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Giusppe Garibaldi L'eroe Dei Due Mondi

Giuseppe Garibaldi, noto come l'eroe dei due Mondi, è una figura iconica del Risorgimento italiano, la cui influenza si estende ben oltre i confini nazionali, con monumenti e vie a lui dedicati in tutto il mondo. La sua vita è stata caratterizzata da un impegno rivoluzionario internazionale, combattendo in vari eserciti e sostenendo cause democratiche e socialiste, ma anche da un pragmatismo politico che lo portò a collaborare con monarchie. Nonostante la sua celebrazione come eroe nazionale, la sua eredità rivoluzionaria è stata spesso depoliticizzata dai governi italiani, rimanendo viva soprattutto nelle organizzazioni di sinistra e nei movimenti popolari.

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Giusppe Garibaldi L'eroe Dei Due Mondi

Giuseppe Garibaldi, noto come l'eroe dei due Mondi, è una figura iconica del Risorgimento italiano, la cui influenza si estende ben oltre i confini nazionali, con monumenti e vie a lui dedicati in tutto il mondo. La sua vita è stata caratterizzata da un impegno rivoluzionario internazionale, combattendo in vari eserciti e sostenendo cause democratiche e socialiste, ma anche da un pragmatismo politico che lo portò a collaborare con monarchie. Nonostante la sua celebrazione come eroe nazionale, la sua eredità rivoluzionaria è stata spesso depoliticizzata dai governi italiani, rimanendo viva soprattutto nelle organizzazioni di sinistra e nei movimenti popolari.

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Giusppe Garibaldi l’eroe dei due Mondi

Il nome di Garibaldi, quasi 150 anni dopo, è ancora familiare a milioni di persone. È
onnipresente nella toponomastica italiana: non c’è città italiana che non abbia almeno una
via a lui dedicata, oltre a diverse centinaia di statue sparse in tutto il paese. Ma non solo in
Italia: piazze, vie, statue, stazioni e targhe a lui dedicate si trovano in innumerevoli città del
mondo, da Montevideo a Taganrog, da New York a L’Avana (Cuba gli ha perfino dedicato
una moneta commemorativa).

Ma chi era davvero Giuseppe Garibaldi? Qui le cose si fanno più difficili. Oggi pochi in
Italia saprebbero dire qualcosa che vada molto oltre la definizione asettica di Garibaldi
come figura chiave del Risorgimento. Come ha detto di recente, mezzo scherzando, il
sociologo statunitense e studioso della memoria collettiva Jeffrey K. Olick, il modo
migliore per dimenticare qualcuno o qualcosa è trasformarlo in un monumento.

Proviamo allora a “smontare il monumento” Garibaldi con alcuni dati sulla sua vita.
Formatosi come marinaio, Garibaldi passò molti anni della sua giovinezza lavorando in
mare, ma fu anche insegnante di lingue a Istanbul, venditore di pasta in Brasile, corsaro
nell’Atlantico del Sud (attaccando navi mercantili e liberando gli schiavi neri), insegnante
di matematica in Uruguay e operaio in una fabbrica a New York.

G
aribaldi combatté in sette eserciti ufficiali diversi: Repubblica Riograndense,
Uruguay, Governo Provvisorio Lombardo, Repubblica Romana, Regno di
Sardegna, Regno d’Italia e Francia. Fu arrestato, e in alcuni casi torturato, dalla
polizia russa, quella francese, l’esercito argentino, la polizia uruguaiana, il Regno di
Sardegna (che lo condannò anche a morte), e più volte dalla polizia italiana dopo
l’unificazione. Fu deputato in cinque paesi diversi: Uruguay, Regno di Sardegna,
Repubblica Romana, Regno d’Italia e Repubblica Francese.

Patriota e internazionalista

Senza entrare nella complessità di una biografia immensa e pittoresca, difficilmente


riassumibile in un articolo, questi fatti mostrano subito un punto cruciale: sarebbe un errore
limitare la figura di Garibaldi al solo ruolo di patriota italiano.

Le prime avventure rivoluzionarie di Garibaldi ebbero infatti luogo in America Latina,


dove era fuggito dopo essere stato condannato a morte in Piemonte per un tentato
fallimento insurrezionale contro i Savoia. Ma il suo primo incontro con la politica fu ancora
precedente: il suo “lampo” intellettuale arrivò a 26 anni, quando sulla nave su cui lavorava
come marinaio salirono degli esiliati saint-simoniani (seguaci del socialista libertario
francese Saint-Simon), che lo affascinarono profondamente. Come ricorda nelle sue
memorie, imparò da loro che «l’uomo che, facendosi cosmopolita, adotta l’umanità come
patria e va a offrire spada e sangue a tutti i popoli che lottano contro la tirannia, è più di un
soldato: è un eroe». Questo fu l’ideale che lo portò a unirsi alle rivolte latinoamericane.

Garibaldi non tornò in Italia fino al 1848, per unirsi alle insurrezioni popolari che
scoppiavano in tutta la penisola. Con lui partì Andrés Aguyar, un ex schiavo nero che aveva
combattuto con lui in Uruguay e che decise di seguirlo per continuare anche in Italia la lotta
rivoluzionaria per la libertà. Anche Ana Maria de Jesus Ribeiro, detta “Anita”, compagna
brasiliana di Garibaldi e sua compagna d’armi durante la Rivoluzione Farroupilha, partì
poco prima.

Sia Aguyar che Anita morirono nei tumultuosi eventi della Repubblica Romana del 1849,
che per la prima volta issò il tricolore su Roma e che nei suoi pochi mesi di vita si distinse
per i suoi tratti radicali, sia democratici che sociali (Valerio Evangelisti ne ha scritto un
ottimo romanzo storico).

Garibaldi e Aguyar difesero militarmente la Repubblica, ma quest’ultimo fu ucciso da una


granata dell’esercito francese, accorso a restaurare il potere del Papa. In quanto uomo nero,
Aguyar è l’unico grande patriota del Risorgimento a cui l’Italia non ha dedicato una statua
sul Gianicolo di Roma, anche se sembra che finalmente sarà installata quest’anno. Durante
la drammatica fuga che seguì alla caduta della Repubblica romana, morì anche Anita.
Nonostante fosse malata, scelse di restare con i rivoluzionari fino alla fine. Mentre lei e il
suo gruppo venivano inseguiti nei pressi di una laguna vicino Ravenna, perse conoscenza e
poi la vita. Aveva solo ventotto anni.

🟥 PRIMA PARTE (Storia e biografia di Garibaldi)

1. Perché la figura di Garibaldi è presente in tutto il mondo, anche fuori


dall’Italia?
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2. Quali mestieri ha svolto Garibaldi nella sua vita, oltre a quello di militare?

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3. In quanti e quali eserciti ufficiali ha combattuto Garibaldi?

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4. Chi erano Andrés Aguyar e Anita Garibaldi, e quale fu il loro ruolo nella vita
di Giuseppe?

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Un rivoluzionario a cui non piaceva la rivoluzione

La dimensione internazionale della figura di Garibaldi si conferma anche in numerosi


eventi che si intrecciano con la storia del movimento democratico, operaio e socialista. Nel
1860, Garibaldi organizzò la famosa Spedizione dei Mille, in cui lui e un migliaio di
volontari si precipitarono a sostenere la rivolta popolare contro i Borbone in Sicilia. In
quegli anni, Michail Bakunin, padre dell’anarchia e poi amico di Garibaldi, era esiliato in
Siberia. Nelle sue memorie racconta:

«Ero nella capitale della Siberia orientale, Irkutsk, all’epoca della memorabile campagna di
Garibaldi in Sicilia e Napoli. Posso dire che tutto il popolo di Irkutsk [parteggiava]
appassionatamente per il liberatore contro il re delle Due Sicilie, fedele alleato dello zar!
[...] Negli anni 1860-63, mentre la campagna russa era in profonda agitazione, i contadini
della Grande e della Piccola Russia aspettavano l’arrivo di Garibaldov, e se si chiedeva
loro chi fosse, rispondevano: “È un grande capo, amico della povera gente, e verrà a
liberarci”.»

Allo stesso tempo, a Glasgow, gli operai lavorarono turni extra per comprare e inviare
munizioni e pacchi medici ai garibaldini. Un anno dopo, nel 1861, il presidente Lincoln
propose a Garibaldi di unirsi alla Guerra Civile americana, chiedendo pubblicamente
“all’eroe della libertà” di mettere il suo nome, il suo genio e la sua spada al servizio della
causa del Nord. Tuttavia, dopo averci riflettuto, Garibaldi rifiutò a causa dell’indecisione
del Nord di concentrare la guerra sull’abolizione del sistema schiavista, chiedendo come
condizione preliminare l’abolizione immediata e totale della schiavitù.

Tornando agli aspetti più socialisti di Garibaldi, oggi in gran parte oscurati dalla
storiografia celebrativa italiana: egli si schierò pubblicamente con la Prima Internazionale e
fu lui a coniare il fortunato nome di sol dell’avvenire, divenuto uno degli slogan più celebri
del movimento operaio e socialista italiano.

Garibaldi sostenne anche la Comune di Parigi, che lo elesse persino suo comandante
militare — incarico che non poté accettare, essendo appena rientrato a Caprera dalla guerra
franco-prussiana, ormai vecchio e malato. Ma alle barricate della Comune c’erano molti
garibaldini, con l’inconfondibile camicia rossa, che si esposero in prima linea essendo tra i
pochi rivoluzionari “professionisti” con addestramento militare.

Garibaldi non era però un estremista. In un certo senso si potrebbe dire che era un
rivoluzionario a cui non piaceva l’agitazione rivoluzionaria. Il suo sostegno al socialismo e
al movimento operaio era accompagnato da una diffidenza verso i settori più radicali, che
criticava ritenendoli dannosi per la causa dei lavoratori.

Inoltre, nel contesto del Risorgimento, Garibaldi mostrò spesso pragmatismo. Esempi noti
sono l’accettazione del potere monarchico con l’incontro di Teano del 1860 — in cui il
repubblicano Garibaldi consegnò il potere del sud liberato al monarca dei Savoia — e il
celebre telegramma “Obbedisco” del 1866, con cui, su ordine del re, accettò di fermarsi
davanti a Trento occupata dagli austriaci.

Marx, Engels e Garibaldi

Il suo pragmatismo politico, unito a un idealismo vivo ma non sempre sorretto da rigore
teorico, portò Karl Marx a fare a volte commenti sprezzanti su Garibaldi, definendolo in
alcune lettere “ingenuo” o persino un “asino”.
Ma sarebbe un errore concludere che Marx ed Engels si opponessero al generale. Non solo
perché entrambi, come studiosi di tattica militare, erano affascinati dalle capacità militari di
Garibaldi (seguirono la Spedizione dei Mille con quotidiano interesse), ma anche perché la
loro corrispondenza contiene spesso giudizi molto positivi, soprattutto da parte di Engels,
che lodò il sostegno di Garibaldi all’Internazionale definendolo di “valore infinito” e stabilì
contatti sempre più stretti con i garibaldini, a partire dal figlio Ricciotti, invitato a casa di
Marx nel 1871.
La figura di Garibaldi ricorre spesso anche nelle polemiche tra marxisti e anarchici
all’interno del nascente movimento socialista italiano (nato in gran parte dai garibaldini). In
queste polemiche, il generale era spesso conteso tra le due correnti. Bakunin lo elogiava,
definendolo uno dei suoi, e scriveva entusiasta che «Garibaldi si lascia sempre più guidare
da quella gioventù che porta il suo nome, ma che corre molto più avanti di lui». Engels
invece si rallegrava del fatto che, pur amico degli anarchici, Garibaldi rifiutasse il loro
rifiuto radicale di ogni autorità. E concludeva:

«Il vecchio lottatore per la libertà, che solo nel 1860 ha fatto più di quanto tutti gli anarchici
faranno mai in tutta la loro vita, sa apprezzare la disciplina, tanto più perché doveva
costantemente disciplinare le sue forze armate, e lo faceva non con la minaccia del plotone
d’esecuzione, ma mettendosi davanti al nemico.»

Nel terzo volume del Capitale, Engels arriva a descrivere Garibaldi come una figura di
«perfezione ineguagliabile».

Garibaldi dopo Garibaldi

L’Italia post-unitaria, pur celebrandolo come eroe nazionale, cercò in tutti i modi di
disinnescarne la carica rivoluzionaria. Fu isolato più volte nell’isola di Caprera — dove si
era ritirato a fare il contadino, non volendo mai arricchirsi con le sue imprese — e fu
perfino arrestato dall’esercito italiano, che nella celebre Giornata dell’Aspromonte del 1862
gli sparò, ferendolo.

I governi successivi trasmisero un’immagine istituzionale e depoliticizzata di Garibaldi,


inserendolo in un pantheon che equiparava figure diversissime, talvolta perfino nemiche
giurate, come Cavour, Mazzini e lo stesso Garibaldi.

Fu invece nella sinistra, nelle organizzazioni popolari e operaie, che l’immagine del
Garibaldi rivoluzionario e legato al proletariato (che definì “la classe a cui mi onoro di
appartenere”) rimase viva. In suo nome combatterono gli antifascisti italiani in Spagna
(1936–39) nel “Battaglione Garibaldi”, i partigiani comunisti nella Resistenza (“Brigate
Garibaldi”) e gli italiani di Jugoslavia nell’esercito di Tito (“Divisione Garibaldi”).

Nel 1948, nelle prime elezioni parlamentari della Repubblica, socialisti e comunisti si
unirono in un fronte elettorale con il volto di Garibaldi dentro una stella tricolore come
simbolo.

Oggi, 142 anni dopo la sua morte, è importante per la sinistra — in Italia e altrove —
mantenere viva la memoria del Garibaldi rivoluzionario. Allontanarlo dalla
narrazione istituzionale che lo riduce a una statua priva di valore politico.
🟥 SECONDA PARTE (Ideali politici e dimensione internazionale)

1. Perché Garibaldi rifiutò l’offerta del presidente Lincoln di partecipare alla


guerra civile americana?

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2. In che modo Garibaldi fu vicino alla Prima Internazionale e al movimento


operaio?

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3. Come veniva visto Garibaldi nel dibattito tra marxisti e anarchici?

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4. Perché Engels ammirava Garibaldi, nonostante le critiche private di Marx?


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5. Come è stata strumentalizzata la figura di Garibaldi dopo l’unità d’Italia dai


governi ufficiali?

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🔵 PERSONALI (riflessione del lettore)

1. Secondo te, perché è importante oggi ricordare il lato rivoluzionario e


internazionalista di Garibaldi?

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2. Quale aspetto della vita di Garibaldi ti ha colpito di più e perché?


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