesanti, pesticidi, PCB e molto altro) per poi rilasciarli negli organismi che le ingeriscono,
assieme alle sostanze di cui sono esse stesse fatte (ftalati, ritardanti di fiamma).
I principali effetti di questa ingestione vanno da lesioni e infezioni interne, soffocamento alla
riduzione dell’alimentazione (a causa del senso di pseudo-sazietà), fino ad arrivare ad effetti più gravi
l’interferenza con il sistema ormonale, neurotossicità e morte. A livello ecosistemico non sono ancora
chiari gli impatti, ma si pensa che le microplastiche influenzino il ciclo dei nutrienti nei vari comparti
ambientali e possano modificare la struttura di intere comunità.
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tavola/
Polietilene - Wikipedia
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