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ESTETICA

Appunti di estetica

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ESTETICA

La nascita dell’estetica (Illuminismo)

Nasce nel ‘700, ma si inizia a parlarne già nell’antichità (Platone e Aristotele). Si parla di imitazione
(mimesis), concetto negativo in Platone, ma positivo in Aristotele. Nella Poetica, la tragedia viene vista come
la forma più alta di arte, poiché avviene la catarsi: provando pietà e paura, l’uomo si confronta con le
proprie passioni e pertanto se ne libera. Secondo Plotino (neoplatonismo), l’archè è l’uno, che emana
perfezione (l’anima pura va verso l’uno). Nel Rinascimento, si dà dignità filosofica alle arti figurative,
riconoscendo le riflessioni e il pensiero che stanno dietro le opere (Leon Battista Alberti e Leonardo). La
pittura (la scienza dell’occhio, secondo Leonardo) ci dà una lettura immediata della realtà, mentre la poesia
dà una lettura consequenziale. Nel ‘600, alcuni filosofi fondamentali per la nascita dell’estetica sono Locke e
Leibniz. L’estetica non nasce riguardo il problema del bello, ma riguardo a un problema gnoseologico.
Leibniz sostiene che esistono conoscenze confuse (non cogliamo perfettamente il contenuto) e conoscenze
chiare, suddivise in confuse e distinte, adeguate o inadeguate. Le conoscenze, inoltre, possono essere
intuitive o simboliche. L’unica conoscenza perfetta è quella di Dio, mentre quella dell’uomo è simbolica e
inadeguata. Baumgarten riprende Leibniz e Wolff, volendo classificare le conoscenze secondo chiarezza e
distinzione. Quindi, l’estetica nasce come riflessione metodica a partire dai diversi tipi di conoscenza. La
conoscenza che caratterizza l’estetica è chiara e confusa. Ci si occupa di tematiche come la bellezza, poiché
si pone l’attenzione sulla dimensione conoscitiva del problema estetico-artistico: la bellezza non è
immediata, ma passa attraverso la ragione, la riflessione. Batteux cerca di accomunare le arti sotto un unico
principio imitativo-espressivo: il concetto del genio-gusto. Il genio è colui che crea, il gusto è il giudizio di chi
legge ciò che il genio ha creato: il giudizio non è quello soggettivo di Hume, ma un giudizio comune
all’umanità. L’arte migliora la natura imperfetta. Shaftesbury sostiene che la bellezza deve entrare a far parte
della politica, coniugando il bello e il bene. Per Hume il gusto è soggettivo. Burke riprende il concetto di
sublime, ponendo l’attenzione non sulla dimensione linguistica, ma sulla dimensione emotiva, in particolare
sul dolore. All’interno del sublime si distingue tra piacere positivo (reazione immediata alla bellezza) e
piacere negativo (bellezza della distruzione, nasce dalla cessazione del dolore). Per poter vivere l’esperienza
del sublime bisogna tenersi a debita distanza dal pericolo e dal dolore. Il sublime non coincide più con il
bello: il bello non è armonia e proporzione, non provoca stupore o terrore (a differenza del sublime), ma
amore immediatamente. Baumgarten inizia a parlare di estetica nel 1725 e nel 1750 pubblica il primo testo
sulla materia. L’estetica diviene la scienza della conoscenza sensibile, una gnoseologia inferiore che per
oggetto ha il bello. Esistono una logica superiore (intelletto) e una logica inferiore (sensi). Secondo
Benedetto Croce, il padre dell’estetica è Giambattista Vico, che scrive la “Scienza Nuova”. Sostiene che la
lingua umana è originariamente geroglifica (eroi-dei), contraddistinta da gesti, immagini, metafore e
fantasia. Baumgarten e Kant entrano in contrapposizione, poiché per Kant l’estetica non è una scienza: la
connette al giudizio di gusto e alla questione della bellezza. Kant riprende il sublime (vedi slide).

Idealismo e Romanticismo

Viene superata la ragione illuministico-kantiana e si sviluppa l’aspirazione verso l’infinito, verso l’assoluto.
Fichte influenza il pensiero sull’arte per il concetto di infinito (continuo tendere alla libertà del sentimento
attraverso la creatività dell’immaginazione) e parla dell’immaginazione produttrice. Con Schelling, l’arte è
l’incarnazione dell’assoluto, quindi arte e filosofia coincidono. Hegel riflette sul bello e sull’arte; sostiene che
nel tempo l’arte si sia evoluta attraverso tre fasi: l’arte simbolica (egizi; la forma prevale sul contenuto),
l’arte classica (greci; contenuto e forma sono in perfetto equilibrio) e l’arte romantica (il contenuto prevale
sulla forma e rappresenta la morte dell’arte). L’educazione estetica, per Schiller, sta al centro dell’individuo:
dà un ruolo educativo all’arte, poiché lo studio della bellezza fa sì che si formi un individuo più completo.
L’uomo si distingue dall’animale perché la sua natura è caratterizzata contemporaneamente da un elemento
naturale (sensibilità) e da un elemento morale (ragione). Goethe parla di metamorfosi, poiché l’arte è il
prodotto della forza e del movimento, in continua trasformazione. L’arte diventa strumento di conoscenza di
sé stessi e del mondo esterno. Dewey critica l’opera d’arte chiusa all’interno dei musei, sostenendo che
l’esperienza estetica è la vita umana nella sua totalità.

L’estetica analitica (avanguardie e secondo Novecento)

La domanda che si pone l’estetica analitica è se è possibile definire cosa sia l’arte, quali condizioni rendono
un oggetto un oggetto estetico. Vi sono due scuole: una inglese (Wittgnestein) e una americana (Danto).
Danto pone al centro della propria filosofia il concetto di rappresentazione: l’uomo non vive in contatto
diretto con la realtà, ma con rappresentazioni di essa, tra cui l’arte. Secondo Danto, questa è un’epoca post-
storica, poiché non si può più parlare di storia dell’arte. Danto indaga le proprietà relazionali che legano
l’oggetto artistico a elementi esterni ad esso, grazie a cui è possibile l’interpretazione e la comprensione
dell’opera. Dopo Brillo Box di Warhol, ogni cosa può essere un’opera d’arte: il valore di un’opera non è solo
estetico, ma comunicativo e dipende dalle sue proprietà relazionali. Un oggetto è artistico in base a quello
che diciamo che esso sia.

Fenomenologia ed esistenzialismo

Secondo questa corrente, la filosofia viene vista come analisi della coscienza nella sua intenzionalità
(Husserl ed empatia). Uno dei principali rappresentanti dell’esistenzialismo è Jaspers, secondo cui solo in
“condizioni-limite” arriviamo a cogliere il trascendente. Jaspers vede nell’arte una dimensione in cui
possiamo cogliere l’eternità dell’essere e sperimentare il trascendente. Merleau Ponty fa riferimento
all’estetica nel suo rivendicare la priorità del corpo percipiente: la percezione del corpo è il nucleo principale
di ogni sapere e un’opera d’arte è la manifestazione estetica sensibile dei rami attraverso cui percepiamo
l’invisibile.

Il bello

È la categoria da sempre associata all’arte. Dalla bellezza vengono fuori numerose categorie estetiche
(sublime, mimesis…) e si sviluppano la teoria del genio e altre. Il bello, di conseguenza, è un concetto molto
aperto ed esteso: si parla di esteticità diffusa. Tatarkiewicz sostiene che la bellezza è quella del mondo
classico, ovvero la proporzione tra le parti. Nella modernità il concetto di bello entra in crisi: nei primi anni
del Novecento, infatti, assistiamo a un rifiuto del bello.

In Platone il bello non è il risultato di un lavoro manuale, ma il piano ideale del bene; connette al bello
l’ordine, l’armonia e la simmetria; la bellezza è simbolo di un senso superiore che non può essere colto dai
sensi. Per Aristotele, invece, la bellezza è un valore che genera piacere. Vitruvio estende la bellezza, e quindi
le proporzioni, alla costruzione degli edifici: la bellezza è un ordine che deriva dalla corretta disposizione
delle parti.

Per Plotino, la bellezza è radicata nelle cose sensibili, ma tendenti verso un principio assoluto (più l’anima è
bella, più tende all’Uno, quindi a Dio). Agostino accentua il carattere spirituale del bello e la bellezza diventa
un mezzo per accedere a Dio, all’invisibile e incarna il mistero del sacro. Tommaso D’Aquino parla della
corrispondenza tra bello e bene (carattere etico della bellezza).

Nel Settecento, Shaftesbury riprende il mondo antico, secondo cui bellezza è armonia e proporzione e
applica la sua teoria all’arte politica, guardando a uno stile nazionale fondato sulla libertà di pensiero e sul
benessere del popolo. In questo periodo, la bellezza è legata alla dimensione empirica. Con Baumgarten, la
bellezza si connette ai sensi e al gusto. Per Kant, la bellezza rientra nel campo del giudizio soggettivo:
nell’analitica del Bello, la bellezza è disinteressata e libera accostata alla natura.

Nel Romanticismo, bellezza e verità coincidono. Il bello incontra il tragico, il brutto, il banale, la metamorfosi
e l’irrazionale. Al giorno d’oggi, la bellezza non è più connessa alla forma: il bello non è più qualcosa di
assoluto ed eterno, ma occorre avere una visione aperta della bellezza.

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