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DM Rist Alberghi

Il decreto ministeriale del 12 aprile 1996 approva la regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione e esercizio di impianti termici alimentati da combustibili gassosi. Il documento stabilisce le disposizioni di sicurezza per impianti con portata termica superiore a 35 kW, specificando le misure da adottare per prevenire incendi e garantire la sicurezza. Sono incluse anche norme per l'installazione, il funzionamento e la manutenzione degli impianti, con riferimento a normative europee e italiane.

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Il decreto ministeriale del 12 aprile 1996 approva la regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione e esercizio di impianti termici alimentati da combustibili gassosi. Il documento stabilisce le disposizioni di sicurezza per impianti con portata termica superiore a 35 kW, specificando le misure da adottare per prevenire incendi e garantire la sicurezza. Sono incluse anche norme per l'installazione, il funzionamento e la manutenzione degli impianti, con riferimento a normative europee e italiane.

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4-5-1996 Supplemento ordinario alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n.

103

SOMMARIO
___________________

MINISTERO DELL’INTERNO

DECRETO MINISTERIALE 12 aprile 1996. - Approvazione della regola tecnica di


prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti
termici alimentati da combustibili gassosi ............................................................................................Pag. 5

ALLEGATO:

Titolo I: Generalità
1.1. Termini, definizioni e tolleranze dimensionali .................................................................................... » 7
1.2. Luoghi di installazione degli apparecchi a gas .................................................................................... » 9
Titolo II: Installazione all'aperto
2.1. Disposizioni comuni ............................................................................................................................ » 9
2.2. Disposizioni particolari........................................................................................................................ » 9
Titolo III: Installazione in locali esterni............................................................................................................. » 10
Titolo IV: Installazione in fabbricati destinati anche ad altro uso o in locali inseriti nella volumetria
del fabbricato servito
4.1. Disposizioni comuni ............................................................................................................................ » 10
4.2. Locali di installazione di apparecchi per la climatizzazione di edifici ed ambienti, per la
produzione centralizzata di acqua calda, acqua surriscaldata e/o vapore ............................................ » 12
4.3. Locali per forni da pane, lavaggio biancheria, altri laboratori artigiani e sterilizzazione .................... » 14
4.4. Locali di installazione di impianti cucina e lavaggio stoviglie ............................................................ » 15
4.5. Locali di installazione di generatori di aria calda a scambio diretto .................................................... » 16
4.6. Locali di installazione di moduli a tubi radianti................................................................................... » 18
4.7. Installazione all'interno di serre ........................................................................................................... » 19
Titolo V: Impianto interno di adduzione del gas
5.1. Generalità............................................................................................................................................. » 19
5.2. Materiali delle tubazioni ...................................................................................................................... » 19
5.3. Giunzioni, raccordi e pezzi speciali, valvole ....................................................................................... » 20
5.4. Posa in opera........................................................................................................................................ » 21
5.5. Gruppo di misurazione......................................................................................................................... » 24
5.6. Prova di tenuta dell'impianto interno ................................................................................................... » 24
Titolo VI: Disposizioni complementari
6.1. Impianto elettrico ................................................................................................................................. » 25
6.2. Mezzi di estinzione degli incendi......................................................................................................... » 26
6.3. Segnaletica di sicurezza ....................................................................................................................... » 26
6.4. Esercizio e manutenzione .................................................................................................................... » 26
Titolo VII: Impianti esistenti................................................................................................................................ » 26

Tavole ............................................................................................................................................................. » 27

-4-
4-5-1996 Supplemento ordinario alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 103

DECRETI, DELIBERE E ORDINANZE MINISTERIALI


MINISTERO DELL’INTERNO
DECRETO 12 aprile 1996
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio
degli impianti termici alimentati da combustibili gassosi.
IL MINISTRO DELL’INTERNO
Vista la legge 27 dicembre 1941, n. l570;
Visto l'art. 1 della legge 13 maggio 1961, n. 469;
Visto l'art 2 della legge 26 luglio 1965, n. 966;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547;
Vista la legge 6 dicembre 1971 n. 1083 - Norme per la sicurezza dell'impiego del gas combustibile;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;
Vista la direttiva del Consiglio delle Comunità europee 90/396/CEE del 29 giugno 1990 concernente il
ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri in materia di apparecchi a gas;
Visto il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626;
Rilevata la necessità di aggiornare le disposizioni di sicurezza antincendi per gli impianti di produzione calore
alimentati a combustibile gassoso;
Vista la regola tecnica elaborata dal Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi di cui
all’art. l0 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;
Visto l’art. 11 del citato decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;
Espletata la procedura di informazione prevista dalla legge 21 giugno 1986, n. 317;

Decreta:
Art. 1
Campo di applicazione
1 - Il presente decreto ha per scopo l'emanazione di disposizioni riguardanti la progettazione, la costruzione e
l'esercizio dei sotto elencati impianti termici di portata termica complessiva maggiore di 35 kW (convenzionalmente
tale valore è assunto corrispondente al valore di 30.000 kcal/h indicato nelle precedenti disposizioni), alimentati da
combustibili gassosi alla pressione massima di 0,5 bar ed individua le misure di sicurezza per il raggiungimento degli
obiettivi descritti nell’articolo 2:
a) climatizzazione di edifici e ambienti;
b) produzione centralizzata di acqua calda, acqua surriscaldata e/o vapore;
c) forni da pane e altri laboratori artigiani;
d) lavaggio biancheria e sterilizzazione;
e) cucine e lavaggio stoviglie.
Non sono oggetto del presente decreto gli impianti realizzati specificatamente per essere inseriti in cicli di
lavorazione industriale, gli apparecchi di tipo A, le stufe catalitiche, i nastri radianti e gli inceneritori.

2 - Più apparecchi termici alimentati a gas, di seguito denominati apparecchi, installati nello stesso locale o in locali
direttamente comunicanti sono considerati come facenti parte di un unico impianto, di portata termica pari alla somma
delle portate termiche dei singoli apparecchi. All’interno di una singola unità immobiliare adibita ad uso abitativo, ai
fini del calcolo della portata termica complessiva, non concorrono gli apparecchi domestici di portata termica singola
non superiore a 35 kW quali gli apparecchi di cottura alimenti, le stufe, i caminetti, i radiatori individuali, gli
scaldacqua unifamiliari, gli scaldabagno ed i lavabiancheria.
3 - Le disposizioni del presente decreto si applicano agli impianti di nuova realizzazione. Agli impianti esistenti
alla data di emanazione del presente decreto si applicano le disposizioni di cui al Titolo VII dell’allegata regola tecnica.

Art. 2
Obiettivi
Ai fini della prevenzione degli incendi ed allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla
salvaguardia delle persone, degli edifici e dei soccorritori, gli impianti di cui all’articolo precedente devono essere
realizzati in modo da:
evitare accumuli pericolosi di combustibile gassoso nei luoghi di installazione e nei locali direttamente
comunicanti con essi, nel caso di fuoriuscite accidentali del combustibile medesimo;

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4-5-1996 Supplemento ordinario alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 103

limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;


limitare, in caso di evento incidentale, danni ai locali vicini a quelli contenenti gli impianti;

Art.3
Disposizioni tecniche
Ai fini del raggiungimento degli obiettivi descritti è approvata la regola tecnica di prevenzione incendi allegata al
presente decreto.
Art. 4
Sicurezza degli apparecchi e relativi dispositivi
1. Gli apparecchi a gas che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 90/396/CEE del 29 giugno 1990 e i
relativi dispositivi di sicurezza, regolazione e controllo, devono essere muniti rispettivamente di marcatura CE e di
attestato di conformità ai sensi della citata direttiva.
2. Fino al 31 dicembre 1995 gli apparecchi e i dispositivi fabbricati in Italia, privi rispettivamente della marcatura
CE e dell’attestato di conformità, devono rispondere alle prescrizioni della legislazione italiana vigente. Comunque tali
apparecchi e dispositivi, immessi in commercio fino al 31 dicembre 1995 possono essere installati anche dopo tale data.
3. Gli apparecchi che non rientrano nel campo di applicazione della citata direttiva 90/396/CEE devono essere
costruiti secondo le regole della buona tecnica ai fini della salvaguardia della sicurezza ed essere rispondenti alla
vigente legislazione in materia. In ogni caso tali apparecchi dovranno essere dotati di dispositivi di sicurezza, di
regolazione e controllo, muniti di attestato di .conformità ai sensi della direttiva stessa.

Art. 5
Commercializzazione CEE
1. I prodotti legalmente riconosciuti in uno dei Paesi della Unione Europea sulla base delle norme armonizzate o
di norme o regole tecniche straniere riconosciute equivalenti, ovvero originari di paesi contraenti l’accordo CEE,
possono essere commercializzati in Italia per essere impiegati nel campo di applicazione disciplinato dal presente
decreto. Nelle more della emanazione di apposite norme armonizzate, agli estintori, alle porte e agli elementi di
chiusura per i quali è richiesto il requisito di resistenza al fuoco, nonché ai prodotti per i quali è richiesto il requisito di
reazione al fuoco, si applica la normativa italiana vigente, che prevede specifiche clausole di mutuo riconoscimento,
concordate con i servizi della commissione CEE, stabilite nei seguenti decreti del Ministero dell’Interno:
decreto 12 novembre 1990 per gli estintori portatili;
decreto 5 agosto 1991 per i materiali ai quali è richiesto il requisito di reazione al fuoco;
decreto 6 marzo 1992 per gli estintori carrellati;
decreto 14 dicembre 1993 per le porte e gli altri elementi di chiusura a cui è richiesto il requisito di resistenza al fuoco.

Art. 6
Disposizioni transitorie
l. Agli impianti esistenti alla data di emanazione del presente decreto e di portata termica superiore a 116 kW,
purché approvati e autorizzati dai competenti organi del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, in base alla previgente
normativa, non è richiesto alcun adeguamento, anche nel caso di aumento di portata termica, purché non superiore al
20% di quella già approvata od autorizzata e purché realizzata una sola volta.
2. Agli impianti esistenti alla data di emanazione del presente decreto e di portata termica non superiore a 116 kW,
purché realizzati in conformità alla previgente normativa, non è richiesto alcun adeguamento, anche nel caso di
aumento di portata termica, purché non superiore al 20% di quella esistente e purché realizzata una sola volta e tale da
non comportare il superamento della portata termica oltre i 116 kW.
3. In ogni caso successivi aumenti della portata termica realizzati negli impianti di cui ai precedenti commi,
richiedono l’adeguamento alle disposizioni del presente decreto.

Art. 7
Disposizioni finali
Fatto salvo quanto previsto nell'art. 6, del presente decreto, sono abrogate tutte le precedenti disposizioni
impartite in materia dal Ministero dell’Interno.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque
spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Roma, 12 aprile 1996
Il Ministro: CORONAS

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ALLEGATO

REGOLA TECNICA DI PREVENZIONE INCENDI PER LA PROGETTAZIONE,


LA COSTRUZIONE E L'ESERCIZIO DI IMPIANTI TERMICI ALIMENTATI
DA COMBUSTIBILI GASSOSI

TITOLO I
GENERALITÀ

1.1 TERMINI, DEFINIZIONI E TOLLERANZE DIMENSIONALI


Ai fini delle presenti disposizioni si applicano i termini, le definizioni e le
tolleranze dimensionali approvati con il d.m.30 novembre 1983. Inoltre, si definisce:
a) apparecchio di tipo A: apparecchio previsto per non essere collegato ad un
condotto o ad uno speciale dispositivo per l'evacuazione dei prodotti della
combustione all'esterno del locale di installazione;
b) apparecchio di tipo B: apparecchio previsto per essere collegato ad un condotto o
ad un dispositivo di evacuazione dei prodotti della combustione verso l'esterno. L'aria
comburente è prelevata direttamente dall'ambiente dove l'apparecchio è collocato;
c) apparecchio di tipo C: apparecchio con circuito di combustione a tenuta, che
consente l'alimentazione di aria comburente al bruciatore con prelievo diretto
dall'esterno e contemporaneamente assicura l'evacuazione diretta all’esterno di
prodotti della combustione;
d) condotte aerotermiche: condotte per il trasporto di aria trattata e/o per la ripresa
dell'aria degli ambienti serviti e/o dell'aria esterna da un generatore d'aria calda;
e) condotte del gas: insieme di tubi, curve, raccordi ed accessori uniti fra loro per la
distribuzione del gas. Le condotte oggetto della presente regola tecnica sono
comprese in una dalle seguenti specie definite nel d.m. 24.11.l984:
- 6a specie: condotte per pressioni massime di esercizio maggiori di 0,04 fino a 0,5 bar,
- 7a specie: condotte per pressioni massime di esercizio fino a 0,04 bar;
f) gas combustibile: ogni combustibile che è allo stato gassoso alla temperatura di 15
°C e alla pressione assoluta di 1.013 mbar, come definito nella norma EN 437;
g) generatore di aria calda a scambio diretto: apparecchio destinato al riscaldamento
dell'aria mediante produzione di calore in una camera di combustione con scambio
termico attraverso pareti dello scambiatore, senza fluido intermediario, in cui il flusso
dell'aria è mantenuto da uno o più ventilatori;

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h) impianto interno: complesso delle condotte compreso tra il punto di consegna del
gas e gli apparecchi utilizzatori (questi esclusi);
i) impianto termico: complesso dell'impianto interno, degli apparecchi e degli
eventuali accessori destinato alla produzione di calore;
l) modulo a tubo radiante: apparecchio destinato al riscaldamento di ambienti
mediante emanazione di calore per irraggiamento, costituito da una unità monoblocco
composta dal tubo o dal circuito radiante, dall'eventuale riflettore e relative staffe di
supporto, dall'eventuale scambiatore, dal bruciatore, dal ventilatore, dai dispositivi di
sicurezza, dal pannello di programmazione e controllo, dal programmatore e dagli
accessori relativi;
m) locale esterno: locale ubicato su spazio scoperto, anche in adiacenza all'edificio
servito, purché strutturalmente separato e privo di pareti comuni. Sono considerati
locali esterni anche quelli ubicati sulla copertura piana dell'edificio servito, purché
privo di pareti comuni;
n) locale fuori terra: locale il cui piano di calpestio è a quota non inferiore a quello
del piano di riferimento (Vedi tavola N. 1);
o) locale interrato: locale in cui l'intradosso del solaio di copertura è a quota
inferiore a + 0,6 m al di sopra del piano di riferimento (vedi tavole nn. 2A, 2B, 2C);
p) locale seminterrato: locale che non è definibile fuori terra nè interrato (vedi
tavola n.3);
q) piano di riferimento: piano della strada pubblica o privata o dello spazio scoperto
sul quale è attestata la parete nella quale sono realizzate le aperture di aerazione;
r) portata termica nominale: quantità di energia termica assorbita nell'unità di
tempo dall'apparecchio, dichiarata dal costruttore, espressa in kilowatt (kW);
s) pressione massima di esercizio: pressione massima relativa del combustibile
gassoso alla quale può essere esercito l’impianto interno;
t) punto di consegna del gas: punto di consegna del combustibile gassoso
individuato in corrispondenza:
- del raccordo di uscita del gruppo di misurazione;
- del raccordo di uscita della valvola di intercettazione, che delimita la porzione di
impianto di proprietà dell'utente, nel caso di assenza del gruppo di misurazione;
- del raccordo di uscita del riduttore di pressione della fase gassosa nel caso di
alimentazione da serbatoio;
u) serranda tagliafuoco: dispositivo di otturazione ad azionamento automatico
destinato ad interrompere il flusso dell'aria nelle condotte aerotermiche ed a garantire
la compartimentazione antincendio per un tempo prestabilito.

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1.2 LUOGHI DI INSTALLAZIONE DEGLI APPARECCHI


Gli apparecchi possono essere installati:
- all'aperto;
- in locali esterni;
- in fabbricati destinati anche ad altro uso o in locali inseriti nella volumetria del
fabbricato servito.
Gli apparecchi devono in ogni caso essere installati in modo tale da non essere esposti
ad urti o manomissioni.

TITOLO II
INSTALLAZIONE ALL'APERTO
2.1 DISPOSIZIONI COMUNI
Gli apparecchi installati all'aperto devono essere costruiti per tale tipo di
installazione.
E' ammessa l'installazione in adiacenza alla pareti dell'edificio servito alle seguenti
condizioni: la parete deve possedere caratteristiche di resistenza al fuoco almeno REI
30 ed essere realizzata con materiale di classe 0 di reazione al fuoco, nonché essere
priva di aperture nella zona che si estende, a partire dall'apparecchio, per almeno 0,5
m lateralmente e 1 m superiormente (vedi tavola 4).
Qualora la parete non soddisfi in tutto o in parte tali requisiti:
- gli apparecchi devono distare non meno di 0,6 m dalle pareti degli edifici, oppure
- deve essere interposta una struttura di caratteristiche non inferiori a REI 120 di
dimensioni superiori di almeno 0,50 m della proiezione retta dell’apparecchio
lateralmente ed 1 m superiormente.
2.2 DISPOSIZIONI PARTICOLARI
2.2.1 Limitazioni per gli apparecchi alimentati con gas a densità maggiore di 0,8.
Gli apparecchi devono distare non meno di 5 m da:
- cavità o depressioni, poste al piano di installazione degli apparecchi;
- aperture comunicanti con locali sul piano di posa degli apparecchi o con
canalizzazioni drenanti.
Tale distanza può essere ridotta del 50% per gli apparecchi di portata termica
inferiore a 116 kW.
2.2.2 Limitazioni per i generatori di aria calda installati all'aperto.
Nel caso il generatore sia a servizio di locali di pubblico spettacolo o di locali
soggetti ad affollamento superiore a 0,4 persone/m2, deve essere installata sulla
condotta dell’aria calda all’esterno dei locali serviti, una serranda tagliafuoco di
caratteristiche non inferiori a REI 30 asservita a dispositivo termico tarato a 80 °C o a

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impianto automatico di rivelazione incendio. Inoltre, nel caso in cui le lavorazioni o


le concentrazioni dei materiali in deposito negli ambienti da riscaldare comportino la
formazione di gas, vapori o polveri suscettibili di dare luogo ad incendi o esplosioni,
non è permesso il ricircolo dell'aria. Le condotte aerotermiche devono essere
conformi al punto 4.5.3
2.2.3 Tubi radianti installati all’aperto
E' permessa l'installazione di moduli con la parte radiante posta all'interno dei locali
ed il resto dell'apparecchio al di fuori di questi, purché la parete attraversata sia di
classe 0 di reazione al fuoco per almeno 1 m dall’elemento radiante. Per la parte
installata all'interno si applica quanto disposto al punto 4.6.

TITOLO III
INSTALLAZIONE IN LOCALI ESTERNI
I locali devono essere ad uso esclusivo e realizzati in materiali di classe 0 di reazione
al fuoco. Inoltre essi devono soddisfare i requisiti di ubicazione richiesti al Titolo II,
di aerazione richiesti al punto 4.1.2 e di disposizione degli apparecchi al loro interno,
richiesti al punto 4.1.3.

TITOLO IV
INSTALLAZIONE IN FABBRICATI DESTINATI ANCHE AD ALTRO USO O
IN LOCALI INSERITI NELLA VOLUMETRIA DEL FABBRICATO SERVITO
4.1 DISPOSIZIONI COMUNI
4.1.1 Ubicazione
a) Il piano di calpestio dei locali non può essere ubicato a quota inferiore a -5 m al di
sotto del piano di riferimento. Nel caso dei locali di cui al punto 4.2.6 è ammesso che
tale piano sia a quota più bassa e comunque non inferiore a -10 m dal piano di
riferimento.
b) Almeno una parete, di lunghezza non inferiore al 15% del perimetro, deve essere
confinante con spazio scoperto o strada pubblica o privata scoperta o nel caso di
locali interrati, con intercapedine ad uso esclusivo, di sezione orizzontale netta non
inferiore a quella richiesta per l'aerazione e larga non meno di 0,6 m ed attestata
superiormente su spazio scoperto o strada scoperta.
[Link] Limitazioni dell'ubicazione di apparecchi alimentati con gas a densità
maggiore di 0,8
L'installazione è consentita esclusivamente in locali fuori terra, eventualmente
comunicanti con locali anch’essi fuori terra. In entrambi i casi il piano di calpestio
non deve presentare avvallamenti o affossamenti tali da creare sacche di gas che
determinino condizioni di pericolo.

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4.1.2 Aperture di aerazione


I locali devono essere dotati di una o più aperture permanenti di aerazione realizzate
su pareti esterne di cui al punto 4.1.1, b); è consentita la protezione delle aperture di
aerazione con grigliati metallici, reti e/o alette antipioggia a condizione che non
venga ridotta la superficie netta di areazione.
Le aperture di aerazione devono essere realizzate e collocate in modo da evitare la
formazione di sacche di gas, indipendentemente dalla conformazione della copertura.
Nel caso di coperture piane tali aperture devono essere realizzate nella parte più alta
della parete di cui al punto 4.1.1, b).
Ai fini della realizzazione delle aperture di aerazione, la copertura è considerata
parete esterna qualora confinante con spazio scoperto e di superficie non inferiore al
50% della superficie in pianta del locale, nel caso dei locali di cui al punto 4.2 e al
20% negli altri casi.
Le superfici libere minime, in funzione della portata termica complessiva non devono
essere inferiori a (“Q” esprime la portata termica, in kW ed “S” la superficie, in cm2):
a) locali fuori terra: S ≥ Q × 10;
b) locali seminterrati ed interrati, fino a quota -5 m dal piano di riferimento:
S ≥ Q × 15;
c) locali interrati, a quota compresa tra -5 m e -10 m al di sotto del piano di
riferimento, (consentiti solo per i locali di cui al punto 4.2.): S ≥ Q × 20 (con un
minimo di 5.000 cm2).
Alle serre non si applicano tali valori.
In ogni caso ciascuna apertura non deve avere superficie netta inferiore a 100 cm2.
[Link] Limitazioni delle aperture di aerazione per gli apparecchi alimentati con
gas a densità maggiore di 0,8.
Almeno i 2/3 della superficie di aerazione devono essere realizzati a filo del piano di
calpestio, con un'altezza minima di 0,2 m. Le aperture di aerazione devono distare
non meno di 2 m, per portate termiche non superiori a 116 kW e 4,5 m per portate
termiche superiori, da cavità, depressioni o aperture comunicanti con locali ubicati al
di sotto del piano di calpestio o da canalizzazioni drenanti.
4.1.3 Disposizione degli apparecchi all'interno dei locali.
Le distanze tra un qualsiasi punto esterno degli apparecchi e le pareti verticali e
orizzontali del locale, nonché le distanze fra gli apparecchi installati nello stesso
locale devono permettere l'accessibilità agli organi di regolazione, sicurezza e
controllo nonché la manutenzione ordinaria.
4.2 LOCALI DI INSTALLAZIONE DI APPARECCHI PER LA
CLIMATIZZAZIONE DI EDIFICI ED AMBIENTI, PER LA PRODUZIONE
CENTRALIZZATA DI ACQUA CALDA, ACQUA SURRISCALDATA E/O VAPORE

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I locali devono essere destinati esclusivamente agli impianti termici.


4.2.1 Ubicazione
I locali non devono risultare sottostanti o contigui a locali di pubblico spettacolo, ad
ambienti soggetti ad affollamento superiore a 0,4 persone/m2 o ai relativi sistemi di
vie di uscita. Tale sottostanza o contiguità è tuttavia ammessa purché la parete
confinante con spazio scoperto, strada pubblica o privata scoperta, o nel caso di locali
interrati con intercapedine ad uso esclusivo, attestata superiormente su spazio
scoperto o strada scoperta, si estenda per una lunghezza non inferiore al 20% del
perimetro e la pressione di esercizio non superi i 0,04 bar.
4.2.2 Caratteristiche costruttive
I locali posti all'interno di fabbricati destinati anche ad altri usi devono costituire
compartimento antincendio.
Le strutture portanti devono possedere i requisiti di resistenza al fuoco non inferiore a
R 120, quelle di separazione da altri ambienti non inferiore a REI 120. Le strutture
devono essere realizzate con materiale di classe 0 di reazione al fuoco. Nel caso di
apparecchi di portata termica complessiva inferiore a 116 kW è ammesso che tali
caratteristiche siano ridotte a R60 e REI 60. Ferme restando le limitazioni di cui al
punto 4.2.4. l’altezza del locale di installazione deve rispettare le seguenti misure
minime, in funzione della portata termica complessiva:
- non superiore a 116 kW: 2,00 m;
- superiore a 116 kW e sino a 350 kW: 2,30 m;
- superiore a 350 kW e sino a 580 kW: 2, 60 m;
- superiore a 580 kW: 2,90 m.
4.2.3 Aperture di aerazione
La superficie di aerazione, calcolata secondo quanto impartito nel punto 4.1.2, non
deve essere in ogni caso inferiore di 3.000 cm2 e nel caso di densità maggiore di 0,8 a
5.000 cm2.
In caso di locali sottostanti o contigui a locali di pubblico spettacolo o soggetti ad
affollamento superiore a 0,4 persone/m2 o ai relativi sistemi di via di uscita, l’apertura
di aerazione si deve estendere a filo del soffitto, nella parte più alta della parete
attestata su spazio scoperto o su strada pubblica o privata scoperta o nel caso di locali
interrati, su intercapedine ad uso esclusivo attestata superiormente su spazio scoperto
o strada scoperta. La superficie netta di aerazione deve essere aumentata del 50%
rispetto ai valori indicati al punto 4.1.2 ed in ogni caso deve estendersi lungo almeno
il 70% della parete attestata sull’esterno, come sopra specificato, per una altezza, in
ogni punto, non inferiore a 0,50 m. Nel caso di alimentazione con gas a densità
superiore a 0,8, tale apertura deve essere realizzata anche a filo del pavimento nel
rispetto di quanto previsto al punto [Link].
4.2.4. Disposizione degli impianti all’interno dei locali

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Lungo il perimetro dell’apparecchio è consentito il passaggio dei canali da fumo e


delle condotte aerotermiche, delle tubazioni dell’acqua, gas, vapore e dei cavi elettrici
a servizio dell’apparecchio.
E’ consentita l’installazione a parete di apparecchi previsti per tale tipo di
installazione.
E’ consentito che più apparecchi termici a pavimento o a parete, previsti per il
particolare tipo di installazione, siano posti tra loro in adiacenza o sovrapposti, a
condizione che tutti i dispositivi di sicurezza e di controllo siano facilmente
raggiungibili.
Il posizionamento dei vari componenti degli impianti deve essere tale da evitare il
rischio di formazione di sacche di gas in misura pericolosa.
4.2.5 Accesso
L’accesso può avvenire dall’esterno da:
- spazio scoperto;
- strada pubblica o privata scoperta;
- porticati;
- intercapedine antincendio di larghezza non inferiore a 0,9 m;
oppure dall’interno tramite disimpegno, realizzato in modo da evitare la formazione
di sacche di gas, ed avente le seguenti caratteristiche:
a) impianti di portata termica non superiore a 116 kW: resistenza al fuoco della
struttura REI 30 e con porte REI 30;
b) impianti di portata termica superiore a 116 kW:
- superficie netta minima di 2 m2;
- resistenza al fuoco della struttura REI 60 e con porte REI 60;
- aerazione a mezzo di aperture di superficie complessiva non inferiore a 0,5 m2
realizzate su parete attestata su spazio scoperto, strada pubblica o privata scoperta,
intercapedine. Nel caso di alimentazione con gas a densità non superiore a 0,8, è
consentito l’utilizzo di un camino di sezione non inferiore a 0,1 m2.
Nel caso di locali ubicati all’interno del volume di fabbricati destinati, anche parzialmente a
pubblico spettacolo, caserme, attività comprese nei punti 51, 75, 84, 85, 86, 87, 89, 90, 92 e
94 (per altezza antincendio oltre 54 m), dell’allegato al d.m. 16 febbraio 1982 o soggetti ad
affollamento superiore a 0,4 persone per m2, l’accesso deve avvenire direttamente
dall’esterno o da intercapedine antincendio di larghezza non inferiore a 0,9 m.
[Link] Porte
Le porte dei locali e dei disimpegni devono:
- essere apribili verso l’esterno e munite di congegno di autochiusura, di altezza
minima di 2 m e larghezza minima 0,6 m.

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Per impianti con portata termica complessiva inferiore a 116 kW il senso di apertura
delle porte non è vincolato.
- possedere caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a REI 60 o REI 30, per impianti
di portata termica rispettivamente superiore e non a 116 kW. Alle porte di accesso diretto da
spazio scoperto, strada pubblica o privata, scoperta, o da intercapedine antincendio non è
richiesto tale requisito, purché siano in materiale di classe 0 di reazione al fuoco.
4.2.6 Limitazioni per l’installazione a quota inferiore a -5 m e sino a -10 m al
di sotto del piano di riferimento
a) Le aperture di aerazione e l’accesso devono essere ricavati su una o più
intercapedini antincendio, attestate su spazio scoperto, non comunicanti con alcun
locale e ad esclusivo uso del locale destinato agli apparecchi.
b) All’esterno del locale ed in prossimità di questo deve essere installata, sulla
tubazione di adduzione del gas, una valvola automatica del tipo normalmente chiuso
asservita al funzionamento del bruciatore e al dispositivo di controllo della tenuta del
tratto di impianto interno tra la valvola stessa e il bruciatore.
c) La pressione di esercizio non deve essere superiore a 0,04 bar.
4.3 LOCALI PER FORNI DA PANE, LAVAGGIO BIANCHERIA, ALTRI
LABORATORI ARTIGIANI E STERILIZZAZIONE
Gli apparecchi devono essere installati in locali a essi esclusivamente destinati o nei
locali in cui si svolgono le lavorazioni.
4.3.1 Caratteristiche costruttive
Le strutture portanti devono possedere i requisiti di resistenza al fuoco non inferiore a
R 60, quelle di separazione da altri ambienti non inferiore a REI 60. Per portate
termiche complessive fino a 116 kW, sono consentite strutture R/REI 30.
4.3.2. Accesso e comunicazioni
L’accesso può avvenire:
- direttamente dall’esterno, tramite porta larga almeno 0,9 m realizzata in materiale di
classe 0 di reazione al fuoco e/o;
- da locali attigui, purché pertinenti l’attività stessa, tramite porte larghe almeno 0,9
m, di resistenza al fuoco non inferiore a REI 30, dotate di dispositivo di autochiusura
anche del tipo normalmente aperto purché asservito ad un sistema di rivelazione
incendi.
4.4 LOCALI DI INSTALLAZIONE DI IMPIANTI CUCINA E LAVAGGIO
STOVIGLIE
I locali, fatto salvo quanto consentito nel successivo punto 4.4.3, devono essere
esclusivamente destinati agli apparecchi.
4.4.1 Caratteristiche costruttive

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4-5-1996 Supplemento ordinario alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 103

Le strutture portanti devono possedere resistenza al fuoco non inferiore a R 120,


quelle di separazione da altri ambienti non inferiore a REI 120. Per impianti di
portata termica complessiva fino a 116 kW sono consentite caratteristiche R/REI 60.
4.4.2. Accesso e comunicazioni
L’accesso può avvenire direttamente:
- dall’esterno, tramite porta larga almeno 0,9 m in materiale di classe 0 di reazione al
fuoco;
- e/o dal locale consumazione pasti, tramite porte larghe almeno 0,9 m di
caratteristiche almeno REI 60 per portate termiche superiori a 116 kW e REI 30 negli
altri casi, dotate di dispositivo di autochiusura anche del tipo normalmente aperto
purché asservito ad un sistema di rivelazione incendi.
E’ consentita la comunicazione con altri locali, pertinenti l’attività servita
dall’impianto, tramite disimpegno anche non aerato, con eccezione dei locali destinati
a pubblico spettacolo, con i quali la comunicazione può avvenire esclusivamente
tramite disimpegno avente le caratteristiche indicate al punto 4.2.5 - b),
indipendentemente dalla portata termica.
[Link]. Ulteriori limitazioni per gli apparecchi alimentati con gas a densità
maggiore di 0,8.
La comunicazione con caserme, locali soggetti ad affollamenti superiore a 0,4
persone/m2, locali di pubblico spettacolo o destinati alle attività di cui ai punti 51, 75,
84, 85, 86, 87 e 89 dell’allegato al d.m. 16 febbraio 1982, può avvenire
esclusivamente tramite disimpegno avente le caratteristiche indicate al punto 4.2.5 -
b), indipendentemente dalla portata termica.
4.4.3 Installazioni in locali in cui avviene anche la consumazione di pasti
L’installazione di apparecchi a servizio di cucine negli stessi locali di consumazione
pasti, è consentita alle seguenti ulteriori condizioni:
a) gli apparecchi utilizzati devono essere asserviti a un sistema di evacuazione forzata
(p.e.: cappa munita di aspiratore meccanico);
b) l’alimentazione del gas alle apparecchiature deve essere direttamente asservita al
sistema di evacuazione forzata e deve interrompersi nel caso che la portata di questo
scenda sotto i valori prescritti in seguito; la riammissione del gas alle apparecchiature
deve potersi fare solo manualmente;
c) l’atmosfera della zona cucina, durante l’esercizio, deve essere mantenuta
costantemente in depressione rispetto a quella della zona consumazione pasti;
d) il sistema di evacuazione deve consentire l’aspirazione di un volume almeno
uguale a 1 m3/min di fumi per ogni kW di potenza assorbita dagli apparecchi ad esso
asserviti;

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4-5-1996 Supplemento ordinario alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 103

e) le cappe o i dispositivi similari devono essere costruiti in materiale di classe 0 di


reazione al fuoco e dotati di filtri per grassi e di dispositivi per la raccolta delle
eventuali condense;
f) tra la zona cucina e la zona consumazione pasti deve essere realizzata una
separazione verticale, pendente dalla copertura fino a quota 2,2 m dal pavimento, atta
ad evitare l’espandersi dei fumi e dei gas caldi in senso orizzontale all’interno del
locale, in materiale di classe 0 di reazione al fuoco ed avente adeguata resistenza
meccanica, particolarmente nel vincolo;
g) le comunicazioni dei locali con altri, pertinenti l’attività servita, deve avvenire
tramite porte REI 30 con dispositivo di autochiusura;
h) il locale consumazione pasti, in relazione all’affollamento previsto, deve essere
servito da vie di circolazione ed uscite, tali da consentire una rapida e sicura
evacuazione delle persone presenti in caso di emergenza.

4.5. LOCALI DI INSTALLAZIONE DI GENERATORI DI ARIA CALDA A


SCAMBIO DIRETTO
4.5.1 Locali destinati esclusivamente ai generatori
I locali e le installazioni devono soddisfare i requisiti richiesti al punto 4.2. E’ tuttavia
ammesso che i locali comunichino con gli ambienti da riscaldare attraverso le
condotte aerotermiche, che devono essere conformi al successivo punto 4.5.3. Inoltre:
- nel caso in cui le lavorazioni o le concentrazioni dei materiali in deposito negli
ambienti da riscaldare comportino la formazione di gas, vapori o polveri suscettibili
di dare luogo ad incendi o esplosioni non è permesso il ricircolo dell’aria;
- l’impianto deve essere munito di dispositivo automatico che consenta, in caso di
intervento della serranda tagliafuoco l’espulsione all’esterno dell’aria calda
proveniente dall’apparecchio;
- l’intervento della serranda tagliafuoco deve determinare automaticamente lo
spegnimento del bruciatore.
4.5.2 Locali di installazione destinati ad altre attività
E’ vietata l’installazione all’interno di: locali di pubblico spettacolo, locali soggetti ad
affollamento superiore a 0,4 persone/m2, locali in cui le lavorazioni o le
concentrazioni dei materiali in deposito negli ambienti da riscaldare comportino la
formazione di gas, vapori o polveri suscettibili di dare luogo ad incendi o esplosioni.
All’interno di autorimesse ed autofficine potranno essere consentiti solo gli
apparecchi rispondenti alle specifiche norme tecniche armonizzate.
[Link] Caratteristiche dei locali
Le pareti alle quali siano addossati, eventualmente, gli apparecchi devono possedere
caratteristiche almeno REI 30 ed in classe 0 di reazione al fuoco.

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Qualora non siano soddisfatti i requisiti di incombustibilità o di resistenza al fuoco,


l’installazione all’interno deve avvenire nel rispetto delle seguenti distanze:
- 0,60 m tra l’involucro dell’apparecchio e le pareti;
- 1,00 m tra l’involucro dell’apparecchio ed il soffitto.
Se tali distanze non sono rispettate, deve essere interposta una struttura di
caratteristiche non inferiori a REI 120 di dimensioni superiori di almeno 0,50 m della
proiezione retta dell’apparecchio. Inoltre le pareti attraversate, in corrispondenza
della condotta di scarico dei prodotti della combustione, devono essere
adeguatamente protette. I generatori con bruciatore atmosferico a tiraggio naturale
devono essere provvisti di un dispositivo antireflusso dei prodotti della combustione.
Nel caso di installazione in ambienti soggetti a depressione o nei quali le lavorazioni
comportano lo sviluppo di apprezzabili quantità di polveri incombustibili, gli
apparecchi con bruciatore atmosferico devono essere di tipo C.
[Link] Disposizione degli apparecchi
La distanza fra la superficie esterna del generatore di aria calda e della condotta di
evacuazione dei gas combusti da eventuali materiali combustibili in deposito deve
essere tale da impedire il raggiungimento di temperature pericolose ed in ogni caso
non inferiore a 4 m. Tali prescrizioni non si applicano agli apparecchi posti ad una
altezza non inferiore a 2,5 m dal pavimento per i quali sono sufficienti distanze
minime a 1,5 m.
Gli apparecchi possono essere installati a pavimento od a una altezza inferiore a 2,5
m, se protetti da una recinzione metallica fissa di altezza non inferiore a 1,5 m e
distante almeno 0,6 m e comunque posta in modo da consentire le operazioni di
manutenzione e di controllo.

4.5.3. Condotte aerotermiche


Le condotte devono essere realizzate in materiale di classe 0 di reazione al fuoco. I
giunti antivibranti devono essere di classe di reazione al fuoco non superiore a 2.
Negli attraversamenti di pareti e solai, lo spazio attorno alle condotte deve essere
sigillato con materiale in classe 0 e di reazione al fuoco, senza tuttavia ostacolare le
dilatazioni delle condotte stesse.
Le condotte non possono attraversare luoghi sicuri (che non siano spazi scoperti),
vani scala, vani ascensore e locali in cui le lavorazioni o i materiali in deposito
comportano il rischio di esplosione e/o incendio. L’attraversamento dei
soprarichiamati locali può tuttavia essere ammesso se le condotte o le strutture che le
racchiudono hanno una resistenza al fuoco non inferiore alla classe del locale
attraversato ed in ogni caso non inferiore a REI 30.

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Qualora le condotte attraversino strutture che delimitano compartimenti antincendio,


deve essere installata, in corrispondenza dell’attraversamento, almeno una serranda,
avente resistenza al fuoco pari a quella della struttura attraversata, azionata
automaticamente e direttamente da:
- rivelatori di fumo, installati nelle condotte, qualora gli apparecchi siano a servizio di
più di un compartimento antincendio e si effettui il ricircolo dell’aria;
- dispositivi termici, tarati a 80 °C, posti in corrispondenza delle serrande stesse negli
altri casi.
In ogni caso l’intervento della serranda deve determinare automaticamente lo
spegnimento del bruciatore.

4.6. LOCALI DI INSTALLAZIONE DI MODULI A TUBI RADIANTI


E’ vietata l’installazione all’interno di locali di pubblico spettacolo, locali soggetti ad
affollamento superiore a 0,4 persone/m2, locali in cui le lavorazioni o le
concentrazioni dei materiali in deposito negli ambienti da riscaldare comportino la
formazione di vapori e/o polveri suscettibili di dare luogo ad incendi e/o esplosioni.
4.6.1 Caratteristiche dei locali
Le strutture verticali e/o orizzontali su cui sono installati i moduli a tubi radianti
devono essere almeno REI 30 e in classe 0 di reazione al fuoco. I moduli devono
essere installati a non meno di 0,6 m dalle pareti.
4.6.2 Disposizione dei moduli all’interno dei locali
La distanza tra la superficie esterna del modulo ed eventuali materiali combustibili in
deposito ed il piano calpestabile deve essere tale da impedire il raggiungimento di
temperature pericolose ed in ogni caso non inferiore a 4 m.
4.7 INSTALLAZIONE ALL’INTERNO DI SERRE
L’installazione all’interno di serre deve avvenire nel rispetto delle seguenti distanze
minime da superfici combustibili:
- 0,60 m tra l’involucro dell’apparecchio e le pareti;
- 1,00 m tra l’involucro dell’apparecchio ed il soffitto.
Se tali distanze non sono rispettate, deve essere interposta una struttura di
caratteristiche non inferiori a REI 120 di dimensioni superiori di almeno 0,50 m della
proiezione retta dell’apparecchio.
L’aerazione deve essere assicurata da almeno un’apertura di superficie non inferiore a 100 cm2.
TITOLO V
IMPIANTO INTERNO DI ADDUZIONE DEL GAS
5.1 GENERALITÀ’

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Il dimensionamento delle tubazioni e degli eventuali riduttori di pressione deve essere


tale da garantire il corretto funzionamento degli apparecchi di utilizzazione.
L’impianto interno ed i materiali impiegati devono essere conformi alla legislazione
tecnica vigente.
5.2 MATERIALI DELLE TUBAZIONI
Possono essere utilizzati esclusivamente tubi idonei. Sono considerati tali quelli
rispondenti alle caratteristiche di seguito indicate e realizzate in acciaio, in rame o in
polietilene.
5.2.1. Tubi di acciaio
a) i tubi di acciaio possono essere senza saldatura oppure con saldatura longitudinale
e devono avere caratteristiche qualitative e dimensionali non inferiori a quelle
indicate dalla norma UNI 8863;
b) i tubi in acciaio con saldatura longitudinale, se interrati, devono avere
caratteristiche qualitative e dimensionali non inferiori a quelle indicate dalla norma
UNI 8488.
5.2.2 Tubi di rame
I tubi di rame, da utilizzare esclusivamente per le condotte del gas della VII specie
(pressione di esercizio non superiore a 0,04 bar) devono avere caratteristiche
qualitative e dimensionali non minori di quelle indicate dalla norma UNI 6507, serie
B. Nel caso di interramento lo spessore non può essere minore di 2,0 mm.
5.2.3 Tubi di polietilene
I tubi di polietilene, ammessi unicamente per l’interramento all’esterno di edifici,
devono avere caratteristiche qualitative e dimensionali non minori di quelle indicate
dalla norma UNI ISO 4437 serie S8, con spessore minimo di 3 mm.
5.3 GIUNZIONI, RACCORDI E PEZZI SPECIALI, VALVOLE
5.3.1. Tubazioni in acciaio
a) l’impiego di giunti a tre pezzi è ammesso esclusivamente per i collegamenti
iniziale e finale dell’impianto interno;
b) le giunzioni dei tubi di acciaio devono essere realizzate mediante raccordi con
filettatura o a mezzo saldatura di testa per fusione o a mezzo di raccordi flangiati;
c) nell’utilizzo di raccordi con filettatura è consentito l’impiego di mezzi di tenuta,
quali ad esempio canapa con mastici adatti (tranne per il gas con densità maggiore di
0,8), nastro di tetrafluoroetilene, mastici idonei per lo specifico gas. E’ vietato l’uso
di biacca, minio o altri materiali simili;
d) tutti i raccordi ed i pezzi speciali devono essere realizzati di acciaio oppure di
ghisa malleabile; quelli di acciaio con estremità filettate o saldate, quelli di ghisa
malleabile con estremità unicamente filettate;

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e) le valvole devono essere di facile manovrabilità e manutenzione e con possibilità


di rilevare facilmente le posizioni di aperto e di chiuso. Esse devono essere di acciaio,
di ottone o di ghisa sferoidale con sezione libera di passaggio non minore del 75% di
quella del tubo sul quale vengono inserite. Non è consentito l’uso di ghisa sferoidale
nel caso di gas con densità maggiore di 0,8.
5.3.2 Tubazioni in rame
a) le giunzioni dei tubi di rame devono essere realizzate mediante brasatura capillare forte;
b) i collegamenti mediante raccordi metallici a serraggio meccanico sono ammessi
unicamente nel caso di installazioni fuori terra e a vista o ispezionabili. Non sono
ammessi raccordi meccanici con elementi di materiale non metallico. I raccordi ed i
pezzi speciali possono essere di rame, di ottone o di bronzo. Le giunzioni miste, tubo
di rame con tubo di acciaio, devono essere realizzate mediante brasatura forte o
raccordi filettati;
c) non è ammesso l’impiego di giunti misti all’interno degli edifici, ad eccezione del
collegamento della tubazione in rame con l’apparecchio utilizzatore;
d) le valvole per i tubi di rame devono essere di ottone, di bronzo o di acciaio, con le
medesime caratteristiche di cui al punto 5.3.1 lettera e).
5.3.3 Tubazioni in polietilene
a) i raccordi ed i pezzi speciali devono essere realizzati in polietilene; le giunzioni
devono essere realizzate mediante saldatura di testa per fusione a mezzo di elementi
riscaldanti o mediante saldatura per elettrofusione o saldatura mediante appositi
raccordi elettrosaldabili;
b) le giunzioni miste, tubo di polietilene con tubo metallico, devono essere realizzate
mediante raccordi speciali (giunti di transizione) polietilene-metallo idonei per
saldatura o raccordi metallici filettati o saldati. Sono altresì ammesse giunzioni
flangiate;
c) le valvole per tubi di polietilene possono essere, oltre che dello stesso polietilene,
anche con il corpo di ottone, di bronzo o di acciaio, sempre con le medesime
caratteristiche di cui al punto 5.3.1. lettera e).
5.4 POSA IN OPERA
5.4.1 Percorso delle tubazioni
Il percorso tra punto di consegna ed apparecchi utilizzatori deve essere il più breve
possibile ed è ammesso:
a) all’esterno del fabbricato:
- interrato;
- in vista;
- in canaletta;
b) all’interno dei fabbricati:

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- in appositi alloggiamenti, in caso di edifici o locali destinati ad uso civile o ad


attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco;
- in guaina d’acciaio in caso di attraversamento di locali non compresi nei punti
precedenti, di androni permanentemente aerati, di intercapedini, a condizione che il
percorso sia ispezionabile.
Nei locali di installazione degli apparecchi il percorso delle tubazioni è consentito in vista.
Per le installazioni a servizio di locali o edifici adibiti ad attività industriali si
applicano le disposizioni previste dal D.M. 24 novembre 1984.
5.4.2 Generalità
a) le tubazioni devono essere protette contro la corrosione e collocate in modo tale da
non subire danneggiamenti dovuti ad urti.
b) è vietato l’uso delle tubazioni del gas come dispersori, conduttori di terra o
conduttori di protezione di impianti e apparecchiature elettriche, telefono compreso;
c) è vietata la collocazione delle tubazioni nelle canne fumarie, nei vani e cunicoli
destinati a contenere servizi elettrici, telefonici, ascensori o per lo scarico delle
immondizie;
d) eventuali riduttori di pressione o prese libere dell’impianto interno devono essere
collocati all’esterno degli edifici o, nel caso delle prese libere, anche all’interno dei
locali, se destinati esclusivamente all’installazione degli apparecchi.
Queste devono essere chiuse o con tappi filettati o con sistemi equivalenti;
e) è vietato l’utilizzo di tubi, rubinetti, accessori, ecc., rimossi da altro impianto già
funzionante;
f) all’esterno dei locali di installazione degli apparecchi deve essere installata, sulla
tubazione di adduzione del gas, in posizione visibile e facilmente raggiungibile una
valvola di intercettazione manuale con manovra a chiusura rapida per rotazione di 90°
ed arresti di fine corsa nelle posizioni di tutto aperto e di tutto chiuso;
g) per il collegamento dell’impianto interno finale, e iniziale (se alimentato tramite
contatore), devono essere utilizzati tubi metallici flessibili continui.
h) nell’attraversamento di muri la tubazione non deve presentare giunzioni o
saldature e deve essere protetta da guaina murata con malta di cemento.
Nell’attraversamento di muri perimetrali esterni, l’intercapedine fra guaina e
tubazione gas deve essere sigillata con materiali adatti in corrispondenza della parte
interna del locale, assicurando comunque il deflusso del gas proveniente da eventuali
fughe mediante almeno uno sfiato verso l’esterno;
i) è vietato l’attraversamento di giunti sismici;
l) le condotte, comunque installate, devono distare almeno 2 cm dal rivestimento
della parete o dal filo esterno del solaio;

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m) fra le condotte ed i cavi o tubi di altri servizi deve essere adottata una distanza
minima di 10 cm; nel caso di incrocio, quando tale distanza minima non possa essere
rispettata, deve comunque essere evitato il contatto diretto interponendo opportuni
setti separatori con adeguate caratteristiche di rigidità dielettrica e di resistenza
meccanica; qualora, nell’incrocio, il tubo del gas sia sottostante a quello dell’acqua,
esso deve essere protetto con opportuna guaina impermeabile in materiale
incombustibile o non propagante la fiamma;

5.4.3 Modalità di posa in opera all’esterno dei fabbricati


[Link] Posa in opera interrata
a) tutti i tratti interrati delle tubazioni metalliche devono essere provvisti di un
adeguato rivestimento protettivo contro lo corrosione ed isolati, mediante giunti
dielettrici, da collocarsi fuori terra, nelle immediate prossimità delle risalite della
tubazione;
b) le tubazioni devono essere posate su un letto di sabbia lavata, di spessore minimo
100 mm, e ricoperte, per altri 100 mm, di sabbia dello stesso tipo. Per le tubazioni in
polietilene è inoltre necessario prevedere, a circa 300 mm sopra la tubazione, la
sistemazione di nastri di segnalazione;
c) l’interramento della tubazione, misurato fra la generatrice superiore del tubo ed il
livello del terreno, deve essere almeno pari a 600 mm. Nei casi in cui tale profondità
non possa essere rispettata occorre prevedere una protezione della tubazione con

tubi di acciaio, piastre di calcestruzzo o con uno strato di mattoni pieni;


d) le tubazioni interrate in polietilene devono essere collegate alle tubazioni
metalliche prima della fuoriuscita dal terreno e prima del loro ingresso nel fabbricato;
e) le tubazioni metalliche interrate devono essere protette con rivestimento esterno
pesante, e devono essere posate ad una distanza reciproca non minore del massimo
diametro esterno delle tubazioni (ivi compresi gli spessori delle eventuali guaine).
Nel caso di parallelismi, sovrappassi e sottopassi tra i tubi del gas e altre
canalizzazioni preesistenti, la distanza minima, misurata fra le due superfici
affacciate, deve essere tale da consentire gli eventuali interventi di manutenzione su
entrambi i servizi.
[Link] Posa in opera in vista
1) Le tubazioni installate in vista devono essere adeguatamente ancorate per evitare
scuotimenti, vibrazioni ed oscillazioni. Esse devono essere collocate in posizione tale
da impedire urti e danneggiamenti e ove necessario, adeguatamente protette.
2) Le tubazioni di gas di densità non superiore a 0,8 devono essere contraddistinte
con il colore giallo, continuo o in bande da 20 cm, poste ad un distanza massima di 1

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m l’una dall’altra. Le altre tubazioni di gas devono essere contraddistinte con il colore
giallo, a bande alternate da 20 cm di colore arancione. All’interno dei locali serviti
dagli apparecchi le tubazioni non devono presentare giunti meccanici.
[Link] Posa in opera in canaletta
Le canalette devono essere:
- ricavate nell’estradosso delle pareti;
- rese stagne verso l’interno delle pareti nelle quali sono ricavate mediante idonea
rinzaffatura di malta di cemento;
- nel caso siano chiuse, dotate di almeno due aperture di ventilazione verso l’esterno
di almeno 100 cm2 cadauna, poste nella parte alta e nella parte bassa della canaletta.
L’apertura alla quota più bassa deve essere provvista di rete tagliafiamma e, nel caso
di gas con densità superiore a 0,8, deve essere ubicata a quota superiore del piano di
campagna;
- ad esclusivo servizio dell’impianto;
5.4.4 Modalità di posa in opera all’interno dei fabbricati
[Link] Posa in opera in appositi alloggiamenti
L’installazione in appositi alloggiamenti è consentita a condizione che:
- gli alloggiamenti siano realizzati in materiale incombustibile, di resistenza al fuoco
pari a quella richiesta per le pareti del locale o del compartimento attraversato ed in
ogni caso no inferiore a REI 30;
- le canalizzazioni non presentino giunti meccanici agli interni degli alloggiamenti
non ispezionabili;
- le pareti degli alloggiamenti siano impermeabili ai gas;
- siano ad esclusivo servizio dell’impianto interno;
- gli alloggiamenti siano permanentemente aerati verso l’esterno con apertura alle due
estremità; l’apertura di aerazione alla quota più bassa deve essere provvista di rete
tagliafiamma, e nel caso di gas con densità maggiore di 0,8, deve essere ubicata a
quota superiore al piano di campagna, ad una distanza misurata orizzontalmente di
almeno 10 metri da altre aperture alla stessa quota o a quota inferiore.
[Link] Posa in opera in guaina
Le guaine devono essere:
- in vista;
- di acciaio di spessore minimo di 2 mm e di diametro superiore di almeno 2 cm a
quello della tubazione del gas;
- le guaine devono essere dotate di almeno uno sfiato verso l’esterno. Nel caso una
estremità della guaina sia attestata verso l’interno, questa dovrà essere resa stagna
verso l’interno tramite sigillatura in materiale incombustibile;

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- le tubazioni non devono presentare giunti meccanici all’interno delle guaine;


- sono consentite guaine metalliche o di plastica, non propagante la fiamma,
nell’attraversamento di muri o solai esterni. Nell’attraversamento di elementi portanti
orizzontali, il tubo deve essere protetto da una guaina sporgente almeno 20 mm dal
pavimento e l’intercapedine fra il tubo e il tubo guaina deve essere sigillata con
materiali adatti (ad esempio asfalto, cemento, plastico e simili). E vietato l’impiego di
gesso.
Nel caso di androni fuori terra e non sovrastanti piani cantinati è ammessa la posa in
opera delle tubazioni sotto pavimento, protette da guaina corredata da sfiati alle
estremità verso l’esterno. Nel caso di intercapedini superiormente ventilate ed
attestate su spazio scoperto non è richiesta la posa in opera in guaina, purché le
tubazioni siano in acciaio con giunzioni saldate.

5.5 GRUPPO DI MISURAZIONE


Il contatore del gas deve essere installato all’esterno in contenitore o nicchia aerata
oppure all’interno in locale o in nicchia entrambi aerati direttamente dall’esterno.

5.6 PROVA DI TENUTA DELL’IMPIANTO INTERNO


- La prova di tenuta deve essere eseguita prima di mettere in servizio
l’impianto interno e di collegarlo al punto di consegna e agli apparecchi.
Se qualche parte dell’impianto non è in vista, la prova di tenuta deve precedere la
copertura della tubazione. La prova dei tronchi in guaina contenenti giunzioni saldate
deve essere eseguite prima del collegamento alle condotte di impianto.
- La prova va effettuata adottando gli accorgimenti necessari per l’esecuzione in
condizioni di sicurezza e con le seguenti modalità:
a) si tappano provvisoriamente tutti i raccordi di collegamento agli apparecchi e al
contatore;
b) si immette nell’impianto aria od altro gas inerte, fino a che sia raggiunta una
pressione pari a:
- impianti di 6a specie: 1 bar,
- impianti di 7a specie: 0,1 bar (tubazioni non interrate), 1 bar (tubazioni interrate);
c) dopo il tempo di attesa necessario per stabilizzare la pressione (comunque non
minore di 15 min.), si effettua una prima lettura della pressione, mediante un
manometro ad acqua od apparecchio equivalente, di idonea sensibilità minima;
d) la prova deve avere la durata di:
- 24 ore per tubazioni interrate di 6a specie;
- 4 ore per tubazioni non interrate di 6a specie;
- 30 min per tubazioni di 7a specie;

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Al termine della prova non devono verificarsi cadute di pressione rispetto alla lettura iniziale.
e) Se si verificassero delle perdite, queste devono essere ricercate con l’ausilio di
soluzione saponosa o prodotto equivalente ed eliminate; le parti difettose devono
essere sostituite e le guarnizioni rifatte. E’ vietato riparare dette parti con mastici,
ovvero cianfrinarle. Eliminate le perdite, occorre eseguire di nuovo la prova di tenuta
dell’impianto.
f) La prova è considerata favorevole quando non si verifichino cadute di pressione.
Per ogni prova a pressione deve essere redatto relativo verbale di collaudo.
TITOLO VI
DISPOSIZIONI COMPLEMENTARI
6.1 IMPIANTO ELETTRICO
- l’impianto elettrico deve essere realizzato in conformità alla legge N. 186 dell’1
marzo 1968 e tale conformità deve essere attestata secondo le procedure previste
dalla legge N. 46 del 5 marzo 1990.
- l’interruttore generale nei locali di cui al punto 4.2 deve essere installato all’esterno
dei locali, in posizione segnalata ed accessibile. Negli altri casi deve essere collocato
lontano dall’apparecchio utilizzatore, in posizione facilmente raggiungibile e
segnalata.
6.2 MEZZI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI
In ogni locale e in prossimità di ciascun apparecchio deve essere installato un
estintore di classe 21A 89BC. I mezzi di estinzione degli incendi devono essere
idonei alle lavorazioni o ai materiali in deposito nei locali ove questi sono consentiti.

6.3 SEGNALETICA DI SICUREZZA


La segnaletica di sicurezza deve richiamare l’attenzione sui divieti e sulle limitazioni
imposti e segnalare la posizione della valvola esterna di intercettazione generale del
gas e dell’interruttore elettrico generale.

6.4 ESERCIZIO E MANUTENZIONE


1- Si richiamano gli obblighi di cui all’art. 11 del D.P.R. 26 agosto 1993 N. 412
(S.O.G.U. N. 242 del 14 ottobre 1993).
2- Nei locali di cui al punto 4.2 è vietato depositare ed utilizzare sostanze
infiammabili o tossiche e materiali non attinenti all’impianto e devono essere adottate
adeguate precauzioni affinché, durante qualunque tipo di lavoro, l’eventuale uso di
fiamme libere non costituisca fonte di innesco.

TITOLO VII

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IMPIANTI ESISTENTI
7.1 Gli impianti esistenti devono essere resi conformi alle presenti disposizioni. E’
tuttavia ammesso che:
- la superficie di aerazione sia inferiore a quella richiesta al punto 4.1.2, purché non
inferiore a quella risultante dalla formula:
S > 8,6 Q (locali fuori terra);
S > 12,9 Q (locali seminterrati ed interrati fino a quota -5 m);
S > 17,2 Q (locale interrato fra quota compresa tra -5 e -10 metri al di sotto del piano
di riferimento).
E’ consentito che l’altezza dei locali sia inferiore a quella prevista nella precedente
normativa, nel rispetto dei punti 4.1.3 e 4.2.4. Per impianti di portata termica
superiore a 350 kW l’altezza non deve essere comunque inferiore 2,5 metri.

tavola 1 - locale fuori terra

apertura di aerazione

piano di riferimento

Il piano di calpestio è a quota non inferiore a quella del piano di riferimento

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tavola 2a - locale interrato

EDIFICIO
piano di
riferimento

apertura di H
aerazione H > 1m (vd. punto 1.8
D.M. 30 novembre 1983)

L > 0,6m (intercapedine di ventilazione)

tavola 2b - locale interrato

EDIFICIO
piano di
riferimento

apertura di
aerazione

L > 0,9m (intercapedine di accesso)

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tavola 2c - locale interrato

EDIFICIO

apertura di
aerazione H < 0,6m

piano di
riferimento

tavola 3 - locale seminterrato

EDIFICIO

apertura di
aerazione H > 0,6m

piano di
riferimento

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tavola 4 - installazione all’aperto in adiacenza a parete

zona dell’edificio
priva di aperture 1m

0,5 m 0,5 m

piano di
riferimento

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