Nuclear PDF
Nuclear PDF
2
Scattering inelastico: e--p
Nel caso di scattering inelastico il bersaglio
frammenta in uno stato X di massa W > M
(M = massa del nucleone)
~2 ~ ~ ~ 2 ~ ~2
W PX ( P pe pe ) ( P q )
2
~
M 2c 2 2 Pq~ q~ 2 M 2c 2 2 M Q 2
Con: ~ E ~ E
~~ pe ( , p) pe ( , p)
Pq c c
q~ ~
pe ~
pe Q 2 q~2 ~ ~ E X
M P ( Mc, P) PX ( , PX )
L'energia E’ e l'angolo dell'elettrone c
nello stato finale sono variabili
indipendenti
Nel caso in cui il bersaglio è a riposo:
~
P (Mc,0 ) ~~
P q M ( E E )
~ E E E E ~
q ,q
q ,q M M c
c 3
Deep Inelastic Scattering (DIS)
Il quadrimpulso trasferito Q2 e l’energia trasferita sono variabili
indipendenti
Si possono definire diverse regioni nel piano definito da Q2 e 2M:
Limite di scattering elastico
W2 M2 2M Q 2
Eccitazione di stati risonanti
del nucleone con massa MR
W 2 M R2 2M Q 2 costante
Continuo della diffusione
inelastica:
Q2
0 1
2M
Regione del deep-inelastic
scattering
Q 2 M 2 M 4
Sezione d’urto inelastica
Si usa un’espressione simile alla sezione d’urto elastica
(formula di Rosenbluth), con termini analoghi ai fattori di
forma GE e GM, chiamati funzioni di struttura W1 e W2:
ds a 2 (c) 2 2 2
2
W (Q 2
, ) cos 2W (Q 2
, ) sin
dWdE 4 E 2 sin 4
1
2 2
2
NOTA: le funzioni di struttura sono funzioni di 2 parametri
indipendenti Q2 e .
Si può riscrivere la sezione d’urto in funzione di Q2 e come:
ds ds 4 a 2 (c) 2 E 2 2
2
W (Q 2
, ) cos 2W (Q 2
, ) sin
dQ 2 d EE dWdE
1
Q4 E 2 2
Dato che:
Q 2 / E Q 2 / W Q 2 / E EE / EE
dQ 2 d dWdE dWdE dWdE
/ E / W 1 0 5
Bjorken scaling
Nel 1967 Bjorken dimostrò che nella regione di DIS (Q2>>M2 e >>M), le
funzioni di struttura hanno, per Q2∞ e ∞, limiti finiti che non dipendono
da Q2 e separatamente, ma solo dal loro rapporto adimensionale x
Q2
x , 0 x 1
2M
La variabile x (invariante di Lorentz) è una misura del grado di inelasticità del
processo
Per processi elastici si ha Q2=2M e quindi x=1
lim W2 (Q 2
, ) F2 ( x) lim Mc 2
W1 (Q 2
, ) F1 ( x)
Q ,
2
Q ,
2
6
Bjorken scaling e misure di DIS
Le prime misure di deep-inelastic scattering a SLAC hanno
mostrato che il Bjorken scaling è in buona approssimazione
valido nel range di Q2 e x esplorato
Il fatto che la sezione d’urto non dipende da Q2 (cioè che è un
invariante di scala) indica che gli elettroni vengono scatterati da
particelle puntiformi, dette partoni
I nucleoni sono oggetti estesi formati da costituenti puntiformi
Ad alto Q2 l’elettrone “vede” i costituenti puntiformi del nucleone (i
partoni) e avviene una somma incoerente di scattering elastici di
elettroni su costituenti puntiformi (partoni) del nucleone
7
Interpretazione del Bjorken scaling
In un sistema di riferimento in cui il nucleone bersaglio ha
impulso elevato (|P|>>M) e quindi si può trascurare la massa
dei partoni e il loro moto relativo all’interno del nucleone:
L'interazione inelastica con quadri-impulso trasferito Q e energia
trasferita è il risultato dell’ interazione elastica con un partone che ha
una frazione x dell’impulso P del nucleone
Se introduciamo la variabile xi che rappresenta
la frazione di impulso del nucleone portata dal
partone che partecipa allo scattering elastico,
xi risulta coincidere con la variabile di scaling x:
~ ~ ~ q~ 2
( xi P q~ ) 2 ( Pparton
)2 m 2parton 2 xi Pq~ q~ 2 m 2parton xi ~ ~
2Pq
La sezione d’urto inelastica nel caso di partoni con spin ½ diventa:
ds 4 a 2 (c) 2 E F2 ( x) 2 Q2 2
2
4 cos 2 2 2 2
sin
dQ dx Q E x 2 4M c x 2
dove F2(x)/x rappresenta la funzione di distribuzione dei
partoni nel nucleone (Parton Distribution Function, PDF) 8
Parton Distribution Functions
Le PDF sono la densità di probabilità di trovare un partone con
una certa frazione x del momento del protone in un processo
con impulso trasferito Q 2
Sono legate alle funzioni di struttura F1 e F2 del protone dalle
relazioni:
2 F1 ( x, Q 2 )
i
zi2 f i ( x, Q 2 ) F2 ( x, Q 2 )
i
zi2 x f i (Q 2 , x)
10
Rottura del Bjorken scaling (2)
11
Rottura del Bjorken scaling (3)
La violazione dello scaling è dovuta al fatto che i quark
irradiano
_ gluoni che si possono “materializzare” come coppie
qq (quark del mare)
Al crescere di Q2 aumenta la
risoluzione della probe
(~ħ/Q2) e quindi aumenta il
numero di partoni che sono
“visti” portare una frazione x
del momento del protone
12
Parton Distribution Functions
Alto x,
dominano i
quark di
Basso x, valenza
dominano i
quark del
mare e i gluoni
13
Evoluzione delle PDF con Q2
La radiazione dei gluoni produce l’evoluzione delle funzioni di struttura e
delle PDF con Q2
Le PDF dipendono dalla scala m = Q2 di momento trasferito.
La QCD non permette di calcolare la forma delle PDF, che vengono
estratte da misure di Deep Inelastic Scattering a una certa scala Q02
Si usano le equazioni DGLAP per calcolare come le PDF evolvono dalla scala
Q02 a un’altra scala Q2
14
Deep-Inelastic Scattering su nuclei
Fino agli anni ‘80 gli effetti nucleari sul deep inelastic scattering erano
considerati trascurabili
Il nucleo era considerato come una collezione di nucleoni praticamente
liberi e si pensava che le distribuzioni dei partoni non fossero sensibili all’
”ambiente nucleare”. E quindi ci si aspettava:
F2A ( x) ZF2p ( x) ( A Z ) F2n ( x)
Le funzioni di struttura (e le PDF) attese per DIS su nuclei sono una combinazione
lineare di quelle osservate per protoni e neutroni liberi
15
Fermi motion
Unico effetto nucleare atteso dovuto al
moto di Fermi
La variabile x è determinata assumendo che i
nucleoni siano stazionari all’interno del nucleo
I nucleoni non sono stazionari nel nucleo, ma
si muovono con un momento medio pF.
Per bersagli nucleari la funzione di struttura
misurata sperimentalmente è una
convoluzione della F2 per il nucleone con la
distribuzione dei momenti dei nucleoni
all’interno del nucleo fN(z):
A
F2 ( x) dz f N ( z ) F2N ( x / z )
A
16
EMC effect (1982)
Nel 1982 la collaborazione EMC, con l’esperimento NA2 al
Cern ha misurato il rapporto tra le funzioni di struttura di
nuclei di Fe e di nuclei di Deuterio
Esperimento di DIS con fascio di muoni da 280 GeV
Regione cinematica coperta: 0.05<x<0.65 e 9<Q2<170 GeV2
NOTA: il range di Q2 è diverso per ogni valore di x
AF2nucleon ( x, Q 2 )
I rapporti delle sezioni d’urto:
s DIS
A
( x, Q 2 )
Rs ( x, Q )
A 2
As DIS
nucleon
( x, Q 2 )
I due rapporti sono equivalenti
Le misure sono state effettuate usando diversi nuclei bersagli e
rapportando le misure a quelle ottenute con il deuterio
Il deuterio è scelto per rappresentare la funzione di struttura di un
nucleone libero
I nuclei scelti sono preferibilmente isoscalari, o comunque viene
applicata una correzione per la non-isoscalarità
ISOSCALARE= nucleo con uguale numero di neutroni e protoni (Z=N=A/2) 18
Misure sperimentali (2)
Informazioni complementari sono ottenute da misure di:
Produzione inelastica di mesoni
_
J/y in deep inelastic scattering
La produzione di coppie cc avviene
principalmente per fusione del fotone
virtuale con un gluone del bersaglio
La sezione d’urto di produzione di J/y
è quindi sensibile alla distribuzione dei
gluoni nel nucleone
A
22
Slope di un fit lineare in 0.35<x<0.7
Risultati sperimentali: EMC effect (4)
La dipendenza da Q2 è piccola
Un cambiamento della risoluzione della “probe” non influisce
significativamente sulla “size” dell’effetto osservato sulle
distribuzioni dei partoni
23
Risultati sperimentali: basso x (1)
NMC: misura di funzioni di
struttura in DIS con:
Fasci di muoni da 200 GeV
Bersagli: 4He, C and Ca
(isoscalari)
Regione cinematica:
0.0035<x<0.65 e 0.5<Q2<90
GeV2
25
Sommario (1)
Le densità dei partoni per i nucleoni all’interno di un nucleo sono
diverse da quelle nei nucleoni liberi
L’effetto misurato da diversi esperimenti ha una forte dipendenza da x
I nucleoni “sentono” la presenza dell’ ”ambiente” nucleare in cui sono
immersi con un’intesità che dipende da x
anti-shadowing
shadowing
Fermi motion
EMC effect
26
Sommario (2)
Regione dove
dominano i Regione dove
quark del mare dominano i
e i gluoni quark di valenza
29
EMC: x- rescaling (1)
x-rescaling:
L’idea di base di
questi modelli è che ci
sia uno shift della
frazione x di momento
portata dai quark di
valenza
La distribuzione in x
è spostata a valori
più bassi nei nuclei
rispetto al caso di
nucleoni liberi
(softening)
Questo dà origine a
un rapporto RA(x)
con la forma
osservata
sperimentalmente
nel range 0.2<x<0.8
30
EMC: x-rescaling (2)
Modelli basati su x-rescaling:
L’idea di base di questi modelli è che ci sia uno
shift della frazione x di momento portata dai quark
di valenza
Diversi modelli fenomenologici per spiegare
l’origine di questo shift
Pion models: La forza nucleare tra i nucleoni crea un
eccesso di pioni virtuali nel nucleo che riducono la
frazione di momento x portata dai quark di valenza
Binding Models: Il potenziale nucleare attrattivo
riduce la massa effettiva dei nucleoni e causa uno
shift in x (x=Q2/2M )
31
EMC: x-rescaling, binding models
L’energia di un nucleone all’interno di un
nucleo è:
E N M V p 2 / 2M
dove V è il potenziale nucleare attrattivo
(<0) in cui si muove il nucleone
Interpretato come una massa effettiva del
nucleone Meff=M+V<M modifica di x
(=Q2/2M) :
M M x
xeff x x x
M eff M V z
con:
V e
z 1 1
M M
dove e è l’energia di separazione di un
nucleone dal nucleo
Quindi:
F2A ( x, Q 2 ) F2D ( x / z , Q 2 )
PUNTO CRITICO: i valori di e necessari
per riprodurre i dati sperimentali sono
troppo grandi (≈50 MeV)
32
EMC: x-rescaling, pion models
Assunzione: l’interazione tra nucleoni all’interno dei
nuclei provoca un aumento del campo di pioni rispetto
a nucleoni liberi
Il fotone virtuale può interagire non solo con i quark dei
nucleoni, ma anche con quelli dei pioni
F2A ( x, Q 2 ) dz f N ( z ) F2
N
( x / z , Q 2
) dy f ( y ) F2 ( x / y , Q 2
)
z x y x
con x>1
Assunzione: la dimensione della
regione in cui sono confinati i quark in
un nucleone all’interno di un nucleo
(lA) è maggiore che in un nucleone
libero (lN):
Aumento della dimensione della regione
di confinamento dei quarks e quindi del
raggio dei nucleoni all’interno del
nucleo.
Causa una riduzione del momento di
Fermi dei quark di valenza e quindi della
larghezza della loro distribuzione in
momento 1/ 3
6 2n
pF
S
g V
Dà origine a un rapporto RA(x) con la
forma osservata sperimentalmente nel
range 0.3<x<0.8 34
EMC: Q2-rescaling (2)
Il punto di partenza è l’osservazione
che:
F A ( x, Q 2 ) F D ( x, x Q 2 )
2 2
con x>1
Assunzione: la dimensione della
regione in cui sono confinati i quark in
un nucleone all’interno di un nucleo
(lA) è maggiore che in un nucleone
libero (lN):
In termini di QCD questo implica che il
fattore di scala m (=1/l ) è diverso per
nucleoni legati e liberi
Il valore effettivo di Q2 (cioe Q2/m) per
nucleoni legati deve essere riscalato a
valori più alti per essere confrontato con
quello per un nucleone libero
Ragioni fisiche per l’aumento del
raggio di confinamento:
Overlap di nucleoni
Formazione di clusters di nucleoni
35
EMC: Cluster models
Congettura: all’interno del nucleo si formano gruppi di nucleoni i cui quark
di valenza sono liberi di muoversi su volumi maggiori
Due nucleoni separati da una distanza <2R formano un cluster di 6 quark. Se c’è
un altro nucleone a distanza < 2R, si ha un cluster di 9 quark…
Modello basato su
una frazione gcl di
particelle a nel
nucleo
Per riprodurre i
dati sperimentali
deve essere
gcl=10%
Spiega la
dipendenza da A
in base alla
maggiore
probabilità di
formare cluster in
nuclei più grossi
36
Shadowing: modelli fenomenologici
Modelli fenomenologici per lo shadowing:
Modelli basati sulla fluttuazione del fotone virtuale in una
sovrapposizione di stati adronici con i numeri quantici del
fotone, cioe’ mesoni vettore (GVMD, Generalized Vector
Meson Dominance)
I mesoni vettori interagiscono con sezioni d’urto adroniche
con il nucleo e vengono assorbiti dai nucleoni sulla superficie
del nucleo.
I nucleoni interni risultano oscurati (“shadowed”) da quelli
sulla superficie e qundi la sezione d’urto per nucleone risulta
ridotta rispetto a quella di un nucleone libero
Modelli partonici in cui lo shadowing è attribuito a uno
svuotamento di partoni nella regione di basso x
In un sistema di riferimento in cui il nucleo si muove ad alta
velocità, i partoni a basso x sono diffusi su una grande
distanza longitudinale
Partoni appartenenti a nucleoni diversi possono sovrapporsi,
interagire e fondersi
Riduzione delle densità di partoni a basso x (shadowing) e
aumento a x più alto (anti-shadowing)
37
Shadowing: GVMD models (1)
Il meccanismo fisico è:
Fluttuazione del fotone virtuale in uno stato adronico con i numeri quantici del
fotone (JPC=1--), cioè un mesone vettore
Multiple-scattering = sequenza di scattering con i nucleoni singoli
Dai calcoli degli shift di fase si ricava un termine di interferenza distruttiva che riduce la
sezione d’urto per nucleone e dà origine allo shadowing
Condizioni :
La differenza di energia tra il fotone virtuale e il mesone vettore è
E EVM M VM
2 2
q q~ q
2 2 M 2
VM q
2
q )
~ 2 q 2
Q 2
M )
2
VM
2
2
M VM q 2 q~ 2 q 2
La fluttuazione adronica si estende su una distanza (coherence length)
1 2 1 1 d~2/(Q2+MVM2)1/Mx
d (M 2
, Q ) t
2
2
E Q M VM Mx 1 M VM
VM 2 2
/ Q2
38
Per un dato valore di Q2 , lo shadowing diminuisce al crescere di x
Shadowing: GVMD models (2)
Diversi modelli che differiscono nel modo di calcolare la
sezione d’urto g*N:
VMD: includono solo i mesoni vettori con massa minore (r, w e f)
GVMD: includono anche i mesoni vettori più pesanti
Diagonal models: non considerano interferenza tra i diversi stati di
mesone vettore
Off-diagonal: considerano questa interferenza
39
Shadowing: partonic models (1)
In un sistema di riferimento in cui il momento del nucleo è grande:
Un partone che porta una frazione x del momento P del nucleone è localizzato
longitudinalmente in una regione z~1/(xP)
2 RN M
I nucleoni nel nucleo sono separati da una distanza: z N 2 RN
g P
Quando zN<z, partoni appartenenti a diversi nucleoni si sovrappongono
e possono interagire e fondersi
Questo avviene quando:
M 1 1
2 RN x x0
P xP 2 RN M
Quando z diventa maggiore del diametro del nucleo Lorentz-contratto i
partoni di tutti i nucleoni alla stessa coordinata trasversa si sovrappongono
e possono interagire e fondersi
Questo avviene quando:
1
x xA x0 A1/ 3
2 RA M
Effetto:
Riduzione della densità di partoni a basso x
Per conservare la frazione di momento portata dai
partoni, lo svuotamento a basso x provoca
un aumento della densità di partoni a x più alto 40
Spiegazione naturale per shadowing e antishadowing
Shadowing: partonic models (2)
Il modello riproduce il valore xN a cui gli effetti di shadowing e
antishadowing entrano in gioco
Più complicato è calcolare la dipendenza degli effetti nucleari
in funzione di x.
I modelli fenomenologici
calcolano la dipendenza
da x a partire dalle
sezioni d’urto per i
processi partonici di QCD
coinvolti
Radiazione di gluoni,
fusione di gluoni,
conversione
_ di gluoni in
coppie qq, gluon splitting…
Accoppiato con i modelli
di Q2-rescaling per la
regione EMC 41
Modelli teorici
Due classi generali di modelli:
Modelli fenomenologici che cercano di spiegare l’origine
fisica dell’EMC effect e dello shadowing a partire dalla
fisica nucleare e/o dalla QCD
Soprattutto lo shadowing è in questo senso un importante
banco di prova perché fornisce un test dell’applicazione della
QCD a un fenomeno accessibile sperimentalmente
Modelli che studiano l’evoluzione con Q2 dei rapporti delle
PDF attaverso le equazioni DGLAP a partire da una
parametrizzazione dei valori misurati a una scala Q02
Di grande utilità pratica perché forniscono la possibilità di
calcolare le PDF nucleari da usare in calcoli teorici per la
produzione di particelle di alto momento o contenenti heavy
flavours in collisioni che coinvolgono i nuclei.
42
DGLAP evolution (1)
Si parte da una parametrizzazione dei rapporti:
f i A ( x, Q 2 )
RiA ( x, Q 2 ) nucleon 2
, i q, q , g
Afi ( x, Q )
valutato a una scala Q02 =1-2 GeV2
fiA(x,Q2) sono le parton
distribution functions
Q02 deve essere abbastanza
alto da consentire un calcolo
perturbativo
Si applicano le equazioni
(perturbative) DGLAP
per calcolare il rapporto
RiA a valori più alti di Q2.
44
Sommario
Molti modelli fenomenologici
Manca una descrizione unitaria
Modelli con diversi parametri liberi ottimizzati sui dati
Riproducono ragionevolmente bene i dati osservati, ma hanno
scarso potere predittivo, quindi sono difficili da “falsificare”
45
Appendice: scattering,
deep-inelastic scattering,
PDF
Scattering elastico
Cinematica
Le particelle dello stato finale sono le stesse dello stato iniziale.
Il nucleo (nucleone) bersaglio resta nel suo stato fondamentale variando
solo la sua energia cinetica. E ~
~
pe ( , p) P ( Mc,0)
c
~ E ~ E X
pe ( , p) P ( , P)
c c
~ ~ ~
Si parte dalla conservazione del quadrimpulso: pe P ~
pe P
Da cui: ~ ~
( P) 2 ( ~
pe P ~
pe ) 2
M 2c 2 2me2c 2 M 2c 2 2EM 2 EE / c 2 2 p p 2 EM
q~ ~
pe ~
pe ( , q )
c
Da cui:
~ ~ ~
q ( pe pe ) 2me c 2EE / c 2 p p
2 2 2 2 2
~ EE EE EE EE 2
q 2 2 2 2 cos 2 2 (1 cos ) 4 2 sin
2
c c c c 2
Che si può ricavare anche da una semplice visualizzazione geometrica
Quindi:
EE 2
Q 4 2 sin
2
50
c 2
Scattering elastico
Caratteristiche dello scattering elastico:
L’energia dell’elettrone nello stato finale e l’angolo di scattering sono
univocamente correlati
La cinematica di uno scattering elastico è caratterizzata da un solo
parametro: E’ o
L’energia di rinculo del bersaglio cresce con il rappoto E/M tra
l’energia del proiettile e la massa del bersaglio
Conclusioni sulla forma del bersaglio possono essere dedotte dalla
dipendenza del rate di scattering dall’energia del fascio e dall’angolo
di scattering
La più grande lunghezza d’onda che può risolvere strutture di
dimensione lineare x è data dalla lunghezza d’onda di de Broglie
ridotta l che deve essere < di x
Per studiare i nuclei che hanno raggio dell’ordine di qualche fermi,
il momento del fascio deve essere dell’ordine di 10-100 MeV/c
Per risolvere i nucleoni, che hanno raggi di circa 0.8 fm, servono
fasci con momenti di qualche centinaio di MeV 51
Sezione d’urto elastica
Sezione d’urto Rutherford:
ds 4Z 2a 2 (c) 2 E 2 Z 2a 2 (c) 2
dW Rutherford qc
4
4 E 2 sin 4
2
Valida nell’ipotesi di:
Valide se raggio del nucleo << della
Interazione coulombiana distanza di massimo avvicinamento
Proiettile e bersaglio puntiformi del proiettile al bersaglio
Non si considera lo spin
Rinculo del nucleo trascurabile
Se si prendono in considerazione gli effetti dovuti allo spin
dell’elettrone, si ottiene la sezione d’urto Mott:
ds ds 2
1 b sin
2
dW Mott dW Rutherford 2
Che nel caso in cui b1 si riduce a:
ds ds 2
cos
dW Mott dW Rutherford 2 52
Sezione d’urto elastica
Note:
A energie relativistiche (b=1), la sezione d’urto Mott diminuisce più
rapidamente della sezione d’urto Rutherford al crescere dell’angolo di
scattering
La sezione d’urto Mott non include lo spin e il rinculo del bersaglio
53
Fattore di forma elettrico
Effetto dell’estensione spaziale del bersaglio:
Diffusione da una carica estesa: l’elettrone
scatterato non “vede” tutta la carica del
bersaglio, ma solo una parte di essa
Descritto dal fattore di forma elettrico:
2 r ( x ) iq x / 3
F (q ) e d x
Ze
Che è la trasformata di Fourier della distribuzione di carica
La divisione per Ze serve per rendere il fattore di forma adimensionale
ds ds 2 2
F (q )
dW exp dW Mott
54
Fattori di forma nucleari: esempi
r(r) F(q2) esempio
puntiforme
costante
(r ) elettrone
4
dipolo
esponenziale
2
a 3 ar q2 protone
e 1 2 2
8 a
gauss gauss
3
a2 a 2r 2 / 2
2
q 2 / 2 a 2 2
e e 6Li
2
sfera omogenea oscillante
3 qR qR q R
3R 3 sin cos
rR ( q R / )3
4
0 rR
sfera con oscillante
superficie 40Ca
diffusa
55
r |q|
Invarianza di scala
Nelle formule di Rutherford e Mott non c’è nessuna
dipendenza da una lunghezza.
Queste formule descrivono lo scattering su oggetti
puntiformi e sono “invarianti di scala”.
Quando il bersaglio ha dimensione non nulla, le formule
devono essere modificate moltiplicandole per un fattore
di forma F(q2).
Questo fattore, pur essendo esso stesso adimensionale, è però
funzione di una quantità, q2, che è associata ad una lunghezza:
L’introduzione del fattore di forma distrugge
l’invarianza di scala.
56
Fattori di forma dei nucleoni
Esperimenti di scattering elastico di elettroni sui nuclei più
leggeri (idrogeno e deuterio) forniscono informazioni su
protoni e neutroni
Bisogna introdurre dei temini correttivi nella sezione d’urto
Mott
Tenere conto del rinculo del nucleone
Perché sevono energie più alte dell’elettrone (tra 100 MeV e qualche
GeV), compatibili con la massa del nucleone
ds ds E
Recoil
dW Mott dW Mott E
Usare una trattazione relativistica con 4-vettori
In particolare, il quadri-momento trasferito:
~ ~ ~ 2 2 EE 4 EE 2
Q q ( pe pe ) 2me c 2( 2 p p) 2 sin
2 2
2
c c 2 57
Effetto del momento magnetico
Se il bersaglio ha spin0, un proiettile con carica elettrica 0
è soggetto al campo magnetico prodotto dal momento di
dipolo magnetico del bersaglio
Il campo di dipolo magnetico scala come 1/r3, importante a soprattutto
a piccole distanze, cioè grandi impulsi trasferiti
m m r
A(r ) 0
4 r 3
Per particelle di Dirac (puntiformi con spin 1/2)
Il momento magnetico vale:
e
mg g=2 è il rapporto giromagnetico
2M 2
La probabilità di interazione magnetica va sommata a quella
coulombiana. Si ottiene così la sezione d’urto Dirac:
ds ds E 2 2 b 1 ds 2
Recoil
Q2 Q2
1 b 2
sin 2 sin 1 2 tan
dW Dirac dW Rutherford E 2 4M 2c 2 dW Mott 4M c
2 2
2 2
Il termine magnetico è grande per grandi quadri-impulsi trasferiti Q2
e per grandi angoli di scattering 58
Fattore di forma magnetico
Se la particella bersaglio ha una struttura con una densità di
magnetizzazione M(r), nell’elemento di matrice Mif per
l’accoppiamento magnetico, compare la trasformata di
Fourier di M(r), detta fattore di forma magnetico:
FM (q ) e M (r )dr
iq r
con FM (q 0) M (r )dr m
59
Sezione d’urto Rosenbluth
Riscrivendo i fattori di forma come:
Q2
GE (Q ) FE (Q )
2 2
2 2
FM (Q 2
) GM (Q 2 ) FE (Q 2 ) FM (Q 2 )
4M c
La sezione d’urto Rosenbluth diventa:
ds ds E 2 2 2 2 2
FE (Q )
Q2
2 2
F (Q )
cos
Q2
F
2
(Q 2
) F 2
(Q 2 2
) 2
sin
dW Rosenbluth dW Rutherford E
M E M
4M 2c 2 2 4 M 2 2
c 2
ds E GE2 (Q 2 ) (Q 2 / 4M 2 c 2 )GM2 (Q 2 ) 2 Q2 2
cos G 2
(Q 2
) 2 sin
dW Rutherford E 1 Q 2 / 4M 2c 2
M
2 4M 2c 2 2
Se si introduce:
Q2
4M 2c 2
Si riscrive:
ds ds E GE2 (Q 2 ) GM2 (Q 2 )
cos 2 2 GM2 (Q 2 ) sin 2
dW Rosenbluth dW Rutherford E 1 2 2
a 2 (c) 2 2 E GE (Q ) GM (Q )
2 2 2 2
cos 2 GM2 (Q 2 ) tan 2
2 E 1 2
4 E 2 sin 4 60
2
Fattori di forma dei nucleoni
Misure effettuate a SLAC: fattori di forma GE e GM di protoni e
neutroni ben riprodotti dalla formula a dipolo:
2
GMp (Q 2 ) GMn (Q 2 ) Q 2
GE (Q )
p 2
1 2 con a 2 0.71 GeV 2
2.79 1.91 a
61
Scattering inelastico
Variabili cinematiche (I)
Nel caso di scattering inelastico il bersaglio
frammenta in uno stato X di massa W > M
~2 ~ ~ 2 ~~ ~ 2
W PX ( P q ) M c 2 Pq q
2 2 2
M 2c 2 2M Q 2
Con: ~
Pq~ E E
~ ~
pe ( , p) pe ( , p)
M c c
~ ~ E X
L'energia E’ e l'angolo dell'elettrone P ( Mc, P) PX ( , PX )
nello stato finale sono variabili c
indipendenti
Nel caso in cui il bersaglio è a riposo:
~
P (Mc,0 ) ~
Pq~ M ( E E )
~ E E E E ~
q ,q
q ,q M M c
c 63
Variabili cinematiche (II)
Il quadrimpulso trasferito Q2 e l’energia trasferita sono variabili
indipendenti
Si possono definire diverse regioni nel piano definito da Q2 e 2M:
Limite di scattering elastico
W2 M2 2M Q 2
Eccitazione di stati risonanti
del nucleone con massa MR
W 2 M R2 2M Q 2 costante
Continuo della diffusione
inelastica:
Q2
0 1
2M
Regione del deep-inelastic
scattering
Q 2 M 2 M 64
Sezione d’urto inelastica
Si usa un’espressione simile alla sezione d’urto elastica, con
termini analoghi ai fattori di forma GE e GM, chiamati
funzioni di struttura W1 e W2:
ds a 2 (c) 2 2 2
2
W (Q 2
, ) cos 2W (Q 2
, ) sin
dWdE 4 E 2 sin 4
1
2 2
2
NOTA: le funzioni di struttura sono funzioni di 2 parametri indipendenti Q2 e
.
Si può riscrivere la sezione d’urto in funzione di Q2 e come:
ds ds 4 a 2 (c) 2 E 2 2
2
W (Q 2
, ) cos 2W (Q 2
, ) sin
dQ 2 d EE dWdE
1
Q4 E 2 2
Dato che:
Q 2 / E Q 2 / W Q 2 / E EE / EE
dQ 2 d dWdE dWdE dWdE
/ E / W 1 0 65
Scattering inelastico e--p (1)
Note:
Ci sono risonanze fino a W≈1.8 GeV
Distribuzione continua per valori W>max(MR)
La regione W>1.8 GeV in cui non ci sono strutture è quella del DIS
66
Scattering inelastico e--p (2)
Risonanza ,
M=1.232 GeV/c2
Note:
Non è mostrato il picco della diffusione elastica, centrato a W=M
Il picco elastico diminuisce rapidamente all'aumentare di Q2 per
effetto del fattore di forma F(Q2).
Al crescere del quadri-impulso trasferito, la sezione d'urto diminuisce,
diventa sempre più importante il contributo del continuo inelastico 67
rispetto alla diffusione elastica e all'eccitazione di risonanze.
Scattering inelastico e--p (3)
Il contributo
della sezione
d'urto inelastica
diventa molto
maggiore di
quella elastica
per valori di Q2
appena al di
sopra dei valori
corrispondenti
all'eccitazione di
risonanze
68
Bjorken scaling
Nel 1967 Bjorken dimostrò che nella regione di DIS (Q2>>M2 e
>>M), se si definisce la variabile
Q2
x , 0 x 1
2M
E’ una quantità adimensionale e Lorentz-invariante
E’ una misura del grado di inelasticità del processo
Per processi elastici si ha Q2=2M e quindi x=1
le funzioni di struttura hanno, per Q2∞ e ∞, limiti finiti che non
dipendono da Q2 e separatamente, ma solo dal loro rapporto
adimensionale x
lim W2 (Q 2
, ) F2 ( x) lim Mc 2
W1 (Q 2
, ) F1 ( x)
Q ,
2
Q ,
2
70
Interpretazione del Bjorken scaling
Ad alto Q2 l’elettrone “vede”
i costituenti puntiformi del
nucleone (i partoni) e avviene
una somma incoerente di
scattering elastici e- partone
Riscrivendo la sezione d’urto in funzione di x e Q2 si ha:
ds ds 4 a 2 (c) 2 E 1 2 2
W (Q 2
, ) cos 2 W (Q 2
, ) sin
dQ 2 dx x dQ 2 d
2 1
Q4 E x 2 2
4 a 2 (c) 2 E F2 ( x) 2 Q2 2 xF1 ( x) 2
cos 2 sin
Q4 E x 2 4M 2c 2 x 2 F2 ( x) 2