Benvenuti, viaggiatori... tra fiamme e menzogne.
Oggi non esploreremo un semplice regno… ma scopriremo l’intero pantheon dei tiranni infernali:
gli Arcidiavoli.
Questo sarà un video lungo, corposo come un tomo proibito nascosto nelle cripte di Dis, perché qui
troverete ogni segreto noto — e ignoto — su tutti gli Arcidiavoli, inclusi quelli che ora riposano in
pezzi, divorati dal tempo e dai tradimenti.
Se cercate i dettagli sui Nove Strati dell’Inferno, non temete: nelle schede qui sopra troverete il
nostro viaggio tra Erebus, Flegetonte, Malebolge e tutti gli altri orrori di pietra, fiamme e oro
corrotto.
Ma ora fermiamoci un attimo: cos’è esattamente un Arcidiavolo?
Un Arcidiavolo è uno dei nove sovrani che regnano ognuno su uno dei nove strati dell’Inferno.
Sono considerati semidei, esseri con poteri vicini a quelli di una vera divinità — in grado di
concedere incantesimi, benedizioni e potere ai loro fedeli — ma inferiori ad Asmodeus, l’unico
vero dio degli Inferi.
Nonostante i loro piani, i tradimenti e i conflitti interni, tutti gli Arcidiavoli sono ferocemente fedeli
ad Asmodeus, per paura, opportunismo o semplice ammirazione per il suo dominio assoluto.
Ogni Arcidiavolo, infine, è la personificazione di una forma di punizione infernale: un incubo
specifico cucito su misura per le anime dei mortali corrotti.
Ma tra tutti loro, c’è una storia che funge da monito per chi osa sfidare la gerarchia dei Nove
Inferni: un unico Arcidiavolo ha conosciuto la vera morte — Typhon, il Primo Signore di Avernus.
Iniziamo dunque dal principio, dal primo Arcidiavolo che cadde nel sangue e nel fuoco: Typhon.
[Typhon]
Typhon. Il Primo dei caduti.
Dalla sua dimora di Arima, un eden corrotto di tenebre e veleni, governò Avernus fino al giorno in
cui la lama di Ragathiel — il Generale della Vendetta — pose fine alla sua blasfema esistenza.
Un colpo forse guidato dallo stesso Asmodeus, come castigo per l’imprudenza di Typhon:
intrattenere relazioni con Lamashtu, la Madre dei Mostri.
La sua caduta, rapida e definitiva, fece di Typhon un ammonimento per tutti gli altri Arcidiavoli:
nessuno è indispensabile… nemmeno chi siede sul trono di uno degli Strati.
Ma là dove un signore cade, un altro si alza.
Dal ventre di Arima sorse un nuovo padrone: Barbatos, l’Osservatore.
Colui che fece del Primo Strato non solo la porta dell’Inferno, ma il filtro di ciò che può entrare…
o fuggire.
Ed è di Barbatos, il Signore di Avernus, che ora parleremo.
[Barbatos]
Barbatos.
Diverso da tutti gli altri signori degli Inferi, perché... non è nemmeno un diavolo.
Le sue origini? Un mistero così fitto che forse nemmeno Asmodeus ne conosce la verità.
Comparve ai cancelli dell’Inferno come un’ombra, portando con sé un intero mondo di anime
dannate come offerta al Principe delle Tenebre.
Fu lui a trasformare quei dannati nei primi barbazus, i diavoli soldato che ancora oggi costituiscono
la fanteria infernale. Così ottenne Avernus come suo dominio.
Ma la leggenda di Barbatos non si ferma qui.
Si racconta che, sotto forma di cervo, apparve all’eremita Osein, negli ultimi giorni di Azlant, prima
che la stella di Earthfall spazzasse via quell’antica civiltà. Promettendo salvezza al suo villaggio,
Gibrav, lo convinse ad aprire i cancelli di notte: fu allora che le bestie dei boschi entrarono,
sbranando la popolazione addormentata. Da quell’orrendo massacro nacquero i primi peryton,
predatori alati con cuore umano.
Nelle dottrine divine, il suicidio è un peccato gravissimo, e Barbatos è colui che reclama per sé le
anime di chi si toglie la vita. Ma a differenza di altri arcidiavoli, è pronto a trattare: offre ai disperati
un modo per liberare la loro anima, in cambio di un’altra. Peccato che il prezzo sia la corruzione,
costringendo chi accetta a commettere atrocità tali da garantirsi comunque un posto all’Inferno. E la
beffa finale? Pharasma emette sempre lo stesso verdetto: due anime, al prezzo di una.
Le anime dei suicidi non lasciano mai Avernus: vagano per sempre, spettro tra le nebbie di confine,
monito per chi sogna di sfuggire al Giudizio.
Nonostante Asmodeus lo consideri un consigliere di fiducia, gli altri arcidiavoli non hanno alcun
affetto per Barbatos.
Ai loro occhi, è un corpo estraneo nell’ordinata gerarchia infernale: né un vero alleato, né un
nemico dichiarato.
In particolare Baalzebul, Belial, Mammon e Mephistopheles nutrono una profonda diffidenza verso
il Signore di Avernus.
Fa eccezione Dispater, che condivide con Barbatos un confine e ne rispetta la saggezza, pur senza
dichiararsi suo alleato.
L’unica figura che mantiene con lui un legame stretto – e per certi versi inquietante – è
Mahathallah, la Regina della Notte: tormentata dalla paura del futuro, consulta spesso Barbatos,
intrecciando con lui uno scambio di profezie. Lei scruta il destino con la divinazione… ma non è
mai riuscita a scoprire come Barbatos preveda ciò che verrà.
Nel consiglio degli Inferi, Barbatos parla poco, ma ogni sua parola è un enigma di verità velate.
Viaggia a piedi, senza cortei o servitori, e si inginocchia solo davanti ad Asmodeus.
Affida molti incarichi ai suoi duchi infernali, governando con mano leggera… ma punisce con
spietata fermezza chi osa tradirlo.
Di tanto in tanto, scompare dal suo regno per camminare tra i piani alla ricerca di risposte,
conversando con potenze caotiche come gli Oratori delle Profondità, e perfino con signori dei
demoni come Cyth-V’sug, Orcus e Yhidothrus.
Un altro ospite scomodo di Avernus è Achaekek, di cui parleremo nel prossimo video: sebbene non
si sopportino, lui e Barbatos si ignorano con mutuo disprezzo, mantenendo la pace per volontà di
Asmodeus.
Ma Barbatos non regna da solo…
Accanto a lui servono figure temute e rispettate: Eaqueo, Furcas, Kalma e Losarkur.
Su Avernus, più duchi infernali camminano tra fuoco e paludi di sangue che in qualsiasi altro strato
dell’Inferno.
Tutti, almeno a parole, rendono omaggio a Barbatos — ma la maggior parte ha legami più stretti
con altri arcidiavoli.
Solo quattro sono davvero suoi, legati a lui da un patto di ferro e da una fedeltà che pochi altri
possono vantare… e per questo godono di uno status speciale, benché servirlo significhi anche
rischiare di finire lentamente torturati a morte se si delude la sua aspettativa.
Eaqueo, dal passato quasi banale, ma efficace: fedele a Barbatos, venne elevato a duca dopo aver
convinto 6.666 demoni rivali a suicidarsi. Un atto di disperazione che incatenò quelle anime a
Barbatos per sempre.
Kalma, invece, è un duca infernale che cammina con l’aspetto di uno scarabeo titanico. La sua
putrefazione attira sciami di mosche da innumerevoli mondi — insetti che si nutrono delle anime
dei morti non sepolti.
Losarkur governa i canili più vasti di Avernus: un regno di caverne dove alleva branchi di mastini
infernali e cerberi assetati di carne. Le sue legioni di edavagor sono temute persino dagli altri duchi.
La sua fedeltà incrollabile lo rende uno dei favoriti di Barbatos.
E infine, Furcas — il più complesso, il più temuto.
Un cavaliere dell’Inferno, comandante supremo, maestro di fiamma e veleno, e custode di ogni
sapere che riguardi ciò che cresce.
Ha l’aspetto di un centauro colossale, la cui pelle è un giardino corazzato di rampicanti velenosi e
fiori mortali. Sulla fronte, corone di alloro; tra le mani, l’Artiglio di Avernus, un tridente donatogli
dal defunto Typhon, ora simbolo della sua religione.
Ma chi venera Barbatos?
Qual è la natura del culto di un arcidiavolo tanto distante e segreto?
Scopriamo ora come pregano i suoi fedeli… e quali promesse sussurra loro, tra le nebbie di
Avernus.
Barbatos insegna che la natura stessa è legge: chi è forte domina, chi è debole viene divorato — un
credo antico, spietato, che attira a sé rifiutati, mutati, fuggitivi, tutti pronti a gettare via la maschera
della civiltà. I suoi culti non hanno bisogno di templi di marmo: basta un mattatoio dimenticato, un
bivio di strade fangose, o un vecchio canile per erigere un altare macchiato di sangue.
Negli incroci pubblici i suoi simboli sono nascosti, piccoli segni incisi per chi sa riconoscerli; ma
nei rifugi selvaggi la devozione è cruda, senza veli: gabbie, animali torturati, e sacrifici che
spogliano uomini e donne di ogni parvenza di umanità.
Barbatos non esige il sangue, ma lo accetta come pegno: lo “Shearing”, la Tosatura, ne è la prova —
prigionieri nudi, tosati con cesoie arrugginite, umiliati come bestie fino a implorare la lama che
spezzerà la loro umanità, condannando l’anima così a vagare per Avernus.
I suoi fedeli lo invocano costruendo piccoli santuari a forma di albero, spruzzati col sangue di un
nemico o di un compagno, mentre pronunciano ventuno parole di fedeltà. Si dice che lui osservi il
cosmo da questi simboli e comprenda ventuno parole di qualunque lingua pronunciate dopo il suo
nome.
E se Barbatos regna sull’istinto primordiale, Dispater regna sulla paranoia civilizzata, sul ferro delle
mura di Dis, sulla sorveglianza che mai chiude occhio.
Dalle foreste selvagge e luride di Avernus, ci spostiamo ora nelle torri di metallo e nei cunicoli di
pietra fumante di Dis — il secondo strato infernale — per scoprire come il Sommo Sorvegliante
dell’Inferno trama, registra e punisce chiunque osi sfidarne la legge.