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Il 'Dialogo sui massimi sistemi del mondo' di Galilei, scritto tra il 1624 e il 1630, è un'opera fondamentale che unisce contenuti scientifici e teorici, presentata in forma di dialogo tra tre personaggi: Salviati, Sagredo e Simplicio. Attraverso discussioni argomentative, Galilei affronta temi come il moto dei corpi, l'ottica e le maree, sostenendo l'importanza dell'intelligenza umana nel progresso scientifico. L'opera, pur essendo influenzata dal Barocco, si distingue per uno stile chiaro e accessibile, mirato a divulgare le nuove scoperte scientifiche e a sfidare le concezioni aristoteliche tradizionali.

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Il 'Dialogo sui massimi sistemi del mondo' di Galilei, scritto tra il 1624 e il 1630, è un'opera fondamentale che unisce contenuti scientifici e teorici, presentata in forma di dialogo tra tre personaggi: Salviati, Sagredo e Simplicio. Attraverso discussioni argomentative, Galilei affronta temi come il moto dei corpi, l'ottica e le maree, sostenendo l'importanza dell'intelligenza umana nel progresso scientifico. L'opera, pur essendo influenzata dal Barocco, si distingue per uno stile chiaro e accessibile, mirato a divulgare le nuove scoperte scientifiche e a sfidare le concezioni aristoteliche tradizionali.

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Il dialogo sui massimi sistemi del mondo fu l’opera più importante, sia da un punto di vista

letterario, che scientifico per Galilei.

Venne utilizzata per far confluire tutta una serie di contenuti, non solo di carattere scientifico,
ma anche teorico che erano distribuiti nelle sue opere precedenti (Sidereus Nuncius, lettere
medicee, il saggiatore).

Fu un progetto piuttosto curato (già nel Sidereus Nuncius diceva di voler comporre un’opera
in volgare a scopo polemico e divulgativo per portare alla conoscenza di un pubblico più
ampio possibile le nuove conoscenze ma soprattutto i nuovi metodi).

Galilei iniziò la composizione di quest’opera nel 1624 e la scrisse fino al 1630 dopodiché non
potè pubblicarla per 2 anni per via dell’opposizione da parte dei vari tribunali ecclesiastici.
Uscì nel 1632 per poi essere immediatamente ritirata dal commercio (all’inizio ebbe
pochissima circolazione).

Cornice dell’opera
Quest’opera si chiama “Dialoghi” perché è strutturata come dialogo (funzione argomentativa
come ai tempi di Platone. Attraverso lo scambio si andavano a rafforzare le strategie
argomentative).

Questo dialogo avviene tra 3 personaggi;


-​ Salviati (fu per un periodo allievo di Galilei, dopodiché divenne suo collaboratore. Era
un noto sostenitore delle teorie copernicane);
-​ Sagredo (nobile veneziano amico di Galilei);
-​ Simplicio (personaggio di invenzione emblema del sapere tradizionale legato in
maniera estremamente vincolante alla tradizione aristotelica e alle concezioni
tolemaiche dell’universo).

Questo dialogo, che Galilei cercò di presentare come imparziale davanti all’Inquisizione, era
quasi una sorta di Pamphlet (testo propagandistico a favore della “nuova scienza”, quella
fondata sul metodo empirico e scientifico).

Contesto
Sagredo era un nobile curioso che, sapendo dell’esistenza di tale dibattito scientifico, invitò
per 4 giorni nella sua villa 2 esponenti delle 2 visioni opposte della scienza.

Simplicio, però, venne presentato come un personaggio estremamente ingenuo, pedante e


poco abile da un punto di vista argomentativo.
Inoltre, il moderatore (Sagredo) era di parte o quantomeno dimostrava particolare
entusiasmo per le teorie eliocentriche e aveva la tendenza a ridicolizzare alcuni spunti di
Simplicio.

Salviati invece, venne presentato come il personaggio più competente, aggiornato sulle
nuove scoperte, (per certi versi l'alter ego di Galilei).
Inoltre Sagredo era talmente tecnico e scientifico da svolgere anche una seconda funzione,
oltre a quella del moderatore del dibattito, ovvero, attraverso metafore ed esempi semplici,
rendeva ancora più divulgativo il messaggio di Salviati.
Galilei teneva sempre in considerazione il fatto che la sua opera avesse la funzione di
diffondere delle idee anche se ostiche e difficili da comprendere (Sagredo infatti aveva la
funzione di semplificare).

Tutto ciò aveva per certi versi una connotazione fortemente teatrale (essendo un dialogo era
drammatizzato).
Inoltre, il dialogo tra i partecipanti non era solo di natura argomentativa dottrinaria, ma erano
presenti anche degli incisi drammatici di natura esclamativa, interrogativa, di
sospensione…(era un dialogo nei limiti credibile).

I 3 personaggi hanno una psicologia (Salviati era presuntuoso, Sagredo, oltre a non riuscire
ad essere equidistante tra le 2 posizioni, alcune volte risultava parecchio sarcastico e ironico
e Simplicio era un personaggio poco intelligente e ingenuo).

L’altro elemento che rende quest’opera teatrale è la cornice. Il paesaggio veneziano alcune
volte entrava in relazione con la trama dei dialoghi.
Ad esempio, all’inizio della quarta giornata, Simplicio arriva in ritardo perché la sua barca era
entrata in secca per via della bassa marea. Questo avvenimento viene poi usato per
introdurre l’argomento delle maree.
Nel 1630 non era ancora ben chiaro questo fenomeno (l’ipotesi di Galilei si dimostrò errata).

Inoltre nell’opera è presente un uso piuttosto abbondante delle metafore che molto spesso
vengono utilizzate in funzione esplicativa per chiarire dei concetti teorici che si tramutano in
esempi concreti, non solo in ambito scientifico, ma anche quando si tratta di elaborare una
teoria di metodo (non solo nel contenuto ma anche nel metodo usato per discutere i
concetti).

Per parlare dello stile dell’opera Galilei si pone in chiave abbastanza anti barocca.
Egli era un uomo del Rinascimento e, alla luce dello scopo del suo testo, aveva preferito
utilizzare uno stile estremamente tranquillo ed equilibrato rispetto a quello aspro e oscuro
caratteristico del ‘600.

Lo stile dell’opera si manifesta nella signorilità degli scambi che avvengono tra i personaggi
anche perché, dovendo dimostrare delle teorie, se avesse utilizzato lo stile Barocco
sarebbero risultate ancora più difficili da comprendere (con lo stile rinascimentale riusciva ad
essere lineare e di conseguenza più comprensibile).

All’interno del dialogo, quando si trattava di fare degli esempi, erano molto di impatto.
Quindi, nonostante lo stile raffinato e l’argomento che sembrerebbe lontano da determinate
suggestioni, Galilei indulgeva al gusto del macabro (per colorire e, in alcuni casi, per dare
maggiore forza alle argomentazioni).

Questi 3 aspetti sono caratteristici del Barocco:


-​ Predilezione del teatro come elemento visivo e di illusione;
-​ Abuso di metafore;
-​ Ampia diffusione di un gusto macabro (in un clima di crisi morale e storica delle
sicurezze dovuta alla Controriforma).

Galilei, anche se si poneva in continuità con la cultura Rinascimentale, era comunque


fortemente intriso e in relazione con il Barocco che era l’ambito culturale dominante del suo
tempo.

Prima giornata
Il discorso inizia con l’analisi dei principi della fisica aristotelica che vengono messi in
discussione e confutati, in particolare i principi riguardanti il moto rettilineo e circolare.
In seguito Salviati espone le tesi di Galilei sul moto dei gravi.

Dopodiché il discorso comincia a trattare di problemi astronomici ed esempi riguardanti le


fasi lunari.

La giornata si conclude con la trattazione di argomenti legati all’ottica e alle relazioni presenti
fra l’intelligenza divina e quella umana.
Salviati pone una riflessione di carattere polemico (supportata da Sagredo) sull’importanza
dell’intelligenza umana.

Galilei aveva dovuto combattere nella contrapposizione tra intelligenza umana e divina.
Salviati e Sagredo sostenevano che l’intelligenza umana fosse uno strumento fondamentale
per il progresso dell’umanità stessa.

Galilei era fortemente debitore del dubbio cartesiano. L’intelligenza umana doveva partire
dal fatto di dubitare di tutto, quindi, doveva avere un approccio estremamente umile alla
realtà.
L’ uomo poteva ricorrere solo all’umiltà e all’intelligenza per risolvere i problemi.
Non doveva mai essere così superbo da comprendere di aver già capito tutto (come gli
aristotelici che trovavano la risposta a qualunque cosa nelle parole di Aristotele), oppure
rendere l’intelligenza umana così inutile, se confrontata con quella divina, da dire che l’uomo
comunque non poteva capire perché solo Dio è onnisciente e ogni sforzo che l’uomo faceva
per comprendere qualcosa era un atto di superbia nei confronti dell’onniscienza divina
(delegare la spiegazione dei fenomeni naturali al sacro piuttosto che ad un autorità).

Seconda giornata
Il dialogo viene aperto dall' intervento di Sagredo che, contrario all'atteggiamento
antiscientifico degli aristotelici, propone l'episodio del "notomista", nel quale, attraverso la
sezione di un cadavere, viene dimostrato che il fascio di nervi parte dal cervello e si dirama
in tutto il corpo.

In risposta a Sagredo, l'aristotelico afferma che aveva visto così bene la cosa che, se non
fosse scritta tanto bene nel testo da Aristotele, vi avrebbe creduto.

L'argomento che viene trattato riguarda la "relatività del moto", che cambia natura rispetto al
punto di osservazione.
Poi Salviati spiega il perché della caduta dei corpi lungo la perpendicolare della superficie
terrestre e specifica la definizione di forza di gravità connessa alle leggi che ne derivano.
Terza giornata
In apertura viene presentato Simplicio che, a causa della bassa marea era arrivato in ritardo
all' appuntamento poiché la sua gondola era rimasta incastrata; con questo Galileo vuole
evidenziare l'evento fisico che riteneva essere la prova del moto terrestre.

La relazione tra i moti lunari e le maree era stata ipotizzata da Keplero ma Galilei la negò
perchè secondo lui l'innalzamento dei mari era dovuto all’energia centrifuga della Terra .

A questo punto sono discusse le tesi relative alle nuove stelle, in contrasto con il pensiero
aristotelico dell'immutabilità dei cieli (le stelle nascono e muoiono); il sistema copernicano e
le incongruenze del sistema tolemaico.

Inoltre Salviati parla delle macchie solari, della distanza fissa delle stelle, dell'inclinazione
dell'asse terrestre, della vastità dell'universo e del terzo movimento della Terra (moto di
traslazione).

La giornata si conclude con l'esame del magnetismo terrestre secondo le teorie di William
Gilbert.

Quarta giornata
In quest' ultima giornata Salviati presenta il fenomeno delle maree, sottolineando che egli ha
potuto compiere osservazioni riguardanti solo le coste italiane e non quelle atlantiche.

La teoria di Salviati, tramite la quale Galilei esprime il suo pensiero, alla fine del discorso
risulta precaria e sbagliata poiché non è verificata da molti dati sperimentali.

I dubbi e le riflessioni che si poneva Galilei vennero universalmente riconosciute come


l’inizio di una nuova disciplina (epistemologia = discorso della scienza. Branca della filosofia
che si occupa della correttezza delle modalità in cui il metodo scientifico può essere
applicato).

Dopo Galilei il metodo scientifico venne incredibilmente esaltato dall’illuminismo come


avvenne anche nel contesto del positivismo (dal latino positus - esatto/dato empirico).

Comte era convinto che con la scienza si potessero risolvere tutti i problemi e giunse
addirittura ad applicare la scienza alla psiche umana (la psicologia nacque con il
positivismo).
Prima la psiche veniva confusa con l’anima.
Con il positivismo si iniziò a scoprire che anche la mente umana poteva essere indagata in
maniera scientifica iniziando ad indagare la relazione tra azioni e reazioni.
Comte, grazie al metodo scientifico ideò la sociologia (la pretesa di studiare in maniera
scientifica le dinamiche relazionali con l’idea di creare la società perfetta).

La scienza andò in crisi nei primi anni del ‘900 per via della I guerra mondiale (frutto
dell’applicazione di tutte le teorie scientifiche per la creazione di strumenti di morte) ma
anche per via di alcune figure con Einstein e Heisenberg che minarono le certezze, non solo
del positivismo, ma dello stesso metodo scientifico classico ideato da Galilei.

Successivamente la scienza progredì e trovò una sua collocazione facendo finire il discorso
dell’ epistemologia con Popper.
Egli riprese una vecchia teoria di Hume che affermava che il metodo scientifico si basava
sull’esperimento il quale non si poteva ripetere all’infinito perché c’era sempre la possibilità
che ripetendosi non andasse a buon fine.
Popper riprese questo concetto dicendo che lo scienziato doveva essere umile e
consapevole del fatto che le sue ipotesi potessero essere contraddette in qualunque
momento.
Proprio questo per lui diventò il criterio di ciò che era scientifico (una tesi che doveva sempre
essere pronta ad essere falsificata).
La falsificabilità era, secondo lui, l’elemento più importante per un ragionamento scientifico.

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