EURIPIDE
La produzione euripidea
Il suo esordio come poeta tragico avvenne nel 455 a.C → non molte vittorie, solo 5, ma di lui ci
rimangono moltissime tragedie (17 + 1 dramma satiresco)= le sue tragedie sono considerate
quelle più originali e fruibili, anche se non sono molto vittoriose.
particolarità teatro Euripideo→ alcune sue tragedie finiscono bene (es: Alcesti, Ione…)
Inoltre questo dato ci dimostra come il consenso nei suoi confronti arrivi in periodi successivi. Le
sue tragedie possono essere raggruppate in base ai temi trattati e ai personaggi.
➔ Alcesti
Presentata la prima volta nel 438 a.C. è il quarto dramma in una tetralogia, al posto del dramma
satiresco. Di questo manca il coro di satiri, ma rimane l’elemento comico (nel personaggio di
Eracle, rappresentato ubriaco e nei panni di un fanfarone).
↳ può essere che fosse stato dato il consenso di sostituire il dramma satiresco con una quarta
tragedia, che però mantenesse alcune caratteristiche di questo.
Trama: Admeto, re della città di Fere (Tessaglia), è destinato a una morte prematura. Scopre da
Apollo che può scamparla solo se qualcuno si propone a morire al posto suo, e l’unica a farlo è
Alcesti, la moglie. Durante il funerale Admeto rinfaccia al padre Ferete di non essersi proposto
per morire al posto suo mentre Eracle, ospitato da Admeto, ubriaco, parla del piacere
dell’esistenza, e quando viene però informato del defunto, si impegna a sottrarre Alcesti da
θανατος e i due coniugi si riuniscono.
➔ Medea
Fu rappresentata nel 431 a.C.
Trama: Medea, figlia del re della Colchide, si innamora di Giasone con cui fugge dopo aver rubato al
padre il vello d’oro e aver ucciso suo fratello per riuscire a scappare. Giungono a Corinto e lì Giasone
la ripudia per sposare Glauce, figlia di Creonte re di Corinto. Allora Medea viene condannata
all’esilio e nel giorno prima della sua partenza architetta una vendetta.
Finge di perdonare Giasone e invia dei doni a Glauce, che essendo però avvelenati, la uccidono
assieme al padre. A questo punto Medea uccide anche i suoi stessi figli e scappa.
➔ Ippolito
presenta il tema della passione amorosa di fedra, la matrigna, per il figliastro Ippolito. Presentata
nel 428 e criticata per il personaggio di Fedra che aveva addirittura costretto Ippolito a coprirsi
per la vergogna poi modificato dallo stesso Euripide.
Ippolito, figlio di Teseo re di Atene, viene punito da Afrodite poichè devoto solo ad Artemide e
quindi fa innamorare la matrigna Fedra che si uccide per il rifiuto. Teseo, avendo raccolto una
tavoletta in cui ella dichiarava falsamente si essere stata stuprata da Ippolito, invoca la vendetta di
Poseidone che fa sorgere un mostro dal mare e quindi Ippolito cade da cavallo e viene ferito a
morte
➔ Ifigenia in Tauride
presenta una diversa versione del mito secondo cui ifigenia sarebbe stata salvata da Artemide e
trasferita nella terra dei Tauri (414 a.C)
Ifigenia, sul punto di essere sacrificata in Aulide viene salvata da Artemide, che l'ha trasportata
nel suo tempio nel paese dei Tauri. Qui, per volere del re Toante, deve offrire come vittime alla
dea tutti gli stranieri approdati in quella regione e poi Oreste giunge lì alla ricerca di una statuetta
di Artemide custodita lì. Viene però catturato insieme all'amico Pilade, e i due giovani giungono
al cospetto di Ifigenia, che li interroga. Ifigenia acconsente che uno dei due stranieri si salvi per
portare un suo messaggio scritto in patria. Letto ad alta voce il messaggio, Oreste riconosce la
sorella e i due si ritrovano. Ifigenia escogita allora uno stratagemma per fuggire durante un rito di
purificazione e nonostante un’onda li porti alla deriva i due sono slavati da Atene come deus ex
machina: Oreste riporterà la statua in Attica e dedicherà ad Artemide un tempio, Ifigenia
diventerà sua sacerdotessa a Brauron.
➔ Ifigenia in Aulide
La tragedia che risale al 405 ha come tema centrale il sacrificio di ifigenia che, come predetto da
calcante, deve essere sacrificata per permettere alla flotta achea di partire.
Ifigenia viene convinta di dover sposare Achille e quando giunge insieme alla madre Clitemnestra
e scopre l’inganno, chiede aiuto ad Achille che promette di salvarla. Alla fine Clitemnestra
accetta volontariamente il sacrificio e, dopo essere stata sostituita da una cerva, la flotta può
partire.
➔ Ione
Fu messa in scena nel 411 a.C. Importante in questa tragedia è la paura che uno straniero governi
Atene.
Trama: Creusa, figlia di Eretteo re di Atene, rimane incinta con Apollo. Abbandona il figlio in
una cesta ma lui si salva e diventa il custode del tempio di Delfi. Creusa sposa Xuto ma non
riuscendo ad avere figli, lui chiede a Delfi e gli viene riferito che suo figlio è la prima persona che
incontra uscendo dal tempio. Incontra Ione, il quale quindi torna con lui ad Atene. Creusa scopre
tutto e tenta di avvelenare Ione, fallendo. Viene quindi condannata ma scopre che Ione è suo
figlio. Nel finale, Atena è deus ex machina→ rivela che da Ione discenderà la stirpe ionica.
➔ Baccanti
Prende il titolo dal coro e ha come tema centrale il mito di Dioniso.
Dioniso, figlio di Zeus e Semele, giunge in Asia dalla Grecia e la sua natura divina viene messa
in discussione dalle sorelle della madre e dal re di Tebe Penteo. Così egli prende le sembianze di
un giovane e rende menadi tutte le donne della città che si ritirano sul monte Citerone. Anche
Cadmo e Tiresia vogliono prendervi parte e Penteo ordina che siano incatenate le menadi e
Dioniso che evade liberando tutte, ormai infuriate per il tentativo di catturarle.
Penteo, travestito da donna, viene ucciso dalle baccanti e la stessa madre porta la sua testa sul
tirso. Dioniso rivela nel finale la sua natura divina.