Pablo Picasso
Pablo Picasso è uno degli artisti più versatile ed è il massimo artista del XX secolo. Picasso
con il suo movimento il Cubismo ha spezzato la visione unitaria della realtà, offrendo una
rappresentazione frammentaria e molteplice, in cui ogni punto di vista si sovrappone agli
altri. Ha introdotto in pittura l’inquietudine e la crisi del suo tempo, rifiutando le convinzioni
della prospettiva rinascimentale e anticipando una nuova concezione dell’arte e della
conoscenza. Col suo furore creativo ed esistenziale, ha segnato tutte le espressioni
artistiche del suo tempo, dalla pittura alla scultura, al teatro, alla ceramica, al design, non
adagiandosi mai ai risultati raggiunti ma rinnovandosi continuamente in una continua ansia
di ricerca della perfezione del linguaggio universale. Il suo percorso artistico è un susseguirsi
di svolte di stile a cui corrispondono sul piano personale ribaltamenti affettivi e sentimentali.
Nella sua formazione ha subito l’influenza e l’eredità di Velasquez, di El Greco, di Goya ma
anche l’anarchismo architettonico di Gaudi, il trascinante impeto delle corride, il colore
acceso del folclore di una Spagna particolare, ardente, rivoluzionaria e violenta come la sua
produzione. Il suo percorso artistico si snoda attraverso una lunga parabola complessa e
articolata. Muore all’età di 92 anni. La sua lunga vita è composta da varie stagioni artistiche
che possiamo riassumere in sette fasi:
- il periodo giovanile, caratterizzato da una formazione stilistica e all’adesione allo jugendstil;
- il periodo blu ( 1901-1904), dominato dall’attenzione verso il mondo dei poveri e la
dimensione tragica dell’esistenza, i toni sono freddi sul colore del blu e del grigio;
- il periodo rosa ( 1905-06), in cui i colori diventano più caldi e i temi sono più allegri come
pagliacci, arlecchini e artisti di circo;
- il periodo cubista (1908-14), dove insieme a Georges Braque fonda il movimento cubista,
una delle Avanguardie del primo novecento, si ha una propria rottura con la concezione
rinascimentale dello spazio;
- il periodo classicista, o ritorno all’ordine, ( dal 1917), si impegna a recuperare le forme e la
classicità delle opere, molto fondamentale è il suo viaggio in Italia, specialmente a Pompei,
Roma, Napoli;
- l’età dei mostri, il periodo della maturità, ( negli anni trenta), si avvicina al movimento
surrealista ma presenta anche momenti di forte coinvolgimento politico che lo portano a
dichiarare la propria opposizione alla dittatura e alla guerra;
- infine, la stagione mediterranea, in cui prevale una ricerca della luminosità e del colore che
si manifesta anche nella ricerca di materiali e tecniche artigianali.
Pablo Picasso nasce a Malaga nell’ottobre del 1881 da José Ruiz e Maria Picasso. Suo
padre è un insegnante di pittura e Pablo fin da piccolo inizia ad interessarsi all’arte e al
disegno. Così José gli fornisce i primi insegnamenti accademici che saranno fondamentali
per la sua carriera artistica. Nel 1891 la famiglia Ruiz si trasferisce a La Coruña, nell’estremo
nord ovest della Spagna dove José fu chiamato ad insegnare disegno presso la scuola di
Arti e Mestieri, dirigendo un piccolo museo. Fu un momento importante per la maturazione
stilistica di Picasso e anche per la sua formazione personale Egli, infatti, passa intere
giornate nello studio del padre e all’interno del museo a cimentarsi nel disegno a carboncino
e ad acquistare sicurezza nell’uso dei colori ad olio dei pennelli. Nell’autunno del 1895, la
famiglia si trasferisce a Barcellona dove il padre ottiene un posto di insegnante presso la
Scuola d’Arte della città. Tra il 97 e il 98 Pablo a Madrid frequenta l’Accademia di San
Fernando, ammesso col massimo dei voti, e approfondisce e rielabora per proprio conto i
principi di nuove forme espressive. A causa di una grave malattia è costretto a lasciare
Madrid, trascorrendo la convalescenza in campagna a Horta de Ebro. La vita all’aperto oltre
che giovare alla sua salute lo esalta e gli fa assaporare la gioia di vivere. Si dedica ai lavori
dei campi in un clima di assoluta libertà e sperimenta un nuovo modo di dipingere più
personale lontano dalle regole imposte dalle Accademie. Una volta tornato a Barcellona fa la
conoscenza di una figura fondamentale: Carlos Casagemas, un pittore e poeta spagnolo. Si
incontrano nella taverna “Els Quatre Gats”, un luogo che il giovane Pablo inizia a
frequentare molto spesso, un punto fondamentale di ritrovo dei rappresentanti della cultura
catalana e prezioso retrovia di scambi culturali e stimoli provenienti da tutt'Europa.
Con Casagemas intraprendono un viaggio per le capitali europee. La prima tappa del loro
viaggio è Parigi dove arrivarono nell’ottobre del 1900 in piena celebrazione dei
festeggiamenti di fine secolo. Furono catturati dal clima vivace e coinvolgente della città,
affittarono un modesto studiolo, passando le giornate a visitare il Louvre e le tantissime
gallerie e mostre dedicate agli impressionisti e ai nuovi movimenti pittorici dei paesi europei.
Picasso rimane colpito dalla pittura di Van Gogh, Gauguin, Degas e soprattutto dai colori e
dalle ambientazioni di Toulouse Lautrec di cui subisce l’influenza. Le opere eseguite in
questo periodo sono una rivisitazione dei temi e dei moduli figurativi adottati dai maggiori
pittori della generazione precedente espressi con colori e con tecniche personalissime, ma,
con un occhio critico che mette in evidenza i risvolti torbidi della società del tempo.
Nel febbraio del 1901 l’amico Casagemas si toglie la vita in seguito ad una delusione
sentimentale. Picasso, profondamente colpito, entra in uno stato di grande prostrazione e
improvvisamente cambia stile e adegua la pittura al suo stato d’animo. In questo periodo
Pablo viaggia tra la Spagna e la Francia solo nel 1904 Picasso lascia per sempre Barcellona
e si trasferisce con l’amico Max Jacob a Parigi. I due vanno ad abitare al Bateau Lavoir, una
costruzione fatiscente priva di riscaldamento e di servizi igienici nei pressi di Montmartre.
Subito l’abitazione diventa punto di incontro dei giovani pittori e letterati appartenenti alle
avanguardie artistiche parigine. Frequentano il Bateau Lavoir oltre che il poeta Apollinaire,
Matisse, Modigliani, Braque e una pletora di modelle, prostitute, galleristi, mercanti attirati
dall’atmosfera bohémienne del posto.
Picasso viene molto presto raggiunto da un giovane pittore “fauve” frequentatore assiduo del
Bateau Lavoir e degli ambienti culturali che gravitano intorno a Montmartre: George Braque.
Fondamentale per entrambi, e, per la ricerca cubista in generale, la retrospettiva delle opere
di Cézanne organizzata al Salon d’automne del 1907. In contrasto con il colorismo
impressionista, Cezanne pone la solidità delle figure e delle forme come caratteristica
principale della sua produzione pittorica. I due artisti, uniti da sincera amicizia e stima
reciproca, si dedicano inizialmente a ricercare la forma essenziale degli oggetti riducendoli a
solidi geometrici. In questa prima fase, chiamata dai critici proto cubista, i due artisti
esaminano soprattutto il corpo umano, i paesaggi che ricordano i dipinti di Cézanne.
Mantengono ancora la volumetria delle forme e una sorta di prospettiva mentale basata sulla
conoscenza della realtà.
Nel 1914, dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Picasso vive un periodo di
isolamento e riflessione che lo porterà ad abbandonare la sperimentazione per tornare ad
una pittura di tipo tradizionale vicina alle immagini simboliste. Durante il soggiorno italiano, si
innamora perdutamente di una ballerina della compagnia, Olga Koklova che sposerà nel
1918. Tornati a Parigi, i Picasso, si trasferiscono in un lussuoso appartamento e iniziano a
frequentare l’alta società e a partecipare ai più grandi avvenimenti artistici del tempo. La
nascita del primo figlio, Paulo, trasporta Picasso in una dimensione intima e domestica
celebrata in bellissimi quadretti familiari dove si caratterizza la nuova tendenza della sua
pittura. La staticità e l’armonia dei dipinti precedenti vengono totalmente sconvolte
dall’irrompere di un violento e inquietante dinamismo. A questa ennesima svolta della sua
pittura corrisponde un periodo di gravi tensioni familiari. Il rapporto con Olga diventa sempre
più aspro e difficile e porterà nel 1935, alla separazione. La sua pittura, in questo periodo,
diventa dura e aspra con forme mostruose rese più inquietanti da colori violenti e
contrastanti che mostrano l’attenzione dell’artista per i temi freudiani che circolano negli
ambienti letterari del tempo. La rappresentazione del corpo dell’uomo e della donna è
portata alle estreme conseguenze e perde ogni familiarità con la realtà.
Gli avvenimenti bellici, durante la Seconda Guerra Mondiale, sconvolgono l’animo dell’artista
già provato dalla turbolenta situazione familiare. Infatti Picasso in questo periodo si avvicina
sempre di più alla politica come pacifista e attivista. Il 26 aprile 1937 gli aerei della legione
Condor tedesca, con la connivenza del dittatore Franco, bombardano a tappeto la cittadina
basca di Guernica, uccidendo gran parte dell’inerme popolazione, in particolare donne e
bambini. Non è stato mai possibile scoprire i numeri delle vittime perché le truppe
nazionaliste del generale Franco bruciarono, al momento della conquista, i registri
parrocchiali.
Picasso riceve ad aprile l’incarico di realizzare un grande murale per il padiglione spagnolo
per la Mostra Internazionale di Parigi ma fino a quel momento non aveva ancora realizzato
niente e la notizia di Guernica, che ha indignato l’Europa, fa sì che l’artista prenda delle forti
posizioni contro i regimi totalitaristi nel continente europeo come mai si sono viste nelle sue
opere. Si schiera dalla parte degli oppressi e degli innocenti (con questo bombardamento
per la prima volta vengono colpiti i civili) dato come lui stessa ha affermato: “Davanti a un
conflitto che mette in gioco i più alti valori dell’umanità, gli artisti non possono e non devono
restare indifferenti”.
Dopo solo sei giorni, inizia a lavorare al murale, e in appena un mese e mezzo crea circa
100 bozzetti e schizzi di soggetti che ha già realizzato, contenuti nelle incisioni di “Sogno e
la menzogna di Franco”. L’opera è realizzata in due mesi nel suo atelier al numero 7 di rue
des Grands Augustins a Parigi. Il suo lavoro è documentato dalle varie fotografie, scattate
dalla sua compagna di quel tempo, Dora Maar, che vanno dall’inizio fino al compimento
dell’opera.
Guernica è un’opera mastodontica (7,8 m x 3,5 m) che racchiude tutti gli stili di Picasso, dal
periodo blu al cubismo ma a livello temporale appartiene all’età dei mostri. È il suo
capolavoro ed eredità artistica. Oggi è conservata al Museo Nacional Reina Sofia, a Madrid,
solo nel 1981 con la morte di Francisco Franco. Infatti l’artista ha affermato che l’opera
sarebbe tornata in Spagna solo con la fine della dittatura franchista. Dopo l’esposizione è
stata conservata al Museum of Modern Art di New York.
Il nemico non viene rappresentato nel quadro, è messo in primo piano l’orrore che ha colpito
gli innocenti e gli animali. L’ambientazione è sia interna, lo si evince dal lampadario in primo
piano, che esterna (dai palazzi in fiamme). Questa visione simultanea, elemento ripreso dal
cubismo, fa emergere la crudezza di quei momenti che ha squarciato un’intimità domestica. I
corpi sono scomposti, semplificati con la frammentazione dello stesso spazio.
Il quadro è diviso come una composizione classica: un pannello centrale e due ali laterali.
Da sinistra verso destra, c’è una madre con un bambino in braccio che è ferito o
probabilmente morto. Il suo volto è pieno di strazio. La loro posizione rimanda alla Pietà di
Michelangelo, il braccio decadente viene ripresa dall’opera di Jacques Louis David, “La
morte di Marat”.
Il toro, simbolo della Spagna, riprende il personaggio mitologico del Minotauro che
rappresenta la crisi del mondo occidentale e la brutalità e le barbarie della guerra. Il cavallo
è il simbolo della natura addomesticata e addolcita all’intelligenza, molto espressivo è il grido
di dolore che sembra emettere. Picasso ha dichiarato che il cavallo rappresenta anche il
popolo: un grido di dolore universale che accomuna tutti, uomini e bestie, verso un unico
destino. A terra nella metà di sinistra c’è un soldato sconfitto con una spada ridotta a
frammento. È presente tra le sue mani un piccolo fiore, simbolo di speranza e rinascita.
Sulla destra ci sono delle figure umane: una donna che grida e corre verso sinistra e un’altra
che ha in mano una candela che cerca di far luce. La parte finale è circondata da lingue di
fuoco che provengono dalle case bombardate, colpiscono un uomo che tenta di fuggire e
grida.
Uno degli elementi più evidenti è l’assenza di colore, sul tono del grigio e colori molto spenti,
per evocare la morte e la non speranza.
Picasso reinterpreta opere del passato come “l’incendio del Borgo” di Raffaello, “la strage
degli Innocenti” di Guido Reni e “3 maggio 1808” di Goya. Il cavallo viene ripreso dal “Trionfo
della morte” di Palazzo Sclafani a Palermo.
Picasso lancia un messaggio molto preciso: con questo vile atto, tutta la cultura
dell’Occidente è stata violata. È una riflessione sulla fragilità delle convinzioni umane e la
perdita di certezze di fronte alla violenza e alla distruzione.