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La Plastica e I Polimeri Di Sintesi

Il documento tratta dei polimeri, evidenziando il loro processo di polimerizzazione, le proprietà meccaniche e le diverse classificazioni, come polimeri naturali e di sintesi. Viene anche discusso l'impatto ambientale delle microplastiche e l'importanza dei biopolimeri. Infine, si approfondisce il polietilene, il materiale plastico più utilizzato, con dettagli sulla sua produzione e caratteristiche.
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La Plastica e I Polimeri Di Sintesi

Il documento tratta dei polimeri, evidenziando il loro processo di polimerizzazione, le proprietà meccaniche e le diverse classificazioni, come polimeri naturali e di sintesi. Viene anche discusso l'impatto ambientale delle microplastiche e l'importanza dei biopolimeri. Infine, si approfondisce il polietilene, il materiale plastico più utilizzato, con dettagli sulla sua produzione e caratteristiche.
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GRUPPO 3: LA PLASTICA E I POLIMERI DI SINTESI (4 persone)

Il processo di polimerizzazione, PE, PP, PVC, PET, POLIAMMIDI, aspetti di produzione e di


utilizzo. Approccio ambientale (Le microplastiche e la catena alimentare).
Scrivere un post di sensibilizzazione.

I Polimeri:
Un gran numero di sostanze naturali e sostanze dell’industria chimica sono formate da
macromolecole, ossia molecole di grandi dimensioni.
I polimeri sono sostanze naturali o sintetiche che sono formate da macromolecole; esse a
loro volta si formano dalla ripetizione di unità ripetitive o ripetenti, che sono piccoli gruppi
atomici legati tra loro con legami covalenti. Le unità possono essere uguali o diverse,
distribuite in modo ordinato oppure irregolare.
I monomeri sono le sostanze che reagendo tra loro formano un polimero.

I polimeri possono essere:


organici: l'ossatura della molecola è formata da atomi di carbonio->costituiscono le “materie
plastiche”, per esempio le gomme, le resine e le fibre naturali.
inorganici

Proprietà meccaniche dei polimeri:


Ci sono tanti polimeri, comunemente detti “materie plastiche”, e questi si raggruppano in
base alle loro proprietà meccaniche: come reagiscono all'applicazione di una forza.

1. Termoplastici: polimeri che si deformano a caldo e che possono essere modellati e


assumere le forme desiderate mediante riscaldamento->Macromolecole poco
ramificate che permettono al polimero di scorrere col calore

2. Termoindurenti: polimeri che si deformano a freddo->alto grado di reticolazione e


poca mobilità delle macromolecole

3. Elastomeri: polimeri che hanno un comportamento elastico e che si deformano


temporaneamente

4. Fibre: polimeri che hanno una struttura fibrosa --> non si deformano (nylon)

Processi di polimerizzazione:

L’allungamento della catena del polimero avviene principalmente tramite due processi: per
addizione e per condensazione.

- Poliaddizione: Il monomero ha in questo caso un doppio legame C=C, che grazie ad


un catalizzatore viene scisso. A questo punto avviene una reazione di addizione al
doppio legame che forma una catena e la allunga. Questo processo è ripetuto più
volte.
Esempio: Il Polietilene ha come monomero l’etilene, CH2=CH2-> il legame pigreco
(doppio legame) si rompe e le unità ripetenti ora si legano tra loro tramite legami
sigma.

- Policondensazione: Il polimero si forma a partire da reazioni di condensazione tra


gruppi carbossilici e amminici o esterei, o altri ancora. Per far sì che che la reazione
abbia inizio il i monomeri devono possedere due di questi gruppi.
Esempio: le poliammidi (nylon) derivano dalla condensazione tra un acido
carbossilico con due gruppi funzionali e una diammina con due gruppi funzionali.

Modello di Staudinger:
l’uomo ha sempre usato materiali polimerici, come: legno,lana,seta, cotone, cuoio o ambra
(per i monili). Anche molti alimenti sono costituiti da polimeri.
Nel XX sec. fu chiarita la natura di queste sostanze da Hermann Staudinger, chimico
tedesco.
Nel 1922 lui ottenne l’idrogenazione (aggiungo H alla reazione) completa del Caucciù,
sostanza ottenuta dall’estrazione del lattice da alcune piante (Hevea Brasiliensis) chiamata
anche gomma naturale.
Fu il primo ad usare la parola macromolecola, da qui nasce la chimica macromolecolare->
sviluppo rapido in USA e EU;
in IT-> Giulio Natta insieme a Karl Ziegler vinse il Nobel per le scoperte in campo chimico e
tecnologico dei polimeri (1963)

Primi materiali polimerici ottenuti->elastici+facilmente lavorabili

Staudinger indirizza la comunità scientifica verso la giusta interpretazione delle loro strutture
proponendo il modello chiamato molecola a catena:
-> un'unità chimica semplice si lega ad un’altra unità simile tramite un legame covalente,
finché non si forma una catena più o meno lunga

Si è abbandonato il concetto di molecola a favore di quello di macromolecola, qui l’unità


chimica si ripete e le ripetizioni variano assumendo però valori sempre abbastanza grandi.

Polimero= macromolecola (molecola con alta massa molecolare) costituita da gruppi


molecolare/unità ripetitive (uguali o diverse) uniti a catena dallo stesso legame covalente

Polimerizzazione= processo attraverso il quale si forma un polimero

Caratteristiche Strutturali dei polimeri:


l’unità ripetitiva può essere un singolo atomo oppure può essere più complessa. C’è una
differenza tra unità ripetitiva e monomeri:

- unità ripetitiva:è definita nel polimero e costituisce il motivo strutturale che si. Ripete
fino a formare l’intera catena
Esempio: nel polietilene è CH2
- monomero:è legato alla natura chimica della polimerizzazione, ed è la molecola dalla
quale si parte per ottenere il polimero o la molecola che si ottiene in caso di
degradazione della catena.
Esempio: nel polietilene è CH2=CH2

Il numero delle unità ripetenti presenti in un polimero definiscono il grado di quest’ultimo.


Questo grado di polimerizzazione fa riferimento alla massa molecolare media (Mn) , dato che
le catene hanno lunghezze diverse. Si calcola com il rapporto tra la massa molecolare
media (Mn) e la massa dell’unità ripetitiva (Unità ripetitiva).

Xn=Mn/Mun.

I polimeri possono essere:

- Omopolimeri: formati dalla ripetizione di un’unità strutturale identica. Ciò significa


che possono anche essere formati da due monomeri differenti, che costituiscono però
la stessa unità ripetitiva
Esempio: nylon 6,6: esametilendiammina e acido adipico che dopo la razione formano l’unità
ripetitiva.

- Copolimeri: In presenza di due o più monomeri si possono formare i copolimeri-sono


molecole caratterizzate da unità strutturali diverse che si concatenano, più o meno, a
caso.

Esistono varie tipologie di copolimeri in base a come si posizionano. Le unità strutturali.

1. Copolimero alternato: le unità strutturali sono disposte in modo alternato lungo la


catena
2. copolimero a blocchi: le unità strutturali sono raggruppate a blocchi e ogni blocco è
unito ad un altro tramite un legame chimico
3. copolimero statico o random: sono distribuite in maniera casuale sulla catena
4. copolimero innestato o graf: le sequenze di unità sono innestate su un’altra catena in
ordine casuale

La disposizione lineare non è l’unica ad esistere: si possono avere anche concatenazioni


diverse che portano ad avere polimeri ramificati, reticolati, a stella, a pettine o dendrimeri

Classificazione dei polimeri:

I polimeri sono molto spendibili nella produzione di materiali e per questo non si riesce a fare
un’unica classificazione. Si possono individuare però polimeri naturali e di sintesi:
- naturali-> si trovano in natura e contengono le biomolecole fondamentali alla vita
(carboidrati,proteine,acidi nucleici)
- sintesi-> ottenuti principalmente da derivati del petrolio

Non si può fare un’unica e semplice classificazione per i polimeri, bisogna organizzare i
raggruppamenti in base a dei criteri.

Classificazione in base al metodo di sintesi


si basa sulla reazione di sintesi e definisce 2 gruppi: polimeri di addizione e di condensazione
- polimeri di addizione->(ottenuti con reazione di poliaddizione) l’unità strutturale è
praticamente uguale a quella del monomero di partenza, la sua massa molecolare è la
somma delle masse molecolari dei monomeri che formano la macromolecola. Qui il
monomero è pienamente integrato nella catena

CH2=CH2 -> ^^^-CH2-CH2-CH2-CH2-CH2-CH2-CH2-CH2-^^^


etilene polietilene
- polimeri di condensazione->(ottenuti con reazione di policondensazione) l’unità
strutturale ha qualche atomo in meno rispetto al/ai monomero/i di partenza, la
concatenazione porta a formare un polimero e una molecola di piccole [Link]
una parte del monomero viene eliminata quando entra nella catena

Classificazione in base alla lavorabilità

Anche qui ci sono 2 gruppi: polimeri termoplastici e termoindurenti


- termoplastici-> quando aumenta la temperatura diminuisce la loro viscosità; sono
facilmente lavorabili, ad esempio adattandoli ad un stampo di produzione. Quando poi
si diminuisce la temperatura il polimero si congela. Il processo
riscaldamento-raffreddamento, che porta dallo stato plastico a quello rigido, può
ripetersi più volte prima che perda efficacia
- termoindurenti-> chiamati anche resine termoindurenti; quando riscaldati si
induriscono è una volta sagomati e lavorati diventano quasi insensibili alle variazioni
di temperatura. I prodotti ottenuti devono essere degradati prima di poter essere fusi
poiché hanno un alto grado di reticolazione che impedisce il movimento delle
macromolecole

Classificazione in base al prodotto

Si basa sulle caratteristiche dei materiali ottenuti, ad esempio: gomma,materie plastiche e


fibre
- gomma-> materiale molto allungabile e che torna rapidamente alla forma iniziale.
Caratteristica fondamentale=elasticità, cioè reversibilità delle deformazioni subite
- materie plastiche-> possono essere dure,rigide,stabili oppure tenere e flessibili.
- fibre-> materiale altamente tecnologico, utilizzate per l’alta resistenza meccanica
(come un materiale reagisce quando sottoposto ad una grande forza); lana,cotone,seta
sono fibre naturali. Il Kevlar, a parità di massa con l’acciaio risulta 5 volte più
resistente ed è [Link] utilizzato nei giubbotti antiproiettile, nelle attrezzature
per sport estremi o nelle componenti per aeroplani.

I Biopolimeri:

In anni recenti la chimica ha iniziato a studiare i biopolimeri o bioplastiche (BP), materiali


caratterizzati da un’alta biodegradabilità
- biodegradabilità-> processo attraverso cui il materiale polimerico si decompone sotto
l’azione di microrganismi

Il termine bioplastica è impiegato in diversi contesti con 3 significati diversi:


- Bio-> in riferimento all’origine rinnovabile delle materie prime, materiali ottenuti
totalmente o in parte da materie di origine vegetale. Questa riguarda i biopolimeri di
sintesi, ottenuti da monomeri ricavati da fonti rinnovabili, e i biopolimeri naturali,
sintetizzati da organismi viventi. Biopolimeri di sintesi= bio-polietilene ricavato dal
monomero etilene; biopolimeri naturali= amido,cellulosa
- Bio-> per biodegradabilità, dipende dalla composizione e struttura molecolare ma
non dall’origine delle materie impiegate. Es: bioplastiche nella produzione di
manufatti compostabili, il loro destino=recuperati tramite [Link] questa ci
si riferisce alla proprietà del materiale quando diventa rifiuto.
- Bio-> per biocompatibilità, caratteristica necessaria per i materiali a contatto con i
fluidi e i tessuti del corpo umano senza provocare danni o rigetto. Si parla anche di
materiali biocompatibili quando i polimeri devono rimanere a lungo nel corpo umano.

Polietilene (PE):
Ha formula chimica (-C2H4-)n dove il grado di polimerizzazione n può arrivare ad alcuni
milioni.

il polietilene è il materiale plastico più utilizzato. Il PE ha molte caratteristiche desiderabili,


come facile lavorabilità, tenacità e flessibilità, che vengono tutte mantenute anche a basse
temperature. Il PE è inodore e privo di tossine e ha un’eccellente trasparenza, buone proprietà
di barriera all’acqua, buone proprietà di isolamento elettrico e un basso costo. Ha due tipi
principali: polietilene ad alta densità (HDPE) e polietilene a bassa densità (LDPE).

CARATTERISTICHE:

- facilità di lavorazione
- un’eccellente resistenza agli agenti chimici
- tenacità e flessibilità anche alle basse temperature
- assenza di tossicità e di odore
- bassa/bassissima permeabilità al vapor d’acqua
- ottime proprietà dielettriche

DIFETTI:

- basse resistenze meccaniche a trazione, flessione e compressione


- Difficoltoso da verniciare, incollare e saldare ad alta frequenza
Produzione di polietilene:

Il polietilene è prodotto con diversi metodi mediante polimerizzazione dell’etilene, che è


principalmente ottenuto dal cracking, cioè scissione si ottengono idrocarburi paraffini leggeri
da idrocarburi paraffini pesanti (etilene dal petrolio)di etano e propano, nafta e gasolio.

Esistono due processi tramite i quali il polietilene viene prodotto:

1. polietilene a bassa densità(LDPE): Il processo viene eseguito a pressione molto


elevata a temperature moderate.

Questo è un processo di polimerizzazione condotto in presenza di un iniziatore, come


ad esempio una piccola quantità di un perossido organico. Possono essere utilizzati
due tipi di reattori:

- reattore di tipo autoclave


- reattore tubolare

L’etilene viene compresso e fatto passare nel reattore insieme all’iniziatore; qui
l'iniziatore fa sì che la polimerizzazione inizi. Il polietilene ottenuto viene rimosso,
estruso e tagliato in granuli. L’etilene non reagito viene riciclato.

2. polietilene ad alta intensità(HDPE): L’HDPE è prodotto utilizzando due tipi di


catalizzatori:
- catalizzatore organometallico Ziegler-Natta
- composto inorganico

L’HDPE è prodotto da tre tipi di processo. Tutti operano a pressioni relativamente basse in
presenza di un catalizzatore Ziegler‑Natta o inorganico. In tutti e tre i processi l’idrogeno
viene miscelato con l’etilene per controllare la lunghezza della catena del polimero. I tre tipi
di processo sono:

- Processo in sospensione
- Processo in soluzione
- Processo in fase gassosa

Utilizzi polietilene:

L’HDPE ha una grande resistenza chimica e per questo è utilizzato principalmente per la
fabbricazione di contenitori per sostanze chimiche (spray per vetri e detersivi). LDPE invece
è comunemnte utilizzato per creare i sacchetti detti "di plastica", oppure per produrre la
pellicola alimentare e i "film a bolle d'aria" (o pluriball). Troviamo inoltre il PE anche nei
giocattoli, nei tappi in plastica e nei rivestimenti per il trasporto di acqua e gas naturale.

Polipropilene (PP):
Ha formula chimica (C3H6)n

il PP è un polimero che può avere un’ampia gamma di proprietà, che dipendono dal suo peso
molecolare, morfologia, struttura cristallina, additivi e copolimerizzazione. Può essere
trasformato in polimeri con un alto grado di cristallinità, con conseguente maggiore
resistenza alla trazione e durezza paragonabili all’HDPE. Inoltre, può resistere a temperature
più elevate senza perdita di forza o degrado. Lo svantaggio dell’utilizzo del PP è la sua
suscettibilità alla degradazione e all’ossidazione dei raggi UV.

CARATTERISTICHE:

- Discrete resistenze meccaniche (tra le Poliolefine);


- Basso peso specifico (economicità e leggerezza);
- Elevate resistenze chimiche;
- Buona lavorabilità con macchine utensili;
- Discreta resistenza alla temperatura (90°C);

DIFETTI:

- Ha basse resistenze meccaniche e termiche rispetto ai Tecnopolimeri (PA6, POM


ecc…)e, rispetto al PE, essendo più rigido, è un po’ meno resistente agli urti, specie
alle basse temperature.

Produzione di Polipropilene:

Il polipropilene viene prodotto dal propilene, il quale è ottenuto in grandi quantità da gasolio,
nafta, etano e propano (si sta lavorando allo sviluppo di diversi metodi per produrre
bio-propilene).

Il polipropilene è prodotto tramite polimerizzazione usando i catalizzatori stereospecifici,


cioè capaci di fornire catene polimeriche ad elevata regolarità strutturale. La tipologia di
catalizzatore utilizzato, la temperatura e la concentrazione del reagente determinano il grado
del polimero (generazioni:prima, seconda, terza, ecc).

Catalizzatori:

- basi di Lewis come elettron donatori (ED): fanno sì che la stereospecificità aumenti in
modo tale che i residui di catalizzatore nel prodotto finale siano minimi e non sia
quindi necessaria la sua rimozione.
- metalloceni: molecole che hanno un atomo di metallo di transizione legato tra due
ligandi ciclopentadienilici che si trovano su piani paralleli (ferrocene)

Esistono varie tipologie di processi per la produzione del polipropilene:


1. Processo in sospensione in un diluente idrocarburico
2. Processo in massa
3. Processo in fase gassosa
4. Processo Spheripol
5. Processo Catalloy
6. Processo Spherizone

Utilizzi:

Il polipropilene ha diverse proprietà che lo rendono adatto a sostituire vetro, metalli, cartoni e
altri polimeri. Alcune di queste proprietà sono per esempio una bassa densità, un’elevata
rigidità, l’elasticità, la riciclabilità, la resistenza al calore… Grazie a tutte queste
caratteristiche, il propilene viene trasformato in film per imballaggi, mobili e articoli per la
casa, pezzi per le automobili (paraurti), giocattoli e imballaggi rigidi.

Polivinilcloruro o Cloruro di polivinile (PVC):

Ha formula chimica -(CH2CHCl)n-

il PVC è una plastica che può essere formulata con diversi stabilizzanti, plastificanti,
modificatori di impatto, coadiuvanti tecnologici e altri additivi. Può essere trasformato in
plastica rigida o flessibile modificando la quantità di plastificanti. Inoltre, offre una migliore
trasparenza rispetto ad altre plastiche versatili. Tuttavia, il PVC ha il potenziale di rilasciare
inquinanti nocivi, acidi e tossine durante la lavorazione o la degradazione. I suoi ingredienti
sono regolamentati da FDA, EPA e altre organizzazioni.

CARATTERISTICHE:

- Resistenza meccanica superiore alle poliolefine (PE e PP);


- Elevata resistenza chimica;
- Possibilità di lavorazione con macchine utensili e di accoppiamento mediante
saldatura a caldo o a freddo (incollaggio);

DIFETTI:

- rispetto a PE e PP ha una minor resistenza alla temperatura (max 60°C);


- minor resistenza agli urti;
- a causa dell’elevato peso specifico ne viene ridotta l’economicità
Produzione:

La produzione comprende diversi stadi: la polimerizzazione comincia e questi primi due


processi sono utilizzati in parallelo.

a) Clorazione: come prima cosa l’etilene reagisce con il cloro, andando così a creare
1,2-dicloroetano, usando cloroetilene in eccesso come solvente per la conversione
totale dell’etilene a cloroetilene
b) Ossiclorurazione: la fase B del processo complessivo forma acido cloridrico come
sottoprodotto. L’1,2-dicloroetano viene convertito in cloro etilene (cloruro di vinile) e
viene quindi fatto passare velocemente in tubi metallici riscaldati eliminando l’ acido
cloridrico
c) polimerizzazione del cloro etilene (cloruro di vinile): Questo è un esempio di
polimerizzazione per addizione. Il monomero viene polimerizzato in dispersione
acquosa. La reazione avviene sotto pressione per mantenere il monomero in fase
liquida. Per controllare la polimerizzazione è necessario un iniziatore, un perossido
organico solubile in cloroetilene.

Utilizzi:

Il PVC può essere rigido (non plastificato) oppure plastificato (flessibile). Il PVC rigido è
particolarmente utilizzato nell’edilizia (grondaie, tubazioni rigide, infissi per porte e finestre),
nell’imballaggio (bottiglie e flaconi per detergenti, prodotti per la casa, cosmetici) e
nell’elettronica (coperture per cassette di distribuzione). Per quanto riguarda il PVC
plastificato (flessibile), le principali applicazioni sono nel campo dell’agricoltura (tubazioni
flessibili, teloni per copertura), nell’industria del giocattolo(canotti, palloncini) e nel settore
dell’edilizia (rivestimenti di piscine, pavimentazioni. è poi infine utilizzato anche per articoli
medicali (sacchi per trasfusione) e nell’industria alimentare (cannucce).

Polietilentereftalato o Polietilene tereftalato (PET):

Ha formula chimica (C10H8O4)n

il PET, in particolare il PET a orientamento biassiale, è noto per la sua bassa permeabilità
all’umidità, all’anidride carbonica e all’alcol. Possiede inoltre un’ottima viscosità intrinseca.
Lo svantaggio dell’utilizzo del PET, tuttavia, è la sua affinità con l’acqua. Tende ad assorbire
acqua, il che rende difficile la lavorazione, poiché la resina deve asciugarsi prima
dell’estrusione.

CARATTERISTICHE:

- Basso coefficiente d’attrito;


- Stabilità dimensionale sia con alta temperatura che con elevate percentuale di umidità;
- Buona resistenza alla compressione;
- Buona lavorabilità alle macchine utensili;

DIFETTI:

- È un materiale molto duro e quindi anche abbastanza fragile.


Produzione Polietilentereftalato:

È generalmente ottenuto a partire dall’acido 1,4-benzendicarbossilico noto come acido


tereftalico e dall’1,2-etandiolo noto come glicole etilenico.

Avviene una reazione di esterificazione, ossia una reazione di condensazione tra due reagenti
(un alcool e un acido) che formano un estere come prodotto di reazione. In questo caso,
contengono ciascuno due gruppi funzionali ovvero –COOH (alcool) e –OH (acido)
rispettivamente. Operando ad alte temperature si forma il monomero con eliminazione di
acqua. La reazione di esterificazione avviene in presenza di acido da cui si formano oltre al
monomero anche oligomeri contenenti fino a cinque unità monomeriche.

Per ottenere il polimero si opera a basse pressioni e ad una temperatura di circa 300°C e si
utilizza l’ossido di antimonio come catalizzatore. In alternativa possono essere usati sali di
titanio, germanio, cobalto, manganese, magnesio o zinco. Modiche quantità di catalizzatore
rimangono presenti nel polimero.

L’acqua viene ora allontanata per dare un materiale amorfo simile al vetro.

Per ottenere un polimero che possa presentare le caratteristiche richieste di rigidità, durezza e
resistenza alla deformazione e al contempo flessibilità si procede a una seconda
polimerizzazione condotta sul solido a temperature più basse a cui avviene la rimozione di
impurezze.

Utilizzi:

Il PET viene utilizzato per circa il 70% nella produzione di bottiglie per bevande e liquidi
alimentari; Le bottigliette in plastica rappresentano il maggior settore di impiego del PET. è
poi utilizzato per realizzare contenitori per il latte e succhi di frutta, contenitori per cosmesi e
detergenza, è particolarmente sfruttato nel campo dell’imballaggio alimentare e per
concludere è utilizzato per tubazioni di scarico, rubinetti e componenti per elettrodomestici.

Poliammidi (PA):

Le poliammidi sono macromolecole caratterizzate dal legame ammidico CO-NH,


formalmente derivante dalla condensazione di un acido carbossilico e di un’ammina, da cui
dipendono molte proprietà di questo tipo di molecole. I numeri che seguono il nome indicano
rispettivamente il numero di atomi di carbonio proveniente dal diacido e il numero di carboni
provenienti dalla diammina.

Le poliammidi sono polimeri sintetici derivanti dalla polimerizzazione per condensazione di


composti bifunzionali.

CARATTERISTICHE:

- Elevata resistenza alla trazione e alla compressione


- Buona resistenza all’urto
- Mantiene le sue caratteristiche anche sotto sforzi ripetuti
- Buona resistenza all’invecchiamento e agli agenti atmosferici

DIFETTI:

- Alta igroscopicità (assorbe umidità nel tempo perdendo principalmente le sue


dimensioni originali)
- quando è secco e molto duro e quindi fragile
-

Alle poliammidi appartengono due tipi di materiali:

- nylon: poliammidi alifatiche e semi aromatiche


- aramidi (Kevlar e Nomex): poliammidi aromatiche.

Formula di struttura del Nomex, un'aramide.

Produzione poliammidi:

Le poliammidi possono essere sintetizzate tramite polimerizzazione per condensazione di un


acido carbossilico e di una diammina(si ottengono grazie a reazioni di condensazione in cui
due molecole si uniscono eliminando una molecola d'acqua. I reagenti tipicamente coinvolti
sono un acido carbossilico e un alcol o un'ammina ) oppure tramite polimerizzazione per
apertura d'anello di un lattame (attraverso una propagazione di tipo ionico, il gruppo
terminale di una catena polimerica funge da centro attivo su cui altri monomeri ciclici si
congiungono formando catene polimeriche di maggiore lunghezza).
utilizzo:

Il 95% del materiale è utilizzato nella calzetteria femminile. Le poliammidi sono anche
utilizzate per le automobili poiché riducono il peso del veicolo che a sua volta diminuisce il
consumo di carburante e quindi riduce l’inquinamento dell'atmosfera (carcasse di batterie,
tubi dei freni, coppe dell’olio e parafanghi).

Approccio ambientale (Le microplastiche e la catena alimentare):

Monomero->sostanze che reagendo tra loro formano un polimero

Materie plastiche (gomme,resine,fibre naturali+sintetiche)=costituite da polimeri organici.


|
usate principalmente per recipienti e imballaggi->parte notevole dei rifiuti solidi
privati,commerciali+industriali-> quindi non biodegradabili

Biodegradabilità=capacità di una sostanza di essere trasformata in componenti inorganici da


microrganismi del suolo,dell’acqua,dell’aria
alcune materie possono rimanere nel suolo più di 1000 anni prima di essere smaltite:
importante riciclare, quindi riutilizzarle il più possibile.

raccolta dei rifiuti differenziata per poi essere immessa in impianti di riciclaggio:
-vari tipi di plastica separati in base alle diverse proprietà fisiche dei materiali
-una normativa europea (cerca quale) attribuisce ad ogni polimero un simbolo specifico, per
facilitare e assicurare la giusta differenziazione

Fonte: immagine su classroom


Aggiungi immagine tabella

La maggior parte delle microplastiche è formata da->polietilene (molto comune, prodotto


plastico-sintetico), polipropilene, polistirene, polietilene tereftalato, polivinilcloride. (Sito:sky
tg24)

Le microplastiche:

Sono tutte le particelle le cui dimensioni sono comprese tra i 330 micrometri e i 5 millimetri.

Possono avere origine primaria (pellets da pre-produzione, fibre tessili o microsfere abrasive)
o secondaria se derivano dalla disgregazione di rifiuti più grandi da parte degli agenti fisici.

Sono sempre più presenti nell’ambiente, disperse negli ecosistemi marini e terrestri ma si
tratta di un inquinamento di difficile quantificazione e impossibile da rimuovere totalmente: è
per questo che la conoscenza del problema e la prevenzione sono necessarie.
Sono stati condotti molti studi per definire cosa sono le microplastiche, quantificarne la
presenza e la dispersione nell’ambiente marino (fin dagli anni ’70) ma solo negli ultimi anni
sta crescendo la consapevolezza che anche le acque dolci non sono immuni da questo
problema.

Trasportate da corsi d’acqua e scarichi, macro e microplastiche sono sempre più presenti
anche nei laghi: un’altra minaccia a cui sono sottoposti questi sistemi semi chiusi, che
potrebbero risentire maggiormente della presenza di rifiuti, ma soprattutto delle
microparticelle che principalmente da questi si originano. Sull’incidenza delle microplastiche
in ambiente lacustre sono ancora pochi gli studi, soprattutto in Italia.
Quando finisce in acqua, la plastica si scioglie in piccoli frammenti a causa di diversi processi
chimici o fisici: dall’effetto dei raggi ultravioletti al vento, dalle onde ai microbi e alle alte
temperature.

Proprio perché sono tanti gli elementi che concorrono al deterioramento, è difficile dire con
precisione quanto tempo un singolo frammento impiega a diventare microplastica: a
prolungarne il processo concorrono anche gli additivi chimici utilizzati durante la produzione
che conferiscono ai materiali determinate caratteristiche, come gli antimicrobici o i ritardanti
di fiamma che li rendono più resistenti ai raggi ultravioletti, fino all’impermeabilità.

Ma le microplastiche nei laghi possono essere anche un rifiuto primario, come nel caso di
pellet da pre-produzione industriale, fibre tessili provenienti dalle lavatrici o microsfere
utilizzate nella cosmesi.

microplastiche nei cosmetici è un ottimo segnale che pone l’Italia in posizione di avanguardia
su questo tema, occorre intervenire anche sulla gestione dei rifiuti, così come è necessario
avviare capillari iniziative di sensibilizzazione e di prevenzione per ridurre l’apporto di questi
insidiosi inquinanti.

[Link]

Le microplastiche nel cibo:


Micro e nano plastiche sono state ritrovate nell’acqua degli oceani, nel ghiaccio antartico e
artico. Si trovano anche nell’aria e nel cibo, gli studiosi lo hanno confermato tramite la carne
bovina e suina e nel latte delle mucche->si trovano poi nel nostro sangue e nelle feci.

Non c'è da stupirsi, quindi se i frammenti di meno di un micrometro si possono rintracciare in


tutti gli elementi della catena alimentare. Quel che finora non era chiaro sono i meccanismi di
trasferimento negli alimenti che finiscono sulla nostra tavola: ad esempio le 300 mila
tonnellate di particelle che ogni anno ricevono le campagne americane ed europee attraverso
(oltre alla dispersione aerea) irrigazione, fanghi.

Uno studio condotto da dei ricercatori della Uef (Università della Finlandia Orientale) ha
ricostruito i passaggi che il materiale inquinante compie dalla terra al [Link]
dimostrato come le nanoplastiche passano dal suolo alle piante, agli insetti e poi ingeriti dai
pesci.
L’esperimento: hanno studiato le piante di lattuga lasciate in suoli contaminati per 14 giorni,
poi le foglie sono state nutrite a delle larve di mosca mangiate poi dal pesce rutilo, il risultato
è stato che il pesce aveva accumulato della plastica, specialmente nel fegato.

Accade che le radici delle piante assorbono la plastica, come i metalli pesanti e altri
inquinanti, e la trasferiscono alle foglie, poi alla bocca e all’intestino degli insetti, le plastiche
si insediano lì e nel fegato

Gli scienziati sono poi riusciti a trovare un modo per rintracciare le micro plastiche negli
organismi,hanno creato una tecnologia sulla base dell’impronta metallica che rileva il
materiale grazie ad un microscopio elettronico.
L’esperimento dimostra l’assorbimento delle nanoplastiche da parte delle piante. Nel suolo
sono maggiori che nei mari, vengono utilizzati ogni anno 12,5 milioni di tonnellate di
prodotti in plastica che non vengono smaltiti correttamente e finiscono nel terreno
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3258/

12.5 Entro il 2030, ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la


prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo

Le microplastiche sono tra le emergenze più gravi del nostro secolo: stiamo affrontando una vera e
propria crisi planetaria legata all’inquinamento da plastica nell’ambiente.
In base alla loro origine si suddividono in: primarie, fabbricate intenzionalmente come tali e disperse
direttamente nell’ambiente sotto forma di granuli, dischetti o fibre, e secondarie, prodotte dalla
degradazione degli oggetti di plastica più grandi.

La diffusione delle microplastiche nell’ambiente marino e terrestre pone seri rischi anche per la nostra
sicurezza alimentare. Ogni settimana possiamo ingerire oltre 5 grammi di microplastiche
(l’equivalente di una carta di credito) attraverso l’aria, acqua, frutta, verdura, pesci e molluschi,
soprattutto quelli che si mangiano interi. Le microplastiche sono di conseguenza state ritrovate nelle
feci umane (anche quelle dei bambini), nella placenta e recentemente anche nel sangue e nelle aree
profonde dei polmoni.
L’aspetto più pericoloso delle microplastiche è la loro capacità di assorbire contaminanti ambientali
(metalli pesanti, pesticidi, PCB e molto altro) per poi rilasciarli negli organismi che le ingeriscono,
assieme alle sostanze di cui sono esse stesse fatte (ftalati, ritardanti di fiamma).

I principali effetti di questa ingestione vanno da lesioni e infezioni interne, soffocamento alla
riduzione dell’alimentazione (a causa del senso di pseudo-sazietà), fino ad arrivare ad effetti più gravi
l’interferenza con il sistema ormonale, neurotossicità e morte. A livello ecosistemico non sono ancora
chiari gli impatti, ma si pensa che le microplastiche influenzino il ciclo dei nutrienti nei vari comparti
ambientali e possano modificare la struttura di intere comunità.
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tavola/

Scrivere un post di sensibilizzazione: -

Il processo di polimerizzazione: - falv


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PE, PP, PVC, PET, POLIAMMIDI, aspetti di produzione e di utilizzo:


Materie plastiche, cosa sono e come si utilizzano. - Setecs Engineering
Cosa sono le materie plastiche - Stamplast
√ Come scegliere il materiale più adatto
Poliammide
Polietilene (PE): caratteristiche, tipologie, mercato
Polipropilene - Wikipedia
Polivinilcloruro - Wikipedia
Polietilene tereftalato - Wikipedia
Polietilene - Chimica Industriale Essenziale - online.
Polythene production

Polietilene - Wikipedia
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