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Esplosioni Inail

Il documento analizza la dinamica degli esplosivi, evidenziando la pressione massima di esplosione e la velocità di aumento della pressione come fattori cruciali per la progettazione di apparecchiature. Viene discusso l'innesco delle miscele esplodibili, le cause di innesco accidentale e l'importanza delle caratteristiche fisiche delle polveri. Infine, il documento fornisce dati sperimentali su energia di innesco e proprietà delle miscele polvere-aria e gas-aria.

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Esplosioni Inail

Il documento analizza la dinamica degli esplosivi, evidenziando la pressione massima di esplosione e la velocità di aumento della pressione come fattori cruciali per la progettazione di apparecchiature. Viene discusso l'innesco delle miscele esplodibili, le cause di innesco accidentale e l'importanza delle caratteristiche fisiche delle polveri. Infine, il documento fornisce dati sperimentali su energia di innesco e proprietà delle miscele polvere-aria e gas-aria.

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Conoscere il rischio / Atmosfere esplosive

DINAMICA DEI FENOMENI


ESPLOSIVI

1. Pressione massima di esplosione e velocità massima di aumento della pressione.

La conoscenza della pressione massima di un'esplosione e della velocità massima di


aumento della pressione permettere di stabilire la resistenza di progetto delle
apparecchiature e degli apparati di sfogo. Queste grandezze si determinano in
apparecchiature sperimentali unificate [1, 2]. Nella tabella 1 sono riportate le proprietà
misurate di miscele di gas e di polveri in aria.

I valori di pressione massima delle esplosioni di atmosfere esplodibili risultano


costantemente inferiori a quelli ottenuti dalla decomposizione di sostanze instabili, mentre la
velocità di aumento della pressione è comunque notevole.

Per le dispersioni di polveri e le nebbie, pressione massima e velocità di aumento crescono


al diminuire delle dimensioni mediane delle particelle e tendono ad un valore costante
quando queste scendono al disotto di dimensioni di poche decine di µm [3].

Per le miscele polvere - aria la velocità massima di aumento della pressione è legata al
volume (V) del contenitore in cui avviene l'esplosione dalla seguente espressione empirica
(legge cubica) [3]:
1/3
(dP/dt)max V = KST,

ove KST è una costante caratteristica della miscela in esame. I valori di KST per alcune
polveri sono indicati nella tabella 2.
Per queste miscele anche la pressione massima di esplosione dipende dal volume del
contenitore, purché questo non superi i 10 l [4]. Nelle piccole apparecchiature l'alto rapporto
superficie/volume dà luogo a fenomeni di dispersione termica e, di conseguenza, alla
sottostima del valore di (dP/dt)max (ossia di KST) [4].

Tabella 1 - Pressione massima e minima, velocità di incremento di pressione ottenuta


nell'esplosione di miscele polvere-aria e gas-aria in concentrazioni stechiometriche [5].

∆Pmax (MPa) ∆P/∆T (MPas-1)

Idrogeno (30%) 0,67 68,0


Etilene (6%) 0,8 57,8
Alluminio 0,8 136,0
Vitamina B1 0,8 61,2
Polipropilene 0,5 37,4

febbraio 2013 a cura di Contarp | Autore: Paolo Fioretti – Vincenzo Ardito – Dinamica 1
Conoscere il rischio / Atmosfere esplosive

Tabella 2 - Valori di KST per alcune polveri [6].

Tipo di polvere Pmax(MPa) KST(MPa m/s1)

PVC 0,67 - 0,85 2,7 - 9,8


Polvere di latte 0,81 - 0,97 5,8 - 13,0
Polietilene 0,74 - 0,88 5,4 - 13,1
Zucchero 0,82 - 0,94 5,9 - 16,5
Lignite 0,81 - 1,00 9,3 - 17,6
Segatura 0,77 - 1,05 8,3 - 21,1
Cellulosa 0,80 - 0,98 5,6 - 22,9
Alluminio 0,54 - 1,29 1,6 - 75,0

L’umidità della polvere di una miscela riduce notevolmente entrambi questi parametri. [3]

2. Energia di innesco

L'accensione di miscele esplodibili richiede una temperatura elevata oppure l'azione di un


“innesco” e questo innesco deve apportare alla miscela una quantità sufficiente di energia.
L’innesco può verificarsi anche in una zona ristretta del sistema, mentre il fenomeno si
propaga più o meno rapidamente, ma più spesso molto rapidamente, nell’intera miscela.

Molte ricerche sono state condotte per misurare l'energia di innesco (o accensione) di
miscele esplodibili. La quantificazione del fenomeno è sperimentalmente problematica, per
le difficoltà che si incontrano nel valutare correttamente l'energia realmente assorbita dalla
miscela in esame. I dati della letteratura meno recente sono di solito approssimati per
eccesso e per alcune miscele idrocarburo-aria [7] debbono essere ridotti di almeno un ordine
di grandezza. Solo misure tra loro omogenee consentono un corretto confronto tra varie
miscele.

I risultati più significativi mostrano in particolare che per una data miscela l'energia di
innesco presenta un minimo, definito energia minima di innesco, che varia con la
composizione. Nel caso di miscele ossigeno–azoto-combustibile il suo valore diminuisce con
l'aumentare della pressione, della temperatura e della percentuale di ossigeno; nella tabella
3, sono riportati dati relativi a miscele con aria. I valori inferiori si riscontrano per sostanze
quali l'idrogeno, l'acetilene e l'ossido di carbonio che, per tale ragione, presentano un rischio
più elevato rispetto ad altri composti, quali ad esempio gli idrocarburi paraffinici.

Maggiori difficoltà sperimentali caratterizzano la determinazione dell'energia di innesco di


miscele esplodibili di polveri per l'influenza esercitata dalle caratteristiche fisiche dei granelli
di polvere e dall'omogeneità della nube di polvere [7].

L'energia minima di accensione per le polveri è generalmente dell'ordine di qualche decina


di mJ (v. tabella 4), ma può scendere al di sotto di 1 mJ (ad esempio 0,3 mJ nel caso di una
nube di zolfo finemente disperso in aria). I valori relativi a diverse miscele gassose sono
superiori a questi livelli, così da dubitare della loro attendibilità.

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Conoscere il rischio / Atmosfere esplosive

Tabella 3 - Energia minima di innesco (in mJ): in aria, a pressione atmosferica ed a


temperatura ambiente [7]

Sostanze con energia minima < 0,25 mJ

Acetilene 0,02 Etilene 0,096


Benzene 0,22 Furano 0,225
Idrogeno 0,018 Butadiene 0,175
Idrogeno solforato 0,068
n-Butano 0,25 Metanolo 0,215
Cicloesano 0,14 Metilacetilene 0,152
Ciclopropano 0,24 Ossido di carbonio 0,1
n-Eptano 0,25 Ossido di etilene 0,087
n-Esano 0,25 n-Pentano 0,25
Etano 0,24 Propano 0,25
Solfuro di carbonio 0,015

Sostanze con energia minima fra 0,25 e 0,6 mJ

Metano 0,28 Metiletilchetone 0,28


Alcool isopropilico 0,65 Tetraidrofurano 0,54
Etere dietilico 0,49
Etere dimetilico 0,29

Sostanze con energia minima > 0,6 mJ

Acetato di etile 1,42 Etere diisopropilico 1,14


Acetato di vinile 0,70 Isottano 1,35
Acetone 1,15 Trietilammina 0,75
Ammoniaca > 100

Tabella 4 - Energia minima di accensione di miscele polvere-aria [9].

Polvere mJ

Acetato di cellulosa 35
Acido tereftalico 50
Alluminio atomizzato 50
Anidride ftalica 15
Aspirina 15
Caffè 25
Caprolattame 70
Carbone attivo 100
Cellulosa 45
Legno 20
Magnesio 30
Metilcellulosa 30
Polietilene 20
Polimetilmetacrilato 20
Polipropilene 20
Polistirene 20
Resina fenolo-formaldeide 15
Resina urea-formaldeide 20
Vitamina B1 35
Vitamina C 70
Zolfo 35
Zucchero 45

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3. Cause di innesco accidentale

Le principali cause di innesco accidentale di miscele (e di sostanze) esplodibili sono riportate


nella tabella seguente e descritte nel seguito:

• fiamme libere;

• superfici calde e reazioni esotermiche;

• scintille di attrito e d'urto;

• scariche atmosferiche;

• scariche elettriche;

• scariche elettrostatiche;

• impulsi di pressione e urti.

3.1. Fiamme libere

Nel caso di fiamme libere anche modeste (ad es. fiammiferi e sigarette) l'apporto di energia
e la temperatura sono superiori ai valori minimi richiesti per innescare praticamente tutte le
miscele esplodibili.

Fiamme accidentali possono derivare a seguito dell'ignizione di incrostazioni piroforiche


costituite da coke, sali metallici e polveri varie che si possono formare sulle superfici di
serbatoi od altre apparecchiature. Sono da ricordare al riguardo i sali organici di metalli (ad
es. ftalato di ferro) ed il solfuro di ferro, che può formarsi per esempio sulla superficie di
serbatoi contenenti idrocarburi impuri di H2S. In tal caso l'ingresso di aria può dar luogo alla
brusca ossidazione del solfuro e all'innesco di eventuali miscele esplodibili. Il fenomeno
assume particolare importanza nei serbatoi normalmente mantenuti in atmosfera inerte, a
causa di un accumulo significativo di solfuro di ferro.

3.2. Superfici calde e reazioni esotermiche

Le superfici calde, anche di limitate dimensioni, possono innescare un’esplosione. Possono


far parte di strutture o apparecchiature (circuiti di riscaldamento, tubazioni di vapore), o
essere riscaldate per attrito di parti in movimento o per ragioni di origine elettrica, come, ad
esempio, lampadine elettriche non adeguatamente protette, motori elettrici, prese.

Reazioni esotermiche possono innescare incendi ed esplosioni come pure le sostanze


termodinamicamente instabili, ad esempio fertilizzanti contenenti nitrato ammonico, e polveri
come farine o gomme che possono reagire o bruciare spontaneamente con l'ossigeno
dell'aria, anche senza sorgente di accensione.

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3.3. Scintille di attrito e d’urto

L'urto e l'attrito tra parti metalliche o tra materiali solidi duri possono provocare scintille in
grado di accendere miscele esplodibili. Le scintille sono particelle metalliche staccatesi per
effetto del lavoro meccanico, lanciate in aria che, bruciando, possono raggiungere
temperature anche superiori ai 1500°C, in funzione del materiale.

Non tutti i metalli formano scintille con un'energia sufficiente per incendiare una miscela
esplodibile: ad esempio, le leghe metalliche utilizzate per la fabbricazione degli utensili
antiscintilla, spesso a base di rame. È, però, possibile che si formino scintille nella
percussione tra una superficie di acciaio ed un utensile antiscintilla più duro dello stesso
acciaio.

Un fenomeno di natura diversa si produce percuotendo utensili su minerali contenenti


quarzo, che è piezoelettrico: l'energia meccanica dell'urto è convertita in una scarica
elettrica. Una situazione ancora diversa si verifica tra pietre od altri materiali contenenti
solfuri metallici (ad esempio pirite). L’innesco di nubi di polveri o di nebbie in aria è
generalmente più probabile che nel caso di miscele gassose, per l’urto di una scintilla contro
una particella, che assorbe tutta l’energia.

3.4. Scariche atmosferiche

Le scariche atmosferiche (fulmini) possiedono energie molto elevate (dell'ordine di un


GJoule) e sono pertanto in grado di innescare esplosioni.

3.5. Scariche elettriche

Le scariche elettriche accidentali che si verificano durante il normale funzionamento di vari


tipi di apparecchi, impianti e utensili elettrici possono innescare miscele esplodibili:
interruttori, spazzole di motori elettrici, cicalini e campanelli elettrici, spine non correttamente
inserite nelle prese, ecc..

3.6. Scariche elettrostatiche

Le scariche elettrostatiche figurano tra le cause frequenti di inneschi accidentali di miscele


esplodibili. L'effetto è dovuto al semplice contatto tra materiali di natura diversa, soprattutto
se in moto relativo, che determina una differenza di potenziale e la possibile produzione di
una scarica.

L'energia delle scariche elettrostatiche è sovente dell'ordine di diverse decine di mJ, tale
cioè da innescare miscele esplodibili. Le cariche formate su un dato materiale si possono
accumulare o trasferirsi per induzione sulla superficie vicine se queste sono isolate da terra.
L'accumulo di elettricità statica per scorrimento di sostanze in tubazioni dipende dai vari
parametri e caratteristiche del sistema. Nel caso di liquidi il fenomeno è più pronunciato per
sostanze a bassa conducibilità, quali gli idrocarburi; ad esempio, potenziali di 18 kV sono
stati misurati sulle pareti e sulle flange di tubazioni di vetro (anche molto corte) attraversate
da xilene [8].

Nel trasporto di polveri l'elettricità statica si accumula nei sili di raccolta e sulle superfici
costituite da materiali non conduttori (ad esempio su nastri trasportatori di gomma o di

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plastica). Il fenomeno è molto pronunciato quando le polveri sono mantenute in sospensione


(ad esempio negli essiccatori a letto fluido o nel trasporto pneumatico).

Durante il riempimento di autobotti e serbatoi, le particelle fluide in caduta si caricano di


elettricità statica anche se il serbatoio e il braccio di carico sono adeguatamente messi a
terra. Il riempimento dei recipienti attraverso condutture connesse al fondo dei recipienti,
invece che a caduta dall’alto, è più sicuro, purché la tubazione impiegata sia conduttiva e di
un materiale non diverso da quello del recipiente.

Anche le gocce di acqua che attraversano un idrocarburo possono caricarsi per attrito,
sviluppando alte differenze di potenziale all'interfaccia acqua-idrocarburo: questo fenomeno
deve essere adeguatamente considerato nel programmare gli interventi di lavaggio dei
recipienti.

La messa a terra delle apparecchiature limita gli inneschi accidentali, ma si deve ricordare
che i tempi di rilassamento delle cariche, ossia i tempi necessari a ridurre spontaneamente
l’accumulo di carica nel liquido, i quali dipendono dalla conducibilità elettrica e dalla costante
dielettrica dei materiali, possono essere prolungati, fino a ore o giorni.

Il tempo di rilassamento è l'intervallo necessario affinché le cariche cadano al 37% del loro
valore iniziale. La caduta delle cariche avviene in maniera approssimativamente
esponenziale con il tempo.

Tabella 5 - Tempo di rilassamento delle cariche per alcuni prodotti petroliferi e dell'acqua
demineralizzata [8].

Prodotto Tempo di rilassamento s

Petrolio grezzo 0,02 - 0,00002


Combustibile per motore diesel 40 - 0,4
Cherosene 200 - 0,45
Cherosene per motore di aviazione
+ additivo antistatico 0,4 - 0,06
-6 -7
Acqua demineralizzata 10 - 10

3.7. Impulsi di pressione e urti

L'azione di una forte onda d'urto (originabile ad esempio con un esplosivo) su sostanze
instabili o miscele esplodibili provoca una compressione istantanea con conseguente
riscaldamento. Il risultato finale può essere rispettivamente la decomposizione o
l'autoaccensione del materiale. L’esplosione di alcune sostanze (la nitroglicerina) può essere
innescata da urti di modesta energia.

febbraio 2013 a cura di Contarp | Autore: Paolo Fioretti – Vincenzo Ardito – Dinamica 6
Conoscere il rischio / Atmosfere esplosive

Bibliografia

- [1] PALMER K.N., Dust Explosion and Fires, Chapman and Hall, London 1973.

- [2] NAGY J., SEILER E.C., CONH J.W., VERAKIS H.C., Explosion development in
closed vessels, US Bur. Mines, Rep. Invest. 7507, 1971.

- [3] BARTKNECHT W., Explosions, Springer Verlag, Berlin 1981.

- [4] AVELLA F., Riv. Cotnb., 38, 218, 1984.

- [5] CARDILLO P, Antincendio, p. 99, dic.1982.

- [6] SCHOLL E. W., Abschlussbericht zu [Link]: Erzmittlung von Staub


explosion und deren Folgeschaden - Bergbau Versuchsstreche, Dortniund-Derne,
giugno 1978.

- [7] ECKHOFF R.K., Combust. Flame, 24, 53, 1975.

- [8] FIUMARA A., Comunicazione presentata al convegno “La sicurezza negli impianti
chimici”, Milano 23-24 novembre 1978.

- [9] CARDILLO P., Tuttochimica, 4, (5), luglio 1986.

Conoscere il rischio

Nella sezione Conoscere il rischio del portale Inail, la Consulenza Tecnica Accertamento
Rischi e Prevenzione (Contarp) mette a disposizione prodotti e approfondimenti normativi e
tecnici sul rischio professionale, come primo passo per la prevenzione di infortuni e malattie
professionali e la protezione dei lavoratori.

La Contarp è la struttura tecnica dell’Inail dedicata alla valutazione del rischio professionale
e alla promozione di interventi di sostegno ad aziende e lavoratori in materia di prevenzione.

Per informazioni

contarp@[Link]

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