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Il progresso
Introduzione:
L’uomo e la storia sin dalle sue origini sono stati in un continuo progresso che ha influenzato uomini e tempi di tutti i
periodi storici. Sarebbe dunque impossibile tracciare un quadro generale dell’influenza esercitata dal progresso sulle
ideologie delle varie generazioni, ma è meglio analizzare i punti chiave di svolta del progresso stesso e valutare le sue
ripercussioni sugli artisti e sugli intellettuali di quel periodo.
1) Greco: la commedia nuova e Menandro
Commedia
Il genere comico subisce nel IV secolo a.C. un’evoluzione che interessa la struttura, i soggetti e il linguaggio dei testi
destinati alla scena. L’esigenza di ordinare le diverse forme assunte dalla commedia attica ha spinto i grammatici antichi
a suddividerle in tre fasi:
- La commedia antica (αρχαια), che termina con la rappresentazione dell’ultima commedia di Aristofane, nella
quale si intravedono i primi segni di cambiamento.
- La commedia di mezzo (μεση), Che va esaurendosi nella seconda metà del IV secolo a.C. Antifane,
Anassandride, Eubulo.
- La commedia nuova (νεα), la cui nascita si fa coincidere con l’esordio sulla scena ateniese del suo principale
esponente, Menandro, nel 321 a.C..
Questa periodizzazione deve essere considerata una semplificazione schematica di cambiamenti che furono molto
lenti, e che non è possibile ripercorrere a causa del naufragio pressoché totale delle opere appartenute alla μέση e alla
νέα.
Il contesto politico
Il grammatico Platonio fa una distinzione tra μέση e νεα, offrendo una spiegazione in merito all’evoluzione del genere
comico. in cui dice che quando l’oligarchia subentrò alla democrazia la paura si impadronì dei poeti, che diventarono
più riluttanti a prendere in giro la gente. Mentre prima ai tempi di Aristofane tutti avevano libertà di parola e gli autori di
commedie non avevano alcuna remora a schernire le persone.
L’irrigidirsi della classe dirigente ateniese su posizioni di censura avrebbe indotto i commediografi a rinunciare
all’attacco ad personam e li avrebbe spinti a ripiegare su temi slegati dall’attualità.
È innegabile che il mutato clima politico abbia inciso in modo determinante sul fenomeno in questione: nel corso del
IV secolo a.C. la politica ateniese non può più rivestire una centralità. Le decisioni politiche sono ormai prese altrove,
nelle corti ellenistiche.
Il pubblico (differenze antica-nuova) Ne deriva che il pubblico al quale gli autori comici si rivolgono non è più
composto da cittadini chiamati a fare una determinata scelta politica (votare gli orientamenti della Polis egemone), ma
da individui inseriti in un tessuto sociale costituito essenzialmente di rapporti personali e familiari, che si recano a
teatro per svagarsi dopo le occupazioni quotidiane. Per essere coinvolti emotivamente devono immedesimarsi nelle
vicende rappresentate e ritrovarvi le stesse situazioni che la sorte potrebbe riservare loro.
Già verso la fine del IV sec la Polis ateniese aveva cessato di erogare il theorikon, contributo che permetteva ai
cittadini meno abbienti di assistere agli spettacoli, ciò determinò un innalzamento del livello sociale del pubblico, che
venne a coincidere con il ceto medio: un pubblico di buona cultura che preferisce situazioni drammatiche più raffinate.
Il principio di verosomiglianza è alla base del nuovo modo di fare commedia, poiché quello che viene rappresentato
per essere accettato dal pubblico deve obbedire alle stesse regole di probabilità, di είκος, che governano la vita
quotidiana.
La commedia nuova
Si registra l’assenza dei temi di attualità politica che avevano caratterizzato la fase antica del genere: i soggetti sono
incentrati su conflitti familiari e su sentimenti intimi e personali come l’amore.
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Non compaiono più gli eroi né la straordinaria personalità del mito, sbeffeggiate e ridotte parodisticamente a misura
d’uomo. I personaggi sono individui comuni alle prese con i casi della vita: coppie separate da equivoci o
incomprensioni, figli ritrovati dopo essere stati abbandonati, parenti dai rapporti tesi.
Gli intrecci riflettono con verosomiglianza i sentimenti del pubblico, anche se la realtà rispecchiata non è più quella
collettiva della Polis ma quella privata dei singoli.
I personaggi rappresentano fedelmente l’umanità nelle sue diverse sfaccettature psicologiche, sono dunque dei
caratteri.
I procedimenti di rottura dell’illusione scenica e le provocazioni al pubblico sono drasticamente ridotti: con la
chiusura della quarta parete che separa il pubblico dalla scena, la commedia si trasforma in opera di fiction dotata di
una sua autonomia narrativa.
Menandro
Dalle fonti sappiamo che scrisse più di 100 commedie, lunghe circa 1000 versi e che ebbe in tutto 8 vittorie. in tutto di
Menandro abbiamo 5 commedie dalla cronologia incerta. I titoli ci fanno pensare ai tipi fissi.
Le commedie
Ebbero un grande successo nell’antichità, ma andarono perdute nel medioevo, quando continuarono a circolare
soltanto citazioni di carattere gnomico. Solo in seguito furono riscoperti alcuni frammenti in pergamene o papiracei.
Drammaturgia
Uno degli aspetti principali è la prevedibilità dei suoi soggetti. tutte le opere pervenute presentano la medesima trama
essenziale: una coppia di giovani deve superare uno o più ostacoli per realizzare o ricomporre il proprio matrimonio.
questo nucleo principale è poi arricchito da situazioni ricorrenti, come la violenza arrecata a una fanciulla da un
giovane prima delle nozze o l'esposizione di un figlio illegittimo e il [Link] lieto fine è immancabile.
Per sorprendere e divertirsi il pubblico crea intrecci molto complessi, in cui è il caso, la Τύχη, a intervenire per
rompere l’equilibrio iniziale, mettendo in moto gli [Link] la caduta del bisbetico nel pozzo.
Alla sorte si aggiunge l’intervento degli uomini, che si frappongono ai progetti dei giovani innamorati o complicano la
situazione nel tentativo di risolverla.
Per seguire trame tanto intricate, il pubblico deve essere preparato. a questo serve il prologo, nel quale una divinità
onnisciente, si rivolge direttamente agli spettatori per spiegare l’antefatto, presentare personaggi principali e
preannunciare l’epilogo.
Non ci sono divinità ma per personificazioni di concetti astratti con un chiaro valore allegorico: άγνοια (noia) e τύχη.
Il prologo divino era già stato usato da Euripide, anche la ripetitività dei soggetti le cui trame erano molto più
fantasiose, contribuisce ad assimilarla alla tragedia, che attingeva da miti largamente noti al pubblico.
Alcuni monologhi e discorsi dei personaggi hanno infine una gravità che ricorda le rheseis dei testi tragici.
È il criterio della verosimiglianza a ispirare menandro nell’ideazione delle trame, che non ammettono alcuna intrusione
dell’elemento fantastico o surreale.
gli spazi, le abitudini di vita, le istituzioni e gli eventi riflettono la realtà nella quale autore e pubblico vivono.
Vediamo una riduzione dei procedimenti di rottura dell’illusione scenica, limitati al prologo, all’esodo e a qualche raro
appello agli spettatori.
I personaggi
Rappresentano uno spaccato della società del suo tempo. Rispecchiano il ceto medio-alto dei proprietari terrieri con la
loro aspirazione a una vita privata serena, della quale rivestono un ruolo fondamentale l’armonia familiare e il
benessere economico.
Al centro delle aspettative dei giovani vi è sempre un matrimonio felice, fondato sull’amore, mentre il mondo degli
adulti appare più sfaccettato, dominato dall’avidità ma anche da un autentico spirito di solidarietà.
Vediamo che rispetto alla commedia di mezzo non ci sono più personaggi con tratti somatici specifici, rappresentati
dalle maschere, e caratteristiche morali ben precise.
In Menandro troviamo soltanto un trattamento caricaturale di alcuni personaggi minori, come i servi e i cuochi.
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È soprattutto l’introspezione psicologica a fare emergere una complessità caratteriale. la contrapposizione tra figure
positive e negative si dissolve di fronte all’analisi delle motivazioni profonde che spingono gli individui ad agire in un
determinato modo.
È possibile un’evoluzione nel comportamento degli antagonisti e il loro reinserimento nel sistema dei rapporti civili,
cosa che non accadeva in Aristofane.
Il messaggio morale
Fiducia nella possibilità degli uomini di comunicare e superare le divergenze che gli separano. Viene amplificata la
dimensione sociale dal momento che non c’è un interesse nella politica. il luogo privilegiato è il microcosmo della
famiglia, la comunità in cui l’individuo è inserito, nella quale la convivenza civile si dovrebbe fondare sulla filantropia,
la comprensione reciproca e la disponibilità ad aiutare il prossimo, il nome della comune appartenenza al genere
umano.
La società rappresentata rispecchia ancora le distinzioni tra liberi e schiavi, tra greci e stranieri, tra individui di nascita
legittima e illegittima, ma non le traspone mai sul piano etico: l’integrità morale e lo spirito di fratellanza sono la
misura con cui valutare gli uomini, a prescindere dalla loro origine sociale o etnica.
L’ottimismo sulla socialità dell’uomo è però compensato da un pessimismo di fondo della concezione della realtà,
dominata dal caso. i tentativi messi in atto dai personaggi per risolvere le difficoltà non vanno mai a buon fine.
spesso è il caso a generare il disordine iniziale e gli uomini non fanno che ingarbugliare ulteriormente la vicenda, finché
non interviene il caso a chiarire gli equivoci. L’uomo è dunque impotente di fronte alla casualità degli eventi.
2) Italiano: Ginestra Leopardi e Mastro don Gesualdo Verga
La ginestra Leopardi
La Ginestra è una lirica di 317 versi, nella quale protagonista è questo umile fiore, la ginestra, che si trova sul pendio
del Vesuvio, espressione della potenza della Natura poiché si tratta di un vulcano attivo che da un momento all’altro può
seppellire interi paesi e sulle falde del Vesuvio, nel passato, hanno abitato intere ed intere città e civiltà che adesso non
esistono più, poiché distrutte dalla lave del Vesuvio.
afferma ironicamente che gli uomini credono di essere capaci di dominare il mondo e la natura e di avere in mano le
“magnifiche sorti e progressive”, ovvero il progresso; ma in realtà gli uomini non devono convincersi di essere così
potenti, di essere capaci di dominare la Natura, sono soltanto illusi, poiché basta il soffio della Natura che distrugge
tutte le loro illusioni.
Quell’umile fiore della ginestra verrebbe distrutto dalla lave del Vesuvio, e tuttavia nonostante questa realtà profonda,
l’umile fiore, per tutto il tempo che gli è dato di vivere e stare lungo il pendio del Vesuvio, deve allietare tutti coloro che la
guardano e deve diffondere il suo profumo, NON RINUNCIANDO MAI ALLA VITA.
Allo stesso modo gli uomini, pur essendo consapevoli della loro sofferenza e del loro triste destino di morte, devono
stringersi in una “social catena” e devono lottare,combattere e affermare la loro umanità e devono ergersi con tutto il
loro eroismo contro la Natura.
Si tratta di una poetica eroica e utopistica, ma pur sempre una forma di contrapposizione alla forza della Natura; questa
è proprio la novità dell’ultimo Leopardi e rappresenta il testamento che il poeta lascia a tutte le generazioni future, che
non è un testamento di rinuncia e nichilismo, ma al contrario è un testamento eroico che esorta gli uomini ad aprire gli
occhi a non fingere di essere ciò che non sono perché gli uomini non sono così potenti come credono, perché la Natura
è più forte dell’uomo e basta un soffio della Natura non l’uomo non esiste più. “
L’esempio che Leo porta nella Ginestra, è quello di albero di mele, i cui frutti cadono sopra un formicaio, causando la
morte di tutte le formiche; è simbolicamente ciò che può succedere agli uomini.
È chiaro che gli uomini devono combattere contro la Natura, ma è anche vero che tutti gli uomini devono essere
consapevoli della loro debolezza e fare di tutte per aiutarsi; diversamente da ciò che Leo pensava si può affermare che
si tratta anche di un messaggio “religioso”, si tratta di un messaggio di vita, non di morte. È pessimista come lo sono
tutti coloro che hanno consapevolezza nel mondo, ma è un pessimismo attivo ed eroico ha grande fiducia nella poesia.
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Il progresso per Verga
Verga, nella prefazione ai Malavoglia, descrive il progresso come una fiumana inarrestabile che procede attraverso una
dura lotta di selezione degli uomini, riprendendo la teoria darwiniana della lotta di selezione della specie.
La corsa impetuosa di questo fiume, se vista da lontano, appare imponente e priva di fratture ma, vista da vicino, rivela
tutti i risvolti negativi che porta con sé, con i soprusi che i deboli devono subire da parte dei più forti. Verga si propone di
osservare da vicino lo scorrere del progresso, e quindi ne osserva le vittime, rendendole protagoniste di tutte le sue
opere. Possiamo così notare che, pur teorizzando una concezione positiva del progresso, Verga ne sottolinei
soprattutto le conseguenze nefaste sulla vita di coloro che dal progresso vengono sconfitti.
Il progresso quindi per Verga non porta felicità: il pensiero è in contrapposizione all’entusiasmo positivistico, in quanto
l’autore nega che il progresso porti serenità e felicità. L’uomo che tende ai ben materiali e ha ambizioni elevate si logora
giorno dopo giorno e in particolare i poveri e i deboli vengono soggiogati dal progresso che li travolge proprio come un
fiume che straripa nella stagione delle piogge.
MASTRO DON GESUALDO
Il secondo romanzo del ciclo dei "Vinti" è Mastro-don Gesualdo, che uscì in rivista nel 1888 e in volume l'anno
successivo.
L'intenzione iniziale era quella di raffigurare un arrampicatore sociale: un "mastro" che diventando ricco si merita il titolo
di don, senza però riuscire a far dimenticare le sue origini.
L'azione si svolge tra il 1820-21 e il 1848-49, fra la provincia di Catania e Palermo.
Il romanzo è composto di ventuno capitoli, riuniti in quattro parti: essi seguono, per episodi, i momenti culminanti della
vita del protagonista.
Nel Mastro don Gesualdo Verga resta fedele al metodo dell'impersonalità, adottato già nei Malavoglia, ma allo stesso
tempo deve adeguarlo a una materia diversa. Non è più un mondo arcaico e rurale quello descritto, ma il mondo
moderno della borghesia in ascesa; non c'è più una sola classe sociale ma un mondo stratificato che va dai contadini
della provincia catanese all'aristocrazia siciliana. "Mastro-don Gesualdo" è una critica acuta della società siciliana
dell'epoca, mostrando le profonde disuguaglianze e le barriere sociali che impediscono la vera mobilità sociale. Verga
usa uno stile sobrio e realistico per descrivere i personaggi e le loro vicende, offrendo un ritratto impietoso della lotta
per il potere e la dignità in una società rigidamente stratificata.
trama: La trama si sviluppa intorno alle vicende personali e familiari di Gesualdo, evidenziando il contrasto tra la sua
ambizione e la realtà sociale del tempo. La storia inizia con il matrimonio di Gesualdo con Bianca Trao, una nobildonna
decaduta.
Nonostante le sue speranze di elevarsi socialmente attraverso questa unione, Gesualdo si trova intrappolato in un
matrimonio infelice, caratterizzato dall'infedeltà di Bianca e dalla disapprovazione della sua famiglia. La narrazione
segue la progressiva ascesa di Gesualdo e le sue difficoltà a ottenere il riconoscimento sociale. Gli ostacoli e le
umiliazioni che subisce dai nobili locali, insieme ai conflitti all'interno della sua stessa famiglia, lo portano a una
crescente solitudine e amarezza. Il romanzo culmina con la malattia di Gesualdo e la sua morte, abbandonato e tradito
da coloro per i quali aveva sacrificato tanto.
3)Latino: la Pharsalia di Lucano
Il Bellum civile (guerra civile), anche conosciuto come Pharsalia (funerale del mondo) è un’opera in 10 libri di Lucano
che descrive la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Il termine Pharsalia deriva dalla battaglia di Farsàlo, il momento più
significativo del conflitto, anche se la narrazione, essendo incompleta si ferma ben prima: all’insurrezione ad
Alessandria d’Egitto contro Cesare.
Il ritorno all'epica storica
Il poema epico sulla guerra civile tra Cesare e Pompeo segna un forte stacco rispetto alla precedente produzione del
poeta. Dai titoli delle opere perdute sembra infatti si possa cogliere una totale adesione ai gusti e alle direttive culturali
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neroniane: l'Iliacon veniva incontro alla passione del principe per le antichità troiane; altre sue opere ben si inserivano
nel quadro di quella poesia di intrattenimento che l'imperatore pareva prediligere.
Anche se la Pharsalia non era fin dall'inizio in contrasto marcato con le tendenze culturali di Nerone, il modo in cui
Lucano sceglie di trattare l'argomento si risolve in un’esaltazione dell'antica libertà repubblicana, e in un'esplicita
condanna del regime imperiale.
La Pharsalia e il genere epico
La novità del poema lucaneo consiste non tanto nella scelta di un argomento storico, quanto nell'abbandono del
tradizionale apparato mitologico: nella Pharsalia non ci sono più dèi che prendono parte all’azione al fianco dei
protagonisti umani.
Per questo il poema fu aspramente criticato nell'antichità, come testimoniano la tradizione scolastica e i giudizi dei
grammatici (Servio) e dei retori (Quintiliano): la rinuncia agli interventi delle divinità, l'ordine della narrazione quasi
cronachistico" o annalistico', tipico più delle opere storiche che di quelle poetiche, e inoltre l’abuso delle sententiae sono
tra le critiche più spesso mosse alla Pharsalia.
La perdita del materiale storiografico a cui con ogni probabilità si rifaceva Lucano non permette, infatti, di verificare se il
poeta abbia seguito fedelmente le proprie fonti.
Di certo nel poema vengono fatte delle "deformazioni'’ della verità a fini ideologici, soprattutto per quel che riguarda
Pompeo, Cesare e i sostenitori: l'alterazione riguarda il modo di presentare alcuni degli avvenimenti tramandati dalle
fonti, o inserire episodi del tutto estranei alla realtà dei fatti, o appartenenti alla sfera del 'magico' e del soprannaturale, o
storicamente falsi.
La Pharsalia e l'Eneide: la distruzione dei miti augustei
Nella tradizione romana, a partire dal Bellum Poenicum di Nevio e dagli Annales di Ennio, il poema epico era stato
monumentum, celebrazione solenne delle glorie di Roma. E monumentum era stata anche l'epica 'omerica' di Virgilio.
Nelle mani di Lucano, il poema epico diventa invece la denuncia della guerra fratricida, del sovvertimento di tutti i valori,
dell'avvento di un'era di ingiustizia. L'inversione di prospettiva rispetto all'Eneide è netta e il poema è visto come di una
sorta di «anti-Eneide», e del suo autore come di un «anti-Virgilio». Virgilio diventa, così, il modello da rovesciare e
confutare.
La via che Lucano sceglie per sconfessare Virgilio è in primo luogo il mutamento dell'oggetto della poesia: non si tratta
più di rielaborare racconti mitici, ma di esporre, con sostanziale fedeltà, una storia recente e ben documentata, e
soprattutto universalmente conosciuta. Questa scelta programmatica di un episodio storico e vicino nel tempo spiega, in
larga parte, la rinuncia agli interventi delle divinità.
Nell’epos virgiliano il tema storico delle guerre civili era solo accennato; Lucano vuole invece riproporlo in tutta la sua
ineludibile realtà storica, presentando le conseguenze sulla storia successiva.
Lucano si propone di confutare e rovesciare puntualmente personaggi, scene e addirittura singole espressioni del
modello virgiliano.
Come il poema virgiliano, anche la Pharsalia si articola intorno a una serie di profezie, che però rivelano non le future
glorie di Roma, bensì la rovina che l'attende: la più importante è costituita appunto dalla nekyomantèia («negromanzia»)
del libro VI , in cui, introducendo il mondo dell'oltretomba, Lucano ricorda evidentemente la catábasi («discesa agli
Inferi») di Enea. La collocazione dell'episodio nel libro VI, come nel modello virgiliano, costituisce un probabile indizio
della posizione di centralità che Lucano intendeva accordargli nell'architettura del poema: questa, dunque, potrebbe
essere una conferma indiretta che la Pharsalia, nel progetto dell'autore, doveva svilupparsi in 12 libri, al pari dell'Eneide.
Un poema senza eroe: i personaggi della Pharsalia
La Pharsalia non ha, come l'Eneide, un personaggio principale, un eroe; l'azione del poema ruota soprattutto intorno
alle personalità di Cesare, di Pompeo e (in particolare nell'ultima parte) di Catone. Cesare domina a lungo la scena
con la sua malefica grandezza: spesso guidato dall'ispirazione momentanea, o addirittura dalla temerarietà, incarna il
furor che la Fortuna, scatena contro Roma.
Cesare rappresenta il trionfo di quelle forze irrazionali che nell'Eneide venivano domate e sconfitte: il furor, l'ira,
l'impatientia e una volontà di farsi superiore alle istituzioni dello stato sono le passioni che agitano il suo animo. anche
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la ferocia e la crudeltà: nella Pharsalia Lucano spoglia il suo personaggio del tratto principale della politica storica di
Cesare- la clemenza verso i vinti - anche a costo di stravolgere la verità storica.
Alla frenetica energia di Cesare si contrappone, fin dall'inizio del poema, una evidente passività da parte di Pompeo: un
personaggio in declino, affetto da una sorta di senilità politica e militare. Questo tipo di caratterizzazione serve tuttavia a
limitarne le responsabilità: è invece la brama di potere di Cesare, la principale responsabile della catastrofe che porterà
la Roma repubblicana al tracollo.
L'intento di Lucano è quello di fare di Pompeo una sorta di Enea cui il destino si mostra avverso: egli diviene una figura
'tragica', l'unica che subisce un'evoluzione psicologica. La Pharsalia rappresenta infatti la caduta di Pompeo dai vertici
più alti, mentre la Fortuna, un tempo così favorevole, gli si rivolge contro con ostile determinazione.
Alla fine, abbandonato dalla Fortuna, Pompeo va incontro a una sorta di 'purificazione': diviene consapevole della
malvagità dei fati e dell'inconsistenza della gloria terrena, comprendendo che la morte in nome di una causa giusta
costituisce l'unica via di riscatto morale.
4) Filosofia: Marx, il plusvalore
Marx si rende conto che il ciclo capitalistico non è più quello semplice della società pre capitalistica descrivibile con la
formula M-D-M (merce-denaro-merce). Tale formula allude al processo per cui una certa quantità di merce viene
trasformata in denaro e una certa quantità di denaro viene ri-trasformata in merce. Qui infatti il denaro serve solo per
acquistare la merce per necessità.
Il nuovo ciclo economico capitalistico è invece descrivibile con la formula D-M-D’ (denaro-merce-più denaro) in
quanto nella società borghese c’è il capitalista che investe denaro in una merce della quale intende ottenere più denaro
di quello investito.
A questo punto Marx si chiede da dove derivi il guadagno del capitalista, il plusvalore, se quando si acquista una
merce, si spende altrettanto denaro per acquistarla.
il plusvalore non deriva dallo scambio, ma dalla loro produzione. Dunque il guadagno del capitalista consiste nelle
giornate lavorative dell’operaio.
Il capitalista compra la forza lavoro dell’operaio pagandola come una qualsiasi merce, secondo il valore corrispondente
alla quantità di lavoro necessario per produrla: tale lavoro, nel caso dell’operaio, corrisponde al salario.
Tuttavia però l’operaio ha la capacità di produrre con il proprio lavoro un valore ben maggiore di quello che gli viene
corrisposto con il salario. Il plusvalore, quindi, deriva dal pluslavoro dell’operaio e si identifica con l’insieme del valore
da lui gratuitamente offerto al capitalista.
Con questa teoria Marx parla di sfruttamento capitalistico, che si identifica nel fatto che l’imprenditore utilizza la forza
lavoro degli operai salariati a suo vantaggio. Ciò avviene quando il capitalista dispone dei mezzi di produzione, mentre il
lavoratore risponde solo della propria energia lavorativa ed è quindi costretto a “vendersi” sul mercato per il salario.
Dal plusvalore deriva il profitto; plusvalore e profitto non sono tuttavia la stessa cosa, perché il profitto, pur
presupponendo il plusvalore, non coincide totalmente con esso. Ciò avviene, perché Marx fa una distinzione tra
capitale variabile e capitale costante. Il capitale variabile è quello che viene investito nei salari e nel fatto che i
lavoratori sono variabili, dipendono dal bisogno del capitalista, mentre il capitale costante è quello investito nei
macchinari e in tutto ciò di cui la fabbrica ha bisogno per [Link] momento che il plusvalore nasce in relazione ai
salari, ovvero al capitale variabile, il saggio (o tasso) del plusvalore risiede nel rapporto tra plusvalore e il capitale
variabile, secondo la seguente formula: guadagno totale/salari.
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Il capitalista, tuttavia non deve investire soltanto sui capitali variabili (salari), ma anche sui capitali costanti
(macchinari e impianti). Da qui nasce il saggio del profitto, che scaturisce dal rapporto tra il plusvalore da un lato e
la somma del capitale costante e variabile dall’altro: Il saggio del profitto è minore al saggio del plusvalore.
Le tendenze del sistema capitalistico
Poiché il capitalismo si regge sul ciclo D-M-D, il suo fine strutturale è la produzione della maggior quantità possibile di
plusvalore. Ciò fa sì che il capitalismo insegua tutte le vie possibili per raggiungere tale scopo, caratterizzandosi come
un tipo di società retto dalla logica del profitto privato, anziché dalla logica dell'interesse collettivo. Marx esamina le
varie strade da esso imboccate per il proprio auto-accrescimento, mostrando come tale sistema generi una serie di
contraddizioni che lo porteranno a morire.
In un primo momento il capitalista cerca di accrescere il plusvalore aumentando la durata della giornata lavorativa dei
propri operai. Questa dilatazione di orario, tuttavia, presenta dei limiti, poiché oltre un certo numero di ore, la forza
lavoro dell’operaio smetterà di essere produttiva. Più che sul prolungamento della giornata lavorativa (plusvalore
assoluto), il capitalismo deve puntare sulla riduzione delle ore lavorative (plusvalore relativo), aumentando però la
loro produttività. Da qui deriva la necessità strutturale, per il capitalista, di introdurre in continuazione nuovi e più
efficienti metodi e strumenti di lavoro, che rendano più produttivi gli operai.
La grande svolta della produzione capitalistica coincide con la nascita dell'industria meccanizzata, ovvero con
l'introduzione del «mezzo più potente per l'accorciamento del lavoro», capace di aumentare la quantità di merce
prodotta nello stesso tempo con lo stesso numero di operai, e quindi di erogare maggior plusvalore relativo. Non
avendo bisogno di riposo, le macchine permettono di aumentare anche il plusvalore assoluto, rendendo possibile il
prolungamento della giornata lavorativa. Inoltre rendendo meno faticose le operazioni lavorative, i capitalisti potevano
ricorrere anche alla forza-lavoro delle donne e dei bambini, meno costosa e più docile.
Le contraddizioni: L'aumento di produttività, dato dall'uso delle macchine, genera il fenomeno delle crisi di
sovrapproduzione. Mentre nei secoli precedenti le crisi erano provocate dalla scarsità dei beni, nella società
capitalistica dipendono da una sovrabbondanza di merci. Questo paradosso, è dovuto alla cosiddetta "anarchia della
produzione", per cui i capitalisti scelgono di investire nei settori dove il profitto è più alto, facendo sì che a un certo
punto si verifichi un eccesso di produzione di quel determinato tipo di merce rispetto alle esigenze di mercato.
Gli effetti della crisi di sovrapproduzione sono la distruzione da parte dei capitalisti dei beni in eccesso e la
disoccupazione. La necessità di un continuo rinnovamento tecnologico genera anche un altro inconveniente: la
caduta del saggio del profitto. Con questa espressione, Marx indica quella legge per cui, crescendo smisuratamente
il capitale costante rispetto al capitale variabile, diminuisce il saggio del profitto.
Il guadagno del capitalista non può aumentare all’infinito, ma è destinato a diminuire secondo la legge che Marx
chiama: caduta tendenziale del saggio del profitto. La progressiva diminuzione del saggio del profitto che si genera
della crescita smisurata del capitale costante, rispetto al capitale variabile. Per quanto elevato, il profitto risulterà
sempre più scarso rispetto a tutto il capitale impiegato.
La rivoluzione e la dittatura del proletariato
Per Marx, le contraddizioni del capitalismo si possono sanare soltanto attraverso la rivoluzione proletaria. In questa si
ha un processo di trasformazione globale della vecchia società borghese ad opera del proletariato, il quale si
impadronisce del potere politico, attuando il passaggio dal capitalismo al comunismo. Lo strumento della trasformazione
rivoluzionaria è costituito dalla socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio, poiché il passaggio di questi ultimi
dalle mani dei privati a quelle della comunità pone fine ai fenomeni del plusvalore e dello sfruttamento di classe.
I metodi per poter accedere al potere, sono normalmente legati a forme violente (come insegna la storia), ma, negli
ultimi anni Marx appare disposto ad ammettere anche la possibilità di una via "pacifica" al socialismo. Infatti violenta o
pacifica, la rivoluzione proletaria doveva mirare all'abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali.
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Dunque il compito del proletariato non era quello di impadronirsi della macchina statale borghese, per i suoi scopi, ma
quello di spezzarne i meccanismi istituzionali di fondo.
5) Storia: la società di massa
É caratterizzata da una diffusione di massa dei prodotti di consumo, disponibili illimitatamente. In sostanza, gli oggetti
vengono prodotti in serie e sono alla portata di tutti, nel mondo occidentale industrializzato.
La massa è un insieme omogeneo in cui i singoli individui scompaiono rispetto al gruppo. L’uomo è il più importante
soggetto politico e civile.
In questo tipo di società, i cittadini vivono negli agglomerati urbani e i loro rapporti sono regolati dalle grandi istituzioni
(stati, partiti e sindacati).
Gli individui non si limitano più a produrre ciò che consumano, ma partecipano all’economia di mercato comprando ciò
di cui hanno bisogno con il denaro ricavato dal lavoro.
I comportamenti quotidiani si uniformano, lo stile di vita che un tempo era riservato alle classi sociali più alte si diffonde
alla maggioranza della popolazione. Le trasformazioni politiche, economiche e culturali della seconda rivoluzione
industriale producono una società uniformata ed omogenea.
Alcuni vedono in questa trasformazione un momento positivo di affermazione della democrazia, altri scorgono
l’appiattimento delle personalità e il condizionamento della libertà di scelta.
Contraddizione: si ha un atteggiamento nazionalistico ci si pone il modo più altezzoso con altri paesi. Ogni paese tende
al proprio benessere e ciò sfocia nelle guerre.
L’espansione del settore terziario
Il settore terziario, ovvero quello che riguarda i servizi, acquista importanza. I lavoratori di questo settore entrano a far
parte del ceto medio, costituito dalla piccola borghesia.
I lavoratori autonomi aumentarono soprattutto per la diffusione degli esercizi commerciali, ma anche per la nascita di
nuovi mestieri. I dipendenti pubblici impiegati nei trasporti, nella sanità e nell’istruzione aumentano.
al contempo cresce anche il numero degli impiegati che, a differenza degli operai, svolgevano mansioni non manuali:
per distinguerli dalle tute blu degli operai, vennero chiamati colletti bianchi.
La piccola borghesia impiegatizia fa propri i valori tradizionali della borghesia, ovvero individualismo, rispettabilità,
proprietà privata, deferenza nei confronti delle gerarchie e patriottismo. Distanziandosi dei valori della classe operaia
quali solidarietà, spirito di classe e internazionalismo. Era lontana dai livelli dell’alta borghesia e più vicina a quelli dei
lavoratori specializzati che costituivano l’aristocrazia operaia. Questo ceto assume un ruolo importante sia in campo
politico che in campo economico.
Partiti di massa e sindacati
Nel primo ventennio del Novecento, la maggior parte dei Paesi dell’Europa Occidentale concessero il diritto di voto alla
totalità dei cittadini maschi maggiorenni, indipendentemente dal censo e dalla posizione sociale. In Italia, l’introduzione
del suffragio universale maschile avvenne nel 1912.
Mentre alla fine dell’ottocento solo Francia, Germania e Svizzera prevedevano il suffragio universale maschile.
L’estensione del diritto di voto provocò dei cambiamenti sostanziali nella vita politica, infatti i movimenti politici avevano
bisogno di conquistare il consenso di un numero maggiore di elettori. E si andò dunque affermando il modello del partito
politico di massa; con esso sorsero i sindacati a livello nazionale:
- Inghilterra: Trade Unions, 1868; - Francia: Confédération Générale du Travail, 1895; - Italia: Confederazione
Generale del Lavoro, 1906;
Si trattava del più grande fenomeno di associazionismo nella storia d’Europa.
Lo sciopero era lo strumento di lotta degli operai.
La vita quotidiana
La diffusione dei beni di consumo rese più comoda la vita di molti, insieme all’illuminazione elettrica, all’acqua potabile
alle automobili si diffusero anche i cosiddetti “mass media”, ovvero i mezzi di comunicazione di massa. La stampa
quotidiana e periodica incrementò la produzione e la vendita: aumentarono il numero di lettori e le testate.
La diffusione delle informazione permise l’allargarsi dell’opinione pubblica, in grado di influenzare anche la politica.
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Ci furono mutamenti sostanziali anche nel mondo della scuola: l’istruzione non venne più considerato un bene elitario
ma una opportunità ad offrire a tutti i cittadini.
La scuola diventa obbligatoria e gratuita, l'obiettivo era eliminare l’analfabetismo.
La moda: liberarsi del superfluo
L’espansione del mercato mondiale permise di utilizzare diversi tipi di tessuti. Anche i gusti mutarono, si affermò la
tendenza a privilegiare lo sfarzo.
La nuova tecnologia tessile portò alla creazione di fibre artificiali, e la distribuzione dei capi di vestiario iniziò a
diffondersi anche nei grandi magazzini, dove i prezzi erano più accessibili.
La nuova moda libera il corpo della donna dal superfluo, per recuperare un cultura del bello che esalta il comodo e
l’utile.
Le olimpiadi moderne
Nell’Ottocento, lo sport acquista importanza. L’Inghilterra inserisce per prima la ginnastica obbligatoria nelle scuole.
Pierre de Coubertin organizza le prime olimpiadi moderne ad Atene nel 1896. I giochi erano ben diversi da quelli del
passato.
6) Ed fisica: olimpiadi antiche e moderne
le Olimpiadi, pur mantenendo viva la fiamma dell'antico spirito olimpico, si sono evolute per riflettere i valori e
le aspirazioni di una società globalizzata e inclusiva, dimostrando come il progresso e l'innovazione possano
arricchire tradizioni millenarie.
Le Olimpiadi antiche nacquero nel 776 a.C. nella città di Olimpia, in Grecia, come parte di un festival
religioso dedicato a Zeus. Queste gare si svolgevano ogni quattro anni e costituivano una pausa dalle guerre,
permettendo ai Greci di tutte le città-stato di incontrarsi pacificamente. Le Olimpiadi antiche avevano un
carattere fortemente religioso e culturale, con i partecipanti che gareggiavano non solo per la gloria
personale, ma anche per onorare gli dei. Gli atleti gareggiavano in una varietà di eventi, tra cui la corsa, il
lancio del disco e del giavellotto, la lotta, il pugilato e il pentathlon. Le competizioni erano esclusivamente
maschili, e le donne non solo non potevano partecipare, ma nemmeno assistere. La vittoria portava onore e
rispetto, e i vincitori ricevevano una corona di ulivo, simbolo del loro trionfo.
Le Olimpiadi moderne, inaugurate ad Atene nel 1896 grazie all'impulso di Pierre de Coubertin, sono oggi un
evento globale che promuove l'inclusione e la diversità, con atleti di tutte le nazioni e di entrambi i sessi. Le
donne hanno gareggiato per la prima volta nei Giochi del 1900 a Parigi, e oggi partecipano in numero quasi
uguale agli uomini. Le Olimpiadi moderne comprendono un vasto assortimento di discipline, dai tradizionali
atletica leggera e nuoto ai più recenti eventi come il surf e lo skateboard.
Un'altra differenza significativa è la professionalizzazione degli atleti. Mentre nelle Olimpiadi antiche gli atleti
erano dilettanti, oggi molti sono professionisti che dedicano la loro vita all'allenamento. Le Olimpiadi moderne
sono anche caratterizzate da una forte componente commerciale e mediatica, con sponsor e diritti televisivi
che rappresentano una parte significativa dell'economia olimpica contemporanea.
Infine, il simbolismo delle Olimpiadi moderne, con i loro cerimoniali elaborati, la fiaccola olimpica e i cinque
cerchi che rappresentano l'unione dei cinque continenti, riflette un ideale di unità globale che va oltre il
semplice evento sportivo. Le Olimpiadi moderne promuovono la pace, la comprensione interculturale e i diritti
umani, ampliando i principi di fair play e rispetto delle Olimpiadi antiche.
7) Inglese: Modernism
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the advent of Modernism
The term 'Modernism' refers to an international movement which involved literature, music, the visual arts and
the cinema in the first decades of the 20th century. Modernism is the period after World War I. The horror of
the war had shaken the certainties of society, so new ideas in psychology, and philosophy encouraged
people. The Modernists wanted break with the past and bring innovations.
Main features of Modernism
All artistic forms of Modernism share many common features:
• the intentional distortion of shapes, as in the Cubist;
• the emphasis on subjectivity in literature. In fact the objectivity provided by narrator was abandoned in
favour of new techniques;
• the use of allusive language;
• the importance of unconscious as well as conscious life;
• the need to reflect the complexity of modern urban life in artistic form.
Towards a cosmopolitan literature
Novelist wanted to build a new system of references, with inspiration from classical cultures to create a new
subjective mythology. Artists regarded the past as a source which they could reshape in a personal, original
way.
Experimenting with new narrative techniques
The modern novelist rejected omniscient narration, so they experimented with new methods to portray the
individual consciousness; the viewpoint shifted from the external world to the internal world of a character's
mind. The analysis of a character consciousness was influenced by the theories about the simultaneous
existence. According to these theories, past experience is retained and the coexistence of the past in the
present determines the whole personality of each human being.
A different use of time
The treatment of time was also different. Time was subjective and internal. It was not necessarily the passing
of time tha revealed the truth about characters. The story might unfold in the course of a single day, by
observing the characters performing a common action, or by what Joyce called an ‘epiphany' - the sudden
revelation of an interior reality caused by trivial events of everyday life. Anche il trattamento del tempo era
diverso.
The stream-of-consciousness technique
The narrative technique that modern novelists mainly employed was the so-called stream of consciousness.
This definition was applied by literary critics to the kind of 20th-century fiction which focused on this inner
process. The interior monologue is the verbal expression of this psychic phenomenon.
THE INTERIOR MONOLOGUE (P. 182)
Subjective consciousness
At the beginning of the 20th century, writers gave more importance to subjective consciousness and
understood it was impossible to reproduce the complexity of the human mind using traditional techniques.
Novelists adopted the interior monologue to represent the unspoken activity of the mind before it is ordered
into speech.
Main features of the interior monologue
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• It is the verbal expression of a psychic phenomenon, the stream of consciousness.
• It is characterised by the frequent lack of chronological order.
• The narrator may be present.
• Formal logical order may be lost or lacking.
• The action takes place within the character's mind.
• Speech may be immediate.
8) Matematica
●La Derivata di una Funzione
○Tangente e rapporto incrementale: Il concetto di derivata ha rivoluzionato il modo in cui comprendiamo il cambiamento
e il progresso, fornendo gli strumenti matematici necessari per modellare e ottimizzare fenomeni dinamici.
Se consideriamo una funzione ad una variabile reale y=f(x) il rapporto incrementale in un suo punto è il rapporto tra la
variazione della funzione rispetto ad un generico incremento h a partire dal punto considerato.