Castelli
Castelli
Michel
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Premessa
Scrivo questo diario di bordo (molto diario e poco di bordo!) con ancora nel cuore la gioia e il ricordo di uno
splendido viaggio molto sognato e felicemente coronato grazie all’acquisto del camper.
Sonia e io siamo camperisti dal Novembre 2002 (pertanto ultra neofiti) trascinati da un amico che ne ha acquistato
uno.
Al grido di “se lo ha fatto lui lo possiamo fare anche noi !!! “ ci siamo lanciati nell’acquisto del mezzo, un Elnagh
Greenlife su Ducato 1.9 Td del 2001, praticamente nuovo, un autentico bijoux.
Il primo grande viaggio a cui abbiamo subito pensato è stato: “ Castelli della
Loira” e dal momento dell’acquisto ho iniziato a studiare il possibile itinerario.
Inutile dire che la fonte da cui ho attinto a piene mani è stata quella dei diari di
bordo scritti dagli altri camperisti, in particolare quello di Antonio Crescenzo
Morelli a cui va il massimo ringraziamento in quanto non smetterò mai di
benedirlo, perché grazie ai suoi consigli mi sono tratto di impaccio in diverse
situazioni in cui avrei voluto incontrare qualcuno a cui chiedere informazioni.
Trattandosi del nostro primo viaggio lungo, non avevo idea di come avremmo reagito alla guida per tutto quel tempo.
Partendo dalla Sicilia, ci siamo dovuti sciroppare circa 1500 Km ancora prima che la nostra vera vacanza
cominciasse e sarà sempre così tutte le volte che andremo all’estero (tranne se volessimo andare a Malta!).
Quindi avevamo destinato 15 gg. per la nostra vacanza (attraversamento dell’Italia compresa) e devo dire che il
tempo impiegato è stato di gran lunga inferiore alle aspettative.
In 15 gg. abbiamo avuto tutto il tempo di visitare in serenità gli splendidi castelli della Loira e abbiamo anche potuto
fare una puntatina sull’Atlantico al Mont Saint Michel.
Alternandoci alla guida, siamo riusciti a fare anche 800 km al giorno; considerando la nostra totale inesperienza
tecnica, mi ritengo molto soddisfatto.
Il mezzo si è comportato egregiamente anche se il motore 1900 td, è stato perennemente sotto sforzo sia in salita
che in autostrada dovuto alla massima velocità raggiungibile pari a circa 100/110 km.
A tale velocità avevo la sensazione che il mezzo fosse prossimo allo sfinimento.
Comunque, tutto è andato per il meglio e auguro a tutti un buon viaggio nella speranza che questo diario di bordo
possa essere utile per qualcuno così come per me lo sono stati quelli degli altri camperisti.
2
Giorno Data Tratta Km
percorsi
1 29/7/2003 Da Messina a Scalea ( RC ) 230
Grazie ad un miracolo, Sonia riesce a “sganciarsi” dal lavoro alle 13 e prevedo la partenza per le 14.
Da giorni accudivo il camper con le massime cure (lavaggio, visita dal meccanico, gommista e altro) tanto da
suscitare le risate di amici e parenti che mi paragonavano al “Furio” celebre personaggio di Carlo Verdone nel
famoso film in cui è sposato con Magda.
Tant’è di troppa prevenzione non è mai morto nessuno e pertanto alle ore 13 il camper era sotto casa con frigo
acceso da due giorni, carico di acqua, pieno di gasolio, spesa “italiana fatta” cambusa piena, tutto lo scibile di cartine
geografiche esistenti, e soprattutto abiti estivi e invernali.
Seguivo da oltre 10 giorni le previsioni meteo in Francia su Meteofrance e le condizioni erano di instabilità: 5 giorni
pioggia 5 giorni sole, pertanto portiamoci dietro ombrello, impermeabile ecc…
Assieme a noi si aggregano degli amici con un motorhome del 1988 i quali si fidano ciecamente al punto di non aver
alcuna idea di dove vogliamo andare, cosa fare ecc.. partiamo e basta !
Le mie previsioni erano di attraversare lo Stretto di Messina e di viaggiare sino a Sala Consilina – Padula, dove
avremmo pernottato nell’area di sosta della Certosa di Padula ( andateci è bellissimo !) e pernottato al fresco in
quanto Padula si trova a circa 700 m sul l.m.
Invece i nostri amici ci bloccano sino alle 17,30 ora di partenza !
Temperatura esterna circa 35° mia temperatura interna circa 100°, e stato di ebollizione
imminente.
Ci imbarchiamo e grazie alla brezza dello Stretto di Messina, ritorno a più miti
temperature e stati d’animo.
Per noi le ferie cominciano sempre quando ci imbarchiamo e siamo sul ponte del
traghetto guardando verso Punta Faro dove la Sicilia quasi tocca la Calabria.
Appena sbarcati, prima sosta dei nostri amici per il pieno di gasolio ( ma come, ancora dobbiamo partire e già ci
fermiamo? ).
Presa l’Autostrada A3 Salerno Reggio Calabria, usciamo a Falerna al fine di viaggiare lungo la statale tirrenica,
molto bella e soprattutto pianeggiante, in quanto si evita di “salire” fino a Cosenza per poi “discendere” a Lagonegro.
I mezzi certamente ringraziano per tutte le salite che gli abbiamo evitato.
Il caldo è bestiale, anche se fronte mare, non soffia un benchè minimo refolo
di vento o altro.
Purtroppo tale calura sarà una costante per tutto il viaggio, l’unica nota storta
del tutto, ma ne riparleremo.
Io cerco di addormentarmi pensando al frescolino che ci sarebbe dovuto
essere stato a Padula e che … vabbè basta dormiamo.
Buonanotte Sonia. Lo Stretto di Messina
3
Giorno Data Tratta Km
percorsi
2 30/7/2003 Da Scalea ( RC ) a Massarosa ( LU ) 755
Alle 8 Sonia e io ci svegliamo e dopo esserci “rigovernati” facciamo una passeggiata sul lungomare di Scalea,
facciamo colazione in un lido con una ottima granita al limone e brioche.
Passeggiamo sino alle 9 ora in cui cerco di svegliare i nostri amici che non ne sentono di svegliarsi neanche con le
cannonate.
Alle 10 riusciamo a metterci in marcia e percorriamo l’autostrada A3 in direzione Caserta – Roma – Orte – Firenze –
Lucca dove alle 22, usciamo allo svincolo di Massarosa per sostare per la notte.
Un amico camperista locale ci indica una grande piazza adatta a parcheggio per i camper dove sostiamo per la
cena.
In tale piazza troviamo anche una fontanella con l’unico inconveniente del rubinetto a pulsante, ma non abbiamo
bisogno di acqua.
Terminato di cenare, vista la presenza di numerosi ragazzi vocianti che sicuramente tireranno tardi, decido di
spostarci per trovare un luogo meno rumoroso, che trovo a poca distanza dalla piazza.
A fine giornata abbiamo percorso km. 755.
Buonanotte a tutti.
Ormai il nostro orologio biologico ci sveglia presto e alle 8 giù dalla mansarda.
La notte è trascorsa tranquilla ma con una umidità pazzesca che ho scoperto essere causata dalla forte
evaporazione del lago di Massacciuccoli, molto vicino a Massarosa.
I nostri amici dormono e non mi va di svegliarli sempre io perciò facciamo una “passeggiata”, compro il pane,
giornali, spesina tipica, faccio amicizia con alcuni del luogo, visito un centro vendita di prodotti per il tempo libero (
sdraio, tavoli da esterni, nanetti di biancaneve, pizzaiolo pubblicitario in cartapesta a dimensione naturale, ecc… )
addirittura visito Massarosa… insomma tiro le 10 convinto di trovare tutti svegli pronti per partire e invece
……ninna…. no, meglio “coma” profondo dei nostri amici.
Lo stupore è tale che il nervoso mi fa raddoppiare il volume corporeo….. scoppio ma non parlo !
Partiamo alle..lasciamo perdere, in direzione Genova e dopo averla attraversata prendiamo la E25 in direzione
Alessandria e poi la E74 in direzione Asti e poi su fino a Torino.
Ci separiamo dai nostri amici e andiamo a Torino a visitare la nipotina, junior manager di una importante società
telefonica.
Scarico di cibarie sicule alla nipotina ( pomodorini di Pachino, salsa di pomodoro già pronta, fichi d’india, ricotta
infornata, pesce, carne ecc..) e poi a cena in un ristorante di Torino..nèee.
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L’autostrada è chiusa per lavori e ci dirottano su una strada secondaria priva di illuminazione e di segnaletica.
Siamo soli e nessuno ci segue. Ansia.
Mi fermo per fare il punto della situazione quando ad un certo punto…. mi bussano al finestrino. Chi sarà?
E’ un signore di circa 70 anni con moglie, su una Peugeot tipo Fiat Fiorino con targa francese che in stretto dialetto
francese mi chiede che strada fare per il Frejius.
Gli faccio vedere la cartina geografica per fargli capire dove siamo, ma lui poco interessato mi dice di andare avanti
che loro mi avrebbero seguito.
Modifico il mio itinerario e lo guido sino ad uno svincolo con cartello gigantesco che indica l’ingresso per il Frejius,
ma il tizio mi segue ancora.
Mi fermo e gli faccio segno verso dove deve andare e solo allora capisco che quel vecchietto non sapeva leggere !
Gli faccio prendere la strada giusta e lui con sua moglie mi salutano mandandomi un bacio.
Arriviamo a Susa domandandoci cosa ci facevano due vecchietti a quell’ora della notte in giro per le montagne della
Val di Susa.
Alle 24 arriviamo a Susa e parcheggiamo vicino ai nostri amici in un grande piazzale in centro adiacente ad una
grande caserma della Guardia di Finanza..Per la prima volta dormiamo al fresco.
Buonanotte e a domani
Ho deciso, anziché fare il Traforo del Frejus scaleremo i 2080 mt del valico del colle del Moncenisio per questi
motivi:
- Paura dei Tunnel dopo quello che è successo nel Monte Bianco;
- Mettere alla frusta il motore del nostro camper per vedere come si comporta in condizioni dure
- Ammirare l’Alta Savoia ;
- Infine.. non me ne vergogno… risparmiare i soldini del tunnel !!
La strada per il Moncenisio, aperta solo d’estate, è molto bella in notevole salita, la percorriamo sempre in seconda-
terza e sempre a pieni giri. Il traffico è abbastanza sostenuto, ma non eccessivo. Durante la salita incontriamo
spesso ai lati della strada, delle gallerie di cui non riusciamo a spiegarci la funzione.
In seguito scopriremo che vi era fino agli anni 40, una ferrovia a cremagliera chiamata “ Ferrovia Fell” che collegava
l’Italia alla Francia via colle del Moncenisio e oggi non più in uso.
Siamo in Francia.
Prima di giungere alla vetta del Moncenisio, incontriamo una fontana a cui attingiamo ottima acqua. Non ho alcun
dubbio sulla sua potabilità perché trovasi a 2000 mt ed è certamente migliore della migliore acqua che giunge sulle
nostre tavole e di cui certamente non sappiamo a quale altitudine sono prelevate.
Consiglio di portarvi dietro delle bottiglie vuote per farne un ottimo carico.
Sostiamo sul Moncenisio dove vi sono diversi bar che vendono prodotti tipici italo francesi.
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In salita il camper si è comportato modestamente in quanto la salita sforza molto il motore che usa la ventola di
raffreddamento del radiatore praticamente in maniera ininterrotta.
Comincia la discesa.
Siamo già in Francia e devo dire che la strada è costeggiata da una vegetazione lussureggiante con addirittura i
prati rasati, segno che i francesi curano il verde circostante la strada.
In effetti ho constatato che il Moncenisio è frequentato più dai francesi che dagli italiani. Chissà perche ??.
La discesa la faccio tutta in seconda per evitare di far prendere troppa velocità al
camper e di conseguenza usare eccessivamente i freni.
Mi dispiace per i francesi in coda ma tant’è …..
Purtroppo non fanno come me i nostri amici i quali pigiano sul freno del loro camper
in maniera eccessiva e appena arriviamo quasi alla fine della discesa nel comune di
Lanslebourg, ci chiamano via radio per comunicarci che i freni non funzionavano
piu’ !!!!!
Resto deluso della cessazione del mio “discorso” in francese e spieghiamo l’accaduto.
Ci tranquillizza subito: basta attendere un’oretta giusto il tempo di far raffreddare i freni per poi ripartire con calma.
Il paese è molto carino, lindo e attraente.
Cosa fare nell’attesa ? I turisti naturalmente!
Passeggiamo per i negozi e la prima scoperta che faccio è il costo del gasolio: circa € 0,70 al litro.
I nostri amici manifestano in assoluto silenzio il loro malumore per il riposino pomeridiano (2 ore !) da me fatto
saltare e partono alla velocità della luce, con il loro camper coi freni rotti giusto un’ora prima .
Purtroppo vicino Modane, (giornataccia nera) scoppiamo la ruota anteriore del camper e siamo costretti a fermarci.
Mi rilasso perché i nostri amici avevano dentro il loro camper attrezzatura varia che neanche il pulmann officina della
Ferrari aveva dentro.
Chiamati in aiuto per radio, rispondono che loro proseguono la strada e che dopo aver riparato il tutto avremmo
potuto raggiungerli, senza neanche offrirci la benchè minima assistenza.
Capisco che mi si presenta innanzi un’altra dura prova della vita, e decidiamo con Sonia di lasciarli andare per la
loro strada.
Le nostre strade si sono divise per sempre.
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Riesco a riparare il guasto grazie all’intervento di un gommista locale e ripartiamo percorrendo la N6 in direzione
Chambery.
Per tutto il viaggio in Francia percorreremo solamente strade nazionali, evitando le autostrade a detta di tutti molto
care.
Sino a Chambery la strada che percorriamo, a scorrimento veloce, affianca sempre l’autostrada di cui non sentiamo
la mancanza.
La velocità di crociera è sempre intorno ai 80-90 poiché le strade sono sempre molto rettilinee e poco trafficate.
Arrivati a Chambery entro in libreria e acquisto un utilissimo miniatlante stradale Michelin che si rivelerà la guida
migliore in tutte le situazioni.
L’italiano in gita osserva tutto, e mi infilo in un bagno pubblico accanto alla libreria. E’ uno di quei
bagni tipo cabina telefonica.
Inserisco la moneta ed entro.
All’interno resto sbalordito: tutto pulitissimo, con fornitura gratuita di copriwater di carta,
asciugamani di carta, sapone ecc.
Invidio i francesi !!.
Ripartiamo e percorriamo la N504 poi la N75 fino a Bourg en Bresse, la N79 passando da Macon .
La stanchezza e il caldo infernale intorno ai 40 gradi si fanno sentire e cerco sulla guida camping comprata a
Chambery, un campeggio sulla N79.
La guida indica un 2 stelle comunale a Dompierre sur Bresbe sempre sulla N79.
Gli altri campeggiatori sono quasi tutti con roulotte, tutti beati e felici e soprattutto
silenziosi.
Sistemato il camper, ci rilassiamo un po’ e andiamo a zonzo nel paese.
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Giorno Data Tratta Km
percorsi
5 2/8/2003 Da Dompierre sur Bresbe ( Francia ) a Chambord e Cheverny 267
Sveglia alle 9 e dopo aver fatto carico/scarico acqua, pago il campeggio ( 7 euro tutto compreso !!) e partiamo alla
volte della N7 in direzione Moulins, N76 direzione Bourges – Vierzon – D765 Romorantin – Cour Cheverny.
Arriviamo verso le 14 e dopo un leggero [Link] il primo castello della Loira, quello di Cheverny e restiamo
estasiati.
Gli interni sono splendidi, riccamente arredati e conservati anche perché il castello sino a pochi anni fa era di
proprietà privata.
Dei vecchi proprietari si possono vedere le foto di qualche anno fa, posate qua e la sui mobili del castello.
Le sensazioni che si provano visitando il castello di Cheverny sono quelle di
trovarsi all’interno di un castello ancora abitato tanta è la cura posta nella
disposizione degli arredi.
Visitato l’interno, una vetturetta tipo quelle dei campi da golf, ci porta attraverso
lo splendido parco del castello ricco di piante esotiche e alberi rari, presso un
canale d’acqua creato artificialmente per dissetare la fauna del parco.
Saliti su un motoscafo elettrico silenziosissimo, facciamo una escursione sul
canale ricco di ninfee e fiori acquatici di superba bellezza, nella speranza di
incontrare qualche animale del parco.
Le guide ci spiegano che a causa del troppo caldo, è possibile fare qualche avvistamento solo di mattina presto.
Finita la gita in motoscafo, andiamo a vedere la famosa muta di cani che i nobili di Cheverny adoperavano per le
battute di caccia ai cervi all’interno del parco.
Il canile ospita circa una sessantina di pregiati segugi da caccia, tutti sdraiati all’ombra alla ricerca di un refrigerio
che non c’è.
Si percorre una strada assolutamente rettilinea per diversi chilometri atrraversando una foresta maestosa che ci fa
ricordare storie epiche tipo Robin Hood, i Tre moschettieri e tutte quelle opere cinematografiche di cappa e spada
che abbiamo visto ambientarsi in Francia negli anni del rinascimento.
Parcheggiamo in uno dei vari parcheggi gratuiti della tenuta e ci immergiamo nel fascino di Chambord.
La prima sensazione che proviamo oltre allo stupore della magnificenza del
castello, è una meravigliosa sensazione di pace.
Siamo lontani dal frastuono, i turisti siamo in pochi, e cominciamo a percorrere a
piedi nudi lo splendido parco in prato inglese che circonda il castello.
Consiglio di non entrare subito nel castello ma di godersi prima tutto l’intorno, il
parco, il canale fluviale circostante il castello ( si possono noleggiare le barche ).
Prima di tornare al camper per la cena mi informo dei prezzi del luogo e scopro che i bar e ristorantini sono
assolutamente abbordabili e alla portata di tutti.
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Addirittura il piccolo albergo adiacente al castello mette a disposizione circa 40 camere con vista castello per circa
40-50 euro a persona proprio nel mese di Agosto !
Nel mercatino locale acquistiamo ( dopo averne assaggiati diversi ) diverse bottiglie di vino del luogo da regalare ad
amici e parenti, forniteci proprio dal produttore (tale qualificatosi ! ).
Terminata la cena ( che impressione cenare sul camper e fuori dalla finestra lo sfondo del castello !! ) andiamo a
vedere lo spettacolo.
In realtà al calare della sera, vengono accesi dei riflettori che proiettano delle immagini a colori sul fronte del
castello.
Muniti di una lanterna nel buio del parco, entriamo nel castello illuminato con candele e luci soffuse e lo visitiamo
con il sottofondo di musica barocca che ben si addice al luogo.
L’atmosfera è surreale, intorno al castello il silenzio e il buio assoluto.
L’interno del castello ci delude molto poiché non vi sono arredi e le stanze da visitare sono quasi tutte vuote.
Alle 23 terminiamo il percorso spettacolo del castello e torniamo al camper.
Trovo sul parabrezza un biglietto della gendarmeria che mi invita a non restare nel castello dopo la visita notturna,
pena una salata multa.
Ci sono altri camper vicino a noi, ma preferiamo andare via per evitare spiacevoli sveglie notturne.
Uscire di notte dal parco di Chambord mi fa immaginare la visione tra gli alberi di gnomi, folletti, vergini saltellanti
con svolazzanti abiti bianchi, il conte Dracula appostato da qualche parte, Biancaneve e i Sette nani, il lupo di
Cappuccetto rosso, ecc. ecc…
Ma dove fermarsi per dormire ?
Ritorno a Bracieux dove nonostante il caldo e l’estate non incontriamo anima viva, e grazie ad Antonio Crescenzo
Morelli e al suo diario di bordo, riesco a trovare una area di sosta per pulman adiacente all’Hotel de ville ( Municipio)
di Bracieux.
Vi sono altri tre camper, posiziono il camper e buonanotte !.
Al mattino ritorniamo nel castello di Chambord per la visita “ufficiale”. Dal terrazzo superiore diamo uno sguardo
panoramico su tutto il parco che ci dà l’idea della sua immensità.
Scopriamo che il castello è stato abitato per soli 20 anni ai tempi di Francesco 1°, perché l’inverno era molto rigido e
le faraoniche dimensioni delle stanze rendevano impossibile qualsiasi forma di riscaldamento.
Chambord era stata una splendida cattedrale nel deserto!
Il sapere questo mi ha letteralmente fatto cadere dal cuore il mito del castello!
Pertanto all’interno del castello nessun intrigo, niente feste di corte, niente adunanze reali.
Solo un simbolo del potere.
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Andiamo a vedere il Castello di Blois molto velocemente che ha la particolarità di racchiudere all’interno del suo
cortile, quattro stili e quattro periodi architettonici diversi e precisamente: il gotico, il gotico fiammeggiante, il
rinascimento e il classicismo.
Purtroppo l’escursione al castello è funestata da una temperatura esterna di circa 42 gradi e non riusciamo a godere
a pieno della visita.
Decidiamo pertanto di trasferirci in un campeggio vicino ( Camping Col du Lac – comune di Vineuil ) fornito di tutto
(market compreso) sulla riva della Loira con annessa piscina comunale gratuita per i campeggiatori (10 euro tutto
compreso).
Giornata caldissima, sinceramente consiglio di evitare il castello di Blois in quanto a mio parere non merita una
sosta finalizzata alla sua visita.
I castelli della Loira sono quasi tutti costruiti in tufo ed è lecito domandarsi da dove
proveniva tutta la materia prima.
La risposta la otteniamo dai cartelloni pubblicitari !!!
Tutta la Loira è una cava naturale di tufo ed in particolare la zona di Bourrè è il sito da cui
provengono i blocchi di tufo di Chambord, Chenonceaux e altri castelli.
Le cave non sono a cielo aperto ma tutte sotteranee fino a circa 40 mt. sotto terra; ve ne sono tantissime nella zona
ed adesso le cave sotterranee (tutte di proprietà privata) sono adibite a cantine di vini, a fungaie e a musei.
Le cantine sono tantissime altamente pubblicizzate e con degustazioni gratuite.
Le fungaie sono molto belle da visitare.
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La guida ci spiega in francese tutto il procedimento della coltivazione dei funghi, i vari tipi, le diverse qualità ecc..
Usciamo dalla cava, altro sbalzo termico elevatissimo e dopo aver acquistato souvenir mangerecci (crema di funghi
champignon…da regalare !)
Oltre alla visita alla cava, peraltro molto interessante, si possono visitare annessi villaggi trogloditici.
E’ proprio vero che viaggiando si impara molto!
Ero convinto che i Trogloditi fossero le popolazioni vissute nella preistoria tipo Primitivi ecc…ed infatti quando si
apostrofava qualcuno chiamandolo “troglodita” credevo fosse l’epiteto da rivolgere ad una persona dai modi molto
antiquati e invece… i trogloditi erano le popolazioni dei minatori che estraevano il tufo dalle cave per costruire i
castelli.
Ed infatti sono visitabili molti villaggi trogloditici, alcuni addirittura dentro le cave con interi paesi sotteranei scavati
nel tufo!
Terminata la visita a Bourrè, ci dirigiamo verso Chenonceaux che dista pochi chilometri.
Arrivati facilmente al Castello, parcheggiamo nell’ampio parcheggio gratuito ed entriamo nella tenuta del castello.
L’ingresso al parco del castello è come si conviene al rango del luogo, con un lungo ed ampio viale alberato che
introduce al castello.
E’ possibile fare un giretto in barca sullo splendido fiume Cher navigando attorno al
castello per poterlo ammirare nella sua magnificenza.
La particolarità di questo castello, a cavallo fra le due rive del fiume, ne fa certamente un’opera non imponente nelle
forme, ma discreto e delicato, inserito splendidamente nel contesto in cui si trova, di indiscussa impronta femminile
come viene testimoniato dalle donne importanti che vi hanno soggiornato.
Un castello al femminile quindi.
Gli interni molto belli da vedere, conservano una tra i quadri più noti e famosi del Re Sole Luigi Xiv.
Terminata la visita al Castello, cerchiamo di perderci nel suo “labirinto verde” alla ricerca del tanto agognato
refrigerio, ma la giornata di oggi è certamente la più calda da quando siamo in Francia.
Non ho fatto altro che trasportare ettolitri d’acqua sulle spalle che consumiamo con una velocità incredibile!
Mi hanno spiegato poi che tutti i servizi in Francia sono a misura dei residenti e che dei turisti
non gliene puo’ f….. de meno !
E si vede!
Finito prematuramente il bagno in fresca piscina, facciamo (cos’altro potremmo fare ?) una
passeggiata ad Amboise.
Nel centro storico quasi tre quarti dei negozi, bar, ristoranti sono chiusi.
Solo i locali etnici (cinesi, arabi ecc.) sono aperti.
Nel camping ci sono almeno 200 tra roulotte e camper ma ciononostante il paese alle 20.00 è semideserto.
Passeggiamo da soli nella cittadina in assoluto silenzio e solitudine.
Vediamo il tramonto alle 22 e poi ci ritiriamo in camper.
Alle 23 cena e poi a ninna.
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Comunque la giornata è stata molto bella e ci rassegnamo all’assoluta mancanza di vita notturna.
Tale caratteristica ci accompagnerà per tutto il viaggio e anche nei posti altamente turistici da noi visitati.
Per noi che abitiamo in Sicilia, la cosa è assolutamente inspiegabile oltrechè inaccettabile.
Lasciamo Amboise e sulla strada D751 che costeggia la Loira, vediamo le indicazioni di un Parco dei Castelli in
miniatura verso il quale ci dirigiamo. E’ abbastanza presto e siamo tra i primi ad entrare.
Devo dire che tale scelta si è rivelata buona perchè in questo parco tipo Italia in miniatura, vi sono riprodotti in scala,
quasi tutti i più bei castelli della Loira e devo dire che sono tantissimi.
Veniamo colti dal raptus del fotografo e del cineasta e scattiamo svariate decine di foto e oltre 40 minuti di riprese.
Il posto è molto bello e chi ha bambini non se ne pentirà.
Soprattutto è utile vedere i minicastelli per rendersi conto di quali vale veramente la
pena visitare.
Come sempre faccio amicizia con altri turisti e dopo circa 2 ore di permanenza dentro il
parco ce ne andiamo alla ricerca di una piscina comunale, che troviamo da li a poco.
Sostiamo un paio d’ore presso in piscina sdraiati su un bel prato inglese all’ombra, a
cui intervalliamo ogni tanto un bagno e come sempre l’occhio va alle stranezze
francesi.
Una famiglia vicino a noi prepara dei panini appoggiando il pane sul prato (senza carta o alcunchè) e ci spalmano
dentro una crema di colore verde giallognolo.
Per loro tale “intruglio” appare molto buono ma non mi fa per niente rimpiangere i nostri panini ripieni di pomodori
ciliegini di Pachino portati dalla Sicilia con prosciutto crudo di Parma e formaggio dolce siculo, incartati
minuziosamente da Sonia tipo cibi degli astronauti !!
Verso le 18,30 andiamo via dalla piscina dove siamo stati bene e freschi (oggi ci sono 36° - ma questo caldo
bestiale aspettava noi ? )e ci spostiamo verso Villandry.
Adiacente il castello di Villandry vi è un’ area di sosta con annessi bagni pubblici dove parcheggiamo per la notte.
Siamo in compagnia di altri camper.
Lo avviso che il paese molto piccolo è praticamente disabitato e non vi sono market
aperti, ma nel contempo gli do una bottiglia di acqua fredda dal mio frigo.
Lui molto contento ricambia con una bottiglia di vino sfuso del Friuli, molto buono.
Trascorriamo il resto della serata con i nostri nuovi amici. Dicono di essere camperisti
da molti anni e ci deliziano con stupendi diari di bordo di tutta Europa.
Loro sono al ritorno da Mont [Link] e c’incantano con i racconti della bellezza del posto.
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Da quel momento io non penserò ad altro che a Mont [Link].
Al solito verso le 23 ceniamo e poi a ninna.
Alle 9 entriamo nel castello che è uno degli ultimi edificati nel rinascimento. Ha la particolarità unica di offrire al
turista, magnifici giardini di ortaggi (zucchine, cipolle,patate,melanzane,basilico, sedano e una miriade di altri
ortaggi) disposti splendidamente in un arcobaleno di colori e soprattutto profumi.
Vi sono inoltre splendidi giardini acquatici con immense vasche con cigni.
Sonia resta letteralmente incantata e lo definisce il castello più bello che ha visto, e non vuole andare più via.
Gli interni sono altrettanto belli e riccamente arredati.
Il castello negli anni lasciato nell’oblio, è stato recuperato nel 900 da un nobile spagnolo che ha ridato lustro a
Villandry.
Le opere e l’architettura interna sono di provenienza spagnola e ciò rappresenta certamente una particolarità per chi
lo visita che così può apprezzare anche un assaggio dell’arte spagnola.
Da Villandry ci trasferiamo al vicino castello di Azay le Rideau piccolino ma molto bello e suggestivo.
Visitiamo gli interni per la verità un po’scarsini.
Terminata la visita al castello discutiamo con Sonia sul prosieguo del viaggio.
Io devo dire che sono un po’ stanco di vedere castelli (Sonia neanche un po’) e
propongo di fare la “follia” di andare a Mont [Link].
Dico follia perché da quando siamo arrivati in Loira abbiamo percorso pochi chilometri
al giorno e fare molti chilometri prima del gran ritorno a casa non mi va molto.
Però la bellezza e il fascino del posto visto sin da bambini nei libri di scuola, vincono la
mia titubanza e partiamo in direzione [Link].
La strada da Azay le Rideau è stata la seguente:
N 152 sino a Saumur D952 sino ad Angers
D183 e D306 sino a Laval
N157 sino a Rennes
D175 sino a Pontorson – Mont [Link]
Per tutto il viaggio, il mio pensiero va ad una cosa sola: le maree di [Link]
L’arrivo mi resterà nel cuore a vita.
La strada che conduce all’isola è una sottile striscia d’asfalto con ai lati la baia di
Mont [Link].
Noi la percorriamo con il camper circondati da una miriade di persone che a piedi raggiungono l’isola.
Ci sentiamo come gli ebrei quando attraversarono il mar Rosso con le acque aperte da Mosè.
E’ una sensazione molto strana quella che si prova perché sullo sfondo, semiavvolta nella nebbia (siamo
sull’Atlantico e fuori ci sono 20° )si intravede in lontananza l’isola con la sua abbazia che svetta e noi con questa
fiumana di persone che le andiamo incontro!
Proprio a ridosso dell’isola vi è un’area di sosta per i camper (ce ne saranno stati almeno 300 ) molto ampia a
pagamento, ma dato che sono passate le fatidiche ore 19, in Francia chiude tutto e pertanto nessuno ci chiede di
pagare la sosta.
Ci sistemiamo e per la prima volta usiamo la bici per recarci all’isola che dista circa un chilometro da dove abbiamo
parcheggiato.
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Sonia è felice, ha potuto indossare finalmente il maglioncino ed un giubbino, l’aria è fredda e si respira a meraviglia.
Entriamo nell’isola e ci rendiamo conto che Mont [Link] è fortificata da alti muri che la riparavano anche dalle
maree.
Facciamo un giro e ci rendiamo conto che Mont [Link] è un luogo religioso con l’abbazia che svetta sopra tutto.
L’abbazia venne costruita nel 708 da un vescovo tale Aubert che ebbe in sogno [Link] il quale indicava l’isola
luogo su cui costruire l’abbazia.
Nei secoli Mont [Link] è stato luogo di culto e meta di pellegrinaggi cristiani.
Anche noi abbiamo incontrato monaci con addosso zainetti, in pellegrinaggio a piedi a
[Link].
Mi informo all’ufficio turistico e apprendo che l’alta marea sarà giorno 12 agosto.
Ceniamo in un ristorantino a base di pizza e crepes e in tarda serata torniamo in camper
a fare ninna ( che bel fresco ! ).
Trascorriamo la giornata con Sonia, a passeggiare sulla baia e qui scopriamo varie cose.
Intanto il fondo della baia è abbastanza compatto e non vi sono sabbie mobili, inoltre il fondo è assolutamente pulito.
Non si vedono pietre, molluschi, niente di niente.
Ci allontaniamo molto dall’isola in “ mare aperto” quando un brivido di paura mi percorre la schiena.
Vedo tutti i gruppi turistici tornare indietro, tutti assieme anche da posti diversi e deduco che sarebbe saggio fare la
stessa cosa.
Ritorniamo al camper e dopo aver visto l’isola andiamo via con l’idea di tornare giorno 10 per vedere la grande
marea.
Ci dirigiamo lungocosta verso [Link]ò, nota città corsara.
La strada è molto bella e ci rendiamo conto che tutta la zona è una grande baia soggetta al fenomeno delle maree.
L’arrivo a St Malo, grande città di mare con ampi porti protetti da pontili e dighe mobili non è dei migliori.
Il traffico è molto caotico e le mie informazioni cartacee sono molto scarse.
Che fare?
Mi fermo e contatto dei motociclisti della Polizia i quali molto gentilmente ci scortano sino al posto dove possiamo
sostare.
Ma che posto !
Siamo nel porto commerciale della città in mezzo a gigantesce gru, avvolti nella nebbia, in compagnia di altri 4
camper.
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Sonia si sbellica dalle risate, beata lei.
Ma in cielo qualcosa certamente Esiste e fuori dal camper sento delle voci sicule che prima non c’erano che parlano
del mio camper.
Sono camperisti siciliani di Caltagirone che hanno acquistato i loro mezzi dallo stesso concessionario dove noi
abbiamo acquistato il nostro.
Figurarsi, abbiamo fatto immediatamente amicizia e c’invitano ad uscire con loro dopo cena.
Passiamo una bella serata a Saint Malò che era una città corsara tutta circondata da alte mura.
Nella città vi è molta vita notturna, con bei locali con orchestrine, jazz band, artisti vari e pregiate boutique.
Ritorno al camper e speriamo che sia una buona notte.
Ma sono così bravi e simpatici che decidiamo di andare con loro in direzione Cap Frehel.
Guidiamo lungo costa passando da Dinard splendida cittadina turistica con belle spiagge molti turisti e arriviamo a
Cap Frehel.
Essendo ancora presto, decidiamo di fare il bagno a mare e ci spostiamo con i camper in quanto siamo molto alti sul
mare e sotto è tutta scogliera.
Facciamo pochissimi chilometri e arriviamo ad una splendida spiaggia dove ci tuffiamo tutti (Sonia sente freddino)
nelle acque dell’Atlantico.
Il posto dove abbiamo fatto il bagno, è al di fuori dal grande traffico turistico: ce lo godiamo solo noi camperisti e i
frequentatori del vicino campeggio. Per tutti ampi spazi in tranquillità al di fuori da ogni tipo di chiasso e/o frastuono.
Le acque dell’atlantico sono abbastanza fresche rispetto al Tirreno dove solitamente facciamo i bagni, ma una volta
in acqua è difficile uscirne.
La spiaggia è molto lunga poiché siamo in una baia e con il passare del tempo notiamo a vista d’occhio l’acqua
ritirarsi.
Al nostro arrivo gli asciugamani erano a pochissimi metri dall’acqua; quando siamo andati via il mare distava oltre
cento metri da noi. Davvero incredibile in particolare assistere al tramonto sull’Atlantico che termina intorno alle 22.
Torniamo a Cap Frehel e i camperisti sono già tutti a ninna. Non si sente volare una mosca…tranne noi.
Facciamo una passeggiata fino al faro che con la potente lanterna illumina il mare di fronte a noi, ma non riusciamo
a scorgere le luci di nessun natante di passaggio.
Andiamo a ninna dove ci attende un’altra notte al fresco (non in galera!)
Meno male.
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Giorno Data Tratta Km
percorsi
12 9/8/2003 Da Cap Frehel a Mont [Link] 99
Fatta colazione, convinco i nostri amici a venire a con noi a Mont [Link] a vedere le maree.
Per la verità non c’è voluto molto, i miei racconti li hanno catturati tutti, nessuno escluso.
Lasciato Cap Frehel percorriamo la D794 in direzione Dinan che visitiamo.
A Dinan un povero ubriaco cade sotto i miei occhi e sbatte contro lo spigolo del marciapiede.
In un attimo diventa una maschera di sangue.
Tutt’attorno restano tutti impietriti, un signore anziano lo soccorre tampona la ferita e non fa altro, io m’ infilo in un
negozio e dico al proprietario di chiamare l’ambulanza.
Lui biascica qualcosa, io alzo la voce e lo incito e a quel punto telefona.
Dopo un po’ arriva l’ambulanza.
Resto stupito di come in un paese civile come la Francia in una cittadina altamente turistica come Dinan, quasi
nessuno sia intervenuto a fronte dei numerosi spettatori impassibili.
Riprendiamo la passeggiata e dopo essermi rinfrancato dall’esperienza, Sonia mi porta dentro un negozio di
tendaggi caratteristici del luogo e acquista delle graziose tendine per la nostra stanza da letto.
Allucinante: i proprietari non conoscevano la valle della Loira e non sapevano nulla dei castelli!
I castelli che tra l’altro hanno fatto la storia della Francia, il Re Sole, il Rinascimento… mah.
Ci dirigiamo verso Mont [Link] e stavolta visto l’orario ci fanno pagare la sosta notturna.
Passeggiata dentro le mura e apprendo che l’ora della alta marea sarà intorno alle 6
di mattina e l’altra intorno alle 19.
Dei nostri amici camperisti solo Salvo è disposto ad alzarsi alle 6 di mattina gli altri
molto onestamente declinano convinti di non farcela.
Punto la sveglia, e alle 6 Sonia e io ci fiondiamo fuori dal camper a velocità
supersonica e troviamo Salvo.
Ci colpisce la velocità di movimento dell’acqua, che prima entra nella baia velocemente e poi altrettanto
velocemente inverte la direzione e torna verso il mare.
In ogni caso le informazioni dell’Ufficio turistico, indicano gli orari della punta massima della marea, pertanto noi
riusciamo a vedere la marea quando già è entrata a Mont [Link] e pertanto non la vediamo arrivare da lontano.
Consiglio quindi di anticipare la visione di almeno 30 minuti prima dell’orario indicato nei bollettini delle maree.
Assolutamente estasiati di quello che abbiamo visto, alle 7 torniamo in camper e di nuovo a ninna sino alle 10.
16
Giorno Data Tratta Km
percorsi
13 10/8/2003 Mont [Link] – Valencay 365
Alzati alle 10, i nostri amici di camper ci chiedono com’ è stato lo spettacolo e io consiglio loro di fermarsi sino alle
19 per vedere l’altra marea.
Oggi però siamo un po’ tristi perché ci lasciamo con i nostri nuovi amici poiché loro hanno un mese di ferie e
pertanto proseguono il loro giro in Francia, mentre noi cominciamo il viaggio di ritorno.
Poi per vedere strade nuove, prendiamo da Angers la N152 che costeggia la Loira sino a Tours.
Da Tours prendiamo la N76-E604 sino a Selles sur Cher e da lì deviamo in direzione Valencay per ammirare l’ultimo
castello del nostro viaggio.
Ci accomodiamo nel camping di Valencay (molto carino con addirittura lo stagno fornito di pesci da pescare!) e
trascorriamo nell’annessa piscina comunale, il nostro tempo sino alle 19.
Passeggiamo intorno al castello (chiuso) e decidiamo di andare a cenare in un ristorantino vicino al castello.
Sono le ore 20. Il ristorantino molto caratteristico è invitante.
Assistiamo ad un certo punto ad una scena che non dimenticheremo mai: alle 20,20 esce il pizzaiolo con le nostre 2
pizze, si toglie il camice e il berretto, saluta tutti spegne la luce della zona forno e se ne va !
Mangiamo la nostra pizza e andiamo via.
In un’oretta circa ultimiamo la visita e cominciamo il viaggio del ritorno sulla medesima strada fatta all’andata.
Facciamo una puntatina a Ginevra e purtroppo rientro a casa.
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Conclusioni
Alla fine di questo splendido viaggio siamo tornati a casa entusiasti dei luoghi visitati ma soprattutto della
ricettività della Francia.
A parte il caldo eccezionale, consigliamo di fare il nostro stesso itinerario in un periodo dell’anno
climaticamente migliore aggiungendo al momento tappe e luoghi da visitare scelti
sul luogo.
Appena arrivati in Loira, recatevi presso l’Uffico Turistico e ritirate l’opuscolo “10
itinerari tra i castelli” che tra tutte le guide turistiche è risultata la migliore e la più
completa.
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