Dispensa Breve
Dispensa Breve
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La religione dominante dell'India del periodo, il Brahmanesimo, subì una crisi: aumentò
nettamente l'insoddisfazione per l'ingiusta struttura di casta e per l'arbitrio dei sacerdoti
brahmani, il cui potere (quasi assoluto nella vita civile) cominciava ad essere minacciato da
dinastie guerriere. Erano quindi le condizioni favorevoli per una nuova dottrina religiosa.
Siddartha nacque verso il 565 a. C. ed era figlio del governatore di uno dei regni dell'India del
nord, tra il Gange e il Nepal della stirpe guerriera degli Sakya ("potenti").
Non è figlio di re, come le molte leggende lo presentano, ma di un raja, cioè di un capo eletto
dai maggiorenti, cui era affidato il potere di governare. Gli viene imposto il nome di Siddharta
(Colui che ha raggiunto lo scopo) o di Gautama (l'appartenente al ramo - gotra - dei Shakya),
ma in seguito verrà indicato con altri appellativi sui quali emerge quello di Buddha che
significa.: l'Illuminato, il Risvegliato.
Fu allevato in mezzo alle comodità e ad un lusso principesco, si sposò ed ebbe anche un figlio,
ma secondo tradizione gli incontri con le miserie umane, (incontrò un vecchio, un malato, un
cadavere, un religioso) fecero nascere in lui una grande compassione e il desiderio di trovare la
via per la liberazione. Meditò a lungo sulla miseria della condizione umana e sul disgusto che
questa deve procurare al saggio e questo lo spinse a cercare di conoscere le cause della
miseria presente nel mondo.
A circa 30 anni abbandonò tutto e tutti per condurre vita eremitica alla ricerca di una soluzione
all'enigma della vita. Prese prima la via ascetica ma fu insoddisfatto delle risposte degli altri
maestri e dopo digiuni estenuanti, capì che la conoscenza della salvezza poteva trovarla solo
nella meditazione personale.
Comprese le Quattro Nobili Verità: sul dolore, sull'origine del dolore, sulla estinzione del
dolore, sulla via che porta alla soppressione del dolore.
Il sentimento di compassione per gli uomini lo spinse a dirigersi verso Benares (Varanasi)
seguito da cinque discepoli e percorrere per oltre quarant'anni il Nord dell'India e predicando il
suo messaggio di speranza e di felicità.
Il messaggio originale del Buddha fu che realizzazione dell'umana felicità non è un dono della
grazia di Dio, ma è una conquista del proprio intelletto e della propria volontà e quindi è un
prodotto dello sforzo umano. Buddha preferì non pronunciarsi riguardo a Dio ma in seguito
anche gli dei delle varie Religioni con cui il Buddhismo entrò in contatto entrarono spesso nel
pantheon Buddhista, ma anch'essi come sottoposti alla verità del Buddha.
Secondo la tradizione, Buddha morì all'età di 80 anni, circondato dai suoi seguaci, tra i quali il
discepolo prediletto Ananda, al quale lasciò le sue ultime disposizioni. Prima di spirare,
rivolgendosi ai discepoli, disse: "Ricordate, o fratelli, queste mie parole: tutte le cose composte
sono destinate a disintegrarsi! Attuate con diligenza la vostra propria salvezza! ".
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Anche solo per il tempo che passa ogni illusione finisce col mostrarsi col suo volto vero, quello
del dolore.
Seconda nobile verità: la sofferenza nasce dal tanha desiderio. Nasce cioè dal costante
attaccamento alla vita, alle cose o situazioni, dallo sforzo di trovare qualcosa di permanente in
questa realtà impermanente.
Terza nobile verità: Si può eliminare la sofferenza eliminando la cupidigia che nasce
dall'ignoranza della verità delle cose. Questo è il nirvana.
E' necessario seguire la via media, quella che tiene lontano dagli estremi in quanto l'ascetismo
estremo non faceva che respingere a livelli più profondi di coscienza, rafforzandoli, gli impulsi e
gli istinti ch'egli presumeva di sradicare. La retta via -disse Buddha- sta nel mezzo (Via
Mediana). Il segreto della felicità sta nell'accettarsi così come si è, rinunciando ai desideri, la
cui consapevolezza rende infelici non meno della loro realizzazione. Infatti ogni desiderio
soddisfatto porta a maturarne un altro ancora più grande. Rinunciare ai desideri significa
rinunciare a una inutile sofferenza. La condizione suprema della felicità è quella del Nirvana, in
cui l'uomo è felice pur non desiderandolo, è felice perché ha vinto l'Illusione cosmica (maya).
L'Ottuplice Sentiero
Sul piano pratico il buddista, per arrivare all'eliminazione dei desideri, deve seguire le otto vie
fondamentali del Dharma:
1. retta visione, per cui si contempla la realtà com'è, senza inquinarla coi propri complessi
inconsci, abitudini inveterate, pregiudizi, ripugnanze innate, limitazioni caratteriali, memoria
automatica ecc.
2. retto pensiero, possibile solo con un esercizio ininterrotto del controllo della propria
rappresentazione concettuale;
3. retta parola, cioè sua perfetta corrispondenza, senza enfasi né sciatteria, con l'oggetto
enunciato;
4. retta azione, che è l'agire esattamente quando e quanto sia necessario;
5. retta forma di vita, cioè il saper mediare fra le necessità della vita fisica sulla terra e i fini
spirituali che ognuno si propone di conseguire;
6. retto sforzo, cioè saper adeguare esattamente ogni iniziativa all'importanza dello scopo da
conseguire;
7. retta presenza di spirito, cioè costante ricordo di quanto si pensa, si fa e si sente, in modo
da essere continuamente presente a se stesso;
8. retta pratica della meditazione, senza sostare con la mente in stati d'animo depressi o
esaltati.
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SUTRA SUI QUATTRO FONDAMENTI DELLA CONSAPEVOLEZZA
(Satipattana Sutta)
1. Nell’osservazione del corpo, il praticante è conscio di ogni particolare
dell’osservazione. Per esempio: inspirando, sa che sta inspirando; espirando, sa che sta
espirando; inspirando e diffondendo calma e pace nel corpo, sa che sta inspirando e
diffondendo calma nel corpo. Camminando, sa di camminare. Sedendo, sa di sedere.
Compiendo azioni come vestirsi o bere acqua, sa che si sta vestendo o bevendo acqua.
La contemplazione del corpo non è riservata solo alla meditazione seduta ma è
mantenuta in tutto il corso della giornata, comprese azioni come mendicare il cibo,
mangiare e lavare la ciotola.
2. Nella contemplazione delle sensazioni, il praticante contempla le sensazioni nel loro
sorgere, svilupparsi e svanire; e le sperimenta come piacevoli, spiacevoli e neutre. Le
sensazioni possono prodursi tanto nel corpo che nella mente. In presenza di un dente
che duole, il praticante sa di provare dolore al dente; se sorge felicità in conseguenza di
una lode, sa di essere felice per essere stato lodato. Il praticante guarda in profondità
per avvolgere di calma ogni sensazione, allo scopo di vederne con chiarezza la causa.
Anche la contemplazione delle sensazioni non è praticata solo durante la meditazione
seduta, ma in tutto il corso della giornata.
3. Nella contemplazione della mente, il praticante contempla i propri stati mentali. Se c’è
desiderio, sa che c’è desiderio; se il desiderio è assente, sa che è assente. Se prova
rabbia o sonnolenza, sa di provare rabbia o sonnolenza; se rabbia o sonnolenza sono
assenti, sa che sono assenti. Se è concentrato, sa di esserlo; se è distratto, sa di esserlo.
Se c’è apertura mentale, chiusura mentale, blocco, concentrazione o illuminazione, ne
riconosce immediatamente la presenza. Se nessuno di questi stati è in atto, ne riconosce
immediatamente l’assenza. Il praticante riconosce ed è conscio di ogni stato mentale
che si produce attimo dopo attimo.
4. Nella contemplazione degli oggetti mentali, il praticante contempla i cinque ostacoli
alla liberazione (piacere sensuale, senso del sé, visioni ristrette, collera ed ira, sospetto e
dubbio) ovvero (desiderio, malevolenza, torpore, agitazione e dubbio) ogni volta che
sono presenti; i cinque skandha che costituiscono la persona, i sei organi di senso e i sei
oggetti sensoriali.; i Sette Fattori di Risveglio (piena attenzione, investigazione dei
dharma, energia, gioia, benessere, concentrazione e capacità di lasciare andare); le
Quattro Nobili Verità (l’esistenza della sofferenza, le cause della sofferenza, la
liberazione dalla sofferenza e la via che conduce alla liberazione dalla sofferenza).
Tutti questi sono oggetti mentali, e includono tutti i dharma.
1. Grande fiducia (in se stessi, nel Dharma, nel maestro, nel metodo)
2. Grande determinazione
3. Grandi voti
4. Grande dubbio
OTTUPLICE SENTIERO
Saggezza (panna)
1. Retta comprensione
2. Retta aspirazione
Moralità (sila)
3. Retta parola
4. Retta azione
5. Retti mezzi di sostentamento
Concentrazione (samadhi)
6. Retto sforzo
7. Retta consapevolezza
8. Retta concentrazione
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Craving, desire Lobha attaccamento / appropriazione. 'avidità'
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C A N O N E PA L I . N E T
© 2007, Tutti i diritti riservati
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Indice
Dhamma
Scritti per lo studio e la comprensione dell'insegnamento del
Buddha
Lobha, dosa e moha sono le tre radici del male. I loro opposti sono
le radici del [Link] dalla radice 'lubh', aggrapparsi, o
attaccarsi ad un sé, è tradotto in genere come attaccamento /
appropriazione. Alcuni la traducono con la parola 'avidità'.
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da 'pati', contro e da 'gha', colpire, aver contatto. Parole
equivalenti di patugha sono 'cattiva volontà' e 'odio'. Moha deriva
da 'muh', illudere. E' illusione, stupidità, ignoranza, confusione.
E' moha che oscura ed acceca la mente. Secondo l'Abhidhamma
moha è comune a tutti i mali. Lobha e dosa non sorgono da sole,
ma spesso in combinazione con moha.
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INDICE
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Tre Segni dell'Esistenza zim:///A/Tre Segni dell'[Link]
Tradizionalmente sono riportati nel Majjhima-Nikāya I, 138-9; III, 271-3; Saṃytta-Nikāya II, 244-6:
Nella tradizione mahayanica estremo-orientale, che si fonda testualmente sugli Āgama in Sanscrito
anziché sulle Nikaya in Pāli, al posto della sofferenza si predilige inserire il suo superamento, ovvero il
Nirvana (Cinese: 涅槃寂灭) in accordo con la dottrina del Tathāgatagarbha, accolta anche dal
buddhismo Vajrayana. Dal punto di vista Vajrayana vengono nominati quattro sigilli:
Categoria: Buddhismo
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1 of 1 18/12/2012 12:36
VEICOLI E SENTIERI
H ø N A Y ÷ N A
1
Si tratta quindi di 3 aspetti diversi d’una medesima ed unica realtà. E’ come se io guardassi un pezzo
d’oro da un posto e tu da un altro : ciascuno di noi vedrebbe forme diverse, anche se l’oro è il medesimo.
A livello di verità relativa, ognuna di quelle forme è realtà per ciascuno di noi : ciò che noi crediamo
esser vero, è vero. A livello di verità assoluta invece, la realtà è una, non importa come noi la
consideriamo.
I 3 Veicoli dunque sono considerati tutti appropriati per i diversi tipi di personalità a una data fase del
loro sviluppo : sono solo 3 aspetti dell’unico compassionevole insegnamento del Buddha, che ha come
scopo la liberazione di tutti.
mera “liberazione dal saËsõra”, estirpando così nel proprio personale interesse e
vantaggio le afflizioni mentali insieme con le loro cause (i kleæõvaraÐa), senza però
distruggere le “ostruzioni all’onniscienza (jñeyõvaraÐa)” - cioè rimane pur sempre
una propensione all’ignoranza. Mancano qui sia bodhicitta sia le põramitõ che
troviamo nel Mahõyõna.
A) ê R ÷ V A K A Y ÷ N A1 :
ærõvaka sono coloro che ascoltano i discorsi dei
Maestri, dalla cui guida dipendono continuamente per sapere cosa devono fare o non
fare per raggiungere la buddhità. Riconoscono la non-esistenza di un sé individuale,
accettano e comprendono le Quattro Nobili Verità e si liberano dai kleæa
(attaccamento, avversione ed ignoranza), si dedicano alle 10 azioni positive,
possiedono concentrazione mentale ed altri poteri ma non la compassione del
bodhisattva.
I 5 Sentieri si articolano come segue :
a) quando si è consapevoli della sofferenza che ci affligge nel saËsõra e sorge il
desiderio di liberarci da questo, si è arrivati alla soglia del Sentiero
dell’Accumulazione. In tale Sentiero si raccolgono meriti ad es. mediante la
pratica della generosità o il rallegrarsi per la gioia altrui o l’ascolto del
Dharma. La meditazione è di 4 tipi : sul corpo, sulle sensazioni, sul pensiero e
sul Dharma. Si ottiene una diminuzione degli ostacoli più grossolani
(attaccamento, avversione, ignoranza) ;
b) nel Sentiero dell’Applicazione (che si suddivide in 4 gradi detti nirvedha-
bhõgiyõ), da æamatha si comincia a sviluppare vipaæyanõ, che ha per oggetto le
Quattro Nobili Verità : le 3 caratteristiche dell’esistenza (impermanenza,
sofferenza ed assenza di un sé) diventano sempre più evidenti. Si manifestano
anche le 5 facoltà pure o salutari (kuæalendriya) e i 5 tipi di consapevolezza
elevata (abhijñõ) ;
c) nel Sentiero della Visione Profonda si inizia la pratica del Nobile Ottuplice
Sentiero (õrya-aØëaÒgika-mõrga) e l’addestramento mentale per percepire
direttamente ed intuitivamente la Vacuità : si diventa pertanto “õrya”2,
cosicchè si arriva a distruggere i kleæa accidentali ed avventizi (ma non ancora
quelli innati o sahaja-kleæa) ;
d) il Sentiero dello Sviluppo consiste in una progressiva ascesa, secondo la
visione cosmologica buddhista, attraverso i 9 livelli (bh¾mi) nei quali sono
suddivisi i 3 dhõtu (karmadhõtu, r¾padhõtu e õr¾padhõtu) ; e poiché ogni
livello comprende 9 forme di emozioni da abbandonare, in tutto si hanno 81
fasi. In tale Sentiero vengono eliminati - con intense meditazioni - gli ultimi
kleæa, cioè l’attaccamento alle sensazioni piacevoli (che era sopravvissuto
anche alla distruzione della nozione dell’esistenza dell’io avvenuta sub c).
Alla fine del Sentiero, la “concentrazione simile al diamante (vajrasamõdhi
o vajropamasamõdhi)” distrugge ogni minima traccia del più sottile ostacolo
alla conoscenza profonda.
In conseguenza degli stadi realizzati coi Sentieri c) e d), il praticante ottiene
progressivamente le seguenti condizioni di õrya 3:
1
Delle 18 scuole originarie sopravvive oggi solo quella della “Dottrina degli anziani” (sansc.
Sthaviravõdin, põli Theravõdin).
2
“÷rya” (‘essere nobile, superiore’) è colui che ha una diretta esperienza della Vacuità, per cui non
rischia più di ricadere nel saËsõra. Si contrappone all’“essere ordinario”, che è colui che non ha fatto tale
esperienza.
3
Ciascuno di tali stati comprende 2 livelli, cioè a seconda che si stia entrando in esso oppure vi si dimori
stabilmente.
1. ærotõpanna (“colui che è entrato nella corrente [della Liberazione]”) :
quando ha abbandonato la credenza nell’esistenza di un io personale, la
credenza nell’efficacia delle pratiche superstiziose, delle regole e dei rituali e il
dubbio o perplessità sull’efficacia dell’insegnamento e della pratica. Ormai
sicuro della sua salvezza, per raggiungere la Liberazione dovrà solo rinascere
non più di 7 volte nel kõmadhõtu, ma non più come essere infernale, preta o
animale ;
2. sakÕdõgõmin (“colui che ritorna ancora una volta”) : quando riduce al
minimo la bramosia sensoriale (o passione) e il malvolere (o inimicizia). Egli
rinascerà ancora una volta nel kõmadhõtu come uomo, asura o deva ;
3. anõgõmin (“colui che non ritorna”) : quando si è sbarazzato completamente
dei due difetti sopraindicati. Egli non rinascerà mai più nel kõmadhõtu, ma
soltanto in paradisi e mondi superiori - dove potrà continuare la propria
pratica ;
e) nel Sentiero della Liberazione si diventa illuminati, sinonimo dello stato di
“arhat” (‘persona di valore’). Questo stato viene raggiunto - dopo quelli
elencati sub 1, 2 e 3 - quando si è abbandonato l’interesse per ciò che è
materiale e per ciò che è immateriale (ossia la voglia di esistere nel r¾padhõtu
e nell’ar¾padhõtu), l’eccitamento/ansia (o angoscia esistenziale), la
presunzione/arroganza e l’ignoranza. Questo santo/saggio ha realizzato il
significato dei 12 nidana del pratútyasamutpõda, è libero da ogni illusione, ha
superato completamente ogni passione ed emotività, e non ha più nulla da
studiare o apprendere - contrariamente alle prime 3 fasi ; inoltre, mentre
l’uomo comune prova dolore sia fisico che morale, l’arhat avverte solo quello
fisico. Egli non è più soggetto alle rinascite per aver annullato le conseguenze
del karma perché ha abolito i kleæa ; raggiunge ancor vivo il sopadhiæeØa-
nirvõÐa, cioè il “nirvõÐa con residuo” (perché - sebbene tutti gli elementi
d’impurità siano stati eliminati - il corpo e la mente permangono come residui
fino alla morte) e, quando muore, consegue il “nirvõÐa senza residuo”. Si
tratta di un essere che ha ottenuto la libertà dal saËsõra, eliminando le
tendenze karmiche e le emozioni negative che dànno origine all’esistenza
condizionata. Lo stato di arhat è la meta ideale a cui aspirano i praticanti
dell’húnayõna.
Costui dunque raggiunge una pace che è l’estinzione di ogni dolore ; libero
dal ciclo delle esistenze, non ha più bisogno di denaro, cibo, vestiti e nemmeno
di sonno. Non più costretto a rinascere e ormai aldilà di invecchiamento,
malattie e morte, può rimanere in stato di estasi anche per mille eoni, che a lui
paiono una sola ora. Peraltro, egli non soccorre altri esseri senzienti e non
possiede la “conoscenza che tutto abbraccia” e la “consapevolezza che tutto
pervade” di un buddha perfetto. Egli non è ancora un buddha completamente
illuminato, perché - pur avendo eliminato le emozioni negative - non ha
superato totalmente tutte le abituali tendenze impresse nel proprio continuum
mentale : infatti, la realizzazione della piena Illuminazione richiede il
superamento di tutti i limiti personali, che si può ottenere solo mediante
l’unificazione degli abili mezzi della compassione universale (metodo) con la
consapevolezza discriminativa che percepisce direttamente la vera natura della
realtà (saggezza).
Lo stato di nirvõÐa dell’arhat o del pratyekabuddha è detto “nirodha
(cessazione)” : è privo di caratteristiche specificanti, è un’entità indipendente e
non impermanente, è pieno di pace e sicurezza, è un’evasione dal saËsõra, è
stazionario (quello del bodhisattva è invece attivo, perché compassionevole e
coincide con lo stesso saËsõra).
L’arhat o il pratyekabuddha può venir destato dal nirodha solo per l’intervento
miracoloso di Buddha Amitõbha : così destato, accede al Mahõyõna.
B) P R A T Y E K A B U D D H A Y ÷ N A :
la via dei praticanti che vogliono
diventare buddha-per-se-stessi o indipendenti o solitari è quasi simile allo
ærõvakayõna.
Essi differiscono dagli ærõvaka perché non hanno avuto la fortuna di nascere al
tempo di un buddha. Nelle loro vite passate ebbero l’occasione di ricevere
l’insegnamento e di praticarlo, ma negli ultimi stadi del loro sviluppo spirituale
(almeno nella loro vita immediatamente precedente) non hanno richiesto l’aiuto di
un Maestro e hanno praticato per conto proprio, giungendo ad una personale
comprensione della Vacuità del sé e della non-esistenza degli oggetti esterni
all’osservatore (ossia che questi non esistono separatamente e indipendentemente
dal loro venir sperimentati e che quindi il soggetto e l’oggetto non sono delle
sostanze differenti). In breve, essi si realizzano senza seguire un Maestro, ma in
forza della pratica compiuta in precedenza.
A causa della loro abitudine a star soli e ritirati e per la mancanza di confidenza
con gli insegnamenti formali, dopo aver raggiunto la Liberazione sono incapaci di
insegnare agli altri con le parole (ma solo col gesto o con l’esempio).
I 5 Sentieri sono gli stessi di quelli già esaminati, ma l’accumulazione dei meriti
comporta un periodo di tempo estremamente lungo. Inoltre, la realizzazione
dell’Illuminazione qui si basa con priorità sulla corretta comprensione delle cause e
delle condizioni (hetu-pratyaya) delle cose, cioè sulla comprensione della natura
della causalità (Produzione Condizionata) piuttosto che su quella delle Quattro
Nobili Verità.
Anche la condizione di Pratyekabuddha o Arhat Solitario è uno stato
d’Illuminazione, ma non è la completa Illuminazione del vajrayõna perché manca la
“grande compassione (mahõkaruÐõ)”.
M A H ÷ Y ÷ N A.
La via del Húnayõna diventa quella del Mahõyõna quando il Sentiero precedente
ha per motivazione il bene e la felicità di tutti gli esseri, cioè quando nella mente del
praticante si è generata “bodhicitta”. Qui il fine è dunque la Liberazione di tutti gli
esseri : i metodi per conseguire ciò sono il Põramitõyõna e il Vajrayõna, che sono
complementari l’uno all’altro.
Entrambi si basano sulla generazione di bodhicitta, sull’esercizio delle põramitõ,
sulla Via di Mezzo di Nõgõrjuna, sulla Vacuità1, sul raggiungimento della completa
buddhità2.
Colui che - avendo fatto proprio l’insegnamento di Buddha êõkyamuni - aspira
alla buddhità per la salvezza di tutti gli esseri senzienti è detto “bodhisattva”.
1
Diversa è invece la mente che ha per oggetto tale Vacuità, perché solo nel Tantra tale coscienza ha la
natura della beatitudine.
2
Che nel vajrayõna è detta “stadio di Vajradhara” o “stadio della luce completa” e che nel põramitõyõna
è la condizione successiva al 10° bh¾mi.
Inizialmente si tratta di una persona come noi ; poi, resosi conto che la felicità nel
saËsõra è solo illusoria e che in realtà vi è solo sofferenza, decide di eliminare
quest’ultima. Essendo l’ignoranza la causa prima di ogni dolore, l’unico modo
possibile è di conseguire una conoscenza superiore (saggezza), ma il conseguirla in
funzione personale è un agire imperfetto e quindi egli si assume la responsabilità
della salvezza di tutte le creature : inizia così la compassione. Compassione e
saggezza sono i due elementi fondamentali della buddhità : l’impulso spontaneo di
aiutare gli altri sgorga dal riconoscimento che tutti quanti siamo essenzialmente
uguali, perché accomunati dalla sofferenza e dal desiderio di essere felici.
1. IL SENTIERO DELL’ACCUMULAZIONE.
Questo sentiero può essere iniziato direttamente da chi aderisce al Dharma per la
prima volta oppure da chi ha già completato tutti gli analoghi Sentieri del
Húnayõna : la differenza è che quest’ultimo vi giunge già libero dalle illusioni
grossolane (kleæõvaraÐa), mentre il primo non lo è.
Il Sentiero inizia non appena - sorta l’idea di rinunciare al saËsõra - si genera
bodhicitta (bodhicittotpõda), ossia col “voto” che esprime la decisione d’ottenere
l’Illuminazione non solo per noi stessi, ma anche per liberare tutti gli esseri dalla
sofferenza : tale bodhicitta è prodotto dalla compassione (karuÐõ). Con questa
determinazione si diventa “bodhisattva”.
In questo Sentiero si pongono le basi per l’Illuminazione col prestare attenzione al
Dharma, con l’adottare l’atteggiamento del bodhicitta e con l’accumulare meriti
praticando le 6 põramitõ ed acquisendo consapevolezza spirituale mediante la
meditazione.
Questo Sentiero è diviso nei seguenti 3 stadi, lungo i quali ci sono 12 fattori o
cause essenziali per realizzare l’Illuminazione (bodhipakØita dharma) :
1. stadio inferiore o iniziale :
1
Tre “asamkhyeya” (incalcolabili epoche), ciascuna delle quali corrisponde a 1051 o ad altre cifre
elevatissime (10140, ecc.).
qui si perviene ala piena comprensione dei 4 fondamenti della presenza mentale,
cioè dei “4 oggetti (o basi) della consapevolezza” (corpo, sensazioni, mente,
contenuti mentali) ;
2. stadio intermedio :
si coltivano la fede nei Tre Gioielli, il vigore in ogni pratica, il tener presenti gli
altri, la concentrazione libera da discriminazione tra soggetto e oggetto, la
conoscenza dei dharma. Non si hanno più pensieri motivati dall’egoismo e si
compiono i “4 sforzi o tentativi” di abbandonare il male già commesso ed impedire
che si sviluppi ulteriormente e - in opposizione - di generare il bene ed incrementare
quello già esistente ;
3. stadio superiore :
si raggiungono i “4 fattori che ci rendono capaci di restare in samõdhi in ogni
momento” : determinazione (o volontà), perseveranza (o impegno), disposizione
mentale, investigazione o indagine degli insegnamenti sul samõdhi. Inoltre, si è in
grado di sviluppare le “5 conoscenze soprannaturali (abhijñõ) e alcuni poteri
psichici (Õddhi) - come la capacità di visitare i regni celesti per portare offerte e così
ottenere meriti, e la facoltà di vedere i Maestri e le statue del Buddha come veri e
propri buddha.
Raggiunto il 3° stadio, si acquisiscono meriti compiendo le prostrazioni, l’offerta
del maÐÅala, la presa di Rifugio, il guru-yoga, ecc. Quindi si inizia a meditare sulla
Vacuità, il cui senso non è ancora molto chiaro al praticante.
esistenza in sé), perseveranza entusiastica, stato di gioia (o estasi), stato di calma e
serenità, concentrazione (samõdhi), stato di equanimità.
Questo Sentiero corrisponde alla 1ª bh¾mi (detta “pramuditõ”, la gioiosa) degli
õryabodhisattva sul cammino dei s¾tra. In tale livello essi hanno l'esperienza diretta
e continua della natura fondamentale della mente in quanto vuota, chiara e non-
impedita e prendono i grandi 10 voti, cioè di :
1. provvedere al culto di tutti i buddha senza eccezione alcuna ;
2. mantenere la disciplina religiosa che è stata insegnata da tutti i buddha e
preservare l’insegnamento ;
3. discernere tutti gli avvenimenti della vita terrena di un buddha ;
4. realizzare bodhicitta, acquisire tutte le põramitõ e purificare tutti gli stadi del
Sentiero ;
5. far maturare tutti gli esseri e far nascere in loro la conoscenza del Buddha ;
6. percepire l’intero universo ;
7. purificare tutti i “Campi di buddha” ;
8. entrare nel Mahõyõna e sviluppare un pensiero e uno scopo comuni in tutti i
bodhisattva ;
9. rendere produttivi e fruttuosi tutti gli atti del corpo, della parola e della mente ;
10. acquisire la perfetta Illuminazione e predicare la dottrina.
Nella suddetta 1ª bh¾mi gli õryabodhisattva rinascono come sovrani regnanti sul
nostro mondo, praticano soprattutto la põramitõ della generosità e sperimentano le
"12 centinaia", cioè 12 situazioni in ciascuna delle quali vi sono 100 stati simultanei
di assorbimento meditativo (samõdhi) in un singolo istante: si tratta della facoltà - in
un attimo - di:
a) scorgere e incontrarsi con 100 buddha ;
b) ricevere le benedizioni di 100 buddha ;
c) recarsi in 100 Terre di Buddha ;
d) illuminare tali Terre ;
e) far vibrare 100 regni terreni ;
f) vivere per la durata di 100 ere cosmiche ;
g) guardare con saggezza nel passato e nel futuro per un periodo di 100 ere
cosmiche (oppure: di ricordare 100 esistenze precedenti o prevedere 100
rinascite future);
h) penetrare in 100 samõdhi e quindi da essi risvegliarsi ;
i) aprire 100 diverse porte della dottrina ;
j) far maturare spiritualmente 100 esseri senzienti ;
k) emanare 100 repliche del proprio corpo nei vari regni d'esistenza per il
beneficio degli esseri;
l) far circondare ciascuno di questi propri cento corpi da 100 bodhisattva e
buddha1.
1
Il numero 100 che figura in ciascuna di queste 12 facoltà della 1ª bh¾mi si moltiplicherà per 10 ad ogni
bh¾mi successiva oppure - per altri testi - crescerà progressivamente nelle successive 9 Terre, diventando
nella
2ª : mille
3ª : centomila
4ª : un miliardo
5ª : dieci miliardi
6ª : mille miliardi
7ª : un miliardo di miliardi
8ª : un numero corrispondente a quello delle particelle contenute in un miliardo di mondi
9ª : un numero corrispondente a quello delle particelle contenute in dieci milioni di miliardi di mondi
Dal momento della percezione diretta della Vacuità, occorrono di solito altre 7
vite per diventare un buddha: saranno esistenze in cui dovremo sempre invecchiare e
morire, ma saranno vite piacevoli per tutta la loro durata e nelle quali le condizioni
per praticare il Dharma saranno perfette. Continueremo sempre a vedere le cose
come esistenti in sé, ma sapremo che questa nostra percezione è falsa e illusoria e
non ci prenderemo sul serio. Quando poi in seguito fermeremo questa nostra
tendenza innata ad afferrarsi alle cose come intrinsecamente esistenti, allora
realizzeremo lo stato del NirvõÐa.
a] VIMAL÷ (“incontaminata”) :
vi si rinasce come “sovrano dei 4 continenti” (che è un livello superiore rispetto
al tipo di nascita che si verifica sulla 1ª bh¾mi) ; si diviene maestro, guida e
protettore degli altri ; e si pratica soprattutto la põramitõ dell’etica, astenendosi dalle
10 azioni negative e da ogni trasgressione dei precetti. E si rifiutano i kleæa derivanti
dall’attaccamento e dall’avversione - sebbene rimangano ancora le possibilità di
manifestarsi ;
b] PRABH÷KARø (“luminosa”) :
vi si rinasce come un sovrano regnante sulla “Terra dei 33 Dèi” e si pratica
soprattutto la põramitõ della pazienza. Si gode di ottima intelligenza, memoria e
concentrazione. Si compiono molti miracoli e si vedono chiaramente i karma e le
incarnazioni proprie e di molti esseri. La persona del bodhisattva emana uno
splendore color rame. Egli realizza più compiutamente l’impermanenza e agisce
eliminando ogni forma di desiderio ed avversione, acquisendo forme ancora più
elevate di assorbimento meditativo e conseguendo così i 5 poteri sovrannaturali ;
10ª : un numero pari a quello delle particelle contenute in un inesprimibile numero di un numero
inesprimibile di Terre di Buddha.
credenza nel proprio io e da tutte le false convinzioni basate su questa (compresi i
desideri e le passioni) ;
g] ACAL÷ (“irremovibile”) :
il bodhisattva vi rinasce come un Grande Brahmõ signore di mille mondi e vi
pratica la põramitõ del voto o risoluzione (praÐidhõna), ma senza sforzarsi
coscientemente di raggiungere la perfezione. Infatti, ora il compimento di qualsiasi
sua azione fisica o verbale non è più preceduto da pensieri o intenzioni : a partire
dall’8ª bh¾mi questi si attenuano a poco a poco fino a scomparire. Così, durante
l’8ª, 9ª e 10ª Terra, il bodhisattva lavora per il bene del mondo senza sforzo mentale ;
a malapena sussiste ancora qualche sottile considerazione preliminare prima di agire,
cioè dei pensieri estremamente tenui precedono e legano le azioni. Solo alla 10ª
Terra non vi sarà più alcun sottile ostacolo alla conoscenza e allora ogni azione sarà
veramente spontanea.
Egli sradica completamente gli “ostacoli alla Liberazione” (kleæõvaraÐa) e
comincia ad abbandonare gli “ostacoli all’onniscienza” (jñeyõvaraÐa). Ha ormai
eliminato le forme abitudinarie del pensiero e ha la padronanza dei reami puri dei
buddha. In ogni istante - e non solo durante la meditazione - egli vede le cose così
come sono. Tutto ciò che compie in questa bh¾mi e nelle ultime due scaturisce
direttamente dalla sua grande compassione e saggezza ; egli agisce in modo
spontaneo e distaccato, senza alcuno sforzo, per il bene di tutti gli esseri.
E’ così in grado di portare a perfezione gli esseri in una determinata parte
dell’universo, che egli trasforma lentamente in una “Pura terra” (o “Campo di
buddha”).
In questo 8° stadio ha già raggiunto un tale livello di purificazione per il quale è
definitivamente impossibile che egli decada dalla sua posizione divenuta
incrollabile : cioè, col raggiungere questo grado egli recide ogni vincolo samsarico,
esaurendo così la causa della rinascita nei mondi (e se vi fa ritorno, è solo in forza
della sua compassione per il prossimo).
Egli ottiene qui i “10 poteri di un õryabodhisattva” (vivere quanto desidera, ecc.)
ed è ormai onnisciente come un buddha, anche se non ha ancora raggiunto - in
questo stadio - i “10 poteri”, la “quadruplice intrepidità” e le “18 qualità speciali”
di un buddha. Pertanto, i buddha delle varie ere (di cui egli può definitivamente
assumere l’aspetto per operare in nome del benessere altrui) si pongono difronte a lui
e lo invitano a raggiungere la buddhità ;
1
Si percepisce la Vacuità chiaramente e completamente, ma non si possono percepire simultaneamente a
ciò i fenomeni convenzionali.
più ricche di significato e di valore : infatti, non c’è nulla che debba essere respinto o
accettato dopo che si sia compresa la natura della realtà.
Con questo Sentiero si oltrepassa la 10ª bh¾mi nella consapevolezza che tutte le
cause dell’infelicità hanno perso il loro potere e non sorgeranno mai più. Diviene
così manifesto il frutto da ottenere, cioè lo stato di buddha nei suoi 4 kõya. Infatti,
aldilà delle 10 bh¾mi, v’è la meta suprema, la “Terra Pura Suprema”, 11° ed estremo
stadio di purificazione, posto in un certo senso aldilà della ‘carriera’ stessa del
bodhisattva e in cui egli raggiunge la buddhità.
In altre parole : abbandonati completamente e definitivamente tutti gli “ostacoli
alla liberazione” e gli “ostacoli all’onniscienza”, il bodhisattva consegue in una
Terra Pura Suprema - il cielo AkaniØëha1 - lo stato di buddha, ossia realizza la
condizione dei 4 “Corpi di buddha” :
a) lo Svõbhõvikakõya o Corpo di Natura, distinto in :
--“Corpo di Natura essenzialmente puro” (che è la vacuità della mente di un
buddha in quanto è sempre stata naturalmente libera dalle contaminazioni) ;
--“Corpo di Natura come libertà dalle contaminazioni provvisorie” (che è la
vacuità della mente di un buddha in quanto si è liberata dalle afflizioni provvisorie) ;
b) il Dharmakõya, che è la perfezione delle proprie prosperità (consistenti
nell’abbandono delle ostruzioni e nella comprensione della non-esistenza del sé) ;
c) il R¾pakõya (cioè SaËbhogakõya e NirmõÐakõya), che è la perfezione delle
attività per la prosperità altrui.
La buddhità è il NirvõÐa, che è appunto la Vacuità mentale nel continuum di chi
ha completamente e definitivamente abbandonato tutte le afflizioni. Qui si ha una
consapevolezza simultanea della realtà assoluta e di quella relativa : la mente (come
ognuno degli organi sensoriali) vede e conosce tutte le cose, e percepisce la Vacuità
in tutte le cose e solo attraverso di esse.
B) V A J R A Y ÷ N A o la “via di diamante” :
1
Cioè, la condizione di buddha è conseguita col corpo speciale di chi si trova in una Terra Pura Suprema.
Questa è il luogo in cui risiede un SaËbhogakõya immortale che insegna il Sentiero del Mahõyõna agli
õryabodhisattva.
2
Dei 1000 buddha che appariranno durante questa età del mondo, solo il 4° (êõkyamuni), l’11° e
l’ultimo insegnano il Sentiero del Tantrayõna.
suscitano slanci emozionali che rinnovano e trasformano l’individuo : il quale
accede così gradualmente - sulla sola base della propria forza e volontà - a piani
superiori d’esperienza vissuta, quelli più degni che un uomo possa provare, al fine di
raggiungere il raffinamento della personalità, la coltivazione dei valori umani, la
liberazione dell’uomo dalla sua schiavitù alle cose e dall’idea erronea e svilente che
egli stesso sia un’entità circoscritta in una massa di cose impersonali e disumane, ed
al fine di impedire che la vita diventi una semplice funzione vegetativa anziché
significativa.
Nel tantrismo i metodi effettivi di addestramento sono innumerevoli e sono
oggetto di spiegazioni private e personali che il Maestro dà ai discepoli che egli ha
accettato.
Il sistema tantrico buddhista si è fissato in forma definitiva verso il 3° sec. d.C.
I tantra si possono considerare come la 4ª divisione scritturale dopo le 3 divisioni
dei s¾tra (che sono gli insegnamenti del Buddha - costituiti dalle sue parole
autentiche - rivolti a tutti coloro che seguono l’ideale del bodhisattva) :
--vinaya = disciplina, cioè l’esercizio dell’etica ;
--s¾trõnta = raccolta dei discorsi, cioè l’esercizio del samõdhi ;
--abhidharma = metafisica, cioè l’esercizio della saggezza.
Peraltro, dato che i tantra contengono dei mezzi straordinari per conseguire il
samõdhi, possono esser compresi tra i s¾trõnta.
Il Sentiero del Tantra è detto anche “Sentiero del Mantra Segreto”, intendendosi
per ‘mantra’ la protezione della mente dalle apparenze e concezioni ordinarie o -
nell’anuttarayogatantra - la consapevolezza di Vacuità simultanea con la grande
beatitudine.
1
Il tantrismo però non dev’essere praticato per questa sua caratteristica fine a se stessa, ma solo perché -
vedendo la grande sofferenza che c’è oggi nel mondo - si è mossi da profonda compassione per alleviare
il dolore altrui nel più breve tempo possibile.
2
Così, nell’anuttarayogatantra vi sono tecniche per generare dal desiderio stati mentali di maggior
sottigliezza in grado di cogliere la Vacuità e per impiegare i rluÒ (che di quegli stati sono il veicolo) come
causa sostanziale di un vero e proprio corpo divino.
meriti dovuta alla pratica delle 6 põramitõ ; mentre per il Vajrayõna consiste nelle
dottrine e riti tantrici praticati con l’aiuto del devayoga.
Inoltre :
a) mentre il Põramitõyõna si limita ad enunciare le condizioni preliminari per
ottenere la buddhità ma non dà la possibilità di goderne durante il Sentiero, il
Vajrayõna si serve di tecniche meditative, psico-somatiche e yogiche per
suscitare uno stato d’estasi e di sublimazione, in virtù del quale in questa vita
samsarica possiamo vivere (e godere) temporaneamente gli stati di coscienza
propri della buddhità ;
b) mentre il Põramitõyõna mira alla trascendenza dell’io, il Tantra non parla di
soppressione o superamento dell’io (perché è un atteggiamento troppo
dualistico), bensì di trasmutazione dell’io (analoga alla pratica alchemica dove
non si respinge la qualità metallica del piombo ma semplicemente la si cambia
in quella dell’oro) : non si tratta di “andare là”, ma di “restare qua”. Si tratta
di trasformare l’io facendo tralucere l’intelligenza primordiale e innata (jñõna)
in noi, cioè la nostra “natura di buddha” : ossia, di trasmutarlo nello stato di
risveglio (bodhi) o originario stato di apertura mentale ;
c) mentre il Põramitõyõna induce ad abbandonare il saËsõra e a sforzarci di
conseguire il nirvõÐa, col Tantrayõna si capisce l’essenza di quest’ultimo solo
se si esamina a fondo l’essenza del saËsõra : in tal modo non ci si limita alla
semplice comprensione non-dualistica del Mahõyõna, ma si va oltre la
negazione della dualità perché si vede l’aspetto positivo di “ciò che è”
(tathata), ossia la “luminosità” (‘od-gsal) della forma ;
d) mentre il Põramitõyõna insegna a sviluppare la prajñõ (conoscenza
trascendente), il Tantra insegna a lavorare ed operare con l’energia - che è la
forza motrice dei kleæa e del pensiero nello stato confuso e della compassione e
della saggezza nello stato illuminato.
Sentieri e bh¾mi.
Anche nel Tantrayõna ritroviamo i 5 Sentieri.
Il tantrismo peraltro, dopo le 10 bh¾mi del bodhisattva, aggiunge alle 10 bh¾mi dei
S¾tra altri 2 (o 3) livelli spirituali. Così, nel Mahõyoga
1
A queste potranno seguire i “preliminari tipici del Vajrayõna”, consistenti nelle 5 “centomila” :
-recitazioni della formula del prendere Rifugio e bodhicitta ;
-prosternazioni davanti al simbolo dei Tre Gioielli ;
-recitazioni del mantra di Vajrasattva ;
-offerte del maÐÅala dell’universo ;
-guru-yoga.
− l’11° è il “livello della Luce Totale” (raggiunto attraverso il 5° Sentiero), nel
quale si manifestano i 3 Kõya di un buddha ;
− il 12° è il “livello del Loto” ;
− il 13° è il “livello della Grande Assemblea della Ruota delle Lettere” o “livello
di Vajradhara”, caratterizzato dalla perfezione dell’attività buddhica.
Bodhipakkhika Dhamma
I Trentasette "Bodhipakkhika Dhamma" costituiscono i "Trentasette
Fattori" o "ali" (pakkha) che conducono alla piena ed esaustiva
realizzazione spirituale buddhista : essi sono importanti per due ragioni:
1. Secondo la tradizione, il Buddha stesso poco prima di entrare nel
Nirvāṇa finale, li raccomandò come i principali strumenti per
raggiungere il Risveglio spirituale buddhista, detto "satori" nel
Buddhismo Zen, vale a dire la cosiddetta "illuminazione spirituale
buddhista".
2. Questi fattori costituiscono una parte fondamentale dell’Abhidharma,
in quanto appartengono, come l’insegnamenti dei cinque aggregati, a
quella categoria di insegnamenti che comprende i contenuti
abhidharmici del Sutra Pitaka .
Sono suddivisi in sette gruppi:
Indice
1 i quattro fondamenti della presenza mentale o consapevolezza
(satipatthana)
2 i quattro tipi di retto sforzo (sammappadhana)
3 le quattro basi dei poteri psichici o basi mistiche (iddhipada)
4 le cinque facoltà spirituali o di controllo (pancendriya)
5 le cinque forze o i cinque poteri (pancabala)
6 i sette fattori del risveglio (bojjhanga, bodhi-anga)
7 le otto membra del "Nobile Ottuplice Sentiero" (ariyamagga)
8 Voci correlate
i quattro fondamenti della presenza mentale o consapevolezza
(satipatthana)
1. la presenza mentale estesa al corpo, ovvero la consapevolezza del
corpo (kayanupassana)
2. la presenza mentale estesa alle sensazioni, ovvero la consapevolezza
delle sensazioni (vedananupassana)
3. la presenza mentale estesa alla coscienza, alla vita interiore, ovvero
la consapevolezza della coscienza, dell'attività interiore
(cittanupassana)
4. la presenza mentale estesa ai fenomeni, agli oggetti mentali, ovvero
la consapevolezza dei fenomeni, degli oggetti mentali
(dhammanupassana)
i quattro tipi di retto sforzo (sammappadhana)
1. impegnarsi nel superare (abbandonare) o respingere pensieri e azioni
nocive già generate (uppannanam akusalanam dhammanam
pahanaya vayamo)
2. impegnarsi nel non generare (non solo nella vita presente ma anche
in quelle future) pensieri e azioni nocive (anuppannanam
akusalanam dhammanam anuppadaya vayamo)
3. impegnarsi nel generare e favorire l'insorgenza di pensieri e azioni
salutari non ancora sorti (anuppannanam kusalanam dhammanam
uppadaya vayamo)
4. impegnarsi nel coltivare e perpetuare pensieri e azioni salutari già
generati od insorgenti (uppannanam kusalanam dhammanam
bhiyyobhaya vayamo)
le quattro basi dei poteri psichici o basi mistiche (iddhipada)
1. lo zelo, la soddisfazione di operare (chanda)
2. l'energia, la risolutezza interiore (viriya)
3. la coscienza, l'introspezione (citta)
4. il discernimento (vimamsa)
le cinque facoltà spirituali o di controllo (pancendriya)
Le cinque facoltà spirituali o di controllo (pancendriya) sono delle
"potenzialità" che devono essere ancora rafforzate, sviluppate e rese stabili
attraverso i vari stadi della meditazione buddhista ( dhyana in sanscrito ,
jhana in pali ) prima di attuarsi nei rispettivi "cinque poteri" (pancabala)
Esse sono:
1. fiducia o fede (saddha)
2. impegno gioioso o energia (viriya)
3. consapevolezza (sati)
4. concentrazione univoca (samadhi)
5. saggezza o conoscenza intuitiva (panna)
le cinque forze o i cinque poteri (pancabala)
Quando attraverso l'esercizio della pratica della meditazione buddhista
( dhyana in sanscrito , jhana in pali ) le cinque facoltà spirituali o di
controllo (pancendriya) diventano ferme e stabili, allora queste facoltà si
attuano dal loro stato di "potenziali poteri" nelle rispettive "cinque forze o
poteri" (pancabala).
Essi sono:
1. fiducia o fede (saddha)
impegno gioioso o energia (viriya)
2.
3. consapevolezza (sati)
4. concentrazione univoca (samadhi)
5. saggezza o conoscenza intuitiva (panna)
i sette fattori del risveglio (bojjhanga, bodhi-anga)
1. perfetta consapevolezza (sati)
2. perfetta analisi ed investigazione del Dharma ( dhamma-vicaya )
3. perfetto impegno o energia (viriya)
4. perfetta gioia (piti)
5. perfetta flessibilità o quiete (prasantata)
6. perfetta stabilità meditativa (samadhi)
7. perfetta equanimità (upekkha)
le otto membra del "Nobile Ottuplice Sentiero" (ariyamagga)
1. retta visione (samma ditthi)
2. retta intenzione (samma sankappa)
3. retta parola (samma vaca)
4. retta azione (samma kammanta)
5. retta condotta di vita (samma ajiva)
6. retto sforzo (samma vayama)
7. retta consapevolezza (samma sati)
8. retta pratica della meditazione (samma samadhi, detta anche zanmai
in giapponese nel Buddhismo Zen)
Voci correlate
Buddhismo
Dhamma-vicaya
Nobile Ottuplice Sentiero
Comprensione buddhista
Anapanasati sutta
Portale Buddhismo
Portale Religione
Portale Filosofia
v·d· m
Buddhismo
Buddhismo Storia del Buddhismo · Buddhismo dei Nikāya ·
Le otto strofe dell'addestramento mentale.
Considerando tutti gli esseri senzienti come superiori alla gemma che
esaudisce tutti i desideri, possa costantemente prendermi cura di loro più
che di me stesso, per realizzare lo scopo supremo.
In tutto ciò, possa la mia mente essere incontaminata e libera dalle otto
preoccupazioni mondane, percependo ogni fenomeno come illusorio:
libero dall'attaccamento, possa io liberare tutti gli esseri senzienti dalla
schiavitù.
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XX
PRATICA
16
INDICE 1
BHUMI …..................................................................... 30
CONTATTI ….................................................................. 36
INDICE ….................................................................. 37
37