Appuntirinascimento.
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URBINO: LA CITTÀ IDEALE
Il Rinascimento italiano vide affermarsi in Italia i caratteri di una società nuova. Si coltiva il gusto dell'antichità classica
come modello da far rivivere nel presente; si afferma l'esaltazione di una bellezza ideale intesa non solo come
ammirazione delle belle forme, ma come raggiungimento di un perfetto equilibrio tra istinto e ragione. Nasce così ol
concetto di "città ideale", esigenze concrete e geometriche assolute, impianti radiali e a scacchiera, modelli sui quali
configurare in base ad un atteggiamento platonico, le città reali. [da cd rom realizzato da ITIS “A. Einstein” Roma]
LEONARDO : L'UOMO VITRUVIANO1
Se esiste un'opera di Leonardo da Vinci che è finita per diventare uno dei simboli del nostro tempo, questa è
sicuramente l'Uomo vitruviano disegnato nei primi anni dell'ultimo decennio del XV secolo. Anzi, si potrebbe dire che
questa data, più o meno coincidente con quella della scoperta dell'America, si addice perfettamente all'intima natura di
un'immagine che in qualche modo evoca aspettative future e che è appunto nata al volgere di un'epoca, quando sarebbe
iniziata l'età moderna. Ora, di questo cambiamento epocale, strano a dirsi per il fatto che in fondo si tratta di un
disegno grande poco più di venti per trenta centimetri (esattamente 34,3 x 24,5), l'opera porta il segno indelebile nelle
scelte artistiche volute da Leonardo nell'ambito del suo concepimento e della sua realizzazione.
Tutto questo traspare, anzi è ben sintetizzato dall'immagine, tanto che se mi si passi l'ardito confronto letterario il De
Hominis dignitate di Pico della Mirandola (pubblicato nel 1496) è stato a ragione considerato come il "manifesto" del
Rinascimento; si potrebbe in qualche modo dire che il disegno di Leonardo ne rappresenta la trasposizione figurata,
tanto è grande il suo potere evocativo.
La sovrapposizione degli arti orientati in modo diverso e simmetrico, infatti, non solo conferisce alla figura una
1 Per approfondimenti vedi il sito web curato dall'Università Bocconi di Milano [Link]
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dinamicità inaspettata, ma visualizza l'idea, tipicamente rinascimentale (ma ancora oggi segretamente coltivata e
sostenuta da un luciferino orgoglio, nonostante ampi proclami) che l'uomo sia la "misura di tutte le cose". Quindi misura
dello spazio e del tempo. Per questo, per come è concepito, l'uomo leonardesco ha in sé un'inalienabile aspirazione al
futuro che non soltanto lo rende modernissimo, ma lo farà sempre attuale.
MISURARE IL CORPO
L'idea di rappresentare l'uomo nudo con le braccia aperto, chiuso all'interno di un cerchio, non fu un'invenzione del
genio vinciano. La scelta operata da Leonardo è formalmente e concettualmente del tutto diversa. Il disegno porta
sicuramente in sé l'eco delle precedenti riflessioni sul rapporto fra macro e microcosmo, ma l'intento principe del genio
vinciano è quello di sintetizzare visivamente un'immagine antropometrica utile al riperimento di tutte quelle misure che
permettano all'artista di realizzare con perizia e senza errore una qualsiasi figura umana.
PICO DELLA MIRANDOLA2
Il Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (14631494) è considerato il «Manifesto del
Rinascimento». Scritto nel 1486, contiene infatti l'esaltazione della creatura umana, come creatura libera e capace di
conoscere e dominare la realtà intera. Ancor più di questo però il Discorso parla del compito della creatura umana:
questa, priva di immagine predeterminata, deve perseguire la propria compiutezza con un percorso che muove
dall'autodisciplina morale, attraversa la pluralità delle immagini e dei saperi, e tende alla meta più alta, non
rappresentabile. Pico della Mirandola ritiene che questo paradigma di sviluppo dell'esistenza sia universale, perché
rintracciabile in tutte le tradizioni.
L'interesse attuale del Discorso è proprio nella sua affermazione che la natura umana, indeterminata e debole di per sé,
si realizza e si identifica attraverso la realtà molteplice delle culture umane: ogni cultura costituisce una via diversa, ma
nella sua essenza, funzione e struttura, identica. Di qui anche la possibilità della concordia e il fondamento della pace,
tra le culture.
Il Discorso ci parla da un mondo assai diverso dal nostro. Pico non conobbe la Riforma protestante, e non conobbe il
Nuovo Mondo, era per certi versi un uomo dell'«Età di mezzo». Aveva conoscenze vastissime, anche linguistiche, ma il
suo modo di attingere alle fonti è molto diverso dalla filologia moderna. La lingua del Discorso è il raffinato latino
umanistico. Di qui la difficoltà della lettura del Discorso.
Preambolo
6. Alla fine è sembrato di aver capito perché l'uomo sia tra gli esseri viventi il più felice e quindi il più degno di
ammirazione, e quale sia alfine, nella concatenazione del tutto, la condizione che egli ha avuto in sorte, che non solo i
bruti, ma anche gli astri, ma anche le intelligenze ultraterrene gli invidiano.
7. Cosa incredibile e mirabile!
8. E come altrimenti? Giacché è a causa di quella propriamente l'uomo è detto e stimato un grande miracolo e un
meraviglioso essere animato.
9. Ma quale sia udite, Padri e con orecchio benigno, conforme alla vostra umanità, siate indulgenti verso questa mia
opera.
§ 4. Il racconto della creazione
10. Già il sommo Padre, Dio architetto aveva foggiato questa dimora del mondo, che noi vediamo, il tempio
augustissimo della divinità, secondo le leggi della sapienza arcana.
11. Aveva ornato con le intelligenze la regione iperurania; aveva animato i globi eterei di anime eterne; aveva riempito le
parti escrementizie e sozze del mondo inferiore con turba di animali di ogni specie.
12. Ma, compiuta l'opera, l'artefice desiderava che vi fosse qualcuno che sapesse apprezzare il significato di tanto
lavoro, che ne sapesse amare la bellezza, ammirarne la grandezza.
13. Perciò, terminata ogni cosa, come attestano Mosè e Timeo, pensò alla fine di produrre l'uomo.
14. Ma tra gli archetipi non c'era di che dar formare la nuova progenie, non c'era nei tesori qualcosa a elargire in eredità
al figlio, non c'era tra i seggi di tutto il mondo dove potesse sedere il contemplatore dell'universo.
15. Tutto era ormai pieno; tutto era stato distribuito tra gli ordini, sommi, medi, infimi.
2 Per approfondimenti vai al sito web curato dall'Università di Bologna [Link]
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16. Ma sarebbe stato tuttavia indegno della potestà paterna venir meno in quest'ultimo parto, quasi fosse incapace di
generare; indegno della sapienza,ondeggiare per mancanza di consiglio in un'opera necessaria; indegno dell'amore
benefico che colui che avrebbe lodato negli altri la divina liberalità fosse indotto a condannarla a suo riguardo.
Il discorso di Dio all'uomo
17. Stabilì infine l'attimo artefice che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai
singoli.
18. Prese perciò l'uomo, opera dall'immagine non definita, e postolo nel mezzo del mondo così gli parlò: «Non ti
abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e
possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.
[Link] natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.
20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a
decidere su di essa.
21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo.
22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché come libero, straordinario plasmatore e
scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito.
23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri
superiori, che sono divini».
Per una visita virtuale al Museo di Storia della Scienza di Firenze
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