Continuo Lezione Sui GIS: Information
Continuo Lezione Sui GIS: Information
Abbiamo già visto qualcosa sui dati, fatto riferimento alle primitive geografiche, che possono essere
riutilizzate. Possiamo misurare dei vari oggetti forma, posizione ed attributi e dei dataset che hanno alcune
tabelle: una geografica ed una tematica che ci permette di leggere le caratteristiche dei vari oggetti.
Abbiamo anche visto che siccome lo spazio geografico non è costituito solo da oggetti ma anche da campi
per rappresentare i campi utilizziamo anche un altro modello molto diffuso composto da una ripartizione
regolare dell’ambiente dove ogni cella ha la sua caratteristica. Abbiamo modelli tridimensionali.
Avevamo anche visto altri 2 modelli: il digital elevation model ed il TIF che ci consentono di raffigurare
superfici nello spazio.
Prima di andare avanti con lo studio degli altri elementi del sistema informativo facciamo una precisazione
sul discorso dei dati.
Se analizziamo il framework per il geodesign, schema che diventa sempre più familiare a furia di incontrarlo
nelle varie lezioni. Ai 6 modelli del geodesign framework vengono associati degli elementi conoscitivi che
vengono chiamati differentemente: nel rappresentation model utilizziamo dati, nel process model
generiamo informazioni, nell’evaluation model rappresentiamo conoscenze. Cosa vuole dire? Cosa cambia?
Cerchiamo di analizzare questi aspetti un po’ più nel dettaglio:
Utilizziamo questo modello che è abbastanza diffuso: il DIKW
1. Data-alla base della piramide abbiamo una raccolta di dati, immaginiamo di mettere un semaforo
sul quale è installato un sensore che registra per ogni istante lo stato del semaforo. Quindi il
sensore invia ad un server attraverso il quale noi gestiamo il semaforo un codice. Questo codice
manda il rosso e poi un codice numerico, questo codice numerico è una codifica che ci dice la
posizione ed il tempo del rilevamento. Quindi ci dice che il semaforo è rosso in una certa posizione
in un certo tempo. Leggendo questo codice così non ci capiamo granché.
2. Information-Quando noi andiamo ad interpretare questo codice incomprensibile diamo un
significato a questa misurazione, allora noi traduciamo questo codice in un qualcosa che abbia un
significato per noi. In questo momento stiamo producendo una informazione, e questa
informazione significa che il semaforo orientato verso sud all’angolo tra Pitt e George Streets è
diventato rosso. Quindi quella che era la misurazione di un sensore è diventata qualcosa che ha un
senso per noi. Un dato diventa una informazione.
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3. Knowledge (conoscenza)-Se a questo aggiungiamo un contesto a questa informazione, ovvero
ulteriore conoscenza possiamo dire che il semaforo verso il quale mi sto dirigendo è diventato
rosso. Quindi una informazione, che viene contestualizzata diventa conoscenza, sto creando un
legame con le azioni che io posso intraprendere.
4. Wisdom (saggezza)-Quando arrivo al livello più altro, la saggezza decido una azione da
intraprendere sulla base di questa conoscenza.
Uno schema simile, che si riferisce sempre a questi concetti, mette in relazione questi livelli conoscitivi con
la condivisione. Una cosa è se stiamo lavorando da soli, facendo la nostra analisi e prendendo la nostra
decisione, oppure se stiamo lavorando, come avviene nella pianificazione, con un gruppo variegato di
attori, con competenze e background diversi: ci sono i politici, i tecnici, a volte interviene la comunità.
Ciascuno di questi gruppi ha lavori diversi, interessi diversi, conoscenze diverse, modo di vedere la realtà
diverso.
I dati geografici grezzi, cioè i dati, sono facili da condividere, prendiamo una mappa, ce la possiamo
scambiare, un dataset ce lo possiamo scambiare con facilità. Quando questi dati li assegniamo in database
e mappe, sono ancora facili da scambiare, questo schema ci dice informazioni, realtà oggettive. Quando
utilizziamo queste informazioni, usiamo i database, nel momento in cui facciamo le analisi, costruiamo
l’evidenza, associamo le informazioni alla risoluzione delle informazioni. È importante capire che c’è una
evoluzione dei livelli conoscitivi. Come questo livello conoscitivo cresce è sempre più difficile condividerlo,
una volta che abbiamo sviluppato le analisi possiamo sviluppare una conoscenza personale su luoghi e
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fenomeni. Questa è già più difficile da condividere. Infatti fin qui entra in gioco il nostro sistema di valori
che è sempre diverso. Infine, quando riusciamo ad utilizzare questa conoscenza per sviluppare politiche e
strategie accettate da tutti i partecipanti al processo decisionale, raggiungiamo un livello di intelligenza che
è molto difficile se non impossibile da ottenere. Questo livello vuole dire che la conoscenza è così completa
che tutti riescono a condividerla. Questa è molto difficile, perché la visione delle persone del mondo è quasi
sempre molto diversa, a meno che non ci sia una conoscenza tanto evidente che tutti siano d’accordo su
come affrontare i problemi.
Quando parleremo di teoria della pianificazione, di stili della pianificazione, di questioni come: chi
partecipa, quale è il loro ruolo, come agiscono i partecipanti? Ovvero decisori, tecnici, in certi casi la
cittadinanza. A quel punto vedremo che c’è uno stile (la pianificazione transattiva in particolare) che ha
proprio questo come obbiettivo, ovvero quello di sviluppare strategie condivise da tutti gli “stakeholder”
(detentori di interesse), proprio dovute al fatto che il dialogo costituisce livelli elevati i conoscenza. Il
parlare ci consente di arrivare a scelte condivise. Ma nella pratica ci sono relazioni di potere tra i diversi
attori ed il più potente vince.
Fatta questa precisazione andiamo ad analizzare altri elementi del sistema informativo territoriale:
Il software
Abbiamo detto che col termine GIS possiamo intendere o il software o il sistema informativo territoriale.
Esistono molti software per gestire il sistema informativo territoriale, sia open source sia commerciali.
OPEN SOURCE COMMERCIALI
Quantum - gis Deskmap 3d (Autodesk)
Geomaps Geomedia
Open JUMP Arcgis
Cosmo Gis maker
U-dig Sit geo
Ovviamente i software opensource rispetto ad i software commerciali sono sempre un po’ meno curati,
meno competitivi. Queste sono tutte soluzioni desktop, ma ormai è facile intuire che è pieno anche di
software browser, che permettono varie funzioni: i geobrowser. Questi si possono utilizzare specialmente
per gestire un dialogo col pubblico, sono user-friendly e quindi adatte anche al pubblico.
Noi useremo ArcGIS della Esri.
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In alto sono presenti delle icone, una in particolare con rappresentata una cassetta degli attrezzi. All’interno
di queste icone ci sono strumenti di analisi.
1) Le funzioni per la creazione di dati sono quelle che usiamo quando completato il modello di
datamodelling, una volta fatto il progetto dei nostri dataset dobbiamo creare il dataset, quando
lavoriamo con dataset geografici, costruiamo prima un dataset vuoto e poi lo riempiamo di dati.
Abbiamo detto che i dati di un oggetto di un insieme li memorizziamo su una riga, quindi man
mano che aggiungiamo oggetti aggiungeremo delle righe. Questo se creiamo un dataset da zero.
Esistono anche delle funzioni per creare dataset territoriali a partire da dei dati di base, per
esempio partendo da dati CAD e volendo ottenere uno shapefile. Per esempio. Una carta tecnica
regionale riporta i punti del piano cartesiano che corrispondono alle coordinate geografiche
secondo un sistema di riferimento. Quindi questo dato e queste coordinate le possiamo trasferire
all’interno di uno shapefile.
2) Le funzioni per la gestione di dati: abbiamo detto che i dati alle volte li dobbiamo costruire,
raccogliere, altre volte invece li dobbiamo ottenere dalla pubblica amministrazione. Molto spesso.
In questo caso non è detto che il formato dei dati che otteniamo sia esattamente quello che ci
serve. In questo caso ci sarà necessario trasformarli, allora dobbiamo usare le funzioni per la
gestione dei dati.
3) Le funzioni per la rappresentazione dei dati: quando facciamo una carta tematica stiamo
attribuendo simboli diversi ad un insieme in funzione dei valori di un attributo.
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4) Funzioni per l’interrogazione dei dati: abbiamo già detto che un dataset di dati essendo
rappresentato da una componente spaziale e da una componente tematica possiamo eseguire
query spaziali e query tematiche. Le query tematiche selezionano un sottoinsieme di oggetti in
funzione del valore di uno o più attributo. La query spaziale invece seleziona un sottoinsieme di
elementi in funzione della loro posizione.
5) Funzione di analisi spaziale semplici e avanzate: questa è una categorizzazione abbastanza rozza
che fa riferimento al fatto che tra i 500-600 strumenti di analisi che abbiamo a disposizione in un
software GIS professionale, l’utilizzo di alcune funzioni non richiede una grande conoscenza teorica,
in altri casi invece sì. Questo vuole dire che per potere schiacciare quel tasto che lancia
quell’algoritmo di analisi dobbiamo effettivamente avere un background di analisi, dobbiamo avere
studiato cosa effettivamente stiamo andando a fare, altrimenti il risultato che otteniamo non è
utilizzabile, rischiamo di fare errori.
Per esempio l’analisi buffer (spiegata la scorsa lezione) è un tipo di analisi semplice, utile, ma
semplice. L’analisi spaziale avanzata è invece una analisi che calcola dei valori statistici e ci
permette di individuare per esempio il tasso di crescita dei comuni, dove sono le aree dove ci sono
gruppi di comuni che crescono o gruppi di comuni che decrescono. Questa è una analisi più
complicata, abbiamo bisogno di conoscenze e basi di statistica. Se non sappiamo cosa stiamo
facendo ha poco senso ottenere quei dati.
6) Funzioni di comunicazione: ci sono diverse architetture ed a seconda del tipo di architettura le
funzioni di comunicazione sono fondamentali. Tra queste sono importanti quelle che ci consentono
di accedere ai dati anziché dal disco rigido, dal server remoto (è il caso delle foto aeree da Sardegna
Geoportale). In regioni come la Sardegna, se dobbiamo prendere i dati regionali possiamo andare
sul sito e scaricare i dataset, metterli sul disco e poi utilizzarli normalmente. Però se i dati sono
aggiornati periodicamente, magari rischiamo che dopo un mese quei dati non siano più quelli
corretti. Allora avendo una connessione internet è possibile utilizzare i dati direttamente dal server
della regione. Il software va a quell’indirizzo, l’indirizzo fornisce i dati al computer.
7) Funzione di personalizzazione del software e dell’interfaccia: se noi volessimo sviluppare attraverso
il software GIS un sistema a supporto di un ufficio tecnico di un comune per esempio, possiamo,
anziché dare all’ufficio tecnico una interfaccia complicata, possiamo personalizzare l’interfaccia e
mettere solo quelle funzioni che possono servire a quell’utente. A volte bisogna usare delle funzioni
che non sono presenti nel software, ma, attraverso un po’ di programmazione, si possono creare
funzionalità interessanti.
Precisazione:
Uno shapefile è costituito da un gruppo di file variabile tra 3 e 5, in ognuno di questi file sono memorizzate
cose diverse: in uno ci sono le coordinate geografiche, in un altro ci sono gli attributi tematici, ed altri
aspetti, ma su questo torneremo più in là. Se io quindi visualizzo un archivio con esplora risorse, questi file li
vedo tutti con lo stesso nome ma diverse estensioni. Se invece uso il gestore file del software me li
visualizza direttamente come un unico archivio, inoltre il software usa anche delle icone specifiche quindi
possiamo anche immediatamente capire di cosa si tratta.
Gli utenti
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Gli esperti di dominio: i pianificatori, i geologi, i medici, ecc. sono delle categorie che hanno una
conoscenza di base e sanno usare i GIS
Il sistema informativo territoriale può assumere ancora declinazioni differenti. Cosa è il sistema informativo
territoriale in termini di uso che ne possiamo fare? Diverse categorie di utenti usano diversamente questo
software, e costruiscono quindi sistemi informativi territoriali che servono per fare cose diverse. E nel fare
questo alcuni usano solo funzioni di base, altri funzioni avanzate, altri entrambe.
-Un utente generico normalmente usa funzioni elementari, di base tipo pan, zoom, accendi- spegni layer.
Ed in questo caso usa un sistema informativo territoriale come un contenitore di mappe in formato digitale.
Se andiamo a ricordare il webGIS sardegnamappe era proprio una applicazione per utenti generici, per
gente che non deve pianificare, ma gli servono solo le mappe in formato digitale. In genere i webGIS
vengono usati dalle amministrazione per mostrare i dati agli utenti generici.
-Gli esperti di dominio: decisori, gruppi di interesse, pianificatori ecc. utilizzano funzioni basilari, ma anche
avanzate, per risolvere problemi geografici. Vediamo alcuni esempi:
Se noi dobbiamo trovare la migliore ubicazione per un nuovo sviluppo residenziale, usiamo metodi
dell’analisi multicriterio spaziale, per capire nel territorio che abbiamo a disposizione dove sarebbe
preferibile sviluppare nuove zone residenziali.
I Ricercatori usano funzioni elementari ed avanzate per costruire sistemi di supporto alle decisioni.
I sistemi di supporto alle decisioni sono dei sistemi informatici, che di solito vengono usati per
risolvere problemi con un approccio deterministico. Ovvero quando possibile trovare una soluzione
ottimizzante, ricerca operativa. La ricerca operativa è una scienza che si occupa di trovare soluzioni
ottimizzanti con metodi deterministici. Quando è possibile trovare la soluzione ottimizzante è
possibile trovare sistemi deterministici e dunque sistemi di supporto alle decisioni. In pianificazione
però spesso i problemi non sono così ben definiti. Quindi è difficile trovare una soluzione
ottimizzante, per cui non sarà più un problema deterministico, ma un problema decisionale, infatti
dobbiamo trovare una soluzione che metta d’accordo tutti. Ricercatori e scienziati di solito
utilizzano funzioni avanzate, a volte si scrivono i propri algoritmi, ed utilizzano i SIT per rilevare
fenomeni altrimenti difficilmente ottenibili. Loro useranno funzioni avanzate.
Manager di reti ed infrastrutture: per esempio lavorando per l’ENEL, sarà necessario utilizzare
funzioni fondamentali per costruire cataloghi digitali di oggetti geometrizzati. Oppure si potrà
lavorare al catasto, al catasto ormai si è passato alla carta digitale
Manager, pianificatori, cartografi spesso usano in maniera diversa il GIS, per costruire mappe, oppure i più
esperti per fare GEODESIGN, ma nella stragrande maggioranza dei casi i pianificatori ed i cartografi
utilizzano funzioni fondamentali per eseguire operazioni su dati geografici che sarebbero noiose, laboriose
e complicate se eseguite con procedimenti analogici. Per esempio calcolare la carta del pendio. La carta del
pendio è una carta che fino a 5-10 anni fa costruivano i geologi. Si prendevano una mappa topografica e
facevano calcoli sulle curve di livello per ottenere i pendii. I software GIS consentono di calcolarla molto
rapidamente
“Un utente che usa il GIS al suo massimo potenziale, (non ne conosco nessuno) è probabilmente un
GEODESIGNER”
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“Il geodesign è un insieme di tecniche e di strumenti per verificare il territorio naturale insediato dall’inizio
del progetto, alla analisi, alla definizione delle alternative, alla partecipazione della popolazione, una
valutazione degli impatti, alle altre fasi del processo”
Sulla base di queste definizioni possiamo aggiungere una nuova categorie di utenti:
IL GEODESIGNER (Planning) che non è semplicemente un pianificatore, ma un utente che usa funzioni
fondamentali ed avanzate e strumenti informatici per costruirsi alternative e valutare l’impatto delle
alternative in maniere alternative. Tutti i possibili usi per fare capire che questi strumenti sono molto forti e
possono essere utilizzati in maniera differente.
Hardware
L’hardware è la parte più semplice. È costituita dai computer, oggi anche i tablet e smartphone, quindi i
dispositivi mobili, reti di comunicazione, dispositivi di input, scanner ed anche penne digitali e display
iterativi, dei tavoli monitor touch-screen, dispositivi di output, monitor, plotter e memoria che può essere
fisica, locale o in rete(remota). L’utilizzo di monitor multipli per chi usa il GIS in maniera avanzata. Si può
usare anche un dispositivo android per il GIS. Oppure usare applicazioni web. Si può usare una applicazione
android per tracciare dati, per ricavare dati, percorsi, ma anche per fare il rilievo degli edifici. Oggi con lo
smartphone si può impostare il form, con le caselle da riempire, e immediatamente registrare la posizione
dell’edificio, aggiungere una foto, i dati e quindi ottenere subito un database geografico. Questo è possibile
farlo con le applicazioni geografiche disponibili su android. Esistono anche delle applicazioni che
consentono di cariare dei modelli digitali georeferenziati e poi sovrapporli ad una immagine fatta con la
fotocamera del dispositivo. Questo ci consente di visualizzare il modello in 3 dimensioni nello spazio reale.
Architetture:
Che tipo di architetture del sistema informativo possiamo costruire?
Architettura di tipo desktop GIS: è la più semplice. Un pc, un software, dei dati, ed una persona che
lavori.
Architettura di tipo collaborativo oppure dipartimentale: In realtà non si lavora quasi mai da soli,
ma lavoriamo con altre persone. Chi produce i dati, chi fa le analisi, e chi progetta. Quindi possiamo
essere un gruppo di persone con mansioni differenti. Allora possiamo creare una. Una architettura
di questo tipo è composta da un server di dati in una rete locale, anche se oramai si usa
prevalentemente internet, e diverse workstation che accedono a quel database, chi per costruire i
dati, chi per fare analisi, chi per sviluppare il progetto ecc. Quando il gruppo di lavoro cresce molto
l’architettura anche deve supportare un numero maggiore di dati, di utenti ecc. e allora si
costruisce il GIS aziendale. Per esempio un caso noto, uno dei più importanti in Italia fu il GIS di
Telecom Italia: alla fine degli anni 90 in un periodo in cui c’era un boom sulla diffusione dei telefoni
cellulari, ma non ancora uno sviluppo avanzato della rete commerciale. Per esempio, per ricaricare
la carta telefonica era possibile chiamare un numero verde e chiedere quale fosse il punto più
vicino dove comprare una ricarica. Il servizio funzionava così: l’utente chiamava, l’operatore, che
stava in Sicilia, leggeva su una mappa la posizione dell’utente, attraverso la cella alla quale era
connesso il telefono. Il database informativo dove erano presenti i punti di tutta Italia erano sulla
mappa, e quindi l’operatore riusciva a fornire le indicazioni all’utente. Di recente si stanno usando i
location based service, servizi nuovi basati sulla localizzazione dell’utente, l’idea avrà qualcosa
come 10-15 anni, però questi servizi si stanno diffondendo solo adesso. Uno di questo tipo di servizi
è foursquare, è una applicazione per android che ci suggerisce i servizi che abbiamo a disposizione
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nella nostra posizione: ristorante, museo, supermercato ecc. e foursquare ci fornisce indicazioni
che ci possono servire nella posizione dove stiamo.
Infrastrutture di dati territoriali: architettura importante per noi specialmente, queste architetture
servono per dare l’accesso ai dati delle pubbliche amministrazioni. Sono fondamentalmente basate
su 3 livelli. Un livello server, un livello middleware ed un livello client. L’utente interagisce col client
attraverso un browser o attraverso un cloud mobile ed interroga il server. Nel server sono
memorizzati tutti i dati territoriali, ma non solo questi, anche i metadati. I metadati sono dati che
descrivono i dati. Sono delle sorte di etichette che ci forniscono tutte le informazioni sui dati che
stiamo utilizzando. Abbiamo dei database dove sono memorizzati i dati e i metadati. Esistono delle
applicazioni che si chiamano cataloghi che ci aiutano a trovare i dati che ci servono. Quindi noi
possiamo, con delle finestre di ricerca, inserire i dati che ci servono e questo va a cercare il catalogo
finché non trova le parole chiave che io ho inserito. Una volta che abbiamo trovato il dato che ci
serve attraverso i metadati, possiamo o scaricare direttamente con un servizio di download. Questo
tipo di architettura è detta architettura orientata ai servizi. Questo vuole dire che il sistema
informatico è costituito da dati e da servizi che possono essere assemblati facilmente. I servizi sono
funzioni di elaborazione dati. Possiamo quindi utilizzare dei servizi che eseguono la elaborazione
dei dati e il risultato è un concatenamento di servizi. Quindi col catalogo ordiniamo il dataset,
applichiamo una prima funzione di elaborazione, una seconda, una terza, una quarta e poi il
risultato viene visualizzato a schermo. Queste funzioni potrebbero essere un cambio di coordinate
geografiche, una analisi buffer. In questo modo noi diamo il comando attraverso il client, però i dati
sono sul server, l’elaborazione avviene attraverso servizi che sono sul server. Non per forza sugli
stessi server, i dati possono essere sui server del comune, dati ed accessibili magari sono su server
privati. Dati e servizi sono accessibili attraverso indirizzi WMS ovvero web map service. Questo è un
esempio del geoportale europeo. L’Europa ha redatto la normativa INSPIRE del 2007, la direttiva
europea è stata recepita da tutti gli stati membri, in Italia nel 2010, ed anche in Italia stiamo
costruendo i dati. Si stanno costruendo in tutta Europa dei geoportali. I geoportali ci consentono di
avere i dati e di elaborarli. Il geoportale della Sardegna ci consente, andando su metadati di avere
un catalogo che ci consente di cercare quali dati ci servono una volta trovati i dati li possiamo
scaricare sul nostro computer. I dati della Sardegna possono essere anche presi senza essere
scaricati, attraverso alcune funzioni dei software GIS, questo grazie al fatto che dati e servizi hanno
un indirizzo URL. Questo ci consente di avere sempre i dati aggiornati.
I software GIS si riferiscono a modelli formali della rappresentazione della realtà territoriale o geografica.
Un modello formale può essere definito con un sistema di concetti astratto e ben definito. Esso definisce
una sorta di vocabolario attraverso il quale è possibile descrivere e ragionare sulla realtà territoriale. Cioè
quando noi sviluppiamo il processo di datamodelling sviluppiamo una sorta di vocabolario, in termini,
cerchiamo di capire quali sono le strutture e le caratteristiche. Decidiamo cosa rappresentare e come
rappresentarlo. Probabilmente raggiungiamo una visione condivisa di questi concetti.
Un sistema informativo territoriale fa riferimento a specifici modelli di dati opportunamente progettati in
funzione degli obbiettivi e delle procedure alle quali si deve assolvere. I modelli di dati, cioè la
rappresentazione sintetica che diamo all’ambiente esterno all’interno del computer la sviluppiamo in
funzione degli obbiettivi per i quali stiamo costruendo il sistema territoriale, cioè in funzione delle domande
alle quali dobbiamo dare risposta. Questo è un requisito, ma in generale i modelli formali sono dipendenti
dalla applicazione, ma si studiano modelli abbastanza generali da poter essere riutilizzati, raggiungendo la
“interoperabilità semantica”, ovvero avere la possibilità di reintegrare facilmente i dati.
Quindi se da un lato dobbiamo progettare col datamodelling le basi di dati in funzione delle analisi che
dobbiamo svolgere, dall’altra parte dobbiamo cercare di elaborare modelli abbastanza generali in maniera
che i dati che utilizziamo possano essere utilizzati anche da altre persone.
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Immaginiamo di fare realmente ciò che abbiamo simulato ieri, ovvero uscire fuori e rilevare i dati sugli
edifici, tutti quegli edifici che abbiamo visto ieri: altezza, materiale, area, stile, ecc. ci vorrà del tempo.
Dobbiamo registrarli, se siamo bravi lo facciamo con lo smartphone, se non siamo così bravi lo facciamo su
un foglio di carta e poi trascriviamo il tutto. Ci vuole tempo e risorse. Quindi, siccome la produzione di dati
costa molto, cerchiamo sempre di prendere i dati in maniera tale che questi dati possano essere riutilizzati
da noi o da altri. Insomma i dati devono avere una generalità. Se per esempio dobbiamo rappresentare una
pineta, questa la possiamo rappresentare come un’area oppure come un insieme di punti composto dalla
posizione di ogni pino.
In 2 unità amministrative confinanti sarebbe meglio utilizzare lo steso modello, in maniera che i dati
possano essere facilmente integrati. Se la municipalità di Cagliari memorizza i dati come poligono e la
municipalità di Quartu rappresenta la pineta come punti che rappresentano i pini, i 2 dati non sono
integrabili, ci vuole un lavoro ulteriore per poterli rendere compatibili. Siccome gli ambiti territoriali sono
transfrontalieri, ovvero attraverso i confini amministrativi, è utile utilizzare dei modelli di dati tali che
possano essere riutilizzati. .
La scorsa lezione abbiamo detto che come iniziamo a lavorare coi dati sviluppiamo un modello concettuale
e conosciamo oggetti sul territorio, alcuni facili da identificare, altri un po’ meno. Per esempio una altura
non è facile da rappresentare, il cielo idem, non è facile da rappresentare, ma possiamo rappresentare ciò
che c’è nel cielo, come ad esempio le nuvole. Dobbiamo rappresentare sempre, più o meno facilmente ciò
che è la realtà geografica. Lo applichiamo ad un processo di data-modelling ed otteniamo il processo.
-per i dati vettoriali: Facciamo ora un esercizio dove data una mappa fatta utilizzando differenti dataset
vettoriali, proviamo a leggere i vari dataset necessari per comprendere la mappa, individuiamo:
La strada rappresentata con una polilinea, le strade sono rappresentate con lo stesso dataset anche se
queste hanno colori diversi. Infatti io posso avere degli attributi tematici, posso prendere strade dello
stresso insieme che posso discriminare in base ai loro attributi.
Poi ci possono essere i confini comunali. Il simbolo dei confini comunali possono essere rappresentati con
dei poligoni. Le aree comunali sono appunto delle aree, quindi sono identificabili con poligoni.
Poi possiamo avere i centri abitati, le spiagge.
Le località invece non sono dataset, ma sono una rappresentazione dei comuni, i toponimi delle località
possono essere indicati con etichette differenti, questo ci suggerisce che le etichette abbiano scopi diversi
per esempio quelle grandi possono identificare i limiti comunali e quelle piccole gli insediamenti. Anche i
test derivano dalla struttura degli attributi tematici. Non sono più degli oggetti a sé stanti, indipendenti
come succede nel CAD, ma sono solo una visualizzazione di un attributo, i testi non possiamo selezionarli,
sono una componente del dataset.
-per i dati raster: immaginiamo di avere 3 esempi di dati raster georeferenziati. Per tutti e 3 gli esempi
abbiamo le coordinate di ogni pixel o cella. Però misuriamo cose differenti.
1. Dataset raster: Possiamo rappresentare in un caso la misurazione di una proprietà fisica; possiamo
analizzare un fenomeno di dispersione. Una zona centrale con maggiore concentrazione e poi via
via una periferia con minore concentrazione. Potrebbe raffigurare la pioggia, oppure una emissione
gassosa di una industria.
2. Ortofoto: Nel secondo caso abbiamo una foto aerea in bianco e nero, quindi al pixel non
attribuiamo più una caratteristica fisica ma un codice di colore, quindi per ogni pixel assegniamo le
coordinate ed un codice di colore, e visualizza una fotografia. Mentre ha senso applicare algoritmi
di analisi alla prima categoria, al fenomeno fisico, ha meno senso assegnare algoritmi di analisi ad
una fotografia. La fotografia la interpretiamo diversamente. Tuttavia una foto la interpretiamo per
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avere una visione globale dell’ambiente sul quale stiamo lavorando. La possiamo usare per
digitalizzare a monitor insediamenti, corsi d’acqua, vegetazione ecc. quindi le foto aeree vengono
utilizzate come immagini di sfondo oppure per digitalizzare.
3. Immagini satellitari: La terza tipologia di immagine raster invece è una immagine satellitare, non
una fotografia ma abbiamo per ogni pixel la luce riflessa, in questo caso abbiamo l’infrarosso che ci
consente, con metodi automatici di individuare le aree verdi. Le immagini satellitari vengono usate
spesso per produrre dataset territoriali.
Abbiamo poi i TIN che rappresentano la superficie ed i digital elevation model che sono dei dataset raster
dove quello che viene memorizzato nella cella è la quota.
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gli alberi nel momento nel quale instauriamo l’area del parcheggio. Queste sono relazioni
topologiche di sovrapposizione.
-analisi: con i differenti formati si fanno delle analisi diverse, per questo è opportuno convertire da
un formato all’altro, tipo da vettoriale a raster se dovessimo eseguire qualche procedimento di
analisi particolare.
- Per i dati vettoriali esistono molte funzioni di date overlay, ovvero la sovrapposizione di piani.
Oppure analisi buffer, che ci è utile per calcolare le fasce di rispetto dei poligoni.
- Funzioni di geoprocessing, queste funzioni ci consentono di lavorare sulla geometria di elementi
su layer diversi, in questo caso.
la funzione di union prende in input 2 dataset poligonali e genera un nuovo dataset poligonale dove
i poligoni sono dati dal ritaglio di un primo poligono sul secondo. La funzione di union tiene tutti i
poligoni.
la funzione di intersect è simile, ma conserva solo quelli che ricadono all’interno dei poligoni del
secondo layer.
Queste funzioni ci consentono di costruire ragionamenti. Per esempio. Immaginiamo che voglia
calcolare l’impatto delle nuove zone residenziali sulle nuove zone agricole e di volerlo quantificare.
Immaginiamo di avere una certa situazione: abbiamo 2 terreni, ma su un terreno, una parte è già
residenziale e dall’altra parte è agricolo, con un nuovo progetto decido di costruire una nuova zona
residenziale di una certa forma. Se utilizzo gli strumenti di geoprocessing posso ritagliare i poligoni,
calcolare l’area ed a questo punto sapere esattamente quanto sto occupando di suolo agricolo.
Un altro strumento interessante del geoprocessing è la funzione di dissolve. Immaginiamo di avere
4 comuni: 2 appartenenti alla provincia di Cagliari e 2 appartenenti alla provincia di Oristano. Col
comando dissolve posso unire in un solo poligono tutti i poligoni adiacenti che hanno un attributo
comune. In questo caso, se applico dissolve sull’attributo provincia ottengo un nuovo poligono per
l’attributo Cagliari ed un nuovo poligono per l’attributo Oristano. Con un attributo che mi indica la
provincia posso generare un dataset che mi indica la provincia. Quindi il geoprocessing esegue
operazioni sulla geometria.
- Poi ci son le funzioni spaziali e tematiche, e sono le query, delle quali abbiamo già parlato, ed
attraverso le quali possiamo selezionare un sottoinsieme di oggetti di una classe in funzione o dei
valori di attributo, o della posizione o di una combinazione di entrambi.
- Ancora ci sono le funzioni d geocodifica di indirizzi che consentono di mappare, ottenere un
dataset puntuale a partire dagli indirizzi.
- Analisi di rete ne abbiamo parlato la volta scorsa, ci consente di calcolare il percorso, ma anche di
calcolare i bacini di influenza. Supponiamo di avere una scuola, le norme ci dicono che per una
scuola elementare il bacino di utenza è dato da una certa distanza, per esempio una distanza
pedonale di 1000 m, ovvero la distanza massima che un pedone deve camminare da casa a scuola.
Con l’analisi di rete è possibile calcolare quali sono tutte le localizzazioni che vengono raggiunte in
base al percorso su strada. Volendo poi si possono anche considerare i sensi unici, le velocità di
percorrenza ecc. Per avere tutte le località che vengono raggiunte a parità di tempo. Questo può
essere utile quando andiamo a vedere ciò che riguarda un ospedale. Supponiamo che una
ambulanza voglia massimizzare l’area che riesce a raggiungere in un’ora.
Dati raster:
-scopo del modello: i modelli raster sono utilizzati per rappresentare modelli continui, oppure
immagini. Fotografie o immagini satellitari. Per esempio un dataset di elementi continui può essere
la dispersione di Inquinanti, la distribuzione delle temperature, precipitazioni, coperture nuvolose
ecc.
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-Rappresentazione delle entità: fenomeni continui sono rappresentati dalla variazione degli
attributi misurati.
Quando utilizziamo in maniera impropria raster per rappresentare oggetti, le entità puntuali sono
rappresentate da una singola cella. Le linee sono rappresentate da celle adiacenti con valore
comune. I poligoni sono rappresentati da regioni di celle con valore comune.
-formato di memorizzazione: a partire da una coordinata, nell’angolo in basso a sinistra, ogni cella è
localizzata dalla sua posizione per righe e per colonne.
-fonti di dati: è possibile convertire dati raster in vettoriali, possiamo vettorializzare dati raster e
rasterizzare dati vettoriali, e questo può già essere un modo per ottenere dati raster. Oppure rilievi
topografici. I geometri possono avere utilizzato teodoliti, stazioni totali ecc. che consentono di
trasferire dati direttamente sul pc.
O ancora si può usare l’importazione di dati CAD. se abbiamo delle polilinee chiuse che
rappresentano degli edifici possiamo importare queste polilinee chiuse in shapefile. E poi
aggiungiamo gli attributi. Possono essere presi da: immagini satellitari, rasterizzazione di dati
vettoriali, scansione di mappe topografiche
Interpolazione da campioni puntuali; ovvero data la distribuzione delle indicizzazioni, per esempio
io posso rilevare il tutto attraverso pluviometri distribuiti nel territorio, faccio un rilievo di certi
punti e poi per interpolazione stimo i dati intermedi. A seconda del tipo di fenomeno posso
utilizzare certi algoritmi specifici che possono tenere conto di come il fenomeno si diffonda nello
spazio.
-associazioni topologiche: celle adiacenti possono essere localizzate incrementando la riga o la
colonna, questo può essere utile in funzioni raster. Esistono funzioni di tipo locale, zonale e globale.
Le funzioni di analisi locale sono funzioni che vengono eseguite cella per cella e che prendono come
input solo il valore della cella.
Le funzioni di tipo zonale invece sono quelle funzioni che prendono in input il valore della cella ed il
valore delle celle adiacenti. In questi casi le relazioni topologiche di queste celle ci indicano i valori
di quali celle selezionare.
-analisi: per l’analisi raster possiamo avere l’analisi spaziale (prossimità, cosa è vicino a cosa), analisi
di superfici (in base alle superfici posso calcolare il pendio, l’esposizione dei versanti). Questi sono
layer fondamentali di solito per le scelte di localizzazione. La localizzazione offre tanti criteri di
decisione sui differenti usi del suolo.
Analisi di dispersione, per esempio per gli inquinanti, per calcolare gli impatti sull’ambiente.
Analisi di percorsi minimi, stavolta attraverso le celle, non su strada. Questa la posso studiare per
calcolare il ruscellamento dell’acqua in un pendio. E quindi utilizzarla per fare studi ecologici.
Mappa algebra: consente, dato un numero di raster sovrapposti, di eseguire cella per cella, quindi
come fossero tanti piani costituiti dalle celle dei differenti raster. Consente di applicare funzioni che
prendono in input un pacchetto di raster con il valore risultante in quelle celle. La mappa algebra ci
consente tra le altre cose di implementare l’analisi multicriteri spaziali.
Dati TIN
-scopo dei modello: i TIN sono utilizzati per rappresentare efficacemente superfici tridimensionali
riferite alla quota del terreno o altre qualità come densità e concentrazione. Quindi possono essere
delle superfici dello spazio che in prima istanza rappresentano la morfologia del terreno ma in certi
casi possono creare altri dati, come la densità di popolazione. Se vogliamo creare l’immagine
grafica spaziale possiamo forzare un po’ la mano e rappresentare una superficie nello spazio con
certe caratteristiche. È un modo di spazializzare un fenomeno.
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-Rappresentazione delle entità: il valore della quota del punto deriva dalla forma della superficie. È
possibile definire linee e poligoni quando ci sono discontinuità nella superficie, se abbiamo una
superficie con una scarpata, dove abbiamo un taglio, allora è possibile avere una linea “track line”
che definisce una variazione netta. Se abbiamo un lago, non lo rappresentiamo con rettangoli ma
come una zona di esclusione che rappresentiamo con valore costante.
-formato di memorizzazione: sono memorizzate le coordinate dei vertici del triangolo.
-fonti di dati: possono essere ottenuti per interpolazione di foto aeree, metodi della
fotogrammetria. Un aereo scatta le fotografie e le digitalizza automaticamente col GPS e lavora
facendole strisciare. Quindi la stessa porzione di territorio può essere composta
contemporaneamente da linee adiacenti. Quindi montando queste strisce in una certa maniera si
riesce ad avere una certa tridimensionalità e l’utente può digitalizzare le foto, e visionare la quota.
O ancora si può attraverso il GPS, questo può rilevare longitudine e latitudine ed a volte anche la
quota anche se con una precisione di solito inferiore, o ancora possono essere costruiti per
importazione di punti quotati o ancora unendo i punti di una carta tecnica possiamo usare dei TIN
molto precisi.
-associazioni topologiche: ??
-analisi: con i TIN possiamo calcolare l’elevazione, la pendenza, curve equipotenziali, eseguire
calcoli di volumi, profili verticali, calcolare le linee di visibilità, molto utile per la progettazione e per
la valutazione di impatto.
Le infrastrutture di dati spaziali nascono in Europa per norma nel 2007, con la direttiva europea numero 2
del 2007.
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Vediamo alcuni esempi.
In Europa sono state introdotte le variazioni sulla misura della quota zero della quota del mare. Fra Italia e
Francia ci sono tot cm di differenza sulla definizione della quota sul livello del mare. Problemi di questo tipo
causano alle volte incidenti.
Per esempio, la costruzione di un ponte tra svizzera e Germania, al confine, a causa di differenti metodi di
misurazione ha fatto sì che la struttura collassasse.
Immaginiamo di avere un buffer rappresentante le zone a 50 km dai confini dove vivono 215 milioni di
persone. Spesso queste zone interessate da fenomeni ambientali, quindi è necessario avere delle norme
unificate.
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l’OGC (open geospatial consortion) che è un consorzio internazionale di industrie, università ed altri
enti che si occupano di informazione territoriale.
Dal punto di vista politico un primo riconoscimento importante va al decreto GIS del presidente
Clinton che stabiliva la struttura dell’informazione territoriale americana, e l’iniziativa europea
GI2000 (geographic information 2000) che ha portato all’adozione della direttiva INSPIRE.
Aumento del ruolo della conoscenza dei processi decisionali. Questo è un aspetto che va anche a
favore della sostenibilità e dello sviluppo.
Secondo INSPIRE gli enti promotori possono fornire l’accesso ai dati gratuitamente o a pagamento. In linea
di massima INSPIRE sostiene che i dati delle pubbliche amministrazioni siano divulgati gratuitamente, in
altri casi si consente alle amministrazioni di fornire i dati a pagamento.
INSPIRE stabilisce le regole generali per lo sviluppo della SDI europea a supporto delle politiche europee
sull’ambiente. Il modello prevede che INSPIRE sia costruito grazie all’integrazione delle SDI degli stati
membri.
INSPIRE riguarda le risorse informative in termini di dati o di servizi informativi che le pubbliche
amministrazioni a tutti i livelli raccolgono per adempiere le proprie responsabilità istituzionali. Quindi
INSPIRE non richiede alle pubbliche amministrazione di costruire altri dati, ma solo di rendere disponibili i
dati che produce per le proprie responsabilità istituzionali.
-i metadati: INSPIRE da delle regole per la costruzione dei metadati, ovvero: quali metadati dobbiamo
associare ai dataset territoriali?
-l’interoperabilità di dati e servizi territoriali: quindi tutti quegli standard tecnologici che fanno sì che i dati
dell’Italia siano integrabili con i dati prodotti in Francia ed in altre regioni di Europa.
-servizi di rete: immaginiamo dati e servizi come dei mattoncini lego che possiamo unire per costruire dei
processi; i servizi di rete sono 3 principali e sono:
discovery: servizio che ci consente di leggere i metadati dal catalogo e quindi trovare i dati che ci
servono
cview: servizio che ci consente di visualizzare direttamente nel geoportale i dati che ci servono
download: una volta che abbiamo cercato, abbiamo visualizzato, abbiamo capito che è ciò che ci
serve lo possiamo scaricare, oppure richiamare, accedendo ai dati direttamente dal sito web
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-condivisione di dati e servizi che servono per il coordinamento, per il monitoraggio ecc.: quando lavoriamo
con infrastrutture di dati territoriali o regionali ci sono dei modelli diversi. Per esempio, nel caso della
Sardegna, essendo una regione a statuto speciale è più libera, quindi le SDI della Sardegna sono
principalmente svolti dalla regione. In altre regioni di Italia, dove la regione aveva meno risorse informative,
invece che pagare i dati di prima persona, ha preferito cofinanziare i comuni, i comuni hanno
commissionato la raccolta di dati e quindi i dati i sono raccolti ad un livello più basso e quindi ad una scala
superiore. La regione ha cofinanziato, quindi può raccoglierli e generalizzarli. Quest’ultimo modello è molto
simile al modello di raccolta dati INSPIRE. Appunto la struttura dati europea sarà costituita dalla struttura
degli stati membri. Quindi in Sardegna abbiamo solo un partecipante: la regione. In Lombardia, o al livello
europeo abbiamo più attori che collaborano fornendo le proprie risorse.
INSPIRE è una norma quadro, quindi deve esser recepita dai vari stati, che fornisce specifiche tecniche per
l’implementazione delle sue componenti che si chiamano “implementing rules”. Queste sono delle norme
tecniche che quando vengono accettate diventano legge per tutti gli stai membri. Questo vuole dire che per
i metadati devono essere fatti secondo queste rergole implementing rules, ed i dati pure. Le componenti
discovery, cview e download pure, devono essere fatte secondo le direttive INSPIRE.
- Quali sono quei dati che devono essere raccolti dai vari enti per l’amministrazione del territorio, e quindi
quei dati minimi che la normativa INSPIRE richiede di condividere?
Abbiamo 3 allegati nella direttiva: gli allegati 1,2,3 raccolgono quei tematismi che devono essere sviluppati
con maggiore urgenza,
1. 1° allegato: dati che danno una descrizione generale del contesto geografico, sistemi di riferimento
geografici, griglie geografiche, nomi geografici, unità amministrative, reti di trasporto idrografia, siti
protetti. Se chiediamo ai tecnici che fanno pianificazione quali sono i dati più utilizzati loro
risponderanno che sono questi.
2. 2° allegato: dati che riguardano: morfologia, indirizzi, particelle catastali, copertura del suolo,
ortofoto, geologia.
3. 3°allegato: dati che riguardano tematismi più specifici: unità statistiche, edifici, tipo del suolo, uso
del suolo e temi più specifici come zone produttive industriali, zone produttive agricole, demografia
ecc.
Metadati: i metadati sono dati descrittivi del dataset, in genere riguardano il titolo della risorse, breve
descrizione, tipo di risorsa, localizzatore della risorsa, lingua, categorie di argomento, parole chiave per la
ricerca, riquadro di identificazione geografica per la ricerca spaziale, risorse spaziali, profondità, condizioni
di accesso e di uso, limitazioni all’accesso pubblico ecc. Tutta una serie di informazioni che sono utili per
l’utilizzo e per il reperimento dei dati. I metadati possono essere combinati con l’editor di metadati che si
trova sul web ed è anche un programma dei software GIS. In questo caso abbiamo delle schede da
compilare con tutte le categorie di informazioni.
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