I Canti:
verso gli anni 30 Leopardi decide di raccogliere la sua produzione lirica in un libro unitario ed inizierà ad
apportare correzioni ai suoi testi anche a distanza di tempo. In questo modo i Canti usciranno in diverse
edizioni di volta in volta accresciute e corrette dall’autore:
1. La prima esce nel 1831 a Firenze per l’editore Piatti, comprende 10 canzoni, 5 idilli e i canti pisano-
recanatesi
2. La seconda edizione esce nel 1835 a Napoli per l’editore Starita, comprende i testi dell’edizione del
1831 ma anche le cinque canzoni del “Ciclo di Aspasia” ispirate all’amore per Fanni Targion Tozzetti e il
passero solitario
3. L’ultima edizione edizione postuma del 1841 esce a Firenze per le Monieer curata da Antonio Ranieri,
dove verranno aggiunti il tramonto della luna e la ginestra.
I testi vengono posti in ordine cronologico di composizione, è presente l’eterogeneità (metrica, stilistica e
contenutistica). I testi sono collegati grazie a un sistema di richiami tematici.
Il titolo, Canti, sembra volere esibire la natura frammentaria dell’opera, che rappresenta la storia dell’io
lirico, e assegna al sonoro una notevole rilevanza: la musicalità e il canto che stimolano l’immaginazione.
Le canzoni civili:
Il libro si apre con le canzoni civili in cui Leopardi ri ette sulla crisi civile e culturale italiana. Leopardi vede
nella tradizione letteraria un mezzo per difendere i valori etico civili della patria. Il progetto ben presto fallirà
infatti l’esito dei primi moti politici liberali spinge Leopardi a ri ettere sull’insanabile contrasto tra la
condizione degli antichi (uomini nobili ed eroici) e quella dei moderni (intorpiditi dalla noia).
Le canzoni del suicidio:
Dopo le canzoni civili troviamo le due canzoni del suicidio dette anche loso che: Bruto minore e ultimo
canto di Sa o. I due protagonisti sono: per la prima canzone Bruto l’uccisore di Cesare che si uccide per
denunciare l’inutilità dell’eroismo, nella seconda canzone, la poetessa greca Sa o che si suicida in
polemica con la Natura. In entrambe le canzoni il suicidio è presentato come gesto estremo di protesta
contro l’indi erenza della Natura che nega all’individuo la felicità.
Gli idilli:
Alle canzoni seguono gli idilli: il passero solitario, l’in nito, la sera del dì di festa, alla luna. Gli idilli
presentano un carattere diverso sia nelle tematiche (più personali) sia nel linguaggio (semplice e
colloquiale). Gli idilli vengono scritti tra il 1819 e il 1821. L’idillio leopardiano rappresenta momenti di vita il
cui protagonista è l’io poetante. Il paesaggio naturale riveste un ruolo di primo piano, infatti susciterà
sensazioni da cui scaturiranno emozioni le percezioni sensoriali e a ettive attiveranno l’immaginazione e
susciteranno in lui l’idea di in nito e il ricordo. Gli idilli leopardiani possono essere quindi considerati come
avventure emotive e conoscitive. Quindi le canzoni e gli idilli sono diversi le canzoni sono più legate
all’antico meno rivoluzionarie gli idilli sono invece la vera e propria novità. Gli idilli costituiscono un primo
passo verso la meditazione loso ca che ritroveremo negli anni successivi.
I canti pisano-recanatesi:
Con la canzone il Risorgimento del 1828 Leopardi inaugura una nuova fase della propria produzione lirica. Il
soggiorno a Pisa e l’addio Recanati saranno sfondo dei canti pisano-recanatesi: il Risorgimento, a Silvia, le
ricordanze, la quiete dopo la tempesta, il sabato del villaggio. I punti in comune di questi componimenti
sono l’acquisizione dell’infelicità e l’indi erenza della natura. La frattura tra passato e presente è
rappresentata da due gure femminili: Silvia e Nerina nelle ricordanze. Questi canti sottolineanoun passato
perduto e un presente consapevole di questa perdita, mettendo in scena il nulla dell’esistenza umana e l’io
lirico è la voce universale.
Il “ciclo di Aspasia”:
Durante il soggiorno di Leopardi a Firenze tra il 1830 e il 1833 nasceranno le liriche del “ciclo di Aspasia“ tra
cui amore e morte a se stesso [Link] è la donna greca amata da Pericle ma sotto questa identità
ttizia si cela la orentina Fanny Targion Tozzetti l’ultimo grande amore non ricambiato dell’[Link]
queste liriche Leopardi ricostruisce un’esperienza amorosa passionale: dalla scoperta alla caduta
dell’illusione amorosa. La particolarità è la pluralità dell’approccio espressivo con i modi ironici la sintassi
spezzata le sonorità aspre l’elemento nuovo è: la vicenda amorosa l’amore appare la più grande dell’illusioni
la più consolatoria ma allo stesso tempo la più funesta perché è la più di cile da dominare è un’esperienza
totale che toglie valore a tutto il resto. Anche sul piano stilistico ci sono delle novità: vengono utilizzati un
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linguaggio, uno stile nuovi viene utilizzato un lessico loso co, un’alternanza di periodi ampie e complessi o
brevissimi e spezzati.
Gli ultimi canti:
Tra il ciclo di Aspasia e gli ultimi canti troviamo due canzoni sepolcrali. Gli ultimi canti sono composti a
Napoli: il tramonto della luna e la ginestra, entrambi con intento pedagogico.
Lingue e metrica dei Canti:
Per Leopardi la poesia è una fonte di piacere grazie alla sua capacità di attivare i sensi e l’immaginazione.
Leopardi porta avanti la ricerca di un linguaggio che nobiliti ciò di cui sta parlando infatti, sceglie i sinonimi
colti o latineggiante, vezzeggiativi e alterati, usa perifrasi tutto però entro una dimensione di naturalezza e
cantabilità in cui il lettore non avverte il minimo arti cio.
Nei primi idilli, il metro preferito è l’endecasillabo sciolto con enjambements. La novità assoluta nel
panorama lirico italiano del primo ottocento la possiamo trovare nella canzone libera dei canti pisano
recanatese composti da strofe di endecasillabi e settenari che si succedono senza uno schema sso infatti
la novità sta proprio qua: nella mancanza di schemi ssi, la canzone libera, dotata di un sistema metrico
non vincolato da impalcature rigide e la più adatta per esprimere immagini ricordi i meditazioni che
dovevano uire liberamente dentro il testo e non costretti dalle sue strutture.
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La prosa, le operette morali:
Il libro si compone di 24 prose perlopiù dialoghi. Il titolo operette morali è composto da morali che indica la
volontà di trasmettere un messaggio pedagogico e operette che anticipa con ironia le misure brevi sottratte
ad una sistematicità sono vari anche personaggi tratti dalla storia dal mito e dalla letteratura Leopardi
distacca però tutti dai rispettivi contesti storico culturali.
Le operette morali sono state scritte in un solo anno nel 1824 la prima edizione è stata stampata a Milano
dall’editore stella nel 1827.
Il rapporto che Leopardi istituisce tra poesie e loso a è uno degli aspetti più innovativi dell’opera.
Leopardi sceglie di utilizzare la prosa in quanto pensa che sia adatta ad esprimere pensieri poetici e gli
possa anche consentire di farsi losofo. In questo modo, Leopardi dota per la prima volta la lettura in
misura italiana di una prosa loso ca caratterizzata dal dialogo e dall’ironia ironia scaturisce così il riso che
ha una duplice funzione tra cui l’alleviare l’animo dalla dolorosa condizione umana.
Il vero insegnamento morale che Leopardi o re ai lettori è:
- a ermare un nuovo tipo di conoscenza;
- Dimostrare la vacuità dei falsi miti;
- Proporre un’etica nuova;
Percorsi tematici delle operette
Nuclei tematici:
• La meditazione sull’infelicità
• Il piacere e la noia: l’individuo capisce che il piacere appartiene sempre al passato o al futuro e mai al
presente
• La natura inizialmente non viene considerata direttamente responsabile della so erenza umana poi però
essa diventa indi erente nei confronti dell’uomo
• Infondatezza dei miti tradizionali moderni
• La morte: il tema è presente in molti testi insieme a quello del suicidio
Leopardi quindi con quest’opera inventa un nuovo tipo di prosa loso co letterario riprendendo il genere
dialogico ispirandosi a: Luciano di Samosata, dialoghi di Platone e di Galilei. Nelle operette morali ci sono
anche dei richiami a Cicerone i dialoghi satirici alla tradizione del racconto loso co di Voltaire.
Leopardi scrive le sue prose loso che, usando lo stesso lessico inde nito che usa nelle liriche, anche la
sintassi è simile all’uso parlato proprio per eliminare l’arti ciosità. La brevità dei singoli interventi e la
mescolanza di tono serio e tono colloquiale conferisce la vivacità della struttura dialogica.
Le operette morali inizialmente furono Accolte con dissenso e disinteresse da parte dei contemporanei,
venne valorizzata in seguito da Nietzsche e Benjamin ed avrà piena fortuna solo nel 900.
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Lo Zibaldone
A partire dal 1817 Leopardi inizia ad annotare su un quaderno appunti e pensieri di natura diversa:
ragionamenti loso ci e morali, discussioni letterarie, osservazioni linguistiche, citazioni da opere lette…
Inizierà poi anche a porre la data a queste annotazioni che ci permetterà di ricostruire il suo processo
evolutivo e i tempi di elaborazione delle opere. lo zibaldone è composto da 4526 pagine manoscritte redatte
principalmente tra il 1820 e il 1828 Leopardi scriverà anche un indice analitico degli argomenti trattati in
quei fogli intitolato “indice del mio zibaldone di pensieri“ che sottolinea il carattere Misto dell’opera, da qua
viene anche tratto il titolo dell’opera l’eccezione più comune di zibaldone one era prontuario, memoriale,
repertorio e si rivela proprio come una raccolta di materiali.
Lo zibaldone non si presta ad essere con contestato in uno schema riassuntivo in quanto rappresenta il
pensiero di Leopardi, il quale è in un contraddittorio divenire. Gli argomenti trattati sono numerosi quali:
annotazioni di carattere linguistico, osservazioni di carattere loso co e le ri essioni sulle scienze.
Lo zibaldone viene considerato come uno degli esempi più interessanti della modernità di Leopardi, data
proprio dalla tendenza di mettere in scena e formarsi dal pensiero.
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